Ogni nome delle castagne cotte- “verole”, “vallane”, “allesse”- è un gustoso capitolo di sapienza popolare.
Anche nel Vesuviano le castagne hanno nutrito per secoli i poveri e hanno suggerito alla cultura contadina immagini e idee. Questa “sapienza” quelli della mia generazione l’ hanno appresa a tavola e in strada, e sono stati sollecitati a persuadersi che una trama di corrispondenze tenesse insieme il cibo, i comportamenti delle persone e i luoghi. Una scuola straordinaria, che non esiste più.
Vedo un “castagnaro” che dalla sua postazione lungo la strada grida ancora “so’ cavere”, sono calde, le castagne, leggo cortei di manifesti, più o meno “azzeccati”, che annunciano “sagre della castagna” organizzate anche in paesi che non avrei mai immaginato che producessero castagne, polemizzo garbatamente con un amico che osa proclamare come indiscussa la superiorità delle castagne e dei marroni del Vallo di Lauro. Per uscire vincitore dalla contesa, gli cito i nomi dei professori Savastano e Rossi che sul finire dell’Ottocento, dalle cattedre dell’Istituto di Portici, intonarono encomi alla castagna dei castagneti nostri – le selve delle Carcave e del Vallone del Fico –, gli dico che nel 1905 due produttori ottajanesi, Francesco Menzione e Arcangelo Ragosta, rifornivano di “marroni” del Somma il confettiere napoletano Ferdinando Bizzarro, che teneva bottega a vico Cangiani, e Vincenzo Del Gaizo, uno dei più importanti “grossisti” di frutta e ortaggi, che dalla sua sede a San Giovanni a Teduccio controllava tutti i mercati popolari della città. Non lo convinco: “Sono storie antiche – mi dice, l’amico – la verità è che oggi Ottaviano produce sì e no una cinquantina di chili di castagne, e tu mangi quelle che ti mandano i tuoi cognati di Quindici e di Domicella.”. Touché: l’amico mi ha preso in castagna. Si dice così – “prendere in castagna”- a causa della parola “marrone” che è il nome di un particolare tipo di castagna, ma vuol dire anche “errore grossolano”. Inoltre, il termine indica. al plurale, per analogia di forma, anche i testicoli. Per questa sovrapposizione di significati e di riferimenti, il “termine” castagno” battezza, nel linguaggio licenzioso, l’organo sessuale maschile, mentre quello femminile è la “castagna”.
Nel 1893 le guardie urbane di Ottajano inflissero una pesante ammenda a un bottegaio di piazza San Lorenzo accusato di vendere “cibi guasti” e “frutti malsani”, e tra questi, anche le “castagne del prete”, secche e con le bucce, che Emanuele Rocco chiamava “vecchioni” e che “son per lo più fracide e di cattiva qualità”: con buona pace dei “vecchioni “ e dei “preti” tirati in ballo dall’onomastica di origine contadina. La castagna può essere bella fuori, ma bacata dentro, e perciò i misogini l’hanno scelta come immagine della donna, “che ha bella la corteccia / ma ha, dentro, la magagna”. Il vecchio castagnaio che negli anni ’60 piazzava il suo banco a Ottaviano, di fronte al Circolo “A.Diaz”, nel dare la voce garantiva ai passanti: “’O verularo mio nun fa ‘nciarmi: coce sulo ‘e bbone”: il mio “verularo” non fa imbrogli, cuoce solo castagne buone, che non sono “toccate”.Era, il verularo, un padellone bucherellato che serviva per cuocere le caldarroste, e che emanava un profumo intenso e piacevole.
