Brusciano, bomba carta e spari nella notte: 27enne finisce in manette per droga
Blitz dei militari nella notte a Bruciano. Nel comune del Napoletano sconosciuti con volto travisato hanno piazzato una bomba carta nei pressi della porta di ingresso di un’abitazione di via Amendola, a brusciano, causando danni all’infisso.
Poco dopo ignoti hanno sparato dei colpi d’arma da fuoco (risultati essere a salve) vicino a un’abitazione di via Pirandello.
I militari della compagnia di Castello di Cisterna sono intervenuti d’urgenza e subito dopo hanno predisposto ed effettuato posti di controllo e perquisizioni nei domicilii di soggetti d’interesse operativo della zona.
In casa di Marco Iannucci, un 27enne del posto, hanno rinvenuto 118 confezioni di marijuana e 11 dosi di cocaina, materiale per il confezionamento e appunti scritti a mano verosimilmente inerenti attività di spaccio.
Il giovane è stato tratto in arresto per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio ed è ai domiciliari in attesa del rito direttissimo.
Fagioli all’uccelletto
Insopportabile. È davvero insopportabile assistere ogni giorno ai lamenti di centinaia, anzi di migliaia di lavoratori che rivendicano pretese assurde. Ieri a Roma decine di lavoratori Sky hanno protestato perché non vogliono essere trasferiti a Milano, per problemi economici e familiari; cose mai viste! Di fronte al Ministero dello Sviluppo Economico (Sviluppo Economico, uau!) centinaia di lavoratori di Agile-Eutelia e Aci Informatica hanno manifestato perché si trovano in mobilità e non sanno come andrà a finire…
E le multinazionali? Vogliamo parlarne? Quanti sacrifici stanno facendo; c’è la ArceloMittel che opera nel settore dell’acciaio e s’è presa lo scomodo di presentare un piano industriale per l’Ilva. Sì è vero, ha previsto 4 mila esuberi e migliaia di contratti a diritti limitati, ma vuoi mettere la soddisfazione di far parte dei mitici caschetti gialli di Taranto, coi polmoni affumicati e la rabbia in corpo? E la Nestlè? Che dire della Nestlè? Tra esuberi, mobilità e licenziamenti non smette di farci venire l’acquolina in bocca.
La nota stonata di questo panorama italiano mozzafiato sono i lavoratori. Si ostinano a pretendere che non gli venga tagliato lo stipendio e si incazzano pure se gli viene tagliato lo stesso. Involgariscono ogni cosa con la mania di parlare di soldi e di diritti. A queste persone non bisogna dare ascolto, per carità, altrimenti corriamo il pericolo che l’Italia diventi una democrazia, dove anche un cittadino qualunque rischia di essere ascoltato da qualcuno.
Viviamo così bene in questa schiuma di fagioli (ECCOLA)!
Volo diretto Napoli – Tel Aviv per arrivare dove tutto ha avuto inizio
Israele è la perla del Medio Oriente soggetta nel tempo alla dominazione di vari Popoli tra cui egizi, assiri, babilonesi, romani e ottomani. Tutti hanno lasciato un segno del loro passaggio su questa terra con una storia millenaria contribuendo al suo immenso fascino. Qui la storia può essere toccata con mano e i racconti biblici e dei Vangeli sono concretizzati in luoghi e cose che tutti possono vedere.
