Cercola. Il Movimento 5 Stelle affronta i disagi delle politiche sociali dell’ambito territoriale 24

Nel pomeriggio di venerdì 1 dicembre nel Centro sociale in via Don Minzoni, 108 a Cercola, gli attivisti di “Cercola in Movimento” hanno organizzato un convegno sull’inclusione sociale e sui problemi dell’ambito territoriale 24, di cui fanno parte i comuni di Volla, Cercola, Massa di Somma e Pollena Trocchia. Oltre ad un utile e interessante convegno, l’evento è stato un vero e proprio incontro informativo  e dimostrativo. Una illustrazione di come operano insieme, a tutti i livelli, fuori  e dentro le istituzioni, i militanti del Movimento 5 Stelle. La trasparente attestazione dell’utilità di stare tra la gente per strada con i gazebo. Il presidio del territorio che si trasforma in contatto diretto con i cittadini  che si recano ai gazebo, presentano i loro disagi  e chiedono aiuto. Questi i chiari concetti espressi da “Cercola in Movimento” attraverso la voce dell’attivista Giovanni Rinaldi. In maniera molto suggestiva Rinaldi  ha spiegato come, in seguito a numerose segnalazioni da parte dei cittadini, ci sia stata l’attivazione, la verifica e l’esame delle varie istanze.  Il riscontro è stato che a tutt’ora c’è una palese inefficienza dell’ambito  territoriale 24. Addirittura, l’assenza di uno strumento di consultazione non consente di conoscere i servizi erogati dallo stesso ambito generando una mancanza  dei  livelli essenziali di assistenza sociale. Ed ecco l’esigenza di coinvolgere sulla problematica i portavoce  del Movimento 5 Stelle in Regione Campania. Sono intervenuti al convegno Daniele Romano Presidente della Fish Campania Onlus, Valeria Ciarambino M5S Campania, componente della commissione Sanità  e della commissione Politiche Sociali e Luigi Cirillo M5S Campania, componente della commissione Politiche Sociali. Il presidente D.  Romano della Fish Onlus Campania, associazione che fa parte dell’osservatorio Regionale sulle condizioni delle persone con disabilità, ha segnalato una serie di inadempienze generate dall’ apparato burocratico e una necessità di dialogo tra tutte le parti sociali. La consigliera Ciarambino  ha denunciato una situazione devastante elencando una serie di casistiche specifiche nelle quali c’è una completa assenza di gestione dei LEA e dei LIvEA. (Livelli  Essenziale di Assistenza  Sanitaria e Sociale). Ha concluso Luigi Cirillo che ha acceso qualche speranza in tutti i presenti, spiegando il testo di legge approvato e proposto  dal  movimento 5 Stelle in regione Campania sulla figura del Garante dei Disabili. Il garante è una figura specifica deputata a raccogliere le segnalazioni in merito alle violazioni dei diritti dei disabili. L’impegno e la garanzia sta nel sollecitare le amministrazioni a rispettare interventi adeguati che tutelino i diritti delle categorie deboli. Questa legge regionale è nata dal portale “Rousseau”, il sistema operativo dove gli iscritti certificati del Movimento 5 Stelle  interagiscono con le proposte di legge con contributi concreti, a dimostrazione della democrazia diretta e partecipata del Movimento. Insita nei relatori e trasmessa chiaramente alla folta platea è stata la consapevolezza delle difficoltà e dell’enorme lavoro ancora da fare per ottenere i diritti dei cittadini sanciti dalla costituzione. (articolo 32 della Costituzione che sancisce la tutela della salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività). Infatti, proprio per adempiere a questo compito, con la Legge 833 del 23/12/78, fu istituito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN).  Una conquista di valori e principi innovativi. Generalità dei destinatari: tutti i cittadini indistintamente; Globalità delle prestazioni: prevenzione, cura e riabilitazione; Uguaglianza di trattamento: equità d’accesso. Successivamente la legislazione socio-sanitaria D. Lgs. 229/99 e L. 328/00 e la modifica al titolo V della Costituzione nel 2001, hanno introdotto un compito impegnativo per lo stato, cioè la definizione dei livelli essenziali di assistenza in campo sanitario (LEA) e socio-assistenziale (LIvEAS). Praticamente i LEA e i LivEAS sono l’elenco delle prestazioni  e servizi garantiti su tutto il territorio nazionale, a cui ogni cittadino può legittimamente aspirare. Lo stato ha il dovere di individuare  quali sono le prestazioni sociali e sanitarie che devono essere garantite a tutti i cittadini sulla base di standard comuni. Questo è ciò che dovrebbe essere, ma, nel pratico, come impetuosamente sottolineato da tutti i relatori del dibattito, non è proprio cosi. Solo dopo 16 anni dalla normativa sono stati  aggiornati e approvati i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), mentre i Livelli Essenziali di Assistenza Sociale  (LIvEAS) non sono stati mai neanche definiti. La L.328 del 2000 dice che i LIveAS devono essere finanziati dall’apposito “Fondo nazionale per le Politiche Sociali” (FNSP). Inoltre in merito alla definizione la  L.328/00 è chiarissima, indica i LivEAS, ma le caratteristiche e i requisiti devono essere fissati dal Piano Nazionale degli Interventi e dei Servizi Sociale, dal Piano Regionale e dal Piano di Zona. Invece, succede che gli unici piani che vengono redatti sono quelli regionali  e di zona contribuendo con un bilancio poco proficuo. Il piano Nazionale è stato redatto solo una  volta (2001- 2003). Inoltre le prestazioni sono definite in modo così generico da non poter essere concretamente esigibili. Questa mancata definizione dei livelli essenziali di assistenza sociale determina  notevoli disagi. I cittadini non sanno esattamente che cosa gli spetta e che cosa possono legittimamente richiedere, per cui devono rimettersi alle decisioni degli uffici comunali e degli Amministratori locali. Accrescendo quello squilibrio di potere già insito nel rapporto tra utente e pubblica amministrazione. Gli assistenti sociali, invece,  combattono tra il valutare i reali bisogni delle famiglie, e  se esistono sufficienti risorse a bilancio per finanziare le prestazioni. Per cui le esigenze finanziarie del proprio ente possono indurre a sottovalutare le situazioni dei cittadini. In effetti il punto è che , se venissero definite in maniera dettagliata le prestazioni sociali a disposizione dei cittadini, questi potrebbero davvero richiederle. Inoltre, stabilendo dettagliatamente le esigenze delle varie prestazioni (es. quante ore, quale personale, quali modalità etc etc) lo Stato sarebbe costretto a finanziarle adeguatamente, e di conseguenza i Comuni  verrebbero esonerati dal dovervi far fronte con le proprie casse. Invece, succede che a secondo del comune di residenza e dal tavolo in cui si valuta ogni singolo caso i cittadini italiani hanno diritti essenziali sempre meno garantiti generando sempre più inefficienze e disuguaglianze. Inefficienze, disuguaglianze  ed esclusione sociale, principi fondamentali che provocano, sfidano e stimolano gli animi dei militanti del movimento a tutti i livelli. Diritti negati: ecco uno dei principali moventi dei cittadini attivi del Movimento 5 Stelle.        

