I gioielli del Tesoro di San Gennaro, valutati più di quelli della Corona d”Inghilterra e quelli dello Zar di Russia, in esposizione dall”8 aprile nel centro storico di Napoli.
Sarà inaugurata in questi giorni la mostra “Le Meraviglie del Tesoro di San Gennaro, i gioielli”, con l’esposizione di oltre 150 delle 21.610 opere che compongono il Tesoro. Un’occasione unica per ammirare i capolavori d’arte e artigianato donati al santo patrono in sette secoli di storia. La mostra, che si protrarrà fino al 12 giugno, è dislocata in sei strutture differenti, sparse in tutto il centro storico di Napoli. Si potranno così ammirare i pezzi più importanti della collezione, dal celebre Busto del Santo alla sua Collana, dalle pissidi e dai calici donati da papi e re alla Mitra di San Gennaro.
Un viaggio lungo sette secoli, cominciato nel XIV secolo, in concomitanza con le prime testimonianze del miracolo della liquefazione del sangue, e che continua ancora oggi. Nel 2010, infatti, un’equipe di gemmologi e storici dell’arte, dopo tre anni di studi e ricerche, ha decretato l’inestimabilità del Tesoro del Santo. Una collezione unica, dunque, i cui “pezzi forti”, da soli, superano di gran lunga il valore dei gioielli della Corona britannica e dello Zar di Russia, i più preziosi del mondo, messi insieme.
Tra “le Meraviglie del Tesoro” spicca il Busto-Reliquario, voluto da Carlo II d’Angiò e realizzato, per contenere i resti del martire, nel 1304-05, dai maestri orafi francesi di corte: Etienne Godefroy, Guillame de Verdelay e Milet d’Auxerre. Un capolavoro di scultura ed oreficeria gotica, straordinario nella resa fisionomica del volto e nella raffinatezza della decorazione della stola, in cui si ripete lo stemma araldico dei gigli angioini. Il Busto, in argento dorato, ha anche ispirato l’epiteto “faccia gialla”, assegnato al Santo dai suoi fedeli napoletani.
Altro capolavoro è la Collana di San Gennaro, molto probabilmente il gioiello in assoluto più prezioso al mondo. Commissionata all’orafo Michele Dato nel 1679 dalla Deputazione della Cappella del Tesoro di San Gennaro per il Busto del Santo, la Collana è composta da 13 maglie di oro massiccio, 700 diamanti, 276 rubini e 92 smeraldi. Colpiscono, al centro, le croci, tempestate di pietre preziose, aggiunte, nei secoli, da Carlo di Borbone, Maria Carolina d’Austria, Giuseppe Bonaparte e Vittorio Emanuele II.
Magnifica la Mitra di San Gennaro, un copricapo vescovile in oro e argento, con oltre 3700 rubini, smeraldi e brillanti, realizzata, nel 1713, dall’orafo Matteo Treglia sempre per il Busto del Santo e per volere della Deputazione. Fu spesata anche dalla popolazione ed è uno dei pezzi più preziosi della collezione.
Preziosissima è anche la Pisside donata al Santo, nel 1831, da Ferdinando II di Borbone, come pure il Calice, in oro zecchino, donato da Papa Pio IX nel 1849, quando, a causa dei moti mazziniani prima e della instaurazione della Repubblica Romana poi, il pontefice si rifugiò, in asilo politico, a Napoli.
Il Tesoro di San Gennaro, il più ricco al mondo, è un Tesoro da non perdere, che si conserva intatto da secoli per volere del Santo, è vero, ma anche grazie all’instancabile lavoro della Deputazione della Cappella del Tesoro di San Gennaro, un’organizzazione attiva dal 1527 e nata ufficialmente nel 1601 “allo scopo di sovrintendere la costruzione della nuova Cappella del Tesoro (un gioiello del Barocco napoletano), amministrare i beni derivati da doni, lasciti e offerte, proteggere le sacre reliquie e mantenere vivo il culto del Santo”.
In ogni caso, in occasione della mostra, saranno adottate straordinarie misure di sicurezza, mezzi blindati, guardie armate e sistemi d’allarme sofisticati, mentre il centro di Napoli sarà protetto da elicotteri dei carabinieri. Uno spreco di forze dell’ordine, forse, visti i precedenti storici. Persino Napoleone, infatti, incline al saccheggio di opere d’arte, non osò profanare il Tesoro di San Gennaro, anzi, suggerì, nel 1808, al laicissimo cognato Gioacchino Murat, allora Re di Napoli, di donare al Santo un ostensorio, ancora oggi tra i più finemente decorati di tutta la collezione. Anche il Vaticano aveva, per alcuni anni, temporeggiato la restituzione del Tesoro quando, a causa della seconda guerra mondiale, era stato trasferito a Roma.
Memorabile resta l’impresa del devotissimo boss Giuseppe Navarra, detto “ ’O Re di Poggioreale”, che, dopo il conflitto, nel 1947, si accollò i rischi del trasferimento del preziosissimo carico da Roma a Napoli. Anche nella finzione cinematografica risulta impossibile trafugare il Tesoro del Santo. È quel che accade nel celebre film di Dino Risi, “Operazione San Gennaro”, al povero Dudù, alias Nino Manfredi, che, nonostante i suoi ripetuti sforzi, non riuscirà a intascare i 30 miliardi di lire che avrebbe dovuto fruttare la vendita del preziosissimo bottino. Chissà cosa direbbe il vecchio Dudù sapendo che quel Tesoro ha, oggi, un valore inestimabile.
(Foto: Busto Reliquiario di San Gennaro, con Collana e Mitra. Fonte Internet)




