I danni al patrimonio naturalistico del Parco Parco Nazionale del Vesuvio sono ingenti. Serve un grande progetto, un vero e proprio “piano Marshall” per far sì che si superino tutte le criticità.
Il giorno 2 agosto si è tenuto il Consiglio direttivo dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio alla presenza di tutti i Consiglieri e del Presidente.
Il parco Nazionale del Vesuvio ha subito uno dei peggiori attacchi della sua storia, una mano criminale ha colpito con l’intento di distruggere la nostra area protetta e al contempo screditare e minare le basi stesse dell’Istituzione che rappresentiamo. Stiamo attendendo i dati e le perimetazioni ufficiali delle aree percorse dal fuoco da parte dei Carabinieri Forestali ma è del tutto evidente che i danni al patrimonio naturalistico sono ingentissimi.
Il lavoro intrapreso per il rilancio dell’area protetta da parte del Consiglio, sin dal suo insediamento alcuni mesi fa, andrà avanti con più forza e determinazione di prima. Non ci fermeremo di fronte alla barbarie.
Tuttavia, oggi più che mai, l’Ente Parco metterà in campo tutto ciò che è in suo potere per portare il Parco Nazionale del Vesuvio ai livelli delle migliori aree protette internazionali. E’ evidente che dopo questo evento, è cambiato tutto, le linee programmatiche che avevamo tracciato saranno modificate in funzione di questa nuove stagione di cui saremo protagonisti. Oggi serve un grande progetto, un vero e proprio “piano Marshall” per far sì che si superino tutte le criticità che da decenni non hanno permesso al parco di diventare quel motore di sviluppo sostenibile capace di cambiare il corso della storia dell’area vesuviana. Siamo pronti ad una sfida che fa tremare i polsi ma che se vinta potrà cambiare realmente le sorti del territorio vesuviano e delle sue centinaia di migliaia di abitanti.
Tuttavia, ciò che deve essere chiaro a tutti, è che la risoluzione dei grandi nodi che attanagliano il nostro territorio passano soltanto attraverso una stretta cooperazione e sinergia tra tutti i livelli istituzionali. Il Parco è pronto ad un impegno totale, il Consiglio a fare scelte politiche forti, ma chiederemo senza mezzi termini a tutte le altre istituzioni coinvolte di fare lo stesso. Come per gli incendi e l’abusivismo, temi su cui l’Ente Parco ha competenze limitate ma in ogni caso non si è tirato indietro dallo svolgere un ruolo di regia e di trait d’union tra i diversi livelli istituzionali competenti su tali problematiche.
Ed ancora, sul tema dei rifiuti dove il Parco non ha competenze di intervento ma chiederà e pretenderà con forza che si superino le contraddizioni ancora presenti nel Paro Nazionale del Vesuvio. Contraddizioni che vengono dal passato che il Parco non ha assolutamente contribuito a creare ma che anzi ne ha subito i nefasti effetti sia in termini di tutela alla biodiversità ed del patrimonio naturalistico che di immagine e di autorevolezza istituzionale. A cominciare dalla eliminazione di tutte le discariche censite presenti nelle cave all’interno del territorio del Parco, cicatrici che è arrivato il momento di rimarginare.
Il “Pullecenella” di Gianno Sallustro non è più una “maschera”, ma è un personaggio che, come il Pulcinella dei “Quadri plastici” di Petito, è chiamato a confrontarsi con i personaggi “reali” del sistema sociale. L’importante attività pedagogica dell’Accademia Vesuviana del Teatro e del Cinema, che festeggia i dieci anni di attività. A Ottaviano l’ “Estate Medicea” organizzata dall’ Assessorato alla Cultura e dallo staff del sindaco.