Le castagne sono state per secoli il pane dei poveri, anche a Napoli e nel Vesuviano: era naturale che fornissero alla sapienza popolare immagini e idee. Già nel ‘600 degli ignoranti si diceva che non sanno distinguere “’na vallana da ‘n’allessa”, la castagna lessa con buccia da quella lessata senza buccia, e la donna brutta e l’uomo di poco valore sono, da sempre,“ nu cuoppo e’ allesse”. Nel linguaggio dei delinquenti chi aveva energia e intelligenza per sbrogliare situazioni complicate era “ommo ‘e verole e vino”, cioè era in grado di mantenere la calma anche nelle osterie e nelle cantine, dove il vino, compagno naturale e necessario dei piatti di castagne arrostite, scatenava risse frequenti. L’uomo fiacco e ambiguo lo chiamavano, invece, “ommo ‘e allesse”, perché le “allesse” si squagliano in bocca, le può mangiare anche chi non ha denti. Le castagne si mangiano senza sale: uno dei loro pregi è il sapore dolce e corposo. Di uno che non aveva soldi in tasca si diceva che al massimo poteva comprarsi “’ o sale p’’e vallane”, e per sfamarsi, era costretto a fare “’o mariuolo ‘e castagne”: che era, un tempo, un’attività assai pericolosa. Da disperati, appunto.
Queste cose quelli della mia generazione le imparavano a tavola: e l’ascoltare era un saporoso condimento del cibo. Erano porzioni di saggezza, che ci abituavano, soprattutto, a persuaderci, a poco a poco, che tutto fosse collegato nel mondo che ci circondava, che una trama di corrispondenze tenesse insieme il cibo, i comportamenti delle persone, i luoghi. Ed era un bel vantaggio.
Sant’Anastasia, il segretario generale lascia per un altro alto incarico
Lascerà l’incarico di Segretario Generale svolto presso il comune di Sant’Anastasia, dopo tre anni circa. Ai primi di dicembre il dott. Marco Caputo siederà all’ospedale di Pozzuoli in veste di dirigente amministrativo.
La nomina per questo alto incarico era già nell’aria e si è concretizzata recentemente, per cui al dott. Caputo spetterà occuparsi delle strutture ospedaliere di Pozzuoli, Procida ed Ischia, un campo nuovo per il quale ha accettato la sfida, sulla scorta della sua maturata esperienza di segretario comunale e della consolidata preparazione professionale, che ha implementato anche presso l’Ente anastasiano.
Il Sindaco si avvarrà della facoltà di poter nominare un nuovo Segretario Generale, tra le tante domande che perverranno all’Ente, che ha già pubblicato il relativo avviso della vacanza della sede di Segretario Generale di Sant’Anastasia, Ente di Il” classe, avviando così la procedura presso l’Agenzia per la gestione dell’Albo dei Segretari comunali e provinciali.
“Salutiamo il Segretario Generale, dott. Marco Caputo e lo ringraziamo per l’ottimo e competente contributo dato alla nostra comunità – dice il Sindaco Lello Abete – e per il costruttivo rapporto di collaborazione che ha avuto con l’Amministrazione Comunale e con me in particolare. A nome di tutta la mia amministrazione gli rivolgiamo un sincero “in bocca al lupo” per il nuovo incarico, che assumerà come dirigente amministrativo presso l’ospedale di Pozzuoli, Procida ed Ischia. Sono certo che farà molto bene anche in questa nuova esperienza lavorativa”.
Mikele Buonocore. Voce del sud, sound internazionale.
Partecipa con due brani al Festival di Napoli il cantautore vesuviano che porta orgoglioso suono e melodie del sud verso un mercato sempre più ampio.
