Dopo l’avvelenamento dei cani Sergente e Belle il M5S si mobilita con una petizione. Obiettivo: proteggere Alessandro Cannavacciuolo, figlio dei pastori ambientalisti di Acerra.
La gente si stringe attorno alle persone di buona volontà che tentano di fare qualcosa contro le ingiustizie. Ne è una prova la petizione popolare promossa dalla consigliera regionale Marì Muscarà, petizione che ha raggiunto la considerevole quota delle 33mila firme. Tutte sottoscrizioni certificate dal sito internazionale specializzato in petizioni, Change.org. L’obiettivo è di dare una scorta ad Alessandro Cannavacciuolo, il giovane ambientalista 27enne di Acerra protagonista di una vera e proprio crociata contro tutte le forme di ecomafie. L’allarme per Alessandro, già più volte minacciato, è scattato di nuovo lunedì, quando l’ecologista ha ritrovato i corpi senza vita dei suoi due pastori maremmani nel recinto dell’appezzamento di terreno che gestisce la sua famiglia, in contrada Pagliarone. Animali che secondo quanto certificato dal veterinario sono stati avvelenati. “Questo nuovo attacco ad Alessandro è un messaggio chiaro”, il commento di Muscarà. Anche Valeria Ciarambino, capogruppo regionale dei Cinque Stelle e presidente della commissione speciale trasparenza, è scesa in campo dando il via a una campagna web dal titolo “io sto con Alessandro”. “Alessandro Cannavacciuolo – scrive Valeria Ciarambino – è un amico e un attivista giovane e coraggioso che da anni lotta contro le ecomafie e i clan di Acerra. E’ un gesto vile quello della uccisione dei suoi cani, che potrebbe nascondere la volontà di intimidire chi si batte per la legalità e contro la camorra che ha avvelenato le nostre terre. Ma sono certa che quest’atto vigliacco non fermerà la sua battaglia. E neppure la nostra. Io sto con Alessandro!”.
Azioni politiche importanti, gesti di solidarietà e di aiuto provenienti non solo dal mondo politico ma anche da tanta gente semplice. C’è però molta amarezza in Alessandro. “Qualche anno fa – racconta – cioè quando subii l’attentato al negozio della mia famiglia, seppi che le forze dell’ordine avevano disposto per la mia persona una sorta di sorveglianza. Io però non me ne sono mai accorto. Per cui due sono le cose: o questa sorveglianza è stata solo scritta sulla carta oppure sono talmente bravi da rendersi invisibili come fantasmi. Devo però sottolineare che tra le forze del’ordine ho incontrato anche persone propense ad affrontare la questione ecomafia”.



