ALT! (Associazione Lettori Torresi) in collaborazione con il Cafè Street 45 presenta: Flo & Michele Maione in “Il mese del Rosario Tour”

Dopo il successo del primo disco “D’amore e di altre cose irreversibli”, la cantautrice napoletana FLO (Floriana Cangiano), torna in tour per la presentazione del suo ultimo lavoro discografico “Il mese del Rosario” (Agualoca records – Distribuzione Audioglobe). ALT! (Associazione Lettori Torresi) da sempre sensibile alle eccellenze del cantautorato italiano, si rimette in gioco con un concerto/evento, che ha come protagonisti Flo e il polistrumentista Michele Maione. Gli artisti, porteranno sul palco del Cafè Street 45, un concerto che è un racconto, scritto attraverso brani dell’ultimo album dell’artista partenopea, suoi vecchi successi e rivisitazioni di canti tratti dalla tradizione popolare di tutto il mondo. L’intreccio tra musica e letture, promette di  incantare il pubblico, offrendo una serata all’insegna della raffinatezza dei suoni e la profondità dei testi. Un evento imperdibile che approda nella “provincia” napoletana e che si avvale di una location unica e suggestiva. Non è casuale la collaborazione tra ALT! e il Cafè Street 45, la cui direzione artistica è sempre più impegnata nell’offrire al pubblico serate di grande spessore artistico, che hanno al centro la Musica nei suoi generi più disparati. Il concerto è free-entry. Consigliata la prenotazione.

Somma Vesuviana. Sabato dei fuochi sicuro, la protezione civile e la croce rossa insieme sul ciglio della montagna

  1. Anche quest’anno i volontari della protezione civile e della croce rossa non hanno fatto mancare la loro presenza sulla cima più alta della montagna in occasione del sabato dei fuochi.
 
E’ stato sabato dei fuochi, quello appena trascorso, all’insegna della sicurezza.  Mentre si svolgeva la festa e le allegre comitive si lasciavano andare al ritmo delle danze popolari, c’era anche chi vigilava sulla sicurezza e sulla salute dei tanti ospiti  presenti sulla bella montagna di Somma. Sul posto, infatti,  erano presenti  i volontari della protezione Civile Cobra2 e i volontari della  Croce Rossa Italiana (sezione di Somma Vesuviana). Per tutta la mattinata i giovani volontari sono stati a presidio per prevenire o intervenire per eventuali incendi o incidenti causati dai fuochi pirotecnici e per offrire assistenza sanitaria in caso di necessità. Non si sono verificati incidenti, solo un piccolo incendio in tarda serata, causato dai fuochi pirotecnici, nella zona La Marca(lato Gnundo). A domare le fiamme in pochi minuti, i giovani della Cobra2  e i  volontari della protezione civile  “Pronto Intervento”.  Per fortuna, come ogni anno, ha prevalso il senso di responsabilità e la voglia di vivere il vero spirito della festa, ossia la fede e la tradizione.

Paranzaro per caso …

… come per caso su questa terra per coglierne bellezza e significato. Il rituale del Sabato dei Fuochi visto da chi è capitato per sua buona sorte in una delle poche celebrazioni che esaltano la terra nella sua essenza. 

LE FOTO

IL VIDEO

Andare in montagna è una di quelle esperienze che ti mette a confronto con te stesso, e non soltanto dal punto di vista fisico, ma anche e soprattutto per quello mentale, e in special modo quando si arriva ad un’età che si cammina più con la testa che con le gambe. Anche quest’anno sono salito sul Somma per andare a trovare la Mamma Schiavona, sono salito con i miei soliti dubbi e i miei perché ma trovando ancora una volta la risposta, quella della fratellanza che spesso mi accomuna con chi, dire che è diverso da me, è dir poco.

Se c’è infatti un luogo, là dove non esistono differenze, è ‘o Ciglio e lo è soprattutto durante le devozioni poiché è quello il momento magico in cui si abbassano le barriere, il momento in cui sotto l’unico ideale eterno della Madre, tutti sono uguali: la conclamazione in questo giorno di un sentimento grande, unico e di tutti.

