Casalnuovo, i killer ammazzano il figlio ma per errore uccidono anche la mamma. Il sindaco: « Fatto tremendo: chi sa parli »

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Immacolata De Rosa, 55 anni, non c’entrava nulla con le cose di suo figlio, Clemente Palumbo, 34 anni, pregiudicato della frazione di Casarea, a Casalnuovo, zona a oriente di Napoli, un’area ad alto tasso criminale. Intanto la sorte non è stata benigna almeno con la donna innocente. Si perché Immacolata è stata uccisa per errore, mentre i killer ammazzavano suo figlio, vero bersaglio dell’agguato di ieri sera. I sicari hanno sparato un bel po’ di colpi. Alcuni hanno raggiunto Clemente, che era seduto al lato guida della sua Toyota Aygo bianca. Ma uno dei proiettili ha trapassato l’ascella della madre Immacolata, seduta al lato passeggero. La 55enne è morta quasi subito. Il figlio poco dopo, all’ospedale Cardarelli. Al momento del raid camorristico l’auto era ferma, in sosta sotto casa, a pochi metri da un importante incrocio di via Filichito, zona ubicata tra Casalnuovo e Volla. La vettura era in sosta all’inizio di via Casarea, la frazione di Casalnuovo assurta agli “onori” delle cronache internazionali per le decine di palazzi abusivi costruiti senza uno straccio di licenza sui suoli agricoli, nel 2006. Non si sa se poco prima che si consumasse l’agguato Clemente Palumbo stesse aspettando i suoi sicari come nel più “classico” degli appuntamenti mafiosi, di quelli nel corso dei quali si attendono finti amici o quantomeno conoscenti che poi però si rivelano all’ultimo, fatale, momento nient’altro che dei boia spietati. Su quest’aspetto della faccenda gli inquirenti non vogliono dire una parola. Indagini top secret. Fatto sta che ora si piange una donna innocente, una madre il cui “torto” era quello di sedere accanto a un figlio pregiudicato divenuto in quel frangente bersaglio del fuoco della camorra. La camorra dello spaccio di droga: è questa la pista più accreditata del duplice omicidio consumato intorno alle sette e mezza di ieri sera. Nel frattempo le indagini dei carabinieri ( sul posto sono accorsi il comandante della compagnia di Castello di Cisterna, Tommaso Angelone, e il responsabile della tenenza di Casalnuovo, il luogotenente Fernando De Solda ) sono come al solito difficilissime. Nessuno sa o ha visto niente. « E invece chi sa parli, si renda utile alle indagini ! Quello che è avvenuto è un fatto tremendo per la nostra città ! », l’appello accorato lanciato su facebook dal sindaco Massimo Pelliccia. Chissà se qualcuno ascolterà queste parole. La zona in cui è avvenuto il duplice omicidio è da sempre controllata dal clan Veneruso-Rea, che ha il suo quartier generale a Volla ma che gode di importanti addentellati in quel di Casarea e anche di Casalnuovo centro, capoluogo di un paese popoloso spezzettato in tante frazioni mangiate da un cemento confuso in cui risiedono oltre 50mila persone. Da queste parti l’ultimo omicidio importante risale al 10 dicembre del 2015, quando i sicari ammazzano in pieno giorno, a Casalnuovo centro, accanto a una scuola elementare, Giuseppe Ilardi, 26 anni, ritenuto vicino ai Veneruso-Rea. Quasi identica a quella dell’agguato di ieri sera la tecnica usata per uccidere: i killer si affiancano all’auto ferma e fanno fuoco sul lato del guidatore, Ilardi appunto. Per quest’omicidio qualche mese fa  si sono beccati due ergastoli e condanne a decine di anni quattro imputati: carcere a vita per Giovanni Romano Gallucci, indicato come l’esecutore materiale, e per suo zio Onofrio Mosti. 18 anni per Pietro Castiello e 9 anni a Ciro De Caprio. Quest’ultimo secondo l’accusa ha collaborato alle indagini e quindi ha avuto un forte sconto di pena.  L’omicidio Ilardi è stato inquadrato  nell’ambito dei dissidi per la gestione dello spaccio di droga tra il clan Piscopo-Mosti-Gallucci e il clan Rea-Veneruso.  

