Il “libro d’arte” e i disegni e gli acquerelli originali sono stati presentati al pubblico in uno spazio costruito come un antico cortile, dove si è dispiegato l’entusiasmo, che ha coinvolto alunni, docenti e ospiti, della danza e del canto. Le riflessioni degli alunni che “scoprono”, grazie al progetto, la bellezza del territorio e i valori delle tradizioni.
Lunedì 29 maggio i ragazzi e i docenti dell’Istituto Alberghiero “L. de’ Medici”, di cui è Dirigente il prof. Gennaro Pascale, hanno completato splendidamente il percorso. Il “libro d’arte” che essi hanno “costruito” raccontando e disegnando la storia e i luoghi di Ottaviano, di Somma e di Terzigno è stato presentato al pubblico in una colorata e gioiosa cornice, costruita, all’interno dell’auditorium dell’Istituto, come un cortile. Qui ,insieme con i panni, erano stesi i disegni e gli acquerelli originali, ispirati ai ragazzi dal contatto diretto con il territorio e dalle indicazioni tecniche dei docenti, in particolare, della prof.ssa Claudia Milone, che con il sostegno dei colleghi ha programmato e ha realizzato questo felice “matrimonio” tra l’arte e il tradizionale repertorio delle discipline dell’Istituto Alberghiero.
Il “libro d’arte” è stato il degno protagonista della manifestazione: per l’originalità dell’idea che esalta il lavoro manuale a tutti i livelli, dalla cucitura delle copertine in cartone al taglio dei fogli, alla stampa tipografica, alla precisa riproduzione dei disegni e degli acquerelli originali; per il ricco corredo di notizie sul patrimonio agroalimentare e gastronomico dei tre Comuni; per la sensibilità con cui sono stati interpretati e riprodotti i colori, i toni e le forme del paesaggio e dell’ambiente Vesuviano; per la preziosa consistenza del lavoro di gruppo che è l’obiettivo del progetto: lavoro di gruppo degli alunni e lavoro di gruppo dei docenti. Non a caso, insieme con le opere dei ragazzi, sono stati esposti al pubblico anche i quadri della prof.ssa Milone e del prof. Luigi Carillo: forse per comunicarci che l’anno prossimo il programma comprenderà anche una mostra riservata ad artisti”professionisti” che dal Vesuvio traggono la propria ispirazione.
E che tutti gli obiettivi fossero pienamente conseguiti è stato dimostrato dall’entusiasmo con cui hanno animato l’elegante “cortile” gli alunni e i docenti: l’animazione del ballo, dei colori dei costumi, dell’angolo della gola, della musica e del canto: la sorpresa nello scoprire che, contagiati dall’entusiasmo, donne e uomini di scuola cantavano da professionisti anche una canzone difficile come “Tammurriata nera” e dimostravano di “sentire” pienamente l’antica sacralità di alcuni ritmi napoletani e vesuviani; la gioiosa percezione di una verità importante, e cioè che la scuola aveva svolto fino in fondo il suo compito, consentendo agli alunni e ai docenti di misurarsi con un’attività nuova e di scambiarsi idee e modi di vedere e di “sentire” le cose. Sono testimonianza sincera di questa percezione le riflessioni di alcuni ragazzi, raccolte dalla prof.ssa Milone. E infatti Marica (V I) ha capito, dalla manifestazione di lunedì, che “le tradizioni ci appartengono e ci accomunano cancellando ruoli e gerarchie”; Concetta (IV H) è stata colpita soprattutto dall’atmosfera e dalla scoperta che i ragazzi di oggi non conoscono bene “i valori di ieri”; Ilaria (V I) ha riscoperto “gli odori del pane fatto in casa”; Giuseppe e Federica (V H) e Federica (IV H) hanno scoperto aspetti del territorio che non conoscevano, mentre Francesca (V I) ha sentito “riaffiorare”, grazie al progetto, “la passione sopita per il teatro” e Mario (VI), dopo aver riconosciuto che “è stato bello lavorare in gruppo, anche con le altre classi”, ha confessato di aver tratto dal progetto “uno stimolo per la tesina” che presenterà all’esame di Stato.
