Strepitoso successo per l’Evento “ A Natale ti regalo un sorriso” dedicato ai meno fortunati
E’ ritornato a Salerno città affollata da fiumi di turisti in prossimità del Santo Natale in un’ atmosfera surreale , immersi tra le luci d’artista , si è svolta Venerdi 22 Dicembre alle ore 19.00 nel magico salone dell’Accademia Internazionale Alfonso Grassi , la manifestazione di Solidarietà “A Natale ti regalo un sorriso “ Organizzata dall’ Accademia Internazionale d’Arte , Cultura e Società Alfonso Grassi ONLUS con l’Associazione Vesuvius . Patrocinio morale del Comune di Salerno ,il Comune di Mariglianella , Telethon e l’ Istituto Europeo Politiche Culturali e Ambientali. Un parterre degno dei grandi eventi in Campania!
Ottaviano, si perde in montagna: quarantenne ritrovata all’alba dalla protezione civile
E’ stata ritrovata stamattina all’alba la quarantenne che da ieri sera si era allontanata da casa senza lasciare nessun messaggio ai familiari. In probabile stato confusionale, la donna ha lasciato l’auto nei pressi della pizzeria Villa Giovanna e si è incamminata a piedi lungo il sentiero di montagna vicino al maneggio. Immediato l’intervento dei carabinieri e della protezione civile Cobra 2 di Somma Vesuviana e i volontari della protezione civile di Massa di Somma. Le ricerche sono riprese questa mattina all’alba e , fortunatamente, hanno avuto un lieto fine. La donna è stata ritrovata sana e salva e ora è ricoverata all’ospedale di Nola per lieve ipotermia.
Natale 2017, il vescovo di Nola: “la fedeltà di Dio invita alla vigilanza e al coraggio”
Di seguito la lettera augurale del Vescovo di Nola Francesco Marino.
È ancora Natale. È apparsa la speranza nel cuore dell’uomo e lungo i sentieri della sua storia che da quell’avvenimento traggono la forza di convergere in unità. Così il grande avvenimento della venuta di Dio nell’uomo ha di nuovo la sua commemorazione annuale.
Anche se, pur da credenti, rimaniamo uomini dibattuti. Da un lato siamo certi che il Signore è già venuto e che la sua morte e la sua resurrezione costituiscono il fatto centrale e risolutore della storia. D’altro lato constatiamo che – anche dopo l’incarnazione, la morte e risurrezione del Cristo – la storia sembra continuare come prima: ancora l’ingiustizia, la sopraffazione, la dimenticanza di Dio, il peccato. La speranza sembra delusa.
Racconta un’antica storia ebraica che, un giorno, alcuni discepoli riferirono al loro vecchio maestro di aver sentito alcuni sostenere che il Messia fosse già venuto. Il maestro non rispose, ma aprì la finestra e guardò sulla strada, poi si girò e scosse il capo. Se il Messia fosse davvero venuto, il mondo sarebbe necessariamente diverso!
Il Vangelo conosce questa domanda, e risponde raccontando le parabole del seme. Il discepolo di Gesù è invitato a vivere una feconda tensione, spezzando la quale non comprenderebbe più se stesso né la storia: il compimento e l’attesa, la pienezza del tempo e la storia che è tuttora incompiuta. La grande svolta è avvenuta e Dio è fra noi, ma il suo Regno è deposto nella nostra storia come un seme, come il Figlio di Maria è deposto in una mangiatoia. Il suo compimento è certo, ne esistono anche i segni, anzi il segno nella persona dell’Uomo Dio, ma esso non è ancora manifestato in noi.
Ma come sostenere fedelmente questa tensione, nella concretezza della nostra vita? Come mantenersi fedeli alla promessa di Dio nelle vicende della nostra storia che sembrano smentirla ripetutamente? Il Vangelo ci è di aiuto, perché esso stesso presenta questi interrogativi. La nascita del nostro Messia nel silenzio e nella povertà di Betlemme mette in crisi i poteri e i sistemi autosufficienti e orgogliosi dell’uomo di tutti i tempi. Gesù stesso descrive il passare della scena di questo mondo: guerre, carestie, catastrofi, crolli di imperi e religioni.
