ALT! (Associazione Lettori Torresi) in collaborazione con il Cafè Street 45 presenta: Flo & Michele Maione in “Il mese del Rosario Tour”
Somma Vesuviana. Sabato dei fuochi sicuro, la protezione civile e la croce rossa insieme sul ciglio della montagna
- Anche quest’anno i volontari della protezione civile e della croce rossa non hanno fatto mancare la loro presenza sulla cima più alta della montagna in occasione del sabato dei fuochi.
Paranzaro per caso …
… come per caso su questa terra per coglierne bellezza e significato. Il rituale del Sabato dei Fuochi visto da chi è capitato per sua buona sorte in una delle poche celebrazioni che esaltano la terra nella sua essenza.
IL VIDEO
Andare in montagna è una di quelle esperienze che ti mette a confronto con te stesso, e non soltanto dal punto di vista fisico, ma anche e soprattutto per quello mentale, e in special modo quando si arriva ad un’età che si cammina più con la testa che con le gambe. Anche quest’anno sono salito sul Somma per andare a trovare la Mamma Schiavona, sono salito con i miei soliti dubbi e i miei perché ma trovando ancora una volta la risposta, quella della fratellanza che spesso mi accomuna con chi, dire che è diverso da me, è dir poco.
Se c’è infatti un luogo, là dove non esistono differenze, è ‘o Ciglio e lo è soprattutto durante le devozioni poiché è quello il momento magico in cui si abbassano le barriere, il momento in cui sotto l’unico ideale eterno della Madre, tutti sono uguali: la conclamazione in questo giorno di un sentimento grande, unico e di tutti.
Anche quest’anno, come dicevo, sono salito, e del resto non avrei potuto farne a meno poiché anche io ormai mi sento parte di questo rituale ancestrale e nun m’a sentevo e schiattà ‘nta ‘na casa ; e l’ho fatto ancora una volta di notte, l’ho fatto per la solitudine, l’ho fatto per il silenzio, ma anche perché avrei voluto volentieri evitare ‘e viagge delle scassarole che salivano alla Traversa e il loro fumo intossicante. Purtroppo non ce l’ho fatta a salire prima di loro come l’anno scorso e questo nonostante la levataccia alle tre del mattino. Poco male, per aspera ad astra, e le stelle mi hanno accompagnato fino alla Traversa e il sole fino al Ciglio.
Inutile dire l’emozione del primo saluto alla Traversa, anticipato dalle urla e dagli schiamazzi dalle auto che salivano, ma soprattutto il saluto affettuoso delle persone che vedi solo una volta all’anno ma carico dello stesso affetto di sempre e se è possibile di più, perché il sommarsi degli anni accresce l’amicizia, il rispetto e un senso di appartenenza, così vicino ma ancora così distante per uno come me che appartiene a tutti e a nessuno e forse solo a se stesso.
Salire ‘ngoppa ‘o Ciglio non è infatti un’abitudine e non è una spacconata, ma è una devozione e lo è anche per chi non è credente in senso stretto, lo è anche per chi crede solo nell’uomo, perché come dice Salvatore “’a devozione è devozione” e così porta il suo pegno, così porta la sua pesante connola rifiutando cortesemente il mio aiuto. Chi potrà capire questo sentimento se non vi partecipa con l’anima oltre che col corpo? Con l’anima di chi ci crede! Di chi vuol dare un significato altro alle cose! Cosa ne sanno quei borghesucoli e quei fricchettoni che salgono fin qui per vedere i paranzari quali animali rari in estinzione? No! Non capiranno mai niente se non vivranno, e non capiranno se non condivideranno quell’emozione. La devozione non è una sagra qualsiasi, la devozione non è mangiare e bere a sbafo ed esige quindi rispetto, il Sabato dei Fuochi viene vissuto con trepidazione ed aspettativa tutto l’anno ed ha un valore rituale ed iniziatico che no va giudicato approssimativamente da chi lo vede a valle, da chi non si sporca le scarpe, o da chi lo valuta con sufficienza dopo un tocca e fuga; il Sabato dei Fuochi è una metafora di vita ma è anche l’unico momento in cui si celebra il territorio nel Vesuviano, si celebra la Terra Madre nella sua essenza e non nell’apparenza.
Arrivati alla Cappella del Ciglio si rivolge il rituale saluto alla Madonna, raffigurata nelle sue essenziali forme popolane, ma per chi l’ama è degna di una scultura di Michelangelo, ci si inginocchia, si prega, si resta immobili e fissi per rispetto e poi si riparte per questa avventura che è la devozione del Sabato dei Fuochi. Si sbrigano subito le prime attività, c’è chi svolge silenziosamente i suoi compiti da sempre e lo fa con la passione e la consapevolezza del suo compito che lo investe in quel giorno, giorno che si vive per tutto l’anno.