Molti vengono per ritrovare le origini cristiane, anche se solo il 45% viene oggi per i pellegrinaggi, altri solo per turismo, pertanto i flussi sono in continua crescita, come ci dichiara Tzvi Lotan, Director Overseas Department Marketing Administration del Ministero del Turismo: “Ogni mese superiamo le previsioni del mese, nel semestre precedente abbiamo registrato un 29% in più di arrivi, vuol dire 70.000 turisti in più rispetto al 2016”. Principalmente si tratta di famiglie con figli e giovani che vanno a Gerusalemme per tutto quanto hanno letto sulla città cosmopolita: divertente ed elegante, ricca di arte, storia, cultura e gastronomia. Ovviamente vengono anche per visitare i principali luoghi Santi delle tre religioni monoteiste come: il Monte del Tempio; il Muro del Pianto, il sito più sacro dell’ebraismo; la Basilica del Santo Sepolcro; la via Dolorosa, con le stazioni della Croce; la Cupola della Roccia e la Moschea al-Aqsa. Gerusalemme Vecchia, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, può essere visitata con i pacchetti speciali denominati “Gerusalemme Mozzafiato”. Molti i voli diretti dall’Italia, fra cui il volo diretto da Napoli per Tel Aviv. Nel museo d’Israele di Gerusalemme sono esposti: il modello dell’antica Gerusalemme del secondo Tempio e la nuova mostra della tomba di Re Erode il Grande. Il Mercato Mahane Yehuda offre un enorme assortimento di prodotti, i clienti e i commercianti rappresentano l’intera società israeliana: askenaziti, sefarditi, religiosi, laici, ricchi e poveri. Al mercato tutti sono uguali, tutti stretti uno all’altro mentre cercano di farsi largo tra le caotiche stradine del mercato. Il paese offre tanto: ad un’ora di auto o di autobus dalla capitale vi è il Mar Morto, il punto più basso della terra con i suoi 422 metri sotto il livello del mare, un lago di acqua salmastra che ha una così alta concentrazione di sale che chi si immerge resta a galla. Anche l’aria circostante ha proprietà curative che può aiutare a combattere problemi respiratori e del sistema nervoso. Sulle sue sponde nel tempo sono sorti vari alberghi e ristoranti. Le escursioni nel deserto in Jeep partono da lì, oltre il panorama si andrà alla scoperta dei segreti che il deserto racchiude: la statua della “Moglie di Lot”; il monte di Sodoma; le caverne naturalmente refrigerate e quelle in cui sono stati rinvenuti i Rotoli del Mar Morto, i primi manoscritti biblici conosciuti, esposti nel museo di Gerusalemme. Nei dintorni il luogo di maggiore interesse è la fortezza di Massada, ora patrimonio UNESCO, fatta erigere da Erode il Grande su di un altopiano roccioso con mura alte cinque metri rendendola pressoché inespugnabile.
FCA Pomigliano, petizione dei firmatari a Marchionne: « Fabbrica a rischio senza nuove produzioni »
L’altro giorno i sindacati firmatari dell’accordo Panda hanno fatto firmare ai lavoratori della fabbrica automobilistica di Pomigliano una petizione da spedire all’amministratore delegato di FCA, Sergio Marchionne, al prefetto di Napoli, alla Regione Campania e al governo. Nel documento i delegati delle organizzazioni di categoria Fim, Uilm, Fismic e Ugl (che nella giornata in cui hanno iniziato hanno sostenuto di essere già riusciti a ottenere circa 3mila firme) chiedono all’ad di sapere quale futuro produttivo abbia Pomigliano « visto che – sostengono – la produzione Panda tra due anni sarà trasferita in Polonia e che intanto, se non parte in tempi brevi il nuovo investimento premium annunciato, il futuro dei lavoratori sarà a rischio, anche per la scadenza degli ammortizzatori sociali ». A Pomigliano i contratti di solidarietà scadranno nel settembre del 2018. I “cds” coinvolgono attualmente 3mila dei 4500 addetti dell’impianto. « Nonostante l’eccellenza raggiunta e i sacrifici che abbiamo fatto c’è molta preoccupazione sul futuro – aggiungono i delegati dei sindacati firmatari del contratto specifico aziendale – le produzioni Alfa Romeo di Cassino non stanno danno i risultati sperati e a giugno l’azienda ha sottoscritto un impegno con noi che prevedeva un incontro entro il mese scorso finalizzato proprio a chiarire questa situazione di Pomigliano. Ma l’incontro non c’è stato ». A ogni modo FCA non intende commentare la petizione. Ambienti vicini all’azienda hanno fatto però trapelare che l’anno prossimo giungerà con certezza a Pomigliano la nuova vettura premium e che risulta praticamente impossibile che lo stabilimento partenopeo rischi la chiusura. Molto critica è nel frattempo la Fiom, i cui delegati di fabbrica ieri pomeriggio erano davanti ai cancelli, a pochi metri dai loro colleghi dei sindacati firmatari, intenti a far firmare su un banchetto la petizione. « Secondo noi la petizione è stata concertata in tutta fretta con l’azienda – polemizzano le rsa dei metalmeccanici Cgil – sia perché da tempo siamo noi a sostenere le preoccupazioni e sia perché è spuntata il giorno prima della nostra assemblea in fabbrica ( assemblea comunque riuscita anche a livello di partecipazione degli operai, ndr ) proprio per chiedere ai lavoratori quale percorso impostare per difenderci, per garantire un futuro occupazionale e produttivo sicuro per tutti. Questa petizione è dunque una sconfitta per gli stessi sindacati che l’hanno promossa ».
