Camorra: “dovete stare a posto con l’assicurazione”. Scoperto chi imponeva il pizzo ai cantieri edili
Arrestate due persone, appartenenti al clan dei Nobile.
I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna hanno dato esecuzione a un’Ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa per estorsione aggravata da finalità mafiose dal GIP di Napoli su richiesta della D.D.A. partenopea.
Arrestati 2 personaggi ritenuti elementi di spicco dei “Nobile”, un gruppo satellite del clan “Moccia” operante ad Afragola e nei comuni limitrofi.
Gli arrestati sono il 40enne Carmine Bello e il 22enne Santo Tessitore.
Lasciando intendere che si poteva lavorare tranquilli solo se si era “a posto con i compagni di Afragola” avevano imposto il pagamento del pizzo al titolare di una impresa edile con cantieri nella cittadina a nord di Napoli, estorcendogli centinaia di euro nel 2013 e nel 2014.
Gli arresti rientrano in una cornice investigativa più ampia, in cui è stato fondamentale il coraggio delle vittime di rivolgersi agli investigatori.
In questo contesto operativo si inseriscono infatti altri fermi e arresti per estorsione a imprenditori eseguiti a carico di elementi del gruppo camorristico dei “Nobile”.
Il 26 ottobre venne sottoposto a fermo per estorsione aggravata il capo del gruppo, Antonio Nobile, che aveva minacciato i responsabili di una ditta edile per piegarla al pagamento del “pizzo”.
Pochi giorni dopo, il 29 ottobre, venne raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare proprio Santo Tessitore per estorsione ai danni di un imprenditore di Afragola al quale per mesi impose il pagamento di 500 euro a cadenza mensile, “consumazioni” gratis e contanti da giocare ai videopoker installati nel suo esercizio.
Il 7 marzo 2017 furono invece arrestati Raffaele Nobile (figlio di Antonio) e Michele Leodato, raggiunti da un’altra ordinanza
per minaccia aggravata poiché avevano intimidito una delle vittime delle estorsioni per costringerla a rendere false dichiarazioni al Pubblico Ministero.
Somma Vesuviana, Pentangelo :”Sarà Celestino Allocca il nuovo candidato sindaco”
“E’ un segnale di apertura a tutte le forze politiche del centrodestra”, ha commentato il coordinatore di Forza Italia.
Sarà Celestino Allocca il candidato sindaco Di Forza Italia al Comune di Somma Vesuviana. Lo rende noto il Coordinatore di Forza Italia della provincia di Napoli, Antonio Pentangelo. “Con questa candidatura – sottolinea Pentangelo – lanciamo un segnale di grande apertura a tutte le forze politiche del centrodestra per il buon governo della città”.
La relazione del sindaco di Napoli sul bilancio comunale del 1882: pare un “pezzo” scritto a tre mani da Scarpetta, Viviani e Totò
I rifiuti “riversati in strada” sono segno di amore per la pulizia; gli stipendi di molti impiegati sono “sequestrati” per debiti; la ristrutturazione del patrimonio immobiliare del Comune rende “facili gli inganni”; la tassa sui fitti delle case rende poco, perché non si vuole “stancare la pazienza” dei proprietari; il gettito della tassa sulle sepolture bisogna prevederlo sempre basso, “ per ragioni di buon augurio”. Napoli e i suoi “luoghi comuni”.
Avrei voluto scrivere qualcosa sui vitalizi degli ex consiglieri della Regione Campania, e sui provvedimenti adottati dal sindaco De Magistris per colpire chi diffama Napoli. Mi è parso giusto affrontare, in via preliminare, il tema dei “luoghi comuni” che compongono l’immagine della città, e del loro rapporto con la storia vera, quella dei documenti. E un documento eccezionale, da questo punto di vista, è il “conto morale”, la relazione sul bilancio del Comune di Napoli per “l’anno amministrativo 1882” presentata al consiglio comunale dal sindaco Girolamo Giusso, duca di Galdo. Nell’introduzione il sindaco avverte che descriverà rigorosamente le entrate e “le spese di questa grande Città che ha vissuto, nel passato prossimo e remoto, una vita piuttosto spensierata” dal punto di vista amministrativo. Dopo l’elogio al Segretario generale Carlo Cammarota e dopo il “vanto di non aver nominato nell’anno 1882 un solo impiegato nuovo”, Giusso parla della “piaga” che “guasta” la burocrazia comunale: “ moltissimi degli impiegati municipali” sono “gravati di debiti”, e i loro stipendi sono stati “sequestrati”. Ovviamente, la cosa “reca molte molestie” alla Giunta e al Consiglio. Venti anni dopo, l’inchiesta Saredo svelerà, tra l’altro, anche tutte le conseguenze di questa “cancrena”.