Somma Vesuviana/Ottaviano, a più di un anno di distanza è ancora querelle sul Liceo Scientifico

La Città Metropolitana propone ancora alla giunta regionale della Campania l’istituzione di un nono corso scientifico a Ottaviano. L’amarezza del Preside del liceo Torricelli di Somma Vesuviana.

Era dicembre 2016 quando l’allora sindaco di Somma Vesuviana, Pasquale Piccolo (oggi consigliere di opposizione all’amministrazione comunale guidata da Salvatore Di Sarno), scrisse una missiva indirizzata al presidente della giunta regionale, al presidente della Città Metropolitana e al consigliere per l’area istruzione. In quella lettera Piccolo spiegava di aver appreso della decisione di autorizzare l’istituzione di un liceo scientifico al «Diaz» di Ottaviano – appena tre chilometri da Somma Vesuviana e dunque dal liceo «Torricelli» – e si scagliava appunto contro quella eventualità, bollandola come non rispondente alle linee guida emanate dalla giunta regionale campana con delibera 509 del 22 settembre 2016. Il primo cittadino pro tempore faceva rilevare come nell’Ambito 20 ci fossero già ben otto licei scientifici, distanti l’uno dall’altro circa quattro chilometri in media. Era una lettera durissima e vi si sosteneva che la decisione andasse contro la riduzione di costi e sprechi. Ma quella stessa lettera arrivava pochi giorni dopo una querelle, innescata proprio attraverso ilmediano.it, da un intervento di Sergio D’Avino che poneva l’accento sul calo di iscrizioni al Diaz e sulla buona salute, invece, del Torricelli. «Come se un piccolo imprenditore aprisse un negozio accanto ad uno storico negozio con la stessa merce, gli stessi modelli e le stesse marche». D’Avino incalzava inoltre sostenendo che fosse tutta una questione politica, una gara tra chi si fosse accaparrata per primo la bandiera della vittoria, per poterla sventolare alla prima occasione elettorale. E ancora, la metteva giù dura nei confronti dei consiglieri comunali di maggioranza e opposizione di Somma Vesuviana, del sindaco (la lettera di cui sopra partì poi tre giorni dopo) e dell’assessore all’istruzione (prima di allora si vide soltanto un comunicato stampa a firma di Vittorio De Filippo, allora consigliere ed esponente di Fratelli d’Italia). A D’Avino replicò con lo stesso mezzo (una lettera al mediano.it) il dirigente scolastico del Diaz di Ottaviano, Sebastiano Pesce, precisando che il liceo Diaz non era per nulla in calo di iscrizioni e gradimento, definendo «immaginifiche» le riflessioni di D’Avino e rassicurando l’autore della missiva (definendolo «incauto e male informato) che il liceo di Ottaviano godeva ottima salute.

Circa un mese prima di questo edificante botta e risposta a mezzo stampa, al mediano.it aveva scritto anche il preside del Torricelli, Sabato D’Agostino, dicendosi amaramente «Non sorpreso dalla volontà di istituire un liceo scientifico ad Ottaviano, a soli tre chilometri da Somma e da San Gennaro, e a sei da S. Anastasia e da Poggiomarino, tutte sedi di scientifici, quanto dalla squallida diatriba in atto tra i politici locali, delle più disparate provenienze partitiche che stanno facendo a gara ad attribuirsi il merito (?), di essere venuti incontro alle esigenze del loro territorio, come se, poi, il “Torricelli” non fosse parte integrante anch’esso di questo territorio».

