Caldo record a Napoli, anziani si rifugiano in chiesa.

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  Turisti in giro con short e cappelli, anziani che cercano riparo nelle chiese, famigliole nei centri commerciali sotto l’aria condizionata. A Napoli è caldo da bollino arancione. Per la giornata di oggi il livello di allerta è 2, come da bollettino del ministero della Salute, con temperature elevate e condizioni meteorologiche che possono avere effetti negativi sulla salute, in particolare sulle persone vulnerabili. La temperatura massima percepita arriva a 37 gradi. Il Comune di Napoli ha varato un vero e proprio ‘Piano Caldo 2026’ promosso dall’assessorato al Welfare del Comune di Napoli (Servizio Programmazione Sociale ed Emergenze Sociali). Per i cittadini più suscettibili alle alte temperature a causa di isolamento o condizioni di salute, è attiva la Centrale Operativa Sociale (risponde al numero 081/5627027). Il servizio offre un monitoraggio telefonico periodico. Operatori dedicati garantiranno attività di vicinanza, compagnia, accompagnamento e disbrigo delle pratiche quotidiane. Assistenza particolare viene garantita alle persone senza fissa dimora mentre cinque équipe mobili durante la giornata distribuiscono beni di prima necessità (acqua, berretti, kit igienici, indumenti freschi), offrendo al contempo ascolto, supporto psicologico e orientamento ai servizi socio-sanitari. In Campania fino alle ore 20 di domani vige l’allerta per ondate di calore. Le previsioni confermano condizioni di disagio legate a temperature superiori di 5-6 gradi superiori rispetto ai valori medi stagionali, associate a elevati tassi di umidità e scarsa ventilazione. Particolare attenzione è richiesta nei comuni classificati a rischio elevato e moderato, soprattutto nelle province di Benevento e Caserta.

Somma Vesuviana, Vincenzo Nocerino: Riflessione civica sul futuro di Somma Vesuviana

Riceviamo dall’avvocato Vincenzo Nocerino e pubblichiamo   All’indomani della proclamazione della Sindaca Silvia Svanera  e del discorso pronunciato nell’aula consiliare del Comune, appare opportuno, anzi necessario, sviluppare alcune riflessioni sul momento politico e istituzionale che Somma Vesuviana si appresta a vivere. La conclusione della competizione elettorale segna l’inizio di una fase completamente diversa. Il tempo della contrapposizione lascia il posto al tempo della responsabilità. Da questo momento in poi saranno i fatti, le decisioni e la capacità di amministrare a qualificare l’azione della nuova maggioranza e il ruolo dell’opposizione. Il discorso della Sindaca ha richiamato, tra gli altri temi, il valore della collaborazione istituzionale. È un richiamo che merita attenzione, perché la situazione amministrativa che il Comune si trova ad affrontare appare tutt’altro che semplice. Le difficoltà sono evidenti e, allo stato, non è ancora chiaro quale sarà il percorso necessario per superarle. Proprio questa complessità rende indispensabile un atteggiamento improntato alla responsabilità, al dialogo e alla ricerca di soluzioni condivise ogni volta che ciò sia possibile. Collaborazione politica non significa confusione dei ruoli. La maggioranza ha il dovere di governare e di assumersi pienamente la responsabilità delle proprie scelte. L’opposizione ha il compito, altrettanto importante, di vigilare, controllare, proporre e criticare quando necessario. Una democrazia matura si fonda sull’equilibrio tra questi due ruoli, non sulla loro contrapposizione permanente. Sarebbe un grave errore se il confronto politico continuasse a essere alimentato da logiche di rivalsa personale, da rancori accumulati negli anni o da una continua ricerca dello scontro. Somma Vesuviana ha bisogno di una politica capace di confrontarsi anche duramente sui contenuti, ma sempre nel rispetto delle istituzioni e delle persone. Occorre, inoltre, guardare oltre i tradizionali schemi di partito. Le appartenenze sono legittime, ma non possono diventare l’unico criterio di giudizio. La città ha bisogno di idee, competenze, programmazione e visione. Ha bisogno di donne e uomini che considerino la politica un servizio e non un mestiere da difendere ad ogni costo. In questo senso, il rinnovamento non consiste semplicemente nell’avvicendamento delle persone o nella nascita di nuove liste civiche. Il vero cambiamento sarà misurato dalla qualità dei comportamenti, dalla trasparenza delle decisioni, dalla capacità di ascoltare e dalla coerenza tra gli impegni assunti e le scelte concretamente realizzate. Esiste però una riflessione che riguarda anche la cittadinanza. La qualità della politica dipende, in larga misura, dalla qualità della partecipazione civica. Una comunità cresce quando valuta gli amministratori per i risultati, per la serietà e per la competenza, e non soltanto sulla base delle emozioni del momento, delle simpatie personali o delle appartenenze. Per questa ragione, la fase che oggi si apre dovrebbe rappresentare un’occasione per tutti: per chi governa, chiamato a dimostrare capacità amministrativa; per chi è all’opposizione, chiamato a svolgere un controllo rigoroso ma costruttivo; e per i cittadini, chiamati a partecipare con spirito critico e senso di responsabilità alla vita pubblica. L’auspicio è che il clima politico possa progressivamente allontanarsi dalla logica delle tifoserie e avvicinarsi a quella del confronto democratico. Le difficoltà che attendono Somma Vesuviana non appartengono a una sola parte politica: riguardano l’intera comunità e richiedono il contributo di tutti. Il futuro della città non si costruirà solo  con le parole pronunciate nel giorno della proclamazione, ma con il lavoro quotidiano, con la capacità di dialogare senza rinunciare ai propri principi e con il coraggio di assumere decisioni nell’interesse generale. È questa la sfida che attende la nuova Amministrazione, il Consiglio comunale e, insieme, tutta la comunità di Somma Vesuviana. Ed è una sfida che nessuno può affrontare da solo.  

