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martedì, Ottobre 19, 2021

Viviamo in un’epoca in cui ci sono due Papi, cosa vuoi che sia Higuain alla Juve? Ora, però, spiegatelo a Michele

Il Pipita che indossa la maglia bianconera tradisce soprattutto chi gli credeva davvero quando cantava “oggi come allora difendo la città”.

Il mio amico Michele vive in Germania, dalle parti di Francoforte, da più di trent’anni. Emigrò che era bambino. Se lo vai a trovare, ti porta in un bar frequentato solo da italiani, uno di quei posti che credi non esistano più e che, infatti, in Italia non ci sono: alle pareti il poster di Enzo Ferrari, di Zoff, Bearzot e Pertini, di Cannavaro e la coppa del 2006; al bancone il caffè servito nella tazzina marrone col bordo spesso. Michele è tifosissimo del Napoli: soffre quando perde la squadra e impazzisce di gioia quando vince. A Pasqua gli ho regalato la cover del telefonino, gliel’ho mandata fino in Germania per fargli una piccola sorpresa. Chi c’era sulla cover? L’unico che avrebbe potuto esserci: Gonzalo Higuain detto il Pipita. Del resto, a Napoli ci sono bambini che si chiamano Gonzalo, gente che si è fatta tatuare il faccione del centravanti, pizzerie e locali vari zeppi di foto dell’argentino. C’è mancato poco che il gol numero 36 finisse pure per diventare il nuovo simbolo delle figurine Panini (per fortuna l’appello dei napoletani non è stato ascoltato).
La cover di Higuain per il telefonino di un emigrato in Germania, insomma, era davvero il minimo sindacale. Non immaginavo, non avrei potuto, che quel regalo gli avrebbe procurato tanta tristezza. È già finito nella spazzatura? Lo tiene conservato in qualche cassetto giusto perché i regali non si buttano? Aspetta di venire in Italia per cestinarlo insieme a me, magari bruciarlo e poi lanciare le ceneri a mare, come si fa con certi morti radical chic? Cosa importa, ormai: “Le nubi sono già più in là”, direbbe Paolo Conte (“Arrivederci amore ciao”).
Eppure bisognerebbe spiegarlo proprio a Michele come sia potuto accadere tutto questo: la cessione alla Juventus, la pantomima di questa settimana (“non lo vendiamo”, “la Juve non farà lo sgarro”, le visite mediche e la casa già affittata a Torino), il balbettio della società sportiva calcio Napoli incapace di gestire il vortice mediatico. E non perché non lo sappia come è andata (è intelligentissimo) ma perché non lo ha mai voluto sapere: lui lavora, aspetta la domenica per vedere il Napoli, vede Higuain segnare e poi battersi il petto sotto la curva e ci crede, crede alla sua lealtà, alla sua sincerità quando canta “e oggi come allora difendo la città”. Perché non avrebbe dovuto crederci? Perché il calcio è cambiato? Perché conta solo il denaro? E tutto questo davvero giustifica le finte esultanze e i falsi giuramenti?
C’è una larga porzione di tifosi del Napoli che se ne farà una ragione: viviamo in un’era con due Papi, facciamo i conti col terrore globale e con giorni di inspiegabile traffico al Centro Direzionale, cosa vuoi che sia digerire Higuain con la maglia bianconera?
C’è la Juventus che si appresta a tentare l’impresa: ha costruito una squadra bellissima, ci ha messo al centro il miglior giocatore in circolazione in Italia e vuole prendersi l’Europa. I suoi tifosi hanno il dovere di sperare.
Ma Michele che peccato ha fatto per meritare tutto questo? Spiegategli perché la cover del suo telefonino non va più bene, vi prego.

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