Nel 1870 Antonio Petito mandò in scena “I quadri plastici”, una commedia costruita per prendere in giro la moda dei “quadri viventi” che un certo Felix aveva ideato e diffuso a Napoli una decina d’anni prima. Protagonisti dell’opera sono, con Pulcinella, l’usuraio don Lesena Scajenza, il collettore Don Asdrubale Barilotto, l’avvocato Don Pangrazio Cocozziello, interpretato da Davide Petito, il locandiere Rosecariello: insomma, le “maschere” di quelle commedie in cui da qualche anno don Antonio sviluppava la parodia dei modi, delle mode e delle manie di una certa borghesia napoletana, “colpita” da improvvisa ricchezza. L’interesse per l’attualità e la complessità stessa della parodia spinsero l’autore non solo a trasformare le “maschere” fisse, compreso Pulcinella, in personaggi veri e propri, ma anche a modificare le strutture linguistiche e le tecniche di recitazione.Quale sia stato il contributo fornito da Giacomo Marulli a questa fase nuova del teatro del suo amico Petito, non è facile dire: per ora mi limito a ricordare che Giacomo Marulli era imparentato con la moglie di Michele de’ Medici, penultimo principe di Ottajano, e che Antonio Petito trovò sempre, in Michele e nel padre Giuseppe, generosi e riservati protettori.
Nelle “felicissime sue peripezie amorose” raccontate da Gianni Sallustro Pullecenella Cetrulo incontra, agli incroci del mondo reale, personaggi vari nel taglio e nella caratura e immerge continuamente nelle acque non sempre trasparenti della vita il suo sguardo, in cui la “maraviglia” si stempera a poco a poco. Questa commedia è un’opera che da sola basta a “rappresentare” concretamente i valori culturali a cui si ispira l’“Accademia Vesuviana del Teatro e del Cinema” di Gianni Sallustro. I giovani allievi dell’Accademia vengono sollecitati, tra l’altro, a ricostruire dall’interno emozioni, inclinazioni e sentimenti che costituiscono la sostanza del personaggio e a trarre dalla realtà quotidiana, intensamente vissuta e lucidamente osservata, i modi e le forme delle espressioni e dei gesti che si accompagnano, di solito, agli stati d’animo e alla struttura dei discorsi.
Queste idee mi fanno pensare a quello che diceva Sulerziskij, chiamato anche Suler, il collaboratore più importante di Stanislavskij: “il talento non può essere aumentato. C’è un solo mezzo per aiutare un talento medio a diventare un buon attore, un artista autentico e non solo un esibizionista delle proprie qualità: ampliare la sua visione del mondo, alimentare senza sosta il suo interesse per le questioni filosofiche, morali, sociali, abituarlo a cogliere, da uno sguardo, da un gesto, lo stato d’animo del suo interlocutore.”. Credo che Gianni Sallustro sia un regista che Suler avrebbe elogiato: un regista che consente all’attore di essere regista di sé stesso, e non lo priva della gioia di “incontrare”, senza intermediari, il personaggio, e di parlare con lui.
Si capisce chiaramente quale sia il valore culturale dell’attività “pedagogica” che viene svolta dall’ Accademia Vesuviana. Molte scuole hanno scoperto, oggi, quanto sia importante, nella preparazione di un ragazzo, imparare a suonare uno strumento, e misurarsi con il ruolo dell’attore. I retori antichi, che addestravano i loro allievi a parlare in pubblico, nelle piazze della politica e nelle aule dei tribunali, e dunque ad argomentare, a improvvisare, a ribattere, a usare tutti i gradi della polemica, dell’ironia, dell’aggressività, ricorrevano quotidianamente all’uso delle tecniche da teatro. In alcune scene delle “felicissime peripezie amorose” gli attori dell’Accademia riescono ad adeguare splendidamente i toni della voce alle “battute” dei personaggi, costruiti dalla convergente azione del realismo e del paradosso, e sanno perfino a modulare toni e timbri “stranianti”, coerenti con la studiata ridondanza dei costumi. Recentemente la commedia ha vinto il primo premio al “Fringehart Festival”. Mi avrebbe fatto piacere osservare gli attori di Gianni Sallustro mentre si confrontavano con due testi difficili, l’”Avaro” di Molière e “Miseria e nobiltà “di Eduardo Scarpetta, che essi hanno messo in scena a luglio, durante il festival “ Dieci anni di talenti”, organizzato dall’ Accademia per celebrare il primo decennio di attività. Quelle due commedie sono adatte a misurare l’abilità degli attori nel recitare i monologhi e nel sostenere dialoghi “aperti”, dialoghi in cui il “non detto” è più importante di ciò che si dice, e i silenzi hanno una funzione comunicatrice essenziale. E infatti il Maestro Sallustro dedica molta attenzione al rispetto dei “tempi” di battuta e alla “curvatura” delle pause.
