Somma Vesuviana, Rianna denuncia irregolarità: il Consiglio resta in silenzio

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In Consiglio comunale a Somma Vesuviana la seduta del 24 settembre si è aperta con una comunicazione fuori dall’ordine del giorno da parte del consigliere Salvatore Rianna. Documenti alla mano, Rianna ha denunciato gravi irregolarità nell’affidamento del servizio di notifiche alla ditta Pi Parking, una vicenda che lui stesso aveva già sollevato nel luglio scorso. Secondo quanto esposto, la società sarebbe stata ammessa nonostante requisiti mancanti, omissioni di dichiarazioni obbligatorie e domanda presentata oltre i termini previsti, senza che il Comune verificasse l’effettiva idoneità. A questo si aggiunge un’altra anomalia: la gara, dal valore di 39mila euro, è stata bandita senza copertura economica completa, dato che in bilancio erano disponibili solo 25mila euro. Per Rianna si tratta di un fatto “gravissimo”, soprattutto perché la società, al 24 settembre, non risulta ancora autorizzata allo svolgimento dell’attività. A rendere ancora più pesante la denuncia è il riferimento al comandante della polizia municipale, già finito al centro delle polemiche l’anno scorso per la vicenda del doppio stipendio. Ma ciò che ha colpito maggiormente è stato il seguito: nessuna reazione, nessun sostegno, solo silenzio da parte dell’intero Consiglio. Rianna è rimasto isolato nella sua denuncia, in un’aula ammutolita di fronte a presunte omissioni e responsabilità pesanti. Ora la questione si sposta sul piano politico: cosa farà l’assessore alla Legalità, Crescenzo De Falco? Dalle sue parole e dalle decisioni degli organi sovracomunali ci si aspetta una risposta netta, perché – come ha sottolineato Rianna – “di fronte a errori e omissioni non può esserci silenzio”.

Proiettile a don Maurizio durante Messa, arrestato anziano

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Un uomo di 75 anni, Vittorio De Luca, è stato arrestato dai carabinieri della Compagnia di Caivano e del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, con il supporto nella fase esecutiva degli agenti della polizia, dopo aver consegnato a don Maurizio Patriciello domenica mattina, durante la celebrazione della messa nella parrocchia dei Santa Apostoli di Caivano, un fazzoletto contenente un proiettile calibro 9×21. L’anziano, che risulta già noto alle forze dell’ordine, era entrato in chiesa per prendere parte alla funzione e si era messo in fila per ricevere l’ostia. Proprio in quel momento ha estratto il fazzoletto con all’interno la pallottola, consegnandolo al sacerdote. Immediato l’intervento della scorta del parroco e dei militari presenti sul posto, che lo hanno bloccato e trasferito in caserma. Il 75enne dovrà ora rispondere del reato di atti persecutori aggravati dal metodo mafioso nei confronti di don Patriciello, da anni impegnato in prima linea nel denunciare le infiltrazioni criminali, le ecomafie e gli interessi illeciti nei territori della Campania. Lo stesso sacerdote ha commentato con amarezza l’accaduto ai microfoni del Tgr. “Perché questo gesto?” ha chiesto con voce scossa. “È stato un gesto forte e per me anche doloroso, perché la messa delle 10 è la messa dei bambini e per me i bambini sono un sacramento”. Le parole di don Patriciello riflettono non solo il dolore personale, ma anche la consapevolezza che si tratti di un avvertimento dal significato ben preciso. “Bisogna vedere chi lo ha mandato e perché, questa è la cosa importante”, ha sottolineato.

