Pomigliano D’Arco, al via il concorso di idee per Piazza Municipio

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Il vicesindaco Caprioli: “Il concorso di idee garantisce trasparenza ed è un modo per promuovere la qualità del valore architettonico e urbano”.

La sede del Comune, il Palazzo Baronale, la Chiesa del Carmine e edifici nobiliari fanno da corona urbana a piazza Municipio, nel centro storico di Pomigliano d’Arco. Sarà questa piazza la protagonista del concorso di idee bandito dall’amministrazione comunale della città guidata dal sindaco Lello Russo. Il tema del concorso, il cui bando pubblico è firmato dall’architetto Tino Esposito, dirigente del settore progettazione infrastrutture, è appunto la riqualificazione architettonica e ambientale di Piazza Municipio attraverso la realizzazione di una fontana artistica e l’ideazione di elementi in grado di valorizzare,caratterizzare e migliorare il confort ambientale dello spazio urbano.

«Lo strumento del concorso di idee – dice il vicesindaco Vincenzo Caprioli – è efficace e trasparente nonché una maniera per promuovere cultura e qualità del valore architettonico e urbano». Il concorso è aperto agli architetti e agli ingegneri (singoli professionisti o costituiti per l’occasione in gruppi) dell’Unione Europea in possesso delle abilitazioni necessarie alla progettazione secondo l’ordinamento dello Stato di appartenenza e regolarmente iscritti ai rispettivi ordini professionali. La partecipazione avviene esclusivamente in forma anonima (secondo le modalità consultabili sul sito ufficiale dell’ente http://www.comune.pomiglianodarco.gov.it).

Tutta la documentazione progettuale dovrà essere consegnata entro e non oltre le ore 12 di venerdì 13 dicembre 2013, data riferita inderogabilmente alla data del protocollo comunale e non a quella di spedizione. I punti cardine del bando pubblico, dunque quelli che dovranno essere rispettati nelle proposte progettuali in concorso che saranno valutate da una commissione giudicatrice, mirano ad un concetto di spazio urbano come luogo di incontro, di crescita culturale e di socializzazione, a favorire lo svolgimento di eventi in piazza, di relazioni sociali e del rafforzamento dell’identità del luogo, tant’è che è prioritario, per l’amministrazione comunale che ha indetto il bando, l’utilizzo di tecnologie e materiali eco compatibili con preferenza per quelli locali.

Il concorso si concluderà con una graduatoria di merito e con l’attribuzione al 1° classificato vincitore del concorso di idee di un premio pari a 7mila euro (settemila). Il progetto del primo classificato sarà utilizzato come progetto preliminare. L’idea vincitrice sarà acquisita in proprietà dal Comune di Pomigliano d’Arco. Gli elaborati saranno oggetto di una mostra promossa dall’Ente.

I genitori sono certamente in colpa quando minacciano i figli

La potestà genitoriale non può essere esercitata mettendo sotto ricatto il figlio.

La potestà genitoriale comprende la facoltà di stabilire in quale ambito – spaziale e personale – debba vivere il figlio, ma tale facoltà non può essere esercitata in contrasto con le "aspirazioni" dei figli e, a maggior ragione, con i loro bisogni più profondi, giacché, altrimenti, quella potestà si risolverebbe in una forma di tutela di natura padronale.

La Corte d’appello di Brescia ha confermato la sentenza di condanna nei confronti di una mamma per il reato di tentata violenza privata continuata commesso contro il figlio. La mamma, al fine di costringere il figlio a rimettere la querela presentata nei suoi confronti, minacciò di separarlo dalla nonna paterna, con cui il ragazzo conviveva da tempo. Contro la sentenza suddetta, la mamma ha proposto ricorso per Cassazione. La mamma lamenta che non può essere considerata minaccia la prospettazione di allontanare il figlio dalla nonna paterna, al fine di ricondurlo a vivere con lei, dacché l’esercizio della potestà genitoriale comprende il potere di stabilire in quale ambito debba vivere il figlio.

Il ricorso è infondato. Questo è quanto afferma la Cassazione penale , sez. V, sentenza 11.09.2013 n° 37324. È ben vero che la potestà genitoriale comprende la facoltà di stabilire in quale ambito – spaziale e personale – debba vivere il figlio, ma tale facoltà non può essere esercitata in contrasto con le "aspirazioni" dei figli (art. 147 cc) e, a maggior ragione, con i loro bisogni più profondi, giacché, altrimenti, quella potestà si risolverebbe in una forma di tutela di natura padronale: concezione da gran tempo superata da tutte le legislazioni moderne a noi più vicine e, tra queste, del legislatore italiano.

