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Nuova Protezione civile. Tempi non celeri.
L’Italia di Ventura è “in attesa di..”, come le barche di L.G. Buono ed è incompleta come un risotto con gamberetti “astemio”
“Astemio” è, secondo lo chef Biagio, il risotto con gamberetti in cui non metti un po’ di cognac: resta un piatto incompleto, come incompleta appare, per difetto di effervescenza, la squadra italiana, che tuttavia contro l’Albania ha fatto il suo dovere. E’ una squadra in “attesa” di definire il modulo di gioco, le gerarchie, e gli obiettivi.
La partita la puoi leggere da molti punti di vista: l’Italia ha vinto nettamente, ma di fronte aveva pur sempre l’Albania e tali Aieti, Agolli e Roshi, che non hanno fatto rumore: e perciò i loro tifosi hanno tentato di svegliarli a suon di petardi. Sarebbe interessante sapere come gli albanesi siano riusciti a portare nello stadio, di questi tempi, “truoni e tricchetracchi”: probabilmente non erano barbuti, e perciò non destavano sospetti. I giovani italiani, le “speranze”, non hanno deluso: Immobile è un guerriero, Belotti è una freccia, Verratti è l’arciere, Insigne dimostra che i napoletani sanno giocare di fino, e quando è necessario, anche faticando e sudando: e tuttavia l’edificio poggia ancora sulle spalle di Buffon, di Barzagli, di Bonucci e di De Rossi. Sul tono dell’esibizione, un tono tendente al grigio, e non solo per i fumogeni, due “macchie” di colore: Buffon che per scaramanzia si gira per non vedere il romanista mentre tira il rigore, e Buffon che a fine partita balla “Occidentali’s Karma” con la curva palermitana. Alla fine, Giampiero Ventura ha detto cose sagge: la partita è stata “un piccolo passo in avanti verso la costruzione di un gruppo nuovo”: una partita certamente non “entusiasmante”, ma che apre la strada verso imprese “esaltanti”.Verratti ha negato di essere il leader della squadra, perché “qui, per fortuna, ce ne sono diversi”: forte e prudente, l’allievo di Zeman: però abbiamo notato che a centrocampo i giovani la palla la passavano a lui, anche quando De Rossi era libero. Dunque, un’Italia “in attesa di…”: di misurare la forza di chi ieri non ha giocato, Donnarumma, Bonaventura, Chiesa, Bernardeschi e gli altri giovani; in attesa di scegliere un modulo definitivo e gli obiettivi; in attesa di incontrare la giornata giusta, la giornata della gloria in cui si scrivono non cronache insipide, ma storie epiche. E’ nel fuoco delle grandi battaglie che si forgia il gruppo. Una partita “sospesa”, dunque, e non per i botti e i fumogeni, ma nell’incertezza di quello che sarà. E’ l’incertezza dell’attesa che Leon Giuseppe Buono ha voluto dipingere nei suoi quadri dedicati alle barche ferme nel porto di Pozzuoli. Mi permetto di dissentire da chi giudica Buono poco più di un sapiente pittore di scuola, solo perché i soggetti delle sue opere sono frequenti nella pittura di genere. Le sue barche ferme nel porto sono metafora di una condizione umana che aspetta il momento in cui bisognerà muoversi, scegliere la rotta, affrontare il mare aperto e giungere, con il carico intatto, in un altro porto. Le barche di Buono, schierate nel porto e riflesse nell’acqua, sono “vive” e raccontano di questa loro “attesa”, dei dubbi, delle illusioni: sono l’immagine materiale dei pensieri e dei sentimenti di Ventura e dello stile che quasi tutti i giornalisti hanno adottato nell’impostare i loro commenti: andiamo cauti, aspettiamo di vedere cosa succede nelle prossime partite. Mi sarei aspettato più calore, più entusiasmo: del resto, il calcio è, oggi, in Italia, l’unico “spazio” sociale in cui i giovani non solo sono numerosi, ma già occupano i posti di prima fila. E il mare sotto le barche di Buono si stenta a credere che sia capace di agitarsi e di incurvarsi in rumorosi e implacabili flutti: ha preso il colore dei muri che si specchiano in esso, pare un immobile mosaico di brani di intonaco. E’ un mare bloccato e inquinato dai riflessi sociali della civiltà. L’Italia di Ventura è incompleta: