Lino Cananavacciuolo presenta Insight, il suo ultimo successo discografico

La presentazione domani presso la Feltrinelli Libri & Musica di via Santa Caterina a Napoli. Lino Cannavacciuolo è un Musicista eclettico e travolgente, dalla tecnica personalissima, in grado di accostare alla sua estrazione classica, e alle sue indiscusse doti compositive, una sperimentazione dei suoni sempre raffinata e discreta, frutto di una continua ricerca di nuovi linguaggi musicali e di contaminazioni. La sua musica è un’esplosione di suoni e colori del Mediterraneo che passano attraverso vibranti virtuosismi, note ipnotiche e potenti, e una presenza scenica capace di travolgere il pubblico lasciandolo senza fiato fin dalle prime note.
Lino Cannavacciuolo è l’unico artista al mondo ad aver pubblicato un album per la prestigiosa collana Buddha Bar (http://www.allmusic.com/album/buddha-bar-presents-segesta-mw0000695886) e, grazie anche alla sua storica collaborazione con Peppe Barra, è diventato uno degli autori di brani “iconici” che hanno raggiunto questo status i disparati ambienti musicali. Arrangiatore, produttore e compositore di numerose Colonne Sonore per il Cinema e la TV. Ha iniziato la sua carriera al fianco di Roberto De Simone e collaborato con i più grandi artisti contemporanei come Pino Daniele, Claudio Baglioni, Adriano Celentano e Edoardo Bennato, ma anche con Tony Levin, Tullio De Piscopo, Gigi De Rienzo, James Senese, Eugenio Bennato, Alfio Antico, Solis String Quartet, Antonio Infantino, Daniele Sepe, Don Moye, Joe Amoruso, Enzo Avitabile, Fratelli Mancuso, Lina Sastri, Toni Esposito, Alan Wurzburger, John Giblin, Jenny Sorrenti, Gabin Debir, Patrizio Trampetti, Dennis Bovell.    

Con la Cultura cresce il Turismo in Italia

Importanza dei Beni Culturali e Turismo ombra tra i temi della manifestazione promossa dalla Fondazione Biagio Agnes . Il 28 marzo a Roma III edizione del Forum Internazionale Turismo e Cultura   L’Italia è un Paese per viaggiatori. Turismo e cultura si confermano quali principali fattori di attrattività e riconoscibilità. Il Turismo torna al centro delle politiche di sviluppo. Un settore che vale 171 miliardi di euro, pari all’11,8% del Pil e al 12,8% dell’occupazione (Fonte MiBaCT).   Beni culturali e Turismo sono i temi affrontati nella terza edizione del “Forum Internazionale Turismo e Cultura”, promosso dalla Fondazione Biagio Agnes presieduta da Simona Agnes, in programma martedì 28 marzo a Roma presso la Residenza di Ripetta. La manifestazione prevede due tavole rotonde, con il coinvolgimento delle Istituzioni, del mondo dell’imprenditoria e della stampa.   La prima tavola rotonda, dal titolo “L’importanza dei Beni Culturali per il Turismo nazionale” (ore 10.00), sarà moderata da Emilio Albertario, Capo Redattore Centrale Tg2, e vedrà la partecipazione di Antimo Cesaro, Sottosegretario di Stato del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo; Bernabò Bocca, Presidente Federalberghi; Ugo de Carolis, Amministratore Delegato Aeroporti di Roma S.p.A.; Nicola Maccanico, Vice Presidente Associazione Civita; Michele Pontecorvo, Ferrarelle S.p.A.; Giuseppe Scognamiglio, Direttore Eastwest.   “La concorrenza sleale del turismo ombra. Servono regole uguali per tutti, efficace sistema di controllo, revisione della tassa di soggiorno” è il tema della seconda tavola rotonda (ore 15.30), moderata da Michele Renzulli, Capo Redattore Economia Tg1, a cui parteciperanno Michele Baldi, Capogruppo al Consiglio regionale del Lazio, membro Commissione Cultura, Politiche giovanili, Spettacolo, Sport e Turismo; Antonio Barreca, Direttore Generale Federturismo Confindustria; Paolo Crisafi, Direttore Generale Assoimmobiliare; Graziano Debellini, Presidente “TH Resorts”; Giuseppe Gagliano, Presidente Federalberghi Salerno; Roberto Naldi, Presidente “Roberto Naldi Collection”; Walter Pecoraro, Presidente Federalberghi Lazio; Ottavia Ricci, Consigliera per il Turismo Sostenibile del Ministro Dario Franceschini (MiBaCT). Anche quest’anno, nell’ambito del Forum verrà assegnato il “Premio Biagio Agnes Turismo e Cultura” – categoria della IX edizione del Premio Internazionale di Giornalismo Biagio Agnes, presieduto da Simona Agnes. I premiati della terza edizione sono: Giuseppe Cerasa, Direttore delle Guide ai sapori e ai piaceri d’Italia di Repubblica; Ettore Mocchetti, Direttore di AD e Traveller; Silvestro Serra, Direttore delle riviste del Touring Club Italiano.   L’evento si svolge con il Patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, della Regione Lazio, della Federturismo Confindustria, della Federalberghi, della Federalberghi Lazio, della Federalberghi Roma e della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, con la partecipazione della Rai in qualità di Media Partner.