Soprattutto, la potestà (tra poco "responsabilità") genitoriale non può essere esercitata per costringere il figlio a comportamenti funzionali alla soddisfazione di interessi – morali ed economici – del genitore e allo stesso tempo contrastanti con quelli, della stessa natura, del figlio, giacché, in caso contrario, oltre alla risoluzione del conflitto d’interessi a vantaggio della parte più forte, si assisterebbe ad un utilizzo distorto delle facoltà concesse al genitore in funzione, invece, dell’interesse della famiglia e di quelle, preminenti, del minore stesso.

Nella specie il minore ha subito, da parte della madre, una forte pressione, rivolta a costringerlo a rimettere la querela presentata, contro di lei, dal padre, prima di morire. Pressione esercitata con la minaccia di separarlo dalla nonna paterna, con cui il ragazzo conviveva dalla morte del padre e con cui aveva stabilito un significativo rapporto affettivo; insieme alla quale aveva ritrovato uno spazio di vita funzionale alla sua serenità. E ciò è stato fatto dalla mamma non per migliorare la condizione del minore o per recuperare il rapporto con lui, ma per ottenere comportamenti che soddisfacevano il suo esclusivo interesse personale (contrastante con quello del figlio).

Correttamente la Corte d’appello ha rilevato che il minore ultra quattordicenne può rimettere la querela, per cui la minaccia esercitata dalla madre era idonea a produrre l’effetto avuto di mira. Il fatto che la rimessione della querela, operata dal minore, fosse soggetta ad "approvazione" del rappresentante (art. 153 cod. pen.) non elide la capacità offensiva della condotta, giacché nessun "rappresentante" avrebbe potuto fare a meno di tener conto dei desiderata del minore, con la conseguenza che, seppur la volontà di quest’ultimo non è, da sola, sufficiente a produrre l’effetto remissorio, è tuttavia sufficiente ad innescare il meccanismo funzionale alle remissione.

LA RUBRICA

Roghi tossici, don Maurizio Patriciello consegna “le cartoline della morte” al Presidente Napolitano

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don Maurizio incontra il Presidente della Repubblica Napolitano al Maschio Angioino in occasione della cerimonia per il settantesimo anniversario delle Quattro Giornate di Napoli.

”Per Napoli c’è la necessità di un incoraggiamento ma anche la necessità di attenzione e di un riconoscimento sul piano nazionale”. Questo il passaggio più significativo del discorso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano , arrivato al Maschio Angioino di Napoli stamattina per presenziare alla cerimonia per il settantesimo anniversario delle Quattro Giornate di Napoli. C’era anche don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano in prima linea nella lotta ai roghi di rifiuti tossici nella cosiddetta ‘Terra dei fuochi’, alle celebrazioni per i settant’anni delle Quattro Giornate di Napoli.

Così come aveva annunciato qualche giorno fa, Don Patriciello ha consegnato al Presidente della Repubblica le cartoline raffiguranti le mamme dei bambini morti di tumore e leucemia nella zona tra le province di Napoli e Caserta, colpite dal fenomeno dello sversamento e dei roghi di rifiuti tossici. Al termine del breve incontro al maschio Angioino con Napolitano, il sacerdote antiroghi ha riferito: " Il Presidente mi ha detto di essere dispiaciuto del fatto che quel posto sia chiamato cosi”.

Giorgio Napolitano ha poi visitato il carcere di Poggioreale e dinanzi al problema del sovraffollamento delle carceri ha ribadito che si ha il ”dovere di cambiare lo stato delle cose. Pongo al Parlamento un interrogativo: se esso ritenga di prendere in considerazione la necessità di un provvedimento di clemenza, di indulto e di amnistia”
(fonte foto: ANSA)

Acerra, rifiuti: il comune multa un contadino

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I poliziotti municipale hanno sorpreso un agricoltore mentre scaricava dei contenitori di polistirolo nel canale dei Regi Lagni. Comminata al contadino una multa di 200 euro.

Stamattina, proprio mentre nel popolare insediamento Gescal era in corso l’iniziativa “Puliamo il Mondo”, con molti cittadini impegnati nella pulizia del loro quartiere, nella località di campagna denominata Ponte La Nocella, a nord della città, è invece stato registrato un episodio in netta controtendenza con le tematiche ecologiche. Qui infatti la polizia municipale ha multato un contadino perché piantava l’insalata gettando nei Regi Lagni i contenitori di polistirolo delle piantine da inserire nel terreno.