La storia umana, quando si configura come idolatria perché si rifiuta al progetto di Dio, raccoglie i frutti della disgregazione insita nell’autosufficienza. Su questi crolli può però nascere il nuovo, che Dio sempre suscita perché il suo disegno possa proseguire. Di qui la fiducia e la speranza anche quando l’arroganza dell’idolatria sembra prevalere nella vicenda umana. Il lieto annuncio degli angeli fa emerge continuamente la certezza che tutto è nelle mani di Dio. Nonostante l’infedeltà degli uomini, nonostante il peccato, il disegno di Dio non si interrompe. La fedeltà di Dio è più solida della roccia.
La liturgia del Natale celebra la sovranità di Dio e il dono della pace «agli uomini che egli ama». Con questo ci vien detto che la parola di Dio, che sostiene il mondo e gli impone una direzione, è una parola fedele e alleata. Il diluvio e le forze della distruzione non avranno mai l’ultima parola. Prima del tumulto e delle contraddizioni della storia, ecco l’apparizione di Dio nella carne agli umili d’Israele (ma anche ai popoli in cammino) in una calma sublime che avvolge l’universo: egli regge imperturbabile il destino del mondo e della comunità. Gli uomini si agitano, ma non Dio.
La Nascita contiene una profezia che è visione di pace. La storia va da pace a pace: il peccato e l’idolatria degli uomini non possono infrangere questo disegno. Dunque serenità. La paura e lo scoraggiamento, oltre che mancanza di fede, sono cattivi consiglieri, perché accecano e disimpegnano. La parola di Dio suggerisce serenità e pazienza. Oggi, come sempre, il seme del Regno di Dio è presente. Cresce necessariamente, come necessariamente si apre alla vita un seme deposto nella terra. Un seme carico di avvenire.
Dunque vigilanza e coraggio: il coraggio di una proposta evangelica fiduciosa, il coraggio di sacrificarsi per valori che vengono costantemente trascurati, il coraggio di amare questo mondo anche se sfigurato dalla violenza e dal peccato, il coraggio di tentare ostinatamente di cambiarlo. «Ritorna il Natale, ed a chi lascia che il suo misterioso fascino lo invada par di rinascere» (Beato Paolo VI).
“Poche rose, tanti baci”, il nodo del rapporto padre-figlia nel romanzo d’esordio di Francesca G. Marone
In un romanzo che è la storia di una ricerca lunga una vita Francesca G. Marone ci racconta come dare a se stessi una nuova possibilità a partire dal dolore.
“Poche rose, tanti baci” è la storia di una figlia che non è stata, o non si è sentita, amata dal padre, e che cerca, combattendo anche con se stessa, di trovare il bandolo di una relazione bloccata in un intreccio pietrificato di sentimenti conflittuali. Francesca G. Marone analizza questa relazione nelle sue maglie più fini, utilizzando ogni ricordo utile, ogni dettaglio, senza fare sconti né al padre né alla figlia, in una prosa chiara e scorrevole, ma precisa e originale, regalandoci momenti di autentica rivelazione. Si tratta di un romanzo importante, denso, non inganni il titolo da “love story”. E’ una storia d’amore, naturalmente, ma dolorosa, che indaga l’autentica natura di questo sentimento, al di là di ogni facile illusione.
Tutte le relazioni parentali, o la loro assenza, sono tremendamente importanti nelle nostre vite e, all’interno di queste, la relazione padre-figlia costituisce un nodo fondamentale e tra i più difficili da sbrogliare. Molto sembra giocarsi sulle categorie di “presenza/assenza”. Chi non ha, direttamente o indirettamente, conosciuto famiglie in cui il padre “non c’è mai”, è “distratto”, non conosce/non si occupa dei problemi dei figli. Come scrive l’autrice “il sangue non mette al riparo dagli inciampi della vita, non è un’assicurazione per un sereno camminare insieme”.
Maria Giulia, la protagonista di questo romanzo, passa da un’infanzia in cui il padre è a volte presente ad un lungo periodo in cui il padre è totalmente assente, ufficialmente è costretto a trasferirsi a Praga per ragioni di lavoro. Vive la sua vita, si sposa, ha due figli, si separa mantenendo ben stretti nel suo cuore, intatti, la rabbia e il dolore che la ha causata. Se può evita di vedere il padre. Con lui non ha nessuna confidenza e apparentemente non ha nessuna intenzione di cambiare atteggiamento fino a che la malattia e, alla fine, la morte del genitore la costringe a guardare le cose da un altro punto di vista. Sbrigando delle commissioni in casa del padre trova delle lettere e scopre che quell’uomo freddo, distratto, incapace d’amore, ha invece amato qualcuno, una donna a Praga, nemmeno tanto bella, e Maria Giulia non si spiega perché proprio lei. Decide di andare a cercarla e va fino a Praga per conoscerla e, forse, capire. Non la incontrerà, ma quel viaggio le farà scoprire altri aspetti del padre e, anche, di se stessa. Ed è questo il punto: riuscire a spostare il punto di vista significa vedere nuove cose, rendendo possibile “ritoccare l’hard disk della memoria”.