Portici, studentessa sospesa per commenti su Facebook: solidarietà degli studenti della Campania

Claudia è una studentessa della provincia di Napoli, frequentante il liceo Flacco di Portici, sospesa arbitrariamente dalla Dirigente per aver scritto la verità su facebook (per info -> goo.gl/YJ79DB), denunciando l’ipocrisia che si respira nelle nostre scuole, rendendo giustizia, con le sue parole, alle studentesse, agli studenti e ai docenti che si impegnano attivamente per il cambiamento e il miglioramento della scuola. Noi scegliamo di stare dalla parte di Claudia, perché il suo atto di coraggio e di verità deve essere un esempio per tutta la popolazione studentesca che troppo spesso subisce in silenzio gli abusi di potere dei dirigenti, che applicano a proprio piacimento le leggi, stravolgendo approvando arbitrariamente Regolamenti di Istituto repressivi, non rispettando e non informando gli studenti dei diritti sanciti dallo “Statuto dei diritti delle Studentesse e degli Studenti”, dal Testo Unico, dal DPR 567/96 e dalle altre leggi conquistate con il sangue, l’impegno e l’allegra ribellione di studenti prima di noi. E ancora di più, l’atto della Dirigente in questione, Iolanda Giovidelli, palesa una scuola e una società dove i pochi che detengono il potere non accettano opposizione, critiche e dissensi, utilizzando le leggi create ad hoc per limitare questi fenomeni e impedire e violare il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con qualsiasi mezzo di diffusione, sancito dalla Costituzione, oltre a violare l’articolo 4 dello Statuto delle Studentesse e degli Studenti che dice chiaramente che “in nessun caso può essere sanzionata, né direttamente né indirettamente, la libera espressione di opinioni correttamente manifestata e non lesiva dell’altrui personalità”. Scegliamo di stare dalla parte di Claudia perché le sue parole aprono uno squarcio nel contesto della “Buona Scuola”: tra falsi premi e finti riconoscimenti, si nasconde soltanto una retorica classista della competizione e della meritocrazia, funzionale a mettere tutti contro tutti, a creare la guerra tra poveri, escludere e allontanare i più deboli. Si nasconde una scuola che ogni giorno tenta di escluderci, e lo fa tramite i voti, i voti in condotta, il limite delle 50 assenze, le sanzioni disciplinari, l’autoritarismo dei docenti, le manie di potenza dei Dirigenti Scolastici, l’inesistenza di diritti effettivi per gli studenti. Una scuola in cui la democrazia è una patina di belle parole ma sostanzialmente decide tutto il Dirigente Scolastico, gli spazi interni assomigliano più a un carcere che a un luogo che dovrebbe stimolare la creatività e il desiderio per il sapere. Ci esclude anche con i costi sempre più alti per poter accedere all’istruzione, per l’inefficacia del sistema di diritto allo studio a livello regionale e nazionale e l’inesistenza di un complesso di politiche volte a tutelare il welfare studentesco. Noi a tutto questo ci opponiamo: accusiamo il Ministero, l’Ufficio Scolastico Regionale, la Dirigenza. Faremo di ogni scuola una scuola ribelle fino all’abrogazione della Buona Scuola, e apriremo una fase costituente per creare dal basso una scuola in grado di essere una comunità educante, fondata sulla partecipazione e la democrazia, in grado di autogovernarsi, di rispondere ai bisogni e alle aspirazioni degli studenti. Una scuola al centro del territorio, aperta, in grado di promuovere un diverso modello di cultura, di socialità, di produzione, non basato sullo sfruttamento, sulla sopraffazione, sulla prevaricazione.

Dopo la pasticceria solo per cani, ci sarà forse un’arte solo per cani e gatti. Lo aveva previsto il filosofo Diogene…

