Una catena di vulcani sottomarini al largo di Palinuro
Da Palinuro alla Calabria si snoda una catena di vulcani sottomarini.
Le coste di Palinuro sono arrivate anche sulle pagine della prestigiosa rivista scientifica Nature Communications. Stavolta non per le spiagge dorate o per i nidi di Caretta caretta. Ma per una scoperta sorprendente nelle profondità marine: una catena sommersa di 15 vulcani, che si snoda dalla costa a Sud di Salerno a quella calabra, fino a trenta chilometri a Est di Sangineto (Cosenza).
Lunga 90 chilometri e larga 20 chilometri, la “Catena del Palinuro” – questo il nome con cui è stata presentata al mondo scientifico – è stata individuata grazie al lavoro di congiunto dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), dell’Istituto per l’ambiente marino costiero del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Iamc-Cnr) e dell’Istituto neozelandese di Scienze geologiche e nucleari (Gns).
Di vulcani sottomarini, a dirla tutta, già se ne conoscevano otto, tra cui il famoso – quanto minaccioso – Marsili, uno dei vulcani attivi più imponenti d’Europa. Sette, invece, sono stati appena scoperti dal team di vulcanologi, geofisici e geologi marini nelle campagne oceanografiche degli ultimi anni.
Come si sa da tempo, tutto il Sud Italia è costellato di vulcani o ex vulcani: dal vulcano Roccamonfina, ormai spento, al celebre Vesuvio. Dai Campi Flegrei alle Eolie, con lo Stromboli che ogni anno attira migliaia di turisti da ogni dove per vedere le sue spettacolari eruzioni. Ma tra i vulcani che puntellano la costa tirrenica dello Stivale, alcuni si trovano in fondo al mare, come ci ricorda questa scoperta. Più precisamente tra i 3.200 e gli 80 metri di profondità.
«La catena» spiega Guido Ventura, coordinatore della ricerca e vulcanologo di Ingv e Iamc-Cnr, «rappresenta una spaccatura della crosta terrestre dalla quale risalgono magmi provenienti dalle Isole Eolie, dal Tirreno centro-meridionale, e dall’area compresa tra la Puglia e la Calabria». Non dobbiamo dimenticare, infatti, che – con tempi geologici – il Tirreno si sta espandendo, mentre l’Adriatico si sta chiudendo. Da un lato il fondale marino italiano adriatico subduce (è questo il termine usato dagli esperti per indicare la crosta terrestre che viene ingoiata sotto altra crosta), dall’altro – il lato tirrenico – si crea, espandendosi. E questa espansione è originata proprio dai vulcani sottomarini: è qui che si crea nuova crosta terrestre a seguito della risalita dei magmi, lungo fratture della crosta preesistenti. Ora, però, che conosciamo meglio i nostri fondali dal punto di vista geologico dobbiamo anche occuparcene, monitorandoli come si fa per quelli emersi.
Nola: “Analfabetismo Emotivo”, la mostra di Juna e Marco parla dei disagi giovanili
Si terrà domenica 19 novembre alle 17,00, alla Chiesa Santi Apostoli (via San Felice, 15 – Nola), il vernissage della mostra fotografica “Analfabetismo Emotivo” di Juna e Marco, organizzato dall’associazione Oxeia.
Dopo il grande successo ottenuto nella prima mostra avvenuta a luglio alla Casina Pompeiana di Napoli, i due artisti scelgono la città dei Gigli come seconda tappa della loro mostra itinerante.
L’evento, patrocinato dal comune di Nola e dall’associazione “CriminAlt” di Saviano, oltre ai due fotografi professionisti Juna e Marco, vedrà l’alternarsi di vari relatori, quali: Don Lino D’Onofrio, vicario della diocesi di Nola; la criminologa Mariarosaria Alfieri, Presidente dell’Ass. CriminAlt; il Prof. Carmine Cimmino, letterato, storico e cultore d’arte; l’attore e regista Gianni Sallustro, fondatore dell’Accademia Vesuviana del Teatro.