Leggendo questo libro me ne è venuto subito in mente un altro, di genere diverso, “La ferita dei non amati”, dello psicanalista Peter Schellenbaum, che ha ormai una trentina d’anni. In quel libro mi imbattei per la prima volta nell’idea che la ferita originaria del non essere stati amati, o di essere stati amati “male”, può in definitiva diventare “il ventre dal quale veniamo generati molte volte”. Del resto è un genere di ferita che non si rimargina, non guarisce. Invece ci segna influenzando tutta la nostra vita, non è possibile prescinderne e tuttavia da questo dolore è possibile “rinascere”.
Il romanzo si sviluppa su un nodo evidentemente autobiografico (e quale buon romanzo non lo fa?). E’ in qualche modo la personale “lettera al padre” di Francesca G: Marone che, non a caso, rimase molto colpita da la “lettera al padre” di Kafka, tra le migliori descrizioni che esistono di un rapporto parentale disfunzionale.
Nel 2014 il manoscritto fu presentato al Premio Calvino col titolo “Lui così estraneo”, e guadagnò la segnalazione di merito “per il lacerante scandaglio di un’interiorità femminile”. Francesca G. Marone dice di essere “rimasta intimamente affezionata a quel titolo perché rappresentava il doloroso senso di estraneità che aveva preso in ostaggio la relazione fra un padre e una figlia, ma era un titolo che definiva anche l’essere estranei al sentimento dell’amore”.
Il libro è stato presentato alla libreria “Io ci sto” a Napoli il 17 u.s. da Federica Flocco, giornalista e scrittrice, e con letture di Alessandra Scotti.
Dice l’autrice: “Non era mia intenzione chiudere un cerchio con un atto consolatorio, neppure sul piano narrativo, ma raccontare la grande opportunità che la vita ci mette sempre dinanzi. Questo è ciò che ti è toccato vivere e non puoi cambiarlo, ma cosa intendi fartene per il tuo futuro? Io ne ho fatto una storia che mi auguro possa portare emozioni a coloro che vorranno leggerla.”
A me ne ha portate molte.
Natale, l’aiuto degli operai di Avio e Fiat: raccolti davanti alle fabbriche 2mila euro per “Legami di Solidarietà”
E’ attivo da oltre due anni il fondo di mutuo soccorso “Legami di Solidarietà”, istituito a Pomigliano dal prete operaio don Peppino Gambardella, parroco della chiesa madre di San Felice, dall’ex segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, e dall’associazione Libera. Ma il fondo, creato per aiutare disoccupati, precari e cassintegrati delle fabbriche, ha bisogno assoluto di essere incrementato per cui, complice il Natale imminente, sono scesi in campo centinaia di lavoratori dei grandi stabilimenti della zona, Fiat auto e Avio in testa. In poco tempo gli attivisti di Legami di Solidarietà, la cui sede si trova nella chiesa di San Felice, hanno raccolto davanti ai cancelli dei due impianti quasi 2mila euro. Con il decisivo aiuto degli operai è stato anche possibile preparare 40 pacchi dono da consegnare a chi ne ha più bisogno. « Che grande emozione – racconta don Peppino – per il fatto che è stata di gran lunga superata la soglia dei mille euro con i lavoratori dell’Avio e per aver raccolto diverse centinaia di euro alla Fiat di Pomigliano. L’esperienza – aggiunge il parroco – è stata completa: solidale,sindacale, umana e di cuore soprattutto. C’è stato un vero incontro di persone perché abbiamo potuto parlare, dialogare, illustrare , raccontare. Tra noi c’è stata un’intesa profonda ed un’aria serena con la presenza degli esponenti di tre sindacati. Insomma: una bellissima esperienza premiata dall’unità ». I volontari di Legami di Solidarietà sono stati anche davanti allo stabilimento lucano della Fiat auto di Melfi. Anche qui è stato possibile raccogliere danaro grazie, tra gli altri, all’aiuto del parlamentare Giovanni Barozzino, deputato nonché operaio proveniente proprio dall’impianto automobilistico dislocato nella provincia di Potenza.
