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Direttore di ilmediano.it, ha un diploma accademico di Magistero in Scienze Religiose, insegnante al Secondo Circolo didattico di Somma Vesuviana, laureanda in Filosofia.

Pochi giornali online hanno davvero una sede fisica, una redazione dove poter tenere riunioni, convegni, eventi, presentazioni, dove si lavora sul serio ai desk.  Ilmediano.it ce l’ha – in via Macedonia n.8 a Somma Vesuviana – e lo deve a colei che da due anni ne è il direttore, Carmela D’Avino. Lei c’era quando il progetto è nato, un periodo in cui – dieci anni or sono – non si era ancora verificato il boom dei social network e l’informazione sul web era appannaggio di pochi pionieri. Nel 2006 ilmediano.it nacque grazie a tre amici entusiasti: Luigi Pone ne è stato direttore fino a due anni fa, quando ha passato la staffetta a Carmela D’Avino e, in principio, la cura della parte informatica, della programmazione, dei software, era del terzo «moschettiere», Agostino Ragosta. Di quella terna di «esploratori» del web c’è oggi soltanto Carmela che dirige la testata, ormai un punto di riferimento nel panorama dell’informazione in provincia di Napoli. Decine di collaboratori – tre giornalisti professionisti e un nutrito gruppo di giornalisti pubblicisti oltre ad una serie di collaboratori – rubriche fisse, approfondimenti, confronto, riconoscimenti, trentamila contatti di base certificati ogni giorno e picchi che non hanno nulla da invidiare alle redazioni web di testate nazionali. Nell’intervista che segue, il direttore Carmela D’Avino ha raccontato di sé, della sua vita, del suo lavoro, in un momento importante per ilmediano.it che venerdì 26 febbraio 2016 celebrerà il suo decimo compleanno con un evento previsto per le 18, 30 all’Holiday Inn Vulcano Buono di Nola, con la presenza del presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli, e numerose personalità del mondo del giornalismo e della cultura. Questa «puntata» della rubrica è però essenzialmente dedicata a Carmela donna, mamma, figlia, moglie, insegnante, pubblicista appassionata, principalmente dedicata a far conoscere ai lettori colei che ogni giorno sta dietro le quinte e con piglio «materno» ma deciso dirige e controlla ogni singola riga di ilmediano.it. «Una famiglia» – dice lei. Ed è sì una famiglia ma anche una squadra nella quale ciascuno deve fare la propria parte, con serietà, impegno, professionalità.

Direttore, la tua città – nonché la sede del mediano.it – è Somma Vesuviana. Sei nata e vissuta sempre in questo scorcio del vesuviano?

«Sempre, nata e vissuta a Somma, e qui intendo restare».

La tua famiglia?     

«Mio padre Giuseppe ha lavorato alla ex Fag di Sant’Anastasia per parecchi anni. Ad un certo punto, quando la crisi era già alle porte, si licenziò per inseguire il suo progetto di creare un’azienda. La falegnameria era da sempre una passione per lui, ha iniziato con una piccola bottega sotto casa, in via Macedonia. Pian piano l’impresa è cresciuta ed oggi la Sicamel Spa di via Marigliano realizza lavori di alta precisione nel settore della carpenteria meccanica. Mia madre Annamaria, invece, è casalinga».

Hai fratelli?

«Un fratello e una sorella. Cristina è casalinga, Gennaro è il braccio destro di papà in azienda».

Non hai mai pensato di lavorare con loro?

«No, non era tra le mie aspirazioni, ho sempre avuto idee diverse. Un tempo avrei voluto aprire una scuola privata o magari una libreria. Insomma, qualcosa di mio che non avesse a che fare con l’attività di famiglia, che mi appagasse. Certo, mai avrei pensato, solo fino a dieci anni fa, che potesse essere un giornale».

Che studi hai fatto?

«Il magistrale, oggi si chiama Liceo Pedagogico, alla Matilde Serao di Pomigliano d’Arco. Dopodiché mi iscrissi al corso di Lettere Moderne al Suor Orsola Benincasa di Napoli ma lasciai quasi subito per frequentare il corso accademico, quattro anni, di Magistero di Scienze Religiose a Nola».

Come mai questa scelta?

«Era un periodo buono, gli anni in cui cominciavano ad assumere insegnanti di religione nelle scuole. Mi spinse la volontà, il desiderio di poter contare su un’opportunità in più per lavorare ma poi – non senza mia grande sorpresa – sono stati quattro anni piacevolissimi. Non mi aspettavo di appassionarmi agli studi biblici, all’esegesi. Una scoperta».

Non avrai pensato alla pace del convento?

«Mai sentita alcuna vocazione in questo senso, ti assicuro. La mia ambizione era e rimane la laurea in Filosofia. Sono ancora iscritta e mi mancano cinque esami al traguardo».

Perché sei così attratta dagli studi filosofici?

«È sempre stato così, fin da quando ho posato gli occhi sulle pagine di autori come Platone – con il suo mettere in luce la ricerca del dialogo come elemento chiave – e Immanuel Kant con la rivoluzione filosofica tramite una critica della ragione. Ho approfondito molto e una delle mie caratteristiche più spiccate è appunto la ricerca di pensieri, di aforismi, di citazioni dalle quali partire per sviluppare un ragionamento. Prima o poi curerò una raccolta divulgativa, un po’ come Luciano De Crescenzo che ha avuto il grande merito di introdurre i lettori moderni, anche quelli a digiuno della materia, ai problemi sollevati dalla filosofia antica».

Però non ti sei ancora laureata in Filosofia, perché?

«Interruppi gli studi perché iniziai ad insegnare. Ebbi il primo incarico alla scuola Tenente Mario De Rosa di Sant’Anastasia, venticinque anni fa. In seguito ho lavorato a Palma Campania, a Carbonara di Nola e in altri paesi, fino a quando sono tornata e rimasta nella mia città, al secondo Circolo didattico di Somma Vesuviana dove insegno religione ai ragazzini della scuola primaria. Sono la responsabile di plesso a Rione Trieste, faccio parte dello staff della dirigente Rosaria Cetro, sono incaricata della funzione strumentale e mi occupo di valutazione, documentazione».