L’idea dello “scoprire” ricorre spesso anche nelle osservazioni che docenti, alunni e ospiti hanno affidato a un book. L.C. ha scritto che “la riscoperta delle tradizioni locali rafforza il senso di appartenenza” e che “imparare è dare significato alle cose”. D.G. ha scoperto che non potrebbe mai più “innamorarsi di una persona che in un tramonto ci vede solo un tramonto” e, infine, C.M. riconosce che “il libro d’arte ha permesso ai nostri alunni di dare un senso a molte delle loro armonie quotidiane e di godere della bellezza del loro territorio”.
Mi piace concludere con l’esortazione di L.S.: “Esperienza da ripetere e da divulgare ancora di più”. E’ consolante, per tutti noi, scoprire che i ragazzi sono ancora sensibili alla Bellezza a tal punto da saper produrre cose belle.
Il Parroco Don Ciccio D’AscoliE intanto il primo cittadino è stato martedì scorso in Prefettura con altre due proposte: lo stabile di via Primicerio che al momento ospita Utc e comando vigili, e l’ex scuola di via Starza. “Stiamo facendo quanto e più sia in nostro potere” – dice Abete, mentre don Ciccio d’Ascoli promette battaglia dall’altare.
I carabinieri cercano casa e il parroco tuona dall’altare contro il sindaco: «Meglio che vada via lui, piuttosto che l’Arma». Il conto alla rovescia è iniziato già da un po’: se entro un paio di mesi non si troverà una soluzione adeguata, la stazione dell’Arma scomparirà da Sant’Anastasia e i militari in servizio in città si appoggeranno ai presidi del circondario, dunque Somma Vesuviana, Pomigliano d’Arco, compagnia di Castello di Cisterna. Il rischio è ben noto da quasi due anni, dal momento in cui la stazione dei carabinieri di Sant’Anastasia, al comando del maresciallo Francesco Russo, ha ricevuto l’avviso di sfratto dai locali di via D’Auria. Da allora molte soluzioni sono state prese in esame, tutte sono state scartate: creò polemica l’ipotesi di allocare la stazione nel centro sociale «Giuseppe Liguori», altre soluzioni non sono andate a buon fine e l’ultima idea presa in esame, ossia quella che i militari trovassero casa nel plesso scolastico di via Sodani è stata scartata dopo un difficilissimo consiglio comunale e dopo che sulla proposta di cedere lo stabile all’Arma è calata la scure dei revisori del Comune e quella della Corte dei Conti. Il confronto tra maggioranza e opposizione non ha dato frutti e anche nella stessa compagine del sindaco Lello Abete si sono create frizioni, ora però sul piede di guerra si è messo anche il parroco di Santa Maria La Nova: don Ciccio d’Ascoli ha infatti annunciato che a cominciare da sabato, in tutte le funzioni religiose, le sue omelie saranno dedicate a sensibilizzare la città sul problema. «I carabinieri non devono andare via da Sant’Anastasia – dice il parroco – se l’amministrazione non riesce a trovare una soluzione, è molto meglio che se ne vadano il sindaco Abete e i suoi “amici”». La mette giù pesante don Ciccio e spiega che dal suo osservatorio privilegiato di pastore, sa bene che la scomparsa di un presidio importantissimo come quello del’Arma sarebbe per Sant’Anastasia una vera iattura. «È intollerabile- dice il parroco – qui sono rimasti soltanto i carabinieri a tutelarci, non possiamo consentire che se ne vadano altrove. Sant’Anastasia è sede di un Santuario regionale, quello di Madonna dell’Arco, che attira un flusso di centinaia e centinaia di pellegrini e già questo basterebbe. Ma la microcriminalità, i furti in appartamenti, le truffe agli anziani, le rapine quotidiane, lo spaccio di droga ad ogni angolo di strada, lo spettro dei clan della camorra che anche se qui sono stati decapitati, allignano in aree limitrofe e potrebbero fare del nostro paese terra di conquista, i vigili ormai sembrano scomparsi dalle strade e sappiamo che sono pochissimi, non possiamo permettere che accada, non possiamo consentirci di perdere il presidio dell’Arma».