Pollena Trocchia. Giornata Mondiale dell’acqua 2017, Croce Rossa in campo contro gli sprechi

A Pollena,  in Piazza Amodio,  i volontari della Croce Rossa italiana  sensibilizzano i cittadini contro lo spreco di un risorsa necessaria per la vita. Se esiste un bene necessario per la vita e la sopravvivenza di ogni specie, vitale e precario da salvaguardare con impegno, questo è sicuramente l’acqua. Se buona parte di persone nel mondo non fa caso al gesto semplice di aprire un rubinetto e lasciar scorrere un bene preziosissimo, in tutto il mondo quasi settecento milioni di persone non ha acqua potabile né accesso a servizi igienico-sanitari adeguati alla sopravvivenza. Nel mondo ancora si muore a causa di acque reflue che contagiano, e ancora in tanti, ogni giorno, sono costretti a intraprendere lunghissimi cammini per trovare una sorgente che non sia contaminata. L’acqua non è così scontata per tutti. Sembra uno scenario catastrofico ma il punto della situazione è critico, e chiaramente documentato da quando gli Stati Uniti hanno istituito una giornata dedicata alla promozione di attività concrete per fare il punto su un bene destinato ad esaurirsi nel tempo. Il 22 marzo in tutto il mondo si festeggia quindi l’elemento simbolo della vita per eccellenza. Partecipa anche la Croce Rossa italiana in campo con i suoi volontari, perché come ricorda in una nota il Presidente Nazionale di Croce Rossa italiana Francesco Rocca: «Dovremmo adottare un comportamento più responsabile nella nostra vita quotidiana con piccoli gesti per evitare sprechi immensi, oltre a promuovere azioni urgenti per salvare la vita a milioni di persone». Anche il distretto di Pollena scende in piazza per sensibilizzare i cittadini sull’argomento e così i giovani volontari del gruppo locale di CRI, si sono ritrovati questa domenica con i loro stand in piazza Amodio. A partire dalle 10 in una tiepida giornata di inizio primavera, hanno illustrato norme basilari anti spreco, intrattenuto i piccoli con giochi ed esperimenti, mostrato quanto sia necessario l’equilibrio tra quello che siamo e introduciamo nel nostro corpo, la quantità di acqua indispensabile per la vita «Per la  giornata mondiale dell’acqua, abbiamo pensato di posticipare il nostro incontro con i cittadini spostandoci alla domenica per coinvolgere più persone-dice Francesco Mignano della CRI- Abbiamo trattato l’argomento su due fronti, uno che ruota intorno allo spreco a come evitarlo, uno riguardante la funzione che l’acqua ha sull’ambiente e quanto sia importante per la salute, per questo abbiamo fatto screening gratuiti della pressione arteriosa, illustrato il ruolo dell’acqua nella dieta, nel quotidiano, quanto è necessario bere.  La piramide alimentare che abbiamo preparato, ad esempio illustra una dieta tipo dove fondamentale è proprio l’apporto dell’acqua. Con i bambini invece abbiamo fatto giochi ed esperimenti sempre sullo stesso tema, mostrando gli effetti di vuoto e pressione. Si sono molto incuriositi partecipando con divertimento». In tanti hanno partecipato informandosi su un tema di fondamentale importanza per la vita di ognuno, sapere che ogni risorsa vitale e fondamentale non è eterna ma destinata ad esaurirsi, è un modo per capire che bisogna adottare regole basilari di rispetto, di non spreco, necessarie per la sopravvivenza.

