É “folk rock” il nuovo spettacolo di Fabio Fiorillo

Presentato il nuovo progetto concertistico, scritto e interpretato dall’artista Fabio Fiorillo. Ospite della rassegna Decantati, Fiorillo ha coinvolto ed emozionato il pubblico presente.

I colori caldi del folk si uniscono ai toni forti del rock, è questo il mix esplosivo del nuovo progetto concertistico dell’artista Fabio Fiorillo. Un tributo al mediterraneo, alla musica delle origini, alla nostra tradizione sonora, che Fiorillo studia e reinterpreta sempre con grane passione, riuscendo a coinvolgere il pubblico in uno spettacolo che emoziona e trascina.

C’è la tradizione, l’arte, la musica, ma soprattutto ci sono le voci di culture diverse che si intrecciano e si uniscono, forse anche per questo il nuovo progetto artistico prende il nome dall’unione di due generi musicali, forse solo apparentemente lontani. «Folk Rock» è lo spettacolo con cui Fabio Fiorillo ci accompagna per mano attraverso i luoghi da lui amati, utilizzando la musica per regalarci un viaggio tra suoni e culture.

Ospite della rassegna Decantati, organizzata e promossa da Magmamà, Upnea, Auanasgheps, sul palco de La Distilleria-Feltrinelli Point, Fabio Fiorillo è stato accompagnato dalla la Folk Rock band, Franco Ponzo alla chitarra, Gabriele Borrelli alle percussioni, Roberto Marangio al basso, lo spettacolo è stato accompagnato dalla danzatrice Roberta D’Amore.

San Giuseppe Vesuviano. L’amministrazione Catapano commemora Padre Gino Ceschelli

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Il 23 settembre è stato il 70° anniversario del martirio di P. Gino Ceschelli. L’amministrazione Comunale lo ha ricordato con un manifesto dimenticando i motivi che portarono al vile gesto.

Padre Gino Ceschelli nasce a Motta di Livenza il 8/05/1902. Arriva a San Giuseppe Vesuviano nel 1941 come sacerdote della Congregazione dei Padri Giuseppini.

Fino all’8 settembre 1943 San Giuseppe Vesuviano sapeva che l’Italia era in guerra perché quando partivano le reclute dalla stazione in via Auricchio arrivava sempre la fanfara e tutti i gerarchi indossavano l’uniforme da parata. A seguito dell’armistizio nulla cambiò in paese: il podestà Auricchio rimase al suo posto, la vita seguiva il solito corso, niente impressionò particolarmente i cittadini, fatto eccezione per uno strano via vai di mezzi corazzati tedeschi che da sud puntavano verso il nord. Solo pochi reparti si attestarono a monte e a valle del paese per rallentare l’avanzata degli Americani da poco sbarcati a Salerno.

Ma il 17 settembre 1943, era di venerdì, aerei inglesi bombardarono l’abitato in più ondate causando oltre 95 morti e decine di feriti. Il punto più colpito fu la zona di via Lavinaio, ma bombe caddero anche a S.M. la Scala, alla Zabatta, ai Casilli e nella stessa piazza Garibaldi. La gente si svegliò dal torpore in cui l’aveva tenuta lo stato fascista e di colpo si trovò a toccare con mano il dramma che tutto il mondo viveva oramai dal 1939. Gli unici aiuti alla popolazione civile vennero dal giovane sacerdote che si prodigò per il recupero delle salme e dal noto farmacista di Piazza Garibaldi, il dott. Armando Giordano, che aiutato dal giovane figlio Aldo attrezzò un’infermeria da campo nell’androne di casa sua a fianco all’attuale farmacia. Dei gerarchi fascisti che per oltre vent’anni si erano pavoneggiati in piazza nemmeno l’ombra.