Percorso lungo e pieno di orgoglio. Il lavoro di Mikele Buonocore si è modificato via via: “sono vent’anni che faccio musica, se penso ai primi anni rispetto ad oggi so di essere cresciuto, sono meno ribelle, più attento. Capisco la responsabilità di chi scrive. Oggi il mio messaggio è rivolto a tutti i giovani, deve essere un messaggio positivo di incoraggiamento”. Mikele Buonocore ha l’orgoglio nella voce, voce intensa che mescola le sonorità del sud con un sound che mira alle vetrine internazionali “Perché il nostro più che un dialetto, è una lingua con un’identità che può essere capita anche oltre” sottolinea. Cantautore da oltre vent’anni, nativo di San Giorgio a Cremano: “Ma ho vissuto per anni a Sant’Anastasia e attualmente vivo a Somma Vesuviana nel Casamale” ci racconta della partecipazione al Festival di Napoli New Generation 2017, occasione che negli anni ha premiato numerosi talenti. Le ultime serate svoltesi al Politeama di Napoli, la direzione artistica di Massimo Abbate la presidenza del grande Mogol, Mikele presente con due brani “Io voglio sulo a te” di cui è autore di testo e musica, e con il brano “Na bella vita” interpretato dal tenore Raffaele Beneduce. Entrambi in lizza per la vittoria. Il cantautore, risponde a qualche domanda sul percorso fatto fino ad ora.
«Mikele , parlaci del Festival di Napoli.»
«Su seicento in gara, siamo rimasti in quaranta tra cantanti e cantautori. I video presenti su youtube possono ancora essere votati fino al 30 dicembre. Io sono presente con due brani “Io voglio sul a te” di cui sono autore e interprete con l’arrangiamento del Maestro Ciro Perna e di Maurizio De Franchis e “Na bella vita” della quale sono autore, cantata dal tenore Raffaele Beneduce. In base ai voti della rete si farà la graduatoria finale.»
«Come è la tua musica, il tuo stile?»
«La mia musica ha una radice popolare. Mastico musica da vent’anni, se dovessi dire qual è la mia impronta direi che è internazionale per le collaborazioni che ho voluto cercare nel tempo. Ho fatto una musica puntando a messaggi che riguardassero il sociale, l’unica canzone “d’amore” l’ho portata al Festival di Napoli, ma parlo d’amore per accogliere in una sorta di abbraccio che strappi una speranza, più che cercare la lacrima di un pezzo d’amore.»
«Quanto è faticoso emergere, vivere di musica?»
«Molto, tutto cambia, non esiste più la figura classica del produttore. Oggi devi investire i tuoi risparmi, investire su di te, il percorso è lungo, un terno a lotto. Io ho sempre scritto, suonato e condiviso, cercato di imparare dagli altri. Carpire dagli altri mi migliorava e ho assorbito dalle collaborazioni. Da dieci anni collaboro con Maurizio De Franchis, amico, produttore, un talento eccezionale, che dà la possibilità di imparare, approfondire la parola napoletana come quella italiana e avere un sound diverso essendo stato in Inghilterra per anni. Lui è stato collaboratore dei Souled Out (poi diventati grazie a una fusion Planet Funk) e voce storica di Tony Esposito, ha collaborato con Gianni Bella e tanti nomi importanti. Per essere vicino a tanti grandi c’è voluta molta umiltà»
«Quanto sei cambiato nel tempo? »
«C’è stato un tempo in cui sono stato ribelle, non volevo compromessi ma non conoscevo la mia forza. Accettavo la serata gratuita che alla fine non dava nulla, non conoscevo il valore di ciò che facevo. Oggi sto ancora alla larga dai compromessi ed ho imparato a dare valore a me stesso e a quello che scrivo. Il riscontro che ho avuto nel tempo mi ha dato forza e identità. Per anni sono stato distante, fermo, disilluso, poi tutto è ripartito. Oggi dico che l’impegno ripaga sempre. Chi scrive ha una grande responsabilità questo lo impari col tempo.»
«La soddisfazione che ti ha regalato il Festival di Napoli?»
«Impagabile. Per la vittoria finale io e il maestro Beneduce concorriamo entrambi con un brano scritto da me. La soddisfazione è doppia. Dopo vent’anni, dopo aver pensato di abbandonare tutto, sapere che un tuo brano è piaciuto ad un altro, ti riempie di orgoglio.»
«Obiettivi futuri?»
«Portare il timbro e la lingua napoletana in una dimensione internazionale. Facendo una ricerca originale di suono, melodia, come ha già fatto Pino Daniele.»