Caro Higuain, ti prego: se segni contro il Napoli, esulta. L’ipocrisia non serve

Si avvicina la doppia sfida tra gli azzurri e la Juventus Gentile Gonzalo Higuain, detto il Pipita, La settimana prossima, per due volte nel giro di pochi giorni tra campionato e coppa Italia, verrai a giocare allo stadio San Paolo contro il Napoli. Indosserai la maglia della Juventus, la squadra dove hai deciso di andare la scorsa estate, la squadra che ha pagato la clausola rescissoria di 90 e più milioni di euro. Ora, mesi dopo, a campionato virtualmente concluso, possiamo dirlo: avevi ragione tu. Attenzione: hai agito male, tu e il tuo entourage, tu e il presidente De Laurentiis. Ma avevi ragione: ti appresti a vincere il tuo primo scudetto in Italia (per la Champions si vedrà, ma non è questo il punto) e lo stai facendo senza nemmeno sforzarti troppo. A Napoli, l’anno scorso sei stato decisivo (che poi, a pensarci bene, decisivo per cosa? Per il secondo posto? Non fu forse pure quella una stagione “zero titoli”?), sicuramente straordinario (come te nessuno mai, in quanto a gol segnati). A Torino non hai avuto bisogno di straripare: forse vincerai persino la classifica dei marcatori, ma senza distruggere i diretti avversari, senza grandi numeri. Stai facendo un campionato eccellente ma normale, non hai mai avuto bisogno di arrabbiarti coi compagni e con l’arbitro, non hai avuto patemi particolari, nessuno ti considera insostituibile caricandoti di eccessive responsabilità (nonostante la cifra sborsata per comprarti). Certo, non corri sotto la curva ad emozionarti e cantare dopo ogni partita vinta, ma da quanto si vede esulti spesso e ti diverti lo stesso. Quasi quasi si può dire che ti stai riposando, se non fisicamente, almeno psicologicamente. Sei più sereno e più ricco ed hai arricchito una società, quella azzurra, che nonostante i soldi della clausola prende in considerazione l’idea di vendere Mertens, l’uomo che per una serie di circostanze fortuite ti ha sostituto nel cuore dei tifosi. Ecco perché non c’è alcun motivo di negarlo: avevi ragione tu. Hai avuto ragione tu. Hai fatto bene. Chiarito questo, non vedo perché tu debba evitare di esultare in caso di gol al San Paolo (che ovviamente nessuno si augura): non potresti risparmiarci l’ipocrisia? Devi per forza farci assistere alla sceneggiata del giocatore dispiaciuto per la sua ex squadra? Ma che sei, Quagliarella, cresciuto col mito del Napoli e costretto ad andare via sul più bello? Speriamo che Koulibaly ti fermi, speriamo che la tua partita si riduca a poca roba, speriamo che il Napoli surclassi la Juventus, sia domenica che mercoledì. Ma se ti dovesse capitare di segnare, per favore, esulta: chi sta dalla parte giusta non ha bisogno di essere falso. E di prendere in giro i tifosi.