Da quel momento anche il comportamento delle truppe tedesche in ritirata cambiò. Molti si diedero al saccheggio, visto che il grosso della popolazione civile era fuggita in montagna, sostenuti ed aiutati da sciacalli locali i quali indicarono alla soldataglia nazista le case più ricche e facoltose. L’unica voce che si alzò fu solo quella di Padre Gino Ceschelli il quale, grazie all’ottima conoscenza del tedesco, parlava chiaramente con i soldati germanici. La grossa frizione con le truppe occupanti si ebbe una settimana dopo, il 23 settembre, quando i tedeschi iniziarono a rastrellare tutti gli uomini validi per fornire forza lavoro alle loro aziende in Germania, furono arrestati anche alcuni sacerdoti.

don Gino Ceschelli non ebbe remore, alzò la voce con gli ufficiali ricordando loro l’onore di soldati, questi irritati lo condussero in un vicolo prossimo alla piazza e lo uccisero con un colpo alla nuca. Subito alcuni sciacalli gli rubarono le scarpe. Erano le 14,30 del 23 settembre 1943. Lo Stato italiano si ricordò di questo giovane sacerdote, aveva solo 41 anni quando morì, nel 1956 conferendogli la Medaglia d’Oro al Valor Civile,mentre il Comune gli intestò la strada dove fu ucciso. Una lapide vicino al vecchio municipio ne ricorda l’evento.

Ma gli sciacalli locali non si limitarono solo a fare da guida ai nazisti per depredare le ricche residenze sangiuseppesi, furono sicuramente presenti all’omicidio e molti indizi portano a pensare che la loro mano diede fuoco all’anagrafe nella casa comunale dove oltre a conservare i dati dei cittadini erano conservati gli atti riguardanti i cespiti comunali. Testimoni dell’epoca parlarono di sospetti passaggi di mano di fondi che, molto probabilmente,erano di proprietà pubblica.

E’ strano che il sindaco Catapano, che di mestiere fa l’avvocato penalista, abbia scritto un manifesto per commemorare la vittima di un omicidio e poi abbia omesso di ricordare i mandanti e gli esecutori del fatto e, codsa ancor più grave, non dica niente sulla refurtiva che il povero prete intendeva sottrarre ai criminali nazifascisti. Molto probabilmente il suo agire ha subito la censura preventiva della sua parte politica, lui che non festeggia il 25 Aprile, difficilmente avrebbe potuto puntare l’indice su coloro che sono stati i progenitori della suo credo politico.

Ma c’è un altro attore di quel periodo che non risulta da nessuna cronaca dell’epoca: il comandante della milizia capitano Florio. Per un ventennio questo signore fece il bello e il cattivo tempo a San Giuseppe Vesuviano distribuendo olio di ricino e manganellate senza che nessuno potesse ostacolarlo. Anche noti professionisti e gerarchi locali subirono le angherie di questo rappresentante dello stato fascista. Di questo signore dal manganello facile non troviamo nessun riferimento nella cronaca locale durante il settembre 1943, bensì lo troviamo a fare il comandante della Polizia Municipale nell’immediato dopoguerra, nominato dal potere repubblicano composto in gran parte da personaggi del passato regime che avevano cambiato casacca.

Gli anziani ricordano che quel 17 settembre 1943 era una bella giornata di sole, peccato che a difendere la Città mentre cadevano le bombe alleate erano solo un giovane prete e un vecchio antifascista. Onore al merito, da soli hanno riscattato un intera comunità.
(Le notizie storiche sono tratte da San Giuseppe Vesuviano nella Storia, Il Vesuvio e le Sue Eruzioni. Silvio Cola. 1958 Ed. STEM Napoli.
Fonte foto: Rete Internet)

Cobas scatenati alla Fiat di Pomigliano e nel centro di Napoli

Picchetti e blocchi davanti allo stabilimento automobilistico contro le politiche del Lingotto. Quindi corteo a Napoli.

Per tutta la notte e fino al mattino inoltrato tensioni sociali alla Fiat di Pomigliano e a Napoli. Circa trecento tra operai, studenti e disoccupati aderenti ai sindacati di base Cobas, Si Cobas e ai Carc hanno tentato, a partire dalle quattro di stamane, di bloccare le produzioni della Fiat di Pomigliano.