Sant’Anastasia, processo all’ex sindaco: la ricostruzione
Ieri, dopo l’ultima udienza, la richiesta del pm Roberto Lenza a due anni di reclusione e quella della difesa (professore Vincenzo Maiello, avvocato Antonio De Simone), è calato il sipario su una vicenda giudiziaria che ha avuto ripercussioni non solo sull’imputato, l’ex sindaco e medico anestesista Carmine Esposito, ma sulla città intera. Creando fazioni, tensioni, inimicizie, scontri che sono a loro volta sfociati in denunce per diffamazione. E nonostante sia stata pronunciata la sentenza, è facile pronosticare che gli animi sono, a distanza di quasi quattro anni, ancora troppo accesi.
Eccola, la sentenza. «Il Tribunale di Nocera Inferiore composto da dott. Raffaele Donnarumma (giudice), dott.ssa Carla Di Filippo (giudice) e dott.ssa Leda Rossetti (giudice), nella pubblica udienza del 18 ottobre 2017, ha pronunziato mediante lettura del dispositivo, la seguente sentenza:
Visti gli artt.442, 533, 535 cpp dichiara Esposito Carmine colpevole del reato a lui ascritto, come modificata l’imputazione all’udienza del 22/6/2016 e, riconosciute le attenuanti generiche, tenuto conto della diminuzione per il rito, la condanna alla pena di anni uno e mesi due di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali; Visti gli artt. 28 ss cp applica a Esposito Carmine le sanzioni accessorie della interdizione dai pubblici uffici per la durata di anni cinque. Pena sospesa. Termine di giorni 60 per il deposito della motivazione».
La sospensione condizionale della pena è quell’istituto giuridico che consente che una condanna rimanga appunto sospesa per il periodo di tempo previsto dalla legge (in questo caso cinque anni perché si tratta di delitto e non di contravvenzione) e che, alla scadenza di tale tempo, ammesso che il condannato non abbia commesso ulteriori reati, estingue di fatto la pena. Dunque, l’ex sindaco Esposito non andrà in carcere e la sospensione si considera applicata anche alle sanzioni accessorie.
Esposito fu arrestato il 14 dicembre 2013, un sabato mattina. Era sindaco di Sant’Anastasia dal 2010. I carabinieri di Castello di Cisterna lo arrestarono a pochi metri dall’uscita del centro commerciale Le Aquile dove aveva appena incontrato Nicola Alfano, l’imprenditore (titolare della Gpn, la ditta che ancora gestisce in città il servizio di raccolta rifiuti). Alfano era andato a denunciarlo qualche giorno prima, sostenendo che a metà novembre il sindaco gli avesse chiesto (erano ad Angri e l’imprenditore stava accompagnando il sindaco in uno store fornito di magliette con il marchio «Pescatori di Posillipo» dove Esposito intendeva acquistare alcuni capi dopo averli visti indossati da Alfano e avergli detto che cercava da tempo un negozio fornito di quel brand) una tangente di cinquemila euro al mese. Il giorno prima però aveva denunciato il funzionario comunale Luigi Terracciano (arrestato qualche giorno dopo Esposito, condannato in primo grado dopo aver scelto il rito abbreviato, poi reintegrato in servizio al Comune) per avergli fatto simile richiesta: 2500 euro mensili. Esposito ed Alfano si erano visti, da quel giorno di metà novembre ad Angri, altre poche volte, due per l’esattezza. Una in municipio e una, il 9 dicembre, a casa di Esposito. Le intercettazioni relative ai colloqui, registrati dall’imprenditore con un telefono cellulare, non sono state ammesse nel procedimento ed è stato lo stesso presidente del Tribunale di Nocera a revocarne l’ammissibilità. In ogni caso, particolarmente per il colloquio del 9 dicembre a casa Esposito, hanno contribuito non poco ad alleviare la posizione dell’imputato perché Alfano, pur facendo di continuo riferimento alla richiesta estorsiva di Terracciano non parla mai, né lo fa Esposito, di quel che sarebbe stato ovvio: cioè della richiesta che lui sostiene essergli stata fatta in precedenza dallo stesso sindaco. Su questo ed altri punti cruciali, si è basata la difesa. In ogni caso, quel sabato 14 dicembre 2013, i carabinieri che fermano Esposito gli trovano in auto 15mila euro in contanti di cui lui disse di non sapere nulla (e questo ha sostenuto la sua difesa fino alla fine) e che Alfano disse invece di avergli consegnato. Nel frattempo, a metà strada di questa vicenda giudiziaria, la difesa ha scelto il rito abbreviato dopo la decisione del pm di cambiare il capo di imputazione: non più induzione indebita a dare o promettere utilità, ma «tentativo». Non sono sfilati dunque in aula i testimoni (oltre cinquanta) già nominati dalla difesa e si è ritirata anche la parte civile, ossia lo stesso Alfano che era assistito dal legale Domenico Ciruzzi. A febbraio 2015 Esposito «risarcì» il Comune di Sant’Anastasia con la somma di 25 mila euro (il commissario prefettizio li rifiutò, ma l’amministrazione guidata dal sindaco Abete li accettò invece in seguito destinandoli ad attività sociali), più tardi altri settemila furono consegnati ad Alfano che a sua volta li donò al Comune. «Questo non implica alcuna ammissione di responsabilità» – hanno precisato i legali di Esposito in aula.