Mi parli della tua esperienza, dell’insegnare religione a bambini di scuola elementare? Come interagiscono, che domande ti pongono?

«Innanzitutto è bene capire, e questo devono farlo anche i bambini fin dal primo istante, che c’è differenza con la catechesi. Questa non è una nostra responsabilità, non c’entra nulla. Tutto si fonda su valori, principi, sulle storie che parlano di amicizia, del rispetto del creato, dell’ambiente che ci circonda.  In primo piano cerco sempre di mettere il dialogo, l’interazione. Leggo loro delle storie e stuzzico la curiosità: oggi disponiamo di sussidi didattici come la lavagna luminosa, dunque proiettiamo magari cartoni animati con storie bibliche o partiamo da brani evangelici che narrano dell’infanzia di Gesù, confrontando le abitudini dell’epoca con le nostre, sottolineando le differenze, le abitudini. Le domande sono moltissime, i bambini restano incantati e soprattutto chiedono, si interessano».

A quali aspetti, in particolare?

«Tra tutti ho notato, per esempio, che i ragazzini di quinta elementare si interessano alla parte del programma che comprende l’illustrazione delle grandi religioni del mondo, le differenze tra il cattolicesimo, l’Islam, il buddhismo».

Hai avuto alunni di religione islamica?

«Non negli ultimi anni. Però c’è una circostanza che mi riempie di soddisfazione: ad inizio anno ci sono bambini, in verità pochissimi, i cui genitori presentano una dichiarazione attestando di non professare la religione cattolica e scegliendo attività alternative nelle mie ore; ebbene, è difficile che un bambino esca dall’aula pur non partecipando alla lezione. Spesso preferiscono restare ad ascoltarmi, questa è davvero una bella cosa».

Del resto, appunto, non si tratta di catechesi.

«No, infatti. È storia delle religioni con particolare attenzione all’importanza della convivenza civile e allo stare insieme. Tento di dare estremo risalto all’educazione civica e i programmi di terza e quinta elementare sono interessantissimi per i bambini, ad esempio le tesi sull’origine del mondo, la comparazione con quelle scientifiche, i miti».

Dunque hai a che fare con bimbi dai 6 ai 10 anni. Un’età delicatissima…

«Assolutamente sì e occorre che l’insegnante sia un’ottima osservatrice. Ho spesso avuto scontri con realtà di miseria, disperazione, disoccupazione. Ci si accorge che un giorno il bambino non porta la merenda a scuola e che magari accade lo stesso i giorni successivi, che non voglia partecipare a gite o progetti, che non compri i quaderni. Ciascun insegnante ha la sua riserva nell’armadietto: quaderni, materiale didattico, merendine. Provvediamo noi, ci autotassiamo laddove possibile».

Il Secondo Circolo Didattico di Somma Vesuviana comprende scuola primaria e dell’infanzia, ha portato a buon fine molti progetti, tenta di favorire l’integrazione, la collaborazione con associazioni e famiglie, attivare laboratori…come vedi «ho fatto i compiti» e letto il piano dell’offerta formativa…

«In questo caso non devo mettere voti ma è tutto vero. Soprattutto ne è pilastro fondamentale la dirigente Rosaria Cetro, uno degli incontri più importanti della mia vita. Lei mi preparò per il concorso nella scuola elementare, presi un voto altissimo grazie al suo supporto nello studio, tutto quel che so della scuola lo devo a lei. Ora sono una sua stretta collaboratrice, è una grande dirigente e da lei si può imparare tanto».

La tua famiglia: da quanti anni sei sposata?

«Da tantissimo, ormai sono 23 anni di matrimonio con Francesco, lui lavora nell’azienda di mio padre».

Come vi siete conosciuti?

«Ad una festa di Carnevale».

Eravate in maschera?

«Sì. Io indossavo un costume da odalisca, lui aveva una divisa da aviere. C’è da dire che a me le divise hanno sempre fatto un certo effetto e che soprattutto quella dell’aviazione mi faceva impazzire. In effetti Francesco se la fece prestare da una persona di famiglia, era una divisa vera non un costume, poi ci è anche stato davvero in aviazione per qualche anno. Insomma, lui vide l’odalisca, io vidi il bell’aviere, la suggestione ci fu e siamo ancora qua ventitré anni dopo».

Figli?

«Due. Raffaella ha 22 anni e si laureerà a breve in Cultura e Lingue Orientali ed Africane. Mimmo ne ha 19 e frequenta l’ultimo anno dell’Itis Majorana. Fino a qualche anno fa era determinato a scegliere gli studi di Ingegneria ma poi si è un po’ perso e sta dedicando molto tempo alla sua passione prioritaria che, per quanto conti la mia opinione, preferirei fosse secondaria: è un dj, per la musica lascerebbe ogni cosa. Non so, spero che a fine anno abbia le idee un po’ più chiare. Quanto a me gli lascio la libertà, non omettendo consigli. Se vorrà lavorare, invece che studiare, mi spiacerà ma ci attrezzeremo».

Somma è sempre stata la tua città, qual è la differenza che noti tra gli anni della tua adolescenza e la «polis» di oggi?

«La differenza è sostanziale. Io sono nata al borgo Casamale e ancora sono molto legata a quel luogo dal quale sono andata via a 13 anni. Oggi vivo in via Macedonia ma tornare nel rione antico non mi spiacerebbe: è lì che ho trascorso l’età più bella e lì ho tanti amici che ancora frequento. Di diverso, di cambiato, c’è tanto. Noi eravamo ragazzi più responsabili, trascorrevamo il nostro tempo sui gradini della Collegiata solo dopo aver fatto i compiti. Ricordo giochi piacevoli, passeggiate a piedi e in bicicletta nei vicoli, il coinvolgimento sempre e comunque nelle feste della tradizione e in qualsiasi cosa si facesse. Ci conoscevamo tutti, uno per uno, questo attaccamento morboso, viscerale, mi è rimasto. Eravamo giovani che mai avrebbero pensato di lasciare una bottiglia o dei resti di cibo sulle scale della Collegiata o a terra, avevamo un pregio importante: il rispetto».