Nuova Protezione civile. Tempi non celeri.

  Dopo la delega al governo ancora mesi per i decreti, a dispetto delle emergenze.  Ogni cosa ha il suo tempo, ricordava lo scrittore portoghese Fernando Pessoa. Chi fa le leggi in Italia ne ha fatto una regola ferrea. Nel Paese delle tragedie, delle calamità , della rabbia collettiva per lutti e morti funeste, ci sono voluti quattro anni per riorganizzare la Protezione  civile. Capire chi deve fare, cosa e con quali poteri. Nemmeno tanto, si dirà,rispetto ad altre spinose questioni di interesse generale.Ma l’Italia è in  perenne emergenza e il cammino della legge  non è  concluso . Il 4 aprile entra in vigore la  delega del Parlamento  al governo per rimettere a posto le cose. Se ne parla dal 2012 e pensiamo  solo per un attimo a cosa è accaduto nel frattempo. Quanti morti e feriti abbiamo pianto, mentre si discuteva su chi dovesse fare e in che modo. La legge appena pubblicata sulla  Gazzetta ufficiale è rimasta ferma al Senato 16 mesi.   Ovviamente per ragioni di bilancio, di competenze, di compatibilità con altre norme e via di questo passo. Fuori accadeva di tutto. E’ composta di un solo articolo che conferisce al Governo il potere  di emanare uno o – chissà – più decreti attuativi entro i prossimi nove mesi.  Tutto  dovrà essere riorganizzato con un un  sistema policentrico con compiti a  livello centrale, regionale , comunale e intercomunale. Il governo ha anche il delicato compito di  disciplinare lo stato di emergenza e definire le “ misure per rimuovere gli ostacoli alla ripresa delle normali condizioni di vita nelle aree colpite dagli eventi calamitosi “.  Su questo punto sarà interessante vedere cosa si stabilità, data la pressione delle autonomie locali. L’inventore della Protezione civile  Giuseppe Zamberletti – dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980 – ricorda che la Protezione civile italiana è la migliore del mondo. Verissimo. I  volontari e chi li gestisce sono preziosi, indispensabili in ogni luogo . I riconoscimenti sul campo sono tutti meritati. Hanno , però, capito che intorno al loro impegno c’è anche tanta enfasi da parte di chi dovrebbe tutelari. Almeno con la rapidità con la quale accorrono in ogni emergenza. Ma chi fa le leggi, per principio, si ripete: ogni cosa ha il suo tempo.

L’Italia di Ventura è “in attesa di..”, come le barche di L.G. Buono ed è incompleta come un risotto con gamberetti “astemio”

“Astemio” è, secondo lo chef Biagio, il risotto con gamberetti in cui non metti un po’ di cognac: resta un piatto incompleto, come incompleta appare, per difetto di effervescenza, la squadra italiana, che tuttavia contro l’Albania ha fatto il suo dovere. E’ una squadra in “attesa” di definire il modulo di gioco, le gerarchie, e gli obiettivi.