Disse Diogene “il cane” che il filosofo perfetto vive da cane. Egli sapeva che un giorno i cani sarebbero stati trattati come gli uomini. A Napoli, i cani e i gatti possono entrare nelle sale del Tesoro di San Gennaro. Si prevede che nascerà un movimento artistico che produrrà opere destinate a soddisfare il senso estetico degli “amici dell’uomo” a quattro zampe: insomma un’arte da cani. E da gatti.   Dunque, a Brescia è stata da poco inaugurata una pasticceria riservata ai cani, la “ Doggye Bag”. Tutti i dolci sono fatti con gli ingredienti che i cani gradiscono, il pandoro è stato battezzato, con poca fantasia, “candoro”, e il panettone “canettone con anatra e arancia”. Se c’è una cosa di cui è lecito meravigliarsi, è il ritardo dell’iniziativa: sono anni ormai che i cani fanno parte integrante delle famiglie di tanti italiani, del paesaggio urbano, dei “post” di “fb”. E tuttavia non è mancato lo strepito del populismo moralista: in un Paese in cui c’è gente che muore di fame, si pensa ai dolci per i cani. E allora perché non protestare contro i ristoranti “stellati”, contro le trasmissioni televisive occupate da chef veri o presunti, contro lo spreco dei piatti preparati in diretta? Siamo un popolo strano. Eppure i cani non protestarono quando Diogene si presentò come “il cane” e si servì del nome per battezzare un movimento filosofico che non conoscerà mai il tramonto: e speriamo di non essere accusati di blasfemia, se ci permettiamo di ricordare che John Dominic  Crossan ha raccontato la vita di Gesù come quella di un filosofo “cinico”. Dunque, Diogene nel momento in cui esortava gli uomini ad essere “cani”, sapeva che un giorno i cani si sarebbero comportati come gli uomini e come tali sarebbero stati considerati e trattati. Nel 1986 Folco Portinari si chiese: “Può un cane godere dei piaceri della gola?”. E rispose di sì, confortato da due quadri del pittore olandese Frans Snyders,  conservati al Museo di Lilla: in uno un pointer tiene in bocca un sontuoso pezzo di carne, nell’altro due cani si preparano a dare l’assalto, sotto lo sguardo di un gatto e di una scimmia, a un ricco “trionfo” di aragoste, fagiani e pernici. Non sono pochi i quadri del pittore fiammingo in cui i cani vengono affascinati dalla vista e dall’odore delle carni preparate per gli uomini (vedi foto in appendice). Ma  non poteva mancare il contributo di Napoli a questa svolta epocale. Dal 4 novembre tutte le sale del Museo del Tesoro di san Gennaro, in via Duomo, sono aperte, oltre che alle persone, anche ai cani e ai gatti, a patto che siano accompagnati: non servono museruole, basta il guinzaglio.  Affinché l’accoglienza risulti perfetta, è stato approntato anche “un punto di ristorazione “ per gli “amici dell’uomo” a quattro zampe. Se tutti i musei seguiranno l’esempio, cani e gatti troveranno un gran numero di gatti e di cani nei quadri e nelle sculture, isolati oppure in branco, come nell’opera di Velasco Vitali che apre l’articolo.  Ma certamente nascerà un movimento figurativo  con un programma radicalmente innovativo:  “trattare” i cani e i gatti non più solo come “figure” delle opere, ma come “fruitori”: insomma, fare un’arte destinata a soddisfare il senso estetico degli “amici dell’uomo” a quattro zampe. Una pittura e una scultura per cani e gatti, da gatti e da cani.. Non sarà facile.

La minaccia anonima: « Ti ruberemo tutto. Prenderemo anche te ». Il pizzaiolo Paolella: « Vivo nel terrore, aiutatemi ! »