Oggi non c’è?

«Molto meno. C’è anche da dire che le associazioni locali fanno sforzi davvero importanti e a lavorarci sono gli stessi ragazzi di allora, coloro con i quali giocavo. Per un periodo ci siamo allontanati tutti ma ora la generazione di quarantenni e cinquantenni si è ritrovata, ciascuno ha una mansione diversa e mostra un attaccamento al borgo, da coloro che appartengono alle antiche paranze a chi ha costituito associazioni. Conosco tutti bene, uno per uno. Confesso, se mi trovo a dover scrivere un articolo che riguarda il Casamale, fatico a non essere sdolcinata. Purtroppo l’attenzione delle istituzioni non c’è, almeno nella misura in cui dovrebbe esserci».

Ilmediano.it. Com’è nato questo giornale online, progetto che ancora ti assorbe?

«Per caso, per fatalità, per coincidenze. Era febbraio 2006, io e Luigi Pone eravamo nel negozio Rbm di via Aldo Moro, gestito dall’amico Agostino Ragosta. Luigi era ed è un amico, un collega insegnante al plesso Don Minzoni e già giornalista pubblicista. Aveva già fatto esperienza di giornalismo cartaceo ma anche online con Insomma.it ideato da un suo amico e per il quale mi aveva già chiesto di collaborare con un articolo. In pratica il mio primissimo pezzo uscì su insomma.it, fino ad allora avevo sempre prodotto solo filastrocche e poesie. Ma la scrittura creativa, certo nulla a che fare con il giornalismo, era comunque sempre stata una mia passione. Ci guardammo e ci dicemmo: perché non un giornale? E quel giorno di febbraio di dieci anni fa – Agostino aveva a disposizione anche i programmatori – nacque tutto. Prima ancora di scegliere il nome della testata, Luigi fu ufficialmente battezzato direttore».

Il nome, invece, come lo sceglieste? Perché Il Mediano?

«Concordammo che se giornale sarebbe stato, avrebbe dovuto puntare al centro dei fatti. Dovevamo essere mediani, per usare una metafora calcistica. Così è nato ilmediano.it ed è stato messo subito online con una grafica semplice. Per un paio d’anni gli unici a scrivere eravamo io e Luigi. Per dirla in breve, ce la suonavamo e cantavamo da soli. Ma ci siamo comunque fatti conoscere, era un divenire, perdevamo molto tempo a sistemare i comunicati stampa che arrivavano per renderli “attraenti”, seguivo gli eventi per il piacere di raccontarli mentre Luigi si occupava più che altro di politica.  Lui era del parere che il nostro giornale non doveva limitarsi alla cronaca ma avere un qualcosa in più: le rubriche che lo impreziosissero. Poi nacque Il Mediano Sport, dandoci fin dall’inizio grandissime soddisfazioni, trovammo collaboratori bravi e appassionati che hanno preso anche molti premi. Era divertente, bello, emozionante, poi pian piano tutto si è fatto sempre più complicato. Come quando crei una cosa e non ti aspetti che evolva. Ci guardavamo negli occhi e pensavamo di aver, come si dice, “creato un mostro”. Allora avevamo un contatore semplice, non come adesso che i dati dei contatti e delle interazioni sono precisi e analizzati, ma comunque andavamo sempre più su. Era il periodo adatto, il boom del web. Eravamo al posto giusto nel momento giusto».

Il Mediano ha avuto anche collaboratori d’eccellenza, dal professore Amato Lamberti allo storico Ciro Raia, ad una sezione dedicata alla Commissione Ambiente del Senato all’epoca presieduta da Tommaso Sodano…

«Intanto ci impegnavamo ogni giorno di più. Luigi era già iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti, per me il tesserino è arrivato due anni dopo. Lui era il direttore, io mi occupavo di marketing e pubblicità, cose che mi riuscivano particolarmente bene. Sì, il compianto professore Lamberti teneva per noi una rubrica che si chiamava “Città al Setaccio”. Ha scritto articoli indimenticabili trattando di camorra, di legalità, di ambiente.  Abbiamo dato spazio e luce alla cultura e agli eventi con il professore Carmine Cimmino che ancora oggi onora le pagine del nostro giornale, con la rubrica di cucina di un medico sommese, Enzo Grillo, che si firmava Lucullo e abbinava proverbi antichi alle ricette. Oggi diamo spazio al cinema, alla musica, al teatro ma l’impennata di contatti c’era il mercoledì con Lamberti…oggi abbiamo il tuo “Caffè con…” e le statistiche non sono calate, anzi… man mano che gli anni passano i risultati sono sempre più straordinari».

Non far paragoni azzardati per puro affetto. Lo spazio dedicato alla Commissione Ambiente del Senato, invece?

«Tommaso Sodano è un amico, il rapporto con noi non è mai stato politico, l’abbiamo conosciuto quando era senatore, nel periodo dell’emergenza rifiuti. A me e Luigi piacque subito il suo modo di essere, pulito e semplice e, al di là di ogni appartenenza, Il Mediano, checché se ne dica, non si è mai schierato e mai lo farà. Il nostro giornale è e sarà sempre aperto a tutti. Ebbene, Tommaso ci conosceva da non più di due settimane quando volle riservarsi uno spazio dedicato alla Commissione Ambiente».

Il territorio come ha reagito in questi anni?