I manifestanti si sono piazzati davanti ai principali varchi d’accesso della grande fabbrica automobilistica. Alcuni di loro brandivano mazze di legno e indossavano caschi per evitare " eventuali" manganellate. Ma la strategia adottata dalle forze dell’ordine, che non sono mai entrate in contatto diretto con i dimostranti, alla fine ha avuto successo. Nel frattempo sono stati aperti dei varchi alternativi a quelli tradizionali, attraverso cui l’azienda ha fatto entrare le auto con a bordo gli operai, comandati per il primo turno di lavoro, quello compreso tra le sei mattino e le 2 del pomeriggio.

Produzioni Panda regolari, dunque. All’alba gli scioperanti, in lotta contro "la precarietà, per la piena occupazione e le politiche padronali di sfruttamento", si sono quindi diretti sul vicino raccordo autostradale dell’asse mediano. Qui è stato effettuato un blocco di circa un’ora, che ha provocato una lunga coda di automobili provenienti dall’area nord dell’hinterland. Alle sette la protesta ha conosciuto una prima tregua. Studenti e lavoratori si sono di nuovo concentrati sul ponte del varco principale della Fiat, il varco numero uno, per cui il traffico è tornato a scorrere sulle arterie intorno allo stabilimento.

Alle dieci i manifestanti, molti quelli provienienti dal nord Italia, da Mirafiori e dalla Granarolo di Bologna, si sono diretti a Napoli. Qui hanno bloccato via Marna e occupato gli uffici della direzione del Lavoro.

Somma, due i nuovi assessori per la seconda giunta Allocca in pochi mesi

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Le new entry: Carlo Esposito e Pietro Corcione. La ricomposizione avvenuta durante una riunione di maggioranza, questa mattina le nomine. Le foto dei neo assessori

E gli «indiani» vinsero la battaglia. Fumato il calumet della pace in una riunione di maggioranza svoltasi ieri sera nell’ex sede del Pdl, il novello generale Custer, alias il sindaco Raffaele Allocca non ha perso, come accadde al vero ufficiale statunitense, l’ultima battaglia.

Il summit degli eletti sui banchi di governo ha dato il placet alla formazione della nuova giunta e le novità sono soltanto tre. La prima è il siluramento di un unico assessore, Michele Rea. Il delegato al bilancio fino a qualche giorno fa, già revisore dei conti al comune di Somma, non entra in giunta. Le altre due novità sono rappresentate dai neo assessori che il sindaco ha voluto in squadra: Carlo Esposito, architetto in arrivo dalla vicina Pollena Trocchia, e Pietro Corcione, imprenditore indicato da Forza Somma. Tutto il resto dell’esecutivo non subisce stravolgimenti, anche se non si conoscono ancora i compiti che ognuno degli assessori avrà: restano Salvatore Di Sarno, Maria Caroprese, Tommaso Granato, Antonio Bucci e Angela Carcaiso.

Punto e a capo in pochi mesi, con una crisi che aleggiava come una spada di Damocle sul governo Allocca ter fin dalla prima seduta di consiglio comunale e culminata prima con la lettera firmata dai consiglieri Giuseppe Di Palma, Giuseppe Sommese e Antonietta Esposito che indicavano al sindaco la via della risoluzione (leggi l’azzeramento dell’esecutivo), poi con l’atto conseguente di Allocca che ha raccolto le istanze e annullato le nomine. Oggi si riparte, in attesa del consiglio comunale programmato per lunedì 30 settembre, seduta nella quale oltre alle numerose interrogazioni, il sindaco dovrà comunicare non soltanto in maniera ufficiale i nomi del suo secondo esecutivo, ma pure le linee programmatiche che l’amministrazione dovrà seguire nei prossimi anni.

Sinistra contro sinistra nella vicenda Ipercoop

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In Campania la Cgil sciopera contro le coop che vogliono chiudere e licenziare. Il presidente di Legacoop parla di “problemi causati da concorrenza sleale e camorra”. Di Tuoro (Filcams-Cgil): “Una caduta di stile: qui hanno avuto tante agevolazioni”.