Sulla vicenda, a febbraio 2017, intervenne il sindaco di Ottaviano, Luca Capasso, criticando ogni tentativo di strumentalizzazione. «Sulla scuola bisognerebbe essere più seri» – disse allora Capasso commentando la raccolta firme che in quei giorni era sulla bocca di tutti e che serviva a chiedere che lo storico istituto di Ottaviano ottenesse anche il Liceo Scientifico. Il sindaco di Ottaviano affidò la sua riflessione ai social, con un post su facebook, così: «Il liceo classico A. Diaz, fiore all’occhiello di questo paese, non è e non è mai stato a rischio chiusura! Si discorre dell’apertura di una sezione aggiuntiva di scientifico, che in un primo momento, grazie al lavoro dell’assessore Perna, ci era stata concessa dalla Città Metropolitana e poi successivamente ci è stata negata dalla Regione Campania. Noi come amministrazione stiamo ricorrendo nelle sedi giuridicamente opportune.  Ben venga la raccolta firme ma che almeno sia informata». Alla richiesta di un commento sulla vicenda, raggiunto poi al telefono il giorno successivo, usò parole durissime nei confronti di chi stava strumentalizzando quella vicenda.

Nel frattempo, ad ottobre scorso, il Tar respinse il ricorso che l’amministrazione di Ottaviano aveva presentato contro la delibera regionale che rigettava la richiesta di ampliare l’offerta formativa del Diaz, così come deliberato dalla Città Metropolitana. Ma la “preoccupazione” in quel di Somma Vesuviana serpeggia ancora.Ora, con una missiva del Torricelli al nostro giornale, la querelle torna d’attualità: nella breve nota pervenutaci in redazione si fa notare, ancora, che nella zona vesuviana (ambito 20) funzionano ben 8 licei scientifici (Poggiomarino, Terzigno, San Gennaro Vesuviano, Somma Vesuviana, Sant’Anastasia, San Sebastiano al Vesuvio, Volla, San Giorgio a Cremano. E che, nonostante ciò, la Città Metropolitana propone alla giunta regionale della Campania l’istituzione di un nono corso scientifico. Dove? Ma ad Ottaviano, naturalmente. «Sulla base di quali valutazioni tecniche, scientifiche, didattiche, pedagogiche, culturali, sociali ed economiche e di quali linee guida sull’offerta formativa e sull’organizzazione della rete scolastica? Certo così non vengono applicate le linee guida indicate dalla Regione Campania nella delibera del 18 ottobre 2017. In tempi di decremento demografico, contenimento della spesa pubblica e lotta agli sprechi, decisioni di questo tipo appaiono motivate da considerazioni che nulla hanno a che vedere con le reali esigenze del territorio». Per dirla con le parole dei dirigenti scolastici che lo scorso anno scrivevano al mediano.it, potremmo commentare in due maniere: «Ne vedremo delle belle» (cit. dirigente scolastico Ottaviano); o «E le stelle stanno a guardare» (cit. dirigente scolastico Somma Vesuviana). Fate vobis, verrebbe da dire se non avessimo frequentato il classico e non sapessimo, dunque, che non v’è locuzione più sgrammaticata.    

Movida violenta: scatterà all’Immacolata e non il 7 dicembre la ztl nell’area dei baretti di Pomigliano

Non scatterà giovedi 7 dicembre, come invece in un primo momento si era vociferato, ma venerdi 8 dicembre, festa dell’Immacolata, la zona a traffico limitato le cui attrezzature sono in gran parte pronte già da settembre. Dunque, la serata di giovedi, un prefestivo in tutto simile al sabato sera, sarà come sempre a rischio. La limitazione del traffico a Pomigliano riguarderà la vasta area dei baretti, che si concentrano in buona parte a piazza Mercato e dintorni ma che creano un vorticoso “struscio” automobilistico e motoclistico in un ampio spazio della città vecchia, durante le movimentate nottate di Pomigliano, spesso culminate con risse tra i giovani del territorio. Nel tardo pomeriggio di giovedi il comandante della polizia municipale della città delle fabbriche, Armando Giuntoli, è stato a colloquio con il sindaco, Raffaele Russo. Da questa riunione è scaturita la decisione di far partire finalmente il dispositivo tanto atteso. La cittadinanza attendeva l’avvio della ztl già veneredi scorso, visto che il Comune aveva fatto affiggere martedi una serie di manifesti che ne annunciavano la partenza. Manifesti che però non contenevano la data di attivazione del piano di limitazione del traffico. La ztl partirà dunque la prossima settimana. Dalle 20 e 30 alle 4 del mattino di ogni venerdi, sabato, domenica, e, stando sempre al manifesto fatto affiggere, di ogni giorno prefestivo e festivo l’area che si trova nel perimetro compreso tra Vittorio Emanuele, via Umberto, via Guadagni e via Roma sarà blindata con quattro varchi di accesso e quattro di uscita controllati da telecamere in grado di rilevare le targhe di auto e moto. Sul lato esterno al centro vecchio delle strade che segnano il perimetro della zona chiusa al traffico potranno sostare solo i residenti. Divieto di sosta per tutti invece sul lato interno. Ecco le strade in cui vigerà la zona a traffico limitato: via Livorno, vico Vinella, vico sodano, via Pisa, piazza Mercato, via Giorgio Imbriani (da piazza Mercato a via Umberto), via Carlo Poerio, via Felice Cavallotti, via Fiume, via Duchessa d’Aosta, via Vincenzo Pirozzi, via Pompeo, via Imbriani, via Poerio. L’accesso ad auto e moto in questa zona sarà permessa solo ai residenti. Ed ecco i varchi controllati da telecamere: via Livorno, via Duchessa d’Aosta, via Fiume, via Vincenzo Pirozzi. Parcheggi a disposizione per chi vuole recarsi ai locali della movida: quello della piscina comunale, della vecchia stazione Circumvesuviana di via Roma e della nuova stazione circum.