«I primi tempi abbastanza bene, per me che mi occupavo del marketing era chiaro e palese che la pubblicità digitale fosse una cosa nuova per il territorio. E del resto le nostre esigenze erano minime, non volevamo arricchirci e infatti non è stato così e mai accadrà. Però abbiamo sempre fatto in modo, fin dall’inizio, che i collaboratori non dovessero rimetterci e non dovessero spendere nulla di tasca propria. Siamo tra i pochi che hanno sempre pagato i giornalisti, poco ma lo abbiamo fatto. All’epoca riconoscevamo ai collaboratori un compenso – rimborso spese più alto di quelli di alcune importantissime agenzie di stampa nazionali. Nulla, rispetto a quanto si dovrebbe, ma di più non potevamo fare. Era anche più semplice, ci sono stati sponsor che hanno creduto in noi, come l’Ipercoop. E sono fiera di dire che mai siamo diventati voce di una parte, quel che era ed è fondamentale è l’equilibrio».

Altri sponsor importanti?

«Alcuni imprenditori napoletani ma, soprattutto, lo sponsor più importante è mio padre. Lui all’inizio non capiva, era abituato ai giornali cartacei. Questo mediano.it non lo vedeva, non lo toccava. Ora, trovo davvero emozionante che a più di settant’anni abbia imparato a navigare su Internet pur di leggere qualche mio articolo e che si sia fatto installare un programma per poter vedere meglio i caratteri. Se non fosse per lui non sarei a questo punto, non avrei potuto fare quel che ho fatto».

La più grande soddisfazione di questi dieci anni?

«I riconoscimenti di ogni singolo attore del territorio, dalle associazioni alla politica. Abbiamo dato voce alle maggioranze come alle opposizioni, nessuno dovrà mai dire di non aver trovato spazio per dire la propria su ilmediano.it. Le difficoltà ci sono state certo, quando abbiamo alzato il tiro sulla camorra con la firma di un giornalista professionista apprezzatissimo e qualche boss sotto processo ci ha chiamato per chiederci di “eliminare” un pezzo che non era di suo gradimento. Io ho semplicemente risposto che stavo registrando la telefonata e che quell’articolo di lì non si muoveva. Mi sono scoperta determinata come non pensavo di poter essere e, in più di un’occasione, ho ricevuto minacce di querele, lettere e mail di avvocati, sollecitazioni a cancellare ed eliminare articoli. Ho sempre reagito affidandomi al mio legale e fortunatamente finora non ci sono stati risvolti. Del resto chi collabora con ilmediano.it sa qual è una delle mie poche pretese da direttore: tutto ciò che si scrive deve essere documentato».

Luigi Pone ha diretto ilmediano.it dal 2006 fino a circa due anni fa. Poi, salutando i lettori con una missiva accorata, ha scelto di passare la mano.

«Per me non è stato facile, sapevo che aveva queste intenzioni già da un bel po’ ma ho comunque avuto momenti di sbandamento. Lui ci ha creduto, sempre, anche di fronte ai tanti ostacoli di questo territorio, alla politica vuota che vorrebbe metterti la penna in mano e dirti cosa scrivere e cosa no. Ci ho sofferto ma ho capito il suo logoramento, Luigi è un perfezionista e ha dedicato un immane lavoro al nostro giornale. Ho mutuato da lui una regola: mai un giorno senza un solo rigo. Ilmediano.it è aggiornato due volte al dì, spesso anche tre. E devono esserci notizie anche a Natale e Ferragosto, comunicati stampa a parte, non è e non sarà mai un giornale fotocopia di altri. Ho raccolto l’eredità di un eccellente direttore con umiltà ed è stato molto bello, il giorno che è giunta la lettera di Luigi, trovare tutti i collaboratori in redazione accanto a me. Soprattutto il professore Cimmino, strettissimo collaboratore nonché quasi fratello, ma anche Giovanni Sodano, webmaster e figura indispensabile per me e per ilmediano.it. Sono loro ad avermi dato la forza necessaria per proseguire».

Il giornalismo non è un hobby, non è solo una passione, è un lavoro. Tu cosa pensi?

«Io ammiro molto chi svolge questa professione, per me è una passione che prendo seriamente. Molto seriamente. In questi anni ho avuto accanto a me firme di quotidiani importanti nella nostra regione, dai professionisti Pino Neri a Francesco Gravetti, tu stessa. Altri hanno iniziato con noi e oggi scrivono per quotidiani, come Antonio Cimmino. Abbiamo avuto collaboratori eccellenti, firme come quella di Nunzio Ingiusto (Il Denaro) e Luigi Jovino (Il Messaggero) ancora oggi saltuariamente presenti. Sono una persona umile e la presenza di tutti loro, di tutti voi, mi dà forza e non ho timore di chiedere rassicurazioni, consigli. Ma voglio ripeterlo: ho trovato accanto a me soprattutto il professore Carmine Cimmino».

Non molti giornali online hanno una sede fisica, vera, una struttura, una redazione che funziona. Ilmediano.it sì, in via Macedonia, a Somma Vesuviana.

«Anche questo si deve al mio angelo custode, mio padre. Abbiamo spazi ampi, sala per convegni, per eventi, attrezzature all’avanguardia. Quando la direzione è toccata a me mi sono fatta coraggio e ho riaperto ilmediano sport. Ci ho creduto e ho fatto bene. Le soluzioni erano due: abbattersi, piangersi addosso, trascinarsi; oppure svoltare. Ho scelto la seconda. Nella sua grande umiltà, Luigi riconosceva che ormai ilmediano.it somigliava a lui, serio, inquadrato. Io ci ho messo quel grano di follia insito in me, cambiando la grafica, osando, varando altre rubriche, aprendo il giornale all’esterno, scegliendo – ultimi in questo senso e non ancora sfruttandone tutte le potenzialità – di usare i social network, con una pagina Facebook molto seguita. Sto imparando poco alla volta ma la grande soddisfazione è stata che al termine del mio primo anno da direttore, quando avevo timore di un crollo, ho trovato invece un exploit di contatti. Con tutti i difetti ma c’è stato e sono le statistiche a parlare».

Quanti contatti ha ilmediano.it ogni giorno?

«La base è trentamila contatti quotidiani, certificati da Google Analytics. C’è un’ampia diffusione nella provincia di Napoli ma un’altrettanta vasta copertura nella capitale e in tutta Italia, del resto me lo confermano non solo i dati ma le mail che ricevo ogni giorno da fuori regione».