La Coop che chiude e licenzia. Licenziamenti collettivi, di quelli massicci. Il sistema delle cooperative “rosse”, figlio del vecchio Pci, che segue la logica aziendale dei numeri di questa crisi abissale e che entra in conflitto con la Cgil, un tempo parte integrante della grande comunità delle cooperative. Succede in Campania. Nel resto d’Italia no. Solo in Campania, almeno per il momento.

Sinistra contro sinistra. La Unicoop della rossa Livorno vuole fare le valigie, vuole lasciare Napoli. Ma la Cgil batte i pugni e fa scioperare. Si grida allo smantellamento occupazionale e produttivo. Partendo dall’Ipercoop di Afragola, dalla chiusura e dal contestuale licenziamento dei 225 dipendenti. Ma sono in pericolo anche gli altri 500 addetti dell’intera catena regionale di negozi e le centinaia di operai dell’indotto. Lavoratori che da più di un anno sono in guerra con la coop, di cui loro stessi sono soci. Scioperi a oltranza, blocchi. Manifestazioni messe a segno anche in “trasferta”, fino a Livorno.

“Non c’è più la Coop, è morto lo spirito cooperativistico, non c’è più la sana politica”, hanno scritto su striscioni e magliette i lavoratori campani. Giuliano Poletti, il capo dei capi della cooperazione italiana, presidente di Legacoop, in televisione ha detto che “in Campania c’è un problema di concorrenza sleale e di criminalità organizzata”. “Una caduta di stile questa del presidente”, la stizza di Luana Di Tuoro, sindacalista, della segreteria regionale della Filcams, il sindacato di categoria della Cgil che si occupa di commercio e servizi. “Che il territorio sia difficile è vero – ammette l’esponente del sindacato guidato da Susanna Camusso – ma la Coop qui ha ottenuto anche grandi agevolazioni”.

Erano gli anni Novanta. Gli anni del dominio assoluto di Antonio Bassolino. Un’epoca d’oro per l’allora coop Toscana-Lazio: decine di punti vendita realizzati in pochissimo tempo e migliaia di assunzioni. Poi le cose sono andate sempre peggio. E la crisi di questi anni, più forte che mai nel Napoletano, ha aumentato la voglia di andare via, di mollare tutto. Rosario Stornaiuolo, presidente di Federconsumatori Campania ed ex segretario generale della Filcams-Cgil di Napoli, uno dei fondatori della coop campana, ha un tono tra il deciso e l’indignato. “Nel 1975 – ricorda – abbiamo aperto il primo punto vendita Coop a Pomigliano, in via fratelli Bandiera, per rispondere alla domanda degli operai dell’Aeritalia e dell’Alfasud, che chiedevano prodotti di qualità a prezzo popolare”.

“Ora invece questa situazione ci lascia sgomenti – la delusione dell’esponente della sinistra storica partenopea – chiudono e licenziano proprio in un momento di grande difficoltà sociale. Se vanno via non fallirà solo la cooperazione in Campania: sarà un brutto esempio per tutta la cooperazione nazionale”. Da Napoli vengono rivendicati investimenti per il rilancio “non solo di un tessuto produttivo ma anche di un’idea”. Le più potenti coop della grande distribuzione, Adriatica ed Estense, hanno offerto capitali in cambio di salari quasi dimezzati e contratti in deroga al contratto nazionale. Un po’come ha fatto Marchionne con la Fiat. Ma il piano di salvataggio fatto di lacrime e sangue è bloccato dal no dei sindacati e dei lavoratori.

I numeri della crisi però sono spietati e portano “a destra” l’asse politico delle coop emiliane. Lo conferma Massimo Pelosi, dirigente di Unicoop e vicepresidente di Legacoop Campania: “Non c’entra lo spirito cooperativistico con la disparità di trattamento contrattuale e salariale tra i lavoratori coop campani e quelli del centronord. Ci possono anche essere contratti diversi purché siamo rispettati i diritti”. Finora il Partito Democratico non ha messo naso in questa faccenda. “E speriamo che la politica faccia solo parte della storia delle coop”, rincara Pelosi. Che però apre uno spiraglio: “Credo che se i sindacati faranno una richiesta ufficiale di riapertura della trattativa allora le coop torneranno al tavolo del confronto”.