Terzigno, 65enne disperso tra i boschi del Vesuvio: salvato dopo ore di paura

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  Terzigno – Quella che doveva essere una semplice passeggiata in natura si è trasformata in un incubo per un uomo di 65 anni di Terzigno. Nella mattinata di ieri, durante un’escursione nella Riserva Forestale Tirone – Alto Vesuvio, il pensionato ha perso l’orientamento ed è rimasto intrappolato in un’area impervia, resa ancora più pericolosa dai devastanti incendi dell’estate scorsa.   A dare l’allarme è stato l’amico che era con lui: intorno alle 9.45 ha contattato i Carabinieri di Terzigno, segnalando la scomparsa del compagno tra i sentieri che collegano Terzigno a Boscotrecase. Immediatamente è stato attivato il piano di soccorso, con l’intervento dei Carabinieri Forestali, dei Vigili del Fuoco e del personale della Riserva, coordinati dal Reparto Carabinieri Biodiversità di Caserta, guidato dal Tenente Colonnello Marilena Scudieri.   La zona in cui il 65enne si era smarrito si trova a est della storica Strada Matrone, un percorso oggi segnato dalle cicatrici degli incendi: alberi bruciati, terreno instabile e pochi punti di riferimento, un paesaggio fragile che mette a rischio chi lo attraversa.   Tre squadre di operai forestali, guidati da un caposquadra esperto, si sono addentrati tra rovi e vegetazione fitta. Dopo circa un’ora di ricerche, hanno individuato l’uomo, esausto e con lo smartphone inutilizzabile a causa della mancanza di segnale. Grazie alla conoscenza approfondita del territorio, i soccorritori sono riusciti a raggiungerlo senza ricorrere all’elicottero – già pronto a intervenire – e lo hanno affidato al personale sanitario per le cure del caso.   Il lieto fine non cancella però le preoccupazioni. L’episodio mette in evidenza i rischi generati dai roghi che hanno devastato il Parco del Vesuvio: vaste aree un tempo meta di tranquille passeggiate oggi risultano instabili e insidiose, con pericoli di frane e smottamenti. Ciò che fino a pochi mesi fa appariva come una normale escursione si è trasformato in una disavventura che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi.  

Wellness and Health, i rischi del digiuno intermittente

Negli ultimi anni si è diffusa la pratica di consumare solo colazione e pranzo, eliminando la cena. Questa variante del digiuno intermittente viene proposta come strategia per perdere peso, “disintossicarsi” o migliorare il metabolismo. Ma i dati scientifici indicano che ridurre i pasti a due al giorno non è privo di rischi, soprattutto se adottato come abitudine a lungo termine. Le evidenze dalla ricerca che la Dott.ssa Teresa Esposito espone sono le seguenti.

Sindrome metabolica e diabete

Studi condotti su migliaia di adulti (Nutrients, PMC10173485) mostrano che chi mangia due soli pasti principali ha una maggiore probabilità di sviluppare sindrome metabolica, con glicemia più alta, trigliceridi elevati e colesterolo HDL ridotto.

Lo studio Association of main meal frequency and skipping with MetS (Park et al., 2023) ha analizzato 22.699 adulti coreani (KNHANES), classificandoli in gruppi con 1, 2 o 3 pasti principali al giorno. Hanno trovato che, rispetto a chi mangiava 3 pasti, gli uomini che mangiavano 2 pasti avevano un odds ratio di 1,16 per avere la sindrome metabolica (IC 95%: 1,01–1,33).

In quella stessa ricerca, le donne che sal­tavano la colazione (uno dei pasti “principali”) presentavano un rischio maggiore di avere glicemia a digiuno elevata (OR 1,18, IC 95% 1,02-1,35) e trigliceridi elevati (OR 1,19, IC 1,02-1,39).

La review Meal Timing, Meal Frequency and MetabolicSyndrome (Alkhulaifi & Darkoh, 2022) discute come abitudini di pasto, frequenza e “saltare pasti” siano associate a sindrome metabolica, diabete e malattie cardiovascolari (pur evidenziando che molte prove sono ancora osservazionali)

Il Grasso pancreatico è un elemento importante da considerare per lo stato di salute.

Un trial clinico (PMC9490586) ha evidenziato che il regime a due pasti può favorire l’accumulo di grasso intrapancreatico, condizione che compromette la funzione delle cellule beta e aumenta il rischio di diabete.

Lo studio Consumption of two meals per day is associated with increased intrapancreatic fat deposition in patients with type 2 diabetes (Niki et al., 2022) ha valutato retrospettivamente 185 pazienti con diabete, quantificando il grasso intrapancreaticotramite TAC (P – S). Dopo aggiustamento per età, sesso, HbA1c e BMI, chi consumava solo 2 pasti al giorno mostrava deposizione di grasso intrapancreatico significativamente maggiore rispetto a chi consumava 3 pasti (p = 0,02).