Il sindaco Lello Abete
Dunque chi andrà in chiesa nella collegiata anastasiana il prossimo fine settimana, potrà ascoltare dal pulpito l’appello del parroco. Intanto, il sindaco Abete dice di essere in cerca di soluzioni. «Non spetterebbe a noi trovare casa all’Arma – sostiene il primo cittadino – ma ce la stiamo mettendo tutta proprio perché non possiamo consentire che il territorio rimanga sguarnito, martedì scorso abbiamo incontrato nuovamente il Prefetto ventilando ancora due soluzioni possibili». Le ipotesi sottoposte al prefetto sono lo stabile di via Primicerio, destinato anni fa proprio a sede dell’Arma ma all’epoca scartato, che al momento ospita l’Ufficio Tecnico e il comando vigili urbani. La seconda ipotesi è la ex scuola di via Starza di proprietà delle Ferrovie dello Stato. «Stiamo aspettando che valutino le nostre proposte – dice Abete – e posso assicurare che stiamo davvero facendo ogni atto in nostro potere per scongiurare la peggiore delle ipotesi». Ieri anche un’altra proposta è stata messa in campo durante un’iniziativa pubblica alla quale ha preso parte l’ex sindaco Carmine Esposito: la dislocazione nell’ex macello comunale, destinato però ad un centro per immigrati regolari già finanziato, o una tassa di scopo per edificare ex novo una caserma dell’Arma, come era già previsto anni or sono in via Libero Grassi. «Ne discuteremo in consiglio comunale, se qualcuno porterà tali proposte, ma intanto stiamo facendo ogni cosa in nostro potere» – dice Abete.
Docenti e ATA rivendicano il loro impegno per la scuola in cui lavorano. “Non prestiamo il fianco a chiacchiere”, dichiarano. Ma sullo sfondo resta il malcontento.
Egr. Direttore,
leggiamo con rammarico l’articolo apparso sul suo giornale online e gradiremmo che pubblicasse la seguente dichiarazione da parte dei docenti e degli amministrativi dell’Istituto Comprensivo Sant’Anastasia 2.
L’ Istituto Comprensivo Sant’Anastasia 2, da due anni a questa parte, ha un’idea di scuola che pone al centro di qualsiasi attività gli alunni e il loro successo formativo, culturale e sociale. La nostra scuola ha un indirizzo preciso basato sul pieno rispetto della legge e sul rigore istituzionale. Il personale ATA e i docenti tutti si sono spesi e adoperati, con entusiasmo ed energia, per offrire il massimo della professionalità, della passione e dell’amore per il proprio lavoro e per i propri alunni. Prova ne sono le tantissime attività realizzate e i tanti successi e riconoscimenti ottenuti dai nostri alunni, forse come mai prima d’ora. Oggi la nostra scuola è viva, attiva, accogliente e partecipata.
Alcuni docenti, per motivi professionali, personali e familiari, legittimi e indiscutibili, hanno scelto di cambiare istituto.
Qualche altro ha scelto, altrettanto legittimamente, di cambiare istituto per divergenze personali. Come avviene in qualunque altra scuola d’Italia e, probabilmente, del mondo.
Tutto il resto sono solo chiacchiere e pettegolezzi di infimo livello, del resto non nuovi nella provincia, a cui il personale ATA e la maggioranza dei docenti di questa Istituzione Scolastica non intende prestarsi.
Leggi anche: Fuga degli insegnanti dall’«Istituto Comprensivo Sant’Anastasia 2»
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Pubblichiamo volentieri la dichiarazione che sottolinea, con legittimo orgoglio, le attività della scuola e non smentisce quanto scritto dalla nostra giornalista. Proprio in ragione di questo, appare riduttivo definire pettegolezzo il malcontento che pure esiste e che sta provando a trovare spazio e occasioni per emergere. C.D.
Partirà alle 14,30 di sabato 3 giugno la terza edizione della cronoscalata “San Michele Arcangelo”, organizzata da Asd Dogma Bike, team Ammaturo Bike, e Gs Rosa Raffaele con il patrocinio del Comune di Ottaviano. Si tratta di un percorso ciclistico di 3800 metri, con un dislivello di 278 metri, che già nel passato ha richiamato centinaia di atleti. Anche per questa edizione i partecipanti sono moltissimi: si raduneranno alle 12 per i vari controlli e poi partiranno da piazza Municipio, per poi salire verso la parte alta della città.