La segnalazione della violazione è giunta da altri agricoltori, evidentemente sensibili al problema, sempre più attuale, del rispetto ambientale. Sul posto sono quindi giunti i vigili urbani che, dopo aver riscontrato le violazioni del caso, hanno comminato al contadino una multa di 200 euro. I poliziotti municipali hanno obbligato l’agricoltore a raccogliere di nuovo tutti i rifiuti di cui si era sbarazzato portandoli al rivenditore delle piantine d’insalata. Rivenditore che per legge è obbligato a smaltire gli scarti prodotti dalla sua attività.
(fonte foto: rete internet)

Terzigno, via Fornillo: è allarme rifiuti tossici

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“La Voce del Fornillo”: “Cumuli altissimi e nessuna sorveglianza, 1.300 persone costrette a vivere tra gli scarti di dubbia natura e la delinquenza”.

 «Sono sempre più alti i cumuli di rifiuti in via Fornillo, nella strada di confine con il comune di Poggiomarino. Una strada in cui la responsabilità ricade per metà sulle istituzioni poggiomarinesi e per metà su quelle terzignesi».

È la denuncia del comitato “La Voce del Fornillo” che lancia l’ennesimo allarme in merito agli scarti tossici. «Accade però che dal lato di Terzigno la strada, lunga circa 500 metri risulta quasi completamente accompagnata da rifiuti di ogni genere – continuano i cittadini – E la rimozione avviene con cadenza pressoché annuale. Dal lato di Poggiomarino, invece, si riesce ad evitare un accumulo eccessivo, anche se purtroppo non è garantita la pulizia settimanale, e a volte nemmeno mensile. Il problema interessa anzitutto i circa 1.300 abitanti del rione Fornillo, che sono costretti a fare lo slalom tra rifiuti, erba altissima, e una fondo stradale in condizioni disastrose. Il passaggio – insiste il comitato – risulta avventuroso sia in automobile che a piedi. Impossibile approcciarsi alla strada di sera, vista l’assenza di pubblica illuminazione.

Oltre al problema igienico ed ambientale in una zona in cui insiste anche la “famosa” vasca che crea già di per sé esalazioni nauseabonde dovute agli scarichi fognari che raccoglie da Terzigno, c’è anche un alto rischio per l’incolumità pubblica. Rischio avvertito fortemente anche dai cittadini terzignesi e poggiomarinesi che passano per una strada che collega tre comuni (essendo confinante anche con il comune di Boscoreale)». E poi la parte più inquietante: «Il problema, che danneggia gravemente i proprietari di fondi agricoli circostanti che nonostante abbiano dovuto sostenere i costi per muri e recinzioni, vedono egualmente i rifiuti depositarsi nei loro terreni. L’area, infatti, è palesemente considerata zona franca sia da delinquenti organizzati che speculano sullo smaltimento illecito di rifiuti, sia da incivili comuni che abbandonano il sacchetto domestico evitando la raccolta differenziata.

A questo si aggiunga che i rifiuti, nel caso di una delle frequenti esondazioni della vasca, vengono trascinati lungo tutte le abitazioni e fondi agricoli presenti nel Rione Fornillo, territorio di Poggiomarino. E in tutto questo il Comune di Terzigno tace». Gli abitanti della zona, anche attraverso il Comitato “La Voce Del Fornillo”, nato per far fronte a queste problematiche, hanno più volte fatto presente la questione e chiesto l’intervento da parte delle istituzioni terzignesi ma nulla è cambiato. «Pneumatici, frigoriferi, sacchetti e ratti sono sempre lì – concludono i cittadini – È stato chiesto di programmare insieme al comune di Poggiomarino l’attività di pulizia e di sorveglianza della zona e la riqualificazione della strada. Ma a Terzigno sembrano non interessare cittadini che non portano voti».

Cartoline da Napoli “fascista”: la Piedigrottissima del 1929

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I complicati rapporti del regime con i napoletani, “un popolo di Elleni pervaso di sogno orientale”. Il dilemma: difendere questa specificità, di cui la Piedigrotta era un simbolo perfetto? O usare ogni mezzo per fare di Napoli una città moderna?

E’ l’effetto delle ricorrenze: per qualche settimana ancora le vicende napoletane del 1943 troveranno spazio nei convegni e sui giornali, e i libri sul tema occuperanno, nelle librerie, gli scaffali di prima linea.