Gli autori discutono che l’“ectopic fat accumulation” (depositi di grasso in organi come pancreas, fegato) è correlato alla resistenza insulinica e al deterioramento della funzione delle cellule beta.

Inoltre la Mortalità cardiovascolare:

Una vasta indagine epidemiologica (Elsevier, 2022) ha associato la riduzione dei pasti principali a un aumento del rischio di mortalità per tutte le cause, in particolare per malattie cardiovascolari.

Alterazioni della glicemia

Saltare un pasto centrale della giornata provoca picchi glicemici più elevati nel pasto successivo (Nutrition & Metabolism), segno di una risposta insulinica meno efficiente.

Ma ci sono anche Gli effetti nascosti :

La riduzione sistematica dei pasti non influisce solo sui parametri metabolici. Periodi quotidiani di digiuno prolungato determinano un aumento del cortisolo, l’ormone dello stress, e alterano i segnali di fame e sazietà (leptina e grelina).

Il risultato può essere un aumento della fame, maggiore desiderio di cibi ad alta densità calorica, irritabilità e disturbi del sonno.

Inoltre, mangiare solo due volte al giorno riduce le occasioni per assumere nutrienti fondamentali – proteine, fibre, vitamine e minerali – esponendo a carenze nutrizionali se i pasti non sono pianificati con estrema attenzione.

La Dott.ssa Teresa Esposito ci illustra attraverso evidenze di lavori scientifici pubblicati su importanti e accreditate riviste internazionali come per esempio lo studio prospettico MealSkipping and Shorter Meal Intervals Are Associated with Increased Risk of All-Cause and Cardiovascular Disease Mortalityamong US Adults (2022) ha seguito 24.011 adulti statunitensi (età ≥ 40 anni). Rispetto a chi consumava 3 pasti al giorno:

Mangiare 1 pasto al giorno era associato a HR = 1,30 (IC 95% 1,03-1,64) per mortalità totale e HR = 1,83 (IC 95% 1,26-2,65) per mortalità cardiovascolare.

Saltare la colazione era associato a HR = 1,40 (IC 95% 1,09-1,78) per mortalità cardiovascolare rispetto a chi non la saltava.

Saltare pranzo o cena era associato a HR = 1,12 (IC 95% 1,01-1,24) per mortalità totale (saltare pranzo) e HR = 1,16 (IC 95% 1,02-1,32) per mortalità totale (saltare cena).

Una review recente sul digiuno intermittente / eating window(time-restricted eating) ha messo in luce un’analisi osservazionale (in abstract) che ha trovato un’associazione tra finestre alimentari ristrette (≤ 8 ore) e un rischio più elevato di mortalità cardiovascolare (ma con molteplici limiti): Intermittent FastingStudy Sparks Debate Over Increases in CV Mortality (2024)

Lo studio “Does Skipping Breakfast Matter in Non–Insulin-Treated” (JWatch summary, 2015) suggerisce che saltare la colazione può influenzare il controllo glicemico anche in pazienti non in terapia insulinica.

Nella review Meal Timing, Meal Frequency and MetabolicSyndrome, gli autori menzionano che alterazioni nella distribuzione dei pasti possono influenzare l’omeostasi glicemica, la risposta insulinica e la sensibilità all’insulina, anche tramite meccanismi crononutrizionali.

Anche in Effect of skipping breakfast on cardiovascular riskfactors (Yu et al., 2023) si discute come saltare la colazione sia associato a peggiori profili glicemici, resistenza insulinica e fattori di rischio cardiovascolare.

Mangiare solo due volte al giorno non è strategia universale: qualità + distribuzione dei pasti sono più importanti”

La review Dietary Strategies for Metabolic Syndrome (Castro-Barquero et al., 2020) afferma che le modifiche dello stile alimentare (qualità dei cibi, modelli dietetici come dieta mediterranea / DASH) sono le strategie principali nel trattamento della sindrome metabolica, piuttosto che diete drastiche con forte restrizione dei pasti.

La review Meal Timing, Meal Frequency and MetabolicSyndrome discute che la frequenza e il timing dei pasti devono essere contestualizzati alla qualità della dieta, al carico glicemico, ai bisogni individuali.