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« Ci prenderemo tutte le macchine che vogliamo e poi ci prenderemo anche te ». Adesso arrivano pure le minacce anonime attraverso il telefono dopo l’incendio della pizzeria e quattro furti consecutivi di autovetture personali e di veicoli da lavoro. La brutta frase pronunciata in dialetto stretto è stato rivolta al pizzaiolo Gaetano Paolella, 34 anni, un giovane piuttosto noto in zona per la bontà delle sue pizze. Le parole che la scorsa settimana hanno gelato Paolella sono giunte dopo una serie impressionante di episodi ai danni del commerciante. « Vi rendete conto ? Faccio il mio lavoro e devo avere paura ! Non si vive così », lo sconforto dell’ennesima vittima di una violenza di strada ancora tutta incomprensibile. Impressionante però è la scia di episodi che stanno caratterizzando questa vicenda da classica invivibilità metropolitana. A novembre del 2016 la pizzeria Paolella è stata completamente distrutta da un incendio doloso. I carabinieri hanno denunciato il presunto piromane, un 17enne figlio di buona famiglia. Un ragazzino che avrebbe utilizzato metodi da criminale più che consumato per mettere a segno quel disastroso incendio e quindi resta il sospetto che non abbia agito da solo. Non è finita. Quaranta giorni dopo Gaetano è riuscito a rimettere in sesto l’esercizio commerciale, riaperto a gennaio. Successivamente però sono iniziati altri problemi. Nello spazio di qualche mese i ladri hanno rubato al pizzaiolo tre autovetture personali, acquistate dopo ogni furto per sostituire la macchina rubata. Poi è stata la volta di un motorino e infine di una Panda, entrambi veicoli utilizzati per le consegne a domicilio delle pizze. E ieri la minaccia telefonica. I criminali hanno fatto capire a Gaetano che l’obiettivo è quello di metterlo in ginocchio, di far chiudere la pizzeria. Nel frattempo la vittima di questa vicenda si sta sistematicamente rivolgendo ai carabinieri. Sta sporgendo regolarmente denuncia ogni volta che gli capita qualcosa di spiacevole. « Io, mia madre, la mia famiglia stiamo vivendo nel terrore: aiutateci », l’appello del pizzaiolo. Paolella, in occasione dell’ultimo furto, quello della Panda, aveva avanzato il sospetto che settori dell’economia criminale vogliano fare piazza pulita di ogni forma di concorrenza nel commercio. Un sospetto simile era stato avanzato anche l’anno scorso, dopo gli attentati incendiari alla bigiotteria Di Buono. Bigiotteria che ha chiuso i battenti nel centro storico per trasferirsi in un’altra zona della città, dove il titolare non ha avuto più problemi.

A Volla la mostra di pittura “Tracce dell’Anima”

Inaugurata a Volla in via Sandomenico 3, “La Galleria d’Arte” Perna.  Un tocco di eleganza e raffinatezza si aggiunge alla città. A volte dipingere è un modo per esprimere la propria concezione della vita e del mondo. La storia dell’arte ci ha spesso dimostrato che i grandi artisti hanno sempre tracciato nei loro dipinti le proprie concezioni, i loro pensieri, le loro idee. In molti casi, queste espressioni personali oltre a rendere le loro opere i capolavori dei nostri tempi, sono state narrazione del loro vissuto e della loro vita. Un’ artista ai giorni nostri punta sul riuscire a rappresentare un qualcosa di suo. L’obbiettivo primario è raggiungere un suo stile. A tutt’ora durante questo percorso avviene un processo di auto scoperta, l’artista si ritrova a dipingere ciò che Lui è. Un valido esempio lo troviamo nelle rappresentazioni del pittore napoletano Egidio Perna. Un ritratto dell’anima, della sua anima, giunge ineccepibile visitando la sua nuova e ricercata Galleria d’arte. Professione e carattere in forma essenziale. Vita e famiglia in maniera determinante. Obbiettivi mancati e raggiunti. Aspettative e promesse aspirate. Sogni e speranze desiderate . Gusto e stile personale. Queste, alcune delle percezioni colte esplorando la rassegna. “La Galleria d’Arte” Perna è stata inaugurata sabato 18 novembre, ad esordire appunto la mostra :”Tracce dell’anima”. La vetrina d’arte è stata organizzata dalla signora Annamaria Romano presidente dell’associazione” Graffito d’Argento”, di Pollena Trocchia. Hanno collaborato e curato la rassegna Carmen Zamparelli e Adele Fusco. A coordinare l’accurata vetrina di opere del dr. Perna è stato Paolo Gioia critico d’arte del territorio. La mostra si è chiusa il 26 novembre, ma l’esposizione delle opere sarà permanente. Perna, medico chirurgo, inizia la sua passione per l’arte e per la pittura già dal 1990. Espone le sue opere a Brescia e successivamente a Napoli. Raffinata ed elegante l’attuale galleria in cui luci e riflettori puntano dritto su romantici tramonti, pittoresche valli, prati e campi in fiore, boschi e paesaggi. Nelle tele di Perna la natura è raffigurata nei più piccoli dettagli. A queste opere da uno stile un po’ più classico si aggiungono quelle ispirate all’arte moderna. Sulle pareti si può ammirare una numerosa serie di quadri astratti. La collezione moderna è piena di composizioni innovative, colori contrastanti e forme seducenti. La caratteristica principale è che numerose di queste tele contengono materiale riciclato mimetizzato tra motivi geometrici e floreali. Materiali che rispecchiano appunto la quotidianità dell’artista o addirittura percorsi e periodo della sua vita., rendendo ogni opera unica e originale. Spesso nulla è lasciato al caso dagli artisti, e, forse, inaugurare la mostra a novembre avrà avuto il suo significato. Novembre è il mese in cui l’anno sta per diventare vecchio, sta per finire. Novembre è il mese in cui si cerca di ripercorrere l’anno che sta finendo, cercando di tracciare un bilancio, e, Perna, vicino ai sessanta anni, ha voluto mostrare la sua collezione come per voler tracciare un bilancio della sua vita fin qui trascorsa, almeno da un punto di vista artistico. Novembre è il mese in cui i pomeriggi sono più laconici, i tramonti più austeri, il verde delle foglie quasi sparisce e la nebbia del mattino sbiadisce ogni colore. Novembre è anche il mese che prepara Dicembre con il suo “Natale”, le sue feste, la rinascita dello spirito, lo sfavillio delle luci e dei colori, la meraviglia delle forme e dei sogni per l’anno che verrà, proprio le immagini e le sensazioni di cui sono intrise le tele del Dr. Egidio Perna. p.s. E’ possibile visitare la mostra previo appuntamento telefonico al numero 3396884009                      