Qualche “utile” più consistente incomincia a venire dal patrimonio immobiliare del Comune, soprattutto per “una maggiore severità nel non concedere l’uso gratuito e semigratuito delle case municipali”. Poiché questo patrimonio non solo non produce profitti, ma consuma risorse per “la necessità dei tanti restauri, nella cui attuazione sono facili gli inganni”, il consiglio comunale ha deliberato di venderlo: ma la cosa risulta assai difficile, “per l’incertezza delle provenienze, per le ipoteche e le questioni pendenti”, e, soprattutto, “per lo stato deplorevole. Basta dire che una di queste proprietà nel centro della città è puntellata da circa trenta anni”. E fin qui pare la mano di Scarpetta.
Più che a Scarpetta, fa pensare a Viviani il passo in cui sui parla delle tasse sui “contratti di fitto”. Il sindaco scrive che “si sono ottenuti felici risultati grazie al lavoro dell’ingegnere Marancio”, e riconosce che i risultati sarebbero stati ancora più “felici”, se gli organi comunali avessero esercitato un’azione più rigorosa contro quei proprietari di case che non avevano comunicato al competente ufficio i “contratti di fitto”: ma “l’indole di un’ Amministrazione civica, e diremo quasi familiare, non consente procedimenti fiscali”: e soprattutto, confessa Girolamo Giusso, abbiamo pensato che, “essendo recente l’istituzione della tassa, e quindi recenti le molestie e le noie che necessariamente ne provengono, non convenga stancare di troppo la pazienza dei cittadini.”.
Il paragrafo sulla spazzatura sembra dettato da Totò, e dal suo genio del paradosso: “se la nostra città non presenta quello stato di pulizia, che si vede in altre grandi città”, non è colpa dell’ Amministrazione, che ha provveduto a fare “migliaia di verbali in danno dell’appaltatore” – verrebbe da dire che è “’na malatia antica” – e non è giusto incolpare le “cattive abitudini della popolazione napoletana, come è stato fatto sovente” . Ogni epoca ha i suoi Bossi e i suoi Salvini. La colpa, scrive il sindaco, è delle “abitazioni che ora vengono costruite per le classi infime della popolazione”: sono così piccole, così poco ventilate, che chi vi abita “riversa le immondizie sulla pubblica via” per non conservarle in casa, per non aggiungere puzza a puzza: insomma, questa “infima classe” è spinta a sporcare la strada perché ama la pulizia, e “ non per l’abitudine contraria”.
Ma è nel paragrafo sui cimiteri e sulle “tasse di sepoltura” che il genio napoletano si impenna sontuoso e imprevedibile. Al sindaco “duole dire” che i cimiteri “hanno dato un prodotto maggiore del previsto, per la somma di lire 10668, 22”. ma non perché ci sia stata una mortalità maggiore, arrasso sia ! In realtà, c’è stato un errore di previsione della Giunta: un errore voluto. Trascrivo parola per parola: “ Trattandosi di siffatti introiti- argomenta il sindaco – ragioni di delicatezza, di cortesia e anche di buon augurio verso i nostri concittadini impongono il dovere di mettere le previsioni sempre al di sotto della realtà. E per le stesse ragioni noi facciamo voti che questo introito diminuisca negli anni a venire e che in tutti i casi il contingente che noi tutti gli dobbiamo sia dato il più tardi che sia possibile”. La cultura dei “luoghi comuni” sulla napoletanità induce a immaginare che, mentre il sindaco leggeva questo passo in consiglio comunale, i presenti abbiano recitato tutto il repertorio di gesti richiesti dalla circostanza.
Oggi, quanta parte di vera Napoli sta nei “luoghi comuni”, negli stereotipi su Napoli?
Somma Vesuviana/Amministrative 2017, il simbolo di Forza Italia a Celeste Allocca
Il commissario cittadino, Antonio Pentangelo, non smentisce e non conferma ma i giochi sarebbero oramai fatti. In corso «manovre» per recuperare le vecchie glorie azzurre e ieri ci sarebbe stato un approccio anche con Salvatore Di Sarno che non intende commentare.