Giornate Europee del Patrimonio: al via sabato 28 settembre

L’iniziativa quest’anno si abbina all’apertura fino alle 24 di tutti i luoghi d’arte statali.

La notte è un po’ come il ricordo, sopprime i particolari oziosi. Eppure l’iniziativa del Mibac, rilegge in chiave entusiastica la deroga al principio: «d’arte- la cultura sveglia». Perché a volte parlare di cultura è sempre "contro cultura": il denominatore comune contiene già virtualmente la presa di possesso, l’incasellamento, ma per amare la cultura occorre vitalità. Si sa, niente necessita di più matta energia del possesso.

Anche quest’anno, infatti, il Ministero dei Beni e delle Attività Cultuali aderisce alla Giornate Europee del Patrimonio per promuovere la conoscenza culturale. La novità di quest’anno, è che sabato 28 è previsto un doppio appuntamento gratuito: apertura diurna di tutti i luoghi d’arte statali ed apertura prolungata fino alle 24 per i luoghi d’eccellenza della cultura che aderiscono ad "Una notte al museo". La Sopraintendenza aderisce con una serie di iniziative a partire dalla Reggia di Caserta, dove sono infatti previste a partire dalle 11 di domattina, negli Appartamenti storici, le rappresentazioni "Scene musicali a Corte – Matinèe alla Reggia", oltre alla consueta visita del sito. In programma anche musica e canti dell’accademia musicale ed esibizioni di danza, nelle stesse sale della Reggia.

A Napoli, invece, resteranno aperti il Palazzo Reale; il Museo Archeologico Nazionale; La Reggia di Capodimonte e Castel sant’Elmo. Evento suggestivo anche al Parco Sommerso della Gaiola: "il Family Tour – Snorkeling e laboratorio di biologia marina", grazie al quale si potranno ammirare organismi marini che vivono gli unici fondali. Sabato sera, dunque, tutti al museo: senza dimenticare però, la Giornata Europea della Cultura Ebraica, i cui festeggiamenti sono previsti per il giorno dopo a Villa Pignatelli; e ancora le iniziative Legambiente tra cui "Puliamo il mondo", che nel weekend coinvolge tutti i comuni vesuviani in particolare.
(Fonte foto: Rete Internet)

CAMPANIA CONTEMPORANEA

Pomigliano d’Arco. Giostre per bambini diversamente abili nel Parco Pubblico

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Il sindaco Russo: “Un passo in più verso l’integrazione”.

 Un’altalena e un girotondo per i bambini diversamente abili saranno installate nel Parco Pubblico «Giovanni Paolo II». Le giostre saranno fornite dalla ditta Green Arreda, sono già state scelte e in tempi brevi saranno fruibili, in sicurezza, nel parco urbano della città.

Il girotondo ha un volante centrale, barriere protettive e sedute in polietilene atossico e riciclabile, in colori vivaci e con pavimento antiscivolo, mentre l’altalena è dotata di funi di sicurezza, colonne portanti in acciaio e pavimento antitrauma. «L’idea è nata in concerto con le associazioni che sul territorio si occupano dei diversamente abili – dice il sindaco Lello Russo – e queste prime giostre che collocheremo nel parco urbano sono un passo in più verso l’integrazione». Una piccola «rivoluzione» che consente di abbattere le barriere architettoniche anche laddove sembra più difficile, ossia negli spazi destinati al gioco.
(Fonte foto: Ufficio Stampa Città di Pomigliano d’Arco)

Nola. SOS Villaggio Preistorico

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SEL area nolana consegna nelle mani del Ministro Bray un dossier per salvare il siiuto archeologico.

 Il Ministro Massimo Bray, titolare del dicastero per i Beni e le attività culturali è stato ospite della Festa regionale di SEL mercoledi 25 settembre.