Portici. Critica la scuola su facebook, alunna di 16 anni sospesa per sette giorni.

Contro la decisione della preside, Iolanda Giovidelli, che ha sospeso per sette giorni un’alunna di 16 anni ‘colpevole’ di aver criticato l’operato dell’istituto su Facebook, sono scesi ieri in piazza gli alunni del liceo classico ‘Quinto Orazio Flacco’ di Portici . Contro la decisione della preside, Iolanda Giovidelli, che ha sospeso per sette giorni un’alunna di 16 anni ‘colpevole’ di aver criticato l’operato dell’istituto su Facebook, sono scesi ieri in piazza gli alunni del liceo classico ‘Quinto Orazio Flacco’ di Portici . Tutto è nato da un riconoscimento ricevuto dall’istituto a Tallinn, in Estonia. L’alunna su Fb lasciò un commento che non è piaciuto alla dirigente scolastica: ”Amore per i vostri ragazzi? Senso di appartenenza? Davvero credete che le cose vadano così in questa scuola? Presentare il Flacco in un contesto felice sui social media non lo renderà tale!”. Seguiva una dura critica alla gestione dell’istituto:”Posso provare solo vergogna e disprezzo verso chi scrive una cosa del genere senza prendere in considerazione la vera realtà di questa scuola, che ormai, per come è diventata e gestita, può solo farci mettere le mani nei capelli a tutti noi studenti. Siete dei falsi!”. Un commento che ha fatto andare su tutte le furie la preside.

Somma Vesuviana, due furti in due settimane al plesso del II Circolo di Rione Trieste e intanto il campetto adiacente viene affidato in gestione