Le ricette di Biagio: melanzane al cioccolato. E togli subito la maschera a chi ti sta parlando. Ma conviene sempre?

Scrive Marianna Ventre che i frati francescani di Tramonti “si dilettavano di alta cucina e che le melanzane al cioccolato, una specialità gastronomica della costiera amalfitana di antichissima tradizione, nacquero nella cucina del convento dove i monaci preparavano le melanzane fritte ricoperte da un intingolo dolce.” (Civiltà della tavola, n.246, 2013). E i monaci francescani, presenti da subito nel Nuovo Mondo, sarebbero stati i primi a usare la cioccolata “come intingolo dolce”. Ricordiamo che Tramonti è famosa anche per la pizza alla mozzarella. Don Biagio ha seguito, sostanzialmente, la ricetta pubblicata da Marianna Ventre. “Si friggono le melanzane come per la parmigiana, poi si passano nello zucchero e nel cacao amaro. Per l’intingolo si procede con latte, farina, zucchero e cacao, come nella tradizionale cioccolata. Si aggiungono a questo intingolo pezzetti di cioccolato fondente amaro, un bicchiere di liquore per ogni mezzo litro di intingolo e si formano gli strati di melanzane. Il tocco finale è costituito dalle ottime amarene di Tramonti cosparse su questo antico dolce”. Marianna Ventre consiglia di usare il liquore “Concerto”, l’antico rosolio della costa amalfitana: Don Biagio ha usato la “China Pisanti” e sull’ultimo strato ha collocato non le amarene, ma le sanguigne ciliegie di Ottaviano. Scrissi anni fa che i succhi amari e il colore viola- il colore di maghe e fattucchiere, il colore di Satana – e una cervellotica etimologia – melanzana, da “mens insana”, il “cervello di un pazzo” – tennero a lungo l’ortaggio nell’ombra del sospetto. Sospetto che diventava paura manifesta, quando certi medici, ancora sul finire dell’Ottocento, sentenziarono che la melanzana provoca l’anemia e spegne, nei maschi, l’impulso e il seme dell’eros. Tra i tanti meriti culinari i Napoletani hanno avuto anche quello di incominciare a colorare di rosa la fama delle melanzane, sollecitati dal fatto che l’ “umore” dell’ortaggio coltivato nella piana della Campania Felix era meno amaro rispetto agli “umori” delle altre melanzane: inoltre, più gradevole era anche il suono della parola che a Napoli indica l’ortaggio, “mulignana”: a pronunciarlo lentamente, suggerisce l’immagine dei denti che entrano piacevolmente nel corpo della parmigiana. Perfino il colpo che ha prodotto una lividura, se questa lividura la chiami, per associazione cromatica, “mulignana”, si sopporta meglio. E poiché incominciò a farsi strada l’idea che il viola fosse il colore degli esorcismi che rendono impotenti i diavoli, si diffuse l’opinione che le melanzane potenziassero le capacità fisiche e intellettuali di chi ne consumava porzioni copiose. Per esempio Camilleri “santifica” le melanzane della caponata siciliana di cui Adelina è magistrale cuoca e Montalbano è insaziabile goloso: è il miracolo della letteratura, che rende patrimonio