Il progetto fotografico “Analfabetismo Emotivo – viaggio per immagini nel disagio del vivere nel nuovo millenio”, che sarà in mostra dal 19 al 25 novembre, ha riscosso l’interesse di grandi artisti come l’attrice Maria Bolignano (in foto, presente alla prima tappa del vernissage) e l’attore, regista e musicista Maurizio Casagrande, che ha così commentato:
“L’enorme possibilità di avere tutto, fa sì che poi alla fine non vuoi nulla. C’è bisogno che tutti, compresi gli artisti come me, facciano ricordare ai giovani quali siano le cose importanti della vita e quali no.”
L’intera presentazione sarà trasmessa in diretta su jmradio.it, web radio dell’associazione Oxeia.
Note dell’artista
Analfabetismo Emotivo è uno sguardo crudo e disincantato su un aspetto particolarmente deleterio del vivere d’oggi: l’anestesia della sensibilità cui molti soggiacciono, passivi e rassegnati. L’atmosfera surreale di cui le immagini sono intrise è una necessità estetica, funzionale alla finalità di denuncia, che è fondamento alla genesi dell’opera. Nel lavoro di Juna, tuttavia, la provocazione non è un elemento fine a se stesso, un espediente teso al solo scopo di spaesare, colpire ed affascinare. L’arte provocatoria delle immagini è strumento attraverso cui esse possono, si spera, riuscire a scuotere la coscienza dello spettatore. La società in cui viviamo è troppo spesso assurda,
astratta e devastante. L’Autrice, nella propria esposizione, si concentra sui giovani per la fragilità e la predisposizione ad essere plasmati, diventando inevitabilmente, più vulnerabili. In realtà il problema è alla radice. La devastazione inizia dal cuore della società: la famiglia. Quella di Juna non è certo la prima, né sarà l’ultima, voce a levare un doloroso atto d’accusa verso quest’angosciante deriva sociale, ma se le voci di denuncia si accorpano, magari nasce un coro deciso, capace di scuotere gli animi. In quanto fotografi ed operatori multimediali, Juna e Marco soggiacciono ad una naturale predisposizione all’osservazione analitica dei propri simili, a scrutare le loro emozioni, e catturarle in uno scatto.
Sarebbe stato fin troppo facile soffermarsi sui gesti quotidiani, catturare le scene di vita vera, nelle strade e nei luoghi di celebrazione quotidiana dei riti sociali. Lì, dove si verifica e si palesa lo stato di disagio del homo sapiens, in questo incipit del terzo millennio. Un’idea ancor più sotterranea sottende ai concepts alla base dei quindici scatti di questo racconto: che tutto il malessere presente nella nostra attuale società sia frutto dei disegni, delle attività di poteri oscuri che operano al di là della nostra portata. (Juna)
Pd, Somma Vesuviana: la nota della segreteria
All’indomani della riconferma alla guida della sezione locale, il segretario Giuseppe Auriemma ha diramato la seguente comunicazione:
“Davanti ad un folto gruppo di militanti si è svolto ieri lo spoglio
delle schede per l’elezione del candidato alla Segreteria dell’Area
Metropolitana di Napoli e dell’elezione del Direttivo del circolo
cittadino del PD di Somma Vesuviana. I risultati hanno confermato
quelle che erano le previsioni della vigilia: Massimo Costa ha
stravinto, riportando 100 voti su 114 per l’elezione alla segreteria
provinciale. Per ciò che riguarda il direttivo della sezione cittadina
del PD di Somma Vesuviana i risultati hanno legittimato la bontà della
scelta di una lista e mozione unitaria (UNIRE IL PD-UNIRE SOMMA) che
vede il Dr. Giuseppe Auriemma confermato come segretario cittadino, un
risultato che lancia un messaggio inequivocabile: lavorare coesi ad un
forte rilancio del partito in città insieme a quanti hanno a cuore gli
interessi della collettività per una nuova stagione dei diritti dei
cittadini. Aprire da subito un dialogo con tutte le forze politiche e
sociali del centro sinistra, con le realtà civiche e il mondo
dell’associazionismo e della cultura. Aprire un confronto “critico e
costruttivo” con l’attuale amministrazione sui temi e problematiche
che riguardano il bene della nostra comunità. Aprire un dialogo con le
periferie e il centro storico. La ritrovata UNITA’ sarà una sicura
opportunità per rilanciare in modo incisivo le iniziative e le
proposte volte allo sviluppo economico e sociale, per la difesa
dell’ambiente e dei diritti delle fasce deboli e delle aree del
disagio presenti sul nostro territorio”.