Anche quest’anno, come dicevo, sono salito, e del resto non avrei potuto farne a meno poiché anche io ormai mi sento parte di questo rituale ancestrale e nun m’a sentevo e schiattà ‘nta ‘na casa ; e l’ho fatto ancora una volta di notte, l’ho fatto per la solitudine, l’ho fatto per il silenzio, ma anche perché avrei voluto volentieri evitare ‘e viagge delle scassarole che salivano alla Traversa e il loro fumo intossicante. Purtroppo non ce l’ho fatta a salire prima di loro come l’anno scorso e questo nonostante la levataccia alle tre del mattino. Poco male, per aspera ad astra, e le stelle mi hanno accompagnato fino alla Traversa e il sole fino al Ciglio.

Inutile dire l’emozione del primo saluto alla Traversa, anticipato dalle urla e dagli schiamazzi dalle auto che salivano, ma soprattutto il saluto affettuoso delle persone che vedi solo una volta all’anno ma carico dello stesso affetto di sempre e se è possibile di più, perché il sommarsi degli anni accresce l’amicizia, il rispetto e un senso di appartenenza, così vicino ma ancora così distante per uno come me che appartiene a tutti e a nessuno e forse solo a se stesso.

Salire ‘ngoppa ‘o Ciglio non è infatti un’abitudine e non è una spacconata, ma è una devozione e lo è anche per chi non è credente in senso stretto, lo è anche per chi crede solo nell’uomo, perché come dice Salvatore “’a devozione è devozione” e così porta il suo pegno, così porta la sua pesante connola rifiutando cortesemente il mio aiuto. Chi potrà capire questo sentimento se non vi partecipa con l’anima oltre che col corpo? Con l’anima di chi ci crede! Di chi vuol dare un significato altro alle cose! Cosa ne sanno quei borghesucoli e quei fricchettoni che salgono fin qui per vedere i paranzari quali animali rari in estinzione? No! Non capiranno mai niente se non vivranno, e non capiranno se non condivideranno quell’emozione. La devozione non è una sagra qualsiasi, la devozione non è mangiare e bere a sbafo ed esige quindi rispetto, il Sabato dei Fuochi viene vissuto con trepidazione ed aspettativa tutto l’anno ed ha un valore rituale ed iniziatico che no va giudicato approssimativamente da chi lo vede a valle, da chi non si sporca le scarpe, o da chi lo valuta con sufficienza dopo un tocca e fuga; il Sabato dei Fuochi è una metafora di vita ma è anche l’unico momento in cui si celebra il territorio nel Vesuviano, si celebra la Terra Madre nella sua essenza e non nell’apparenza.

Arrivati alla Cappella del Ciglio si rivolge il rituale saluto alla Madonna, raffigurata nelle sue essenziali forme popolane, ma per chi l’ama è degna di una scultura di Michelangelo, ci si inginocchia, si prega, si resta immobili e fissi per rispetto e poi si riparte per questa avventura che è la devozione del Sabato dei Fuochi. Si sbrigano subito le prime attività, c’è chi svolge silenziosamente i suoi compiti da sempre e lo fa con la passione e la consapevolezza del suo compito che lo investe in quel giorno, giorno che si vive per tutto l’anno.

Il momento più toccante è però quello della benedizione laica, là dove vedi inumidirsi anche gli occhi di energumeni con i quali valuteresti seriamente di argomentare questioni di precedenza automobilistica, di fila ad uno sportello, tifo calcistico o altre simili amenità. I vecchi della paranza tradiscono con le loro parole l’emozione degli anni vissuti tra il Ciglio e la Traversa, tra la Cappelluccia e la Strascina e sanciscono il rito col vino e l’umanità che spesso lo ha usato e forse l’usa ancora come tramite tra il terreno e il divino. Quest’anno l’emozionante preghiera di Mario Menna si è tramutata in un’orazione a due, tra lui, con la voce rotta dall’emozione di chi non è avvezzo alle folle e di chi tra i presenti l’accompagna nella preghiera.

