Un disegno di legge prevede la copertura dei costi del servizio. L’Ente Idrico Campano al suo esordio gestionale.
Che l’acqua debba essere bene disponibile non ci sono dubbi. Che la sua gestione debba avere continuità, efficienza ,tariffe e costi è altrettanto fuori discussione. Due eventi in rapida successione stanno facendo risalire in queste ore l’attenzione dei cittadini della Campania. La Regione dove il tema è sempre caldo grazie ai movimenti per l’acqua pubblica . Il primo evento riguarda la nomina di Luca Mascolo ai vertici dell’Ente Idrico Campano, la struttura di governo del sistema prevista da una legge regionale . Il secondo, di impatto ancora più forte , arriva direttamente dal governo. Nella discussione sul disegno di legge sulla riforma del servizio idrico, il Ministro dell’Ambiente ha spiegato che il sistema deve garantire l’integrale copertura dei costi. Si capisce che tra i servizi comunali , quello idrico resta il più malconcio con la necessita di far quadrare i bilanci delle Società di gestione. In Campania, non per caso, il nuovo Ente deve sbrogliare la matassa di 112 milioni di euro vantati dalla Gori che gestisce il più grande ambito d’Europa : il nocerino- sarnese. Crediti vantati dagli utenti per gli anni 2006-2011 . I comitati civici non sentono ragioni di remunerare la Gori, che in base al nuovo provvedimento firmato dal Ministro Galletti , dovrebbe rientrare in pieno dei costi di gestione . Il punto è questo: se la gestione deve essere remunerativa come si conciliano le esigenze di pubblicizzare il servizio ? Le reti sono storicamente malmesse e le perdite aumentano di anno in anno. Per mantenerle in efficienza occorrono soldi che solo in parte arrivano dalla tariffe. Il governo ha imboccato la strada del “congruo esborso economico a carico del singolo utilizzatore”. Alla domanda se sia concepibile una generale gratuità per l’uso dell’acqua, risponde che non è più tempo. Fuori da disegni ideologici bisognerà presto rendere conveniente a tutti i soggetti in campo la gestione del servizio e la sua efficienza. In altre parole mettere seriamente mano ad un disegno industriale di respiro. Se l’efficienza nella distribuzione non è stata mai raggiunta, le responsabilità sono da mettere in conto a più di un soggetto. Non deve far piacere nemmeno sapere che i 50 litri di acqua pro capite assicurati costano 2 miliardi di euro all’anno. Qualcuno li paga, evidentemente, senza neanche rendersene conto. Tutt’ altro scenario si delinea quando si pensa di affidare tutto a Società consortili , partecipate dal pubblico, più controllate e controllabili. Lo si fa in nome del bene comune e dei referendum popolari del 2011. Si trascura , purtroppo, che è stato proprio l’esito referendario ad aprire le porte agli interventi dell’Unione europea, della Corte Costituzionale e all’affidamento di nuovi poteri all’Autorità per l’energia elettrica e il gas. Istituzioni che hanno sempre insistito sulla buona gestione del servizio e mai sulla privatizzazione dell’acqua.