E’ possibile votare per gli artisti in gara, online cliccando sui link sottostante, mettendo un ‘mi piace’ ai video. La votazione si concluderà il 30 dicembre 2017.
Per votare Mikele Buonocore cliccare questo link: https://youtu.be/yhhTXgKws5Q
Per votare il brano di Raffaele Beneduce: https://www.youtube.com/watch?v=SpgeLoi6xJc
L’intervista, “Pugni, schiaffi e mani legate: Carmela Guadagni racconta la sua notte di terrore”
« Appena mi sono svegliata mi hanno legata al letto con un lenzuolo, picchiata, schiaffeggiata, presa a pugni. Poi sotto la minaccia di un coltello e con una pila puntata in faccia mi hanno detto che se non cacciavo i soldi e i gioielli mi avrebbero ammazzata ». Carmela Guadagni, 62 anni, nubile, racconta tra le lacrime la sua notte da arancia meccanica. Alle tre e mezza di ieri la donna ha subito una rapina in casa di quelle terribili, da crepacuore. Nel buio pesto quattro energumeni hanno fatto irruzione, il volto coperto da passamontagna, all’interno della malandata casetta di contrada Guadagni in cui vive da sola, in una masseria povera, senza nemmeno l’asfalto, periferia sudoccidentale di Pomigliano. Carmela in quel momento stava ovviamente dormendo. Appena i delinquenti l’hanno svegliata per lei è iniziato un lungo incubo a occhi aperti, durato un’ora circa. Alla fine, dopo averle legate le mani al letto e a suon di botte e minacce i rapinatori sono riusciti a portarle via tutti i gioielli di famiglia e duemila euro in contanti. I criminali hanno fatto perdere rapidamente le tracce. Sul posto sono giunti i carabinieri e un’ambulanza del 118. Intanto Carmela ora sta un po’ meglio. Per fortuna può almeno raccontare la sua brutta storia da periferia violenta, abbandonata al suo insicuro destino. Emergono infatti particolari disarmanti dal racconto della vittima « Da quando è morta mia sorella, quindici giorni fa, io dormo qui, nel salone, perché non voglio stare nella stanza in cui dormivo con lei, che pure era nubile come me. Non so da dove siano entrati i rapinatori, quel che è certo è che me mi hanno svegliata loro: mi hanno subito messo le mani sulla bocca e quindi legata al letto ». Sequenze terrificanti. Uno dei quattro puntava una pila sul viso della sessantenne e la minacciava con un coltello mentre gli altri mettevano la casa a soqquadro. « Il mio amico – le ha intimato l’aggressore – deve fare il biglietto per andare in Albania: dacci i soldi entro due minuti altrimenti ti ammazzo ». « Parlava con un accento straniero – la ricostruzione di Carmela – ma io nel frattempo piangevo ». Dopo aver messo tutto sottosopra i delinquenti hanno trovato nascosti in un armadietto del bagno tutti i gioielli di famiglia e duemila euro in contanti che erano stati messi in una busta all’interno del mobile della sala da pranzo. « Quei soldi – spiega ancora Carmela – li avevo preparati grazie al contributo di tutti i parenti per pagare oggi il funerale di mia sorella Rosa. Io di mio non ho niente: non lavoro. Mi aiutano i parenti, i miei cugini ». Scene spietate: « Per farmi dire dove tenevo le mie cose mi hanno picchiata, presa a schiaffi, pugni. Mi hanno schiacciato la faccia sul materasso ». Quando il commando ha preso ciò che voleva e si e allontanato verso il piano di sopra dell’alloggio la vittima è riuscita a liberarsi e a guadagnare la porta di casa. Una volta fuori la donna ha subito citofonato ai vicini di casa. « Ho gridato aiuto – ricorda Carmela – e poi mi sono nascosta dietro a una macchina perché avevo paura che loro potessero tornare a prendermi ». Quindi l’arrivo dei carabinieri e dell’ambulanza. Ieri sera tutto il vicinato era stretto attorno alla vittima della rapina. « So che una telecamera piazzata su una casa qui vicino ha filmato qualcosa dell’aggressione: i rapinatori sono venuti qui con una macchina », il racconto di una signora che è andata a trovare Carmela. Il sospetto diffuso è che i quattro criminali abbiano agito su commissione, forse grazie a un basista della zona. La vittima però non ha riconosciuto nessuno: « Avevano corporature prestanti, giovanili, e l’accento straniero per cui non ho mai avuto la sensazione di averli incontrati prima ».