La commedia sulle “peripezie amorose di Pullecenella” è andata in scena mercoledì, a Ottaviano, nel Palazzo Medici, come significativo momento dell’“Estate Medicea”. Hanno organizzato quasi tutti gli eventi di questa “Estate” l’Assessorato alla Cultura e un membro dello staff del sindaco.
L’inaugurazione a Rione Trieste, nei pressi della stazione della Circumvesuviana.
Anche Somma Vesuviana ha avuto la sua “Casa dell’Acqua”. Un progetto messo in campo dall’ex amministrazione Piccolo, seguito dall’architetto Mena Iovine, funzionario del Comune delegata ai servizi tecnici e Gestione del territorio, realizzato dalla Encon srl in collaborazione con l’ attuale amministrazione comunale.
La “casetta” è stata inaugurata Giovedì 3 Agosto a Rione Trieste nella piazzetta antistante la stazione della Circumvesuviana.
Il progetto ha avuto un duplice scopo: offrire un servizio a tutti i cittadini, e ridurre il consumo e la produzione di plastica. Il funzionamento della “Casa dell’Acqua” , spiegato da uno dei tecnici, è molto semplice. L’impianto riceve l’acqua del rubinetto e la filtra, andando ad eliminare le varie sostanze nocive che essa incontra durante il suo percorso, come ad esempio il Cloro.
Il prezzo è di 0,02€ al litro per acqua naturale filtrata non refrigerata, mentre sale a 0,04€ al litro per quanto riguarda l’erogazione di acqua filtrata fredda, e a 0.06€ al litro con aggiunta di CO2. La macchinetta erogatrice, è perciò dotata di un duplice sistema di pagamento per permettere l’acquisto dell’acqua, che può essere a moneta oppure tramite tessera.
Ad aggiudicarsi il record della Regione più calda ancora la Campania. La città con la temperatura più elevata sarebbe Grazzanise, in provincia di Caserta, con 55 gradi percepiti (35 reali).
E’ ancora la Campania ad avere oggi il record del caldo e di nuovo con Grazzanise, in provincia di Caserta, dove la temperatura percepita, complice l’elevata umidità, è di 55 gradi (reale 35), secondo il sito dell’Aeronautica militare. Ma sono bollenti anche Puglia e Sardegna. A Marina di Ginosa, in provincia di Taranto, il caldo avvertito è di 50 gradi. Mentre nell’isola temperature da capogiro si registrano in diverse località: 49 i gradi percepiti a Capo San Lorenzo, 48 a Decimomannu, 45 a Capofrasca.
Sono 9 le piante di cannabis che sono state rinvenute sul balcone della sua abitazione in vasi di terracotta.
I carabinieri della stazione di Afragola hanno tratto in arresto a Pomigliano d’Arco, Giuseppe Fisco, 48 anni, residente a viale Alfa Romeo.
I militari dell’arma hanno sottoposto a perquisizione la sua casa dopo aver notato, passando in auto, nei pressi del suo balcone, la presenza di alcune piante di cannabis.
L’indagine ha portato al rinvenimento e al sequestro di 9 piante di cannabis, coltivate in vasi di terracotta, e aventi un peso complessivo di circa 2 chilogrammi.
Trovati e sequestrati anche 2 grammi di marijuana e 50 semi di cannabis in attesa di coltivazione.
L’uomo arrestato attende la celebrazione del rito direttissimo.
Dal 21 agosto le utenze domestiche potranno conferire il vetro all’esterno delle abitazioni.