Spiega l’assessore allo sport Amatore Sciesa: “Ci saranno atleti provenienti da ogni parte della Campania: a loro daremo la possibilità di correre in una zona suggestiva dell’area vesuviana, col Palazzo Mediceo a fare da sfondo. Ci aspettiamo un ottimo riscontro in termini di presenze, in modo che anche le attività commerciali ne possano beneficiare. L’augurio è che l’anno prossimo possiamo riuscire a far passare da Ottaviano anche il giro d’Italia di ciclismo: stiamo già lavorando per ottenere questo risultato”
Aggiunge Domenico Granata, presidente di Dogma Bike: “E’ una manifestazione dai grandi numeri, il ciclismo sarà una bellissima vetrina per Ottaviano”
Il Sindaco Tuccillo: provvedimenti strategici per il futuro della città.
«Con l’approvazione del Puc, del progetto per il Campo polivalente dove giocherà il rugby e la definizione delle attività del Centro Lumo abbiamo posto le basi di un piano strategico per il futuro della città nel campo dell’urbanistica, delle politiche giovanili e dello sport afragolese». Così, il Sindaco, On. Domenico Tuccillo, ha commentato l’approvazione dei provvedimenti all’ordine del giorno della giunta comunale, tra cui l’adozione delle linee di indirizzo del Puc, l’approvazione del progetto preliminare per il campo polivalente connesso al Parco Galleria Santa Chiara e la destinazione d’uso delle strutture del Centro Polivalente Lumo. «Con la delibera approvata oggi – il Sindaco, On. Domenico Tuccillo – entrano nella fase operativa le attività per la definizione del Piano urbanistico comunale. Saranno quindi definite le linee guida per lo sviluppo della città attraverso un processo di consultazione pubblica e di concertazione con gli enti sovracomunali, con particolare attenzione all’area intorno alla stazione Tav che viene identificata come vero motore della crescita delle opportunità per il nostro territorio secondo un sistema ben definito di regole, opportunità e prospettive». Non solo urbanistica, ma anche sport. «La scelta di realizzare un struttura polivalente – continua il Sindaco – accompagnare la crescita dell’intero movimento sportivo cittadino, con un’attenzione specifica per il rugby nel campo in erba sintetica che sarà realizzato insieme al Parco Galleria Santa Chiara». Nel segno dello sport e delle politiche giovanili la delibera approvata per la destinazione d’uso del Lumo. «Il Centro Lumo – conclude Tuccillo – i cui lavori si sono appena conclusi a tempo di record, sarà destinato allo sport e alla creazione di opportunità e laboratori occupazionali per giovani e startup afragolesi, la cui gestione sarà affidata con un bando di gara nelle prossime settimane. Il Centro sarà utilizzato per eventi e presentazioni, ospiterà uno spazio espositivo e un’area per video, proiezioni e convegni, ma anche workshop e spettacoli teatrali e musicali. Le stanze degli uffici invece saranno arredati per realizzare corsi di formazione professionale orientati allo sviluppo di attività imprenditoriali e professionali con percorso di accompagnamento e di orientamento allo sviluppo delle attività stesse. Sono previste infine aule didattiche, per corsi di formazione, servizi di assistenza e di consulenza per i lavoro».
Si è svolta ieri in III Commissione Consiliare Lavoro e Attività produttive della Regione Campania l’audizione sulla crisi del Salumificio Spiezia di San Vitaliano. Avviata la liquidazione della società, si cerca ora di scongiurare il licenziamento collettivo dei dipendenti che da lunedì sono in mobilità.
“L’azienda ritiri la procedura di mobilità se vuol dimostrare che crede ancora nel futuro dello stabilimento” è quanto chiede ai titolari l’assessore regionale al Lavoro, Sonia Palmieri. “Noi come istituzione – ha assicurato – seguiremo passo dopo passo l’ evolversi della situazione con l’intento primario di salvaguardare i livelli occupazionali”.