Sulla mano morbida del Tribunale rispetto alla sentenza ha pesato, e non poco, la tesi difensiva che Maiello ha ribadito ieri in aula: lo Stato, in Italia, interviene a reato consumato. Non prima. Non può «provocarne» uno. Detto in parole povere, per le leggi italiane, quel tipo di reato avrebbe previsto due imputati: chi chiede la tangente e chi la dà. E, per chi la dà, la pena prevede la reclusione fino a tre anni. Vero è anche che Alfano ha deposto in aula di non aver mai avuto intenzione di pagare ma il punto focale di questa storia è che la vittima non può diventare «provocatore». I legali di Esposito (Vincenzo Maiello e Antonio De Simone) hanno citato in aula – nelle scorse udienze – sentenze della Corte di Cassazione che si è adeguata alla giurisprudenza della Corte Europea per i diritti dell’uomo. Sentenze che tracciano confini precisi tra un’attività di osservazione di crimini in itinere e un’attività, di contro, di illecita provocazione: «Non si possono costruire prove semplicemente per incastrare individui, prima bisogna prendere atto che commettono reati di propria iniziativa e poi agire di conseguenza, così funziona uno Stato di diritto» – ha detto in aula il professore Maiello, sottolineando che non esiste diretta pertinenza delle conversazioni con il tipo di contestazione che viene mossa ad Esposito. Detta in parole povere: se la stessa accusa ha chiesto la modifica del cambio di imputazione, accettando che ci fu attività di provocazione illegittima, non si possono poi utilizzare ai fini del procedimento i risultati di quella stessa provocazione.
La città si divise fin da quel dicembre in innocentisti e colpevolisti e così è anche oggi dopo la sentenza di condanna, sia pure per un tentativo e sia pure la migliore che l’imputato – tolta l’assoluzione chiesta dalla difesa – potesse sperare.
Da ottobre 2014, quando il processo è iniziato nel Palazzo di Giustizia di Nocera, fino alla sentenza di ieri, sul banco dei testimoni sono passati soltanto in due: prima l’accusatore e poi l’imputato. Prima Alfano e poi Esposito. E l’accusa, dopo aver ascoltato la deposizione di Alfano (6 aprile 2016) chiese il cambio di imputazione: non più l’accusa di «induzione indebita a dare o promettere utilità» ma «tentata induzione indebita». Un ridimensionamento del processo in corso d’opera e la modifica del capo di imputazione che arrivò a giugno scorso su richiesta non della difesa ma del pubblico ministero. La difesa, dal canto suo, ha sostenuto fino alla fine che l’arresto e la conseguente fine della esperienza da sindaco di Esposito siano state basate su prove illegittime.
Quando è poi toccato ad Esposito sedere alla sbarra, l’ex sindaco ha risposto alle domande, prima del suo avvocato e poi del pubblico ministero, negando di aver mai chiesto tangenti né ad Alfano né ad alcuna ditta che abbia lavorato con il Comune di Sant’Anastasia nei 40 mesi in cui è stato sindaco. Ha esposto fatti e circostanze relativi alla gestione dei rifiuti nel comune di Sant’Anastasia, dallo scioglimento dell’Amav all’affidamento provvisorio fino alla gara vinta da una ditta diversa dalla Gpn che intanto svolgeva il servizio proroga dopo proroga. Quell’aggiudicazione (ndr, alla Gisa) fu oggetto di ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, fino a quando la Gpn la spuntò e ottenne il servizio, nonostante il Comune allora guidato da Esposito si fosse costituito in tutte le sedi contro questa eventualità.
