Prova a rubare moto ma finisce male: rintracciato dopo fuga

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Personale della Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli nei confronti di un 23enne napoletano, gravemente indiziato dei reati di rapina aggravata, resistenza a Pubblico Ufficiale e lesioni personali aggravate, con recidiva reiterata nel quinquennio. I fatti risalgono a un episodio avvenuto in via Scarlatti, a San Giorgio a Cremano nello scorso mese di luglio. L’attività investigativa, svolta da personale del Commissariato Ponticelli, trae origine dall’intervento di un Ispettore della Polizia di Stato del medesimo Commissariato che, libero dal servizio, aveva notato un motoveicolo bianco con a bordo due individui fermi accanto a una motocicletta di grossa cilindrata, di colore arancione. In quei frangenti, il poliziotto aveva visto il passeggero del motociclo bianco manomettere il blocco della motocicletta e successivamente salirvi a bordo, aiutato dal complice. A quel punto, l’operatore aveva posizionato la propria vettura in modo da ostacolare la fuga, costringendo il conducente della moto appena rubata ad abbandonarla e a tentare la fuga a piedi, cercando invano di salire sul motociclo condotto dal complice. L’ufficiale di polizia giudiziaria, disceso dal proprio veicolo e qualificatosi come appartenente alla Polizia di Stato, era riuscito a raggiungere il 23enne che, dopo una colluttazione, si era dato alla fuga. Tuttavia, l’operatore era riuscito a rilevare la targa del motociclo bianco che, dagli accertamenti di seguito esperiti, è risultato poi intestato alla madre dell’indagato e in uso allo stesso. Il provvedimento eseguito è una misura cautelare, disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione e i destinatari della stessa sono risultano dunque persone sottoposte alle indagini e quindi da ritenersi presunti innocenti fino a sentenza definitiva.

Polizia scopre bunker dello spaccio al rione Gescal di Acerra

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Acerra: sorpresi con la droga. Scoperti e tratti in arresto dalla Polizia di Stato. Continuano i servizi straordinari predisposti dalla Questura di Napoli per contrastare i fenomeni di detenzione e traffico di sostanze stupefacenti. Nello scorso pomeriggio, la Polizia di Stato ha tratto in arresto un 34enne ed una 32enne, entrambi di Acerra, per detenzione illecita di sostanze stupefacenti. In particolare, gli agenti del Commissariato di Acerra e della Squadra Mobile di Napoli, durante i servizi all’uopo predisposti, nel transitare in via Grazia Deledda ad Acerra, nel cuore del rione Gescal, hanno notato un uomo ed una donna transitare, con fare guardingo, a bordo di un’auto e li hanno controllati; l’intuito investigativo dei poliziotti ha trovato positivo riscontro in quanto, all’interno della vettura, gli operatori hanno rinvenuto e sequestrato un involucro di cocaina del peso di 110 grammi circa. Preso atto di quanto riscontrato, gli operatori, avendo fondato motivo di ritenere che potessero esservi ulteriori elementi in ordine ai fatti per i quali si stava procedendo, hanno effettuato un controllo nell’abitazione degli indagati, dove hanno rinvenuto, ben occultati, 69 involucri di cocaina del peso di 71 grammi circa, un panetto di hashish del peso di 90 grammi circa, 13.680 euro, suddivisi in banconote di diverso taglio, 4 bilancini di precisione, diverso materiale per il confezionamento della droga e 4 telefoni cellulari. Per tali motivi, gli indagati sono stati tratti in arresto dal personale operante.