Due furti in quindici giorni nella scuola primaria di Rione Trieste, nel plesso del II Circolo didattico. Il 10 novembre il dirigente scolastico e il personale si sono resi conto che durante la notte erano stati trafugati due nuovissimi videoproiettori e che i ladri, entrati dal lato giardino attraverso una finestra della scuola dell’infanzia, avevano scorazzato liberamente in tutte le aule. In quell’occasione l’antifurto non funzionò, probabilmente perché manomesso, tant’è che i malviventi ebbero il tempo di rovistare negli armadietti e nei cassetti di alcune aule e poi di smantellare lavagne interattive rubando i proiettori. La dirigente scolastica Rosaria Cetro si recò immediatamente dai carabinieri per sporgere denuncia e così ha fatto anche per il successivo furto, il 23 novembre: dopo sole due settimane, i ladri si sono introdotti ancora nella scuola, hanno divelto una lavagna interattiva e portato via ancora un videoproiettore. L’antifurto ha evitato, questa volta, che i balordi continuassero lo scempio in altre aule. Subito dopo il furto del 10 novembre, il sindaco Salvatore Di Sarno dichiarò l’intenzione, appena ve ne fosse stata la possibilità, di installare telecamere in ogni scuola oltre a disporre, l’indomani del primo furto di novembre, un sopralluogo tecnico propedeutico all’installazione di un antifurto perimetrale, necessario ad impedire l’accesso di ignoti al cortile della scuola. Un deterrente, certo. Ma altrettanto potrebbe diventare, con opportuni accorgimenti, il campetto che è alle spalle della scuola e che ha una storia amministrativa oltremodo travagliata. Progettato dalla giunta D’Avino, realizzato durante le gestioni successive e poi per vari motivi e circostanze lasciato all’incuria e preda dei vandali. Sul finire dello scorso anno fu affidato in gestione, per un progetto di recupero, all’Accademia vesuviana di tradizioni etnostoriche presieduta da Biagio Esposito, che si aggiudicò il bando per manifestazione di interesse alla stipula di un contratto di partenariato sociale con fini di manutenzione e valorizzazione. L’affidamento fu disposto dalla commissione comunale nominata con determina dirigenziale e presieduta dall’architetto Monica D’Amore, a fronte di un canone di 900 euro. Però, a dicembre 2016, dunque poche settimane dopo, l’assessore allo sport e patrimonio della giunta Piccolo comunicava agli uffici la volontà di «implementare l’area dotandola di tutto quanto necessario per consentirne un uso pieno e continuo nel tempo affinché la stessa possa diventare un impianto sportivo a tutti gli effetti”. Si decise, insomma, di non procedere alla ratifica dell’affidamento provvisorio ritenendo le proposte (quella dell’Accademia e una seconda) «non idonee alle finalità dell’Ente». Ora, con delibera di giunta di metà ottobre scorso, l’amministrazione Di Sarno ribalta la situazione ritenendo opportuno dare corso al procedimento iniziato e giunto fino all’affidamento provvisorio. Salvo variazioni in corso d’opera, la struttura andrà quindi in gestione all’Accademia presieduta da Esposito: si tratta di un’area attrezzata con strutture a carattere ricreativo, con un campo di calcetto, una pista di bocce, un’area gioco e spazi di disimpegno. Al momento preda dei vandali, con tombini divelti e luogo monitorato dalle forze dell’ordine perché ritrovo di malviventi dediti allo spaccio e al consumo di stupefacenti. La sua riqualificazione, e le opportune modifiche che competeranno a questo punto ai gestori, potrebbero servire da deterrente anche per i ripetuti furti alla scuola adiacente.    

I-CAN 2017: a Napoli, il Convegno su Autismo, Neuroscienze e tecnologie assistive.

“I Can” significa io posso, ma in questo caso è anche l’acronimo di Italian Conference on Autism and Atypical Neuro Development, la Conferenza Italiana sull’Autismo e sul Neurosviluppo atipico che l’Istituto di Ricerca Irfid (Istituto di Ricerca, Formazione ed Informazione sulle Disabilità) ed il centro di riabilitazione Neapolisanit di Ottaviano hanno organizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli Federico II, SINPIA ed il patrocinio morale della Regione Campania e dell’Istituto Superiore di Sanità, per i prossimi 1 e 2 dicembre, nella preziosa cornice del complesso universitario dei Santi Marcellino e Festo di Napoli. Neuroscienze, Tecnologie Assistive e modelli operativi, in psicologia, sono i campi sui quali i ricercatori e gli operatori interessati all’autismo ed al neurosviluppo atipico si confrontano quotidianamente. L’ambizioso obiettivo del convegno sarà quello di tracciare lo stato dell’arte in questi settori e di condividere ipotesi, risultati e ricerche future. La conferenza sarà suddivisa in tre sessioni. Nella prima giornata, quella di “genetica e neuroscienze” vedrà l’apertura dei lavori affidata alla Prof.ssa Maria Luisa Scattoni dell’Istituto Superiore di Sanità, seguita dal del Prof. Paul Ashwood del Dipartimento Microbiologia Medica ed Immunologia del MindInstitute dell’Università della California. La seconda giornata sarà dedicata alle tecnologie assistive ed ai modelli operativi in psicologia e sarà aperta dal Prof. Orazio Miglino, Ordinario di Psicologia dello Sviluppo e Psicologia dell’Educazione della Federico II che introdurrà il tema della Realtà Aumentata, dell’Intelligenza Artificiale e delle tecnologie non invasive nell’ambito dell’apprendimento e dell’educazione. Interverranno, poi, la Prof.ssa Sarah Parsons, Docente di Autismo ed Inclusione e Direttore di Ricerca presso la Southampton Education School, dove coordina i più importanti progetti di ricerca in Europa sull’utilizzo dei Serious Game e della Realtà virtuale nel trattamento dei DSA ed il prof. Mark Brosnan dell’Università di Bath e membro dell’Associazione Britannica di Psicologia, che discuterà delle sfide socio-cognitive e delle nuove prospettive di ricerca applica per facilitare un coinvolgimento pieno e attivo all’interno della società delle persone con autismo.