Esposito ha raccontato di non aver mai incontrato Alfano fino al 2014 e di aver avuto a che fare, prima di allora, solo con gli altri soci della Gpn (ndr, circostanza negata da Alfano); l’ex sindaco ha inoltre risposto in merito agli importi di gara, ai costi, agli utili di impresa e al capitolato – di recente allargato alla gestione dell’isola ecologica e allo spazzamento. Domanda su domanda, si è poi entrati nel vivo, ossia al momento in cui avviene la conversazione tra Esposito e Alfano, nell’appartamento di Sant’Anastasia dove l’ex sindaco aveva allora il domicilio.
«Il funzionario responsabile dell’ambiente mi telefonò – ha raccontato Esposito- era molto agitato e sosteneva che Alfano gli avesse detto che i carabinieri stavano indagando su di lui. Non mi dettagliò motivi o ragioni. Era il 9 dicembre e io, dopo quella telefonata, incontrai nell’atrio del municipio un ex funzionario dell’Amav che lavorava, come oggi, con la Gpn. Scambiai qualche parola con lui, tentai di capire se era al corrente di qualcosa di strano, ma mi rispose con mezze parole e dunque io gli chiesi di riferire ad Alfano che avrei voluto parlargli. Mi richiamò nel pomeriggio e mi chiese un incontro ma alla porta di casa mia si presentò invece Alfano».
Quella conversazione Alfano la registra con un secondo cellulare, spegnendo invece quello che ha in mano. «Non sono stato io a chiedergli di spegnere il cellulare- ha sostenuto Esposito in aula- è stato lui a mostrarmi platealmente che l’aveva fatto». Alfano, invece, nel corso del suo interrogatorio sostenne che il sindaco gli avesse mimato il gesto di spegnere il telefono. In quella circostanza non si fa mai cenno ad una richiesta di denaro fatta da Esposito all’imprenditore, nonostante si parli dei soldi che Terracciano gli aveva chiesto.
Tante le circostanze che Esposito ha dettagliato raccontando nell’aula di Nocera Inferiore di un incontro con gli Alfano a Sant’Antonio Abate, di promesse, inviti, «corteggiamenti» politici, di sollecitazioni ad incontri riservati prima ancora della gara d’appalto, fatti e date, visite all’azienda e proposte di «allargamento del servizio». «Mi fu proposto di allargare il servizio allo spazzamento, aggiungendo anche la gestione dell’isola ecologica- ha sostenuto Esposito in aula- io risposi che non lo credevo tecnicamente possibile perché per somme importanti occorre indire altre gare. Ma qualche giorno dopo, il 29 novembre 2013, dopo le proposte mi vennero consegnate per iscritto, con due opzioni». Documenti che Esposito ha esibito in aula ma ai quali allora non dette alcun seguito e che il presidente del tribunale ammise, nonostante l’opposizione del pm, dopo l’intervento dell’avvocato De Simone il quale ricordò come sia possibile, anche in sede di rito abbreviato, acquisire documentazioni che condizionino l’eventuale responsabilità.
Sulla base delle dichiarazioni di Alfano del 6 aprile, l’Ufficio di Procura chiese la modifica del cambio di imputazione e nelle domande del pm è stata ricorrente soprattutto la richiesta delle motivazioni per cui Esposito si sarebbe venuto a trovare nella situazione che ora lo vede alla sbarra. E l’ex sindaco ha fatto riferimento ad un incontro avvenuto a Torre Annunziata prima dell’aggiudicazione del servizio alla Gisa, nel periodo in cui era in corso l’iter per formare la commissione di gara. «Mi fu chiesto di inserire, alla presenza di un noto faccendiere, un rappresentante di alcuni interessi in quella commissione». «Se non era una richiesta lecita, perché lei non si è rivolto alle forze dell’ordine?» – chiese il pm. «Sono andato subito dai carabinieri- ha raccontato Esposito, ho chiesto di verificare le condizioni della società di nuova costituzione il cui nome era emerso in quella particolare conversazione e ho chiesto loro aiuto affinché la commissione fosse impenetrabile ad ogni condizionamento. Sono stati proprio i militari a suggerirmi di parlare con il comandante della polizia provinciale, che in effetti fu poi in commissione insieme ad un suo collaboratore».