Ercolano, Finanza scova opificio con tonnellate di abiti usati

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Ercolano – Proseguono i servizi finalizzati al contrasto all’illecita gestione di rifiuti nell’area vesuviana, da parte dei militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, anche alla luce delle indicazioni fornite dal Prefetto di Napoli, Dr. Michele di Bari, in sede di Comitato per l’Ordine e per la Sicurezza Pubblica.     In particolare, i finanzieri della Compagnia Portici hanno sequestrato, nel Comune di Ercolano (NA), un opificio abusivo di 500 m² utilizzato come luogo di stoccaggio, contenente 65 tonnellate di rifiuti tessili, classificati come rifiuti speciali non pericolosi. All’interno dei locali è stata rinvenuta anche 1 tonnellata circa di rifiuti in materiale plastico e la relativa attrezzatura da lavoro.   L’esame del materiale stoccato sull’area ha permesso di rilevare la presenza di balle di indumenti usati provenienti dall’attività di raccolta nei centri urbani, ceste metalliche, contenitori in plastica, banchi da lavoro e due bilance.   Il deposito veniva utilizzato per il commercio all’ingrosso, il recupero, la messa in riserva e il trattamento di rifiuti tessili di seconda mano, privi di igienizzazione e sanificazione. L’attività imprenditoriale è risultata completamente sconosciuta al fisco, nonché priva delle necessarie autorizzazioni per il suo svolgimento.   All’interno del deposito, i finanzieri hanno constatato la mancata installazione di un impianto antincendio, obbligatorio per contenere la notevole quantità di materiale infiammabile. Parte degli abiti usati erano già pronti per essere immessi su un mercato “parallelo”, privi di qualsiasi documentazione atta ad attestare la legittima provenienza e a garantirne tracciabilità e qualità.   Grazie all’intervento di tecnici della società erogatrice di energia elettrica è stato accertato, altresì, che il contatore posto all’esterno dell’edificio era stato manomesso, in modo da consentire l’allaccio abusivo alla rete nazionale.   Il responsabile, un 50enne italiano gravato da precedenti, che operava all’interno dei locali, è stato denunciato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli per illecita gestione di rifiuti, per le violazioni in tema di certificazioni obbligatorie per la prevenzione incendi, nonché per il furto di energia elettrica.

Cimitero delle Fontanelle aperto per i turisti l’8 dicembre

Dopo cinque anni di lavori per mettere in sicurezza la cavità tufacea, l’8 dicembre riapre al pubblico il Cimitero delle Fontanelle, tra i luoghi più iconici della tradizione napoletana.

Dopo un lungo periodo di chiusura, il Cimitero delle Fontanelle è pronto a tornare accessibile al pubblico. L’apertura, programmata per l’8 dicembre, rappresenterà uno degli appuntamenti culturali più attesi del Natale 2025. Il sito era stato interdetto nel 2020 per problemi di sicurezza legati a infiltrazioni e instabilità del terreno, condizioni che rendevano impossibile garantire visite in sicurezza.

Una riapertura attesa che restituisce alla città un luogo simbolo

Il Cimitero delle Fontanelle è molto più che un semplice luogo di culto: nella grande cavità tufacea che si apre nel cuore della Sanità, per secoli i napoletani hanno custodito rituali, memorie e antiche tradizioni legate alle “anime pezzentelle”. La chiusura aveva interrotto un legame fortissimo tra il quartiere e uno dei suoi spazi più identitari.

Ora, dopo interventi di consolidamento e recupero, il sito potrà finalmente accogliere nuovamente cittadini e visitatori. Un ritorno particolarmente significativo, vista la crescita del turismo culturale che negli ultimi anni ha ridisegnato i percorsi della città.

La Sanità tra valorizzazione e autenticità

La riapertura delle Fontanelle si inserisce in un momento di profondo fermento per il Rione Sanità, oggi uno dei quartieri più vivaci sul piano culturale e turistico. Nonostante il crescente interesse dei visitatori, la zona ha mantenuto la sua anima popolare e spontanea.

Questo evento si affianca inoltre a un’altra attesa inaugurazione: lo svelamento del Teatro di Nerone all’Anticaglia, anch’esso protagonista di un percorso di recupero e valorizzazione. Insieme, questi due luoghi restituiranno alla città un patrimonio immenso, arricchendo ulteriormente il circuito culturale che dal quartiere si estende verso il centro storico.