La segreteria del circolo di SELnolana, da sempre attenta alle questioni che riguardano la salvaguardia dei beni cultuirali del territorio, ha colto l’occasione per presentare direttamente nelle sue mani un dossier corredato da un’accorata lettera per chiedere un intervento diretto a favore del Villaggio preistorico dell’età del bronzo, unanimemente considerato un patrimonio unico non solo per il territorio ma per l’intera umanità.

Proprio in questi giorni, infatti, sono partite le procedure di interramento a salvaguardia del sito, essendo stato sinora impossibile concentrare risorse e attenzione sufficiente alla sua messa in sicurezza, valorizzazione e ampiamento, “tuttavia – osservano i promotori dell’iniziativa – restiamo tra quelli che non si rassegnano a questa dolorosa soluzione e reclamiamo dalle Istituzioni una risposta all’altezza della sfida.”

“Abbiamo riscontrato la massima attenzione e disponibilità nel Ministro e nel suo staff – sottolineano dal circolo di via Fonseca – e già nei prossimi giorni chiederemo per tramite dei nostri parlamentari un incontro al Ministero retto da Bray per approfondire la questione. Sappiamo che è una corsa contro il tempo, ma già con la visita di Nichi Vendola al Museo archeologico e con le numerose iniziative politiche di questi mesi abbiamo intrapreso un percorso che auspichiamo ci porti lontano”.

Di seguito il testo della lettera
Gent.mo Sig. Ministro Massimo Bray

In questi giorni a Nola si sta procedendo all’interramento del Villaggio Preistorico, il sito archeologico risalente all’età del bronzo seppellito dall’eruzione del Vesuvio conosciuta come “le pomici di Avellino ( 1800 circa a.C.).
L’interramento del sito sarebbe necessario a causa dell’innalzamento della falda acquifera che ne rende impossibile l’accesso e ne minaccia la distruzione.

Nessuna tra le Amministrazioni pubbliche, in questi anni, è stata in grado di porre rimedio al rischio che correva il “villaggio”, anche per una sorta di atavica rassegnazione delle classi dirigenti meridionali.
Eppure, secondo molti, questo sito rappresenta un patrimonio non solo per il territorio nolano e per l’Italia intera.
Questo luogo porta con sè una componente di “unicità” che ha portato molti studiosi a ribattezzarlo “la Pompei dell’Età del Bronzo”, una testimonianza, forse, si ripete, unica, di come vivevano i nostri antenati quasi quattro millenni addietro

Abbiamo apprezzato, sig. Ministro, l’attenzione che Lei ha più volte avuto nei confronti di alcuni dei più importanti beni culturali del Paese, in primis Pompei e la Reggia di Caserta, per cui, proprio per la specificità che anche il Villaggio Preistorico porta con sè, vogliamo sollecitare l’intervento diretto del Ministero che Lei sta guidando.
L’interramento del “Villeggio” è un segno di resa alle difficoltà, una scelta di retroguardia che non condividiamo perché esprime una continuità ed il rispetto di una gerarchia delle priorità di sempre, che denota il ruolo subalterno dei siti culturali e la scarsa considerazione di vederli anche come volani di occupazione qualificata e di sviluppo economico dei territori.

Noi, sig. Ministro, le chiediamo una manifestazione di volontà decisa e precisa, volta a significare una inversione di tendenza simbolicamente inequivocabile: non interriamo il villaggio preistorico, risolviamo il problema della falda acquifera anche se richiede costi economici notevoli e soluzioni tecniche complesse e riportiamo alla luce anche le altre capanne e gli utensili ancora “protetti” dalla madre terra, lì ancora racchiusi per non scalfire interessi privati.
Gent.mo Dott. Bray, Sinistra Ecologia e Libertà della zona nolana confida nell’intervento del suo Ministero perché la sua formazione umana e culturale, non espressa dai sinedri di malaccorte e stantìe logiche politiche, possa coraggiosamente far affermare un concetto a noi caro: la cultura è la “Koinè” attorno alla quale si misura il grado di crescita evolutiva, di sviluppo sociale, di ricchezza interiore non solo di una comunità locale, ma dell’intera umanità.
SINISTRA ECOLOGIA e LIBERTA’
– zona nolana –

Puliamo il Mondo a Somma Vesuviana e Sant’Anastasia

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Per la città sommese gli appuntamenti sono presso la scuola elementare S. Maria del Pozzo, dove saranno coinvolti bambini e insegnanti e S. Maria a Castello. Villa Tortora Brayda, invece, la località scelta per Sant’Anastasia.