manca, per ora, l’artista del pallone capace di imprimere il segno imprevedibile del genio sulle trame tessute dalla squadra: manca il “sapore alto”, quello che in un piatto connette i sapori di tutti gli ingredienti e costruisce il “carattere” definitivo della pietanza. La settimana scorsa si discuteva intorno alla ricetta del risotto con i gamberetti: sulle “erbe” che il piatto richiede, cipolla, carota, prezzemolo, un pezzettino di lauro, sul burro e sul vino bianco secco erano tutti d’accordo, ma quando lo chef Biagio ha detto che ci vuole anche un bicchierino di cognac, qualcuno si è dichiarato contrario, il cognac non è necessario, c’è già il vino bianco. E allora Biagio ha sciorinato tutta la sua sapienza spiegando ai dubbiosi che il vino serve solo ad asciugare le umide “note” della cipolla e del lauro, mentre il cognac ha il compito di irrobustire i tenui toni olfattivi e gustativi del riso e dei gamberetti: il cognac “apre”, svela e coordina tutto il bouquet di odori e di sapori, mette insieme, in un solo, armonioso gusto, la presenza del mare e dell’orto. Insomma, ha concluso Biagio, un risotto di gamberetti senza cognac è un risotto “astemio”. Il gioco dell’Italia di Ventura era proprio così, “astemio”: non c’era l’effervescenza dell’assolo ubriacante. Ma alla prossima ci sarà. Anche i cognomi dei giocatori italiani meriterebbero una riflessione, e un “ricamo”: Insigne, Immobile e Zappacosta non hanno bisogno di commenti, mentre in francese “verrat” è un cannone a canna corta del sec.XVI. E il Caso ha voluto che l’allenatore si chiamasse Ventura: noi speriamo che la buona ventura dell’Italia lo abbia portato sulla panchina della Nazionale.Somma Vesuviana, lancio di pietre sul convoglio della Circum. Eav: “Poteva scapparci il morto”

La Regione “preferibilmente” rinnega l’ambiente.
Una breve riflessione sull’aspetto ambientale del controverso maxiemendamento varato ieri sera dalla Regione Campania.
Immaginare un’area protetta non è la stessa cosa di viverla. Frequentarla, conoscerla è sinonimo di passione e non solo di competenza. Sapere di cosa si parla in ogni contesto specifico è sintomo di professionalità e, benché si sappia di quanto la competenza non sia direttamente proporzionale a suddetta passione, il sapere di cosa si parla implicherebbe quanto meno l’allontanamento dall’errore, così come dal sospetto e aumenterebbe il rispetto di chi ti sta di fronte, sia esso interlocutore istituzionale, sia esso cittadino.
Rapportando tutto ciò al contesto ambientale locale e in particolar modo a quello dei parchi e delle aree protette si resta stupiti davanti a quanto è accaduto ieri in Campania con la sostituzione dell’articolo 8 della legge regionale n. 33 sulle aree naturali protette con un qualcosa che sconvolgerà il già barcollante contesto regionale.
In pratica è accaduto che con il maxiemendamento alla legge di stabilità, il consiglio regionale della Campania ha modificato il precedente testo di legge con l’art. 7, comma 2, che afferma testualmente:
“Il Presidente dell’Ente Parco (Parco Regionale ndr.) viene nominato dalla Giunta Regionale, su proposta degli assessori all’Urbanistica e all’Ambiente, tra soggetti in possesso di comprovata esperienza nelle istituzioni, nelle professioni, ovvero di indirizzo o di gestione in strutture pubbliche o private. Sulla nomina il Consiglio regionale esprime il proprio gradimento ai sensi dell’art.48 dello Statuto.”
L’art. 8 della 33 citava invece quanto segue:
“Il Presidente dell’Ente Parco viene nominato dalla Giunta Regionale su proposta degli Assessori alle Foreste, alla Urbanistica e all’ Ecologia, sentito il parere delle Commissioni Consiliari competenti ai sensi della Legge n. 26 del 24 aprile 1980 e prescelto tra persone che si siano distinte per i loro studi e/ o per la loro attività nel campo della protezione dell’ambiente e non ricoprano cariche elettive e/o amministrative negli Enti Locali, negli organi di gestione di Enti Regionali nonché cariche elettive regionali, parlamentari ed europee.”