L’analisi della Dott.ssa Esposito

“La qualità e la distribuzione dei pasti sono elementi chiave per il benessere metabolico”, sottolinea la Dott.ssa Teresa Esposito.

“Saltare la cena sporadicamente non rappresenta un problema, ma farne una regola può favorire squilibri nutrizionali, alterazioni ormonali e aumentare il rischio cardiovascolare.

Ogni piano alimentare deve essere personalizzato, monitorato e basato su evidenze scientifiche”.

Un approccio più sicuro

Il digiuno intermittente può trovare applicazione in specifici contesti clinici, ma la versione “solo colazione e pranzo” non è una strategia universale né priva di effetti collaterali.

Secondo la Dott.ssa Esposito, la scelta più prudente resta una dieta equilibrata e completa, distribuita in almeno tre pasti principali, eventualmente integrata da spuntini, e calibrata sulle esigenze individuali.

Il Messaggio chiave che la Dott.ssa vuole  che passi è che :

L’evidenza scientifica è chiara: la qualità e la regolarità dei pasti contano più della loro drastica riduzione.

Per perdere peso o migliorare la salute metabolica, la strada più sicura passa da un piano nutrizionale personalizzato e supervisionato da professionisti, non da scorciatoie rischiose come saltare sistematicamente la cena o altro pasto.

 

Dottoressa Teresa Esposito, Medico Chirurgo con doppia specializzazione in Nutrizione Clinica e in Biochimica Clinica e Genetica Molecolare, è tra le voci più accreditate nel campo della nutrizione medica.

Ha conseguito un PhD in Scienze Mediche Cliniche e Sperimentali, è docente alla Temple University di Philadelphia e collabora a progetti di ricerca con istituti italiani e internazionali, tra cui la Sbarro Health Research Organization, centro di eccellenza per lo studio del metabolismo, della genetica e delle malattie croniche.

Da anni si occupa di alimentazione e salute metabolica, partecipando a studi clinici su nutrigenetica, regolazione ormonale e prevenzione delle malattie metaboliche.

Il ruolo cruciale dello psico-oncologo per il benessere della persona malata di cancro e dei suoi familiari

