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Volla, sequestro della Gdf: discarica di cemento sull’antico fiume di Napoli

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Operazione delle fiamme gialle sul Sebeto, il corso d’acqua più violato d’Italia. Trovato impianto abusivo di riciclaggio del cemento. E’ di un costruttore pluripregiudicato. 

Una discarica “rovesciata” sul greto dell’antico fiume di Napoli, il Sebeto, lo storico corso d’acqua partenopeo ormai quasi completamente sepolto dal cemento contemporaneo. Uno sversatoio abusivo di scarti dell’edilizia che era gestito di fatto da un costruttore con precedenti penali per associazione a delinquere. Dunque, ha fatto mettere il dito in una piaga rimasta irrimediabilmente aperta e marcescente il sequestro messo a segno qualche giorno fa dagli uomini della sezione aerea della Guardia di Finanza di Napoli, comandati dal capitano Francesca Testaguzza e coadiuvati dalla compagnia di Casalnuovo, diretta dal capitano Danese. Si perché la storia più o meno recente del fiume Sebeto è una storia di abusi a raffica, di discariche, di cemento legale e illegale che ne ha sfigurato l’aspetto fino a rimuoverlo dalla memoria collettiva. Nel frattempo si tenta di stanare gli ulteriori abusi con gli elicotteri.
E’ stato infatti in questo modo, dal cielo, che le fiamme gialle sono riuscite a scovare uno spazio di 3mila metri quadrati per metà coperti da un ammasso di detriti dell’edilizia. Detriti che venivano riciclati e quindi messi di nuovo sul mercato grazie all’opera di una macchina trituratrice, trovata sul posto dai finanzieri. E alla fine è stata sequestrata la discarica illegale dell’ennesimo sfregio a una Napoli ormai scomparsa. La documentazione della vicenda è stata consegnata alla procura di Napoli in attesa della convalida di sequestro. Lo spazio in cui venivano lavorati gli scarti dell’edilizia si trova a trenta metri dal fiume Sebeto, che in quel punto, a poca distanza da via Palazziello e dal centro agroalimentare di Volla, è ancora visibile. Il resto del corso d’acqua è stato sepolto dalla valanga di palazzi e di strade realizzata soprattutto nel Dopoguerra. Nel frattempo la discarica appena sigillata risulta intestata a una società gestita da una donna, una casalinga, moglie di un costruttore della zona pluripregiudicato. Quando i finanzieri hanno fatto irruzione nell’appezzamento di terreno, nascosto tra containers, viottoli e case abusive, hanno ordinato alle persone sospettate di fare dei buchi nel terreno con una escavatrice. Questa operazione ha consentito di verificare che l’acqua in quel punto si trova a pochi metri, non più di un paio. Il fiume Sebeto è infatti un corso di acqua sorgiva, che si alimenta grazie all’antichissima falda superficiale napoletana ancora più che mai attiva e molto ricca. Una zona costantemente minacciata. Basti pensare che a un paio di chilometri dal  sequestro, a Casalnuovo, zona Lufrano, sono stati realizzati i piloni, altissimi, enormi, dell’alta capacità ferroviaria che collega Napoli con Salerno. Ebbene questi piloni hanno creato un dissesto idrogeologico drammatico. In quella zona infatti il corso della falda acquifera si è arrestato per cui è spuntato un lago che ora sta minacciando seriamente le abitazioni tutt’intorno, in buona parte rimaste allagate. Insomma, l’antico corso del Sebeto è ormai area disastrata. Eppure la storia o, meglio, la leggenda di questo fiume, si perde nella notte dei tempi. Tra le varie cronache che lo citano vi sono quelle che parlano dell’assedio romano a Neapolis. E in largo Sermoneta si erge la seicentesca fontana monumentale del Sebeto, opera di Cosimo Fanzago, in cui il corso d’acqua è raffigurato secondo la classica iconografia delle divinità fluviali.

(Fonte foto: rete internet)

 

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