  La partita la puoi leggere da molti punti di vista: l’Italia ha vinto nettamente, ma di fronte aveva pur sempre l’Albania e tali Aieti, Agolli e Roshi, che non hanno fatto rumore: e perciò i loro tifosi hanno tentato di svegliarli a suon di petardi. Sarebbe interessante sapere come gli albanesi siano riusciti a portare nello stadio, di questi tempi, “truoni e tricchetracchi”: probabilmente non erano barbuti, e perciò non destavano sospetti. I giovani italiani, le “speranze”, non hanno deluso: Immobile è un guerriero, Belotti è una freccia, Verratti è l’arciere, Insigne dimostra che i napoletani sanno giocare di fino, e quando è necessario, anche faticando e sudando: e tuttavia l’edificio poggia ancora sulle spalle di Buffon, di Barzagli, di Bonucci e di De Rossi. Sul tono dell’esibizione, un tono tendente al grigio, e non solo per i fumogeni, due “macchie” di colore: Buffon che per scaramanzia si gira per non vedere il romanista mentre tira il rigore, e Buffon che a fine partita balla “Occidentali’s Karma” con la curva palermitana. Alla fine, Giampiero Ventura ha detto cose sagge: la partita è stata “un piccolo passo in avanti verso la costruzione di un gruppo nuovo”: una partita certamente non “entusiasmante”, ma che apre la strada verso imprese “esaltanti”.Verratti ha negato di essere il leader della squadra, perché “qui, per fortuna, ce ne sono diversi”: forte e prudente, l’allievo di Zeman: però abbiamo notato che a centrocampo i giovani la palla la passavano a lui, anche quando De Rossi era libero. Dunque, un’Italia “in attesa di…”: di misurare la forza di chi ieri non ha giocato, Donnarumma, Bonaventura, Chiesa, Bernardeschi e gli altri giovani; in attesa di scegliere un modulo definitivo e gli obiettivi; in attesa di incontrare la giornata giusta, la giornata della gloria in cui si scrivono non cronache insipide, ma storie epiche. E’ nel fuoco delle grandi battaglie che si forgia il gruppo. Una partita “sospesa”, dunque, e non per i botti e i fumogeni, ma nell’incertezza di quello che sarà. E’ l’incertezza dell’attesa che Leon Giuseppe Buono ha voluto dipingere nei suoi quadri dedicati alle barche ferme nel porto di Pozzuoli. Mi permetto di dissentire da chi giudica Buono poco più di un sapiente pittore di scuola, solo perché i soggetti delle sue opere sono frequenti nella pittura di genere. Le sue barche ferme nel porto sono metafora di una condizione umana che aspetta il momento in cui bisognerà muoversi, scegliere la rotta, affrontare il mare aperto e giungere, con il carico intatto, in un altro porto. Le barche di Buono, schierate nel porto e riflesse nell’acqua, sono “vive” e raccontano di questa loro “attesa”, dei dubbi, delle illusioni: sono l’immagine materiale dei pensieri e dei sentimenti di Ventura e dello stile che quasi tutti i giornalisti hanno adottato nell’impostare i loro commenti: andiamo cauti, aspettiamo di vedere cosa succede nelle prossime partite. Mi sarei aspettato più calore, più entusiasmo: del resto, il calcio è, oggi, in Italia, l’unico “spazio” sociale in cui i giovani non solo sono numerosi, ma già occupano i posti di prima fila. E il mare sotto le barche di Buono si stenta a credere che sia capace di agitarsi e di incurvarsi in rumorosi e implacabili flutti: ha preso il colore dei muri che si specchiano in esso, pare un immobile mosaico di brani di intonaco. E’ un mare bloccato e inquinato dai riflessi sociali della civiltà. L’Italia di Ventura è incompleta: manca, per ora, l’artista del pallone capace di imprimere il segno imprevedibile del genio sulle trame tessute dalla squadra: manca il “sapore alto”, quello che in un piatto connette i sapori di tutti gli ingredienti e costruisce il “carattere” definitivo della pietanza. La settimana scorsa si discuteva intorno alla ricetta del risotto con i gamberetti: sulle “erbe” che il piatto richiede, cipolla, carota, prezzemolo, un pezzettino di lauro, sul burro e sul vino bianco secco erano tutti d’accordo, ma quando lo chef  Biagio ha detto che ci vuole anche un bicchierino di cognac, qualcuno si è dichiarato contrario, il cognac non è necessario, c’è già il vino bianco. E allora Biagio ha sciorinato tutta la sua sapienza spiegando ai dubbiosi che il vino serve solo ad asciugare le umide “note” della cipolla e del lauro, mentre il cognac ha il compito di irrobustire i tenui toni olfattivi e gustativi del riso e dei gamberetti: il cognac “apre”, svela e coordina tutto il bouquet di odori e di sapori, mette insieme, in un solo, armonioso gusto, la presenza del mare e dell’orto. Insomma, ha concluso Biagio, un risotto di gamberetti senza cognac è un risotto “astemio”. Il gioco dell’Italia di Ventura era proprio così, “astemio”: non c’era l’effervescenza dell’assolo ubriacante. Ma alla prossima ci sarà. Anche i cognomi dei giocatori italiani meriterebbero una riflessione, e un “ricamo”: Insigne, Immobile e Zappacosta non hanno bisogno di commenti, mentre in francese “verrat” è un cannone a canna corta del sec.XVI. E il Caso ha voluto che l’allenatore si chiamasse Ventura: noi speriamo che la buona ventura dell’Italia lo abbia portato sulla panchina della Nazionale.