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Il cancro è un’esperienza intensamente personale, traumatica e spesso isolante. Per decenni, l’approccio della comunità medica all’oncologia è stato un paradigma radicato quasi esclusivamente nelle scienze biologiche. L’attenzione era rivolta alla malattia come un’entità tangibile, un tumore da rimuovere chirurgicamente, una cellula maligna da colpire con la chemioterapia o la radioterapia. Questa strategia ha portato a notevoli progressi nei tassi di sopravvivenza, tuttavia ha inavvertitamente trascurato una dimensione critica della malattia: la persona che la sta vivendo. Il paradigma contemporaneo riconosce che il cancro non è semplicemente una patologia biologica, ma una crisi sistemica che colpisce l’intero individuo, toccando ogni aspetto della sua esistenza: biologico, psicologico, familiare, sociale, culturale e spirituale.   Una diagnosi di cancro è raramente solo un evento medico; è un cambiamento sismico che altera la vita. Mentre le conseguenze immediate e ovvie sono quelle fisiche—la fatica, il dolore, la nausea, la perdita dei capelli—gli effetti più duraturi e spesso meno affrontati sono quelli psicologici, emotivi, sociali e spirituali. Nel momento in cui una persona sente la parola “cancro”, il suo intero mondo interiore ed esterno viene profondamente scosso. Il suo equilibrio psicologico viene interrotto, il suo panorama emotivo diventa un mare in tempesta, la sua vita sociale può diventare fonte di stress e le sue credenze spirituali sono spesso messe a dura prova. L’esperienza può portare a una crisi fondamentale dell’identità. I piani di una persona, le sue aspirazioni e il suo stesso senso di chi è e chi è destinata a essere vengono improvvisamente messi in discussione. Il sé sano, con la sua chiara traiettoria e aspettative, viene bruscamente sostituito da un “sé paziente” la cui esistenza è ora definita, almeno in parte, da una malattia che mette a rischio la vita. Questo profondo cambiamento crea una forma di dolore anticipatorio, in cui gli individui piangono non solo la potenziale perdita della vita ma anche la perdita del futuro che si aspettavano di vivere. Questo senso di un futuro perduto, e la paura di un presente incerto, è un fattore che contribuisce in modo significativo agli alti tassi di depressione e ansia osservati in questa popolazione. Il cancro ha un profondo effetto a catena sull’intero sistema familiare del paziente. I propri cari vengono immediatamente spinti nel doppio ruolo di caregiver e sistema di supporto emotivo. Questo può creare immensi oneri emotivi e pratici per la famiglia, portando spesso a proprie sfide di salute mentale, esaurimento del caregiver e attriti nelle dinamiche familiari. La malattia del paziente diventa la malattia della famiglia. I dati di recenti studi epidemiologici tracciano un quadro chiaro della prevalenza del Distress Emozionale, un disagio psico-sociale tra i pazienti oncologici. Questo disagio si manifesta lungo uno spettro, che va da quella che potrebbe essere considerata una reazione “normale” a una situazione grave, che include comprensibili fluttuazioni dell’umore, a veri e propri disturbi mentali che richiedono un intervento clinico. Il Distress Emozionale, forma negativa e debilitante di Stress che si manifesta come un’esperienza emotiva spiacevole, caratterizzata da sofferenza, ansia e una sensazione di sovraccarico e incapacità di far fronte alle situazioni è il principale costrutto psicosociale usato per indicare le componenti non somatiche (psicologiche, sociali e spirituali) dell’esperienza della malattia oncologica. Il Distress nei pazienti oncologici è un’esperienza che può influenzare negativamente la capacità di affrontare il cancro, i suoi sintomi fisici e il trattamento e quindi sulla qualità di vita. Inoltre, può influenzare l’adesione ai trattamenti e, di conseguenza, la sopravvivenza.  Il 30-45% dei pazienti sperimenta distress psicologico di grado moderato o severo, esso si esprime su un continuum che va da sentimenti di vulnerabilità, tristezza e rabbia e paura, fino a problemi che hanno come esito la depressione, l’ansia, l’isolamento e le crisi esistenziali e spirituali. (Ziegler, Hill et al., 2011; NCCN Guidelines distress management 2012). La prevalenza di queste condizioni può essere riassunta come segue: Distress emozionale: 50% – 70% Ansia clinicamente significativa ~30% Depressione maggiore 20% – 35% Il Distress Emozionale è considerato come il sesto parametro vitale in oncologia – al pari della temperatura, il respiro, il battito cardiaco, la pressione arteriosa e il dolore (Builtz & Carlson 2006); si evidenzia l’importanza del valore di questo parametro come screening di primo livello per condizioni cliniche gravi e complesse che necessitano di intervento psicologico e in alcuni casi anche di tipo psichiatrico. Il Distress deve essere riconosciuto, monitorato, documentato e trattato in tutte le fasi della malattia. Il NCCN raccomanda di utilizzare una semplice domanda con un test il Termometro del Distress di facile utilizzo e autosomministrato al paziente: “Qual è il tuo distress su una scala da 0 a 10?” Cosa fare? Come affrontare questa complessa problematica? La risposta è: una cura integrale e integrata psico-oncologica. La psico-oncologia è una branca interdisciplinare, nata negli Stati Uniti negli anni 50, presso il Memorial Sloan-Kettering Center di New York (sotto la guida dello psichiatra Sutherland,  che realizza il primo servizio autonomo finalizzato all’assistenza psicologica del paziente affetto da cancro), che si occupa degli aspetti psicologici ed emotivi legati alla diagnosi e alle cure del cancro, supportando pazienti e familiari in tutte le fasi della malattia (diagnosi, trattamento, remissione, cure palliative) per migliorare la qualità della vita, gestire ansia e stress e promuovere un equilibrio complessivo tra mente e corpo. La componente `bio` è il cancro stesso, il tumore, il suo stadio e le manifestazioni fisiche della malattia e del suo trattamento. La componente “psico” comprende il mondo interiore del paziente, i suoi pensieri, le sue convinzioni, le sue emozioni e i suoi meccanismi di coping. Ciò include la sua rappresentazione mentale della malattia, la sua percezione del proprio futuro e l’impatto della malattia sul suo senso di sé. La componente `sociale` riconosce l’ambiente esterno del paziente: la sua famiglia, i suoi amici, la comunità e l’accesso alle risorse. Uno psico-oncologo non si limita a trattare la depressione di un paziente in isolamento; valuta come quella depressione stia influenzando i sintomi fisici del paziente (bio) e le sue relazioni con la sua famiglia e comunità (sociale). La disciplina della psico-oncologia non è, quindi, solo un’aggiunta o un “conforto”. È una componente essenziale della cura oncologica ottimale, spostando la disciplina da un servizio periferico e opzionale a una parte centrale e non negoziabile del piano di trattamento medico. In un modello veramente multidisciplinare, il team di cura—che include oncologi, infermieri, assistenti sociali, dietisti e psico-oncologi—si riunisce regolarmente per discutere il caso di ogni paziente. L’obiettivo finale di questo processo è la “co-costruzione” di un piano di trattamento. Il paziente non è un ricevente passivo della cura ma un partecipante attivo e potenziato nel proprio percorso di trattamento, in un processo decisionale condiviso responsabilizzante, aumentando il senso di autonomia e controllo in una situazione in cui spesso la persona malata di cancro si sente solo e impotente. Dott. Giuseppe Auriemma Medico Psichiatra Psicoterapeuta, ASL NA 1 Centro Psico-Oncologo Coordinatore SIPO (Società Italiana di Psico-Oncologia) Se

