Con l’eliminazione della Germania ai Mondiali 2026 arrivata al termine di un equilibratissima partita terminata ai calci di rigore, contro un vittorioso Paraguay, parte dell’opinione pubblica è arrivata alla realizzazione che il mondiale 2026 sarà uno dei primissimi senza 2 delle squadre più forti di sempre nella competizione.
Mai prima d’ora la nazionale tedesca aveva perso una serie di rigori in un Mondiale e le prestazioni sul campo sono state tali da non permettere di liquidare tutto come una serata sfortunata: i dati raccolti nel corso degli anni infatti hanno sottolineato come per la Germania non stia passando un bel periodo, visto che nel corso degli anni è passata da vincere il 75% dei match a invece riportarsene a casa soltanto il 40%, con una traiettoria discendente che purtroppo ricorda l’altra pecora nera delle scommesse sportive online: la nostra Italia.
Due grandi ex potenze del calcio europeo alle prese, da anni, con crisi cicliche e difficoltà a produrre risultati che siano definibili come soddisfacenti: come mai? Proviamo a scoprirlo insieme.
Nagelsmann nel mirino: le scelte tattiche che hanno pesato
Le critiche più dirette, nei giorni successivi all’eliminazione, si sono concentrate sul commissario tecnico Julen Nagelsmann: la stampa infatti ha accusato l’allenatore di scelte come lo schierare Joshua Kimmich come difensore centrale, utilizzare in maniera prolungata un giocatore fuori forma come Leroy Sané o far giocare come portiere Manuel Neuer, giocatore fortissimo si ma ormai quarantenne.
Queste scelte prese singolarmente potrebbero sembrare episodi sfortunati ma in realtà riescono a raccontare una gestione tecnica poco lineare in un torneo dove i margini di errore si riducono a ogni turno. A complicare ulteriormente il quadro sono arrivate le dichiarazioni dell’ex campione Lothar Matthäus, che ha parlato apertamente di una squadra distratta da questioni logistiche fuori dal campo, tra discussioni su trasferimenti e prenotazioni alberghiere avvenute proprio nei giorni caldi della competizione.
Questi dettagli, se confermati, potrebbero anche dirla lunga sulla tenuta mentale del gruppo; questioni quasi superficiali rispetto alle problematiche strutturali che affliggono tanto il calcio tedesco che quello di parte dell’Europa, dove il gioco posizionale ispirato alla scuola spagnola non sembra più in grado di produrre i risultati che hanno portato alla singola scelta.
Non solo Germania: il calcio europeo che fatica a rinnovarsi
Purtroppo quello che abbiamo visto accadere alla Germania è tutto fuorché un caso isolato nel panorama europeo. L’Italia, mancata a due edizioni mondiali consecutive prima di questo torneo, rappresenta l’esempio più eclatante di una crisi simile: settori giovanili che faticano a produrre fenomeni assoluti, campionati nazionali sempre più dipendenti da talenti stranieri, e una classe dirigente spesso più attenta alla gestione economica che alla programmazione sportiva di lungo periodo.
Il parallelo tra Germania e Italia aiuta a inquadrare un fenomeno più ampio: le grandi potenze storiche del calcio europeo, abituate per decenni a dominare grazie a strutture solide e vivai efficienti, si trovano ora a competere con nazionali che hanno saputo innovare più rapidamente, sia dal punto di vista tattico sia in termini di scouting internazionale.
Parte di questi risultati si vede proprio nei risultati parziali dei mondiali 2026, con alcune squadre storicamente molto forti già eliminate durante il corso dei gironi; l’effetto positivo di questa situazione imprevista, in ogni caso, è evidente: l’interesse nei confronti della competizione, non più unicamente dipendente dai grandi nomi, è aumentato e ciò lo si può vedere anche dalla popolarità dei siti dove fare betting.
Che futuro attende il calcio europeo? Al momento è difficile dirlo con certezza perché i suoi problemi strutturali hanno radici profonde e che dipendono dall’avarizia degli uomini al comando delle rispettive leghe. Quello che è certo è che la Germania può prendere spunto dall’Italia ed evitare un tracollo quasi tragicomico come quello della nazionale azzurra: ha ancora tempo per correggere la traiettoria.