Questo ci consentirà di notare, ancora una volta, che Napoli è forse la città italiana più “raccontata“, illustrata e descritta, e che in questa bibliografia sterminata c’è un vuoto, tuttavia: Napoli fascista. Un vuoto non da poco. Napoli fascista è, nella memoria storica, una città evanescente: tanto che non riesce a suggerire nessuna significativa immagine di sé nemmeno a Maurizio De Giovanni, che ha ambientato le gesta del suo commissario nei primi anni ’30. Su Napoli fascista i “Maestri di pensiero“ napoletani hanno scritto poco, e questo poco non sembra degno d’essere tramandato su lastre di bronzo. Forse c’è, alla base del vuoto, il disagio prodotto da qualche senso di colpa: ed è un peccato, perché perfino dai giornali dell’epoca, tutti ovviamente “ligi“ al fascismo, si ricava la chiara impressione che tra l’ “altra Napoli“ e il regime, al di là dei salamelecchi, non ci fu attrazione: non ci fu simpatia.

E dunque è utile, di tanto in tanto, andare a leggere le cronache di quegli anni, per capire cosa succedeva. Si parte con un album sulla Piedigrottissima del 1929, organizzata dal Comune di Napoli e dal “Mattino“, “possente suscitatore e propagatore di energie.”. I gerarchi napoletani sostengono l’iniziativa, per dimostrare che la famosa festa non è in crisi, che “la fine di Piedigrotta“ è una leggenda inventata da certi intellettuali napoletani che vorrebbero fare di Napoli una città “americanizzata.”. E invece, garantisce Ernesto Serao, lo spirito di Piedigrotta vivrà fino a quando dureranno le “costumanze, le tradizioni, gli istintivi entusiasmi di un popolo di Elleni pervaso di sogno orientale“: che, al di là delle trombe suonate da Serao – forse in omaggio a Piedigrotta – è una interessante definizione dei Napoletani.

Gli autori dell’album intonano inni in onore delle Protettrici e dei Patroni: Elena d’ Aosta, “ la Dama Augusta e Pia, assertrice convinta della Rivoluzione delle Camicie Nere “; Donna Assunta Girardi “Sposa, sorella, mamma“ e poi vedova di Salvatore Girardi, il deputato di Montecalvario; la contessa Urania Sdriny Zavizianos, poetessa, tragediografa, che fu anche concertista “ in pro dei danneggiati dall’eruzione del 1906 “ e, infine, la Contessa di Licosa, moglie di “quel formidabile titano“ del mondo commerciale che è il Conte Giuseppe Matarazzo, membro della famiglia che aveva contribuito e contribuiva potentemente allo sviluppo economico del Brasile.

Del dott. Urbano Matteo gli autori scrivono che “è uno dei pochi odontoiatri sul serio“. Non dimenticano l’on. Alessandro Elefante, l’avv. Luigi Petagna, il cav. Francesco Luise, il colonnello Salvatore Improta, che ha lasciato la caserma per “ rappresentare mondiali case del pellame.”. Di qualcuno si scrive che “è ligio alle direttive del regime“: e si riconosce che la “ferma fede fascista“ ha fatto dell’on.barone Roberto Ricciardi “uno degli araldi della rivoluzione.”.

Le canzoni nulla aggiungono alla storia della canzone napoletana. I versi e la musica di “Ll’ onne ‘e Marechiare“ sono di E.A.Mario: sua è la musica di “Tarantella cu ‘a nostalgia“: i versi Beniamino Rossi li dedica a una certa Assunta che porta i riccioli “a bigliuné“, cioè con la riga in mezzo. R. Bellobuono scrive versi e musica di “Canzone antiche“, e solo i versi di “Te parla Napule“, musicati da “Seliman”, che è il nome d’arte di G. Frustaci. Il quale mette in musica una “cineseria“ in lingua italiana, “Cian –Ciun”, dei cui versi non è citato l’autore: giustamente: perché merita di essere dimenticato per sempre uno che scrive: “triste per lo smacco il mandarin/nel veder soffrire la sposin/…il codin sacrificò a Visnù.“.

Frustaci e Lombardo cercano di comporre qualcosa di memorabile su “ ‘E male lengue“, ma non ci riescono, mentre “’O rialo moderno“ (versi di B.U.Canetti, musica di G.Cioffi) e “ ‘A China- China Pisanti“ (versi di R.Lo Martire, musica di R. Prisco) cantano l’impareggiabile china, che fino a qualche anno fa veniva ancora prodotta a Ottaviano, e che il cartiglio pubblicitario, collocato sotto i testi delle due canzoni, presenta come “ liquore aperitivo, digestivo, febbrifugo, ricostituente“. Ma secondo il poeta di “ ‘O rialo moderno“, la china Pisanti aveva anche altre virtù: “lui“ dice a “lei“: “cu ‘na presa solamente/ca te piglie, d’int’’a niente/certo cade ‘mbraccia a me“.