Quest’anno è salito per la messa il nuovo arrivato del Casamale, padre Hui che come un marziano è atterrato tra noi e come un napoletano si è ben presto adeguato al gruppo, prima e dopo la messa che ha celebrato come consuetudine nella piccola cappella del Ciglio. Tutto il resto è il solito contesto fatto di curiosi, escursionisti, Croce Rossa, Protezione Civile ma la paranza vola in alto, più in alto, almeno durante il Sabato dei Fuochi.

L’ultimo pensiero di questo mio estemporaneo racconto è volto alle donne, alle donne della Paranza, ad Agata, Sofia, Lisa, Amelia e mi scuso se per scarsa memoria non menziono le altre altrettanto meritevoli di ammirazione. Loro che quest’anno ho incontrato durante l’ascesa al Ciglio e che mi hanno accolto con la loro grazia e la loro amicizia, loro che, al momento giusto, mi hanno fatto sentire parte della Paranza, e non per caso.

A loro, e a tutto questo penserò quando, un giorno come un altro, volgerò il mio sguardo verso l’alto e scorgerò la luce della cappella dalla 268, mentre girovagando nella mia auto, si aprirà uno squarcio nella mia quotidianità.

 

Il pareggio tra Napoli e Sassuolo delude i tifosi. Ed è subito processo

Gli azzurri non riescono a vincere contro la squadra di Di Francesco e l’esercito degli ipercritici si rimette in marcia Fermi tutti. Io mi ricordo di voi: voi siete quelli che quando il Napoli vince, magari seppellendo di gol il Bologna in un campionato che interessa praticamente a sei, sette squadre in tutto, dite che gli azzurri sono i dominatori del mondo, che mister Sarri esprime il gioco più bello, che rivali non ce n’è.  Siete quelli che quando la Juventus ha eliminato il Barcellona in Champions League vi siete offesi per i paragoni tra il Napoli e la squadra catalana perché “sì, va bene il tiki taka ma il nostro calcio è un’altra cosa”. Ma siete pure quelli che avete fatto piangere Insigne una, due, tante volte. L’avete fischiato quando ha sbagliato il rigore contro il Besiktas e gli avete contestato persino il colore dei capelli (che era orrendo, ok, ma erano pure fatti suoi). Ora, però, siete felicissimi per il rinnovo del contratto che lo legherà quasi a vita al Napoli. E, infine, voi siete quelli che tra De Laurentiis e Sarri scelgono sempre il primo, per una naturale antipatia verso il presidente e perché credete che il mister sia un maestro infallibile. E tuttavia, per un pareggio contro il Sassuolo che poteva essere tranquillamente una  vittoria (e non stiamo qui a dire dell’arbitro), ora allestite il processo sommario e sul banco degli imputati ci mettete proprio l’allenatore toscano nativo di Bagnoli. Insomma, siete tifosi. Per carità, siamo tifosi. Nessuno si senta escluso. Ma tifare vuol dire non avere razionalità, lucidità, oggettività nell’analisi. E allora accomodiamoci in poltrona davanti alla tv, in tribuna o in curva allo stadio, perché solo lì possiamo stare. Non sul piedistallo.

Somma Vesuviana, il consigliere uscente Crescenzo De Falco: «Da condannare i metodi del Pd»