Novità in arrivo per la raccolta differenziata nel Comune di San Giuseppe Vesuviano. Dal 21 agosto avrà il via, per le utenze domestiche, la raccolta del vetro porta a porta.
Il vetro dovrà essere conferito la sera precedente alla data prevista di raccolta, negli orari consueti, in un contenitore con chiusura, secondo il calendario seguente dell’anno 2017: lunedì 21 agosto, lunedì 4 e 18 settembre, lunedì 2, 16 e 30 ottobre, lunedì 12 e 25 novembre, lunedì 11 dicembre.
Le utenze commerciali, invece, dovranno, in regime transitorio valido fino al 31 agosto 2017, continuare a conferire il vetro presso le apposite campane site in via Del Campo.
A seguito dell’imminente apertura del Centro di Raccolta Comunale (Isola Ecologica), inoltre, il vetro potrà essere conferito quotidianamente negli orari di apertura della struttura.
“Con questo nuovo tassello, il sistema di raccolta differenziata si completa della raccolta porta a porta del vetro, rendendo più semplice ed agevole il conferimento per tutti i cittadini – commenta Enrico Ghirelli, assessore all’ambiente del Comune di San Giuseppe Vesuviano – va da sé che per la corretta realizzazione del piano di raccolta differenziata occorre la massima collaborazione da parte dei cittadini, che invito a prendere visione e consapevolezza dei giorni previsti di raccolta. Con l’imminente apertura dell’Isola Ecologica, poi, otterremo ulteriori benefici in termini di differenziazione dei rifiuti e di risparmio in bolletta per gli utenti”.
Impazza la protesta sul web dei residenti di Rione Trieste a causa del cattivo odore proveniente dall’azienda avicola allocata proprio nel centro abitato di via Bosco. (leggi)
“Da circa due mesi- spiegano i residenti- una puzza nauseabonda ammorba tutta l’area circostante costringendoci con questo caldo a restare chiusi in casa. Più volte è stata chiamata la polizia municipale e del fatto è stato informato anche il sindaco, peraltro più volte sollecitato a intervenire. “Sono andato nell’azienda- fa sapere il sindaco ai nostri taccuini- e ho potuto costatare personalmente che l’igiene e la pulizia c’è e che i depuratori sono continuamente in funzione. Il proprietario mi ha spiegato che quando le temperature sono troppo elevate a volte può capitare che si senta il cattivo odore ma sono episodi eccezionali. In ogni caso, ho trasmesso una nota per una verifica più approfondita agli uffici competenti. Di sicuro arriveremo a capo della questione e cercheremo di risolverla”. Intanto, quella di ieri, complice temperature da bollino nero, è stata un’altra serata di passione per i residenti di via Bosco. Esasperati dal caldo e dalla puzza, i residenti hanno lanciato l’appello sui social e qualcuno ha scritto che sporgerà denuncia a i carabinieri e chiederà l’intervento dell’Asl. Il paradosso è che l’azienda, come qualcun’altra sita nella stessa zona, risale agli anni ’60 ed è stata costruita prima ancora delle case intorno. Dunque, stando così le cose, a livello urbanistico l’azienda è in regola. Così come sarebbe in regola con tutte le autorizzazioni previste dalla normativa vigente per l’attività di riferimento che, ad oggi, muove l’economia locale e offre lavoro a tanti cittadini. Il proprietario sarebbe anche disponibile a dislocare su un’area idonea che, però, per ora a Somma Vesuviana non esiste. O meglio se ne è parlato spesso ma le crisi politiche degli ultimi tempi hanno fatto sempre arenare il progetto.
(http://ilmediano.com/somma-vesuviana-pip-continua-limpegno-dellamministrazione/)
(Fonte foto: rete internet)
Gli amici della “band”, che si esibiranno domani sera a Ottaviano, in piazza Piediterra, conducono una ricerca musicale di alto profilo culturale, perché, ripercorrendo i successi dei grandi gruppi nazionali e internazionali, riscoprono la forza evocatrice della musica, capace di riportarci nei “luoghi” della nostra storia, personale e collettiva, e di consentirci l’approdo nelle terre meravigliose dell’immaginazione.