Idea stupefacente
L’Italia ha un tasso di disoccupazione vera pari al 18,5%, che in numeri reali fa 5 milioni e 200 mila persone (dati “Fondazione Di Vittorio”, della CGIL). Questo dato sta allarmando in particolare i direttori delle nostre carceri, perché pare che nella nostra nazione la disoccupazione sarà, nel breve periodo, affrontata e combattuta dagli stessi disoccupati, inoccupati, sub occupati e precari, in maniera risoluta prendendo ad esempio l’iniziativa di un architetto di Ospitaletto, ridente paesino della provincia di Brescia, il quale, vista la crisi di lavoro, ha pensato di sbarcare il lunario spacciando droga.
Lo hanno arrestato mentre scaricava dalla macchina 60 kg di hashish e 800 grammi di cocaina.
Se l’esempio sarà seguito, la disoccupazione presto avrà una soluzione stupefacente.
Leonardo, lite tra funzionario e sindacalista: la rsu proclama lo stato di agitazione. Rottura delle relazioni con l’azienda
Un litigio degenerato ai limiti del parapiglia tra un impiegato con mansioni direttive e due operai, uno dei quali delegato sindacale, ha spinto l’altro giorno il consiglio di fabbrica a proclamare lo stato di agitazione e la rottura dei rapporti con l’azienda nel più grande impianto aeronautico del Mezzogiorno, lo stabilimento Leonardo di Pomigliano. Intanto, a prima vista, questa decisione dei sindacati potrebbe apparire come una reazione sproporzionata rispetto all’episodio da cui ha avuto origine. Proclamare lo stato di agitazione e la rottura dei rapporti con il colosso nazionale dell’aviazione per una banale lite sul posto di lavoro, peraltro consumata da pochissimi dei circa 3mila addetti del gigantesco impianto, sembra infatti davvero un qualcosa di clamoroso, di assolutamente ingiustificato. Insomma, lo screzio tra colleghi e la successiva rivendicazione sindacale posano su due piatti della bilancia troppo asimmetrici. E invece, stando al comunicato affisso nella bacheca della fabbrica da tutte le organizzazioni di categoria presenti nello stabilimento, il litigio da cui è scaturita l’azione collettiva delle rsu sarebbe stato nient’altro che la classica goccia in grado di far traboccare un gigantesco vaso zeppo di problemi. Nel documento il consiglio di stabilimento accusa addirittura l’azienda d’incapacità manageriale. « Incapacità – specificano le rsu – che in molte occasioni ha spinto i lavoratori a effettuare operazioni forzate e viziate da condizioni non in linea con il processo produttivo ». In sostanza è accaduto che nel reparto in cui è avvenuto il litigio, l’area in cui si producono pezzi importanti destinati al grande velivolo commerciale Boeing 767, un capo officina ha chiesto a un operaio di effettuare una lavorazione. L’operaio però avrebbe fatto rilevare – così si scrive nel comunicato – che quella lavorazione era soggetta a una preventiva valutazione tecnica e che quindi l’ordine impartito non poteva essere eseguito. A quel punto ne è nato un primo screzio. Sul posto è quindi accorso un operaio e delegato sindacale. « Ma lo “pseudo responsabile” – si aggiunge nello sferzante messaggio delle rsu – ha spostato le provocazioni contro il delegato con atteggiamento provocatorio e anti sindacale spingendosi a comportamenti violenti sotto l’aspetto verbale e fisico ». I sindacati hanno fatto notare che questo episodio si è consumato proprio nel reparto delle produzioni 767, dove la Boeing ha rilevato difetti nella realizzazione dei timoni di coda degli aeroplani e dove per questo motivo c’è tensione, anche per la presenza in fabbrica di una commissione, composta tra gli altri da