Francesco Aurelio Trusso (1908- 1992) nacque a Miglionico(Pz), dove il padre, ufficiale dei carabinieri era di stanza, e trascorse la sua adolescenza a Tortorici, a Rionero del Vulture e ad Alassio, che furono le sedi di servizio del padre. Infine si stabilì in Ottaviano, completò gli studi, nel 1936 conseguì a pieni voti la laurea in medicina all’Università di Napoli e presso l’Università di Pavia si specializzò in Clinica Chirurgica. Francesco Aurelio Trusso, che tutti chiamavano Aurelio Trusso, partecipò alla II guerra mondiale in Russia e sul fronte greco-albanese, e dal 1946 fino al 1956 svolse l’attività di chirurgo a Napoli, presso il “pronto soccorso” dell’Ospedale degli Incurabili, come “aiuto” dei proff. Fazio e Carone. Nel 1947 egli fondò a Ottaviano la ClinicaTrusso.
Ricorderò, per ora, un solo episodio, che però dà la misura dell’ Uomo e l’intensità del suo rapporto con Ottaviano. Agli inizi del sec.XX i vescovi Renzullo, Melchiori e Camerlengo, a suon di ammonimenti e di decreti, tentarono di dare una regola alle processioni della diocesi, e di cancellare dalla processione di San Michele, patrono di Ottaviano, il “volo degli angeli”: ma l’ostinazione dei fedeli, la mal dissimulata opposizione del clero locale e gli eventi della storia alta – la prima guerra mondiale, il fascismo, la seconda guerra mondiale – imposero le ragioni della prudenza. Finita la guerra, Camerlengo tornò alla carica: “i voli non s’avevano da fare”. L’8 maggio del ’47 il parroco di San Michele, don Francesco Saviano,avendo appreso che, nonostante gli avvertimenti della Curia, si sarebbero tenuti i “voli” secondo tradizione, non diede il suo assenso a che la statua di San Michele “ ‘o piccerillo ” uscisse dalla chiesa. Il popolo incominciò a ribollire, le voci a concitarsi: le teste erano ancora scaldate dai vapori della guerra, e i nervi erano scossi dalla nera miseria di quell’anno durissimo. Per fortuna il sindaco di Ottaviano era il dott. Aurelio Trusso, che aveva accettato l’incarico sollecitato non solo dai partiti, ma anche dalle istituzioni di Napoli. Il dott. Aurelio Trusso fece esattamente ciò che l’intelligenza, la saggezza e il rispetto dei ruoli pretendevano che egli facesse. Con quella sua voce che nell’ira diventava aspra e metallica pregò don Francesco Saviano e i suoi colleghi di ritirarsi in sacrestia e ordinò ai fedeli di prendere la statua e di avviare la processione. Il corteo sfilò per le vie con i priori delle congreghe al posto dei parroci e gli “angeli” si alzarono in volo in tutte e quattro le piazze. Il clero ottavianesecomunicò a Nola che il sindaco aveva preso la drastica decisione per impedire una sommossa: il vescovo prese per buona la versione, e non adottò i severi provvedimenti che aveva minacciato di adottare. Venti anni dopo Aurelio Trusso mi disse – e mentre diceva, la voce si induriva e vibrava come nel ’47 – che don Francesco Saviano era un brav’uomo, ma che quel giorno lo aveva indispettito argomentando che una processione – fosse anche la processione patronale – dipendeva esclusivamente dall’autorità del clero: “ e invece no – sbottò don Aurelio, come se avesse ancora davanti il monsignore – e invece no, il Santo Patrono appartiene alla gente, non solo ai parroci ” . L’importanza della sua attività di medico sarà il tema dell’articolo che dedicheremo alla manifestazione con cui il sindaco di Ottaviano, avv. Luca Capasso, darà il nome di Aurelio Trusso alla strada prossima alla clinica da lui fondata. I tempi della burocrazia hanno fatto in modo che questo omaggio della città di Ottaviano al dott. Aurelio Trusso sia stato deciso e organizzato dal Sindaco che è figlio del dott. Peppe Capasso per il quale il dott. Aurelio nutrì grande affetto e profonda stima.