La festa della “Natività” in una Italia che non fa più figli deve diventare il “segno” di una rivoluzione culturale e sociale.
La relazione tra Madre e Figlio nel quadro di Cagnacci. I teologi più importanti ammettono che la crisi demografica dell’Occidente è stata programmata dal capitalismo. La festa del Natale, sottratta al destino incombente di festa solo consumistica, può diventare il segno di tempi nuovi, in cui la giustizia sociale, la cultura del “giusto salario” e la tutela della dignità del lavoro e dei lavoratori – valori difesi da Giovanni Paolo II nelle sue encicliche – ricostruiranno l’ etica della famiglia e del “far figli”.
Vi risparmio il racconto dei problemi di attribuzione di questo quadro che Daniele Benati assegna con assoluta certezza a Guido Cagnacci, il pittore romagnolo vissuto nella prima metà del sec.XVII. La scena non è inusuale: drappelli di pittori si sono confrontati con il tema della “Madonna con Bambino”. Eppure Cagnacci lascia nel quadro i segni importanti di una lettura originale, a partire dalla fisionomia realistica sia di Maria che del Bambino. Notevole è il trattamento “nervoso”delle pieghe delle vesti, che sottolineano, per contrasto, l’intensità del silenzio e dell’espressione interrogativa della Madre e l’attenzione del Figlio: un’attenzione “sospesa”, come “sospeso” è il movimento delle braccia e delle gambe. Nelle mani del Bambino, disegnate e dipinte in modo magistrale, il pittore mette due significativi dettagli: il rosario e la rosa.Dopo Caravaggio, i temi religiosi vengono trattati dalla pittura italiana in una prospettiva che tiene conto della umanità dei personaggi e della “verità” talvolta naturalistica delle situazioni. E Cagnacci segue la tendenza, anzi per la qualità della sua tavolozza e per il suo temperamento che, tra l’altro, era sensibilissimo alla bellezza “fisica” delle donne, egli è incline ad accentuare i caratteri realistici dei personaggi. In questo quadro più che la Madonna e Gesù ci sono la Madre e il Figlio: più che il “mistero” teologico dell’Incarnazione Cagnacci ha voluto rappresentare il “mistero” terreno della Maternità, quella meravigliosa condizione per cui la Donna dà la vita, nel suo ventre, al Figlio, crea il presente e il futuro della Storia, contribuisce a perpetuare l’Umanità. A Cagnacci piacque immaginare che Maria vorrebbe portar via, per un momento, la rosa, simbolo del Sacrificio, e il rosario, per poter vedere nel bambino, e per un attimo, solo suo figlio.
Se il Figlio di Dio avesse voluto presentarsi sul palcoscenico della storia assumendo direttamente l’immagine e il corpo di un adulto, niente avrebbe potuto impedirlo. E invece Egli ha deciso di essere partorito, di avviare la Storia dalla culla. Egli ha voluto che la culla fosse una mangiatoia, e che a venerarLo accorressero, insieme ai Magi, i pastori. Ci dicono i teologi che ogni momento della Vita di Cristo è una “parabola”, è una lezione per l’eternità. Quando, nel 1981, Giovanni Paolo II decise di imprimere una svolta alla dottrina sociale della Chiesa e pronunciò, nella lettera enciclica “Laborem exercens”, un giudizio assai severo su certi aspetti del capitalismo, l’immagine di Cristo fanciullo che aiuta nel lavoro di falegname il padre Giuseppe venne letta come simbolo e consacrazione di quella dignità del lavoro e dei lavoratori che i “padroni” del sistema economico calpestavano con durezza. Dieci anni dopo, nell’ enciclica “Centesimus annus” il papa, nel definire l’elenco degli aspetti negativi dei nuovi modelli economico-finanziari, mise al primo posto l’attacco strategico ch essi conducevano contro i valori della famiglia. Oggi noi sappiamo che il papa e gli studiosi da cui egli aveva tratto suggerimenti e ispirazione avevano ragione.