“Ritirare la procedura di mobilità’ per cessazione di attività per licenziamento collettivo per 82 lavoratori è necessario come primo atto”, anche per i rappresentanti sindacali. Francesco Fattoruso (Fai-Cisl), Maurizio Vitiello (Uil-a) e Carmine Franzese (Flai-Cgil) preannunciano la posizione che assumeranno lunedì, durante l’incontro con l’azienda per l’esame congiunto della mobilità: “Sostenere la cassa integrazione straordinaria, in essere a tutt’oggi, per garantire un sostegno al reddito per i lavoratori e dare gamba a quanto promesso, con un impegno vero, dal presidente della III commissione ed esplicitamente sostenuto dall’ assessore al lavoro e da tutti i consiglieri intervenuti su un accordo di programma che favorisca attraverso un nuovo imprenditore, con o senza la famiglia Spiezia, il riavviamento delle attività produttive con la specifica volontà della salvaguardia dei posti di lavoro”.
Porta la data di oggi il decreto con cui il sindaco di Nola, Geremia Biancardi, ha attribuito la delega di vicesindaco all’assessore Cinzia Trinchese, revocandola a Antonio Manzi.
Era stato già stabilito ad aprile scorso, e così è stato. La poltrona del numero due dell’amministrazione comunale era stata causa della crisi in cui era piombata a febbraio scorso l’amministrazione comunale. La patata era così bollente che il primo cittadino scelse di rassegnare le dimissioni, poi ritirate nell’ultimo termine utile prima che diventassero definitive. Biancardi ritornò alla guida del governo cittadino, rimescolando le carte in giunta: la carica di vicesindaco passò da Enzo De Lucia ad Antonio Manzi, in capo al quale si decise che sarebbe rimasta fino al 31 maggio (ieri), poi sarebbe subentrata Cinzia Trinchese. L’assessora rivendicava il rispetto dell’accordo politico in base al quale la fascia da vice sarebbe toccata a lei dopo due anni e mezzo di amministrazione. Un accordo che ha ricordato anche oggi. Nel commentare l’incarico ottenuto, con decreto sindacale tra le mani, sulla sua pagina Facebook ha scritto: “C’era un accordo politico che andava semplicemente rispettato per essere stata tre anni fa la prima eletta con 1936 preferenze. La politica deve essere credibile per avvicinare e non allontanare.Niente di più. Non sarà la fascia per me a fare la differenza. Ho lavorato duramente e continuerò a farlo consapevole di proseguire su questa strada con lo spirito del “debitore”, come ci invoglia a fare Padre Beniamino, di “colui che deve dare e non ricevere” e di continuare a fare la mia parte per il bene comune della nostra Città”.
La nostra comunità si conferma indifferente e cinica. Nessuno riesce a trovare una soluzione di cura per una donna affetta da obesità grave.
Questa è una triste e assurda storia di malasanità. L’abbandono, la solitudine e la disperazione di chi ha bisogno di cure e strutture speciali e non riesce a trovarle per l’intera Campania.
Sono oltre dieci anni che una signora, Adele Pizzi, 62 anni, residente a Somma Vesuviana, è affetta da gravi disfunzioni ormonali tanto da arrivare all’obesità grave. Oggi la signora pesa circa 300 Kg e pochi giorni fa ha avuto problemi respiratori e per trasportarla in un ospedale sono dovuti intervenire i vigili del fuoco. L’unico ospedale che l’ha accolta, pur non essendo attrezzato per il caso, è l’ospedale di Santa Maria La Pietà di Nola.
“I medici – ci racconta una delle figlie- stanno facendo l’impossibile, sono veri e propri angeli. Hanno accolto e hanno preso a cuore il caso di mia mamma. Non so fino a quando potranno curarla qui, visto che son sono attrezzati per tenerla ma almeno abbiamo avuto l’opportunità di trovare un piccolo spiraglio. in collaborazione con questa equipe di medici di Nola, stiamo cercando di avere almeno un letto adeguato. È vergognoso che nell’ intera Regione Campania non ci siano strutture tali da accogliere e curare persone affette da obesità di tipo grave. Non sappiamo più a chi rivolgerci, nessuno ci aiuta. Tutti conoscono il caso di mia mamma ma nessuno se ne cura.