Essenzialmente la cronaca del Mediano riguarda il territorio nolano – vesuviano, no?

«Pomigliano d’Arco, Acerra, Somma Vesuviana, Sant’Anastasia, Pollena Trocchia, Cercola, Nola, Marigliano, Mariglianella, Volla, San Vitaliano, Castello di Cisterna, San Sebastiano al Vesuvio, Brusciano, Portici, San Giorgio a Cremano, con picchi sul vesuviano. Ma ilmediano.it è letto ovunque, così come volevamo dal principio prevedendo rubriche, tagli diversi, argomenti non concentrati esclusivamente sui nostri territori, sul locale».

Ti dedicherai interamente al Mediano, una volta in pensione?

«Spero di sì, ma ci vorrà molto tempo. Ho solo venticinque anni di servizio, ne servono quaranta…Ma lo farò e in effetti gli dedico tutto il mio tempo, che sia libero o meno».

Tuo marito ed i tuoi figli che ne dicono?

«I ragazzi sono orgogliosi, sotto sotto. A loro fa piacere perché sanno che per me è importante. Mio marito si adombra quando vede che il giornale grava almeno in parte sul bilancio familiare – e da buon padre di famiglia non potrebbe essere diversamente – eppure sa che è una parte fondamentale della mia esistenza e perciò mi sostiene. Non ho orari, passo la maggior parte del tempo in redazione o al computer, i miei si accontentano di pasti cucinati in fretta e i figli oramai sono diventati autonomi.  Prima mi capitava anche di passare ore ed ore a consigli comunali o a convegni politici, ora no. Non ce la faccio più. Sono stanca di sentire sempre le stesse cose e vedere le stesse persone, la politica ti delude anche se ti poni come persona asettica e neutrale».

Venerdì 26 febbraio hai organizzato un evento per celebrare i dieci anni di Ilmediano.it ed hai voluto che accanto a te ci fosse Ottavio Lucarelli, il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania. Ha accettato subito, il presidente?

«Conosceva già la testata, è stato molto disponibile e cortese, contento di essere stato invitato. Io non ho nulla da chiedere all’Ordine dei giornalisti, eccetto che un riconoscimento pubblico di un lavoro fatto sempre seriamente».

Il Mediano è stata anche una palestra per numerosi collaboratori poi diventati giornalisti pubblicisti. Quanti?

«Tantissimi, più di trenta o anche oltre, non ricordo. Molti altri stanno preparando le pratiche per l’iscrizione all’albo dei pubblicisti dell’Ordine».

Ora cosa fanno, hai seguito la strada di tutti o di molti?

«Alcuni hanno blog sportivi, altri si occupano di uffici stampa, altri ancora sono andati fuori Napoli in cerca di un contratto, qualcuno scrive per altre testate, più della metà fa comunque oggi il suo lavoro con grande passione, qualcun altro aveva soltanto l’esigenza, magari, di completare un curriculum con l’iscrizione all’Ordine dei Giornalisti ma a noi fa comunque piacere aver contribuito almeno un po’ alla sua formazione. Mi piacerebbe organizzare con tutti un incontro in redazione – ovviamente spero di vederli venerdì 26, anche – come un tempo facevamo ogni mese. Oggi la vita e il lavoro sono diventati più frenetici, comunichiamo costantemente con mail o gruppi whatsapp, come sai bene. Non dispero di poter tornare ogni tanto alle vecchie abitudini, dinanzi ad un caffè, con quella convivialità familiare che ci ha sempre contraddistinto. Perché ilmediano.it lo sento mio ma tutti coloro che contribuiscono alla sua evoluzione ne sono parte importante e voglio che così si sentano. Da noi non ci sono subalterni, io sono il direttore ma ascolto, non sono saccente e vorrei che il territorio rispondesse, in primis per poter dare a tutti fruttuose opportunità».

All’inizio tu, Luigi, Agostino, siete stati un po’ pionieri come dicevo. Avete per esempio organizzato una macchina oliata e perfetta per seguire un paio di tornate di elezioni amministrative, a Somma Vesuviana e Sant’Anastasia, aggiornando il sito passo passo e rivelandovi più attendibili, in qualche caso, dei siti ufficiali dei Comuni.

«L’abbiamo fatto a Somma Vesuviana, quando vinse il sindaco Raffaele Allocca, a Sant’Anastasia per la tornata in cui prevalse Carmine Pone, ma anche a San Vitaliano. Furono esperienze straordinarie. Restammo nella sede della Rbm di via Aldo Moro fino all’alba, seguendo lo spoglio passo passo, con l’adrenalina alle stelle. Consegnammo a ciascuno delle decine di collaboratori sui seggi una ricarica telefonica e le schede da riempire, aggiornavamo ad ogni singola scheda scrutinata. Fu fantastico, davvero. Lavorammo senza pietà fino al mattino successivo, quando aprimmo la serranda del negozio e trovammo il sindaco Allocca che passeggiava, ci ringraziò. Ci sentivamo importanti, tutti, e rendemmo quel servizio alla comunità in maniera gratuita, rimettendoci di nostro e facendo in modo che nessun collaboratore spendesse un solo centesimo di tasca propria, né per una telefonata, né per la benzina».

Dove ti piacerebbe che arrivasse ilmediano.it? Quali sono gli obiettivi?

«È già un punto di riferimento per molti, io vorrei si volasse più alto. Il mio obiettivo è giungere a retribuire degnamente i collaboratori e magari ospitare corsi di deontologia professionale nella nostra redazione, concentrandosi per lo più, direi, sul giornalismo che si occupa di beni culturali. È una delle cose che proporrò ad Ottavio Lucarelli».

Somma Vesuviana è la tua città ma, prima del mediano.it, ti interessavi di politica?

«No, mi interessa relativamente anche oggi, preferisco di gran lunga passare la palla a te. Non voglio e non so entrare in certi meccanismi, è un mio limite. Mi appassiona seguire eventi importanti, culturali, lavorare con le associazioni, rendere con un articolo il lavoro che si compie ogni giorno sul territorio».