nazionale due “valori” siciliani, un “piatto” e un personaggio. E pare che proprio le melanzane accendano la luce – una luce “santa”, ma un poco ancora diabolica – nella mente del commissario e lo aiutino a risolvere il giallo. Figuriamoci cosa succede quando al potere illuminante della melanzana si unisce quello della cioccolata. Dunque, la melanzana aiuta a “smascherare” gli autori di un delitto. Ma dall’’800 a oggi quel verbo – “smascherare”-  è diventato un groviglio di significati letterali e metaforici: è la parola dominante del nostro vivere. Ogni giorno ognuno di noi, prima di uscire, si comporta come il protagonista nel quadro di Magritte che correda l’articolo: sceglie la “maschera” con cui si coprirà il volto, e si prepara ad usare modi, linguaggio e comportamenti corrispondenti sul “palcoscenico” della vita quotidiana, e a “smascherare” gli altri. Non sempre ci riusciamo, perché Pirandello ci ha insegnato che siamo “uno, nessuno e centomila” e che maschere numerose si susseguono su ogni volto, anche sul nostro, e perciò, mei momenti di solitudine, ci chiediamo talvolta: “chi sono, veramente?”. E’ una domanda a cui è necessario rispondere, anche se non è facile. Recitare il sé stesso autentico nel teatro dell’esistere può condannarci alla solitudine, a parlare con pochi, a non credere più nei “giochi” che costituiscono la trama della vita sociale. Forse avevano ragione Torquato Accetto, Machiavelli, Guicciardini e Luigi de’ Medici: la via della salvezza può essere l’arte della dissimulazione onesta. E se proprio la situazione diventa insopportabile, possiamo sostenerla aumentando la dose di cioccolata. Ma è un tema che impone un approfondimento.

La trasmissione e trasformazione musicale nel Medioevo: Guido D’Arezzo e l’evoluzione della scrittura neumatica

Bentornati al ventitreesimo appuntamento di “Riavvolgi il futuro”.

Oggi esamineremo la profonda trasformazione della didattica e della trasmissione musicale nel Medioevo, concentrandosi in particolare sull’apporto teorico e metodologico di Guido d’Arezzo.

All’inizio questo segmento viene completato il quadro storico e concettuale relativo all’evoluzione della scrittura neumatica e ai primi tentativi di dare una precisa collocazione spaziale ai suoni sulla pagina, superando i limiti della notazione adiastematica che non indicava gli intervalli precisi. Si introduce la figura di Guido d’Arezzo, attivo nell’XI secolo, il cui merito principale consiste nell’aver compreso la necessità di una riforma pedagogica radicale che permettesse ai cantori di apprendere canti mai uditi prima direttamente dalla pagina scritta, senza dover dipendere esclusivamente dall’insegnamento orale e dalla memoria. Guido formalizza l’uso del rigo musicale moderno inserendo linee di colori diversi, solitamente il giallo per la nota do e il rosso per la nota fa, offrendo così un punto di riferimento visivo immediato e certo per identificare i semitoni all’interno della scala.

