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A Sant’Anastasia si parla delle priorità del paese

Presso l’aula consiliare si è svolta l’iniziativa promossa dalla giunta Esposito sulle problematiche ritenute prioritarie per dare una svolta al paese. Assenti i partiti ed i candidati per Senato e Camera.

Abbattimenti, condoni, zona rossa e Piano Paesaggistico regionale: sono stati questi i temi oggetto della manifestazione "Le priorità per Sant’Anastasia" che si è svolta ieri, sabato 16 febbraio, presso l’aula consiliare di Palazzo Siano.

Il presidente del consiglio Lello Abete ha aperto i lavori spiegando che lo scopo del meeting è di «chiamare a raccolta la collettività, i partiti ed i candidati anastasiani per il Senato e la Camera per capire cosa pensano davvero sui problemi concreti del paese». La location comunale era abbastanza gremita anche se il mondo politico chiamato a raccolta ha risposto in maniera negativa, fatta eccezione per qualche consigliere comunale di opposizione (Capuano, Coccia, Di Marzo) e candidato presente (Gifuni, anche consigliere comunale); proprio su questo punto il sindaco Esposito ha dichiarato la volontà dell’amministrazione di «voler spingere la campagna elettorale su argomentazioni più serie, su problemi che ci fanno vivere con trepidazione ed è un omicidio che non siano presenti qui politici e candidati. La gente ha bisogno di chiarezza, serietà e responsabilità e quando vengono a mancare questi fattori sopravviene l’antipolitica».

Prima di entrare nel merito delle tematiche in oggetto, il primo cittadino anastasiano ha ricordato il tragico incidente avvenuto domenica scorsa sulla SS 268 che è costato la vita a tre giovani ed ad un anziano e reso noto il sequestro del tratto stradale interessato dal fatale impatto. «Dire di voler chiudere la Statale del Vesuvio vuol dire che c’è la sconfitta dello Stato e della politica. In tutto questo, inoltre, c’è il silenzio pesante di Provincia e Regione. L’attenzione resta ora alta sulla questione e saremo in primo piano per la messa in sicurezza ad horas di questa arteria stradale». Sono stati sviscerati, poi, tutti gli argomenti centrali della manifestazione.

Sull’abusivismo il sindaco Esposito ha asserito che «si tratta di un fenomeno che non nasce oggi e sorge per i troppi vincoli che la politica si è data. Il cittadino si è trovato di fronte ad un contesto normativo confuso che non è capace di dirgli cosa deve fare. In Campania ci sono circa 200mila abusi di ogni genere e molti di questi sono al netto dei condoni dell’85, del ’94 e del 2003. Il problema assume un significato non più parziale ma politico, sociale, economico e giudiziario preoccupante. La politica risponde a questo dramma con abbattimenti per sentenze penali passate ingiudicate. C’è bisogno della sinergia di tutti per vedere come uscirne. Caldoro (presidente della Regione) ha detto di essere d’accordo a riaprire i termini del condono escludendo le aree della zona rossa e quelle vincolate e si tratta di un paradosso, una truffa bella e buona».

«Abbiamo approvato un atto di indirizzo, sfruttando il Testo Unico, che andrà in consiglio comunale, nel quale diciamo che verrà data la possibilità di dichiarare la pubblica utilità degli stabili, sperando che ciò serva per sbloccare questa situazione – ha proseguito Carmine Esposito – In un paese stretto da vincoli di vario tipo non è possibile penalizzare quei cittadini che hanno compiuto piccoli abusi di necessità». Si è parlato anche dei vincoli imposti dalla legge 21 del 2003. A tal proposito il sindaco anastasiano ha ricordato le battaglie e lo sciopero della fame fatti «per allargare la zona rossa e così e stato. Abbiamo ottenuto attraverso il piano paesaggistico che è in Regione, di poter abbattere e ricostruire. Si dovrebbe consentire l’abbattimento e la ricostruzione delle case antiche e fatiscenti, anche con un minimo di ampliamento per renderle antisismiche e mettere in moto la riqualificazione urbana e l’economia».

Ultime battute sono tutte per il Patto di Stabilità, l’accordo che lo Stato Italiano ha assunto con gli altri Stati Europei, in sede comunitaria, in base al quale anche i Comuni devono contribuire alla riduzione del debito pubblico nazionale, osservando, di anno in anno, regole sempre più restrittive. «Se non ci fosse il Patto di Stabilità, potremmo spendere soldi per le opere pubbliche. Non abbiamo la possibilità di investire, creare lavoro e pagare le imprese. Ci vuole una riforma seria ed attenta della Pubblica amministrazione – ha concluso il sindaco Esposito – Questo, però, è un Paese africano, dove nessuno ha il coraggio di dire che bisogna abolire il Tar, per non parlare del Consiglio di Stato e della Sopraintendenza: sono tutti organismi inutili che vanno tolti e bisogna dare la responsabilità di tutte queste cose in capo al sindaco».

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