Il Pd sceglie la guida di lungo corso: confermato Auriemma a Somma Vesuviana, eletto Raffaele Mollo a Sant’Anastasia

Una riconferma che ha scatenato il popolo dei social alimentando mille polemiche, quella del segretario Pd, Giuseppe Auriemma, alla guida della sezione «Rosanna Cimmino» di Somma Vesuviana. E a Sant’Anastasia, l’ex assessore e consigliere comunale Raffaele Mollo raccoglie il testimone dalla segretaria uscente Grazia Tatarella.
Si era parlato di giovani, di rinnovamento, di nuovo corso, ma nelle due sezioni del vesuviano di Somma e Sant’Anastasia, il voto ha regalato la vittoria all’esperienza. Il segretario uscente riconfermato a Somma Vesuviana, il Giuseppe Auriemma alla guida del partito nelle scorse elezioni amministrative, quando il Pd non ha presentato la lista, non ha preso parte alla competizione, ha tentato di fermate il voto senza riuscirci dopo denunce di minacce, intimidazioni, pressioni al candidato in pectore mai di fatto candidato. Ma anche il segretario che nelle ultime interviste aveva ammesso di essere stato lasciato da solo, senza appoggio dei vertici, senza sostegno, che è stato rieletto imprimendo sulla bandiera Pd il motto: «Unire Pd, unire Somma».
«Abbiamo attraversato negli ultimi tre anni un tempo di impegno politico ricco di spunti positivi e battaglie sostenute a favore e al servizio della città. Un tempo carico anche di difficoltà interne e esterne. La crisi della rappresentatività dei partiti come luogo classico della costruzione del progetto e del consenso, insieme alla formazione di una nuova classe dirigente ha colpito e colpisce anche noi. La crisi vissuta dal partito a Somma alle ultime elezioni amministrative e la profonda sofferenza per la mancata presentazione della lista, frutto anche di condizioni eccezionali che si sono prodotte in tempi rapidi, pone a tutti noi una serie di domande alle quali dovremo e proveremo a rispondere» – scrive Auriemma. Nel suo programma: «la lotta alla criminalità organizzata l’integrazione, il diritto ad una pubblica amministrazione prossima ai cittadini, trasparente, interattiva».
Per la sezione di Sant’Anastasia, eletto Raffaele Mollo, da sempre impegnato nel partito, già assessore e consigliere comunale.
A Ottaviano, una splendida “serata” culturale nel segno della musica tradizionale: grazie alla Confraternita Maria SS. Assunta.
A San Giovanni, nella Chiesa della Confraternita, Felice Cutolo e i suoi amici musicisti hanno incantato il pubblico suonando brani di musica tradizionale. Il suono di zampogna, tammorra, ciaramella e flauto doppio, e la voce “ancestrale” dei cantanti hanno reso intensa la dimensione culturale della manifestazione. Il ruolo della Confraternita nella “promozione” di un quartiere storico.