Il cuore dell’approfondimento è incentrato sull’invenzione del sistema della solmisazione e sulla nascita dei nomi delle note. Per facilitare l’intonazione corretta degli intervalli, in particolare del semitono, Guido d’Arezzo adotta come modello pedagogico l’inno a San Giovanni Ut queant laxis. Questa composizione poetica possedeva la particolarità di iniziare ogni semifrase su una nota progressivamente più acuta, ascendendo grado per grado. Utilizzando le prime sillabe di ciascun emistichio, il teorico individua le sei sillabe ut, re, mi, fa, sol, la, che vanno a costituire una struttura scalare fissa di sei suoni definita esacordo. La caratteristica fondamentale dell’esacordo risiede nella posizione fissa dell’intervallo di semitono, che si colloca rigorosamente ed esclusivamente tra le sillabe mi e fa.

La trattazione analizza come questo modulo di sei note venisse applicato all’intero sistema musicale medievale per mezzo del meccanismo della mutazione. Poiché l’estensione complessiva delle melodie superava l’ambito di sei sole note, era necessario sovrapporre più esacordi di tre tipi differenti a seconda della posizione della nota si: l’esacordo naturale (costruito a partire dal do), l’esacordo duro (che partiva dal sol e utilizzava il si naturale) e l’esacordo molle (che partiva dal fa e necessitava del si bemolle per mantenere il semitono tra mi e fa). Quando una melodia superava i confini di un singolo esacordo, il cantore doveva effettuare una mutazione, ossia cambiare la denominazione delle sillabe sostituendo la sillaba di arrivo di un esacordo con quella di partenza del nuovo esacordo, mantenendo però inalterato il suono reale. Questo esercizio mentale e vocale permetteva di cantare qualsiasi melodia mantenendo la percezione del semitono sempre agganciata al rapporto tra le sillabe mi e fa.

Infine si evidenzia l’enorme impatto di questa riforma: la musica si svincola progressivamente dalla pura pratica empirica ed entra a pieno titolo nell’ambito delle discipline teoriche e speculative del quadrivio, trasformando il cantore da mero esecutore mnemonico a musico consapevole in grado di leggere in autonomia il repertorio scritto.

Ed eccoci arrivati alla fine cari musicofili e musicofile, se siete giunti fin qui vi attendo nel prossimo appuntamento per approfondire questo nostro fantastico discorso. P.S.: Vietato mancare ;^) . A presto!!!!! :^)

La prima Casetta dei Libri a Castello di Cisterna: quando la lettura si mette in circolo

Metti in circolo la lettura.                                                                              Inaugurata in piazzetta San Nicola la prima Little Free Library del paese. L’iniziativa, promossa dall’associazione IRIS e dedicata a Mario Di Sena, invita i cittadini a condividere i propri libri e a trasformare la lettura in un’occasione di incontro.

Non è soltanto una piccola libreria di strada. È un invito a rallentare, ad aprire un libro e, magari, anche una conversazione.

È stata inaugurata ieri, 26 giugno, in piazzetta San Nicola a Castello di Cisterna, la prima Casetta dei Libri del paese, un progetto promosso dall’associazione IRIS con l’obiettivo di mettere la lettura nelle mani di tutti, in modo semplice e gratuito.

Chiunque può prendere un libro dagli scaffali della casetta e, se lo desidera, lasciarne un altro. Un piccolo gesto che permette ai libri di continuare il loro viaggio anziché restare chiusi in una libreria di casa.

La casetta è stata dedicata a Mario Di Sena, socio dell’associazione IRIS, ricordato come una persona che ha sempre creduto nel valore della cultura, della condivisione e della comunità.

Metti in circolo la lettura

L’iniziativa nasce con un obiettivo preciso: mettere in circolo la lettura. Ma il progetto va oltre il semplice scambio di libri.

Ogni volume lasciato nella casetta porta con sé una storia, un’emozione o un ricordo di chi lo ha letto. Può essere quel romanzo che ha cambiato un modo di vedere le cose, un saggio che ha aperto nuove prospettive o semplicemente un libro rimasto troppo a lungo su uno scaffale a prendere polvere.