I vertici di Forza Italia non confermano ufficialmente, ma la riunione di ieri mattina con le varie anime del partito sembra aver portato a un risultato: il simbolo di Forza Italia e la lista del partito per le amministrative di domenica 11 giugno saranno con il candidato sindaco Celeste Allocca. Il commissario cittadino Antonio Pentangelo si trincera dietro un «no comment» e dice soltanto che l’obiettivo è unire le varie anime azzurre di Somma Vesuviana, ma indiscrezioni danno come certa la scelta del «cavallo» sul quale punterà il partito. Anzi, vista la presenza nell’incontro di ieri dell’ex consigliere comunale nonché già candidato sindaco ed ex coordinatore cittadino Antonio Granato, fianco a fianco con Allocca, i giochi sarebbero ormai fatti. Se la conferma continua a non arrivare si deve soltanto alla ferma volontà di perseverare nel tentativo di aggregare tutte le «vecchie» glorie del partito sommese. Tant’è che nel primo pomeriggio di ieri sarebbe stato «convocato» nella sede di Forza Italia anche un altro aspirante candidato sindaco, ossia Salvatore Di Sarno al momento impegnato nel progetto di costruzione di «Svolta Popolare» e deciso a non fare passi indietro. Un colloquio che a quanto pare non ha portato ad un accordo, tant’è che Di Sarno non ha voluto né smentire né confermare sia l’incontro che il suo contenuto.
Prudenza estrema da Forza Italia dunque, anche perché si è coscienti di stare giocando una mano importante della partita. In ogni caso dichiarazioni ufficiali sulla scelta del candidato dovrebbero arrivare dai vertici di partito oggi o domani al massimo. Se così sarà, come è ormai quasi scontato, il simbolo di Forza Italia accanto al volto di Allocca avranno anche un po’ il sapore di un riscatto: si tratta infatti della stessa bandiera sotto la quale ha sempre militato suo padre Ferdinando, tre volte sindaco di Somma Vesuviana. La stessa che ad Allocca senior fu «scippata» nelle ultime elezioni da candidato sindaco, quando però riuscì comunque ad agguantare la vittoria. Terra dei Fuochi, Carabinieri: arrestati 3 soggetti sorpresi a incendiare rifiuti speciali, 22 persone denunciate
Sequestrate lastre di amianto e centinaia di sacchi di scarti di lavorazioni tessili smaltiti illegalmente nel Parco Nazionale del Vesuvio
Servizio dei Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli per la prevenzione e il contrasto ai reati ambientali e ai roghi di rifiuti.
Impegnati i Gruppi di Napoli, Castello di Cisterna e Torre Annunziata, il Gruppo Forestali e quelli per la Tutela dell’Ambiente, del Lavoro e della Salute.
3 persone arrestate e 22 denunciate. Sottoposti a sequestro 2 discariche abusive, 3 aree private, 4 opifici, un fabbricato abusivo, 3 officine meccaniche, una falegnameria, 2 autolavaggi, 3 mezzi adibiti al trasporto di rifiuti, un cantiere edile.
Scoperti in flagranza, arrestati e tradotti in carcere per combustione illecita di rifiuti 3 soggetti di 30, 32 e 26 anni, tutti di Qualiano e già noti alle forze dell’ordine, sorpresi nell’abitazione dei primi 2 mentre davano fuoco a rifiuti speciali (plastica, legno verniciato e parti di auto) sparsi su un’area di circa 300 mq attigua a coltivazioni e abitazioni. Verosimilmente in attesa di essere incendiati anche altri rifiuti speciali, tra i quali divani, pneumatici, sacchi contenenti lastre di amianto.
Denunce per tutta una serie di casi, tra i quali, in evidenza, l’immissione diretta nelle reti fognarie o in atmosfera dei residui di officine, carrozzerie e autolavaggi, la mancanza di formulari dei rifiuti in vari opifici e il ritrovamento di scarti di lavorazioni tessili, con il sequestro di centinaia di sacchi accatastati in attesa di smaltimento illegale. Perseguite violazioni a norme che regolano l’igiene e la sicurezza sui luoghi di lavoro.
Ancora una volta scoperte e segnalate per la bonifica aree illegalmente utilizzate come discariche di parti meccaniche di autoveicoli, rifiuti urbani, ingombranti e speciali, demolizioni di fabbricati.