ingegneri inviati dalla multinazionale americana, che sta mettendo sotto esame i processi produttivi. A ogni modo Leonardo, a proposito dell’episodio contestato, replica sostenendo che « si tratta di una normale dialettica lavorativa tipica di contesti produttivi caratterizzati da obiettivi sfidanti ». Ed è palpabile la sensazione che la sfida a Pomigliano sia quella di garantire la sopravvivenza stessa del sito. A ottobre, quando è emersa la notizia che la Boeing aveva “commissariato” Pomigliano a causa dei difetti riscontrati nei timoni di coda destinati alla costruzione dei jet americani, l’amministratore delegato di Leonardo, Alessandro Profumo, ha fatto notare ai sindacati che l’impianto ha problemi di qualità del prodotto. E poco prima l’ad aveva anche scritto una lettera a tutti i lavoratori del gruppo esortandoli « a lavorare con passione ». Sullo sfondo intanto si stagliano dubbi circa il futuro produttivo a medio termine delle aerostrutture Atr.
Sant’Anastasia, insultò il consigliere Di Fraia: duecento euro al Comune e tante scuse per estinguere il reato

Somma Vesuviana, esperti al Majorana: la tutela ambientale
“La tutela ambientale in aree a forte contaminazione”. Questo il titolo del convegno tenutosi ieri mattina all’ITI E. Majorana e che ha visto tra i relatori nomi illustri del mondo universitario e esperti della formazione. Sul tavolo, alla presenza di centinaia di alunni, docenti ed ex alunni, laureati e laureandi, il delicato tema della contaminazione ambientale e la ricerca degli strumenti necessari alla tutela dei nostri territori.
I lavori si sono aperti con il saluto del primo cittadino di Somma Vesuviana, Salvatore Di Sarno: “Sono particolarmente contento quando partecipo ad iniziative che coinvolgono i giovani e che garantiscono loro formazione e opportunità occupazionali. Quest’estate abbiamo assistito alla terribile emergenza incendi che ha contaminato le nostre bellissime terre e mi conforta sapere che da qui, da Somma Vesuviana, partono e si promuovono corsi sulle tematiche ambientali. Chi parteciperà a questo corso diventerà una risorsa preziosa per promuovere iniziate volte alla salvaguardia e alla tutela del nostro territorio. Un plauso dunque agli organizzatori e l’augurio ai giovani che intraprenderanno questo importante cammino”. “Questa amministrazione- ha aggiunto l’assessore all’istruzione Giovanni Salierno- accoglie con entusiasmo progetti di tale valenza formativa e li sosterrà in ogni modo possibile”.
Ha espresso soddisfazione il preside dell’Iti Majorana, Giuseppe Crotoneo: “Siamo molto felici di essere partner di questo corso e soprattutto di dare ai nostri studenti questa opportunità. L’ obiettivo è che i nostri alunni siano protagonisti di un importante percorso formativo con interessanti sbocchi occupazionali”.
E’ stato il dottor Armando Mauro, presidente del consorzio Forma, ente accreditato per la formazione professionale, a spiegare a un pubblico curioso tutti i dettagli del progetto a partire dalla compilazione della domanda fino alla scadenza prevista per il 21 novembre. Mauro ha risposto ad ogni domanda, sottolineando la valenza formativa e occupazionale del progetto TERR.A che si strutturerà in tre anni. “I Tecnici Superiori qualificati- spiega Mauro, responsabile del corso “TERR.A.”– potranno lavorare in imprese ed enti per il monitoraggio delle risorse idriche, l’individuazione di fattori di rischio, la prevenzione dell’inquinamento ambientale, la gestione delle risorse territoriali e la realizzazione dei Sistemi Informativi Geografici e degli Osservatori ambientali”.
