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sabato, Maggio 21, 2022

Un dono di Aurelio Trusso: la “plaquette” della Piedigrotta ottavianese del 1951….

Considerato il momento in cui dottore mi regalò la plaquette, fu un dono di intenso valore simbolico, perfettamente coerente con la personalità di Aurelio Trusso, che è stata limpidamente illustrata dagli oratori durante la manifestazione del 28 aprile. E  l’intitolazione della strada deve essere, per Ottaviano, il segno non solo della storia del passato, ma anche della speranza in un futuro di luce. Cosa rappresentò, per la nostra città, la Piedigrotta del 1951.

 

E’ stata bella la “cerimonia” di giovedì 28 per l’intitolazione della strada al dott. Aurelio Trusso. Di lui hanno parlato, sul filo di commossi ricordi, il sindaco avv. Luca Capasso, il dott. Cotrufo,  il figlio Francesco, Allegra, che è la figlia di Francesco, il sottoscritto. I commossi ricordi degli oratori hanno acceso quelli dei presenti,  e perciò il “clima” della cerimonia si è caricato di silenzi loquaci e di espressioni, diciamo così, memoriali, che Rino D’Antonio, Maestro della fotografia, ha catturato con il suo “occhio” e con la sua macchina.  Mentre parlava il dottor Cotrufo, mi sono ricordato – un ricordo improvviso, un lampo – del gesto con il quale, qualche anno prima di morire, Aurelio Trusso mi regalò la “locandina” della Piedigrotta ottavianese del 1951. Ho ricordato chiaramente il gesto, lo sguardo stanco, il silenzio: pochi giorni prima, di Ottaviano, “paese nero” della camorra, aveva parlato la TV, ancora una volta. Forse Aurelio Trusso mi volle ricordare, con quel dono, che negli anni difficili del dopoguerra Ottaviano aveva trovato la forza per risorgere dalle macerie , forse volle dirmi che non bisognava perdere la speranza e che nemmeno la notte nera che ci opprimeva avrebbe spento per sempre la nostra città. Alcune pagine del dépliant il Circolo “Armando Diaz” – era Presidente Francesco D’Ascoli – le pubblicò nel 2013,  per celebrare il centenario. Nel 1951 tornò  – l’ultima edizione si era tenuta dieci anni prima – la Piedigrotta ottavianese, che accompagnava, il 15 e il 16 settembre la tradizionale festa di Montevergine, legata al culto della Madonna Schiavona.  Il Circolo Diaz presentò il carro “Isola delle Sirene”, ideato e costruito dalla Ditta Tudisco di Nola, numerose furono le canzoni in gara,  e il testo di quasi tutte era stato composto dal poeta A. Nappo. Contribuirono alle spese per la festa e per la stampa della plaquette Aurelio Trusso, Aniello De Vivo,  Umberto Lanza, proprietario della importante “Tessitura meccanica” in via Camillo Peano,  Achille Pisanti, della “China Pisanti”,  Giuseppe Pascale della “China Vesuvio” di Piazza Municipio,  i fratelli Duraccio della “Vetreria Vesuviana” di via Ferrovia dello Stato, i Pirone della Casa di Lavoro “Santa Lucia” e della “Cartotecnica” di via Camillo Peano, i Capasso che producevano confetti e frutta candita. Quella plaquette è il documento di un’economia viva, sostenuta dal lavoro di centinaia di operai e da amministratori che conoscevano tutti gli spazi del mestiere: producevano vini Ferdinando Saviano, i Romano ai Mozzoni, i Ragosta tra Casalvecchio e Piazza San Lorenzo, i Del Giudice a piazza Durelli, i fratelli Saggese a San Giovanni, i Rianna. C’erano problemi, ovviamente, e il sistema sociale era scosso da contrasti anche aspri: ma tutti credevano che il domani potesse essere migliore, e i politici non si limitavano ad amministrare il quotidiano, ma incominciavano a disegnare progetti. Nel 1948 la Giunta comunale aveva chiesto  che si aprisse a Ottaviano un’agenzia del Banco di Napoli, poiché l’agenzia della Banca della Provincia non era più in grado di soddisfare da sola le esigenze di una città che contava 14000 abitanti, “con tendenza all’aumento, dato il crescente numero delle eccedenze delle nascite sulle morti”, senza dimenticare che a Ottaviano rimanevano ancora 4000 sfollati napoletani e che molti di essi non avevano né la possibilità, né il desiderio di tornare a Napoli. Il 26 gennaio del 1947 era stata chiesta l’autonomia dal Liceo Garibaldi della sezione di liceo classico che il preside Guido Lenzi aveva voluto aggiungere a quelle del ginnasio:  si apriva così la stagione dei cortei di ragazzi che ogni mattina salivano dalla stazione della Vesuviana a piazza Rosario, alla sede dell’Istituto. Tutto questo volle ricordarmi il dott. Aurelio Trusso, con quel dono. Spero che anche l’ intitolazione della strada sia il segno che si può, che si deve continuare a sperare.

     

 

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