Un tassello importante per la memoria collettiva

La riapertura del Cimitero delle Fontanelle ha un valore che va oltre l’aspetto turistico. Per molti napoletani, è un luogo legato alla spiritualità popolare, alla storia delle comunità del passato, a un rapporto unico con la morte e con la memoria. Tornare a viverlo significa riappropriarsi di una parte essenziale dell’identità cittadina.

Boscoreale, al via i lavori di istallazione urbana “Nebula”

Riceviamo e pubblichiamo
Boscoreale punta sull’arte come elemento di rigenerazione urbana Al via i lavori per Nebula, un’installazione urbana che punta a diventare il nuovo landmark della cittadina vesuviana
A Boscoreale l’arte accende una nuova energia e inaugura un percorso di rigenerazione urbana che restituisce luce, significato e futuro alla centralissima via Tenente Angelo Cirillo. La cittadina ai piedi del Vesuvio si prepara a vivere una trasformazione urbana grazie a un’iniziativa promossa dal Comune di Boscoreale e sostenuta dalla Regione Campania, che si pone l’obiettivo di offrire, attraverso una serie di installazioni artistiche, una nuova esperienza di uno degli spazi più identitari del centro storico.
“Nebula nasce dal desiderio di regalare a Boscoreale un’immagine nuova e immediatamente riconoscibile. Abbiamo voluto creare un simbolo capace di parlare al passato e al futuro della città attraverso un linguaggio universale come quello delle nuvole: semplice, evocativo e profondamente umano. È un’opera sospesa, delicata ma identitaria, pensata per rappresentare una rinascita urbana e comunitaria” – spiega l’architetto Fabio Marano, autore dell’installazione insieme al team FAMA – Architecture and More, con la collaborazione creativa di Nicola Uliari.
È in questo contesto che prende forma “Nebula – Le Nuvole di Boscoreale”, un’installazione aerea composta da grandi nuvole sospese che accompagneranno i passanti lungo la storica “via del Popolo”. Leggere, fluttuanti e poetiche, queste forme evocano i vapori antichi del Vesuvio e i cieli mutevoli dell’area pompeiana, trasformandosi in un segno contemporaneo capace di unire memoria e futuro. Un sistema di illuminazione dinamica renderà l’opera viva e mutevole, in dialogo costante con i ritmi della città.
Nei giorni scorsi sono partiti i lavori preliminari per l’installazione dei primi 70 metri di Nebula, che offriranno a Boscoreale una suggestiva anteprima dell’opera completa. Questo tratto iniziale diventerà una delle attrazioni più attese del prossimo Natale, regalando a via Tenente Angelo Cirillo un’atmosfera nuova e altamente scenografica.
Con Nebula, Boscoreale compie un passo deciso verso un nuovo modo di immaginare gli spazi pubblici: più belli, più partecipati, più capaci di raccontare la comunità che li vive. Un nuovo landmark, destinato a diventare motivo di orgoglio e una firma luminosa sulla città.
Nebula non è un semplice elemento di arredo, ma una presenza artistica permanente che imprime un nuovo carattere al cuore di Boscoreale, generando senso di appartenenza, riconoscibilità e un forte impatto visivo ed emozionale. La sua forza evocativa mira ad attrarre cittadini, visitatori e nuove energie, diventando catalizzatore di creatività, turismo e vita sociale.
Il progetto si inserisce nel più ampio piano di rigenerazione urbana avviato dall’Amministrazione guidata dal sindaco Pasquale Di Lauro, che prevede la progressiva pedonalizzazione dell’area, la ridisegnazione degli spazi, l’eliminazione dei marciapiedi, il rifacimento della pavimentazione e il potenziamento del sistema di videosorveglianza. Parallelamente, sono già operative incentivi per chi desidera investire in nuove attività commerciali lungo la strada, con agevolazioni fiscali mirate a sostenere la vitalità economica del centro storico.