Dunque, la Natività può essere letta e interpretata in una prospettiva nuova, a dimostrazione del fatto che inesauribile è il significato dei Vangeli e che sono straordinarie la forza e la chiarezza con cui parlano anche ai non credenti. Oggi i teologi più attenti ai problemi dell’etica sociale condividono totalmente la tesi degli studiosi che l’Occidente non fa figli per tre fondamentali ragioni tra loro saldamente connesse: i livelli di disoccupazione che gli strateghi del capitalismo vogliono alti, i salari ridotti, la cultura del tempo libero.
Già a metà degli anni ’90 un importante teologo, Mario Reina, notava che il capitalismo non accettava il principio del “salario famigliare”, del salario rapportato al numero dei figli e che il sistema degli assegni famigliari, adottato anche dall’Italia, era solo uno scialbo palliativo che non scioglieva nessuno dei molti nodi del problema. E’ superfluo aggiungere che c’è una stretta connessione tra la politica dei bassi salari, la strategia della riduzione della natalità e il fenomeno della immigrazione. Al di là di ogni valutazione politica, al di là della ridicola e ipocrita lettura che qualcuno dà del processo dell’integrazione dei migranti, al di là degli sproloqui sul razzismo che vengono fuori dalle bocche non controllate di certi parlatori a vanvera, la crisi della natalità è fatalmente crisi dell’identità, e non solo di quella collettiva, ma anche di quella individuale.
Nella interpretazione della festa della Natività l’Italia e l’Occidente sono giunti a un bivio. Di là c’è la strada che fa del “Natale”, definitivamente, una festa solo consumistica, un prolungato spettacolo di luci, di panettoni, di canzoni e di “cose” che i grandi magazzini offrono a prezzi ridotti; dall’altra c’è la strada che riscopre e tutela i valori sacri della Natività cristiana, in cui confluiscono anche i miti non cristiani dell’anno che finisce, della Natura che si è addormentata per risvegliarsi, del Bambino che libererà il mondo dalla minaccia della guerra e dalle tenebre del peccato. Questa seconda strada ci porta a capire che Cristo ha deciso di nascere dal ventre della Madre per dirci che la storia dell’uomo è anche storia di un processo per cui i beni creati da Dio diventano un “bene comune”, e per ricordarci che il fondamento della comunità universale è la famiglia, è il flusso della vita e dell’amore che passa dalla Madre al Figlio, e dal Figlio ai suoi Figli, senza interruzione. Ed è una “parabola” che parla al cuore anche di chi non crede.
17enne accoltellato a Napoli, fermato un minorenne
Un 15enne ritenuto responsabile di tentativo di omicidio è stato fermato dalla polizia, a Napoli, nell’ambito delle indagini sul ferimento del 17enne accoltellato alla gola ed in altre parti del corpo lunedì scorso in Via Foria.
Le indagini proseguono per individuare altri tre componenti della baby gang responsabile dell’aggressione. Decisive sono state le testimonianze del ragazzo ferito e di un altro giovane che era stato bloccato poco prima dal gruppo, le immagini di alcune telecamere e l’attività sul territorio delle forze dell’ordine.
Il 15enne fermato dalla polizia a Napoli con l’accusa di tentativo di omicidio nell’ambito delle indagini sul ferimento del 17enne accoltellato alla gola e al torace lunedì scorso non ”appartiene ad un contesto di clan e i suoi genitori sono incensurati”. A farlo sapere all’ANSA è Luigi Rinella, capo della Squadra Mobile.
”In base ai primi accertamenti – sottolinea Rinella – il ragazzo ha svolto il ruolo di ‘gancio’, sia nell’episodio del giovane fermato poco prima dell’aggressione al 17enne sia quando poi è stata la volta del minorenne ferito. Un ‘modus operandi’ semplice che consiste nell’avvicinare la vittima di turno, chiedere l’ora per accertare il possesso di telefonini ed altri oggetti di valore e poi agire, anche con violenza se necessario”. Le indagini proseguono per bloccare gli altri tre componenti della baby gang che ha agito in pieno giorno in Via Foria, strada solitamente affollata.
”Non mi aspettavo tante persone presenti materialmente alla manifestazione di protesta, ma neanche mi aspettavo il sostegno su altri piani” dice al TG1 il 17enne accoltellato nel pomeriggio di lunedì scorso a Napoli. ”Come mai? Come mai io?” si chiede dal letto dell’ospedale Arturo, colpito alla gola e al torace da una baby gang nella centrale Via Foria. E aggiunge: ”Non riesco ancora a comprendere, a elaborare”. ”Ricordo sensazioni, rumori, movimenti, ma non saprei come collegarli. Naturalmente, ho cercato di difendermi” aggiunge.