Comparando i due articoli appare evidente la ferma volontà da parte della giunta regionale di nominare come presidenti dei parchi regionali persone prive di curriculum ambientale, suscitando più di un dubbio sull’imparzialità della scelta oltre che la sua ovvia inopportunità. Sembra evidente il fatto che si lasci ampio spazio non solo a chi non ha competenze in materia ambientale ma si presenta anche la possibilità di nominare presidente chi ricopra incarichi politici e amministrativi, in primis i sindaci, ovvero gli interlocutori principali tra gli enti parco e le comunità che ad essi appartengono e che, in tal caso potrebbero sollevare più di un conflitto d’interesse sulla gestione dell’area protetta.
Non ci soffermiamo davanti alla palese incoerenza e la poca eleganza politica e dialettica messa in luce ieri sera dal presidente della regione Vincenzo De Luca ma per dovere di cronaca va sottolineato il fatto che in extremis, la giunta campana ha apportato una lieve variazione al testo dell’articolo 7 ormai approvato e che ora così recita:
“ … in strutture pubbliche o private, preferibilmente maturata nei settori della tutela dell’ambiente e del paesaggio. Sulla nomina …”
Questo rigurgito ambientalista tardivo e sostenuto da quell’unico flebile avverbio, lascia poco spazio ai dubbi rispetto alla visione che si ha dei parchi e dell’ambiente tout court presso la regione Campania e questo anche alla luce dei criteri attuati per la presidenza del Parco Nazionale del Vesuvio; diamo merito a chi si è giustamente scandalizzato davanti a questa ed altre incoerenze mostrate con l’utilizzo dell’escamotage del maxiemendamento.
Rimaniamo scandalizzati anche da chi come i Verdi, presenti nel Consiglio Regionale, ha votato questo sconcio invece di sostenere con maggiore vigore la causa ambientalista e spronare la politica nella scelta di persone realmente competenti, ma è evidente che tale concetto viene meno là dove l’opportunismo, l’arroganza e il potere gratificano più della coerenza.
Spari per gelosia a Casalnuovo, un uomo in manette. Era scappato a Gaeta.
Pomigliano d’Arco, Festival Teatro Scuola in memoria di Vincenzo D’Onofrio, domani si va in scena con “1799”
Scuola e teatro uniti in unico progetto per accelerare i processi educativi e produttivi scolastici. È l’obiettivo della rassegna “Quarto Festival Teatro Scuola – Città di Pomigliano d’Arco – Memorial Vincenzo D’Onofrio”. Una manifestazione culturale presentata ieri in conferenza stampa nell’aula Consiliare del Comune di Pomigliano d’Arco. La kermesse ha il patrocinio del Comune di Pomigliano d’Arco e a portare i saluti dell’amministrazione è stato l’assessore Pasquale Sanseverino: «Sono onorato di essere qui – ha detto Sanseverino – non solo per la valenza culturale e sociale del progetto ma anche per l’emozione di ricordare il professore D’Onofrio da quest’aula che lo ha visto impegnato per la nostra comunità. È un po’ come riannodare i fili della memoria».
La kermesse si dipanerà lungo sei giorni dal 26 al 31 Marzo presso il Liceo Classico Scientifico Statale Vittorio Imbriani di Pomigliano d’Arco. Organizzato dall’Associazione Ex Alunni Liceo “Vittorio Imbriani” in collaborazione con il Liceo, il Festival è rivolto agli Istituti secondari di secondo grado. Il “Quarto Festival Teatro Scuola” metterà a disposizione delle compagnie selezionate e il palcoscenico dell’Auditorium Prof. Vincenzo D’Onofrio già completo di fondale e quinte e una dotazione tecnica per illuminazione e fonica. La selezione dei progetti presentati dagli Istituti è stata effettuata dal Direttore artistico Vincenzo Arena, dal Direttore Generale della Manifestazione Mariella D’Onofrio e da esperti accreditati. La volontà di riproporre il Festival Teatro Scuola tanto caro al Prof. Vincenzo D’Onofrio – al quale la manifestazione è dedicata – sta per essere esaudita nel suo desiderio di continuità, proprio come voleva il Professore tanto amato dai suoi studenti a cui ha trasmesso la passione per il teatro e la cultura.
Per la giornata di apertura del “Festival Teatro Scuola – Città di Pomigliano d’Arco – Memorial Vincenzo D’Onofrio”, tre generazioni di allievi dell’ Imbriani, amici ancor prima di essere ex alunni, propongono uno spettacolo pluripremiato e più volte realizzato nel corso dei Festival “donofriani!”: “1799” – tratto dall’omonimo testo di Manlio Santanelli.
Si va in scena domani, domenica 26 marzo, alle 20. La location è l’auditorium dedicato a D’Onofrio al liceo Imbriani di via Pratola Ponte. 