Afragola, furto di un pappagallo: ritrovato dalla polizia locale e consegnato al proprietario

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Riceviamo e pubblichiamo

La Polizia Locale della Città di Afragola diretta Dirigente Comandante Colonnello Antonio Piricelli, a seguito di denuncia di furto di un pappagallo da parte di un cittadino, dava immediatamente avvio alle attività di indagini finalizzate al ritrovamento dell’uccello ed ad individuare gli eventuali responsabili. Dopo una serie di accertamenti e verifiche poste in essere, le attività investigative portavano ad individuare un cittadino, quale presunto responsabile.

Dalle risultanze delle attività poste in essere il pappagallo veniva recuperato e restituito al legittimo proprietario. Il responsabile del furto veniva denunciato all’Autorità Giudiziaria in stato di libertà.

Emozioni di luce: attrazioni natalizie a Pomigliano d’Arco

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Piazza Giovanni Leone e le strade limitrofe si accendono per le feste natalizie con l’iniziativa “Emozioni di luce”

Le feste natalizie si avvicinano e Pomigliano d’Arco ha iniziato ad addobbare le strade e le piazze per creare un’atmosfera magica tipica del Natale. Domenica 29 novembre nella piazza principale della città c’è stata la prima accensione di luminarie artistiche accompagnate da spettacoli per bambini.   Con il progetto “Emozioni di luce” l’obiettivo dell’amministrazione è promuovere il territorio e sostenere il commercio locale; motivo per cui le luminarie e le attrazioni resteranno accese il più a lungo possibile. Inoltre, è stato indetto, sempre dall’amministrazione, il concorso “Natale in vetrina” riproposto come seconda edizione per valorizzare la creatività e l’impegno dei commercianti. Durante le feste le vetrine più originali a tema natalizio saranno premiate da due giurie: una di esperti in design, un’altra formata dai cittadini che voteranno dai social. Il primo premio sarà di 750 euro, il secondo 550 e il terzo 300

Sabato 6 dicembre, invece è previsto un secondo momento di accensione che coinvolgerà il Parco delle Acque. In questa occasione verranno illuminate anche le strade periferiche, così da valorizzare non solo il centro di Pomigliano d’Arco ma anche le aree più decentrate.

Lunedì 8 dicembre al parco pubblico Giovanni Paolo II, sarà inaugurato il luna park che includerà una pista di pattinaggio e varie giostre per bambini. Sono stati inoltre previsti alcuni biglietti gratuiti destinati alle famiglie meno abbienti.

Per l’evento sono stati stanziati oltre 200.000 euro, tra risorse della Città Metropolitana e fondi dell’amministrazione comunale

Ottaviano verso le comunali, Picariello rompe il silenzio: “Servono stabilità e serietà”

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Intervista al consigliere più votato della minoranza. Profilo basso alle ultime regionali, ma ora dice: “Non sarò mai un problema, ma servono patti chiari”   

È stato il più votato della coalizione con settecentoquarantacinque voti e una lista tutta sua capace di totalizzare quasi il 9% alle ultime elezioni amministrative ad Ottaviano. Ora la città torna al voto dopo la sfiducia a Biagio Simonetti e, a partire dal posizionamento pacato e composto nelle regionali, Felice Picariello, può essere certamente uno dei papabili candidati alla carica di sindaco.