E’ stata una magnifica serata, quella di sabato, nella antica Chiesa della Confraternita Maria SS. Assunta ed Angelo Custode, nella splendida piazza San Giovanni, in un quartiere storico di Ottaviano. Il tema era affascinante: la musica popolare e il culto Mariano. Dopo i rituali saluti del sindaco, avv. Luca Capasso, e del parroco don Savino, il musicista ottavianese Felice Cutolo, che è un profondo studioso della musica tradizionale, Giovanni Saviello, di Torre del Greco, “mast’” Antonio Catapano, di Boscotrecase, erede di una stirpe di musicisti, e il giovane sangiuseppese Luigi Menzione hanno interpretato brani di musica tradizionale suonando la zampogna, il tamburo, la ciaramella, la fisarmonica e il doppio flauto, un antichissimo strumento della tradizione vesuviana, che Giovanni Saviello sa anche costruire: ed è un’arte che solo lui conosce, ormai. Non è facile descrivere l’intensità delle emozioni suscitate nel pubblico che riempiva la chiesa: tutti ascoltavano, come incantati, la musica e il canto: gli esperti venuti anche dal Cilento, i non esperti, i ragazzi del Liceo Linguistico di Ottaviano, accompagnati dalla prof.ssa Vittoria Criscione, i giovani e i meno giovani, a cui quei ritmi ancestrali, quella musica che viene da dentro, ricordavano non solo la tradizione natalizia, ma anche le feste, le processioni e i riti, religiosi e laici, ma comunque “sacri”, che la frenesia della modernità ha cancellato, ma non ancora in modo definitivo e irreversibile.
E infatti Lorenzo Pisanti, che è priore della Congrega, ha detto chiaramente che l’obiettivo della manifestazione era proprio quello di contribuire a riannodare qualche filo spezzato della storia, a ricordare i valori della cultura, e, in particolare, della cultura musicale tradizionale, in cui si manifesta con immediatezza l’identità di una comunità. Felice Cutolo, dopo aver fatto ascoltare alcune registrazioni che fanno parte del suo prezioso archivio, “consacrato” alla musica popolare di tutta l’Italia meridionale, ha confermato che anche nel Vesuviano i giovani incominciano a interessarsi di nuovo alla musica popolare e ai suoi strumenti: non era casuale la presenza, tra i musicisti, del diciottenne Luigi Menzione. Lo stesso Felice è un giovane Maestro della musica popolare, “un’eccellenza ottavianese”, come ha detto Carmine Cimmino. Il quale ha parlato del culto Mariano, della sua diffusione nel Vesuviano favorita dall’ eruzione del 1631 – poiché gli uomini nei momenti drammatici chiedono aiuto alla Madre -, della devozione degli Ottavianesi per la Madonna del Carmine, del coraggio e della fede dei “Sangiovannari” che il 16 luglio 1943 chiesero a don Pietro Capolongo, mitico parroco di San Giovanni, di portare in processione la statua della Madonna, sebbene poche ore prima Ottaviano fosse stata bombardata dagli aerei inglesi.
Ha ricordato, Carmine Cimmino, che ciaramella e tammorra accompagnavano i riti dell’esorcismo anche nel territorio Vesuviano, e, insieme alla zampogna, costruivano il sottofondo musicale della processione della Madonna del Carmine, quando era ancora una processione penitenziale e vi partecipavano, percorrendo a piedi nudi le vie di Ottajano, lastricate ancora di basoli, peccatori e peccatrici “scapillate”. La cultura popolare non traccia confini netti tra gli spazi sacri e quelli profani: la musica tradizionale commentava anche i momenti importanti della civiltà contadina, come l’inizio e la fine della vendemmia sui “tuori” del Somma – Vesuvio, e la mietitura del grano nel “pianillo” tra San Gennarello e Striano. Quando Carmine Cimmino ha espresso l’augurio che a San Giovanni, negli splendidi cortili e nell’antiche cantine ipogee scavate nel tufo, si rinnovi l’antica tradizione della festa del vino, il sindaco, i “confratelli” tutti e il pubblico hanno immediatamente manifestato il loro consenso. L’ Amministrazione Comunale, oltre che dal sindaco, era rappresentata dalla signora vicesindaco Virginia Nappo, dalla signora assessore alla cultura Marilina Perna, dal consigliere Vincenzo Caldarelli. Era presente anche l’avv. Antonio Iervolino, che è stato senatore, assessore regionale e sindaco di Ottaviano, e che ha avviato la complessa procedura per deliberare e finanziare i lavori di recupero e di sistemazione del Palazzo Medici: lavori che sono stati al cento dell’attività delle Amministrazioni dei sindaci Michele Saviano, Mario Iervolino e Luca Capasso, e che sono ancora in corso.