Ottaviano, progetto “M.Arte” dell’I.C. “D’Aosta”: si è parlato di Balla, di Dalì,  di Arp e dei titoli mutevoli dei quadri…

Carmine Cimmino ha cercato di illustrare le radici culturali e alcuni passaggi importanti della pittura del ‘900, in cui, come diceva Saxl, il pensiero tende a non diventare figura. Gli alunni della Scuola Media e del Liceo “A. Diaz” hanno seguito con evidente attenzione l’analisi condotta dal relatore su temi significativi: la “durata” soggettiva del tempo, il linguaggio delle cose, il potere emotivo del colore, la conoscenza come interpretazione.   Sabato mattina, nell’auditorium dell’I.C. “A. D’Aosta”, Carmine Cimmino ha illustrato, attraverso l’analisi di alcuni quadri, aspetti importanti della pittura del ‘900. Erano presenti il Dirigente, prof. Michele Montella, allievi e docenti della Scuola ospite e del Liceo Classico “A.Diaz”. La relazione di Cimmino è stata incentrata sull’ esame delle “novità” scientifiche, tecnologiche, filosofiche che innescano la rivoluzione nelle arti figurative del ‘900: prima di tutto, il tramonto definitivo dell’idea che l’occhio sia un fotografo imparziale e fedele della realtà. L’occhio “vede” ciò che il pensiero e la sensibilità gli dicono di vedere. Davanti a una sedia, un vecchio che ha percorso 10 km a piedi, un falegname e un designer non vedono lo stesso oggetto: il designer si concentra sulla forma della sedia, il falegname sulla struttura, il vecchio, stanco, pensa solo a sedersi. I ragazzi facevano cenni d’assenso: avevano compreso il significato e il valore dell’esempio proposto da Carmine Cimmino. Quindi, è diventato più facile per loro seguirlo quando egli ha parlato della “pittura automatica” del Surrealismo e ha analizzato il quadro di René Magritte che si intitola “Questa non è una pipa”, sebbene sulla tela si accampi, disegnata e colorata con precisione, proprio una pipa. E lo seguono senza difficoltà quando il relatore fa notare che influiscono anche sulla pittura i risultati delle riflessioni condotte dagli studiosi del ‘900 sulla complessa questione del “significato” della parola: una questione con cui gli alunni della Scuola Media si confrontano quando studiano le figure retoriche, e, in particolare, la similitudine e la metafora. Cimmino parla del nuovo “sentimento” del tempo, dell’importanza che il Novecento dà alla “durata” del tempo soggettivo, distinguendo questo dal tempo oggettivo che può essere misurato dall’orologio. “ La Juve sta vincendo a Napoli 1-0, mancano tre minuti al fischio finale dell’arbitro, ma quei tre minuti per i tifosi del Napoli passano troppo velocemente, mentre per i tifosi della Juve quei tre minuti durano un’eternità”. La percezione soggettiva della “durata” del tempo è splendidamente rappresentata da Salvator Dalì nel quadro “La persistenza della memoria”, nella straordinaria immagine degli orologi che si sciolgono come se fossero fatti di formaggio fuso: e Cimmino racconta che a Dalì questa “trovata” era stata suggerita proprio dal formaggio cremoso che aveva mangiato poco prima di mettersi a dipingere. La fotografia svolge un ruolo determinante nella rivoluzione delle arti figurative del ‘900: l’aveva previsto Cèzanne, e lo dissero chiaramente Lèger e Mondrian: “l’artista del nostro tempo non può più “imitare” la realtà, poiché in questo tipo di esercizio non è in grado di competere con la fotografia; egli deve dedicarsi alla rappresentazione di quelle forme del pensiero e dell’immaginazione, che la fotografia non potrà mai riprodurre.”. Alla tecnica fotografica e ai primi esperimenti cronopittorici di Thomas Eakins si ispira, nel 1912, Giacomo Balla nel quadro “Bambina che corre sul balcone” (vedi foto in appendice).  Balla seziona il movimento della figlia sul balcone in una serie di fotogrammi accostati sulla tela. In questo modo egli suggerisce la natura del movimento come una successione ripetuta della figura. La figura e tutto lo spazio pittorico vengono resi con serie di pennellate di colori puri disposti in ordine geometrico: il personaggio si dissolve, perde consistenza, diventa trasparente, è l’immagine non più di una scena vista, ma di un ricordo e di una emozione. Se la pittura d’avanguardia del ‘900 è destinata a rappresentare “automaticamente” emozioni e intuizioni, è fatale che in essa il colore occupi quel ruolo centrale che la “figura” ha nella pittura realistico-mimetica: Cimmino illustra le riflessioni di Kandinskij sulla funzione emotiva del rosso e del blu, e cerca di spiegare ai ragazzi che nei capolavori dell’Astrattismo c’è sempre la logica dell’armonia tra i toni dei colori, tra lo “stare” delle macchie cromatiche e il moto dei filamenti. Al Caso, invece, rendono omaggio gli artisti del “Dadaismo”, perché il loro programma è molto semplice: sovvertire la società e il senso comune, annullare ogni regola, in ogni campo. Per comporre l’opera “Secondo la legge del caso” Hans Arp sparge su un foglio alcuni ritagli di carta colorata e li incolla nel punto in cui sono caduti. Con la stessa tecnica fa il “ritratto di TristanTzara” ( v. foto in appendice) usando pezzi di metallo invece che ritagli di carta. A chi gli chiedeva quale fosse il senso di questo “ritratto” Arp rispondeva che se l’opera avesse avuto un senso, non sarebbe più stata un’opera “dada”. Per lo stesso motivo, egli si sentiva autorizzato a cambiare continuamente il titolo delle sue opere. Il nome stesso del movimento, “dada”, non significa nulla. I “dadaisti” vogliono sorprendere e irritare i borghesi benpensanti, perché essi hanno deciso di rappresentare quello spirito di rivolta dei giovani contro il potere e contro la morale corrente che è una caratteristica della storia e della cultura del ‘900. Alla fine, il relatore ripete che il laboratorio “M.Arte” è una risorsa preziosa per alunni e docenti, è una sfida, è uno strumento capace di aprire orizzonti vasti e luminosi negli spazi dell’educazione linguistica e della percezione delle immagini.. Del resto, per comprendere il valore di queste parole, bastava osservare l’intensità e l’autenticità dell’attenzione che i ragazzi hanno dedicato a tutti i momenti della relazione di Carmine Cimmino. G. Balla, Bambina che corre sul balcone”. H. Arp, Ritratto di Tristan Tzara”  