A questo punto c’è chi penserà che si metterà in proprio…  No, penso che in politica mettersi in proprio non paga mai. La politica è capacità di stare insieme e soprattutto volontà di dare una mano quando questa è necessaria. Ma soprattutto offrire un contributo di idee oltre che elettorale per realizzare la costruzione di un progetto amministrativo utile alla città e alla sua comunità. Sostanzialmente è quello che ha fatto lei nel 2023 sostenendo la candidatura di Ferdinando Federico?  Assolutamente si, convintamente. Mi fu chiesta una mano e con spirito di servizio e dedizione, col mio gruppo, decisi di costruire una lista e sostenere un progetto politico. Sostegno che per il significato politico si è dimostrato indispensabile sia dal punto di vista elettorale ma in particolar modo per il contributo ideale. Fu una campagna elettorale molto appassionante, fummo capaci di parlare di temi e fummo sconfitti da accordi elettorali che poi si sono rilevati fallimentari. Insomma, avevamo ragione. E quindi adesso tocca a lei? Si aspetta un sostegno condiviso?  Il tema non è a chi tocca, questi sono processi da condividere, proprio perché la politica e saper stare insieme. La questione è fortemente legata al rispetto della storia e dell’impegno di ognuno. Tutto va contestualizzato col momento storico: ci sono momenti in cui bisogna stare accanto e momenti in cui devono starti accanto. È la più elementare regola della politica. Guardi in Campania, il Pd pur avendo governato per 10 anni ed essendo un partito con percentuale doppia ai 5S, ha accolto Fico e l’ha fatto suo. Quindi, per citare Zaia in una recente intervista al Corriere della Sera, Lei vedrà di essere un problema?  Così mi fa sorridere. Un problema mai, ascolti, io sono a disposizione degli altri. Se il mio consenso unitamente alla mia esperienza e visione politica lo si ritiene utile per costruire un vero progetto politico io ci sto altrimenti non sono indispensabile. Per me oggi, più di ieri, è tassativa la volontà collettiva di costruire un gruppo di lavoro che abbia voglia e capacità di dare risposte serie e concrete alla città. Non ritengo utili alleanze con chi già è avversario prima di iniziare. O c’è la voglia di stare insieme e lavorare tutti nella stessa direzione o è meglio lasciar perdere. La gente oggi ci chiede stabilità e serietà, e mi pare anche giusto. Sembra di capire che per Lei nulla è scontato…  Mi pare evidente che un uomo come me, che ha fatto dell’impegno politico una passione viscerale con battaglie anche di forte esposizione, necessita oramai di motivazioni forti. Perché la politica è una seria responsabilità, un faticoso impegno, soprattutto quella esercitata sui territori. E quando si guardano i cittadini negli occhi non è affatto uno scherzo, bisogna avere le idee chiare e la capacità di realizzare.  

Quando le erbe delle terre vesuviane erano usate non solo in cucina, ma anche dai medici