Consegnarlo a qualcun altro significa offrirgli la possibilità di vivere la stessa esperienza. Ed è proprio in questo passaggio che la lettura diventa anche uno strumento per creare relazioni, favorire incontri e rafforzare il senso di comunità.

Un’idea nata dall’altra parte del mondo

Quella inaugurata a Castello di Cisterna è la prima casetta del territorio, ma il progetto affonda le sue radici negli Stati Uniti.

La Little Free Library nasce infatti nel 2009 a Hudson, nel Wisconsin, da un’idea di Todd Bol. Per ricordare la madre, insegnante, costruì una piccola casetta di legno a forma di scuola e la sistemò nel proprio giardino con una semplice regola: “Prendi un libro, lascia un libro”.

Un piccolo gesto che chiede responsabilità

Perché il progetto possa crescere e durare nel tempo, però, sarà fondamentale anche la collaborazione dei cittadini. La Casetta dei Libri è un bene condiviso e, come tale, richiede cura e rispetto. Custodirla, mantenerla in ordine e contribuire allo scambio dei libri significa prendersi cura di un patrimonio che appartiene all’intera comunità.

In un’epoca in cui gli spazi pubblici sono spesso messi a dura prova da incuria e vandalismi, iniziative come questa rappresentano anche un invito a riscoprire il senso civico e la responsabilità verso ciò che è di tutti. Perché una comunità non cresce soltanto attraverso le opere che vengono realizzate, ma anche grazie all’attenzione con cui i cittadini scelgono di preservarle e farle vivere ogni giorno.  

Longola: istituzioni e associazioni uniti per la rinascita del parco. Evento il 5 luglio, nasce l’iniziativa “Una frase per Longola”

Due incendi in rapida successione hanno colpito il Parco Archeologico Naturalistico di Longola, a Poggiomarino, distruggendo le strutture in legno, gli spazi didattici, le aree di accoglienza e i giochi dei bambini. Una ferita profonda per un presidio di cultura che da anni rappresenta un punto di riferimento per le comunità del territorio vesuviano. La risposta, però, non si è fatta attendere. Oltre 50 associazioni hanno già aderito all’appello lanciato da Terramare 3000 APS, e il numero continua a crescere: a loro si affiancano istituzioni, studiosi, artisti, archeologi. Un fronte comune che rifiuta di accettare che le speranze riposte in quel luogo vadano in fumo insieme al legno bruciato. Domenica 5 luglio alle 17.30, direttamente nel parco di Longola, istituzioni e associazioni si riuniranno per un appuntamento aperto a tutti: l’evento finale dell’Archeofestival, il tour alla scoperta dei tesori storici e culturali della Campania promosso proprio da Terramare 3000. L’obiettivo è duplice: manifestare solidarietà concreta e avviare una riflessione collettiva sulla rinascita del parco, con la progettazione condivisa dei prossimi passi. Parallelamente, Terramare 3000 ha lanciato l’appello “Una frase per Longola”, rivolto ad artisti, giornalisti, scrittori, studiosi, amministratori e a chiunque abbia a cuore la cultura come bene comune. L’iniziativa raccoglie messaggi di solidarietà (una frase, un pensiero, una riflessione) che confluiranno in una mostra pubblica allestita durante le iniziative di rilancio del sito. Le parole, come le pietre, resistono. «Le fiamme possono bruciare il legno, non la memoria», ricorda Linda Solino, presidente di Terramare 3000. È possibile inviare il proprio contributo sul sito www.archeofestival.it, dove l’appello è già consultabile.

