A Fontenovella di Lauro, intorno al falò che illumina e riscalda la notte di Natale, i giovani ascoltano e registrano i racconti dei meno giovani, le parole colme di senso dettate dalle esperienze e dai ricordi della vita vissuta.
Nel frenetico trambusto in cui, tra l’ affannosa ricerca di non si sa più cosa, si smarrisce il nostro tempo, non serve andar tanto lontano per guardarci dentro e capir chi siamo: ma può essere talvolta sufficiente voltarsi indietro per andare più consapevolmente avanti. Il passato non è un grossolano e modesto affresco privo di colori e sfumature, ma è un enorme forziere traboccante di tesori: rovistando tra le polverose e solitarie pagine che narrano l’ antico ci si sorprende improvvisamente ricchi di spiritualità e di storia. E’ in tale affascinante e particolare prospettiva che nella pacifica terra di confine conosciuta come Valle di Lauro, la giovane Associazione Culturale Fonte Nova si muove con l’ intento di riscoprire il senso delle proprie origini attraverso il recupero e la tutela del folclore e delle tradizioni.
E’ una terra ricca di memorie, tutte ancora vitali: grazie all’ autenticità della sua gente, di energiche nonne e instancabili nonnini dai cui tortuosi percorsi sgorga l’ umile nobiltà che contraddistingue esistenze plasmate dal sacrificio, questa terra preserva l’ essenza e la natura del mondo contadino fondato sulla fatica e sulla convivialità, e fragrante, inoltre, di genuinità: la genuinità dei suoi sapori quotidiani che in determinati momenti dell’ anno divenivano soavi. Giungeva il Natale ed era un intervallo intriso di spiritualità e di odori: quelli delle pietanze con cui nei giorni di festa la tavola s’ imbandiva, secondo il sacro rituale dal quale quei periodi venivano scanditi.
Allo “Stile e la Filosofia della tavola popolare” nel Vallo durante il periodo natalizio l’ Associazione, nell’ ambito delle manifestazioni di >Fonte Nova Christmas, ha ritenuto importante riservare uno spazio. All’ interno di questo spazio, il 4 gennaio 2014, nella Chiesa dell’ Annunciazione di Fontenovella, Carmine Cimmino ha collocato la sua sapienza trattando delle pietanze e dei dolciumi che un tempo si era soliti preparare per onorare la tavola delle feste, e sviscerando le allegorie e i significati profondi delle prelibatezze. Capitone e baccalà fritti , scarole imbottite o in pizza, pasta con le nocciole e noci, roccocò, mostaccioli: tutte le tradizionali ricette che sopravvivendo in qualche modo ai rischi dell’ innovazione e del “progresso” sono ancora presenti sulle nostre tavole, e perciò assumono anche un valore rituale.
L’ incontro col passato ti rigenera e ti proietta verso un domani più semplice ed essenziale. L’ insegnamento dei nostri nonni che con cura preservano ciò che a loro volta hanno ereditato è un bene prezioso e non va perduto, ed è in tale ottica che, nei giorni prenatalizi, alcuni tra i membri di Fonte Nova hanno voluto raccogliere gli “auguri” che in forma autentica e gioviale gli abitanti, quelli non più giovanissimi, del paesello hanno voluto formulare, corredandoli con i loro aneddoti e con le ricette antiche: questi auguri sono stati registrati in un video che rappresenta un inno alla naturalezza e il manifesto della tradizione. E così le ultraottantenni Nannina e Lilina, inseparabili cognate e conviventi, riferiscono le preparazioni natalizie di >morzettini (dolcetti fatti con mandorle o nocciole) e roccocò, mentre Teresa Zuozo descrive le sue >scarole ‘mbuttunate con olive, acciughe uva passa e pinoli e racconta i riti religiosi legati al Natale dei suoi tempi “> I miei familiari avevano l’ usanza di allestire il presepe in Chiesa e mio suocero in particolare, che svolgeva l’ attività di falegname, si occupava della preparazione della struttura di legno su cui venivano poi poggiate le casette, la capanna per la Natività e i pastori. Il presepe allora veniva realizzato nella cappellina laterale, si posizionava poi una stella cometa sull’ altare maggiore legata con un filo fissato lassù dove si trova la Cantoria. Il giorno dell’ Epifania, quando giungevano i Re Magi alla capanna, si allentava il filo e si faceva in modo che la stella si avvicinasse alla capanna stessa”.
Potenza Acerra, circondata dai suoi >sarcinielli, racconta delle enormi quantità di roccocò preparate: “>Sono 10 giorni che inforniamo roccocò e ne facciamo anche tre “forni” al giorno. Non li facciamo però solo per consumarli noi ma anche per regalarli e poi parenti e amici sprovvisti di forno a legna vengono qui da noi ad impastarli e a cuocerli “. Poi c’è Emilio Casalini, l’ amabile salumiere i cui cinquant’ anni di attività hanno rimarcato i “passi” del villaggio e il cui augurio, dalla bottega ormai sguarnita perchè prossima alla definitiva chiusura, ha un sapore amaro.
Idarella illustra la ricetta de ‘>o pullasto ‘mbuttunato che, portando avanti una tradizione di famiglia, ella prepara per il giorno di Natale, mentre Maria ‘>e Giustina si sofferma sul raduno delle massaie presso gli antichi forni a legna, posizionati nei cortili, in occasione del rituale relativo alla preparazione dei roccocò ” >Ricordo che mia mamma Giustina e l’ amica Matilde ogni anno bonariamente discutevano sulla regolazione del forno: -E’ forte! – tuonava l’ una : – No, è fiacco!!! – replicava l’ altra : e si andava avanti così fino a quando i roccocò non venivano sfornati profumando l’aria circostante e mettendole alla fine d’accordo:”. “Io faccio i miei auguri ai giovani” esclama don Nicola ” : e spero che portino avanti le antiche tradizioni” :
I giovani fontenovellesi ci provano a preservare le tradizioni del piccolo borgo in cui sono cresciuti e tutti gli anni la mattina della vigilia di Natale essi si radunano in piazza e, come in passato i loro padri e i loro nonni facevano, essi montano con ‘>e sarcinielli ai piedi della scala della Chiesa un altissimo falò che viene poi acceso al termine della messa di Mezzanotte: la focara riscalda così una delle notti più magiche e significative di tutto l’ anno e attorno ad essa ci si intrattiene, in un clima di serenità e fratellanza, sottolineato dalla dolce melodia dei canti popolari, fino a notte fonda.