Correda l’articolo l’immagine del “Contadino di Somma” dipinto da Marco De Gregorio a metà dell’’800. Scrissi in un articolo: “Il contadino di Somma ha il volto scarno e ruvido della fatica: la struttura triangolare della testa, il solco sulla guancia destra, il contrasto netto tra luce e l’ombra accentuano i tratti della magrezza. La bocca è una nera ferita, modula a fatica un sorriso di sorpresa e di disincanto, lo sguardo è vigile, sotto il peso delle palpebre. Ma questo contadino è, infine, una solida figura, è un fiero padrone del suo spazio, che è fatto di pietra, di verde, di cielo. Il suo cappello, costruito con pochi e saldi tocchi di pennello, ha la perfetta semplicità di una corona e le sue mani gonfie stringono la cima del bastone come se fosse l’elsa di una sciabola o uno scettro”.   L’asparago officinale Michele Tenore lo trovò, intorno al 1820, nelle siepi a Madonna dell’Arco: i monaci gli dissero che era un’erba miracolosa, poiché dava forza al cuore, era diuretica e scioglieva i calcoli. I Vesuviani mangiavano anche rucole coltivate e selvatiche, credevano che l’arucola di Spagna li liberasse dalla tosse e, con l’aggiunta di senape, che trovavano lungo le strade, diventasse un rimedio efficace contro lo scorbuto. I Romani credevano che un infuso di ruchetta e di aceto cancellasse le lentiggini. Contro lo scorbuto funzionavano anche le rape selvatiche che popolavano soprattutto il Granatello, e da cui gli speziali della costa traevano uno sciroppo miracoloso. L’identità vesuviana si forma anche attraverso l’esperienza di donne e di uomini che per secoli hanno percorso la montagna alla ricerca di cibo e di legna per il fuoco e hanno violato le proprietà private, spinti dal bisogno o dalla confusa, istintiva certezza che il Somma- Vesuvio è di tutti, sempre, e non solo nei giorni della catastrofe. A metà dell’’800 i padroni delle terre protestano con il Sottointendente, perché “là sulla montagna nostra di Ottajano e propriamente sulle contrade Piscinale e Carcova vedono con sommo raccapriccio e ogni giorno una masnada di ladruncoli, di uomini e di donne, non escluse mandrie di capre e di pecore, i quali in tutta la linea fanno mano bassa e devastano quanto trovano in essi fondi, di erbe, legname, vimini e arutoli e frutti, in guisa da renderli tabula rasa. Questi devastatori sono di tutte le nazioni, cioè di Somma, e anche di Ottajano, e specialmente dei rioni Avini, Zabatta e Madonna della Scala, i quali si divertono ad esercitare l’industria di allevare animali vaccini a danno di noi proprietari, che sono costretti a correre l’alea o di uccidere o di essere uccisi da essi, perché armati di roncole e di altre armi.”. I mandriani cercavano soprattutto le veccie e alcune specie di latiro: lo sferico, che il Pasquale trovò solo ai Canteroni, il silvestre, diffuso a Pompei e alla Vetrana, il tenuifolius, che a Somma chiamavano dolaca, e serviva per pascolo e per la salimme, cioè il sovescio. La ruta era, per Plinio, anche un antidoto contro tutti i veleni, funghi e morsi di serpenti, “tanto che le donnole mangiano ruta quando si accingono a combattere con i serpenti”. La medicina antica credeva che fosse un rimedio efficace per l’emicrania. Il Maione allevava con l’erba medica le api, e i pastori allevavano le greggi, anche perché non era grande la disponibilità di tribulone, sufficientemente diffuso solo lungo gli alvei di Somma e intorno a Pompei, e di tribuli muscarelli, il fieno greco corniculato, che era abbondante soprattutto  nelle vigne e nei frutteti di Portici, di Ottajano, di Torre del Greco: la medicina popolare ne faceva uso nei cataplasmi contro la febbre, per ridurre gli zuccheri nel sangue, e aumentare il latte delle puerpere e i suoi semi erano considerati un balsamo per il fegato. Gli antichi lo somministravano in decotto alle donne che soffrivano di ulcere vaginali. Solo a Somma e ai Canteroni erano diffusi l’astragalo, o ranfa di gatta, o centro di gallo e la falsa rucola che, nascosta tra i lupini, veniva svelata dal suo odore particolare. C’erano 18 tipi di trifoglio: i più comuni risultavano il repens, chiamato dai contadini ceuzolle; il pratense, noto localmente come scappuccella; il moscatello, il patrini, il sciurillo, il comune “che è perenne verso il monte di Ottajano ”.  Il trifoglio incarnato veniva coltivato nei prati artificiali insieme con la fienarola e il trifoglio bituminoso; la fasolina selvatica, che i contadini vesuviani cercavano ai margini delle selve e dei campi, veniva consigliata dalla medicina popolare anche come vermicida. E così la gramigna, la grammegna, apprezzata anche come diuretica. Dienti di cane o di cavallo chiamavano il cipero olivare, un’erba dannosa per i campi coltivati, mentre è certo che i Vesuviani non usavano mangiare i dolcichini, i tubercoli delle radici del cipero esculento. Dice Plinio che “i triboli “erano rinfrescanti, che la radice, raccolta da chi era in stato di castità, eliminava la scrofolosi, che il seme, a portarlo addosso, calmava i dolori delle varici, mentre, tritato e sciolto nell’ acqua, uccideva le pulci. Una poltiglia di gramigna rimarginava le ferite, il decotto della radice curava le coliche e sbriciolava i calcoli, i suoi semi si credeva che fossero un potente diuretico. Stretta in nove nodi e avvolta in un panno nero, combatteva la scrofolosi e gli ascessi, a patto che venisse raccolta, e somministrata, da un uomo digiuno. La cicerchia veniva coltivata negli angoli degli orti di Boscoreale e di Terzigno, mentre tra Resina e Torre del Greco già negli anni di Murat alcuni contadini avevano avviato la coltivazione del carrubo, e la sciuscella verace entrava nella dieta degli uomini e dei cavalli. La Montagna forniva gli odori: prezzemolo, rosmarino, tre tipi di micromeria, di cui la juliana fu trovata dal Pasquale solo sui muri di Sant’ Anastasia e sulle rovine di Pompei, dove si distingueva tra le altre erbe per il suo intenso odore, simile a quello del cedro.