Sono questi i fatti salienti sui quali il Tribunale di Nocera si è poi espresso ieri condannando l’ex sindaco ad un anno e due mesi di reclusione, con sospensione della pena.
Ottaviano, finalmente il restyling di via Zabatta
Il sindaco Luca Capasso prende in prestito il titolo di un film di Massimo Troisi per annunciare il via ai lavori di una strada asfaltata l’ultima volta un trentennio fa: «Scusate il ritardo»
L’ultima volta era stata asfaltata trenta anni fa. Poi nessuno più ci aveva messo mano. Eppure è la strada che collega una porzione cospicua dell’area vesuviana alla via Panoramica che porta al vulcano, ma anche alla zona sorrentina, stabiese e torrese: migliaia di cittadini la percorrono ogni giorno. A dirla tutta, una ventina di anni fa fu ulteriormente devastata: furono effettuati lavori per il sistema fognario ma furono lasciate buche, dislivelli, asfalto danneggiato. Ora, finalmente, arriva il restyling di via Zabatta: da qualche giorno il cantiere è stato aperto, con qualche disagio inevitabile per la viabilità. La strada non è stata chiusa, si va avanti col senso unico alternato e, ancora per qualche giorno, si prevedono ingorghi. Tuttavia, contratto alla mano, la ditta assegnataria deve terminare l’opera in venti giorni. Ad annunciare l’avvio dei lavori è stato il sindaco di Ottaviano, Luca Capasso. «Abbiamo dovuto lottare contro la burocrazia, ma alla fine siamo riusciti a risolvere una questione che si trascinava da anni. Il rifacimento di via Zabatta era una priorità della mia amministrazione: essere riusciti ad aprire il cantiere è davvero un grande traguardo». La strada avrà un manto di asfalto tutto nuovo e, inoltre, si procederà all’abbattimento delle barriere architettoniche. L’opera costerà al Comune di Ottaviano circa 180mila euro: si tratta di fondi ottenuti con un mutuo che l’ente ha richiesto alla Cassa depositi e prestiti. Altri 40mila euro, invece, sono stati stanziati dal vicino Comune di San Giuseppe Vesuviano, che ha competenza su una porzione di strada. Il finanziamento è arrivato quasi tre anni fa, ma l’iter burocratico è stato lungo: il passaggio per la stazione unica appaltante ha rallentato i tempi per l’assegnazione dell’appalto, anche perché l’opera era piuttosto complessa e coinvolgeva due amministrazioni. Spiega ancora Capasso: «Stiamo provvedendo a vigilare sull’esecuzione dei lavori, con controlli periodici al cantiere. È importante che tutto venga fatto nel migliore dei modi perché i cittadini stanno aspettando da troppo tempo ed ogni passo falso sarebbe deleterio. Il restyling di via Zabatta, insieme a quello di altre strade cittadine, ci consente finalmente di beneficiare di una viabilità degna di questo nome». Oltre a via Zabatta, infatti, l’esecutivo ha provveduto ad asfaltare anche altre strade centrali, come via Roma, via Cavuoti, quelle della frazione San Gennarello. «Ringrazio tutti i cittadini che in questi anni mi hanno sollecitato- prosegue il primo cittadino – e dico loro di continuare a farlo perché il confronto serve sempre; ma si sappia che ho sempre bene in testa, e nel cuore, che Ottaviano e i suoi cittadini rappresentano una priorità assoluta».
Facimmoce ‘a croce: Napoli e i suoi altarini
Domenica 22 ottobre (con appuntamento in piazza Dante alle ore 11.00), NarteA presenta Facimmoce ‘a croce: Napoli e i suoi Altarini, itinerario teatralizzato che coniuga il percorso turistico alla pièce teatrale, mostrando la storia e l’evoluzione delle edicole votive, definite in gergo altarini. Questi tabernacoli sono espressione del culto popolare e di riconoscenza nei confronti di santi e madonne, ma pure di fede e idolatrie pagane per calciatori e cantori di quartiere. Per partecipare all’evento è necessaria la prenotazione è obbligatoria ai numeri 339 7020849 o 333 3152415. Il costo del biglietto è di 10.00 euro.
Scritto e diretto da Febo Quercia, l’itinerario teatralizzato vede in scena Sergio Del Prete e Valeria Frallicciardi, che alterneranno le loro performance alla spiegazione della guida, conducendo il pubblico nei quartieri del centro storico di Napoli alla scoperta di quei piccoli templi, semplici luoghi di culto, dove sono sedimentate le radici antropologiche del popolo partenopeo.