Servizio dei Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli per la prevenzione e il contrasto ai reati ambientali e ai roghi di rifiuti.
Impegnati i Gruppi di Napoli, Castello di Cisterna e Torre Annunziata, il Gruppo Forestali e quelli per la Tutela dell’Ambiente, del Lavoro e della Salute.
3 persone arrestate e 22 denunciate. Sottoposti a sequestro 2 discariche abusive, 3 aree private, 4 opifici, un fabbricato abusivo, 3 officine meccaniche, una falegnameria, 2 autolavaggi, 3 mezzi adibiti al trasporto di rifiuti, un cantiere edile.
Scoperti in flagranza, arrestati e tradotti in carcere per combustione illecita di rifiuti 3 soggetti di 30, 32 e 26 anni, tutti di Qualiano e già noti alle forze dell’ordine, sorpresi nell’abitazione dei primi 2 mentre davano fuoco a rifiuti speciali (plastica, legno verniciato e parti di auto) sparsi su un’area di circa 300 mq attigua a coltivazioni e abitazioni. Verosimilmente in attesa di essere incendiati anche altri rifiuti speciali, tra i quali divani, pneumatici, sacchi contenenti lastre di amianto.
Denunce per tutta una serie di casi, tra i quali, in evidenza, l’immissione diretta nelle reti fognarie o in atmosfera dei residui di officine, carrozzerie e autolavaggi, la mancanza di formulari dei rifiuti in vari opifici e il ritrovamento di scarti di lavorazioni tessili, con il sequestro di centinaia di sacchi accatastati in attesa di smaltimento illegale. Perseguite violazioni a norme che regolano l’igiene e la sicurezza sui luoghi di lavoro.
Ancora una volta scoperte e segnalate per la bonifica aree illegalmente utilizzate come discariche di parti meccaniche di autoveicoli, rifiuti urbani, ingombranti e speciali, demolizioni di fabbricati.
Volla. La confessione del consigliere Aprea che racconta il suo PUC
Le responsabilità del mancato Piano Urbanistico Comunale. “Noi dell’amministrazione Guadagno decidemmo di non fare ricorso al Consiglio di Stato, per mantenere le norme di salvaguardia. Eravamo insediati da poco, ed io personalmente credevo che fosse giusto così e stetti in silenzio … Viscovo e la sua amministrazione continuano a mostrare segnali di accondiscendenza”.
Che cos’è la “verità”? C’è chi dice che la verità non esista e chi il contrario. Poi, c’è chi ammette che esistono tante verità. Spesso si tratta solo di tesi contrapposte. Un esempio di quest’ultima teoria lo sta vivendo il comune di Volla, sulla questione delle colpe e delle responsabilità della cementificazione selvaggia e della speculazione edilizia.
Qualche settimana fa, un giornale (Il Fatto Quotidiano) ed una trasmissione televisiva (Le Iene) hanno accesso i riflettori nazionali sulla questione. Fatto genera fatto. Il Sindaco e l’amministrazione non solo non evidenziano la gravità della situazione e la volontà di voler trovare una soluzione, ma perdono tempo a cercare di chi è la colpa. In più il “Fatto”, divertente e disarmante, è che prima non se ne parlava affatto. Poi, basta un titolone ed ecco “Fatto”. Da allora assistiamo a veri e propri battibecchi tra le varie figure politiche che espongono la loro verità. Un giorno uno e un giorno l’altro. Botta e risposta. E cosi, via via, la confusione genera e diffonde numerose verità vergognose, come se quelle già subite dal paese non fossero state sufficienti. Il sindaco Viscovo, l’ex assessore all’urbanistica Festa, e così via.
A parlare questa volta è il consigliere Ivan Aprea, attualmente nel gruppo indipendenti (insieme a Forte e a Borrelli), già consigliere di maggioranza nella precedente amministrazione Guadagno. Aprea è un fiume in piena e dà, umilmente, la sua versione dei fatti e delle colpe.