Però dal 2006 ad oggi hai avuto a che fare con tanti politici locali, forse tutti. E con due sindaci, Raffaele Allocca e l’attuale, Pasquale Piccolo. La differenza tra i due?

«Allocca era persona squisita, carismatica, galante. Ho il ricordo di un sindaco che si può definire galantuomo. Qualcuno ci ha accusati di essere filoallocchiani all’epoca ma non è così, abbiamo avuto semplicemente la considerazione di un politico – e non tutti sono o saranno come lui –che amava la sua città. Era molto attento alla comunicazione, ci chiamava, magari mandava un messaggio. Ringraziava anche se non trovava, in un articolo, parole tenere nei suoi confronti, come è giusto che sia. Il sindaco Piccolo lo conosco da tempo, è stimato professionista, una persona disponibile, educata, perbene. Tra i due, nel ruolo di sindaco, trovo differenze sostanziali: Allocca era un accentratore, era lui a diffondere le notizie e non consentiva ingerenze; Piccolo si trova oggi in una situazione particolarmente delicata, direi ingarbugliata, preso totalmente dalla necessità di mantenere la barca dritta. Entrambi non si sono mai dotati di un ufficio stampa, pur con tanti professionisti sul territorio. Sia chiaro, non parlo di nessuno legato al mediano.it, abbiamo tanto altro da fare. Una città come Somma Vesuviana, importante, complessa, necessiterebbe di una comunicazione seria, professionale. Ora invece arrivano comunicati stampa slegati, da ogni dove: li scrive l’assessore alla comunicazione, qualcuno dello staff, altri giornalisti cui lo chiede magari un assessore, in pratica non sai mai da dove ti arrivino le notizie e così non ritengo vada bene.  Allocca ha sbagliato in questo, lo stesso errore lo sta facendo Piccolo. Lo dico in ogni dove e non temo di ripeterlo. So bene, d’altronde, che il sindaco Piccolo tiene sinceramente alla sua città e ritengo che possa far pulizia dei rami secchi e inutili, degli affaristi, degli incompetenti, dei politicanti vuoti e senza progetti, che possa dare un esempio di buona politica ai nostri giovani, alla futura classe dirigente. Auguro sinceramente a lui, ma soprattutto alla mia città, di poterci riuscire».

Cosa manca a Somma Vesuviana?

«La politica».

Perché?

«C’è ipocrisia e commento pur sottolineando la mia incompetenza nelle dinamiche politiche, sono semplicemente una giornalista pubblicista appassionata di eventi e cultura. Ma da cittadina non ho remore a dire quel che penso e cioè che abbiamo una classe dirigente mediocre e approssimativa, che delude continuamente e che fa finanche passare la voglia di assistere ai consigli comunali. Non riesco, da cittadina, a comprendere come mai non si riesca a tracciare un confine tra assessori e consiglieri. Nella mia città alcuni consiglieri spadroneggiano come se ciascuno di loro fosse il sindaco, valicano i confini, vanno sempre oltre, sono teatranti».

Accidenti, immagina se di politica ne avessi capito…

«Ma è così, mi ritrovo a scrivere le stesse cose a distanza di anni, degli stessi personaggi di sempre che li si chiami “mercanti del tempio” o in qualsiasi altro modo. In aula si scannano e fuori prendono il caffè insieme, ciascuno osanna il suo assessore ma ciò che mi sconvolge di più è che ognuno di loro persegue fini personali in un modo o nell’altro, ognuno vorrebbe vendersi cose ordinarie come se fossero straordinarie. Ecco perché preferisco non occuparmene ma non riesco più, da cittadina di Somma Vesuviana, vedere la città andare a rotoli. Spero che un giorno non lontano il sindaco si decida a battere i pugni sul tavolo e che lo spacchi in due, anche. Un tempo passavo sempre in municipio ma ora non ne ho voglia: come si può consentire che certi consiglieri si comportino da assessori o addirittura da sindaci e soprattutto, ancora me lo chiedo, perché si vota sempre per le stesse persone? Però io ho appreso dal professore Amato Lamberti un grande insegnamento: chi fa informazione non deve dar spazio soltanto alle cose negative di una città e di positivo a Somma Vesuviana c’è tanto. Una montagna di associazioni che fanno un buon lavoro, se non fosse per la tendenza a curarsi il proprio orticello e criticare altri che provano a far lo stesso».

I giornali online, specialmente quelli più seguiti, hanno un problema: capita che si pubblichi un pezzo, una notizia, e che pochi minuti dopo ce la si ritrovi copiata e in bella mostra su altre testate. Ti irrita?

«È una croce che ci portiamo addosso da dieci anni. In passato ci siamo ritrovati cartacei, testate delle quali preferisco non far il nome, che per la fretta hanno copiato anche il nome e il cognome dell’autore. Parliamo di quotidiani che usufruiscono di contributi statali e che non trovano di meglio da fare che appropriarsi del lavoro altrui. In qualche occasione mi hanno davvero sconvolta perché, per riempire buchi in pagina, hanno addirittura pubblicato lo stesso pezzo, copiato, a distanza di qualche mese. Ho una cartellina, un vero dossier, in merito. Con colleghi dello stesso territorio non accade per fortuna, almeno con quelli che lavorano seriamente. Altri non esitano a rubare “fatti” e notizie quotidiane. Spesso ho riso tanto, con le lacrime agli occhi, ti assicuro. Altri hanno avuto la buona educazione di citare ilmediano.it come fonte, Il Mattino o Il Corriere del Mezzogiorno per esempio, tutti i restanti hanno solo scippato. Oggi non mi importa molto, a dire il vero. Anzi, preferisco arrivare sulla notizia due ore dopo o anche un giorno più tardi, con un pezzo corretto, senza errori e senza ansia. Mi inorgoglisce chi sottolinea di aspettare ilmediano.it per leggere una notizia già data da altri. Siamo un giornale online, dovremmo avere l’ossessione di far prima degli altri, ma preferiamo non tallonare nessuno ed essere attendibili».