Mimmo Annunziata al sax, Mario Annunziata al basso, Luigi Carbone alla chitarra, Gaetano Napolitano alla batteria, e poi Antonio Palazzi, che è la voce, al pianoforte e alla tastiera, e la meraviglia dell’organo Hammond affidato alle mani di Felice Costagliola: diceva Martin Lutero che non ci può essere animo cattivo, là dove cantano gli amici. E aggiungeva Fernand Léger, uno dei padri del Cubismo, che il limite della pittura è dimostrato dal fatto che non c’è sinfonia di colori che possa rappresentare una sinfonia di note. Gli amici della “Leslie Cover Band” non fanno i musicisti di professione, vengono da esperienze diverse di lavoro, cercano nella musica le note che danno senso al mondo, esprimono attraverso la voce degli strumenti i ritmi di cui è fatto l’animo di ciascuno di noi: se hanno ragione i filosofi antichi, e se ha un significato il fatto che un mio amico, quando ascolta Unchained Melody, è costretto a sedersi e a combattere con la commozione.
Nella fotografia pubblicata in appendice gli amici della “band” hanno scelto come corredo scenografico una sacca di palloni e attrezzi da cucina. Il messaggio è chiaro: il nostro è un gioco – i palloni-, in cui cercano la sintesi caratteri e sensibilità diversi, come diversi sono gli ingredienti che vanno a costituire l’unicità e l’equilibrio di un piatto ben cucinato. Oppure, a voler giocare con le metafore, per salire sulle vette dell’arte bisogna partire dai luoghi ove si manifesta il “quotidiano”: i cortili, le piazze, le cucine. In piazza Pediterra gli amici della “Leslie Cover Band” si esibiranno domani sera, a partire dalle 22.30, all’interno di una festa che resta un momento speciale della storia di Ottaviano, perché si collega a un culto antico, quello della Madonna della Salute, e alla tradizione di fuochi di artificio particolari, le “palomme”. Domenico Cutolo, presidente del “Centro Storico”, l’associazione organizzatrice, ha preparato un programma musicale a più voci: la musica popolare, la musica neomelodica, la musica colta della “Leslie122”. Merita veramente tutti gli intensi applausi, che la piazza, pur senza essere sollecitata, gli tributerà. Certamente.
Nella festa dedicata alla Madonna della Salute la “Leslie 122 Cover Band” suonerà la più bella canzone dei Pink Floyd, quella “ Comfortably Numb”, in cui la giovane rockstar, poco prima di un concerto, si sente male e confessa al dottore di non essere più in grado di combattere il torpore dell’abulia in cui è scivolato. Non mi meraviglio del fatto che la musica di questo brano ha incantato gli amici della Leslie Band. La base musicale è un flusso uniforme di toni piatti, che suggerisce l’immagine di una monotona pianura, in cui anche l’orizzonte è fermo, e remoto. Ma poi intervengono le variazioni delicate e intense della chitarra, e a poco a poco gli spazi si aprono, e il leit-motiv si colora di tocchi di luce e di grumi d’ombra, di guizzi come di rosso, e di squarci come di rasserenante azzurro: la stanchezza si dissolve in un soffio di razionale speranza. E’ una canzone “filosofica”, che va ascoltata, e forse riascoltata, in un silenzio pensoso: credo che sia, con “Shine On You Crazy Diamond” e con “Senza luce”, il manifesto culturale della nostra “band”.