Proprio sulla destinazione dei piani e dei luoghi del Palazzo assegnati al Comune c’è stato un rapido scambio di battute tra il sindaco Capasso, l’on. Antonio Iervolino e Carmine Cimmino, che ha promesso di dedicare articoli di approfondimento a questo argomento, capace, per molte e complesse ragioni, di sollecitare l’attenzione degli Ottavianesi. In ogni caso, questo pubblico dialogo a tre non è stato una divagazione dal tema della “serata”, anzi ne ha confermato la dimensione di “momento” culturale di vasto respiro.
Siamo certi che la Confraternita offrirà a coloro che credono nei valori della storia e della tradizione altri “momenti” significativi, altre prove di una cultura del gusto e dello stile i cui segni gli ospiti hanno potuto cogliere anche nel banco di vini, di frutta e di dolci, che era stato allestito, in onore degli ospiti, in una sala attigua alla chiesa.


Acerra, parentopoli al Comune: è giallo su una lettera di Cantone. Il M5S chiede chiarimenti
Assunzioni al Comune di Acerra: è giallo su una lettera di Cantone, lettera il cui presunto arrivo serpeggia negli ambienti politici locali. Proprio a questo proposito è notizia che la presidentessa della commissione vigilanza e trasparenza del Comune, l’avvocato Carmela Auriemma ( Movimento Cinque Stelle ), ha chiesto agli organi municipali preposti « se siano a conoscenza di una richiesta dell’Anac e, in caso di effettivo recapito della richiesta, di esibirne il documento ». La domanda è se l’Autorità nazionale anti corruzione stia indagando su una serie di assunzioni finite nel mirino dei pentastellati. Una polemica giunta al culmine in primavera, con un’inchiesta aperta dalla magistratura a seguito della denuncia del meetup Cinque Stelle di Acerra. Riguarda 14 assunzioni a tempo determinato, più altre a quel tempo ancora in itinere, per la gran parte di vigili urbani ma anche di funzionari comunali di altri settori. Tutti risultano imparentati con politici locali e dirigenti ed ex dirigenti del Comune di Acerra. Una fetta di questi vigili urbani, sei persone, è stata assunta anche dal Comune di Frattamaggiore. I contratti sono stati a termine e sono durati fino ad alcune settimane prima delle ultime elezioni comunali di giugno. Tra questi contratti ha fatto molto scalpore quello concesso al genero dell’ex presidente del consiglio comunale, Domenico De Luca, che però non si è ricandidato alle ultime amministrative. L’indagine è condotta dal pubblico ministero di Nola Arturo De Stefano. Poi però il pm ha chiesto l’archiviazione ma i pensatellati si sono opposti. Deciderà il gip, a dicembre. Tra gli assunti a tempo determinato figurano figli e nipoti di consiglieri comunali di maggioranza del 2016, quasi tutti riconfermati nell’ultima tornata di giugno, di esponenti di partiti e di ex dirigenti comunali o attuali dirigenti. La polemica è stata originata da una serie di eventi: una denuncia alla Procura della Repubblica di Nola, alla Corte dei Conti, all’Anac, l’Autorità anti corruzione, e al prefetto di Napoli annunciata dal meetup Cinque Stelle e un esposto inviato, anche in tal caso all’Anac, al prefetto di Napoli e alla magistratura contabile, dell’ ex consigliere comunale di centrodestra Antonio Crimaldi. Nelle denunce è stato segnalato che “tutte le assunzioni sono avvenute col metodo dello scorrimento dei bandi, vietato dalla legge per i contratti a tempo”. Ma dal Comune non giungono commenti.
La brioche da colazione
La brioche è un dolce di origine francese. Appartiene alla grande famiglia dei lievitati da forno. Può essere di diverse forme e dimensioni: a forma di pagnotta, di panino, di girella, di torta e così via. In Italia, spesso, a questo nome è associata l’idea del cornetto, anche se, in realtà, quest’ultimo viene prodotto con una tecnica molto diversa: quella della sfogliatura.
