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FINITA LA GUERRA C’É DA RICOSTRUIRE L’ITALIA

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Con questo paragrafo, la rubrica “Pillole di “900” affronta le vicende dell”Italia del dopoguerra, in difficoltà perchè preda di fame ed emergenza sanitaria. Ma finalmente la nazione è libera dal nazifascismo.
Di Ciro Raia

Il paese vive spaccato in due. Il sud liberato si riprende lentamente, pur dibattendosi tra fame, emergenza sanitaria e scarse possibilità lavorative. Il nord resta squassato dalla guerra, dalla lotta partigiana, dagli scioperi che si organizzano nelle città e nelle campagne. Oltre mezzo milione di americani, nel sud della penisola, sono impegnati nei comandi militari, che, quale primo obiettivo, cercano di rimuovere dai Comuni tutti gli esponenti del passato regime. Da Washington parte il suggerimento che nella ricostruzione politica è meglio tener conto del parere dei parroci e dei vecchi notabili liberali.

Così capita che, per emarginare i partiti di sinistra –che si stanno riorganizzando- si finisce col dare peso a personaggi locali, alcuni dei quali non proprio stinchi di santo. Al nord, invece, si paga la rabbia e la ferocia delle retrovie tedesche in risalita. Le linee ferroviarie sono distrutte, le città bombardate, gli acquedotti saltati, le scuole chiuse. Ed i mezzi finanziari per la ricostruzione sono scarsissimi. Per chi, poi, è sopravvissuto alla guerra o alla deportazione c”è il fantasma della disoccupazione. Il numero dei disoccupati è ingente. Le fabbriche sono prive di materie prime e le banche sono a corto di soldi.

Il quadro politico nazionale, intanto, è in continua evoluzione. A Napoli –prima città liberata dai tedeschi, in seguito ad un”epica partecipazione del popolo, culminata nella lotta delle Quattro Giornate (28 settembre-1 ottobre 1943)-, col compito di ricostruire il partito comunista, è giunto Palmiro Togliatti. Il leader piemontese si dice convinto della necessità che tutte le forze debbano collaborare, anche quelle vicine al re e a Badoglio, per riuscire a scacciare definitivamente i nazisti. Con questo intento egli appoggia un nuovo governo, battezzato nei primi mesi del 1944 e presieduto da Badoglio, che accoglie i rappresentanti di tutte le forze antifasciste.

Il governo della svolta di Salerno, città in cui si riunisce il consesso, infatti, ha come ministri, tra gli altri, uomini come Carlo Sforza, Benedetto Croce e Giulio Rodinò. Il governo Badoglio dura solo pochissimi mesi. Proprio il 4 giugno 1944, giorno della liberazione di Roma, infatti, Umberto di Savoia, figlio di Vittorio Emanuele III, è nominato luogotenente generale del regno, mentre Badoglio, troppo compromesso col fascismo e le vicende belliche, è sostituito alla guida del governo da Ivànoe Bonomi, capo del CLN.

Intanto, a Verona, i resti del fascismo riuniti nella Repubblica di Salò, celebrano il processo contro i traditori della notte del Gran Consiglio. Sono condannati a morte Galeazzo Ciano, Luciano Gottardi, Carlo Pareschi, Emilio De Bono e Giovanni Marinelli.

Nelle strade delle città liberate si riprende a vivere. Esse, infatti, si animano con la presenza di uomini e donne, che si inventano mille mestieri, per sopravvivere, per guadagnare un pezzo di pane. I sciuscià napoletani lustrano le scarpe ai soldati americani, i contadini delle campagne vengono ad offrire i loro prodotti. Chi se lo può permettere fuma le sigarette marca Serraglio, Tre stelle, Aurora, Nazionali. Nelle edicole compaiono: il Calcio Illustrato, il Tempo, il Corriere dei piccoli e la Domenica del Corriere.

Da Salò, Radio Balilla, anche se solo per i bambini, non interrompe la sua propaganda politica: “Ecco giungono i tre Magi/ da lontano, son randagi./ Ecco i doni al Bambinello/ doni al popolo più bello./ Churchill offre la Miseria/ Roosevelt dà, più deleteria/ la tremenda Fame e prono/ schiavitù da Stalin in dono”.
Compaiono i primi artisti di strada. Tra di essi si segnala un giovane caricaturista di venti anni: si chiama Federico Fellini e spera in un futuro da regista cinematografico.
Un regista già affermato, Roberto Rossellini, comincia a girare il film “Roma città aperta”, con gli attori Aldo Fabrizi e Anna Magnani.

Al teatro “Quattro Fontane” di Roma riscuote un grande successo la rivista “Cantachiaro”, di Garinei e Giovannini. Lo spettacolo ha inizio ogni sera alle 19 –in quanto alle 21 c”è il coprifuoco. Registra il tutto esaurito. Il prezzo di una poltrona è di 150 lire; i posti all”in piedi costano 20 lire. Ma trionfa anche l”Enrico IV di Pirandello e gli attori Salvo Randone e Tino Carraro. Wanda Osiris e Carlo Dapporto, invece, presentano spettacoli dai titoli evasivi: “Sognate con me” e “Gambe al vento”.
(Fonte foto: Rete Internet. Repertorio)

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