Papà Pipita e il diritto di essere felice. Ma nulla è perduto nel calcio di Brignoli

Il Napoli perde il primato e le chiacchiere fagocitano la normalità Se Maurizio Sarri fosse morto prima di vedere Napoli e Juventus in maglia grigia e gialla non avrebbe mai visto il portiere del Benevento regalare all’ultimo secondo il primo punto in serie A alla sua squadra. Perché il calcio cambia, si evolve e si involve proprio come tutta la società. Si piega alle regole del business (che poi sono le stesse che consentono a Sarri di guadagnare oltre un milione di euro e, tra qualche anno se non addirittura l’anno prossimo, anche molto di più) ma resta uno sport pieno di fascino e passione, in cui Brignoli che esulta al Vigorito somiglia maledettamente al ragazzino che fa lo stesso nel campetto polveroso, se non addirittura nel cortile sotto casa. Piuttosto, ad infastidire sono le chiacchiere sempre più esagerate: i commenti infiniti, il vociare degli addetti ai lavori che devono quasi per forza surclassare in ogni modo gol ed azioni. Si parla così tanto nel calcio, che si perde di vista la normalità: perché il Napoli che perde il primato per lasciarlo all’Inter dopo una sconfitta con la Juventus è davvero una cosa normale. Ci può stare, avrebbe detto Benitez. Così come ci può stare la gioia del Pipita Higuain, goleador al San Paolo. Non doveva giocare ed ha recuperato. Viene fischiato da due anni e puntualmente risponde segnando. Ma, soprattutto, da qualche tempo, sa che diventerà padre. Conoscete uno più felice di lui? E pazienza (per l’ennesima volta, pazienza) se a farne le spese devono essere gli azzurri, i calciatori e pure i tifosi: lasciamo a Gonzalo il piacere di stare bene e concentriamoci sul futuro. Nulla è perduto nel calcio di Brignoli.

E’ caccia al tesoro dei Pellini: l’elenco dei beni e la loro ubicazione. A gennaio prima udienza per la confisca