Il momento più toccante è però quello della benedizione laica, là dove vedi inumidirsi anche gli occhi di energumeni con i quali valuteresti seriamente di argomentare questioni di precedenza automobilistica, di fila ad uno sportello, tifo calcistico o altre simili amenità. I vecchi della paranza tradiscono con le loro parole l’emozione degli anni vissuti tra il Ciglio e la Traversa, tra la Cappelluccia e la Strascina e sanciscono il rito col vino e l’umanità che spesso lo ha usato e forse l’usa ancora come tramite tra il terreno e il divino. Quest’anno l’emozionante preghiera di Mario Menna si è tramutata in un’orazione a due, tra lui, con la voce rotta dall’emozione di chi non è avvezzo alle folle e di chi tra i presenti l’accompagna nella preghiera.
Quest’anno è salito per la messa il nuovo arrivato del Casamale, padre Hui che come un marziano è atterrato tra noi e come un napoletano si è ben presto adeguato al gruppo, prima e dopo la messa che ha celebrato come consuetudine nella piccola cappella del Ciglio. Tutto il resto è il solito contesto fatto di curiosi, escursionisti, Croce Rossa, Protezione Civile ma la paranza vola in alto, più in alto, almeno durante il Sabato dei Fuochi.
L’ultimo pensiero di questo mio estemporaneo racconto è volto alle donne, alle donne della Paranza, ad Agata, Sofia, Lisa, Amelia e mi scuso se per scarsa memoria non menziono le altre altrettanto meritevoli di ammirazione. Loro che quest’anno ho incontrato durante l’ascesa al Ciglio e che mi hanno accolto con la loro grazia e la loro amicizia, loro che, al momento giusto, mi hanno fatto sentire parte della Paranza, e non per caso.
A loro, e a tutto questo penserò quando, un giorno come un altro, volgerò il mio sguardo verso l’alto e scorgerò la luce della cappella dalla 268, mentre girovagando nella mia auto, si aprirà uno squarcio nella mia quotidianità.
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Somma Vesuviana, il consigliere uscente Crescenzo De Falco: «Da condannare i metodi del Pd»
L’ex presidente della commissione Trasparenza, eletto nel 2014 nelle liste del Pd dopo essere stato candidato alle primarie, entra a gamba tesa nella scelta dei democrat di sostenere il candidato sindaco Giuseppe Bianco. E lo fa con un video postato ieri sulla sua pagina facebook, oltre sei minuti in cui si scaglia contro i metodi del Pd guidato a Somma Vesuviana dal segretario (ed ex candidato sindaco nonché consigliere comunale uscente) Giuseppe Auriemma. I due avevano avuto duri scontri anche in passato, tant’è che Auriemma ventilò, nei confronti di De Falco, la sospensione dal partito.
Il video messaggio di De Falco è rivolto ai cittadini e si concentra soprattutto sui metodi del partito nelle cui fila è stato eletto alle scorse amministrative. «Il Pd di Somma- dice l’ex consigliere – ha sempre ricercato la governabilità del paese, senza compromessi e senza ricatti, tanto è vero che negli ultimi venti anni non è arrivato nemmeno in ballottaggio».
Dopo la premessa, De Falco viene al punto: «Oggi il Pd ha cambiato totalmente la sua linea politica: il segretario ed ex candidato sindaco Auriemma ha aperto un “cantiere”, un tavolo di concertazione con tutte le forze politiche in quel momento disponibili e al quale si sono seduti anche un ex candidato sindaco di Fi, candidati in Fratelli d’Italia, elementi che hanno agito attivamente nel corso della consiliatura Piccolo e finanche personaggi che in passato lo stesso Pd ha bollato quali “impresentabili”».
«Se l’aspirazione è quella di vincere a tutti i costi – tira le somme De Falco – avere uno scranno ed entrare nella stanza dei bottoni, va bene ma certamente non per me che ho portato avanti la mia linea politica su una linea di governabilità, concretezza e capacità amministrativa, ecco perché condanno i metodi usati dalla segreteria locale per individuare un candidato sindaco senza il rispetto delle stesse regole che il Pd si è dato».
Le regole, sostiene De Falco nel suo videomessaggio, avrebbero dovuto prevedere primarie o un voto palese con il riscontro positivo di non meno di tre quinti degli aventi diritto al voto nell’assemblea cittadina del partito. «Tutto questo – dice De Falco – non c’è stato». E prosegue: «Io mi sono candidato alle primarie del 2014, non ho vinto e dunque, come etica vuole, mi sono candidato come consigliere nella lista del partito. Oggi, invece, in stanze che non sono quelle del partito, si propone subdolamente un candidato che a sua volta si dichiara “civico”. Ma un candidato che si dichiara tale dovrebbe avere innanzitutto una sua lista e suoi propositi per essere, solo dopo, sponsorizzato da un partito politico».
«Penso – incalza l’ex consigliere – che il Pd si sia accordato con forze politiche non omogenee, quindi non posso che dare il mio “in bocca al lupo” che penso occorra: infatti non posso immaginare come si possa dialogare con ex militanti dell’amministrazione Piccolo, con ex militanti del centrodestra e finire poi per avallare scelte amministrative che sarebbero tutt’altro che trasparenti».
In attesa della replica di Auriemma che sicuramente giungerà a breve, De Falco promette di far ricorso nuovamente e a breve della forma di comunicazione diretta utilizzata anche stavolta, ossia un videomessaggio da diffondere via social network, per informare i cittadini di altre «situazioni».
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