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Traffico di rifiuti dall’inceneritore di Acerra. l carabinieri del reparto forestale denunciano un addetto dell’impianto

L’operazione del reparto forestale dei carabinieri potrebbe far sospettare un vero e proprio traffico di rifiuti speciali a scopo di lucro da parte dei dipendenti dell’inceneritore di Acerra, unico termovalorizzatore della Campania e tra i più grandi impianti d’Europa nel suo genere. A ogni modo per il momento i carabinieri del reparto forestale hanno “soltanto” denunciato per furto un dipendente della grande struttura gestita da un’azienda di Milano, la “A2A”, ma di proprietà della Regione Campania. Struttura che brucia i rifiuti provenienti da tutta la regione. Ieri mattina infatti i militari della forestale hanno bloccato a bordo della sua vettura un addetto del termovalorizzatore, nelle strade di campagna che si trovano a poca distanza dall’impianto. L’uomo, un cinquantenne, aveva appena smontato dal turno notturno. Comunque durante la perquisizione della sua auto i forestali hanno trovato due sacchi contenenti scarti di rame e ottone. Secondo gli investigatori si tratta di rifiuti speciali, per un totale di 17 chili, prelevati, o meglio, rubati dal ciclo di lavorazione del termovalorizzatore a scopo di lucro. 17 chili di rame e ottone che, sempre in base a quanto sostengono i carabinieri, inviati alla fusione clandestina avrebbero fruttato almeno 100 euro al mercato nero. “Faremo tutte le valutazioni del caso e quindi prenderemo provvedimenti”, commentano nel frattempo i responsabili dell’A2A. L’operazione ha messo a nudo una situazione imbarazzante. Ci si chiede se il furto appena denunciato dai carabinieri costituisca un episodio isolato o meno. Inoltre pare difficile credere che il controllo della forestale sia avvenuto per caso. Sempre secondo quanto riportato dai militari il rame e l’ottone trovati nell’auto del dipendente del termovalorizzatore è stato riconosciuto da uno dei responsabili dell’A2A come materiale di scarto appartenente al ciclo di lavorazione dell’impianto di contrada Pagliarone. Sia i pezzi di rame che quelli di ottone fotografati dagli investigatori si presentano visibilmente bruciacchiati per cui l’ipotesi è che siano stati sottratti dalla massa di rifiuti ormai inceneriti nel forno della struttura che produce energia elettrica grazie alla combustione degli scarti urbani. Intanto le indagini proseguono. Ma stanno spuntando anche le inevitabili polemiche. In base alle ultime normative sulla combustione dei rifiuti il termovalorizzatore di Acerra è infatti autorizzato a bruciare nel suo forno tutti i rifiuti che vi entrano. All’inizio però non era così. Quando l’inceneritore di Acerra, nel 2009, ha cominciato la sua attività i rifiuti da bruciare potevano essere solo plastica e carta. Ma gli ambientalisti per due volte, durante le ispezioni del 2015 e del 2016, hanno lamentato la presenza di scarti anomali nel deposito antistante il forno: copertoni di camion e lastre radiografiche. Qualche anno fa durante un controllo nello stir di Caivano, che fornisce gli scarti selezionati da bruciare nel termovalorizzatore, sono stati anche trovati rifiuti radioattivi. C’è poi il problema del controllato che è il controllore di se stesso. I controlli sono infatti delegati al proprietario dell’impianto, la Regione Campania.

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