Home Avvenimenti Terzigno si rivela un “luogo” ideale per la presentazione del libro di...

Terzigno si rivela un “luogo” ideale per la presentazione del libro di V. Panarese:” E se Zeus fosse nato a Napoli?”

142
0
CONDIVIDI

Il sindaco di Terzigno, Francesco Ranieri, e l’assessore alla Cultura, Genny Falciano, hanno voluto che le sale del Museo Archeologico ospitassero, sabato 8 giugno, la presentazione del libro di Virgilio Panarese. E così abbiamo potuto cogliere la significativa corrispondenza tra l’idea di Napoli su cui è costruito il romanzo e il mito eterno dei “luoghi” vesuviani, che Terzigno, con la sua storia e con il suo ambiente, rappresenta splendidamente.

 

Il protagonista del romanzo di Virgilio Panarese, un ingegnere quarantenne, torna a Napoli dopo aver trascorso molti anni in Inghilterra e, mentre costruisce il suo “presente”, ripercorre i luoghi della memoria, i vicoli, le piazze, il paesaggio, le “tavole” dove ha vissuto adolescenza e giovinezza. E scopre, prima preso dallo stupore, poi affascinato, che quegli edifici, quelle strade, quei personaggi che egli pensava di aver conosciuto in maniera definitiva, ora, nei colori, nei dettagli, nelle voci si presentano come diversi. Come nuovi. L’ingegnere, mentre cerca il suo passato, scopre un “mondo” sorprendente che merita di essere raccontato. Il libro di Panarese nasce dalla riflessione su un paradosso che ha sollecitato l’attenzione di molti “innamorati” di Napoli, Collodi, Fucini, Sartre, Achille Campanile: Napoli è una città “antica” che sembra prossima al tramonto, perché i suoi “luoghi” comuni, la sua musica, la sua luna, le sue voci pare che si stiano spegnendo: poi ti accorgi, all’improvviso, che quella magia non è morta, ma vive sempre, indossando una veste diversa, e però con la stessa capacità di incantare. E così scopri che credevi di aver capito e visto tutto di Napoli, e invece eri fermo alla superficie.

Virgilio Panarese racconta la sua storia con una prosa e con uno stile in cui il realismo di certe descrizioni, il linguaggio della meraviglia davanti alla bellezza dei luoghi e le immagini dell’orgoglio e della malinconia che caratterizzano i napoletani autentici costituiscono una vera e propria sinfonia. Panarese sa, come lo sapeva Domenico Rea, che nel “teatro” eterno di Napoli mille napoletani non formano una folla, come accadrebbe in altre città, ma rimangono mille personaggi, diversi l’uno dall’altro, e capaci di comunicare la loro personalità con un gesto, con un sorriso, con una parola.

Sabato mattina abbiamo subito “sentito” che Terzigno era un “luogo” ideale per la presentazione del libro di Virgilio Panarese, e che le sale del Museo Archeologico, destinate a custodire e a mostrare al pubblico gli straordinari reperti delle “ville” romane, rappresentavano, con l’evidenza del simbolo, questa corrispondenza di significati e di valori: lo ha detto anche lo scrittore nelle dichiarazioni rilasciate dopo la manifestazione. Tra le “ville” romane e il Vesuvio che incombe solenne e superbo si sviluppa una storia affascinante in cui ogni atto del passato rivive nel presente e ogni vicenda va a collocarsi nella dimensione eterna del mito: perfino i vigneti di Terzigno inducono a immaginare che nelle notti di luna Dioniso si aggiri lungo i filari. Lo ha detto chiaramente l’assessore alla cultura Genny Falciano: il Museo darà un contributo determinante non solo allo sviluppo culturale e turistico del territorio, ma anche alla definizione solida e profonda dell’identità “vesuviana” di Terzigno: un’identità complessa, che non si riduce alla battaglia contro il vulcano, ma tocca le categorie dello spirito e la concezione della realtà. E la presentazione del libro di Panarese, di “questo” libro, è un momento del percorso che conduce a un obiettivo così importante. Siamo certi che l’assessore Falciano non trascurerà il valore storico e culturale di alcuni quartieri della città, di case e di cortili che nella loro bellezza portano i segni manifesti della storia.

Una splendida “mattinata” dedicata al piacere della cultura: un incanto di parole e di immagini, e poi la musica del Maestro Tagliaferro, e la saggia riflessione di don Gianluca Di Luggo sull’etica del saluto e sul rispetto delle persone. Che è, nonostante tutto, un valore eterno della civiltà  napoletana e vesuviana.