Somma Vesuviana, lancio di pietre sul convoglio della Circum. Eav: “Poteva scapparci il morto”

Umberto de Gregorio, presidente Eav
Pietre scagliate tanto forte da assomigliare a proiettili, una ha attraversato la carrozza di un treno partito da Sarno alle 19 mentre transitava all’altezza di Rione Trieste, in territorio di Somma Vesuviana. Pietra o forse una biglia, magari di ferro, lanciata con una fionda. Umberto De Gregorio (Eav): «Poteva scapparci il morto». «Se questi giovani teppisti non vengono identificati e fermati, ogni sforzo per salvare la Circum che Eav sta mettendo in atto rischia di essere vano – dice De Gregorio -ancora una volta chiediamo un intervento deciso dello Stato, ai massimi livelli. Troppi episodi del genere ci stanno verificando e mettono a rischio la sicurezza e la sopravvivenza dei treni della Circumvesuviana, dei passeggeri e dei lavoratori». Ancora un episodio di teppismo ai danni della Circum ma stavolta solo per caso nessuno è rimasto ferito o, peggio, come rimarca il presidente Eav, non ci è scappato il morto. Episodio gravissimo quello accaduto nella serata di ieri all’altezza della fermata di Rione Trieste a Somma Vesuviana. Il convoglio era partito alle 19 da Sarno, diretto a Napoli attraverso la linea per Ottaviano. Un lancio di pietre, una delle quali ha colpito il vetro di una carrozza sfondandolo e attraversando lo scompartimento da un lato all’altro. Che si tratti di una biglia o di un sasso, sta di fatto che si è trattato di un impatto violentissimo, come se fosse un proiettile. Se avesse colpito un passeggero, ora staremmo qui a scrivere di una tragedia e non solo dell’ennesimo atto di teppismo. Lo scompartimento colpito era vuoto, tant’è che sul momento nessun allarme è stato lanciato e soltanto dopo il personale della Circum si è reso conto dell’episodio ricostruendo i tempi e individuando il luogo, le campagne vesuviane. Una ricostruzione dettagliata sarà possibile solo visionando le immagini delle telecamere installate sul treno.    

La Regione “preferibilmente” rinnega l’ambiente.

Una breve riflessione sull’aspetto ambientale del controverso maxiemendamento varato ieri sera dalla Regione Campania.

Immaginare un’area protetta non è la stessa cosa di viverla. Frequentarla, conoscerla è sinonimo di passione e non solo di competenza. Sapere di cosa si parla in ogni contesto specifico è sintomo di professionalità e, benché si sappia di quanto la competenza non sia direttamente proporzionale a suddetta passione, il sapere di cosa si parla implicherebbe quanto meno l’allontanamento dall’errore, così come dal sospetto e aumenterebbe il rispetto di chi ti sta di fronte, sia esso interlocutore istituzionale, sia esso cittadino.