 Il circolo Legambiente di Somma Vesuviana invita tutti i cittadini a partecipare attivamente ai due appuntamenti fissati nell’ambito dell’iniziativa nazionale “Puliamo il mondo”. L’evento, che si svolgerà contemporaneamente in tutta Italia, ha cadenza annuale ed ha come finalità quella di sensibilizzare i cittadini e le istituzioni ad avere cura dei BENI COMUNI richiamando l’attenzione verso quelle aree degradate del territorio dove sono previsti concreti interventi di pulizia e di ripristino con il coinvolgimento di cittadini, aziende e associazioni.

Per la città di Somma Vesuviana un primo appuntamento è fissato per sabato 28 settembre alle ore 9.00 presso la scuola elementare S. Maria del Pozzo, dove saranno coinvolti bambini e insegnanti. Legambiente dà poi appuntamento per domenica 29 settembre alle ore 7.00 a S. Maria a Castello dove si affiancherà a un’iniziativa organizzata e promossa da associazioni e gruppi di liberi cittadini del territorio. “Entrambe le giornate”, sottolinea Giovanni Romano, presidente del circolo cittadino, “hanno inoltre una forte valenza simbolica. Il primo appuntamento, con il coinvolgimento della scuola, ribadisce il forte impegno educativo di Legambiente che da sempre afferma l’importanza di fornire, fin dalla tenera età, una cultura dell’ecologia e dell’ambiente.

L’altro appuntamento, d’altro canto, organizzato da moltissime associazioni locali, paranze, semplici cittadini e promosso da LEGAMBIENTE, coinvolgerà un’area che è rappresentativa del forte legame che unisce la città di Somma alla montagna e al Parco Nazionale del Vesuvio e che, purtroppo sempre più spesso, è vittima di incurie e negligenze”.

Il simbolo anastasiano della campagna di Legambiente “Puliamo il Mondo” è il “polmone verde” del parco noto come il “boschetto”. Appuntamento per circa 180 ragazzi e 70 adulti alle ore 9:00 di sabato 28 settembre, per un intervento di pulizia immersi nel patrimonio arboreo comunale.

E’ un evento sia operativo che simbolico, teso a far conoscere Legambiente, ad aumentare la cultura del rispetto delle zone verdi del paese e favorire il senso di civiltà. Anche quest’anno l’Amministrazione Esposito ha aderito all’evento “Puliamo il Mondo” mediante l’acquisto dei kit – maglietta, guanti, cappellini e sacchetto – da fornire agli alunni delle scuole quinte e prima media degli Istituti Comprensivi e delle Suore Domenicane, invitati ad essere protagonisti, nonché agli adulti – tra cui insegnanti, Protezione Civile e Croce Rossa. Il programma prevede l’intervento di pulizia fino alle 12:30 ed a seguire un piccolo rinfresco per i partecipanti.

“L’amministrazione ha aderito a questa manifestazione perché sposa completamente uno degli obiettivi principali del nostro programma: la tutela e la salvaguardia dell’ambiente. Visto che, da pochi giorni, l’amministrazione ha restituito alla comunità il Parco Tortora Brayda, abbiamo ritenuto opportuno – afferma l’ass. Lucia Barra – scegliere come location per l’evento “puliamo il mondo” questo polmone di verde, affinché i cittadini possano sviluppare non solo quel senso di appartenenza ma soprattutto di responsabilità e di rispetto per il territorio che li circonda. La novità di quest’anno è quella di coinvolgere, oltre le scuole, anche le associazioni del Centro Liguori, perché è giusto che si sentano sempre più partecipi e protagoniste e possa questa manifestazione rappresentare un importante momento di dialogo e di scambio socio-culturale tra diverse realtà del territorio”.