Riprendendo un’espressione comune, Facimmoce ‘a croce, l’itinerario vuole essere esplicativo di quei particolari elementi di arredo urbano, presenti a Napoli già dalla seconda metà del XVI secolo, che sono ormai diventati parte integrante del tessuto abitativo, soprattutto dell’area di fondazione greco-romana: «Questa visita – spiega l’autore e regista Febo Quercia – vuole evidenziare come le edicole votive siano il segno di una tradizione e di usi ormai scomparsi, tracce di un passato storico, artistico, e religioso. Divenute ormai parti integranti del contesto cittadino, che valorizza i vicoli della nostra città, questi altarini rappresentano il bisogno che il popolo napoletano ha sempre avuto di vedere e sentire una presenza superiore a cui chiedere aiuto e protezione”».
Acerra, studenti Liceo Bruno conquistano il primo statuto sull’alternanza scuola-lavoro
Ieri, martedì 17 Ottobre, pochi giorni dopo il primo storico sciopero in tute blu delle studentesse e degli studenti in alternanza scuola-lavoro del 13 Ottobre, abbiamo conquistato il primo Statuto delle studentesse e degli studenti in alternanza scuola-lavoro. E’ successo al Liceo Bruno Munari di Acerra (NA).
“E’ una grande vittoria, è frutto di un processo democratico e dal basso che ha coinvolto tutte le studentesse e tutti gli studenti della scuola” – dichiara Vincenzo D’Anna, il Rappresentante d’Istituto del Liceo Bruno Munari, membro del collettivo della scuola e dell’Unione degli Studenti – “abbiamo scioperato il 13 Ottobre, abbiamo discusso in assemblea lunedì 16 e, dopo che abbiamo deciso di presentare lo Statuto al Consiglio d’Istituto di ieri, martedì 17, abbiamo raccolto centinaia di firme a sostegno della nostra proposta. Dopo una discussione accesa in Consiglio d’Istituto, il risultato è stato netto, con un solo voto contrario alla nostra proposta.”
Lo Statuto scritto dalle studentesse e dagli studenti ha l’obiettivo di riorganizzare l’alternanza, in modo che questa sia davvero uno strumento didattico e qualitativamente formativo, e che risponda alle esigenze e ai bisogni della popolazione studentesca e non a quella delle multinazionali e dei privati.
“Vogliamo decidere noi i tempi e le modalità dell’alternanza scuola-lavoro, pretendiamo che sia inerente con il nostro indirizzo di studi, vogliamo l’istituzione in ogni scuola di una commissione paritetica per la definizione dei progetti dell’alternanza per redigere noi i progetti, e pretendiamo la copertura totale della spesa (come i trasporti) che attualmente è affrontata con non poche difficoltà dalle studentesse e dagli studenti in alternanza.” – dichiara Gigi Cannavacciuolo, coordinatore regionale dell’Unione degli Studenti Campania – “e vogliamo imporre un codice etico su corruzioni e devastazioni ambientali: ogni azienda che vuole proporsi deve certificare la totale estraneità a legami con le camorre e l’estraneità da fenomeni di inquinamento del territorio. Non aspettiamo il Ministero, rigettiamo la sua Carta dei doveri che è soltanto uno specchio per le allodole che non dà nessuna reale garanzia agli studenti.”
Scuola per scuola, faremo approvare gli statuti da noi scritti e continueremo ininterrottamente la mobilitazione, tornando nelle piazze di tutto il paese. Governo, Ministero e Confindustria avvisati.
Boscoreale. “Inagibilità del plesso scolastico Nicola De Prisco, istituito tavolo permanente sulle tematiche dell’edilizia scolastica”
La sicurezza nelle scuole dovrebbe essere una priorità per tutti e non un
tema di strumentalizzazione mediatica per la prossima campagna
elettorale”. Così Valentina Mazzola, assessore all’edilizia scolastica,
interviene sulla vicenda della chiusura del plesso scolastico di via
Nicola De Prisco.