“Complimenti per l’ottimo lavoro investigativo della Squadra Mobile della Polizia di Stato e della Procura della Repubblica per i Minorenni”. Questo il commento del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris.
Somma Vesuviana, la CRI promuove iniziative solidali per il periodo natalizio
La sede CRI di Somma Vesuviana, sensibile e attenta alla lettura dei bisogni del proprio territorio, promuove una serie di attività per il periodo natalizio supportata dal sindaco, Salvatore Di Sarno e dall’amministrazione Comunale tutta.
Presenti con un punto sanitario e con attività di reclutamento sotto la tensostruttura montata in piazza Vittorio Emanuele III, i volontari non si sono fermati anzi hanno dato al Natale un’interpretazione solidale e formativa per i fanciulli del II Circolo di didattico e per i ragazzi della scuola media “San Giovanni Bosco”.
Ai fanciulli del II Circolo Didattico è stato presentato il progetto “I bambini aiutano i bambini”, un progetto di solidarietà e attenzione all’altro che non necessariamente è così lontano da noi. E’ stato chiesto ai bambini di riflettere sulla disomogeneità delle risorse e su quanto fosse semplice regalare un sorriso a chi è meno fortunato tramite il dono di dolciumi che il 20 dicembre us. sono stati ritirati dai nostri volontari e che saranno distribuiti durante l’arrivo di una Befana solidale il 4 gennaio nel cortile antistante la chiesa di Santa Maria del Pozzo.
Ai ragazzi della scuola media statale “San Giovanni bosco” è stato proposto il progetto “Botto e risposta”; i volontari, con la collaborazione della Protezione Civile “Cobra 2” e l’Arma del Carabinieri, hanno mostrato gli esiti di un uso sconsiderato dei botti illegali.
Partire dai più piccini per creare una coscienza, per cambiare la mentalità e così salvare vite, per fare della solidarietà, dell’attenzione all’altro un vero e proprio stile di vita è questo che i volontari della sede di Croce Rossa si propongono di fare; è questa la mission dei volontari della sede di Somma Vesuviana che non solo a Natale ma sempre cercano di commpiere.
Somma Vesuviana, i consiglieri Molaro e De Paola lasciano l’Udc
Dopo la nomina di Giuseppe Sommese a commissario cittadino, i due consiglieri eletti con l’Unione di Centro annunciano il loro addio al partito.
Luigi Molaro è l’ex segretario cittadino del partito, eletto nella lista Udc che ha appoggiato l’attuale sindaco Di Sarno in campagna elettorale. Appresa la notizia della nomina di Giuseppe Sommese, attuale presidente dell’assise pubblica ed eletto con la civica Siamo Sommesi, ha deciso di annunciare la sua uscita e quella del collega De Paola dal gruppo consiliare a mezzo stampa prima e con manifesti poi, prima ancora di comunicare la scelta in via istituzionale proprio a Sommese nel suo ruolo di presidente.
Ecco il testo della nota che ci è stata inviata dal consigliere Luigi Molaro:
«Cari concittadini, porgiamo i più sentiti e sinceri auguri di buone festività a tutti i sommesi e a quanti hanno preferito il simbolo dell’Unione di Centro alle amministrative 2017. Abbiamo tenuto in vita, nella città di Somma Vesuviana, il simbolo dello scudo crociato ed io, in qualità di Segretario, ho presentato con molta fatica la lista Udc che è stata premiata, dai voi elettori, con l’elezione mia e del consigliere Angelo De Paola in consiglio comunale, in sostegno del Sindaco Di Sarno.
Oggi, nell’apprendere il commissariamento di tale partito, ci preme l’obbligo di informarvi che è nostra viva intenzione non rappresentare più tale simbolo di partito in consiglio comunale. Prima di comunicarlo ufficialmente agli organi istituzionali, abbiamo voluto informare voi, amici e cittadini».
La nota, scritta a penna e che diverrà probabilmente un manifesto, porta la firma di Luigi Molaro e di Angelo De Paola, consiglieri comunali che a questo punto dovranno scegliere un simbolo di partito o costituire un gruppo misto in assise.
Somma Vesuviana, il presidente del consiglio comunale Giuseppe Sommese nuovo commissario Udc