La brioche nasce originariamente come un pane arricchito con uova e burro, due ingredienti che le donano una consistenza più soffice e morbida rispetto al pane comune, non a caso si parla spesso di pan brioche. La maggior parte delle ricette prevedono anche l’aggiunta di un liquido: latte, panna, acqua o un liquore. Navigando su internet o sfogliando i libri di cucina si trovano moltissime ricette e spesso è veramente difficile compararle perché ognuna è bilanciata su una certa quantità di farina; gli ingredienti base sono gli stessi, ma si trovano ricette con il burro e alcune con l’olio, quelle che usano il lievito di birra e quelle con il lievito madre, alcune ricette prevedono l’uso di uova intere e alcune solo tuorli. Il mondo della brioche è sicuramente molto complesso se aggiungiamo anche le diverse tecniche di impasto e di lavorazione possibili.
Quella che vi offriamo qui è sicuramente una ricetta dal risultato molto saporito e non eccessivamente complessa nella realizzazione.
Cominciamo a preparare il lievitino sciogliendo il lievito di birra nell’acqua tiepida (eventualmente aggiungiamo un cucchiaino di zucchero se previsto dal vostro lievito disidratato. Vi consiglio di leggere attentamente sulla busta).
Aggiungiamo, poi, la farina setacciata e il resto dell’acqua. Mescoliamo per bene fino ad ottenere un composto molle. Mettiamo a lievitare coperto. L’ideale è una ciotola nel forno spento ma con luce accesa.
Quando il lievitino avrà raddoppiato il suo volume (Circa 1 ora), trasferiamolo in una capiente ciotola (o nell’impastatrice con il gancio a foglia), aggiungiamo l’acqua prevista per l’impasto e sciogliamolo (con le mani o con il gancio a foglia).
Otterremo un composto liquido a cui aggiungeremo la farina setacciata, il pizzico di sale, gli aromi, lo zucchero ed i tuorli. Cominciamo ad impastare (circa 5 minuti) e quando gli ingredienti saranno amalgamati, aggiungiamo il burro sciolto ma non bollente e impastiamo per altri 15/20 minuti circa. L’impasto si presenterà molto morbido e piuttosto appiccicoso, ma, infarinando le mani ed il tavolo da lavoro, sarà comunque facile da lavorare.
A questo punto rovesciamo l’impasto su un tavolo infarinato abbondantemente e cominciamo a dare la forma desiderata. Stacchiamo dei pezzi dall’impasto, formiamo delle palline, che potremo farcire, e mettiamole in uno stampo, distanti un dito l’una dall’altra, per formare il classico “danubio”, oppure per formare delle brioche tondeggianti.
Mettiamo a lievitare, in 1 o 2 teglie foderate con carta forno fino al raddoppio del volume e inforniamo, in forno già caldo, a 170*, a metà altezza, per 15/20 minuti al massimo.
Dopo cotti, sfornateli e trasferiteli su una griglia per farli raffreddare.
Ingredienti
Lievitino 100 gr. di farina Manitoba 100 ml. di acqua Mezza bustina di lievito disidratato Impasto 500 gr. di farina Manitoba 200/230 ml. di acqua a temperatura ambiente 4 cucchiai rasi di zucchero semolato (ci sono ricette che ne prevedono molto di più, ma io preferisco mantenermi bassa con gli zuccheri) 4 tuorli 100 gr di burro (che si può sostituire eventualmente con olio) 1 pizzico di sale aromi a piacere (io ho utilizzato uva passa non rinvenuta ma potete usare tranquillamente: liquore, buccia di limone o arancia, grattugiata, vaniglia, ecc…)Procedimento
Cominciamo a preparare il lievitino sciogliendo il lievito di birra nell’acqua tiepida (eventualmente aggiungiamo un cucchiaino di zucchero se previsto dal vostro lievito disidratato. Vi consiglio di leggere attentamente sulla busta).