Con la prima – una lunga canzone – i Pink Floyd salutarono, nel 1975, il “pazzo diamante”, Syd Barret, che era andato via dal gruppo per l’incompatibilità dei caratteri. Il fascino metaforico di questa canzone sta nell’urto delle voci degli strumenti: pare che ognuno di essi voglia prendere il sopravvento sugli altri e respinga l’accordo, così come Syd, “il pifferaio, il festaiolo, il visionario”, non riusciva a “incontrarsi” con i membri del gruppo. Ma anche in questo caso la chitarra e l’organo – due voci antitetiche – compiono il miracolo, trovano il punto d’incontro, trasmettono l’immagine di un’amicizia assoluta che nel nome dell’arte volava molto più in alto dei conflitti della vita quotidiana. E poi c’è “Senza luce”, in cui i Dik Dik e Mogol tradussero nel 1967 la magia di “ A Whiter Shade of Pale” dei Procol Harum. Gli amici della “Leslie 122 Cover Band” la interpreteranno con una magistrale misura, che esalterà la centralità dell’organo, ma chiederà agli altri strumenti e alle voci di costruire, con delicato vigore, una rete di mobili corrispondenze, di toni “che vanno e vengono”: sono certo che gli interpreti riusciranno a far sì che ogni strumento, in un fraseggio, esprima il temperamento di chi lo suona.
L’omaggio che la “Leslie 122 Cover Band” rende ai gruppi storici della musica italiana e internazionale non è solo un tributo alla nostalgia e un esercizio di tecnica strumentale: è un’operazione di raffinata cultura. La globalizzazione potrà demolire gli schemi economici e politici della democrazia e tentare di imporci solo la percezione del presente immediato, ma, come ha previsto Anthony Giddens, dovrà arrendersi alla forza evocatrice della musica che non solo ci riporta a “luoghi” veri, ma ci apre anche le terre dell’immaginazione. La ricerca della” Leslie Band” è un contributo importante per chi sente il bisogno di riflettere sui ritmi e sui toni dell’esistere quotidiano.
85 Morti e 200 Feriti. Fra le Vittime i coniugi Salvatore Lauro e Velia Carli provenienti da Brusciano.
Bologna, 2 Agosto 1980, alle ore 10,25 , un boato scosse la città. Alla stazione delle Ferrovie dello Stato una bomba piazzata nella sala di attesa fece 85 morti. Fra le vittime vi furono due viaggiatori in transito provenienti da Brusciano, provincia di Napoli: i coniugi Salvatore Lauro di anni 57 e Velia Carli di anni 50. I nomi di tutte le vittime di quella strage ed i volti della maggior parte di loro stanno a perenne Memoria sul sito dell’Associazione tra i Familiari delle Vittime della Strage della Stazione di Bologna del 2 Agosto 1980 all’indirizzo http://www.stragi.it/vittime .
Coniugi Lauro-Carli
Il sociologo e giornalista Antonio Castaldo per tenere viva la Memoria di tutti i caduti, vittime dell’aberrante attentato terroristico nel primo sabato di agosto di 37 anni fa a Bologna, ripresenta la consultazione fatta due anni fa presso il Comune di Brusciano, grazie al Sindaco Giosy Romano, dei registri d’anagrafe e di stato civile che così riportano burocraticamente le cause di morte dei coniugi Lauro e Velia, ognuno “Deceduto a Bologna il 2/8/1980”. Lauro Salvatore era nato ad Acerra l’11 agosto del 1923 e Carli Velia era nata a Tivoli il 2 settembre del 1930. Il loro matrimonio avvenne il giorno 26 dicembre del 1948 a Guidonia. La data di registrazione della residenza a Brusciano è l’8 agosto del 1973 ed è qui che i coniugi Lauro svolgevano la loro tranquilla e laboriosa vita, arricchita dalla presenza degli adorati figli: Maria Grazia, Patrizia, Rosanna, Aurora, Gennaro e Francesca.
“A loro e alla moltiplicata famiglia, ovunque siano -ha affermato Castaldo- va il corale fraterno abbraccio e la costante vicinanza di tutta Brusciano”.
Oggi, 2 agosto 2017, nel 37esimo Anniversario i familiari delle vittime della Strage alla Stazione di Bologna, hanno espresso rabbia, dolore e delusione per le promesse annunciate e non mantenute dai governi avvicendatisi in questa legislatura. Si chiede ancora certezza per quanto riguarda i risarcimenti e principalmente la desecretazione degli atti ancora coperti. Si chiede la verità. I parenti delle vittime vogliono sapere chi sono i mandanti dei terroristi neofascisti Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, gli unici ad essere stati condannati dallo Stato quali colpevoli esecutori.
