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A SCUOLA BISOGNA FARE ATTENZIONE ALLE PAROLE

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Una maestra è stata condannata per il reato di ingiuria: ha chiamato “Scioccherellino” un proprio alunno, durante la lezione, in presenza degli altri coetanei.

Il caso
Una maestra è stata condannata dal giudice di pace alla pena di euro 600 di multa ed al risarcimento del danno in favore dei genitori dell’alunno, per il reato di ingiuria previsto dall’articolo 594 del codice penale, per avere offeso il decoro dell’alunno chiamandolo “scioccherellino”.

Contra la sentenza, confermata dal giudice di appello, la maestra presenta ricorso in cassazione.
L’insegnante in sede difensiva sostiene di non aver avuto alcuna intenzione di ingiuriare il bambino, altrimenti avrebbe utilizzato termini più offensivi e avrebbe scelto il momento in cui il bambino era solo. La maestra sostiene , altresì, che la parola “scioccarellino” sia inidonea a ledere l’onore e il decoro di chicchessia.

La Corte rigetta il ricorso della maestra perché ha considerato offensiva del decoro l’espressione “scioccherellino”. La Corte ha precisato che la potenzialità offensiva di una determinata espressione non può essere valutata in astratto, ma deve essere contestualizzata ed apprezzata in concreto, in relazione alle modalità del fatto ed a tutte le circostanze che lo caratterizzano. Se l’epiteto in questione appare astrattamente debole di portata offensiva, deve però rilevarsi come nel contesto dei fatti fu idoneo a manifestare un disprezzo lesivo del decoro della persona, tanto più in quanto diretto verso un minore di età e in presenza dei suoi coetanei.

Inoltre, la richiesta invocata dalla maestra circa la modifica del provvedimento relativamente agli importi posti a suo carico a titolo di risarcimento dei danni è inammissibile, trattandosi di valutazione discrezionale riservata ai giudici del merito.

Con la sentenza del 24 ottobre 2011, numero 38297, la Cassazione ha ribadito un concetto fondamentale e cioè che un docente non può usare parole offensive e sconvenienti rivolgendosi agli alunni e che le parole non vanno valutate in astratto, ma nel contesto in cui esse vengono pronunciate.

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