Lutto nel mondo del giornalismo: addio ad Antonio Coscione

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Lutto nel mondo del giornalismo: muore Antonio Coscione, aveva 46 anni Lutto nel mondo del giornalismo: è morto Antonio Coscione dopo aver combattuto contro una malattia, la cui diagnosi era arrivata negli ultimi anni. Aveva 46 anni. Entrò nel mondo del giornalismo nel 2000, collaborando con Canale 9. Successivamente venne assunto dall’agenzia televisiva Videocomunicazioni e, nel 2013, fu tra i soci fondatori di Videoinformazioni. Con la sua scomparsa lascia la moglie Valentina e la figlia Aurora, oltre ai colleghi e agli amici della sua agenzia, che lo ricordano come una persona buona, paziente e sempre disponibile. Per molti di loro era come un fratello minore. «Insegna agli angeli come si racconta la vita attraverso le immagini»: questo uno dei messaggi di cordoglio dedicati ad Antonio da chi lo ha conosciuto e gli ha voluto bene. Chi gli è stato vicino racconta inoltre che, nell’ultimo periodo, era proprio lui a dare forza a coloro che temevano di perderlo. I funerali si terranno oggi alle ore 16:00 presso la chiesa di Sant’Eframo Vecchio, a Napoli.

Pomigliano, revocate le nuove disposizioni sulla ZTL

Come dichiarato dal Comune di Pomigliano D’Arco, dal 28 giugno 2026 cesserà la fase sperimentale della nuova ZTL, con ritorno alle vecchie disposizioni

Un nuovo cambio di marcia per la zona a traffico limitato della città di Pomigliano D’Arco, ormai da diversi mesi nell’occhio del ciclone.

A poco più di un mese dall’introduzione delle nuove disposizioni per la sperimentazione di un’area pedonale all’interno del centro cittadino, l’amministrazione comunale ha annunciato che ci sarà un ripristino delle regole, con un ritorno a quelle precedenti.

Infatti, con l’ordinanza dirigenziale n. 282 del 25 giugno 2026, dal 28 giugno 2026 è prevista la revoca della ZTL e dell’area pedonale sperimentale.

Le misure introdotte lo scorso maggio prevedevano l’istituzione di un’area pedonale temporanea nel centro cittadino e l’ampliamento delle fasce orarie della ZTL, con lo scopo di ottenere effetti positivi sulla mobilità sostenibile, sulla sicurezza urbana e sul tessuto economico locale.

A seguito di un confronto tra l’Amministrazione comunale, la Consulta Ambientale, gli uffici competenti e le associazioni dei commercianti è arrivata la decisione di sospendere anticipatamente la sperimentazione in atto. La decisione, con un’ordinanza firmata dal Comandante della Polizia Municipale Gennaro Parisi, è stata poi resa operativa.

Come spiega il Comune di Pomigliano D’Arco: “La sperimentazione ha consentito di raccogliere elementi utili per valutare gli effetti delle misure sulla mobilità urbana. Tuttavia, le eccezionali ondate di calore delle ultime settimane non hanno permesso di acquisire dati pienamente rappresentativi delle normali condizioni di utilizzo degli spazi pubblici.”

I dati raccolti però verranno lo stesso utilizzati per redigere un nuovo Piano Urbano del Traffico e per valutare una nuova possibile riproposizione della sperimentazione (con correttivi) nel prossimo autunno.

Sul dietrofront effettuato dall’amministrazione sono intervenuti l’Associazione Eco e il Gruppo OLTRE, dichiarando che il modo giusto di fare politica è quando si ascoltano le difficoltà, si corregge il problema laddove sia stato fatto un errore e non quando si pretende di essere infallibili.

Le Associazioni, in modo congiunto, spiegano: “Il ritiro del provvedimento era però una scelta doverosa al fine di costruire uno strumento più efficace, equo e realmente rispondente alle esigenze del territorio.

La lungimiranza consiste proprio nel saper prevedere le conseguenze delle decisioni e nel richiamare per tempo l’attenzione sulle criticità. Rimediare ad un errore è la giusta politica che serve ai cittadini: seria, responsabile e capace di trasformare gli errori in occasioni di miglioramento.”