Gli inserti pubblicitari sono ricchi di curiosità. Le calzature marca “Ala“ del cav. Giuseppe Pagliuca “trionfano in tutto il mondo come le –Ali d’Italia –“. La fabbrica è al n.7 di “ Salita San Raffaele “, il numero del telefono è 21-053, mentre 51-015 è quello della ditta “Mollica e Mattera“, che fabbrica ceramiche artistiche, terrecotte e maioliche in tutti gli stili“. “Tutta l’Aristocrazia acquista la mobilia dalla Fimad, perché costruisce i mobili artisticamente più perfetti ed eleganti“. Il calzaturificio “Alfredo Cavaliere“, al n.16 di Calata Fontanelle, offre come “specialità calzature di lusso per signore“, mentre il “Premiato Istituto Ottico P. Bettarini“, in via Roma, 146, garantisce un “assortimento speciale in lenti radioattive Telegic. e di binocoli da teatro e da campagna“.

La Ditta “Lavori in cuoio“ di Alfredo Cajano nell’unica sede di via Nardones fabbrica, vende e ripara “valigie, bauli, sacchi, portamantelli, cappelliere, montature di borse, cornici, albums e ricami“ e, per i “fattorini di banche“, anche “porta valori, porta cambiali e tracolle“. “La Meridionale“ al n. 60 del “Rettifilo“ ricorda che “la vendita a rate è la migliore garanzia dell’ottima riuscita dei nostri materassi!!!“. La “Shilton“, che ha negozi di tessuti esteri e nazionali in via S.Brigida, in via Municipio e in via Duomo, si sente più forte perfino della superstizione dei napoletani tanto da chiudere l’inserto pubblicitario ricordando le “specialità articoli di lutto.”.

La “Real Pasticceria“ palermitana del cav. Salvatore Gulì, che si vanta di aver inventato la cassata siciliana, spedisce anche a Napoli , “contro cartolina vaglia pacchi postali“, la cassata, i cannoli, le mustacciole e il terribile torrone pietrafendola, banco di prova per la solidità dei denti, e garantisce che la “frutta di pasta di mandorla“ è “imitazione dal vero“. I prezzi sono alti: un cannolo Gulì costa due lire, un terzo della “giornata“ di un bracciante. Come si vede nell’immagine, l’impaginatore piazza accanto alla pubblicità del famoso pasticciere quella del “fragolene“, “l’imperatore dei purganti“, che va provato, perché è “gustosissimo“ – sa di fragola – : inoltre, un flacone piccolo costa poco più di un cannolo di Gulì. L’impaginatore l’ha fatto apposta?
(Foto: Ugo Matania, La stagione mondana nell’isola di Capri, tempera in bianco e nero, 1926)

ALCUNE PUBBLICITA’ DELLA NAPOLI FASCISTA

LA STORIA MAGRA

A Nola la Festa di SeL

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L’appuntamento è dal pomeriggio di sabato 28 fino alla sera di domenica 29 settembre nella tradizionale piazza Giordano Bruno di Nola.

 Anche quest’anno si replica. Dopo il successo del 2012 torna la Festa di Sinistra Ecologia e Libertà dell’area nolana. L’appuntamento è dal pomeriggio di sabato 28 fino alla sera di domenica 29 settembre nella tradizionale piazza Giordano Bruno di Nola.

Un cartellone pieno di appuntamenti, di cui vanno particolarmente fieri nel circolo di via fonseca. Si alterneranno momenti di discussione politica di respiro nazionale (con interventi del deputato
PD Massimiliano Manfredi, del senatore SEL Peppe De Cristofaro, di Serena Sorrentino della segreteria nazionale della CGIL e di Don Aniello Tortora, direttore della Pastorale sociale della Curia di Nola) con discussioni rivolte al locale, in particolare con la tavola rotonda la domenica pomeriggio con associazioni, partiti e singoli cittadini che in questi mesi hanno animato il Tavolo dell’alternativa in vista delle prossime elezioni amministrative.

Tuttavia, non solo dibattiti, precisano dal partito di Vendola: le due serate vedranno la piazza ballare alla musica di due tra i migliori esponenti del panorama musicale campano: sabato esordisce il reggae di Marcello Coleman – già vocalist degli Almamegretta – e domenica sera sarà il turno di Francesco Di Bella, stella dei 24grana e oggi in coppia con Fofò Bruno per il progetto Ballads. Teatro dei burattini per i più piccoli e visite guidate alle bellezze artistico culturali del nolano completano il percorso della domenica mattina, mentre la sera ci sarà la proiezione del documentario di Marco La Gala “Nella Terra dei fuochi” proiettato a Nola per la prima volta dopo i successi di Saviano e Palma Campania. In piazza, come lo scorso anno, il meglio delle associazioni locali, tra cui Frastuono, Ad Arte, Nova Koiné, Il Pioppo e di realtà nazionali, quali UDS – che terrà il consueto mercatino dei libri usati – LIBERA, Amici della Siria e Amani.