“A seguito di un ricorso da parte di alcuni cittadini il Tar dichiarò decaduto il PUC del sindaco Salvatore Ricci. Rispetto a questo noi come nuova amministrazione Guadagno potevamo fare ricorso al consiglio di stato, mantenendo le norme di salvaguardia. Tra i banchi dell’opposizione all’epoca Salvatore Ricci osservava di non porsi il problema di chi fosse la paternità del puc. Egli suggeriva di fare il ricorso, altrimenti sarebbe stato un caos totale. Quell’appello di Ricci non fu ascoltato. Rispetto a questa posizione di non fare ricorso al consiglio di stato del sindaco e del Partito Democratico, noi che amministravamo da pochissimo tempo, ed eravamo alla nostra prima esperienza siamo rimasti in silenzio. Sembrava logico che una nuova amministrazione volesse caratterizzare il piano regolatore, e quindi ci sembrava una scelta giustificata. Era l’ottobre 2012, quando in un famoso consiglio comunale si chiedeva all’assessore Festa, definito Mandrake, di non mantenere le norme di salvaguardia e di fare il PUC quanto prima. Io credo che Festa, in parte, gli impegni li abbia mantenuti. Infatti, dopo due mesi ci consegnò il Preliminare di piano. Il primo febbraio del 2013, come Lista Civica, andammo a discutere la parte strutturale dello stesso piano, una piantina colorata, da riempire con i classici colori. In questa piantina si identificavano le zone dove si poteva costruire, le zone per le attrezzature, le infrastrutture ecc. Da li in poi ci arenammo, nella parte programmatica operativa, che è la terza e ultima fase di un piano regolatore. In quel frattempo c’era stato un cambio di normativa, il PUC sarebbe stato approvato in giunta non più in consiglio Comunale. Passava in Consiglio Comunale solo ed esclusivamente per le osservazioni dei cittadini. Discutemmo con il PD su due o tre principi fondamentali. Il punto di rottura più importante fu sulla questione dell’indice di fabbricabilità e sul procedere per step. I tecnici dell’università, che erano stati chiamati a collaborare nella realizzazione del piano, erano dalla parte nostra. Essi suggerirono addirittura di fare un referendum popolare e di chiedere ai cittadini, se avessero voluto poco e subito, oppure aspettare due o tre anni e avere più metri edificabili, garantendo il diritto edificatorio da subito. Riccardo Festa fu cacciato per due motivi. Il primo perché gli fu chiesto di risolvere il problema delle zone agricole. Lui si prese del tempo e propose l’atterraggio, cioè la possibilità di costruire in un’altra zona di Volla per tutti coloro che avendo un terreno agricolo, avevano aspettato e rispettato le regole, senza costruire abusi. Il partito democratico considerò impossibile questa proposta e soluzione. Il secondo motivo invece fu lo scontro su fatto di costruire a step. Festa non piaceva anche per un altro aspetto, perché lui diceva di avere un’idea di PUC dove a decidere fosse la pubblica amministrazione, un’idea di città che prevedeva le infrastrutture (parco urbano, pista ciclabile, tratti di strada). Bisognava garantire il diritto edificatorio ai proprietari terrieri, ma con un idea di dare disposizioni su dove costruire. Da questi motivi si capi che con Festa non era più possibile continuare e si decise di calare il diritto edificatorio su tutto il territorio. Dovendo rispettare la legge, che dice che si devono collocare al massimo 150 abitanti per ettaro, il nostro piano regolatore aveva 24 ettari in eccesso. I tecnici dell’università dissero che l’unico modo per risolvere questo problema, di ettari in eccesso, era trasformarli in terziario. Ciò voleva significare raggirare la legge. Ventiquattro ettari di terziario era come costruire il centro direzionale a Volla. Il piano regolatore di Volla si è arenato per questo. Ci si è intestarditi sul fatto di tutti subito e non un po’ per volta. E non si è voluto ascoltare l’università che diceva ascoltiamo i cittadini. Poi venne fuori la situazione di via Gramsci, cioè la questione della lottizzazione abusiva. Il comune avrebbe dovuto acquisire tutti gli abusi fatti. Cosa nota all’ufficio tecnico anche se dal primo piano di via Moro dicevano e dicono di non saperne nulla. Sembrava che ci fosse un pezzo della maggioranza che smuoveva questi cittadini di via Gramsci contro lo stesso sindaco Guadagno. Infatti ogni volta che si decideva di accogliere questi cittadini per un confronto un pezzo di maggioranza si assentava. Anche questa questione dal nostro punto di vista doveva essere