L’intervento del Presidente dell’Associazione tra i Familiari delle Vittime della Strage della Stazione di Bologna del 2 Agosto 1980, Paolo Bolognesi, è interamente riportato a questo indirizzo web http://www.stragi.it/vittime/discorso-2017 .
Il Presidente Bolognesi, apre affermando: “Chi allora c’era, non può dimenticare quello che, ancora oggi, rimane il più sanguinoso attentato terroristico del dopoguerra in Italia”. Poi continua affermando. “Crediamo che non temere la propria Storia renda un Paese libero: il nostro ancora non lo è”. Infine dichiara l’inarrestabile intento: “Noi continueremo ad impegnarci per liberarlo dall’occultamento del proprio passato, di cui è vittima, perché la vera storia eversiva del nostro Paese non sia archiviata, censurata o chiusa nei cassetti segreti degli apparati perché è un patrimonio collettivo che istituzioni e Governo devono impegnarsi a tutelare e condividere”.
Ecco perché sul Manifesto del 37esimo Anniversario della Strage alla Stazione di Bologna si leggeva: “La Storia non si archivia, La Forza della Verità non si può fermare. La Giustizia faccia la sua parte”.
Fine della protesta degli operai Hitachi ed FCA. Intanto a settembre vertice per gli ex Carrefour.
L’aspetto visibilmente spossato, gli sguardi stanchi che però non sono riusciti a fermare un timido sorriso grazie alla solidarietà suscitata. Max e Mimmo ieri sera sono dunque scesi dalla gru della cantiere della metropolitana di piazza Municipio. Hanno messo la parola fine a una protesta davvero drammatica contro i licenziamenti nella Hitachi e le condizioni di lavoro negli stabilimenti FCA di Pomigliano e di Nola. I due operai sono rimasti per tre giorni sospesi a quaranta metri di altezza sotto un sole che non lascia scampo. A un certo punto hanno anche annunciato lo sciopero della fame e della sete, con temperature che ormai superavano i quaranta gradi. C’è quindi voluto l’intervento di don Peppino Gambardella per farli ragionare, per evitare il peggio. Il prete operaio della chiesa madre di San Felice in Pincis, a Pomigliano, li ha persuasi a scendere, a trovare altre forme di lotta meno autolesioniste, meno pericolose per la propria vita. E alla fine sono tornati con “i piedi per terra” Max, operaio della Quanta non più ricollocato nella Hitachi di via Argine, e Mimmo, tuta blu della Fiat di Pomigliano che sta sostenendo i lavoratori Quanta estromessi dal ciclo produttivo dell’impianto ferroviario di Napoli. Mimmo peraltro non lavora nella Fiat. Ha vinto una causa con l’azienda finalizzata al suo reingresso nello stabilimento automobilistico ma la multinazionale di Marchionne ha preferito pagargli lo stipendio facendolo rimanere a casa. Non lo ha riaccettato nello stabilimento. A ogni modo, tornando alla vicenda di ieri, c’è da pensare che però la fine della protesta possa essere stata favorita anche dall’intervento del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, che ha annunciato azioni finalizzate al reintegro dei quattro lavoratori ex Quanta non ricollocati in Hitachi, a differenza di quanto invece accaduto per molti altri loro colleghi di lavoro. Intanto notizie drammatiche provengono pure dalla grande distribuzione. Ieri un piccolo gruppo di licenziati dell’ipermercato ex Carrefour ha bloccato i cancelli del cantiere di Casoria in cui si sta realizzando il nuovo centro commerciale Globo, proprio al posto dell’ipermercato. La protesta è servita a convincere la Regione Campania a dare il via al vertice per tentare la loro ricollocazione. Appuntamento l’11 settembre, a palazzo Santa Lucia.
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