Rapportando tutto ciò al contesto ambientale locale e in particolar modo a quello dei parchi e delle aree protette si resta stupiti davanti a quanto è accaduto ieri in Campania con la sostituzione dell’articolo 8 della legge regionale n. 33 sulle aree naturali protette con un qualcosa che sconvolgerà il già barcollante contesto regionale.

In pratica è accaduto che con il maxiemendamento alla legge di stabilità, il consiglio regionale della Campania ha modificato il precedente testo di legge con l’art. 7, comma 2, che afferma testualmente:

“Il Presidente dell’Ente Parco (Parco Regionale ndr.) viene nominato dalla Giunta Regionale, su proposta degli assessori all’Urbanistica e all’Ambiente, tra soggetti in possesso di comprovata esperienza nelle istituzioni, nelle professioni, ovvero di indirizzo o di gestione in strutture pubbliche o private. Sulla nomina il Consiglio regionale esprime il proprio gradimento ai sensi dell’art.48 dello Statuto.”

L’art. 8 della 33 citava invece quanto segue:

“Il Presidente dell’Ente Parco viene nominato dalla Giunta Regionale su proposta degli Assessori alle Foreste, alla Urbanistica e all’ Ecologia, sentito il parere delle Commissioni Consiliari competenti ai sensi della Legge n. 26 del 24 aprile 1980 e prescelto tra persone che si siano distinte per i loro studi e/ o per la loro attività nel campo della protezione dell’ambiente e non ricoprano cariche elettive e/o amministrative negli Enti Locali, negli organi di gestione di Enti Regionali nonché cariche elettive regionali, parlamentari ed europee.”

Comparando i due articoli appare evidente la ferma volontà da parte della giunta regionale di nominare come presidenti dei parchi regionali persone prive di curriculum ambientale, suscitando più di un dubbio sull’imparzialità della scelta oltre che la sua ovvia inopportunità. Sembra evidente il fatto che si lasci ampio spazio non solo a chi non ha competenze in materia ambientale ma si presenta anche la possibilità di nominare presidente chi ricopra incarichi politici e amministrativi, in primis i sindaci, ovvero gli interlocutori principali tra gli enti parco e le comunità che ad essi appartengono e che, in tal caso potrebbero sollevare più di un conflitto d’interesse sulla gestione dell’area protetta.

Non ci soffermiamo davanti alla palese incoerenza e la poca eleganza politica e dialettica messa in luce ieri sera dal presidente della regione Vincenzo De Luca ma per dovere di cronaca va sottolineato il fatto che in extremis, la giunta campana ha apportato una lieve variazione al testo dell’articolo 7 ormai approvato e che ora così recita:

“ … in strutture pubbliche o private, preferibilmente maturata nei settori della tutela dell’ambiente e del paesaggio. Sulla nomina …”

Questo rigurgito ambientalista tardivo e sostenuto da quell’unico flebile avverbio, lascia poco spazio ai dubbi rispetto alla visione che si ha dei parchi e dell’ambiente tout court presso la regione Campania e questo anche alla luce dei criteri attuati per la presidenza del Parco Nazionale del Vesuvio; diamo merito a chi si è giustamente scandalizzato davanti a questa ed altre incoerenze mostrate con l’utilizzo dell’escamotage del maxiemendamento.

Rimaniamo scandalizzati anche da chi come i Verdi, presenti nel Consiglio Regionale, ha votato questo sconcio invece di sostenere con maggiore vigore la causa ambientalista e spronare la politica nella scelta di persone realmente competenti, ma è evidente che tale concetto viene meno là dove l’opportunismo, l’arroganza e il potere gratificano più della coerenza.

 

Spari per gelosia a Casalnuovo, un uomo in manette. Era scappato a Gaeta.