Spari nella movida di Pozzuoli, feriti padre e figlio

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Sparatoria nella serata di domenica 28 settembre a Pozzuoli, dove due uomini – padre e figlio – sono rimasti feriti. L’episodio è accaduto in via Tranvai, strada che costeggia il lungomare cittadino, non lontano dall’ingresso del Tunnel Tranvai.   Le prime informazioni parlano di un 60enne e di suo figlio 31enne che sarebbero stati coinvolti in una lite non diretta a loro, ma tra una coppia. I due avrebbero tentato di riportare la calma quando sono stati raggiunti da colpi di pistola. Il padre è stato ferito all’addome, il figlio a una gamba. Entrambi sono stati soccorsi e trasportati al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria delle Grazie. Le condizioni del 60enne hanno richiesto un immediato intervento chirurgico, mentre il 31enne, rimasto cosciente, non è considerato in pericolo di vita.   Sul luogo della sparatoria sono immediatamente intervenuti gli agenti della Polizia di Stato, che hanno messo in sicurezza l’area ed eseguito i rilievi necessari. Le indagini, coordinate dal commissariato locale, sono finalizzate a ricostruire con precisione la dinamica e a individuare chi abbia premuto il grilletto. Gli inquirenti non escludono alcuna pista, ma al momento prevale l’ipotesi di un gesto legato alla lite domestica.   L’episodio ha destato grande sconcerto tra i cittadini puteolani, colpiti dall’accaduto in una zona frequentata e centrale della città. Paura, sgomento e rabbia si mescolano nelle voci di chi abita nei pressi di via Tranvai, dove una discussione privata si è trasformata in violenza armata. Resta ora da capire se le telecamere presenti nell’area possano fornire immagini decisive per le indagini.

Un inizio horror decide la partita: Allegri raggiunge Conte

Il Napoli esce sconfitto dal primo vero big match di campionato: al fischio finale è 2-1 contro il Milan di Allegri, perdendo il primato in solitaria e ora condiviso proprio con i rossoneri e la Roma. Gli azzurri hanno pagato l’emergenza in difesa, che ha privato la squadra dei suoi centrali titolari; in tal senso è sembrata almeno particolare la scelta di far esordire Marianucci in una serata così delicata, anziché concedergli spazio contro un avversario sulla carta più morbido come il Pisa dello scorso lunedì: infatti, proprio da quel lato di campo sono arrivati gli errori che hanno difatti deciso la partita. Più convincente invece la prima sulla sinistra di Gutierrez che, dopo lo sbandamento iniziale, si è mostrato molto propositivo in fase di spinta con i suoi inserimenti che lo rendono unico rispetto sia ad Olivera sia a Spinazzola. Il risultato di stasera, per quanto ovviamente possa lasciare l’amaro in bocca, non sarà con ogni probabilità decisivo per la lotta scudetto e può rappresentare un insegnamento da cui partire per migliorare la gestione delle risorse: ora che la rosa è lunga e di qualità, bisogna dosare bene le forze per cercare di ridurre al minimo gli infortuni ed evitare situazioni critiche come quelle di queste ultime due partite.