Non finisce mai di sorprendere per vastità e complessità l’impero dei Pellini, i monarchi assoluti del traffico di rifiuti nell’area metropolitana di Napoli, condannati a maggio in via definitiva per disastro ambientale. Intanto gli investigatori sono ancora a caccia di tesori occultati qua e là in giro per il mondo, magari in qualche paradiso fiscale. Secondo indiscrezioni esisterebbe infatti una cassaforte di lingotti d’argento puro e di milioni di euro in danaro contante occultati in uno di quei piccoli staterelli europei dell’offshore: si parla della Repubblica di San Marino. Ma è una pista tutta da verificare. Rimane però il forte sospetto degli inquirenti è cioè che esistano altre ricchezze rimaste abilmente nascoste. Un sospetto sorto dopo il sequestro voluto a febbraio dalla Dda di Napoli di 250 fabbricati, 68 appezzamenti di terreno, 50 tra auto, moto di lusso e autoveicoli industriali, 49 rapporti bancari e 3 elicotteri. Tutti beni intestati appunto ai fratelli di Acerra Cuono, Giovanni e Salvatore Pellini, quest’ultimo ex maresciallo del nucleo informativo dei carabinieri di Napoli. Un ben di Dio intestato anche a mogli e suoceri. A ogni modo i dubbi sull’esistenza di altri patrimoni rimasti nascosti sono stati alimentati successivamente soprattutto dal fatto che il 5 ottobre scorso il Gico della Guardia di Finanza è riuscito a trovare un tesoretto di 2milioni e 2mila euro, danaro liquido intestato alle consorti dei re Mida degli scarti tossici interrati in provincia di Napoli. Nel frattempo si profila all’orizzonte una cruciale battaglia giudiziaria, quella che inizierà con l’udienza del 22 gennaio prossimo al tribunale di Napoli, chiamato a decidere sulla confisca dell’immenso patrimonio accumulato dai Pellini – questa è l’accusa – con lo smaltimento illecito dei veleni del nord Italia, ma non solo del nord, nei terreni di Terra dei Fuochi. « Sarà una battaglia giudiziaria – preannuncia l’avvocato Francesco Picca, uno dei legali dei fratelli Pellini – che durerà alcuni mesi ». Per il momento comunque dall’elenco dei beni sequestrati dalla sezione misure di prevenzione del tribunale, su richiesta dei pm della Dda, emerge in particolare il dato che i Pellini si fidassero poco dei prestanome. I nababbi dello smistamento dei rifiuti, attualmente in carcere, preferivano gestire in famiglia il patrimonio di oltre 200 milioni di euro venuto allo scoperto con l’inchiesta fiscale sviluppatasi parallelamente a quella penale. Milioni quasi tutti reinvestiti peraltro nella maniera più classica, nel mattone. Case, case e ancora case, ville, palazzi. Anche nelle località turistiche tra le più rinomate: 8 appartamenti a San Felice Circeo, 10 ville a Santa Maria del Cedro, una villa di oltre 800 metri quadrati coperti ad Agrogoli e 10 case a Tortora, a poca distanza da Praia a Mare. Per non parlare dei tre grandi appartamenti di Roma: due in viale Medaglie d’Oro, alle spalle del Vaticano, e uno in piazza Cinecittà. Ma l’elenco degli alloggi residenziali sotto sequestro ad Acerra sembra non finire. Oltre alle tre, enormi, ville in cui tuttora vivono le rispettive famiglie dei fratelli Pellini ci sono altri 144 appartamenti intestati ai re Mida dei rifiuti e alle loro mogli. Altri 14 si trovano a Caserta. 6 a Pomigliano, sul centrale corso Vittorio Emanuele. Ci sono pure una pasticceria di Marigliano e un distributore di benzina di Ceprano, in provincia di Frosinone. I terreni agricoli, infine, sono immensi. Moltissimi. Cingono tutta la parte occidentale e settentrionale di Acerra: località Lenza Schiavone, Lenza Fusaro, Sagliano, Tappia, Ponte di Napoli, vicino all’ospedale Villa dei Fiori. Però è sensazione diffusa che l’elenco sia destinato ad allungarsi nei prossimi mesi. « Ci risulta – racconta Alessandro Cannavacciuolo, noto ambientalista di Acerra e grande accusatore al processo “Carosello Ultimo Atto” – che familiari dei Pellini sono stati affidatari di diversi incarichi pubblici, anche sul nostro territorio. Per cui noi attivisti della Terra dei Fuochi – aggiunge Cannavacciuolo – siamo convinti che il sistema creato da questi signori dei rifiuti sia molto più grande di quello finora scoperto, anche perché gli unici ad aver pagato la grave colpa di aver inquinato la provincia di Napoli sono stati soltanto loro ». Dei 32 imputati al processo Carosello Ultimo Atto (rifiuti tossici mascherati da innocui scarti attraverso un complicato “giro” di bolla ) sono stati condannati in via definitiva e quindi tradotti in carcere soltanto i tre fratelli Pellini. Gli altri, imprenditori, tecnici del comune di acerra e due carabinieri sono stati assolti o prescritti.

Nola, maltrattamenti e violenze sessuali ai danni di prostitute: in manette 43enne

Si è reso responsabile di due rapine e di una tentata rapina con violenza sessuale nei confronti di tre prostitute. Per questo motivo è stato arrestato un 43enne di  Nola. Nell’aria industriale della città, nel novembre 2016, dopo aver inferto una coltellata all’addome a una 37enne russa si impossessò della sua borsa contenente 160 euro e il telefono cellulare. Nel giugno 2017 sferrò un pugno al volto di una 40enne di origini polacche per portarle via la borsa. Infine, a luglio di quest’anno, ha tentato di rapinare una 28enne bulgara, schiaffeggiandola e costringendola poi a consumare un rapporto con lui. L’uomo è stato identificato dai carabinieri della locale compagnia grazie alle dichiarazioni delle vittime che lo hanno anche riconosciuto nelle foto segnaletiche. E’ stato raggiunto da un’occ in carcere emessa dal g.i.p. del tribunale di nola per violenza sessuale, rapina aggravata e lesioni e tradotto al carcere di Poggioreale.