Qualche medico in passato si è permesso pure di dire di farle fare la dieta! Ricordo a questi medici che l’obesità è una malattia! Mio padre è precario, lavora a giorni alterni. Mio fratello non lavora e assiste mia madre notte e giorno. Noi, altre due figlie, siamo sposate e stiamo facendo di tutto per sostenere spese e assistenza. E che dire della nostra amministrazione ? Da anni chiediamo aiuto alle politiche sociali e da anni abbiamo sempre ricevuto rinvii e poi vediamo, per un poco ci hanno inviato una persona del servizio civile e solo per 6 ore a settimana. Gran parte dei politici di Somma sono a conoscenza del caso di mia mamma ma non abbiamo ricevuto nessun aiuto concreto. Mia mamma, nonostante tutto, ha tanta voglia di vivere e non è giusto non poter far nulla- conclude disperata la figlia della signora- non è possibile che nel 2017 non ci siano strutture in Campania per aiutare chi soffre come la mia mamma”.
Tutte le anticipazioni relative al vertice del 16 giugno.
Una cosa è certa: se dovessero restare così le cose, ma anche se dovessero cambiare di poco, la grande fabbrica automobilistica di Pomigliano, afflitta da tempo immemore dalla cassa integrazione, un futuro solido non ce l’ha. Qualche mese or sono, causa l’annuncio di Marchionne al salone di Ginevra, è infatti iniziato il conto alla rovescia che determinerà la fine della produzione Panda nell’impianto “Gold Medal” entro il 2020 ed ecco perché i sindacati stanno facendo pressing su FCA ed ecco spiegato pure il comunicato sindacale affisso ieri nello stabilimento automobilistico partenopeo dalle organizzazioni di categoria firmatarie del contratto aziendale, Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Acqf. Comunicato attraverso cui è stato annunciato un incontro in fabbrica con l’azienda, il 16 prossimo. « Non è più rinviabile – scrivono le rsa firmatarie – un confronto che chiarisca in maniera definitiva la prospettiva di Pomigliano: è necessario che FCA sciolga le ultime riserve e consenta ai lavoratori di Pomigliano ed alle loro famiglie un futuro lavorativo certo, di prospettiva e senza ammortizzatori sociali ». Ieri però l’azienda, da Torino, ha smorzato per l’ennesima volta gli entusiasmi. « Ad oggi, 31 maggio, la situazione è questa: all’ordine del giorno dell’incontro c’è solo il rinnovo del contratto di solidarietà. Se poi il giorno prima si deciderà di cambiare programma questo non si sa…», si sono limitati a riferire dall’ufficio stampa della multinazionale. Ma dal canto suo Ferdinando Uliano, segretario nazionale della Fim-Cisl, è ottimista. « E’ stato Alfredo Altavilla (responsabile per l’area Emea di FCA, ndr) – rintuzza il dirigente sindacale – ad annunciare, a marzo, l’arrivo di un nuovo modello di fascia premium a Pomigliano: è molto probabile che possa essere un suv Alfa Romeo un po’ più piccolo dello Stelvio, in produzione a Cassino. Per il resto è chiaro che la nuova vettura sarà un investimento di non poco conto che potrebbe essere realizzato in un’area dell’impianto diversa da quella della Panda ». Rimane però gli interrogativi di fondo: è una soltanto la nuova produzione che si profila ? E quando andrà via la Panda, Pomigliano resterà uno stabilimento monoprodotto ? « Ormai la tendenza per tutti gli impianti – risponde Uliano – è quella di avere due produzioni e credo che Pomigliano non potrà fare eccezione ». Nel frattempo, dentro e attorno lo stabilimento della Panda, si affilano le armi della protesta. In un comunicato diramato ieri sera la Fiom di fabbrica ha fatto sapere che i sindacati firmatari sarebbero pronti a ritirare la firma dell’accordo sulle trasferte a Cassino in caso di mancate risposte nel prossimo incontro sul futuro dei lavoratori di Pomigliano e del polo logistico di Nola. « E questo ci fa piacere – hanno scritto i metalmeccanici della Cgil – anche perché bisogna tenere presente che soltanto noi della Fiom abbiamo sostenuto con una proclamazione di sciopero l’astensione dal lavoro, avvenuta la scorsa settimana, dei colleghi di Pomigliano comandati a Cassino, cosa che ha consentito loro di non subire contestazioni