Consegnato proiettile durante la messa a don Patriciello

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Nella serata di ieri, durante la messa svolta nella chiesa del Parco Verde a Caivano, è stato consegnato un proiettile a Don Patriciello

Secondo la ricostruzione dei Carabinieri, un uomo in fila per ricevere la comunione avrebbe consegnato, al suo turno, una bustina con dentro un proiettile.

L’uomo è stato subito fermato dai Carabinieri del servizio di sorveglianza e dagli uomini della scorta di Don Patriciello.

Riferito da diverse fonti, l’uomo avrebbe manifestato in passato problemi psichiatrici.

Il sacerdote ha espresso grande rammarico sui social, parlando anche di un episodio accaduto sempre ieri sera, dove un gruppo composto da una decina di persone avrebbe esploso diversi colpi d’arma da fuoco: “Caivano, domenica 28 settembre 2025.

I “ terroristi” che ieri sera hanno seminato il panico a Caivano, erano tutti giovanissimi. Ragazzi, nel nome di Dio, fermatevi! Godetevi la vostra bella gioventù. La strada che avete intrapreso è un vicolo cieco. Finisce sempre o al carcere o al camposanto. Sempre. Voi lo sapete. Stolti, non illudetevi. Non siete più scaltri di chi vi ha preceduto. Avete il fiato sul collo. A Caivano qualcosa sta cambiando. Checche’ ne dica chi non vuole bene al nostro popolo. E voi, poveri fratelli schiavi della maledetta droga, alzatevi! Ritornate a vivere. Non lasciatevi  abbattere. Non sfidate la morte. Smettetela di tormentare le vostre mamme, i vostri figli, la vostra gente. La vita è bella ma tanto fragile. Si vive una volta sola. È domenica. Il giorno del Signore. Il giorno della vittoria. Il giorno della gioia. Il giorno della luce. Il giorno della fraternità. Andate a Messa. Se siete cattolici, andate a Messa. Se siete evangelici, andate al culto. Ma alzate gli occhi al cielo e ringraziate Dio per il dono incommensurabile della vita. Benedico tutti. Tutti. Anche chi si illude di vivere a sbafo sulla pelle della povera gente. Anche chi, ieri sera, ha spento il sorriso e riacceso la paura sul volto dei nostri bambini. Padre Maurizio Patriciello.”

Sull’accaduto ha espresso un suo pensiero Pina Castiello, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri: “È raccapricciante e vergognoso quello che è accaduto questa mattina in mia presenza, a Caivano, nella parrocchia di San Paolo Apostolo dall’interno del Parco Verde durante la messa officiata da don Maurizio Patriciello. Un esponente della criminalità locale, confondendosi tra i fedeli in fila per il rito di comunione, si è avvicinato a don Maurizio Patriciello e gli ha consegnato un fazzoletto contenente un proiettile, dileguandosi poi velocemente”.

Su quanto è successo a Caivano “pronto è stato l’intervento delle forze dell’ordine che stanno ora ,con la consueta professionalità, svolgendo tutti gli accertamenti del caso”.

“Ho avvertito dell’accaduto – conclude Castiello -il Prefetto di Napoli, Michele di Bari, e soprattutto il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni. Non ci faremo spaventare, non arretreremo di un millimetro nell’ affermazione della legalità e nella lotta senza quartiere alla camorra!”.

La consigliera regionale della Campania, Vittoria Lettieri, vice presidente della Commissione consiliare speciale “Anticamorra e Beni Confiscati” del Consiglio Regionale della Campania, con un video sui suoi social, ha voluto esprimere piena solidarietà a don Maurizio Patriciello “per il vile attacco subito questa mattina mentre celebrava la Messa. Il segnale di un proiettile è davvero inquietante perché è l’attacco non solo a lui, che è voce libera della nostra terra, ma a tutti noi che crediamo in un futuro migliore possibile, fatto di verità e giustizia”.