affrontata in maniera netta. La lottizzazione abusiva se c’è non la ha fatta l’amministrazione. Se c’è non la ha fatta la lista civica. Se c’è non la ha fatta il partito democratico. Per quanto riguarda la questione dei grandi interventi (Decreto Sviluppo Italia e quant’altro ndr), io, il consigliere Pasquale Montanino e Angelo Guadagno votammo contro agli emendamenti del PD e ci astenemmo rispetto al corpo di delibera. Eravamo da poco, appena da 8/9 mesi e non volevamo da subito votare contro gli altri della maggioranza. Pensavamo di fare una buona politica, arrivammo in consiglio comunale dopo una serie di incontri con le conferenze di capi gruppo permanenti dove incontravamo gli imprenditori e ad ognuno chiedevamo di lasciare qualcosa per il paese. Non ho mai parlato in quelle conferenze, poiché ero convinto che il partito democratico nascondesse qualcosa, che poi lo ha dimostrato con gli emendamenti, uno tra i quali di modificare gli standard da 18 a 24, che ha recato un enorme aggravio del permesso a costruire in termini di oneri di urbanizzazione. Uno a caso l’anfiteatro della cartiera, per il quale abbiamo tra l’altro anche una causa persa, e tutta una serie di cose. Almeno su una cosa il sindaco attuale Andrea Viscovo non dice sciocchezze, la speculazione edilizia più grande è avvenuta con l’amministrazione Guadagno. Il Partito democratico tenterà di scaricare la colpa su Riccardo Festa, perché per loro è la cosa più facile. Hanno cacciato Festa dopo 18 mesi e sono durati altri 14 mesi. Il PUC non lo hanno realizzato. Ho partecipato a quella scelta di non fare il ricorso, mi sembrava giusto. Guadagno aveva vinto le elezioni e ci ha messo la faccia. Sono convinto che lui fosse speranzoso che nel giro di circa 6 mesi avrebbe potuto dotare Volla di un piano regolatore. Guadagno era un sostenitore di Festa, lo ha nominato lui. Lo ha difeso quando gli fu imposto di mandarlo via. Poi ad un certo punto non so cosa sia successo. Io non riesco a capire come questa città accetti in maniera inerme questa speculazione edilizia.”
Poi Aprea torna alla realtà e, con un pizzico di determinazione in più, affronta la situazione attuale e parla della nuova amministrazione: “Questa amministrazione non ha dato un esempio fantastico fino ad oggi. In 7/8 mesi ha fatto due grandissimi interventi. Una variante al piano regolatore. Variante aggiustata e camuffata con l’aiuto della lista civica, e non ne vado fiero di averla votata. Ma anche in quella circostanza, ci insediavamo a giugno e votavamo a settembre, e rompere da subito mi costava tanto. Il secondo intervento è il permesso di costruire in deroga. Ora arriveremo agli inceneritori. Arriveremo ad altri permessi a realizzare, ad altre varianti al piano regolatore, anche con gli stessi nomi e cognomi. Se si fa un passaggio all’ufficio tecnico ci sono oltre trecento richieste a costruire presentate. I segnali che ha dato questa amministrazione sono segnali di accondiscendenza. La sua dichiarazione di lavorare al piano regolatore è una farsa. Viscovo ha avuto un contatto con Ferrigni, il quale non ha chiesto una cifra eccessiva. Avrebbe potuto tranquillamente affidarlo a lui che conosce il territorio e che ha buona parte del lavoro avviato. Viscovo parla di short list, che è una strada che fa perdere un sacco di tempo. A dicembre attraverso la votazione degli indirizzi del Puc ha avuto mandato da parte del consiglio comunale di realizzare il piano regolatore e siamo a 4 mesi e parla ancora di short list. Viscovo sa bene che anche lui presto si troverà dinanzi a certe situazione. Momentaneamente con la notizia che il piano casa slitterà, cioè non si fermerà al 31 dicembre, ha avuto un alibi.”
Quindi, a Volla il PUC non è stato fatto per una serie di scelte politiche sbagliate. Le “condizioni” poste dalla politica lo hanno reso praticamente non procedibile, irraggiungibile e irrealizzabile. Questo, ovviamente, a vantaggio della speculazione edilizia che nonostante sia già insostenibile sembra che non debba avere mai una fine.
Ballo delle debuttanti della Scuola Militare «Nunziatella»: gli abiti da gran sera realizzati dall’Atelier Gifuni di Sant’Anastasia
L’evento dalla tradizione secolare si terrà sabato 6 maggio a Villa Domi, cinquanta ragazze in abito da ballo al braccio di altrettanti cadetti, danzeranno sulle note di ottocenteschi valzer. L’Atelier si è occupato dello scenografico abito e delle scarpette da ballo, look corredato da diadema e guanti.