Movida violenta con risse e feriti anche a Pomigliano. Lanci di bottiglie e tentativi di “linciaggio”. I genitori: « Nessuno controlla »

Una testimone racconta di un improvviso lancio di bottiglie di vetro seguito da un tentativo di linciaggio di un ragazzino, che per sfuggire ai suoi assalitori si è arrampicato su un albero. Non c’è stato nulla da fare però: il ragazzo è stato tirato giù e picchiato a sangue, selvaggiamente. Subito dopo ci sono state altre due risse. Anche in questo caso inseguimenti improvvisi culminati con botte da orbi. E’ lo sconfortante diario dell’ennesima notte di folle violenza nella movida di Pomigliano, baretti che si sviluppano lungo le vie del centro vecchio divenuto ormai da anni punto di ritrovo notturno di tutto l’hinterland a est di Napoli. Le tre risse in successione si sono sviluppate dall’una e mezza alle due e mezza della notte tra venerdi e sabato. Urla, mazzate e panico generalizzato nello spazio compreso tra piazza Mercato e le strade adiacenti, via Cavallotti, via Livorno, via Guadagno, via Terracciano. Una serata d’inferno. Ma anche una vicenda che è solo la punta di un gigantesco iceberg. Si perché le risse in quest’area ad alto rischio si stanno puntualmente consumando a cadenza regolare, da tempo. E due volte a settimana almeno. Il mercoledi e il venerdi sono le giornate più violente. « Forse aspettano che ci scappi il morto – la rabbia dei genitori dei ragazzi – forse vogliono che succeda come l’altra volta ai baretti di Chiaia: colpi di pistola e tanti giovani rimasti feriti. A quando i controlli ? ». L’area dei baretti di Pomigliano è sorvegliata da dieci telecamere, tutte funzionanti. Alcune però sono piazzate male perché puntano sugli ombrelloni dei locali. A ogni modo le altre riescono a filmare quello che succede. Le registrazioni sono fatte nel sistema a circuito chiuso del comando di polizia municipale, ubicato a pochi passi da piazza Mercato. Grazie a uno di questi video gli agenti della locale a ottobre sono riusciti a individuare il numero di targa dell’auto utilizzata dai protagonisti dell’ennesima rissa. Il filmato è stato consegnato ai carabinieri. Ma non basta. La convinzione diffusa è che sia necessario ripristinare il turno notturno di polizia municipale. Tre anni fa l’esperimento è stato condotto con successo, proprio qui, a Pomigliano. E’durato troppo poco. Un lampo. Per strutturare un servizio notturno la polizia muncipale di Pomigliano dovrebbe assumere 10 agenti. Attualmente ne ha a disposizione solo 32, quasi tutti di età compresa tra i 45 e i 55 anni. A questa carenza di uomini e mezzi si deve aggiungere quella di carabinieri e polizia. Poche se non pochissime le volanti in grado di muoversi di notte nell’hinterland nolano-vesuviano. Intanto si registrano illegalità che influiscono sulla sicurezza pubblica. « Ci sono baretti che vendono alcolici anche ai ragazzini di 13 e di 14 anni – lamentano i genitori – la responsabilità è di tutti, anche dei commercianti ». L’anno scorso il sindaco di Pomigliano, Raffaele Russo, ha fatto chiudere i locali della movida di piazza Mercato. Motivo: troppe bottiglie di vetro lasciate sulla strada. Bottiglie peraltro utilizzate di sovente come oggetti contundenti durante le frequenti risse. E’ successo così anche l’altra notte. Comunque si tenta di mettere un po’ d’ordine attraverso l’istituzione della ZTL, la zona a traffico limitato. Cingerà tutti il perimetro della vecchia Pomigliano in cui si concentrano i locali. In base a indiscrezioni partirà venerdi prossimo. Del resto le attrezzature elettroniche, semafori e telecamere, sono pronte da due mesi. Sono state installate a settembre.