Il rapporto con le forze dell’ordine sul territorio com’è?

«Ottimo, fin dall’inizio. Siamo stati accolti bene ovunque ci presentassimo. Abbiamo sereni e proficui rapporti con la Forestale, con la Guardia di Finanza, scambi improntati al rispetto e alla stima nel rispetto dei ruoli. In particolare con i carabinieri e, per quel che riguarda il nostro territorio, con il comandante Raimondo Semprevivo della stazione di Somma Vesuviana. Ilmediano.it è ritenuto attendibile e tutti i collaboratori sanno che fonti anonime da noi non trovano spazio, se non c’è la certezza dei fatti qui non scriviamo. Punto».

Ho dovuto insistere un po’ per intervistarti, avevi l’ansia da «caffè»?

«Abbastanza, avrei preferito una camomilla».

So bene, perché spesso ci capita di commentare la rubrica insieme, che hai letto tutte le precedenti interviste di questa rubrica. Posso chiederti quali ti hanno colpito di più, da direttore?

«Tutte le ho trovate piacevoli, alcune mi hanno effettivamente colpito in maniera particolare: quella a Mena Iovine, per esempio, molto umana, molto da lei. Anche l’intervista al comandante della polizia municipale di Sant’Anastasia, Fabrizio Palladino, che non conoscevo, mi è piaciuta molto, come quella al consigliere comunale sommese Vittorio De Filippo. E ho trovato davvero interessante la settimana del “caffè” con l’ex sindaco di Sant’Anastasia, Carmine Esposito. La fatica è tua, lo so, ma ho voluto fortemente questa parte del nostro giornale che mettesse in risalto gli aspetti umani, privati, di persone note sul territorio. Certo, non pensavo che prima o poi toccasse a me, diciamo che la mia insistenza mi si è ritorta contro…».

Hai accennato spesso al fatto che ti piacerebbero altre rubriche con una componente diciamo più «umana». Ti avviso, non sono disponibile.

«Vedremo, più che altro mi piacerebbe tornasse a scrivere per noi uno dei tuoi intervistati, Roberto Iossa. Lui ha già collaborato con ilmediano.it, era graffiante, sapeva condensare un commento politico in poche, magnifiche, righe. Una satira ben fatta e lui molto bravo. Glielo proporrò nuovamente, chissà che mi dica di sì. Inoltre, non disdegnerei una rubrica del genere “Posta del Cuore”, qualcosa che ancora non c’è».

La famiglia del mediano.it conta tanti collaboratori e uno staff più ristretto. Me ne parli?

«Da sola non posso far nulla e ovviamente c’è una redazione base ed una persona accanto a me molto importante che è Giovanni Sodano, grafico, programmatore, esperto di marketing, un ragazzo straordinario e valente. Senza di lui saremmo perduti. Al desk ci sono adesso due ragazze magnifiche, puntuali e precise, Carmela Iovino e Simona Letizia Ilardo. I collaboratori crescono, c’è una new entry, Sonia Sodano, molto brava.  Poi ci sono Ciro Teodonno, Elena De Falco, Ester Miranda, Rita Terracciano, Gianluca Di Matola, Carmelina Iovino, Francesca Buoninconti, Giulia Nappi, Luigi Iervolino, don Aniello Tortora, Mara Fortuna, Matilde Schiavone, Marta Aurino, Mimmo Russo, Roberto Sica, Sabinalorenza Aievola, Sara D’Avino, Egidio Perna, Titty Caldarelli, Paolo Gallinaro, Amedeo Zeni, Vittoria Criscione, Simona Cerbone che oggi è assessore a Somma Vesuviana e, anche qui, dimenticherò sicuramente qualcuno. Quanto a te, Pino Neri e Francesco Gravetti, che dire, vi ho voluto con me e vi tengo stretti».

Contatti alle stelle ha anche il livello del Mediano Sport diretto da Roberto Sica, con la sua redazione sportiva.

«Roberto non ha mai “bucato” un evento, è stato presente con la sua piccola redazione sportiva praticamente sempre. Ha sperimentato e lo fa ogni giorno con notevoli successi: dalla videobolletta al tg flash, alle interviste. Grazie a lui, a tutti loro, Il Mediano Tv va alla grande. La loro passione è contagiosa».

Ammesso ti rimanga tempo, in tutto ciò, qual è il libro più bello che hai letto?

«Un Uomo, di Oriana Fallaci. E tutti gli altri suoi scritti. Ma apprezzo anche Paolo Coelho».

I film, invece?

«Non riesco ad andare al cinema, manca il tempo. Però adoro il genere romantico, le storie d’amore come Pretty Woman, le ragazze che trovano il principe azzurro…».

È che non hanno fatto il sequel…quei due si sarebbero scannati.

«Sono d’accordo, ma sono anche una inguaribile romantica. E poi Julia Roberts è tra le mie attrici preferite, così come Sandra Bullock. Però adoro pure il genere horror ma fatico a trovarne di eccellenti da “L’esorcista” in poi. Ho amato “Il gladiatore”, quanto alla commedia italiana deve davvero essere ben fatta per interessarmi e non riesco a guardare, per più di un minuto di fila, qualsiasi film sull’Olocausto, non sopporto le sensazioni che mi causano quelle immagini pur se solo evocate.  Inoltre, ci sono serie tv che davvero mi fanno impazzire».

Per esempio?

«Scandal. Il mio idolo è Olivia Pope, darei qualunque cosa per essere nei suoi panni…».

Anch’io!

«Sei del segno zodiacale dei Gemelli, come me. Qualcosa vorrà pur dire».

So che scrivi poesie o, meglio, filastrocche…

«Solo se scaturiscono spontaneamente dalla mia penna e unicamente dedicate a persone o eventi che mi stanno a cuore. Mi esprimo così sull’onda dell’emozione e spesso non riconosco i miei stessi scritti, una sorta di trance».