L’ex presidente della commissione Trasparenza, eletto nel 2014 nelle liste del Pd dopo essere stato candidato alle primarie, entra a gamba tesa nella scelta dei democrat di sostenere il candidato sindaco Giuseppe Bianco. E lo fa con un video postato ieri sulla sua pagina facebook, oltre sei minuti in cui si scaglia contro i metodi del Pd guidato a Somma Vesuviana dal segretario (ed ex candidato sindaco nonché consigliere comunale uscente) Giuseppe Auriemma. I due avevano avuto duri scontri anche in passato, tant’è che Auriemma ventilò, nei confronti di De Falco, la sospensione dal partito.    Il video messaggio di De Falco è rivolto ai cittadini e si concentra soprattutto sui metodi del partito nelle cui fila è stato eletto alle scorse amministrative. «Il Pd di Somma- dice l’ex consigliere – ha sempre ricercato la governabilità del paese, senza compromessi e senza ricatti, tanto è vero che negli ultimi venti anni non è arrivato nemmeno in ballottaggio». Dopo la premessa, De Falco viene al punto: «Oggi il Pd ha cambiato totalmente la sua linea politica: il segretario ed ex candidato sindaco Auriemma ha aperto un “cantiere”, un tavolo di concertazione con tutte le forze politiche in quel momento disponibili e al quale si sono seduti anche un ex candidato sindaco di Fi, candidati in Fratelli d’Italia, elementi che hanno agito attivamente nel corso della consiliatura Piccolo e finanche personaggi che in passato lo stesso Pd ha bollato quali “impresentabili”». «Se l’aspirazione è quella di vincere a tutti i costi – tira le somme De Falco – avere uno scranno ed entrare nella stanza dei bottoni, va bene ma certamente non per me che ho portato avanti la mia linea politica su una linea di governabilità, concretezza e capacità amministrativa, ecco perché condanno i metodi usati dalla segreteria locale per individuare un candidato sindaco senza il rispetto delle stesse regole che il Pd si è dato». Le regole, sostiene De Falco nel suo videomessaggio, avrebbero dovuto prevedere primarie o un voto palese con il riscontro positivo di non meno di tre quinti degli aventi diritto al voto nell’assemblea cittadina del partito. «Tutto questo – dice De Falco – non c’è stato». E prosegue: «Io mi sono candidato alle primarie del 2014, non ho vinto e dunque, come etica vuole, mi sono candidato come consigliere nella lista del partito. Oggi, invece, in stanze che non sono quelle del partito, si propone subdolamente un candidato che a sua volta si dichiara “civico”. Ma un candidato che si dichiara tale dovrebbe avere innanzitutto una sua lista e suoi propositi per essere, solo dopo, sponsorizzato da un partito politico». «Penso – incalza l’ex consigliere – che il Pd si sia accordato con forze politiche non omogenee, quindi non posso che dare il mio “in bocca al lupo” che penso occorra: infatti non posso immaginare come si possa dialogare con ex militanti dell’amministrazione Piccolo, con ex militanti del centrodestra e finire poi per avallare scelte amministrative che sarebbero tutt’altro che trasparenti». In attesa della replica di Auriemma che sicuramente giungerà a breve, De Falco promette di far ricorso nuovamente e a breve della forma di comunicazione diretta utilizzata anche stavolta, ossia un videomessaggio da diffondere via social network, per informare i cittadini di altre «situazioni».      

Somma Vesuviana/Amministrative 2017: giovedì e venerdì il M5S in piazza per il «Firma Day»

L’avvocato Ciro Sannino, il candidato sindaco del M5S per le amministrative dell’11 giugno 2017
Doppio appuntamento in piazza Vittorio Emanuele III per raccogliere le sottoscrizioni necessarie in modo da poter presentare la lista elettorale alle amministrative di domenica 11 giugno. Dunque i grillini aspetteranno i cittadini al gazebo in piazza giovedì 27 aprile dalle 8, 30 alle 13,30 e dalle 16, 30 alle 18, 30; venerdì 28 soltanto al mattino.  «Cari concittadini abbiamo bisogno di voi. Giovedì 27 e venerdì 28 aprile vi aspettiamo in piazza Vittorio Emanuele per sottoscrivere la nostra lista alle amministrative dell’11 giugno. Per sottoscrivere la lista occorre munirsi di un documento d’identità ed essere iscritti nelle liste elettorali del comune di Somma Vesuviana» – annunciano gli attivisti del Movimento 5 Stelle che di recente hanno ufficializzato il loro candidato sindaco: sarà l’avvocato Ciro Sannino, lo stesso che nella precedente tornata elettorale per le amministrative provò a sfidare i contendenti di allora. Stavolta si troverà di fronte il vincitore della scorsa competizione di nuovo in campo, ossia l’ex sindaco Pasquale Piccolo, Celestino Allocca, Salvatore Rianna e Giuseppe Bianco. Per ora solo questi i nomi ufficiali che portano a cinque la quota di candidati, ma altri – presumibilmente – se ne aggiungeranno. Altro nodo da sciogliere è la «destinazione» del simbolo di Forza Italia, questione che dovrebbe essere chiarita entro breve.  