aziendali ». A ogni modo la data di arrivo della nuova vettura e il rientro a Pomigliano dei 330 trasfertisti a Cassino è legata ai tempi della solidarietà, in scadenza al 30 giugno e rinnovabile fino al settembre del 2018. Sembra comunque assodato che la linea di montaggio della Panda dovrebbe restare com’è mentre, a una certa distanza, la vecchia linea delle gloriose Alfa Romeo 159 e 147, opportunamente ristrutturata e ammodernata, dovrebbe ospitare il nuovo piccolo suv del Biscione. Cosa che consentirebbe la prosecuzione fino a tutto il 2020, senza interruzioni, della produzione Panda e il contestuale lancio del nuovo modello. In questo modo la linea della Panda sarebbe poi pronta a ospitare, tra tre anni, una seconda nuova vettura che si aggiungerebbe al piccolo suv. Ma sono tutte ipotesi per il momento. Pomigliano dovrà interagire con la produzione globale e soprattutto con la dichiarata intenzione di FCA di sottrarre importanti fette di mercato ai colossi mondiali tedeschi. « Ma se non si affronta adesso il tema di un nuovo piano in grado di saturare produzione e occupazione a Pomigliano allora potrebbe essere troppo tardi – avverte intanto Franco Percuoco, della segreteria Fiom di Napoli – per noi quindi l’incontro del 16 sarà importante: ci aspettiamo che l’azienda presenti un piano credibile. C’è infatti il rischio che anche la nuova missione produttiva non possa garantire l’ occupazione ». « Per noi – conclude Antonello Accurso, segretario generale della Uilm di Napoli e della Campania – è importante che ci siano chiarificazioni sul piano industriale. Probabilmente – anticipa Accurso – dall’incontro del 16 giugno non otterremo un annuncio dettagliato dell’azienda ma ci aspettiamo almeno l’indicazione di una strategia, di un modo per gestire un tempo transitorio: ci aspettiamo che FCA tranquillizzi tutti ».
Alle 17 di lunedì 5 giugno, nel Centro Studi Arco, si parlerà del macabro e mortale rituale che ha fatto già in Russia molte vittime tra gli adolescenti e che sta terrorizzando le famiglie italiane dopo un servizio della trasmissione «Le Iene».
Lo chiamano «il gioco dell’orrore», ma gioco non è. Piuttosto un macabro rituale, mortale, che arriva dalla Russia e che sta insinuando terrore e inquietudine anche nelle famiglie italiane dopo un servizio della trasmissione «Le Iene». Vi ricordate la «roulette russa», anche quello «gioco» dagli esiti letali e che consiste nell’inserire un solo proiettile nel caricatore di una pistola per poi puntarsela alla testa e premere il grilletto nell’azzardo più totale e incosciente di una folle scommessa? Il Blue Whale è peggio, molto peggio, perché tende a manipolare le fragili menti di adolescenti, spingendoli infine al suicidio. Le «regole» sono di quanto più assurdo mente umana possa ipotizzare, cinquanta step fatti di istruzioni insensate, scriteriate. Folli, appunto. Si va dall’incidersi un numero sulla mano con un rasoio per poi inviarla al «tutor», cioè il maniaco «curatore» che dà le istruzioni agli adolescenti che decidono di «provare» l’esperienza, ad alzarsi in piena notte per guardare video psichedelici e dell’orrore inviati dallo stesso tutor, al tagliarsi un braccio lungo le vene con un rasoio per poi inviare le foto dello scempio, fino a disegnare una balena (Blue Whale significa appunto Balena Blu) su un pezzo di carta e incidersi «yes» su una gamba se si è pronti a «diventare una balena». Se non lo si è…beh, bisogna «punirsi» tagliandosi molte volte…vi risparmiamo le altre «istruzioni» di una sfida mortale che dovrebbe terminare con il lanciarsi da un edificio alto per «prendersi la propria vita». Vi sembra un film? Non lo è, perché le vittime sono già tante, troppe. E troppe sono le fragilità degli adolescenti, drogati di social e tecnologia, che i genitori non riescono a tenere sotto controllo. Nessuno è al sicuro. Ecco perché la psicologa e psicoterapeuta Cettina Giliberti ha deciso di promuovere un convegno informativo per chiarire dubbi e resistenze, per consentire – con la presenza di altri esperti e delle forze dell’ordine- di porre domande, di recepire indicazioni.