Ne scriverai una per ilmediano.it che ascolteremo venerdì 26 febbraio?

«Non ne ho idea, ora che me lo hai chiesto probabilmente no».

Ma dai…

«Non lo so».

Anche se la politica ti interessa marginalmente, c’è un politico nazionale che ti piace ascoltare?

«Al momento nessuno, tempo fa Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini. Unicamente per la loro dialettica piacevole, non per affinità di qualche genere».

Tra i politici locali?

«Che domande!».

Appunto, le domande oggi le faccio io.

«Quasi nessuno. Per la chiarezza e la semplicità con cui si esprimono, direi Tommaso Sodano e Paolo Russo».

Tra le rubriche che hai detto ti piacerebbe varare non ne hai incluso qualcuna che tratti di gossip. Una scelta?

«Una scelta che confermo, sottoscrivo e se vuoi timbro pure».

Hai altre passioni?

«Mi piace cantare, faccio parte del coro Gaetano Di Matteo intitolato al nostro compianto maestro, colui che ci ha insegnato a cantare, che suonava la chitarra durante le celebrazioni alla Collegiata del Casamale. Oggi cantiamo alla Messa delle 11 e organizziamo concerti in occasione di Pasqua o Natale con padre Costanzo Nganga».

La musica che ami?

«Quella di Pino Daniele è il massimo per me. Ascolto poi tutti i cantanti e cantautori della mia era, da Ron a Baglioni, da Celentano a Dalla, Battisti, Eros Ramazzotti».

Sei un’insegnante di religione e forse non dovrei chiedertelo, ma tant’è…sei cattolica?

«Sì, anche se c’è stato un momento in cui mi sono chiesta dove sia Dio. È accaduto quando un mio carissimo amico ha scelto di lasciare questa vita terrena. C’è stata un po’ di crisi ma dentro di me Dio c’è, sono legata alla sua Parola, non ai sacerdoti».

L’uomo più bello che tu abbia mai visto?

«Antonio Banderas…ma da quando frequenta galline e mulini mi è scaduto un po’. Anche Richard Gere mi piace molto».

A Somma Vesuviana ci sono state di recente ripercussioni locali, legate ad alcune manifestazioni, della diatriba che sta assorbendo il dibattito politico: le unioni civili, le stepchild adotion. Andiamo oltre: tu cosa pensi della possibilità per una coppia omosessuale di unirsi in un matrimonio civile e, eventualmente, di adottare un bambino?

«Io rispetto tutti, sono d’accordo purché ci sia amore vero, sano. Anche per le adozioni. Ho conosciuto tanti bambini salvati da una vita in orfanatrofio e che ora vivono in realtà principesche. Non importa se la coppia è fatta da due uomini o due donne, purché si amino e diano amore ad eventuali figli».

C’è qualcosa, un obiettivo, che vuoi assolutamente raggiungere nella vita?

«La laurea in filosofia. Mi restano cinque esami tra cui italiano e inglese. Sono un po’ stanca al momento, ma ci riuscirò».

Quale luogo del mondo ti piacerebbe visitare?

«Nessuno in particolare, io viaggio ovunque con la mente».

E dov’è che vai?

«Dappertutto. Mia figlia mi rimprovera di non voler viaggiare. Ma io sono terrorizzata dall’aereo, perciò guardo fotografie bellissime e in un attimo mi ritrovo a Londra e Parigi. Con la mente, appunto».

Si fa anche prima…

«Molto prima. Del resto sono talmente radicata nella mia bella città, Somma Vesuviana, che non posso nemmeno immaginare di allontanarmene. Lo faccio soltanto per l’isola d’Ischia che considero la mia seconda casa, la preferirei a qualunque altro luogo, anche alle Maldive. La conosco come le mie tasche, l’isola verde».

Il luogo più bello di Somma Vesuviana, lo scorcio che preferisci a tutti gli altri?

«Santa Maria a Castello e, ovviamente, il Casamale. Sono legatissima a tutte le tradizioni e questi sono i luoghi dove le ritrovo di più».

Un piccolo bilancio di questi ultimi dieci anni del mediano.it e un obiettivo per i prossimi dieci? 

«Il bilancio è semplice: sacrifici, soddisfazioni, lettori che sono cresciuti e aumentano ogni anno di più. Ci sono mancati appoggi, sostegni, contributi, finanziamenti, ma siamo andati avanti lo stesso. Con pochi sponsor che ci credono riusciamo a fare tante cose, con qualcuno in più raggiungerei il mio obiettivo: contratti e stabilità per i giornalisti che rendono unico il nostro mediano.it. Mi basterebbe la certezza di poter assicurare una retribuzione fissa mensile a coloro che si impegnano ogni giorno con professionalità. Poi ne ho altri di obiettivi, più semplici: mantenere sempre la serietà, non svilirci soltanto per acchiappare facili contatti. Questo resta un punto fermo».

C’è una personalità che ti piacerebbe collaborasse con te, tenesse magari una rubrica fissa sul mediano.it?

«Se devo pensare ad una personalità ti rispondo subito: Raffaele Cantone, magistrato, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione. In genere quando mi pongo un obiettivo, a furia di girarci intorno con caparbietà, prima o poi lo centro. Vedremo».

Un giornalista che vorresti entrasse nella famiglia del mediano.it?

«Goffredo Buccini, inviato del Corriere della Sera. Leggo sempre tutto ciò che scrive e mi piace tanto».

Dunque l’appuntamento è all’Holiday Inn Vulcano Buono di Nola alle 18, 30 di venerdì 26 febbraio 2016. Si celebrerà il compleanno del mediano.it. Dieci anni. Pochi, ma tanti per un progetto simile. Sarà una festa?

«Sì, soprattutto una festa. Perché ilmediano.it è davvero un grande progetto per come lo abbiamo pensato, ideato, creato e voluto insieme a Luigi Pone che ci sta comunque accanto».

E dal giorno dopo?                                                           

«Il giorno dopo, sia chiaro, tutti subito al lavoro».

UN CAFFE’ CON

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