Brusciano, si rafforza il gemellaggio con gli USA per la Festa dei Gigli

Giungono dagli USA i saluti alla città e alle Associazioni dei Gigli in procinto di uscire per le Questue nella142esima festa dei Gigli. La Festa dei Gigli di Brusciano si appresta a percorrere il suo 142esimo giro. Nel trimestre aprile-giugno, ci saranno le questue, le presentazioni delle nuove canzoni, degli organigrammi tecnici ed artistici e dei comitati delle Associazioni dei Gigli che quest’anno, in numero di cinque, sfileranno sotto le seguenti Bandiere: Giglio Croce Passo Veloce; Giglio Gioventù; Giglio Ortolano; Giglio Passo Veloce e Giglio Sant’Antonio. L’anno scorso a Brusciano per tutto il periodo della Festa dei Gigli è stata presente in città una delegazione di italoamericani della “Giglio Society of East Harlem-New York”, tramite le relazioni internazionali promosse e curate dal sociologo Antonio Castaldo che ha vissuto l’evento festivo 2016 insieme a Mitch Farbman e suo nipote Nick Granato di quarta generazione bruscianese in America; Phil Bruno, diretto discendente di Rocco Vivolo che 100 anni fa introdusse in USA la Ballata del Giglio di Sant’Antonio a East Harlem New York; Bob Maida; Peter Tiscione; John Spampinato senior e junior, nonno e nipote; Jimmy Granata e famiglia. Lo scorso 19 aprile Mitch Farbman del “Board of Directors” della “Giglio Society of East Harlem” da New York ha inviato via e-mail ad Antonio Castaldo i saluti sia personali sia  collettivi da estendere alla Comunità e alle Associazioni dei Gigli di Brusciano: «Please give your wonderful family my best regards. I can not thank you enough for making my trip to Italy one of the best things to happen in my life. Also make sure to give my regards to all the people that I had the pleasure to meet from all the Giglio Societies and the Town of Brusciano». Il sociologo Antonio Castaldo ha affermato che «nel corso di questi ultimi 15 anni sta crescendo un rapporto di conoscenza storica e di scambio culturale fra le due realtà giglistiche, bruscianese ed americana. Insieme prende forma e consistenza un caloroso rapporto umano con gli italoamericani della Giglio Society of E. H. di New York. La scoperta delle loro antiche radici, con un simbolico “ritorno a  casa” dopo un salto di una o due generazioni, attiva grandi emozioni ed esplode nel mio piacere per essere stato artefice e testimone di “una delle più belle cose che possano capitare nella vita” come nel caso di Mitch Farbman, e come in precedenza è stato con Phil Bruno e altri ancora, per essere giunti dagli USA a Brusciano e godere della bella Festa dei Gigli in onore di Sant’Antonio di Padova insieme allo speciale popolo bruscianese». Per chi volesse attingere informazioni da fonti giornalistiche originarie su questa festa in USA si consiglia un articolo apparso sul sito web del New York Times dell’undici agosto 2013 a firma di Alan Feuer, all’indirizzo  http://www.nytimes.com/2013/08/12/nyregion/italian-americans-return-to-east-harlem-so-that-st-anthonys-tower-can-rise-again.html.  Sotto il titolo  “Italian-Americans Return to East Harlem So That St. Anthony’s Tower Can Rise Again” la foto del Giglio di Sant’Antonio con la veste che venne progettata, costruita e spedita via mare dall’Associazione Giglio della Gioventù da Brusciano a New York. Mentre 85 anni prima, sempre il New York Times, il 4 settembre 1928,  così intitolava l’articolo che parlava di Rocco Vivolo, Brusciano e della importata Festa di Sant’Antonio di Padova: “Four-Days Celebration Reaches Climax With Procession of  Tower Through Street”. Quella storia  in USA continua rafforzata ora dal ricongiungimento con il luogo di origine: Brusciano. CON PREGHIERA DI PUBBLICAZIONE                                            Antonio Castaldo AVVERTENZA: L’Istituto Europeo di Scienze Umane e Sociali  IESUS rispetta  le norme sulla privacy ex art.13 legge 675/96- D.LGS 196/30 2003. Il messaggio non è da considerarsi Spam, include la possibilità di essere rimosso. La nostra e-mail non contiene pubblicità né promozioni commerciali ma informazione  socio-culturale. E’ inviata in Copia coperta a iscritti, indirizzi segnalatici, pubblici, dell’annuario Stampa, giornali, da elenchi resi pubblici da utenti o pervenutici in Cc.  Le comunicazioni sono sporadiche e riguardanti esclusivamente ambiti  di studio, tematiche sociali, culturali, artistiche e della solidarietà umana. Buon lavoro.  