A don Maurizio la Consigliera regionale manifesta “vicinanza e affetto”. “E’ comunque l’occasione – conclude Vittoria Lettieri – per dare un messaggio chiaro a queste persone: lo Stato è presente, un ringraziamento va agli uomini della scorta, ai Carabinieri che sono prontamente intervenuti. E’ stato intensificato il pattugliamento del Parco Verde di Caivano, insomma intorno a don Maurizio c’è una rete viva, fatta di Istituzioni, Forze dell’Ordine e cittadini liberi che non si piegano”.

Omicidio a Napoli, 33enne ucciso a colpi di pistola nel bosco di Capodimonte

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Domenica mattina di sangue a Napoli. Un 33enne, Umberto Russo, è stato raggiunto da diversi colpi di arma da fuoco mentre si trovava alla guida della propria auto in via Miano, all’altezza di Porta Miano, ingresso che conduce al Parco e al Museo di Capodimonte.

L’agguato è avvenuto poco prima delle 10, in un’area molto frequentata da cittadini e visitatori. Subito dopo la sparatoria, il giovane è stato soccorso dal personale del 118 e trasferito d’urgenza al pronto soccorso del Cardarelli. Nonostante le cure immediate, le ferite si sono rivelate fatali e l’uomo è deceduto poco dopo il ricovero.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri che hanno transennato l’area e avviato le indagini. Presenti anche i reparti della scientifica e gli esperti di balistica, impegnati a raccogliere elementi utili per la ricostruzione dei fatti. La dinamica resta ancora da definire, ma secondo le prime informazioni la vittima era già conosciuta alle forze dell’ordine.

L’esecuzione in pieno giorno, davanti a famiglie e turisti che si trovavano nei pressi del parco, desta grande preoccupazione per la sicurezza pubblica. Non è la prima volta che la città si trova ad affrontare episodi di questo genere: appena poche ore prima, nei Quartieri Spagnoli, era stato segnalato l’esploso di alcuni colpi con il ritrovamento di un bossolo a terra. Le due vicende, tuttavia, non sembrano legate.

Il delitto di Capodimonte riporta in primo piano il tema della criminalità a Napoli e il rischio che zone simbolo della città diventino teatro di agguati in pieno giorno, esponendo cittadini e turisti a scenari di terrore.

Boscoreale, rissa fuori dal tabacchi: cliente 60enne massacrato di botte da un giovane avventore

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Doveva essere una normale serata in tabaccheria, una sosta veloce per acquistare sigarette o tentare la fortuna con un gratta e vinci. Invece, in via Passanti Flocco a Boscoreale, si è consumata una violenza assurda che ha lasciato a terra un uomo di 60 anni, ora in prognosi riservata all’ospedale del Mare di Napoli.

Tutto è iniziato da una banale discussione tra due clienti. Le parole si sono trasformate in urla, i toni si sono accesi. Ma quando sembrava che la lite fosse rientrata, il più giovane dei due – un 37enne di Pompei – ha atteso il sessantenne fuori dal locale. Appena lo ha visto uscire, lo ha colpito ripetutamente con calci e pugni, fino a ridurlo in condizioni gravissime.

Lo choc tra i presenti è stato forte. Alcuni hanno cercato di fermare l’aggressore, altri hanno subito chiamato i soccorsi e le forze dell’ordine. I Carabinieri della stazione di Boscoreale sono arrivati poco dopo e hanno avviato immediatamente le indagini.

Le telecamere di sorveglianza e i racconti dei testimoni hanno permesso di ricostruire i fatti con precisione. Non ci sono stati dubbi sull’identità del responsabile, che i militari hanno rintracciato poco dopo a casa. Per lui è scattato l’arresto con l’accusa di lesioni aggravate. Ora è in carcere, in attesa di comparire davanti al giudice.

L’aggressione ha acceso i riflettori sul tema della violenza improvvisa, capace di esplodere anche in contesti quotidiani e apparentemente tranquilli. A Boscoreale resta l’amarezza per un episodio che ha trasformato un momento ordinario in una tragedia, con un uomo che lotta tra la vita e la morte a causa di un litigio nato per futili motivi.

Foto di repertorio