“Una fatica enorme – sottolinea il segretario Nicola Di Mauro – per offrire a questa città e a questo territorio un momento di aggregazione e di riflessione, per ricostruire relazioni umane e politiche con cittadini associazioni e partiti che spesso soffrono un drammatico isolamento. Un momento di festa, ma anche di speranza e di confronto, dove speriamo che tutti possano sentirsi a casa. Nola in particolare ha bisogno di voltare pagina e tornare a volare alto; ai molti delusi della politica, agli sfiduciati, a quelli che soffrono la drammatica carenza di lavoro e servizi nella nostra bella città, vogliamo lanciare un messaggio semplice e diretto: è tempo di cambiare e SEL vuole essere protagonista in questa battaglia”.

“Terremoto – Io Non Rischio”: campagna nazionale per la riduzione del rischio sismico

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28 e 29 settembre volontari di Protezione Civile A.N.Vvf.C. in piazza a Pomigliano d’Arco.

 Per il terzo anno consecutivo, il volontariato di Protezione Civile, le istituzioni e il mondo della ricerca scientifica si impegnano insieme per “Terremoto io non rischio”, la campagna informativa nazionale per la riduzione del rischio sismico: oltre 3.200 volontari di 14 associazioni nazionali di protezione civile allestiranno punti informativi “Io non rischio” in 215 piazze, distribuite su quasi tutto il territorio nazionale, per sensibilizzare i propri concittadini sul rischio sismico.

L’iniziativa è promossa dal Dipartimento della Protezione Civile e dall’Anpas-Associazione Nazionale delle Pubbliche Assistenze, in collaborazione con l’Ingv-Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e con ReLuis-Consorzio della Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismica e in accordo con le Regioni e i Comuni interessati.

Sabato 28 e domenica 29 settembre, in contemporanea con le altre piazze in tutta Italia, i volontari dell’associazione A.N.VVF.C. (Ass.ne Naz.le Vigili Del Fuoco In Congedo Volontariato e Protezione Civile) partecipano alla campagna “Terremoto io non rischio” con punti informativi allestiti in 5 piazze nella regione Campania per distribuire materiale informativo, rispondere alle domande dei cittadini sulle possibili misure per ridurre il rischio sismico e sensibilizzarli a informarsi sul livello di pericolosità del proprio territorio. La piazza del Comune di Pomigliano d’Arco dove si svolgerà l’attività formativa nei giorni 28 e 29 settembre dalle 10:00 alle 19:00 è Piazza Primavera.

I volontari e le volontarie, formatisi durante l’anno attraverso l’incontro con esperti per poi istruire a loro volta altri volontari, sono protagonisti di un percorso di diffusione della cultura di protezione civile che coinvolge nelle diverse piazze proprio le associazioni di volontariato che operano ordinariamente sul territorio, promuovendo così la cultura della prevenzione: volontari più consapevoli e specializzati, cittadini più attivi nella riduzione del rischio.

Sul sito ufficiale della campagna, www.iononrischio.it, sono disponibili le mappe interattive per conoscere la storia e la pericolosità sismica del nostro territorio e per individuare gli oltre duecento Comuni interessati dalla campagna nel weekend del 28 e 29 settembre prossimi. Inoltre, è possibile consultare la sezione “Domande e risposte” sul rischio sismico e sulla sicurezza degli edifici, leggere approfondimenti sul volontariato di protezione civile e scaricare il pieghevole sulle regole di comportamento da tenere in caso di terremoto.

Lavoro, ieri tensioni alla Fiat di Pomigliano e a Napoli

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I Cobas hanno tentato, invano, di bloccare la grande fabbrica automobilistica. Poi hanno paralizzato strade e autostrade tra Pomigliano e Napoli centro. Parapiglia “finale” con le forze dell’ordine nella Cgil di via Torino.

L’autunno caldo parte dalle grandi fabbriche. Ieri Cobas scatenati alla Fiat di Pomigliano e a Napoli. Alcune centinaia di extraparlamentari (Cobas di Fiat, Astir e consorzi di bacino, Si Cobas Granarolo e Tnt Bologna, Carc, No Tav, studenti, disoccupati Bros e centri sociali) alle quattro del mattino hanno tentato di bloccare, senza riuscirvi, la grande fabbrica in cui si produce la Panda.