Pomigliano, fiaccolata senza corteo per Giuseppe Di Marzo. Malore per la sorella

Si è svolta ieri la fiaccolata in memoria di Giuseppe Di Marzo, il 35enne ucciso con un colpo di pistola il 23 dicembre scorso a Pomigliano. Saltato, come a gennaio, il corteo lungo le strade cittadine: la Questura lo ha vietato per motivi di ordine pubblico. Malore per la sorella al termine della manifestazione. «Verità e giustizia per Giuseppe Di Marzo», è quanto hanno chiesto ancora una volta pubblicamente i familiari e gli amici della vittima. In una ventina si sono radunati nella piazzetta di Pratola Ponte. Circondati da polizia e carabinieri, fermi su un marciapiede, a partire dalle 18,30 hanno acceso fiaccole e alzato gli striscioni con foto e dediche. Hanno urlato le loro richieste, i dubbi, l’amarezza, mentre le auto davanti a loro scorrevano lentamente per il traffico che a quell’ora intasa via Roma. Avrebbero voluto sfondare quella “gabbia” in cui erano stati chiusi per questioni di «sicurezza», i manifestanti. Ma la ragione ha preso il sopravvento e tutto è proceduto tranquillamente. Momenti di preoccupazione in chiusura, quando la sorella di Di Marzo, Imma, è svenuta. È intervenuta un’ambulanza del 118. Per fortuna, niente di grave: la donna ha rifiutato il trasferimento al pronto soccorso. «La tensione», bisbigliavano intorno a lei. Una tensione che esprimevano gli occhi, la rigidità dei lineamenti del viso. Imma e la mamma Barbara non si danno pace. La rabbia l’altro ieri cadenzava le parole urlate ai presenti, ai passanti, in quella piccola piazza in cui sono rimaste per un’oretta, così come stabilito dalla Questura. «Io voglio solo giustizia per mio figlio», ripeteva continuamente Barbara. «Dicono sempre che mio figlio è pregiudicato, ma ha pagato per i suoi errori. Pure sotto terra è pregiudicato?», diceva, guardandosi intorno alla ricerca di approvazione. Giuseppe aveva avuto problemi con la giustizia e la famiglia vorrebbero spogliarlo di tale fardello. In quello che il 23 dicembre scorso è diventato il suo passato, indelebile, fatto anche di precedenti penali, stanno ancora scavando i carabinieri che, coordinati dalla Procura di Nola, stanno indagando sulla sua uccisione. Reo confesso per l’omicidio è l’imprenditore pomiglianese Vincenzo La Gatta, che dal 24 dicembre è agli arresti domiciliari. Con la pistola che deteneva regolarmente ha ammesso di aver ammazzato Di Marzo in via Pratola. Un colpo sparato a bruciapelo contro la tempia sinistra, come confermato dall’autopsia. Sui motivi e la dinamica del delitto le ombre sono ancora tante, le versioni fornite non hanno mai convinto del tutto gli inquirenti che stanno lavorando sul caso. I familiari di Di Marzo, però, non riescono ad accettare che il presunto assassino non sia finito in carcere. Quella degli arresti domiciliari è una misura restrittiva che gli è stata applicata in via cautelare in attesa che un giudice, al termine delle indagini, prenda decisioni sulla sua posizione.    