“Allo sviluppo del nostro territorio corrisponde anche una vivace e dinamica cultura ambientale. Abbiamo cercato finora di dare risposte chiare e concrete, nell’ottica di migliorare la qualità della vita dei cittadini; azioni che poi s’intersecano anche con la pulizia delle strade e dell’igiene urbana. Per il secondo anno consecutivo – dice il sindaco Carmine Esposito – abbiamo accolto con grande entusiasmo l’iniziativa promossa da Legambiente, coinvolgendo scuole ed associazioni; nell’intento di promulgare la migliore cultura, che deve contraddistinguerci e farci fare la differenza come Comunità. Un ringraziamento va ai Dirigenti scolastici, per la loro sensibilità e competenza, ma soprattutto ai più piccoli, che con il loro entusiasmo e il sincero amore verso la natura sono di esempio ed hanno molto da insegnare agli adulti”.

“Contiamo sulla collaborazione dei cittadini, soprattutto delle giovani generazioni che accanto ai volontari di Protezione Civile possono fare l’esperienza di vivere un pezzo del loro territorio – afferma il consigliere Fernando De Simone, delegato alla P.C. – e dimostrare rispetto ed attaccamento alle nostre risorse naturali. Ovviamente l’evento non deve rimanere fine a se stesso ma ognuno con piccole azioni quotidiane può contribuire a far crescere”.

L’autunno caldo parte dalla Fiat di Pomigliano

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L’estrema sinistra politica e sindacale attacca la fabbrica della Panda per bloccarne le produzioni. Sul posto anche i senza salario dell’Astir e dei consorzi di bacino, i disoccupati Bros, i militanti dei centri sociali di mezza Italia.

Il territorio napoletano come l’Italia degli anni Settanta. Comunisti, ribelli, rivoluzionari, anarchici. Extraparlamentari provenienti dai centri sociali più duri del Paese. Tutti uniti contro il nemico comune, Sergio Marchionne. Tutti presenti all’alba di stamane davanti ai cancelli della Fiat di Pomigliano nel tentativo di paralizzare la grande fabbrica automobilistica, simbolo e gioiello del nuovo potere assunto dall’amministratore delegato italo canadese.

Tra gli ispiratori dell’assedio c’è Oreste Scalzone, storico fondatore di Autonomia Operaia e di Potere Operaio. “Se riusciamo a bloccare Pomigliano cominciamo ad abbattere un pezzo di capitalismo italiano che vuole mettere in ginocchio i più deboli”, le frasi di fuoco pronunciate dall’extraparlamentare umbro, che ieri pomeriggio ha parlato di Fiat e precarietà nel laboratorio occupato “Ska” di Napoli, davanti a una folla di studenti universitari. Sono mesi che l’estrema sinistra nazionale sta studiando un modo per paralizzare lo stabilimento “ simbolo del Marchionne pensiero”.

Due i tentativi fatti quest’anno, entrambi falliti. Il primo, risalente al 15 giugno, sabato di recupero produttivo, finì sul nascere tra un parapiglia con i carabinieri e qualche manganellata andata più o meno a vuoto. Protagonisti pochi Cobas del comitato di lotta cassintegrati e licenziati Fiat. Il secondo, quasi immediatamente successivo, l’ultimo sabato di recupero, il 22 giugno, svanì in una bolla di sapone colorata da un conflitto tra i Cobas e la Fiom di Maurizio Landini, presente sul posto. Il segretario generale dei metalmeccanici Cgil maldigeriva la presenza dei militanti dei comitati di base e dopo circa quindici minuti di picchetti ordinò la smobilitazione, lasciando gli extraparlamentari, una trentina in tutto, a fronteggiare un massiccio spiegamento di forze dell’ordine.

Fortunatamente l’imbarazzante isolamento non degenerò nello scontro violento. Se ne tornarono tutti a casa. Ora però i Cobas ci hanno riprovato, stavolta senza la Fiom, con la quale i rapporti sono divenuti troppo difficili.