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Un libro in dono ai lettori: il culto della Madonna del Carmine a Ottajano e i soldati ottajanesi della Grande Guerra…

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Il “pezzo” è tratto dal mio libro “ Il culto della Madonna del Carmine a Ottaviano – La Madonna del Carmine e i soldati ottajanesi della Grande Guerra”: il nostro giornale lo pubblicherà domani in formato “pdf” perché tutti i lettori possano acquisire gratis una copia. C’è nella “plaquette” la sintesi di tutto ciò che abbiamo detto sugli ottajanesi che parteciparono, da eroi, alla Prima Guerra Mondiale. Ringrazio Giovanni Sodano che ha curato con la consueta maestria l’impaginazione e la pubblicazione del testo.

 

Nel 1935, pochi giorni prima che l’esercito italiano si muovesse alla conquista dell’Etiopia, Cesare Caravaglios pubblicò “L’anima religiosa della guerra”, in cui descrisse gli amuleti e gli ex voto di cui si erano “armati” i soldati della Prima Guerra Mondiale, e che provenivano dalla Chiesa napoletana della Madonna del Carmine. Prima di partire per il fronte i giovani si recavano negli studi fotografici, si facevano la fotografia con la divisa, e andavano a collocare il ritratto davanti all’immagine della Madonna di cui erano devoti. Il ritratto era spesso accompagnato da biglietti con la richiesta esplicita di protezione, formulata dal soldato o dalla madre o dalla fidanzata. “Per ottenere la grazia da Maria Santissima del Carmine. Il caporale Ciro Aprea. Napoli 3 febbraio 1916.”” Che la Vergine del Carmine possa liberarti dalle insidie nemiche. Signorina Lina Squillace via Fiorentini n. 29, Napoli. “Alla Vergine del Monte Carmelo mostro la fotografia di mio figlio Giovanni Cuomo. La madre Teresa Colucci”. Con sé i soldati portavano amuleti: bracciali e collane con simboli apotropaici, contro la cattiva sorte, borsette che contenevano zolle di terra dei paesi di origine, fiale di metallo piene di acqua benedetta, e, soprattutto, gli “abitini” della Madonna del Carmine che, con la Madonna dell’Arco, fu la “patrona” a cui scelse di affidarsi la maggior parte dei vesuviani che partivano per il fronte.

Le ragioni di questa particolare devozione per la Madonna del Carmine si comprendono agevolmente, se si tiene conto dei “carismi” che dopo le eruzioni del sec. XVII, a partire da quella, terribile, del 1631, le genti che abitavano ai piedi del Vesuvio riconobbero alla Madonna Bruna, trovando molte e solide corrispondenze tra le fiamme del vulcano e quelle dell’aldilà. Dicono gli studiosi che la Madonna del Carmine divenne la “patrona” dei camorristi, perché la Sua immagine era esposta sia nel carcere di San Francesco che al Castello: in realtà gli uomini dell’Onorata Società veneravano, come ci dice Abele De Blasio, anche la Madonna di Montevergine, la Madonna della Pignasecca, Sant’ Anna del Rifugio e San Vincenzo della Sanità, ma è probabile che attribuissero una particolare importanza al culto della Madonna Bruna, perché credevano che sapesse proteggere i Suoi fedeli dall’insidia violenta del nemico, e non solo dal forcone del diavolo, ma anche dal pugnale e dai proiettili degli avversari. Certamente la Madonna del Carmine fu la Patrona Prima dei camorristi vesuviani, sia nell’Ottocento che nel Novecento. Ancora trenta anni fa durante la processione della Madonna del Carmine che si tiene a Ottaviano o il 16 luglio o nella prima domenica dopo il 16 le donne dei camorristi latitanti o incarcerati seguivano la statua della Bruna in fondo al corteo, scalze e “scapillate”. In un celebre poemetto in 17 sonetti “’E ddoie Madonne” Ferdinando Russo racconta la tragica storia di due giovani camorristi, che “fatti a vino”,  si sfidano in duello perché uno dei due si permette di nutrire dubbi sul primato della Madonna del Carmine. “ ‘A notte, na pattuglia che passava / turnanno stracqua d’’a taverna “’o Stuorto” / trova a Vicienzo che s’allamentava…/ – Chi è stato? – ‘o brigatiere lle dicette. / E chillo, cu na voce d’ommo muorto: / – ‘A Maronna …d’’o Carmene!…- E murette.”.

A Ottajano il 4 dicembre 1918 si svolse, e venne ripetuta fino alla domenica 8, giorno sacro all’Immacolata, una straordinaria cerimonia: i primi soldati ottajanesi che tornavano a casa, o in congedo definitivo, o solo in permesso, si recarono  in piazza San Giovanni, nella Chiesa della Congregazione “Maria SS. Assunta e Angelo Custode”, e durante la Santa Messa, uno di essi chiese, a nome di tutti, che venissero benedetti dal sacerdote le medaglie, le immagini sacre e gli “abitini” della Madonna del Carmine che essi avevano portato addosso durante i giorni terribili e che li avevano protetti dal fuoco nemico. Conosciamo i nomi di alcuni soldati che ebbero l’incarico di chiedere la benedizione: Natale Miranda di Angelo, Aniello Iovino, Vincenzo Annunziata di Antonio, Giovanni Spiezia, Gennaro Ammirati. In quei giorni di dicembre la Chiesa del Carmine era chiusa, perché vi si eseguivano lavori di consolidamento delle pareti. Nel 1919 questi riti di benedizione dei reduci si svolsero nella Chiesa del Carmine, nella Chiesa della Congregazione “Maria SS. Assunta e Angelo Custode” e nella Chiesa dell’Oratorio, in piazza Annunziata…..