Ottajano, 1827: gravi accuse del sindaco all’ingegnere che dirige i lavori sugli alvei della città. Il Vesuvio e la caffettiera di Kounellis…

Il sindaco di Ottajano, Basilio Di Prisco, accusa pubblicamente uno dei più noti architetti- ingegneri napoletani, Bartolomeo Grasso, di avere eseguito sui “valloni” che attraversano la città lavori utili “non per la comunità, ma per un paio di amici”. L’ “affare” dell’eruzione diventa un “luogo comune” dell’immagine di Napoli e del Vesuviano, come ‘”na tazzulella ‘e café”. Il primo atto della polemica si svolse a Ottajano nel novembre del 1827.  Il sindaco Basilio di Prisco accusò tre ingegneri della Direzione di Ponti e Strade,  Policano Ponticelli, Giuliano de Fazio e Bartolomeo Grasso, che era anche ispettore,  di aver sprecato tempo e danaro nei lavori eseguiti lungo  i “valloni” Rosario, San Leonardo e Lavinaio per imbrigliare i ” torrenti  conseguenti dell’ultima eruzione vesuviana “. Ma avendo i tre dimenticato di costruire  ” le catene da passo in passo formate in gradoni”, la cui utilità già era stata sperimentata proprio dal De Fazio nei due alvei di Pollena, le piogge continue avevano provocato l’alluvione del  23 novembre: dalle acque del Rosario era stata seppellita la casa del ” negoziante Aniello Manichino con la perdita di più migliaia di ducati del suo negoziato”,  mentre il San Leonardo ” sboccando nei suoi lati allagò il casamento del sacerdote don Paolo Ammendola, sotterrando vinajo e cantina; la stessa cosa avvenne al negoziante Vincenzo Cutolo e stava per accadere nei quartieri Crocevia, Rossilli e Catapani.” Nel dicembre del ’28 il Direttore di Ponti e Strade chiese notizie più precise, e il Di Prisco gliele diede, con inusitata asprezza.  ” Il citato ispettore – dichiarò il sindaco a verbale -, facendo non da ingegnere revisore, come  conveniva, ma da progettista, par che si avesse dovuto occupare prima in osservare la causa motrice, che produce l’alluvione, in secondo luogo come la corrente delle acque porta seco pietre, sassi e terra, in terzo luogo in che modo dovevano formarsi i lagni. Se di tanto si fosse occupato, avrebbe al certo rinvenuto che tra le varie cagioni produttrici dell’alluvione la principale è quella della levigatezza della superficie della terra,  là sulla Montagna, prodotta dalla grande quantità di fango che colà cadde con la pioggia durante l’eruzione medesima. Sicché a togliere una tal cagione”  avrebbe dovuto far zappare “ la cima della montagna detto Spennato e proteggere con canali i vigneti”.  Un architetto di tale fama – continuò il sindaco- avrebbe dovuto capire che era necessario “fortificare” le rive degli alvei con argini e muri di pietra, per bloccare i movimenti delle acque e del fango. In realtà dei muri erano stati fatti, ammise il sindaco: ma nei valloni Travi, Scannagatta e Oliveto, e ” sulle sponde del Passo e Rizzi “, ” luoghi tutti fuori  Abitato e senza il pericolo di inondazione “. Inoltre, le acque ” di più vallonate ” erano state convogliate, senza alcuna ragione, nei letti del San Leonardo e del Lavinaio, che però non erano stati predisposti a ricevere un flusso maggiore. Ma la stoccata finale fu veramente micidiale. Non potendosi mettere in dubbio la ” dottrina e l’ argutezza ” del Grasso, il Sindaco si vide costretto a pensare che l’ispettore avesse ” operato  per deferenza e riguardi ” verso qualcuno, avesse cioè preso provvedimenti utili non per la comunità, ma solo per un paio di amici. A meno che non avesse ” altre mire, e cioè di disgustare la popolazione “. Dunque, era necessaria una ispezione sull’ ispettore: il Sindaco non solo la pretese, ma chiese al Ministro dell’Interno di non affidarla alla Direzione di Ponti e Strade, ” giacché Grasso ha una grande influenza sopra i soggetti che la compongono “.  