Dimostranti che poi, alle dieci, sono stati protagonisti di un corteo a Napoli. E anche qui tensioni, con il blocco di via Marina e il traffico impazzito nel segmento di via Vespucci, dove c’è il palazzo della direzione regionale del Lavoro, l’ex collocamento, sede distaccata del ministero. A un certo punto alcuni disoccupati sono riusciti a penetrare nell’edificio e hanno occupato gli uffici. Un gruppetto di loro si è anche pericolosamente sporto su un cornicione, al secondo piano. Non è finita. Dopo poco più di un’ora i Cobas del comitato di lotta cassintegrati e licenziati Fiat, circa una quindicina di operai cassintegrati, si sono diretti alla Cgil di via Torino, a pochi passi da piazza Garibaldi. Hanno occupato per vari minuti il pian terreno e il primo piano della sede regionale del sindacato.

Infine, l’interevento delle squadre antisommossa di polizia e carabinieri, che hanno sollevato di peso gli occupanti consentendo la normale prosecuzione delle attività degli uffici sindacali. A ogni modo, nonostante le forti tensioni per il lavoro, la giornata campale di ieri non ha fatto registrare incidenti. Le forze dell’ordine hanno controllato tutto lo svolgimento delle varie manifestazioni senza effettuare cariche. Alle proteste hanno partecipato, oltre a duecento tra cassintegrati Fiat, studenti dei centri sociali e disoccupati di Napoli, un centinaio di operai e studenti del nord, che sono giunti a Pomigliano alle tre del mattino, a bordo di pullman provenienti dalla Fiat-Mirafiori di Torino e dalle emiliane Granarolo e Tnt.

Tra loro alcune decine di extracomunitari, in prevalenza nordafricani. Trecento persone in tutto che all’alba hanno tentato di bloccare le produzioni Panda con una serie di picchetti sugli svincoli d’accesso alla grande fabbrica automobilistica. Per controllare al meglio la situazione poliziotti e carabinieri hanno inseguito a piedi i dimostranti attraverso le lunghe arterie che circondano la Fiat. Comunque alla fine gli operai in attività sono riusciti a entrare nello stabilimento e le produzioni sono state avviate regolarmente. Poco dopo gli scioperanti hanno bloccato per un’ora il vicino raccordo dell’asse mediano.

Melania Rea, parla Parolisi in aula: “Sono innocente, la tradivo ma le volevo bene”

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Seconda udienza del processo di Appello a porte chiuse. Fuori dall’aula i Rea riferiscono le parole di quello che per loro è solo l’assassino di Melania. Michele Rea: “Solo barzellette, l’ha uccisa lui”.

Dopo due anni, Parolisi e i Rea occhi negli occhi, nell’aula della seconda udienza del processo di Appello che potrebbe ribaltare o riconfermare la condanna in primo grado per Salvatore Parolisi che sta scontando l’ergastolo per l’omicidio di sua moglie Melania avvenuto il 18 aprile del 2011.

A porte chiuse, il processo. Così ha deciso il presidente della Corte nonostante la richiesta che il caporalmaggiore aveva fatto pervenire invocando pubbliche udienze. E Salvatore, dai più considerato il colpevole «senza se e senza ma», sarebbe stato più volte richiamato dalla Corte perché indugiava con lo sguardo verso i familiari della moglie. Per la prima volta si è rivolto a loro. Non l’aveva mai fatto in primo grado e le spiegazioni sono due: o il tempo sta guarendo le ferite o si tratta di un atteggiamento mirato consigliato dai legali. Loro ben sanno quanto abbia pesato sull’opinione pubblica lo sguardo sfuggente di Parolisi. E se pubblico non c’è, non fa nulla. Tutto quel che accade in aula si saprà comunque, fuori.

Così è stato, infatti. L’udienza è iniziata con la deposizione di Parolisi prima dell’arringa difensiva, annunciata da uno dei suoi legali, Walter Biscotti, il quale ha sottolineato che il loro consiglio «è stato quello di essere spontaneo». «In relazione al processo – ha continuato Biscotti – siamo fiduciosi nella possibilità di ribaltare il verdetto, chiederemo di riesaminare alcuni aspetti tra cui l’impronta del piede o della mano e del polsino sporco di sangue trovato sul corpo di Melania che non appartiene né a Parolisi né alla vittima». «Parlerà del vero rapporto che c’era con Melania – ha aggiunto l’altro avvocato Nicodemo Gentile prima della deposizione – del fatto che non vede la figlia da tanto tempo, di cose che gli sono state addebitate e che non sono vere, transessuali, storie inventate che descrivono una persona che non è mai esistita».