La parola è poi passata ad un grande accademico, Giuseppe Luongo, professore emerito di Geofisica della Terra solida all’Università Federico II di Napoli e a lungo direttore dell’Osservatorio Vesuviano nonché direttore del comitato scientifico del consorzio Forma. In poche e chiarissime battute, Luongo spiega il senso del progetto e ne sottolinea i tre obiettivi principali: conoscenza, strumenti, monitoraggio. “Viviamo in un ambiente sempre più contaminato e per intervenire è necessario conoscerne le sue caratteristiche e poi decidere come operare perché gli effetti negativi di qualsiasi attività diventino positive. Prima la conoscenza e poi gli strumenti per monitorare il territorio. Questo corso ha l’obiettivo di dare metodo e conoscenza, vuole insegnare a come fare le cose”
Altrettanto chiaro e diretto l’intervento del direttore del Dipartimento di chimica della Federico II, Rosa Lanzetta: “L’ateneo Federico II è la più antica università italiana ed europea. Abbiamo una grossa responsabilità nel portare sulle spalle una tradizione e un nome così elevata. Lo vogliamo fare e lo stiamo facendo, non solo portando al top la ricerca e la didattica ma anche con la cosiddetta terza missione: vuol dire uscire dalle aule e dai laboratori, aprirsi al territorio, venire qui all’Iti Majorana e lavorare insieme, fare insieme ciò che serve alla società. Una società che necessita anche di figure professionali intermedie tra diplomati e laureati. Insieme riusciremo a dare un contributo per migliorare l’ambiente che ci circonda”.
Tra i partner del progetto, la RS Ravenna rappresentata da Francesco Riccio, che ha presentato il corso di tecnico per l’ambiente con parole appassionate, definendolo “di alto profilo culturale”.
A concludere i lavori, una delle anime del progetto, il prof Emanuele Coppola, direttore dei beni culturali del complesso Santa Maria del Pozzo e attualmente docente dell’Iti Majorana: “Al di là del rischio Vesuvio, al di là degli incendi, noi viviamo in un territorio bellissimo e ricco di storia, di cultura millenaria. E la tutela del territorio passa anche attraverso la riqualificazione e la salvaguardia del nostro patrimonio. Perciò questo corso prevede anche alcune lezioni finalizzate a conoscerlo, visionarlo, ispezionarlo”.
Cercola, sorvegliato speciale istalla telecamere fuori casa: arrestato
Roberto D’Ambrosio, un 43enne del luogo, già noto alle ffoo e ritenuto vicino al gruppo camorristico dei “fusco-ponticelli” attivo a Cercola, aveva installato abusivamente 4 telecamere lungo il perimetro di casa ma l’impianto è stato scoperto dai carabinieri della locale tenenza.
L’uomo è stato arrestato per violazione alla sorveglianza speciale ed è stato tradotto ai domiciliari. Le telecamere sono state sequestrate.
Torre Annunziata e Castellammare di Stabia : blitz antidroga. Carabinieri azzerano piazza di spaccio con ordinazioni telefoniche
I Carabinieri della Compagnia di Torre Annunziata hanno dato esecuzione a 11 ordinanze cautelari (3 in carcere, 5 ai domiciliari, 3 con obbligo di presentazione alla p.g.) emesse dal G.I.P. di Torre Annunziata a carico di altrettante persone ritenute responsabili, a vario titolo, di traffico e spaccio di stupefacenti.
L’attività d’indagine, coordinata dalla Procura di Torre Annunziata, ha smantellato una piazza nella cittadina oplontina. Gli acquirenti contattavano i pusher per telefono e poi passavano a ritirare la droga sotto casa degli spacciatori: uno squillo e la dose veniva lanciata dalla finestra o passata attraverso un buco nella zanzariera o attraverso uno spiraglio.