Sant’Anastasia, all’Istituto comprensivo Leonardo Da Vinci si parlerà di bullismo e cyberbullismo

Riceviamo e pubblichiamo

Sant’Anastasia – In collaborazione con l’Arma dei Carabinieri, l’Amministrazione Comunale di Sant’Anastasia ha inteso promuovere incontri rivolti agli studenti della scuola secondaria di primo grado, per sensibilizzarli al rispetto delle regole ed alla convivenza civile, al fine di prevenire fenomeni di bullismo, cyberbullismo e devianza giovanile.

L’appuntamento è per il 10 dicembre prossimo – ore 10:00 – presso l’Istituto Comprensivo Leonardo Da Vinci, ove si terrà il convegno dal titolo “Presidio di civiltà: i carabinieri incontrano la scuola media per affrontare il grave problema del bullismo e del cyberbullismo”.

“L’incontro – spiega il prof. Francesco Martinelli, responsabile scolastico del bullismo e Cyberbullismo – vuole proporre un’iniziativa di alto profilo istituzionale, di valore sociale e didattico, per far luce sulle nuove frontiere dell’educazione alla legalità tra i ragazzi. In un’epoca caratterizzata da una rapida e imprevedibile metamorfosi dei canali comunicativi che talvolta dischiudono vie inattese al disagio ed alla prevaricazione, nonché a comportamenti devianti, le istituzioni si mobilitano con rinnovato zelo per tutelare la serenità e l’integrità del tessuto sociale giovanile”.

Ai rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri, che saranno presenti, andrà il compito non facile di spiegare con parole semplici una tematica dai risvolti e contenuti molto particolari, in modo tale da lanciare messaggi educativi sulla legalità e allo stesso tempo essere portavoci di un messaggio di ferma dissuasione e  consapevolezza civica.

Saranno gli alunni, infatti, a fare le domande alle Forze dell’Ordine, in merito alle varie questioni inerenti al bullismo ed al cyberbullismo, quest’ultimo particolarmente insidioso.

L’incontro non vuole solo far comprendere ciò che è inerente alle leggi vigenti, ma vuole elevarsi al momento di dialogo proattivo.

“L’intento del nostro istituto – continua il professor Francesco Martinelli – è quello di voler apporre un tassello fondamentale nell’opera di prevenzione e di sensibilizzazione, invitando studenti e docenti a riflettere con intelligenza anche sulla dimensione etica che costituisce un momento fondamentale nei rapporti sociali. Da questo incontro ci si augura una rinnovata e più feconda intesa tra scuola, famiglia e Forze dell’Ordine, quale vera garanzia per uno sviluppo di costruttive relazioni interpersonali”.

“La scuola rappresenta il primo luogo in cui si formano cittadini consapevoli e responsabili e rispettosi delle regole. In un contesto sociale in continua evoluzione, diventa fondamentale promuovere la cultura della legalità e il senso civico già a partire dalla scuola secondaria di primo grado. Purtroppo, i fatti di cronaca attuali e

l’importantissima memoria storica di quelli passati – afferma l’assessore alla P.I. Veria Giordano – dettano l’esigenza di creare alleanze sempre più consolidate tra i cittadini e le Istituzioni al fine di responsabilizzare i singoli verso la collettività e la convivenza civile. In particolare, tra i giovani, è urgente il bisogno di sviluppare la partecipazione attiva degli studenti e delle studentesse per promuovere la cultura democratica, il rispetto dello Stato, delle Istituzioni e del prossimo come strumento per contrastare ogni forma di violenza e accrescere la coscienza civica e il coraggio civile”.