Così l’associazione PoliedricaMente, con il supporto del Santuario di Madonna dell’Arco e del Centro Studi, ha organizzato un convegno che si terrà alle 17 di lunedì 5 giugno proprio nel Centro Studi: «Blue Whale/Balena Blu…e non chiamiamolo gioco». A introdurre e moderare il convegno sarà la dott.ssa Cettina Giliberti e nella prima parte dell’evento ci sarà, pronto a fornire a genitori, famiglie, ragazzi e tutti coloro che vorranno intervenire, ogni indicazione, il dott. Michele De Capola, Vice Questore Compartimento Polizia Postale di Napoli. Interverranno, inoltre, il priore del Santuario di Madonna dell’Arco padre Alessio Romano, la dirigente del I Istituto Comprensivo «Tenente Mario De Rosa» di Sant’Anastasia, Maria Capone; la dirigente del II Istituto Comprensivo «Elsa Morante», Maddalena De Masi; il professore Antonio De Michele, dirigente dell’Isis «Luca Pacioli»; la psicologa e psicoterapeuta, giudice onorario al Tribunale dei Minorenni di Napoli, Carmen Crovella, e l’avvocato Antonio Abete. Saranno presenti la dott.ssa Antonietta Andria, vicequestore aggiunto della Polizia di Stato del commissariato di Ponticelli e il maresciallo Francesco Russo, comandante della stazione dei carabinieri di Sant’Anastasia.
Cettina Giliberti
«Sarà un incontro- confronto fatto di domande e soprattutto di possibili risposte- dice la psicologa e psicoterapeuta Cettina Giliberti, ideatrice e promotrice del convegno – la pratica della Blue Whale è stata molto discussa nell’ultimo mese in seguito alla denuncia delle Iene, ma in realtà pure se l’attenzione si catalizza su questo gioco che gioco non è affatto, va detto che la pratica del “cutting”, ossia la tendenza degli adolescenti a tagliare e incidere parti del proprio corpo con lamette, coltelli, temperini o altro è iniziata da anni e dilaga sempre di più».
Una pratica che si diffonde di solito in gruppi di amici attraverso la rete, generando emulazione. Sì, perché si può emulare anche chi si procura del male. «So che può sembrare assurdo a molti genitori di ragazzi per lo più adolescenti- continua la dott.ssa Giliberti – a chi tenta di esorcizzare la paura che il proprio figlio possa dedicarsi a tale pratiche, finendo per negare un problema che esiste. Accade molto spesso e io stessa mi trovo dinanzi adulti che, mossi dalla paura che certi fenomeni incutono, preferiscono ignorarli invece che conoscerli. Comprendo lo stato d’animo, ma invito a riflettere sulla irrefrenabile curiosità degli adolescenti, sulla ricerca di una forte appartenenza».
Il momento di confronto servirà dunque a capire origine, modalità, profili di ragazzi che potenzialmente potrebbero essere adescati. «Informare e parlarne è fondamentale- prosegue la Giliberti – ma lo è soprattutto fornire indicazioni precise e rispondere a curiosità di genitori e ragazzi. Da anni ormai opero nel sociale ed ho sentito come un richiamo morale rispetto a questa allerta, a questo fenomeno: la rete diventa purtroppo sempre più il contesto in cui le identità in costruzione si tramutano in appartenenza a gruppi. Non mi sento di parlare di “mode”, sarebbe banale. Piuttosto di realtà che non vanno né ignorate, né negate».
L’idea di Cettina Giliberti è stata accolta con molto interesse da padre Alessio Romano, priore del Santuario, e dai padri domenicani che lunedì ospiteranno il convegno. «Devo ringraziare – aggiunge la promotrice- la preziosa collaborazione del sostituto commissario della Polizia di Stato di Ponticelli, la dott.ssa Maria Maione, che presenzierà e che ci ha supportato aiutandoci nell’invitare repentinamente un esponente della Polizia Postale, il vicequestore De Capola.
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