Non è un paese per lupi

Altre due vittime si sono aggiunte al lungo elenco dei lupi uccisi nel nostro Paese. Prima avvelenati, poi investiti. E stavolta è successo in Campania. Le pagine di cronaca nera della fauna selvatica sono infatti quelle del Comune di Morcone, in Provincia di Benevento. Un episodio che fa male due volte. La prima perché è accaduto alle porte di un Parco, quello Regionale del Matese. Un fatto che mette chiaramente in luce come per gli animali non esistano confini, soprattutto per quelli macinatori di chilometri come il lupo. E come proprio la zona detta “cuscinetto” intorno ai confini – tutti umani – del Parco sia una zona ad elevato rischio per gli animali selvatici, che troppo spesso vengono investiti. Problema che fu già evidenziato dal progetto dell’Associazione Ardea “Via Libera”, che monitorava – appunto – gli impatti stradali con fauna selvatica. I due lupi di Morcone sono stati ritrovati a bordo strada, sulla statale 88. La segnalazione è arrivata all’Enpa di Benevento che con l’aiuto delle guardie zoofile di Caserta è riuscita a prelevare i due esemplari. Ma da subito le condizioni sono apparse gravi e la corsa al Centro di Recupero per Animali Selvatici (CRAS) di Napoli purtroppo non è servita a rimettere in libertà i due lupi. Diversamente da quanto annunciato su qualche giornale nei primi minuti delle operazioni di recupero, i due lupi sono morti. L’autopsia parla chiaro: entrambi avvelenati con carne d’agnello. Poi, forse storditi dai primi sintomi dell’avvelenamento, i due lupi non sono riusciti ad attraversare con successo la strada statale. E uno, un maschio, è stato investito. Un impatto talmente forte da rompergli la colonna vertebrale, il bacino e un femore.     Questo l’amaro referto dei veterinari del CRAS, che si aggiunge agli altri di tutt’Italia. E che sembrano più un bollettino di guerra. Di una guerra, quella al “fantasma dei boschi”, che in realtà non ha mai realmente avuto fine. Fino al 1971, è stata una guerra aperta, legale, che ha visto cadere sotto il fuoco nemico la quasi totalità dei lupi italiani: ne erano rimasti solo 100. Altre poche fucilate e il lupo appenninico (Canis lupus italicus), che – ricordiamolo – è una sottospecie del lupo europeo che vive solo in Italia, sarebbe stato estinto. Estinto per mano dell’uomo. Per mano degli italiani. Dal 23 luglio 1971, poi, con il Decreto “Natali” il lupo appenninico è stato dichiarato specie protetta, e quindi non cacciabile. In questi 50 anni, il lupo si è ripreso e oggi si contano circa 1.500 esemplari sul territorio italiano. Ma la guerra non è mai finita. Si è trasformata da una guerra dichiarata a una sottile guerriglia illegale da ormai quasi 50 anni. Una guerriglia fatta degli atti più bassi di cui è capace il genere umano. Lupi sparati, impiccati, scuoiati, appesi alle fermate dell’autobus, ai cartelli stradali. Teste mozzate e recapitate come “dono”, lupi di ogni età e sesso avvelenati, investiti, morti. Una guerra che fa circa 300 morti l’anno, uno ogni 29 ore. Come se ogni anno, in Italia, morissero 12 milioni di cittadini. Ovviamente non per cause naturali, vecchiaia, malattia. Ma per mano di assassini. Sì, perché nei 300 lupi che muoiono ogni anno in Italia, non sono compresi quelli che muoiono di malattia o vecchiaia. Ma solo quelli uccisi dalla mano criminale dell’uomo. Non è più sufficiente la scusa “il lupo mangia le pecore”: oramai numerosi studi hanno dimostrato il ruolo fondamentale non solo dei famosi “cani da pastore”, ma soprattutto delle recinzioni elettrificate, che sono efficaci nel 97% dei casi di attacco. Non è più una difesa, non è più il timore di perdere un capo. Perché anche se ci sono soluzioni efficaci e sicure, sembra che sia più grande il piacere di impugnare la doppietta e sparare a un lupo o, peggio, di ammazzarlo senza neanche guardarlo negli occhi, avvelenandolo e abbandonandolo a una morte lenta e dolorosa chissà dove. E se a questi assassini, che depauperano il patrimonio dello stato, che lo deturpano, che lo umiliano, è consentito girare in libertà e ripetere il loro atto criminale, allora questo non è un paese per lupi.