A raccontare, fuori dall’aula, l’accaduto ci sono i Rea. «Nella sua deposizione Parolisi ha detto di essere innocente. Riguardo a Melania, ha detto che le voleva bene, anche se la tradiva». Lo ha riferito Michele Rea, fratello di Melania, uscendo dall’aula del Tribunale dell’Aquila. Nelle sue brevi dichiarazioni spontanee Parolisi ha ammesso di aver tradito Melania, ma ha anche detto che le voleva bene. Per la prima volta inoltre il caporalmaggiore si è rivolto ai familiari della moglie ringraziandoli per quanto hanno fatto per la figlia Vittoria. Parole che scivolano sulla certezza dei Rea di aver davanti l’assassino di Melania. Infatti Gennaro, il padre della giovane mamma di Somma Vesuviana uccisa nel fiore degli anni, commenta: «Ho ascoltato con indifferenza, è una persona indifendibile». Ma secondo la tesi dei suoi legali, il caporalmaggiore non c’era quel giorno di due anni fa, sul luogo del delitto.

«Abbiamo dimostrato, proprio attraverso la documentazione di orari, di celle, di testimonianze, di telefonate, che non può aver commesso né l’ omicidio, né il depistaggio, non era presente sul luogo dell’ omicidio perché non c’è niente lì che può ricondurre a Parolisi». Così l’avvocato Walter Biscotti. «Abbiamo dimostrato documentalmente – ha aggiunto il difensore – che la ricostruzione del giudice, almeno dalle 14.55 in poi, non regge. Pertanto abbiamo invocato che la decisione non può non essere la dichiarazione di Salvatore Parolisi come estraneo a tutti i fatti contestati». Tutte bugie, come quelle note a tutti e che Salvatore ha ripetuto fin dall’inizio. Gennaro Rea, sua moglie Vittoria, Michele e la piccola figlia di Melania che vive con i nonni e che della nonna porta il nome, si aspettano tutti giustizia.

«E la conferma dell’ergastolo» aggiunge Gennaro. Per l’avvocato della famiglia Rea Mauro Gionni, «la dichiarazione è durata pochi secondi ed è stata la solita cosa, un piagnucolare senza lacrime con Parolisi che dice sono un traditore ma non sono un assassino e che chiede scusa a tutti, un intervento irrilevante processualmente». Di parere opposto uno dei due difensori di Parolisi, per Biscotti, infatti, il caporalmaggiore «ha parlato con il cuore dicendo quello che sente, si è rivolto ai parenti con un’emozione fortissima parlando al cuore soprattutto per la bambina alla quale tiene moltissimo». Gionni però prosegue, incalzando: «Le differenze sulle motivazioni e sul movente tra il giudice di primo grado e il procuratore generale rafforzano la colpevolezza di Parolisi perché ogni indizio fa sempre capo alla stessa persona».

Il commento dell’avvocato è anche rivolto alle sottolineature delle discordanze da parte degli avvocati di Parolisi e alla istanza di approfondimento delle indagini con nuove prove presentata dagli stessi difensori del caporalmaggiore. L’avvocato, dal primo istante accanto alla famiglia di Melania, continua: «A conoscere la verità sono solo Melania e Salvatore e se si decide a parlare deve dire la vera verità, non quella che vuole far passare come tale. Sono due anni che non parla». Ed è Michele, quel fratello cui Melania era tanto legata e che da ormai due anni fa da padre insieme ai nonni alla nipote vittoria, commenta in diretta tv: «Parlare ora per fare cosa? Per dire cosa, le stesse barzellette? La mia convinzione ce l’ho: è lui il colpevole».

Parolisi, come racconta Michele, ha parlato appena cinque minuti o poco più: «Per la prima volta ha indirizzato il suo sguardo verso di noi, dopo due anni non so come ha fatt, il tutto per ringraziarci del fatto che noi facciamo tutto per la bambina. Delle bugie e dei trans non si è parlato per niente, Parolisi ha parlato cinque minuti. Per me lui rappresenta il nulla, non mi fa né caldo né freddo, mi dispiace solo per quella povera bambina che comunque un giorno dovrà sapere e mi dispiace anche per Melania che ha avuto a che fare con questa persona». Bugiardo, traditore, con pochi scrupoli. La sentenza dirà se il giudice precedente era nel giusto e se Parolisi è, a parte tutto, anche un assassino.

Se ha potuto, mentre la sua bimba, che oggi dice di amare, era poco lontano, sferrare a sua moglie 35 coltellate. La prossima udienza il 30 settembre quando ci sarà, probabilmente, anche la sentenza.