L’attesa di un figlio è uno dei momenti più emozionanti per una coppia. Cosa succede se la strada per diventare genitori viene interrotta da un lutto pre-natale?
Si sceglie il nome, si fantastica su come sarà, che aspetto avrà, a chi somiglierà, ci si immagina già cosa farà da grande, di chi seguirà le orme. Queste affermazioni risulteranno molto familiari ai neo-genitori, a quelle coppie cioè, che si preparano alla nascita di un figlio o che ne hanno avuto uno da poco tempo, e che come succede naturalmente fantasticano senza limiti e senza barriere sulla loro futura creatura. È un processo naturale quello descritto sopra. A partire dalla scoperta della gravidanza e ancor di più a partire dal terzo mese quando il bambino comincia a far sentire realmente la sua presenza stabile all’interno del grembo materno, la donna e anche il futuro papà iniziano a divagare liberamente con la mente e immaginarsi che aspetto avrà il loro piccolo.
In alcuni casi questo clima felice di attesa viene interrotto da un lutto pre-natale, ovvero quando, purtroppo, il feto non ce la fa a sopravvivere o è gravemente malato o malformato (andando incontro quindi ad aborti spontanei o volontari), oppure quando il bambino non supera i primi giorni di vita. In tal caso le coppie vivono una grande senso di vuoto e di dolore e devono affrontare un vero e proprio lutto per la perdita del loro piccolo, che nel caso in cui sia il primogenito, li priva della possibilità di vivere a fondo la dimensione genitoriale, così tanto desiderata. Quando una coppia vive una condizione del genere è molto frequente che entrambi i coniugi ma ancor di più la donna, si sentano sopraffatti dai sensi di colpa. Tutto questo, normale nelle prime fasi di lutto, durante un corretto processo di elaborazione è destinato a scemare gradualmente, lasciando il posto a pensieri ed emozioni più adeguate.
Oltrechè vivere emozioni e sentimenti così spiacevoli, alcune donne, a seguito di un lutto pre- o peri-natale, lamentano anche altri disturbi. Alcune mamme mancate ad esempio sentono “strani” movimenti nella pancia, altre hanno l’impressione di udire il pianto del loro bambino, altre ancora producono latte e rispondono scarsamente alle terapie inibenti. Molte madri riportano una sensazione sgradevole e dolorosa alle braccia, definita “la sindrome delle braccia vuote” che è presente in modo acuto soprattutto nelle prime settimane dopo la perdita ed è legata al venir meno delle funzioni di accudimento. In definitiva, le madri colpite dal lutto perinatale sperimentano una dolorosa sensazione, sia fisica che mentale, di vuoto, estrema tristezza, sentimenti di colpa, di fallimento della funzione materna e isolamento, irritabilità, rabbia.
L’elaborazione del lutto, che segue alla perdita del piccolo, è un percorso che ognuno affronta con le proprie risorse e secondo i propri tempi. In linea generale, il lutto perinatale ha una durata variabile da sei mesi a circa due anni. Ogni coppia, ogni famiglia affronta il lutto come può, a seconda delle risorse disponibili, della propria personalità, della propria storia personale ma nei casi più critici e laddove risulti necessario può anche usufruire di un sostegno attraverso la rete sanitaria e sociale. Questo può accadere soprattutto quando i coniugi, da soli, non riescono ad elaborare la perdita, condizione che può, in alcuni casi, essere piuttosto pericolosa poichè un lutto pre- o peri-natale non adeguatamente elaborato può influire negativamente sul legame con gli altri figli oppure può determinare una situazione per cui a seguito della perdita del bambino, la coppia decide di avere un altro figlio il quale si configura come sostituto del bambino morto.
Questa situazione non è auspicabile poichè se è vero che ogni bambino perduto merita di essere ricordato, è anche vero che ogni bambino in arrivo merita di essere accolto al meglio per la sua unicità e dovrebbe poter godere di una madre e un padre liberi di lasciarsi andare all’amore, e non impietriti dal dolore e dalla paura (C.Ravaldi).
(>Fonte foto: Rete internet)