Un abito da gran sera in duchesse e tulle color bianco seta con una gonna a sette strati, fluttuante e scenografico: lo indosseranno le allieve e le esterne che prenderanno parte, sabato 6 maggio, al Gran Ballo delle Debuttanti della Scuola Militare Nunziatella. Per l’evento, da sempre uno dei più significativi della mondanità partenopea e il più longevo in Italia (va avanti fin dal 1799), quest’anno gli abiti sono stati realizzati dall’Atelier Gifuni di Sant’Anastasia. Il ballo ha una tradizione centenaria che nasce nel diciottesimo secolo e, nella tradizione nobiliare del tempo, l’evento consentiva l’ingresso di giovani donne nell’alta società e permetteva loro di incontrare i cadetti della scuola militare, una delle più antiche del mondo. Solo in epoca più recente il Ballo delle Debuttanti ha iniziato a coincidere con la fine del ciclo di studi dei giovani allievi della Nunziatella: esso segna, infatti, il countdown degli ultimi cento giorni di permanenza nel «Rosso Maniero» di Pizzofalcone.
Ebbene, sabato 6 maggio prossimo, cinquanta giovani ragazze nubili, dai 16 ai 21 anni non compiuti, volteggeranno tra le braccia dei loro cavalieri sulle note dei più famosi valzer dell’800. Sono allieve dell’Accademia che per una sera diventano principesse abbandonando la divisa, ma sono anche «esterne» che potranno dare il braccio ai cadetti del 227° corso. Tutte loro però indosseranno l’abito realizzato secondo il bozzetto dello stilista Emilio Gifuni per Atelier Gifuni, selezionato dal consiglio direttivo della Nunziatella.

«Non è stato facile – racconta Luisa Esposito Gifuni – direi che si può definire un viaggio a ritroso nel tempo perché mi sono resa conto che per una giovane fanciulla conta ancora oggi, più di tutto, il sogno: che siano militari o soldatesse, bionde o brune, allegre o malinconiche, appassionate di letteratura o di hard-rock, che abbiano una taglia 38 o 44, queste le misure realizzate, diverranno sempre una Cenerentola dinanzi alla fiaba, al pensiero di volteggiare su una pista da ballo, in un abito da sogno, tra le braccia di un “principe”». L’abito è già stato presentato nella sala «Francesco De Sanctis» della scuola militare di Pizzofalcone, indossato da un’allieva al braccio di un cadetto in divisa che ha sfilato tra due ali di folla tra gli applausi. Una nuvola bianca, quasi un abito da sposa, cornice dell’emozione delle giovanissime debuttanti del 2017, la stessa di quelle che fin dal 1799 partecipavano al ballo, segno del loro ingresso in società. A completare il look delle moderne Cenerentola ci penserà l’Hair Work Team Make Up con la sua responsabile Eva Vecchione e un team di coiffeur professionisti.
La location scelta per l’evento è Villa Domi, dimora prestigiosa costruita alla fine del ‘700 (Salita Scudillo, Colli Aminei – Napoli) e impreziosita da opere d’arte di Francesco Jerace che ne è stato ospite insieme ad altri personaggi illustri, da Mozart a Benedetto Croce. Nella cornice della villa, dall’impareggiabile vista che domina il golfo di Napoli e spazia fino a Punta Campanella, le debuttanti volteggeranno tra le braccia dei cadetti. Nella serata del 6 maggio ci sarà anche il tradizionale «passaggio della stecca» durante il quale il corso più anziano passerà il testimone al corso che lo segue, insieme a tutti i valori che esso rappresenta. Un momento di forte impatto emotivo, come ha tenuto a sottolineare, durante la conferenza stampa di presentazione, il tenente colonnello Alessio Gronchi, comandante del battaglione Allievi.
E gli allievi intoneranno, nel corso della serata presentata da Marianna Mercurio, il tradizionale «canto dell’addio» abbracciandosi fino a formare una grande «N». Durante la serata di gala saranno premiati, con borse di studio, gli allievi meritevoli e inoltre si potranno acquistare i biglietti della lotteria di beneficenza il cui ricavato sarà interamente devoluto alla fondazione Santobono Pausilipon Onlus. Tra i partners dell’evento ci sono anche Renault filiale di Napoli, Dakar Viaggi, New Dema grafica, pasticceria Poppella (che ha realizzato per l’occasione delle specialità dolciarie di grande effetto ispirate alla Nunziatella), Villa Domi e Mr Dancing.
