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Uno stile diverso: no allo spreco!

Papa Francesco nella Laudato sì, tra le altre cose, ci invita a recuperare un diverso stile di vita: più sobrio, meno consumistico, e con meno sprechi. Ma il cammino verso questo traguardo è lungo, faticoso e duro.

Parlando della nostra realtà, bisogna dire che lo spreco alimentare in Italia è preoccupante. Nel nostro paese, nel giro di un anno, si spreca tanto cibo quanto potrebbe soddisfare il fabbisogno alimentare di tre quarti della popolazione italiana. Un anno di spreco alimentare in Italia sfamerebbe ben 44.472.924 abitanti (quasi 44 milioni e mezzo di persone). Non c’è da meravigliarsi, allora, nell’apprendere che gli sprechi alimentari nel mondo potrebbero arrivare a sfamare l’intera Africa! Lo spreco alimentare in Italia è stato per troppo tempo sottostimato, le prime documentazioni sullo spreco di cibo in Italia sono relativamente recenti; è stata la crisi economica globale a puntare la lente d’ingrandimento sugli sprechi alimentari, cercando di ottimizzare al meglio l’impiego di risorse su tutti i fronti. Spreco alimentare è, inoltre, anche sinonimo di spreco di risorse, in primis quella idrica; altro punto critico dato che è ormai risaputo, le risorse idriche del pianeta sono destinate a finire. Stando a una ricerca scientifica dell’Università di Napoli, nel 2012, lo spreco alimentare in Italia ha toccato i 1.226 milioni di metri cubi d’acqua impiegata per la produzione del cibo che è poi stato gettato via senza essere consumato. Uno spreco idrico incredibile se si pensa che la stessa quantità di acqua avrebbe potuto soddisfare il fabbisogno idrico annuo di 19 milioni di italiani. Tuttavia è tra le mura domestiche che bisogna fare il lavoro più impegnativo. L’oscar degli spreconi in Italia, infatti, va proprio ai consumatori finali. Il cibo buttato ogni anno difatti è pari all’1% del nostro Pil, cioè circa 13 miliardi di euro, e la metà dello spreco complessivo avviene appunto in casa. Ma questa non è necessariamente una cattiva notizia, perché il rovescio della medaglia, quindi, è che per voltare pagina bisogna puntare sul singolo cittadino. Piccolo o grande che sia. Parte da qui la sesta campagna europea Spreco zero 2016 lanciata dal Ministero dell’Ambiente, per coinvolgere ancora di più le scuole e attraverso il progetto Reduce, le famiglie con la quantificazione su campione rappresentativo del cibo che finisce in pattumiera. Attraverso ‘i diari di famiglia’ e l’analisi dell’effettiva quantità gettata nell’immondizia, si arriverà così ad un calcolo reale dello spreco alimentare. Ridurre gli scarti è un dovere morale, economico e ambientale. E se molto si è cambiato lungo la filiera di produzione per non sprecare, tanto resta da fare a livello domestico, dove la maleducazione alimentare e la perdita del valore del cibo portano a gettare alimenti ancora buoni. In Ue quasi 47 milioni di tonnellate. Non a caso si è pensato di indire l’anno europeo sullo spreco alimentare  e avviare una vera educazione alimentare nei programmi scolastici. La parola d’ordine  dovrà essere prevenzione, perché anche lo smaltimento dei rifiuti alimentari ha un costo, che si unisce a quello utilizzato per produrre quel cibo. Anche la Chiesa dovrà continuare a fare la propria parte nella formazione delle coscienze, pensando ai tanti, soprattutto bambini, che oggi non hanno mangiato e bevuto acqua potabile. E avremo, finalmente, anche meno problemi con la “monnezza”.

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