Comuni ricicloni 2017, premiati Ottaviano e Acerra. Somma Vesuviana non c’è

Legambiente presenta la fotografia della Campania che ricicla per fare la differenza.    È stata presentata  il 30 novembre scorso  la XIII edizione di Comuni Ricicloni Campania 2017 di Legambiente, il riconoscimento ai Comuni per la migliore qualità di raccolta differenziata. Sono definiti comuni ricicloni 2017 tutte quelle amministrazioni che hanno raggiunto la percentuale del 65% . La tredicesima edizione di “Comuni Ricicloni”  vede la Campania ottenere risultati molto positivi con percentuali in crescita quasi ovunque. La Campania – con il suo 51,6% –  secondo Legambiente-“è la  più virtuosa dell’intero Mezzogiorno e con performance migliori anche di regioni del Centro-Nord. Sono aumentati i comuni campani ricicloni che superano il 65% di raccolta differenziata.” La miglior performance spetta a Benevento con 62% di raccolta differenziata, segue Salerno con 61%, Caserta con 45. Chiudono Avellino e Napoli con rispettivamente 31,39% di raccolta differenziata e con 31,31 %. La palma per le migliori perfomances di comuni ricicloni spetta alla provincia di Salerno dove sono 86 le amministrazioni che hanno raggiunto il 65%, segue la provincia di Benevento con 53 comuni e la provincia di Avellino con 45 amministrazioni. Chiudono la provincia di Caserta con 25 comuni e la provincia di Napoli con solo 18 comuni. Nella categoria comuni sotto i 1.000 abitanti, vince Tortorella (Sa) con 96% di RD seguita da Morigerati (Sa) con 89% di RD e Ginestra degli Schiavoni (Bn) con 88% di RD. Nella categoria comuni tra 1000 e 5000 abitantvince Sassano (Sa) con 97% di raccolta differenziata, seguita da Domicella (Av) con 95% di RD e Sperone (Av) con 92% di RD. Guardia Sanframondi comune del beneventano vince nella categoria dei comuni tra i 5000 e 10.000 abitanti con 88% di RD, segue Avella (Av) con 86% RD, terzo Apice (Bn) con 82% RD. Nella categoria dei comuni tra i 10mila ed i 20mila abitanti, il primato va a Monte di Procida (Na) con 80,96% di RD, segue Baronissi (Sa) con l’80,90%. Terzo Bellizzi (Sa) con 79% di RD. Un premio anche per i comuni tra i 20mila ed i 50mila abitanti con leader Bacoli (Na) con 80% di RD, seconda Ottaviano (Na) con il 77% di RD, terza classificata Marcianise (Ce) con 72% di RD. Altro premio per i comuni sopra i 50mila abitanti con Pozzuoli (Na) leader con 77% di RDsegue Acerra (Na) con 69% di RD, terza Cava dei Tirreni (Sa) con 65% di RD. Comuni Ricicloni, come tradizione, assegna anche alcuni riconoscimenti speciali a comuni che si distinguono per la qualità di uno specifico servizio di raccolta e smaltimento, così come si riserva di dare menzioni particolari a realtà che si stanno muovendo con successo, magari in un contesto territoriale difficile. Premio speciale per migliore raccolta carta e cartone di Comieco per il comune di Marcianise (Ce). Miglior raccolta imballaggi in plastica di COREPLA per i comuni di Acerno (Sa), Acerra (Na), Campolattaro (Bn), Chianche (Av); miglior raccolta imballaggi in alluminio del Cial per Comiziano (Na); miglior raccolta per imballaggi in vetro di CoReVe per i comuni di Agerola (Na), Avella(Av), Maiori(Sa), Telese Terme(Bn), Vairano Patenora(Ce); miglior raccolta dell’acciaio di RICREA per comune di Baronissi(Sa). Premio speciale per i centri di raccolta per i comuni di Casalnuovo (Na), Casagiove(Ce), Pomigliano d’Arco (Na), Saviano (Na) e Portici (Na). Premio Speciale “Nonostante” per il Comune di Castel Volturno. Premio “Buone Pratiche” per il comune di Cava dei Tirreni (Sa) e Tramonti (Sa). Premio Speciale Conai Riciclaestate per il comune di Cellole (Ce). (fonte foto: rete internet)
 

Pasta patate e provola

Pasta patate e provola Fuori inizia a fare freddo davvero e sempre più cresce la voglia di piatti caldi e corroboranti. Via libera, quindi, a minestre, brodi,  creme e tutto quello che possa dare calore a queste serate di inizio dicembre. La pasta e patate è da sempre un cult della cucina partenopea, uno di quei piatti che era rassicurante trovare in tavola al ritorno da scuola. Le versioni sono tante, con pomodoro o senza, col lardo, con la sugna o con l’olio, ognuno ha la sua ricetta. La nostra prende ispirazione da quella proposta da Renato Rutigliano, che in “Frijmmo e magnammo”, ne dà una versione molto casalinga. Partendo da questa abbiamo creato una nostra versione molto saporita. Ingredienti Tubetti o pasta mista 300 gr patate 600 gr lardo 50 gr cipolle 150 gr mezza costa di sedano mezza carota un ciuffetto di prezzemolo 2 – 3 fette di provola affumicata una crosta di formaggio parmigiano olio sale e pepe parmigiano grattugiato 60 gr Preparate un battuto con lardo, cipolla, carota, sedano e prezzemolo e fatelo soffriggere dolcemente con l’olio. Unite le patate a tocchetti, la crosta di formaggio, sale, pepe e fate insaporire nel condimento per qualche minuto, mescolando con cura. Dopo dieci minuti versate due bicchieri di acqua bollente, coprite e lasciate cuocere a fuoco moderato. Quando l’acqua avrà raggiunto il bollore, calate i tubetti e lasciateli cuocere secondo i tempi indicati sulla confezione. Se necessario, aggiungere altra acqua bollente. Spegnete la fiamma quando la pasta sarà molto al dente. Unite la provola a cubetti, coprite il tutto con un coperchio e lasciate riposare per cinque minuti prima di servire. di Maria Almavilla