“Sorvolando le polemiche e condivisione o meno della delibera di dicembre
2016 della scuola De Prisco, che ha fatto da protagonista sulla stampa
cittadina in questi giorni, e di cui non ero stata aggiornata dal
dirigente di settore al mio insediamento, è ora di passare ai fatti –
commenta Valentina Mazzola -. Ho sollecitato già da qualche mese il
dirigente del settore edilizia scolastica per la presentazione di progetti
esecutivi, per non perdere, tra poco più di un mese, l’opportunità di
reperire preziose risorse messe a disposizione dal Ministero per
l’Edilizia Scolastica con il PON 2014-2020. Ribadiamo che ancor prima
dell’ordinanza di chiusura della Nicola De Prisco, necessaria per tutelare
la sicurezza dei bambini, la Giunta comunale con la delibera n.75 del
21.9.2017, ha effettuato una variazione di bilancio finanziando 86.647,06
euro per la manutenzione straordinaria e messa in sicurezza degli edifici
scolastici. Come già richiesto al dirigente del settore nel febbraio
scorso, ribadisco, ora più che mai -aggiunge Mazzola-, che vada effettuata
con urgenza una capillare valutazione del rischio su tutti gli edifici
pubblici, in modo da stabilire un programma di interventi mirati ed
efficaci. Pertanto, d’accordo con il Sindaco, abbiamo deciso l’istituzione
immediata di un tavolo permanente sulle tematiche dell’edilizia
scolastica, che coinvolga il dirigente del settore, i tecnici del Comune,
i dirigenti scolastici e l’apposita commissione consiliare permanente, per
definire con urgenza, e in relazione alle criticità, le priorità e la
gestione delle risorse disponibili con massima condivisione e soprattutto
trasparenza”.
Sulla questione interviene anche il sindaco Giuseppe Balzano, che dichiara
“Come ho già spiegato all’atto dell’adozione dell’ordinanza di chiusura
del plesso scolastico, la nostra attenzione verso le scuole è sempre alta,
riprova ne è il finanziamento di vari progetti di efficientamento
energetico che interesseranno diversi plessi scolastici. Nello specifico
ci troviamo, purtroppo, di fronte a un problema che è emerso proprio nel
momento in cui stavamo realizzando degli interventi di manutenzione, e
doverosamente, a tutela della sovrana incolumità e sicurezza di alunni e
personale scolastico, dobbiamo approfondire ogni aspetto sulle criticità
sopravvenute e rilevate dai nostri tecnici. Non mi faccio di certo
trascinare nella polemica unicamente strumentale di questi giorni,
architettata da qualche populista solo per un tornaconto elettorale. Dico
solo che chi mi attacca oggi, bene farebbe a rivolgere lo sguardo al
passato”.
Saviano, partito il servizio di mensa scolastica per una platea di circa 400 alunni
E’ partito stamani il servizio di refezione scolastica che interessa una platea di circa 400 alunni delle scuole dell’infanzia e dell’obbligo dei plessi Maria di Piemonte, Miccoli, Capocaccia, Fressuriello e della scuola media Ciccone. Il menù giornaliero è realizzato in collaborazione con la competente ASL NA3 Sud per una sana alimentazione e corretti stili di vita. L’avvio del servizio è stato accolto con favorevole impressione dall’assessore alla pubblica istruzione Giovanna Tufano che, accompagnata dal consigliere Rosa Buglione, ha fatto il giro dei plessi scolastici cittadini.
Anche per questo anno scolastico, i genitori potranno acquistare su apposita piattaforma per ogni figlio che usufruiranno del servizio mensa un credito che verrà decurtato automaticamente ad ogni pasto consumato. Un sistema che evita di prenotare giorno per giorno il pasto mentre va effettuata la comunicazione dell’assenza attraverso i seguenti canali: tramite PC da Portale Genitori, disponibile nell’area dedicata all’interno del sito del Comune di Saviano; Tramite chiamata con Voce Guida da telefono fisso o cellulare; Tramite APP “ComunicApp” compatibile con la maggior parte dei dispositivi iOS, ANDROID e Windows Phone scaricabile dallo Store del proprio Cellulare e/o Tablet.
Con la modalità operativa di disdetta tramite tecnologia SET (Applicazione per Smartphone iOs, Android e Windows Phone ) con pochi e semplici passaggi l’utente potrà richiedere il pasto in bianco, disdire il pasto, disdire il servizio per più giorni (assenza lunga) e riattivarlo nuovamente in caso di necessità.
Sarà possibile verificare la situazione aggiornata del credito e dei relativi giorni di presenza digitando le proprie credenziali all’indirizzo web www4.eticasoluzioni.com/savianoportalegen.
Tutte le indicazioni per la prenotazione del servizio mensa scolastica sono riportate in un’articolata lettera che l’ufficio comunale preposto ha inviato a tutti i genitori.














