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Una nonnina “giovane”

Riflessioni sulla nascita della Repubblica Italiana, il 2 giugno del 1946.

Le elezioni si svolsero senza incidenti, dopo un’accesa campagna elettorale. Ma i risultati ufficiali della consultazione tardavano ad arrivare, tra ricorsi, conteggi e discussioni. Alla fine il re Umberto II, il 13 giugno decise di partire per il Portogallo, mentre il 18 De Gasperi annunciò al Paese la vittoria repubblicana. Monarchia o Repubblica? Il 2 giugno 1946 gli italiani vennero chiamati a scegliere il futuro istituzionale del Paese, dopo mesi di accesa campagna elettorale. Ma sia il referendum sia le elezioni della Costituente si svolsero in generale senza incidenti. Solo la sera del 4 cominciarono ad essere diffuse le prime notizie sull’esito della consultazione, che appariva favorevole alla Repubblica. Il giorno seguente, Romita, ministro dell’interno, comunicava che i voti per la repubblica erano stati 12.182.000, e quelli per la monarchia 10.362.000. Questi dati, però, non erano da considerarsi definitivi, poiché non erano ancora pervenuti al ministero i risultati di parecchie sezioni e occorreva, in base alla legge, la proclamazione ufficiale della Corte di Cassazione. Ciò nonostante, la vittoria repubblicana sembrava a tal punto certa che il re Umberto II (succeduto al padre Vittorio Emanuele III in un ultimo tentativo di salvare la monarchia sabauda) aveva già dato disposizioni per partire dall’Italia. Il 6 giugno anche i risultati delle elezioni alla Costituente vennero resi noti, e indicarono un grande successo della Democrazia cristiana (35,2 per cento, 207 seggi) e una forte affermazione sia del Partito socialista italiano di unità proletaria (20,7 per cento, 115 seggi) che del Partito comunista italiano (19 per cento, 104 seggi). Il trapasso dalla monarchia alla repubblica sembrava dunque potersi svolgere nella tranquillità e nell’ordine. Ma non fu così. La storia ci dice che ci si trovò davanti ad un problema “giuridico” che, per fortuna fu superato. Umberto II finalmente il 13 giugno 1946 decise di partire dall’Italia alla volta del Portogallo. Il 18, poi, la Corte di Cassazione comunicava i dati definitivi del referendum: 12.717.928 voti per la repubblica, 10.769284 per la monarchia, 1.498.154 le schede nulle. “Un immenso lavoro ricostruttivo ci attende”, disse De Gasperi annunciando al Paese la vittoria repubblicana. “La salita è faticosa, ma ci riusciremo.” Nasce, così, la Repubblica il 2 giugno 1946, voluta dal popolo italiano, dopo 20 anni di dittatura fascista e dopo i disastri della seconda guerra mondiale. Una repubblica “democratica e fondata sul lavoro” come è definita nell’articolo 1 della Costituzione. E 70 anni fa, proprio col voto popolare al referendum, si sancì finalmente il diritto al voto delle donne. Pensate, fino a 70 anni fa le donne, le nostre mamme, nonne e bisnonne, erano escluse dalla vita civile. Non avevano diritti come cittadine. La Repubblica italiana nasce quindi con questo atto davvero popolare. E anche per questo, e per la successiva discussione nella Costituente che portò al varo della Costituzione, che è nata tra tante speranze. E tra le speranze c’era l’idea e il progetto di un’Europa unita, dopo due guerre devastanti e secoli di conflitti. Oggi abbiamo l’Europa, ma unita solo dalla moneta. E anche la nostra “bella” Costituzione è stata modificata da una recente legge sulla quale saremo chiamati a votare a ottobre. La storia d’Italia e delle sue popolazioni è antica di millenni. Anche la storia della coscienza nazionale italiana è molto antica. L’Italia unita è più giovane, 160 anni, e la Repubblica 70. Gli anniversari sono spesso occasioni di celebrazioni formali, o di facciata. Ma possono essere anche occasione preziosissima per riflettere anche criticamente sulla nostra storia passata e presente e aiutarci a rappresentare un futuro vicino e lontano. In questi anni ricorrono anche i 100 anni dalla Grande guerra. Sembra che l’umanità non impari le lezioni della storia. Per questo ogni occasione – anche gli anniversari – devono rappresentare un momento di discussione, di lettura, di riflessione, di maturazione delle coscienze. Dopo 70 anni di Repubblica, mi pongo una domanda: viviamo veramente in democrazia? O continua ad imperare la dittatura-monarchia, anche se con mutate situazioni sociali? Fino a quando nella nostra bella Italia ci sarà un solo povero, un solo disoccupato, un senza-tetto, un non garantito nei diritti più elementari della persona non ci sarà né Repubblica né democrazia compiuta. E, allora, il cammino è davvero ancora lungo. Questo l’impegno di tutti, oggi. Nessuno escluso.

Fonte foto: internet

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