San Gennaro Vesuviano, allarme 118: auto medica senza dottori

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  Non sarebbe un episodio isolato, ma il sintomo di una criticità che da tempo interessa il sistema dell’emergenza territoriale campano. A lanciare l’allarme è una segnalazione giunta in forma riservata alla nostra redazione da un operatore che si qualifica come dipendente della postazione 118 di San Gennaro Vesuviano e che trova riscontro anche nell’attenzione dedicata al caso dall’associazione Nessuno Tocchi Ippocrate, che ha rilanciato la vicenda attraverso un post sui propri canali social. Secondo quanto riferito, l’automedica dell’Asl Napoli 3 Sud starebbe affrontando una grave carenza di personale medico. Dal 19 giugno, infatti, numerosi turni sarebbero stati svolti senza la presenza del medico a bordo e, salvo modifiche dell’ultima ora, la situazione dovrebbe protrarsi fino al 30 giugno, con copertura garantita soltanto in due turni notturni. La segnalazione evidenzia come nella postazione sarebbero presenti soltanto due medici, a fronte di un fabbisogno di almeno quattro professionisti per assicurare la piena operatività del servizio. Una condizione che, secondo il dipendente, costringerebbe spesso a lasciare l’automedica inutilizzabile proprio nelle situazioni di maggiore emergenza. Il problema avrebbe ripercussioni ben oltre il territorio di San Gennaro Vesuviano. L’automedica, infatti, rappresenta un importante supporto anche per i comuni limitrofi, tra cui Sant’Anastasia, Somma Vesuviana, Pomigliano d’Arco, Brusciano e Castello di Cisterna, intervenendo quando gli altri mezzi risultano già impegnati. Nella nota viene riportato anche un episodio avvenuto durante un turno privo di medico, quando la Centrale Operativa del 118 avrebbe contattato ripetutamente l’equipaggio per verificare la disponibilità del sanitario in occasione di presunti codici rossi, circostanza indicata come emblematica delle difficoltà organizzative. L’appello finale è rivolto all’Asl Napoli 3 Sud e alla nuova amministrazione regionale guidata dal presidente Roberto Fico, affinché vengano adottati interventi urgenti per rafforzare gli organici del 118. Una richiesta che si accompagna alla preoccupazione per gli imminenti pensionamenti di altri medici dell’emergenza territoriale, con il timore che, senza nuove assunzioni, le criticità possano aggravarsi ulteriormente, incidendo sulla tempestività dei soccorsi e sulla sicurezza dei cittadini.

In fuga dopo averlo accoltellato 7 volte, sangue davanti al negozio

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  Un’aggressione brutale, consumata in pochi istanti, ha richiesto l’intervento dei soccorritori e delle forze dell’ordine. Vittima un uomo di 38 anni, residente nel quartiere Poggioreale, che sarebbe stato assalito da alcuni sconosciuti davanti a un esercizio commerciale. Secondo le prime ricostruzioni investigative, il gruppo avrebbe colpito il 38enne con numerose coltellate, raggiungendolo almeno sette volte in varie parti del corpo prima di dileguarsi. L’allarme è stato lanciato da alcune persone presenti in zona, che hanno immediatamente richiesto l’intervento dei sanitari del 118. Il ferito è stato trasportato all’ospedale Villa Betania, dove i medici lo hanno preso in cura. Fortunatamente, nonostante le lesioni riportate, le sue condizioni non sarebbero tali da far temere per la vita. Sul luogo dell’aggressione sono arrivati anche i carabinieri della Compagnia di Casoria, che hanno effettuato i rilievi e avviato un’approfondita attività investigativa. Gli accertamenti sono concentrati sull’identificazione dei responsabili e sull’individuazione del movente. Gli investigatori stanno acquisendo le immagini degli impianti di videosorveglianza presenti nell’area e raccogliendo le testimonianze di chi potrebbe aver assistito all’episodio o notato movimenti sospetti nei minuti precedenti. L’uomo ferito, già noto alle forze dell’ordine, potrà fornire elementi utili agli investigatori soltanto quando le sue condizioni di salute lo permetteranno. Al momento nessuna pista viene esclusa e tutte le ipotesi restano al vaglio degli inquirenti. L’episodio riaccende l’attenzione sul fenomeno delle aggressioni in strada e sull’importanza di fare piena luce su fatti di violenza che rischiano di compromettere la sicurezza percepita dai cittadini. Le indagini dei carabinieri proseguono per individuare gli autori del raid e ricostruire con precisione ogni fase dell’accaduto.