Aggiungiamo, poi, la farina setacciata e il resto dell’acqua. Mescoliamo per bene fino ad ottenere un composto molle. Mettiamo a lievitare coperto. L’ideale è una ciotola nel forno spento ma con luce accesa.
Quando il lievitino avrà raddoppiato il suo volume (Circa 1 ora), trasferiamolo in una capiente ciotola (o nell’impastatrice con il gancio a foglia), aggiungiamo l’acqua prevista per l’impasto e sciogliamolo (con le mani o con il gancio a foglia).
Otterremo un composto liquido a cui aggiungeremo la farina setacciata, il pizzico di sale, gli aromi, lo zucchero ed i tuorli. Cominciamo ad impastare (circa 5 minuti) e quando gli ingredienti saranno amalgamati, aggiungiamo il burro sciolto ma non bollente e impastiamo per altri 15/20 minuti circa. L’impasto si presenterà molto morbido e piuttosto appiccicoso, ma, infarinando le mani ed il tavolo da lavoro, sarà comunque facile da lavorare.
A questo punto rovesciamo l’impasto su un tavolo infarinato abbondantemente e cominciamo a dare la forma desiderata. Stacchiamo dei pezzi dall’impasto, formiamo delle palline, che potremo farcire, e mettiamole in uno stampo, distanti un dito l’una dall’altra, per formare il classico “danubio”, oppure per formare delle brioche tondeggianti.
Mettiamo a lievitare, in 1 o 2 teglie foderate con carta forno fino al raddoppio del volume e inforniamo, in forno già caldo, a 170*, a metà altezza, per 15/20 minuti al massimo.
Dopo cotti, sfornateli e trasferiteli su una griglia per farli raffreddare.
Dimm a chi si’ figlio…
Anche la madre di Matteo Renzi è indagata. Dopo il babbo anche l’angelo del focolare a dare il brutto esempio. E ti pare che con due genitori così, poteva mai venir su uno diverso dal Matteuccio il Bomba?
Un vecchio detto di Sant’Anastasia dice: vruoccolo è figlio a foglia.
Ma pure: Dimm a chi si’ figlio e t’ dico a chi assumigl.
I rifugiati a Pomigliano: c’è chi non li vuole e CasaPound gongola. Ma scendono in campo i giovani della sinistra
I condomini inviperiti chiamano e CasaPound risponde piazzando striscioni e manifesti xenofobi. Messaggi intolleranti del tipo « basta immigrati », attaccati dai militanti dell’organizzazione di estrema destra proprio davanti al palazzo in cui sono stati ospitati nove rifugiati di guerra richiedenti asilo, afgani e pachistani. L’episodio si è consumato ieri mattina, prima dell’alba, in via Locatelli, centro residenziale ed elegante della città delle fabbriche. Poco dopo uno striscione è stato fatto cancellare dal Comune. L’altro, più distante, è rimasto per un altro giorno. Riportava la scritta « basta col business dell’immigrato ». Sono quindi stati i ragazzi del collettivo 48 ohm a rimuoverlo, visto che il Comune non aveva fatto niente in questo caso. Ragazzi della sinistra militante che poi, ieri mattina, hanno steso un lenzuolo con sopra scritto in inglese “benvenuti rifugiati”. Comunque, stando allo stesso comunicato diramato per l’occasione dalla pagina facebook “CasaPound Italia-Paesi Vesuviani” sarebbero stati proprio i condomini del palazzo in cui alloggiano i rifugiati a chiedere l’intervento dei neofascisti. Già, della serie: « se non ci riesco io a mandare via gli extracomunitari rivolgendomi al sindaco magari ci riescono loro, i fascisti, che tanto si sa: quelli usano modi molto più spicci e più efficaci ». E qualche indizio che può provare la versione dei fatti riportata dai militanti di estrema destra, cioè di essere stati invitati ad agire dagli stessi abitanti del condominio, è emerso ieri, direttamente dal palazzo di via Locatelli. All’interno l’amministratore dello stabile ha affisso la copia di una diffida inviata al proprietario dell’appartamento, diffida attraverso cui si avverte che l’alloggio non può essere messo in affitto allo scopo per il quale viene attualmente utilizzato. Si tratta in effetti di un esposto