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San Giuseppe Vesuviano. L’amministrazione Catapano commemora Padre Gino Ceschelli

Il 23 settembre è stato il 70° anniversario del martirio di P. Gino Ceschelli. L’amministrazione Comunale lo ha ricordato con un manifesto dimenticando i motivi che portarono al vile gesto.

Padre Gino Ceschelli nasce a Motta di Livenza il 8/05/1902. Arriva a San Giuseppe Vesuviano nel 1941 come sacerdote della Congregazione dei Padri Giuseppini.

Fino all’8 settembre 1943 San Giuseppe Vesuviano sapeva che l’Italia era in guerra perché quando partivano le reclute dalla stazione in via Auricchio arrivava sempre la fanfara e tutti i gerarchi indossavano l’uniforme da parata. A seguito dell’armistizio nulla cambiò in paese: il podestà Auricchio rimase al suo posto, la vita seguiva il solito corso, niente impressionò particolarmente i cittadini, fatto eccezione per uno strano via vai di mezzi corazzati tedeschi che da sud puntavano verso il nord. Solo pochi reparti si attestarono a monte e a valle del paese per rallentare l’avanzata degli Americani da poco sbarcati a Salerno.

Ma il 17 settembre 1943, era di venerdì, aerei inglesi bombardarono l’abitato in più ondate causando oltre 95 morti e decine di feriti. Il punto più colpito fu la zona di via Lavinaio, ma bombe caddero anche a S.M. la Scala, alla Zabatta, ai Casilli e nella stessa piazza Garibaldi. La gente si svegliò dal torpore in cui l’aveva tenuta lo stato fascista e di colpo si trovò a toccare con mano il dramma che tutto il mondo viveva oramai dal 1939. Gli unici aiuti alla popolazione civile vennero dal giovane sacerdote che si prodigò per il recupero delle salme e dal noto farmacista di Piazza Garibaldi, il dott. Armando Giordano, che aiutato dal giovane figlio Aldo attrezzò un’infermeria da campo nell’androne di casa sua a fianco all’attuale farmacia. Dei gerarchi fascisti che per oltre vent’anni si erano pavoneggiati in piazza nemmeno l’ombra.

Da quel momento anche il comportamento delle truppe tedesche in ritirata cambiò. Molti si diedero al saccheggio, visto che il grosso della popolazione civile era fuggita in montagna, sostenuti ed aiutati da sciacalli locali i quali indicarono alla soldataglia nazista le case più ricche e facoltose. L’unica voce che si alzò fu solo quella di Padre Gino Ceschelli il quale, grazie all’ottima conoscenza del tedesco, parlava chiaramente con i soldati germanici. La grossa frizione con le truppe occupanti si ebbe una settimana dopo, il 23 settembre, quando i tedeschi iniziarono a rastrellare tutti gli uomini validi per fornire forza lavoro alle loro aziende in Germania, furono arrestati anche alcuni sacerdoti.

don Gino Ceschelli non ebbe remore, alzò la voce con gli ufficiali ricordando loro l’onore di soldati, questi irritati lo condussero in un vicolo prossimo alla piazza e lo uccisero con un colpo alla nuca. Subito alcuni sciacalli gli rubarono le scarpe. Erano le 14,30 del 23 settembre 1943. Lo Stato italiano si ricordò di questo giovane sacerdote, aveva solo 41 anni quando morì, nel 1956 conferendogli la Medaglia d’Oro al Valor Civile,mentre il Comune gli intestò la strada dove fu ucciso. Una lapide vicino al vecchio municipio ne ricorda l’evento.

Ma gli sciacalli locali non si limitarono solo a fare da guida ai nazisti per depredare le ricche residenze sangiuseppesi, furono sicuramente presenti all’omicidio e molti indizi portano a pensare che la loro mano diede fuoco all’anagrafe nella casa comunale dove oltre a conservare i dati dei cittadini erano conservati gli atti riguardanti i cespiti comunali. Testimoni dell’epoca parlarono di sospetti passaggi di mano di fondi che, molto probabilmente,erano di proprietà pubblica.

E’ strano che il sindaco Catapano, che di mestiere fa l’avvocato penalista, abbia scritto un manifesto per commemorare la vittima di un omicidio e poi abbia omesso di ricordare i mandanti e gli esecutori del fatto e, codsa ancor più grave, non dica niente sulla refurtiva che il povero prete intendeva sottrarre ai criminali nazifascisti. Molto probabilmente il suo agire ha subito la censura preventiva della sua parte politica, lui che non festeggia il 25 Aprile, difficilmente avrebbe potuto puntare l’indice su coloro che sono stati i progenitori della suo credo politico.

Ma c’è un altro attore di quel periodo che non risulta da nessuna cronaca dell’epoca: il comandante della milizia capitano Florio. Per un ventennio questo signore fece il bello e il cattivo tempo a San Giuseppe Vesuviano distribuendo olio di ricino e manganellate senza che nessuno potesse ostacolarlo. Anche noti professionisti e gerarchi locali subirono le angherie di questo rappresentante dello stato fascista. Di questo signore dal manganello facile non troviamo nessun riferimento nella cronaca locale durante il settembre 1943, bensì lo troviamo a fare il comandante della Polizia Municipale nell’immediato dopoguerra, nominato dal potere repubblicano composto in gran parte da personaggi del passato regime che avevano cambiato casacca.

Gli anziani ricordano che quel 17 settembre 1943 era una bella giornata di sole, peccato che a difendere la Città mentre cadevano le bombe alleate erano solo un giovane prete e un vecchio antifascista. Onore al merito, da soli hanno riscattato un intera comunità.
(Le notizie storiche sono tratte da San Giuseppe Vesuviano nella Storia, Il Vesuvio e le Sue Eruzioni. Silvio Cola. 1958 Ed. STEM Napoli.
Fonte foto: Rete Internet)

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