Rifondazione Comunista Pollena Trocchia – Sant’Anastasia. 25 aprile, per non dimenticare
I circoli di Pollena Trocchia e Sant’Anastasia ricordano, in occasione del 25 aprile, le gesta dei partigiani che liberarono il nostro Paese dalla tirrania.
Non possiamo dimenticare il sacrificio di donne ed uomini, partigiani in armi, che liberarono il nostro paese dalla tirannia.
Non possiamo e non vogliamo dimenticare i crimini orrendi di cui si macchiarono fascisti e nazisti, nei confronti dell’intera umanità, con l’olocausto di milioni di persone nei campi di sterminio tedeschi e di quello italiano della “Risiera di San Saba“.
Non possiamo e non vogliamo, dimenticare il dono della democrazia conquistata con il sangue dei tanti partigiani morti e che oggi, solo pochi in Italia, sono una testimonianza vivente di quei drammatici momenti.
Vogliamo ricordare: ai nati dopo la seconda guerra mondiale ed a chi crede nel futuro, dimenticando il passato, che la nostra democrazia fu un dono inestimabile, gratuito e disinteressato di quel sacrificio.
Rifondazione Comunista, ricorda quei momenti ed invita ad una riflessione su questi temi e con voce ferma grida:
W la Costituzione, W il 1 Maggio.
ALT! (Associazione Lettori Torresi) in collaborazione con il Cafè Street 45 presenta: Flo & Michele Maione in “Il mese del Rosario Tour”
Dopo il successo del primo disco “D’amore e di altre cose irreversibli”, la cantautrice napoletana FLO (Floriana Cangiano), torna in tour per la presentazione del suo ultimo lavoro discografico “Il mese del Rosario” (Agualoca records – Distribuzione Audioglobe). ALT! (Associazione Lettori Torresi) da sempre sensibile alle eccellenze del cantautorato italiano, si rimette in gioco con un concerto/evento, che ha come protagonisti Flo e il polistrumentista Michele Maione. Gli artisti, porteranno sul palco del Cafè Street 45, un concerto che è un racconto, scritto attraverso brani dell’ultimo album dell’artista partenopea, suoi vecchi successi e rivisitazioni di canti tratti dalla tradizione popolare di tutto il mondo. L’intreccio tra musica e letture, promette di incantare il pubblico, offrendo una serata all’insegna della raffinatezza dei suoni e la profondità dei testi. Un evento imperdibile che approda nella “provincia” napoletana e che si avvale di una location unica e suggestiva. Non è casuale la collaborazione tra ALT! e il Cafè Street 45, la cui direzione artistica è sempre più impegnata nell’offrire al pubblico serate di grande spessore artistico, che hanno al centro la Musica nei suoi generi più disparati.
Il concerto è free-entry. Consigliata la prenotazione.
Somma Vesuviana. Sabato dei fuochi sicuro, la protezione civile e la croce rossa insieme sul ciglio della montagna
- Anche quest’anno i volontari della protezione civile e della croce rossa non hanno fatto mancare la loro presenza sulla cima più alta della montagna in occasione del sabato dei fuochi.
E’ stato sabato dei fuochi, quello appena trascorso, all’insegna della sicurezza. Mentre si svolgeva la festa e le allegre comitive si lasciavano andare al ritmo delle danze popolari, c’era anche chi vigilava sulla sicurezza e sulla salute dei tanti ospiti presenti sulla bella montagna di Somma. Sul posto, infatti, erano presenti i volontari della protezione Civile Cobra2 e i volontari della Croce Rossa Italiana (sezione di Somma Vesuviana). Per tutta la mattinata i giovani volontari sono stati a presidio per prevenire o intervenire per eventuali incendi o incidenti causati dai fuochi pirotecnici e per offrire assistenza sanitaria in caso di necessità. Non si sono verificati incidenti, solo un piccolo incendio in tarda serata, causato dai fuochi pirotecnici, nella zona La Marca(lato Gnundo). A domare le fiamme in pochi minuti, i giovani della Cobra2 e i volontari della protezione civile “Pronto Intervento”. Per fortuna, come ogni anno, ha prevalso il senso di responsabilità e la voglia di vivere il vero spirito della festa, ossia la fede e la tradizione.