perché l’amministratore ha anche fatto sapere al titolare dell’immobile di aver consegnato la lettera ai carabinieri, chiamati a verificare la regolarità del contratto di affitto. Ieri sera intanto gli abitanti del palazzo si sono riuniti di nuovo. Alcuni di loro sostengono di aver lanciato un “ultimatum” al proprietario dell’appartamento. « Si – conferma Franco Tufano, un condomino che fa il commerciante, ha infatti anche un negozio proprio nel palazzo, fronte strada – devono revocare il contratto di affitto: gli extracomunitari se ne devono andare. Qui c’è gente che ha paura ». Comunque per adesso la paura sembra proprio che ce l’abbiano i ragazzi afgani e pachistani messi nell’appartamento di via Locatelli. Non rispondono a nessuno, né al citofono né aprendo la porta dell’alloggio. Ieri sono praticamente rimasti barricati lì dentro, in casa. E resta sullo sfondo di questa imbarazzante situazione l’incognita neofascisti. Non si sa che cos’altro possano escogitare a Pomigliano gli estremisti di destra dopo la trovata degli striscioni xenofobi. In questa zona loro sono molto presenti. Due delle sette sedi campane di CasaPound si trovano a un tiro di schioppo dalla città delle fabbriche. A Brusciano c’è il centro “La Cima”. A Marigliano il centro “Salamadra”. « Non so chi abbia potuto chiamare quelli di CasaPound ma non vogliamo strumentalizzazioni – spiega Salvatore De Falco, un altro condomino – la verità è che ci siamo improvvisamente trovati in questa situazione senza che nessuno ci informasse di nulla preventivamente. E poi c’è paura che gli appartamenti possano perdere di valore ». A Pomigliano altri rifugiati sono stati sistemati in un secondo alloggio, in via Roma, zona vecchia e più popolare della città. Lì non sta succedendo un bel niente. Non si è lamentato nessuno: zero proteste.
(fonte foto: rete internet)
Ottaviano, telecamere “cattura targa”, identificano vetture rubate o sotto sequestro
Un software consentirà la consultazione dei database in tempi rapidissimi: nessuno scampo per chi fosse alla guida di auto rubate o sequestrate. Il sindaco Capasso: “Saranno anche deterrente per malintenzionati”.
Ottaviano. Occhi elettronici in grado di controllare e identificare tutte le automobili in ingresso e in uscita dalla città: a dicembre arrivano ad Ottaviano dodici telecamere «cattura targa», saranno installate in tutti i punti di accesso e in zone sensibili come gli svincoli della Statale del Vesuvio 268. Un investimento di 70 mila euro che il sindaco Luca Capasso definisce «Una risposta concreta alla necessità di sicurezza dei cittadini». «Sarà uno strumento utilissimo per le forze dell’ordine e la polizia locale- aggiunge il primo cittadino. Il servizio delle telecamere «cattura targa» è stato affidato alla Fastweb tramite convenzione Consip, la determina è già pronta e bisognerà aspettare solo i tempi di installazione. Le apparecchiature saranno in grado di memorizzare il numero di targa delle automobili e individuare, tramite un collegamento ai database delle forze dell’ordine, tutte le irregolarità. Il Comune di Ottaviano fornirà inoltre, alla caserma dei carabinieri e al comando della polizia locale, tablet collegati tramite software alle telecamere, così da favorire la consultazione in tempi rapidissimi. Insomma, chi è alla guida di un’auto in regola non avrà nulla da temere ma con il nuovo sistema la vita per i malviventi sarà difficile: anche i caso di rapine o furti le telecamere potranno certamente essere d’ausilio nelle indagini del caso. «Non solo – rimarca il sindaco Capasso – perché la stessa presenza delle telecamere diverrà sicuro deterrente per malintenzionati». Per multe e sanzioni, il fermo auto avverrà con supporto informatico: invio di un messaggio di alert alle volanti dotate dell’applicazione apposita per smartphone e tablet.

