Il “libro d’arte” e i disegni e gli acquerelli originali sono stati presentati al pubblico in uno spazio costruito come un antico cortile, dove si è dispiegato l’entusiasmo, che ha coinvolto alunni, docenti e ospiti, della danza e del canto. Le riflessioni degli alunni che “scoprono”, grazie al progetto, la bellezza del territorio e i valori delle tradizioni.
Lunedì 29 maggio i ragazzi e i docenti dell’Istituto Alberghiero “L. de’ Medici”, di cui è Dirigente il prof. Gennaro Pascale, hanno completato splendidamente il percorso. Il “libro d’arte” che essi hanno “costruito” raccontando e disegnando la storia e i luoghi di Ottaviano, di Somma e di Terzigno è stato presentato al pubblico in una colorata e gioiosa cornice, costruita, all’interno dell’auditorium dell’Istituto, come un cortile. Qui ,insieme con i panni, erano stesi i disegni e gli acquerelli originali, ispirati ai ragazzi dal contatto diretto con il territorio e dalle indicazioni tecniche dei docenti, in particolare, della prof.ssa Claudia Milone, che con il sostegno dei colleghi ha programmato e ha realizzato questo felice “matrimonio” tra l’arte e il tradizionale repertorio delle discipline dell’Istituto Alberghiero.
Il “libro d’arte” è stato il degno protagonista della manifestazione: per l’originalità dell’idea che esalta il lavoro manuale a tutti i livelli, dalla cucitura delle copertine in cartone al taglio dei fogli, alla stampa tipografica, alla precisa riproduzione dei disegni e degli acquerelli originali; per il ricco corredo di notizie sul patrimonio agroalimentare e gastronomico dei tre Comuni; per la sensibilità con cui sono stati interpretati e riprodotti i colori, i toni e le forme del paesaggio e dell’ambiente Vesuviano; per la preziosa consistenza del lavoro di gruppo che è l’obiettivo del progetto: lavoro di gruppo degli alunni e lavoro di gruppo dei docenti. Non a caso, insieme con le opere dei ragazzi, sono stati esposti al pubblico anche i quadri della prof.ssa Milone e del prof. Luigi Carillo: forse per comunicarci che l’anno prossimo il programma comprenderà anche una mostra riservata ad artisti”professionisti” che dal Vesuvio traggono la propria ispirazione.
E che tutti gli obiettivi fossero pienamente conseguiti è stato dimostrato dall’entusiasmo con cui hanno animato l’elegante “cortile” gli alunni e i docenti: l’animazione del ballo, dei colori dei costumi, dell’angolo della gola, della musica e del canto: la sorpresa nello scoprire che, contagiati dall’entusiasmo, donne e uomini di scuola cantavano da professionisti anche una canzone difficile come “Tammurriata nera” e dimostravano di “sentire” pienamente l’antica sacralità di alcuni ritmi napoletani e vesuviani; la gioiosa percezione di una verità importante, e cioè che la scuola aveva svolto fino in fondo il suo compito, consentendo agli alunni e ai docenti di misurarsi con un’attività nuova e di scambiarsi idee e modi di vedere e di “sentire” le cose. Sono testimonianza sincera di questa percezione le riflessioni di alcuni ragazzi, raccolte dalla prof.ssa Milone. E infatti Marica (V I) ha capito, dalla manifestazione di lunedì, che “le tradizioni ci appartengono e ci accomunano cancellando ruoli e gerarchie”; Concetta (IV H) è stata colpita soprattutto dall’atmosfera e dalla scoperta che i ragazzi di oggi non conoscono bene “i valori di ieri”; Ilaria (V I) ha riscoperto “gli odori del pane fatto in casa”; Giuseppe e Federica (V H) e Federica (IV H) hanno scoperto aspetti del territorio che non conoscevano, mentre Francesca (V I) ha sentito “riaffiorare”, grazie al progetto, “la passione sopita per il teatro” e Mario (VI), dopo aver riconosciuto che “è stato bello lavorare in gruppo, anche con le altre classi”, ha confessato di aver tratto dal progetto “uno stimolo per la tesina” che presenterà all’esame di Stato.
L’idea dello “scoprire” ricorre spesso anche nelle osservazioni che docenti, alunni e ospiti hanno affidato a un book. L.C. ha scritto che “la riscoperta delle tradizioni locali rafforza il senso di appartenenza” e che “imparare è dare significato alle cose”. D.G. ha scoperto che non potrebbe mai più “innamorarsi di una persona che in un tramonto ci vede solo un tramonto” e, infine, C.M. riconosce che “il libro d’arte ha permesso ai nostri alunni di dare un senso a molte delle loro armonie quotidiane e di godere della bellezza del loro territorio”.
Mi piace concludere con l’esortazione di L.S.: “Esperienza da ripetere e da divulgare ancora di più”. E’ consolante, per tutti noi, scoprire che i ragazzi sono ancora sensibili alla Bellezza a tal punto da saper produrre cose belle.