Fermata una persona per la sparatoria avvenuta a Casalnuovo nella notte di lunedì scorso, si era rifugiato nel basso Lazio. Si tratta del 30enne Alberto Liberti, già noto alle forze dell’ordine. Secondo gli inquirenti avrebbe tentato di uccidere un 26enne per gelosia. L’uomo è stato acciuffato a Formia dai carabinieri. Quando i militari sono arrivati a prenderlo ha provato a confondersi tra i pescatori che erano sul molo. Sottoposto a ferma di indiziato di delitto, era stato trattenuto dai militari, poi il gip ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere a Cassino. Liberti è accusato del tentato omicidio del 26enne rimasto ferito lunedì notte a colpi d’arma da fuoco mentre si trovava sotto casa, lungo il centralissimo corso Umberto. Le pistolettate avevano procurato alla vittima dei “buchi” sul dorso e sulle gambe: le ferite resero urgente il trasporto in ospedale, dove finì in rianimazione, ma non in pericolo di vita. Le indagini lampo dei militari dell’Arma della compagnia di Castello di Cisterna, a cui hanno collaborato i colleghi di Formia, hanno consentito di scoprire il movente e di ricostruire la dinamica dell’agguato, portando a chiudere il cerchio introno al 30enne, che nel frattempo era scappato a Gaeta.

Pomigliano d’Arco, Festival Teatro Scuola in memoria di Vincenzo D’Onofrio, domani si va in scena con “1799”

Scuola e teatro uniti in unico progetto per accelerare i processi educativi e produttivi scolastici. È l’obiettivo della rassegna “Quarto Festival Teatro Scuola – Città di Pomigliano d’Arco – Memorial Vincenzo D’Onofrio”. Una manifestazione culturale presentata ieri in conferenza stampa nell’aula Consiliare del Comune di Pomigliano d’Arco. La kermesse ha il patrocinio del Comune di Pomigliano d’Arco e a portare i saluti dell’amministrazione è stato l’assessore Pasquale Sanseverino: «Sono onorato di essere qui – ha detto Sanseverino – non solo per la valenza culturale e sociale del progetto ma anche per l’emozione di ricordare il professore D’Onofrio da quest’aula che lo ha visto impegnato per la nostra comunità. È un po’ come riannodare i fili della memoria». La kermesse si dipanerà lungo sei giorni dal 26 al 31 Marzo presso il Liceo Classico Scientifico Statale Vittorio Imbriani di Pomigliano d’Arco. Organizzato dall’Associazione Ex Alunni Liceo “Vittorio Imbriani” in collaborazione con il Liceo, il Festival è rivolto agli Istituti secondari di secondo grado. Il “Quarto Festival Teatro Scuola” metterà a disposizione delle compagnie selezionate e il palcoscenico dell’Auditorium Prof. Vincenzo D’Onofrio già completo di fondale e quinte e una dotazione tecnica per illuminazione e fonica. La selezione dei progetti presentati dagli Istituti è stata effettuata dal Direttore artistico Vincenzo Arena, dal Direttore Generale della Manifestazione Mariella D’Onofrio e da esperti accreditati.  La volontà di riproporre il Festival Teatro Scuola tanto caro al Prof. Vincenzo D’Onofrio – al quale la manifestazione è dedicata – sta per essere esaudita nel suo desiderio di continuità, proprio come voleva il Professore tanto amato dai suoi studenti a cui ha trasmesso la passione per il teatro e la cultura. Per la giornata di apertura del “Festival Teatro Scuola – Città di Pomigliano d’Arco – Memorial Vincenzo D’Onofrio”, tre generazioni di allievi dell’ Imbriani, amici ancor prima di essere ex alunni, propongono uno spettacolo pluripremiato e più volte realizzato nel corso dei Festival “donofriani!”: “1799” – tratto dall’omonimo testo di Manlio Santanelli. Si va in scena domani, domenica 26 marzo, alle 20. La location è l’auditorium dedicato a D’Onofrio al liceo Imbriani di via Pratola Ponte.