Di don Aniello Tortora
Crisi dell”industria, disoccupazione in crescita, calo dei consumi, pochi investimenti.
La recessione economica sta investendo il Mezzogiorno italiano che ormai da sette anni consecutivi cresce meno del Nord, un fatto mai avvenuto dal dopoguerra a oggi.
Questi i principali dati che emergono dal rapporto sull”economia del Sud italiano della Svimez (associazione per lo sviluppo dell”industria nel mezzogiorno), che parla di “un Paese spaccato in due sul fronte migratorio: a un centro Nord che attira e smista flussi al suo interno corrisponde un Sud che espelle giovani e manodopera senza rimpiazzarla con pensionati, stranieri o individui provenienti da altre regioni”.
Gli effetti della crisi sono stati particolarmente pesanti al sud nel settore industriale, che ha visto un calo del pil del 3,8 %, mentre le produzioni manifatturiere hanno segnato un calo di oltre il sei per cento.
Il meridione è un”area da cui si continua ad emigrare, dove crescono gli anziani ma non arrivano gli stranieri, dove esistono le realtà economiche eccellenti che però non si trasformano in sistema nè si intercettano stabilmente investitori e turisti stranieri.
Complessivamente, nel 2008 il prodotto interno lordo (pil) del sud ha registrato un calo dell”1,1, con una minima percentuale di differenza rispetto al centro Nord.
Sempre secondo i dati della Svimez, in poco più di dieci anni, tra il 1977 e il 2008, circa 700.000 persone hanno abbandonato il mezzogiorno.
“L”attuale mix di crisi economica e delegittimazione politica che il sud sta attraversando – si legge nel rapporto – pone ad alto rischio la possibilità di completare la transizione verso un”economia più competitiva e allo stesso tempo indebolisce qualsiasi prospettiva di ripresa nel sistema nazionale”.
Al contrario “occorre essere consapevoli che un progetto nazionale per la crescita del mezzogiorno e per la valorizzazione delle sue potenzialità dipenderà in larga parte dal sostegno che una rinnovata azione pubblica (europea, nazionale e delle Regioni) saprà fornire al sistema delle imprese e alle famiglie attraverso le politiche anticongiunturali sia attraverso politiche strutturali di crescita e coesione nel campo delle infrastrutture, dell”innovazione e ricerca e per lo sviluppo dell”industria”.
Ma la crisi del Mezzogiorno è anche una crisi di fiducia, soprattutto sul fronte bancario.
Dal 2004 al 2006 il 9,3 % delle imprese meridionali ha lamentato difficoltà nell”accesso al credito contro il 3,8 % del nord. Dal 2007 al 2008, inoltre, il tasso di crescita annua dei prestiti alle imprese è crollato al sud dal 14,9 al 7,9 %. Tra il 1990 e il 2001 il numero di banche presenti nell”area si è ridotto del 46 % contro il 20 % del centro Nord.
Il numero di banche meridionali indipendenti è crollato da cento del 1990 a sedici del 2004 e negli stessi anni le banche di credito cooperativo si sono più che dimezzate passando da 213 a 111.
Resta forte la dipendenza del sistema bancario meridionale dal Nord.
Un altro problema aperto è quello della pubblica amministrazione: lo Stato nel Mezzogiorno italiano resta ancora debole. A tal proposito, una riforma efficiente “permetterebbe, come accaduto nelle esperienze straniere di maggior successo, di rimettere in circolo riserve di produttività comprese da dispositivi normativi e dal conformismo dei comportamenti burocratici”.
Come si può ben vedere il divario Nord-Sud si allarga sempre di più. Ormai ci sono due Italie, che viaggiano su binari paralleli, che sembrano non potersi incontrare mai.
Questi dati devono farci riflettere, tutti.
I cittadini del sud, devono essere protagonisti del proprio sviluppo, superando la semplice lamentazione e la rassegnazione, vero cancro, insieme alla criminalità organizzata, della società meridionale.
I politici tutti, ma particolarmente quelli del sud, devono proporre con forza la “questione meridionale” alla nazione tutta. Non cresceremo se non insieme!
La Chiesa, deve continuare a fare, ma con più forza, la sua parte di ANNUNCIO-DENUNCIA-RINUNCIA.
Solo così, ma dobbiamo crederci tutti, organizzeremo la Speranza per il nostro Meridione e, particolarmente, per i nostri giovani.