Il coraggio di un sindaco….. L’ingegnere fu difeso da uno dei consiglieri comunali – allora si chiamavano “decurioni” -, e cioè da quell’architetto  Pasquale De Rosa che era uno dei signori dei Lavori Pubblici: in quei tempi si incontravano spesso tali signori, negli Uffici Tecnici. Ma un altro decurione, Michele D’Ambrosio, dichiarò a verbale che quella difesa non lo sorprendeva: Grasso e De Rosa erano ” sempre d’accordo nei progetti e perizie di lavori pubblici ”  e  i muri nel vallone dei Travi erano stati fatti dal tecnico napoletano ” per rispetto e riguardo ” nei confronti del collega ottajanese, che in quel vallone possedeva ” un vigneto”. E’ una polemica assai interessante: per la durezza dei toni, a cui la burocrazia borbonica non era abituata, per l’importanza dell’argomento, quello dei valloni vesuviani, che tocca la politica,  le tecniche e la storia del costume; e, infine, per la fama di Bartolomeo Grasso, di cui il Sindaco aveva l’esatta misura. Nel 1833 l’ingegnere – architetto completò, a Posillipo, la costruzione della villa di Marcantonio Doria, principe di Angri e duca di Eboli, e dieci anni prima aveva diretto, alla Riviera di Chiaia,  i lavori  dei palazzi di Francesco Pignatelli di Strongoli.  Dalle eruzioni della seconda metà del Settecento il Vesuvio e le sue eruzioni erano diventate un affare per molti, nel segno degli interventi di emergenza. E questo “affare”  dell’emergenza “vulcanica” si è trasformato, nel tempo, in un “luogo comune” della  storia sociale di Napoli e del Vesuviano: come il caffè, nell’installazione di Kounellis, la cui immagine correda l’articolo. La caffettiera poggia su una copia del Diario del  famoso ballerino Niiinsky e su una copia del saggio  che Pietro Citati dedicò a Tolstoj. In un prossimo articolo cercheremo di capire perché l’artista ha scelto proprio queste due opere.

Terzigno: rapina in opificio tessile, 38enne finisce in manette

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L’episodio risale allo scorso 2 aprile. L’uomo è stato fermato per rapina aggravata. Minacciò il titolare di un opificio con una pistola riuscendo ad impossessarsi di 400 euro. Dopo si diede alla fuga a bordo si un’Audi A3. L’episodio risale allo scorso due aprile. Oggi le indagini dei militari hanno finalmente portato al giusto epilogo. La vittima al momento dell’aggressione,  aveva infatti richiesto al 112 l’intervento di una pattuglia, quindi erano intervenuti sul posto i Carabinieri della Stazione di Terzigno. I militari avevano raccolto dichiarazioni e descrizioni, effettuato il sopralluogo esaminando oltretutto le immagini dei sistemi di videosorveglianza. Tutti gli elementi raccolti hanno portato a riconoscere come autore della rapina  Alfonso Salvati, un 38enne di San Giuseppe Vesuviano a casa del quale, inoltre, i Carabinieri hanno trovato i vestiti indossati durante il furto e  una pistola a salve privata del tappo rosso. L’uomo è stato sottoposto a fermo per rapina aggravata e tradotto al carcere di Poggioreale.