Napoli, giornate in ricordo di Giuseppe Galasso

Si terranno il 19 e il 20 marzo le Giornate in ricordo di Giuseppe Galasso organizzate dall’Università degli Studi di Napoli Federico II. Gli incontri si apriranno lunedì 19 marzo 2018, alle 15.30, nell’Aula Magna Storica dell’Ateneo, in corso Umberto I, 40, con i saluti di Gaetano Manfredi, Rettore della Federico II, e di Fulvio Tessitore, Guido Trombetti e Massimo Marrelli, Rettori Emeriti dell’Università federiciana. Seguiranno gli interventi di Luciano Fontana, Direttore del Corriere della Sera, e di Anna Maria Rao, Professore di Storia Moderna della Federico II. Martedì 20 marzo alle 11, nell’Aula Magna dell’Accademia Pontaniana, in via Mezzocannone, 8, la giornata si aprirà con i saluti di Arturo De Vivo, Prorettore dell’Università Federico II. Seguiranno gli interventi di Paolo Macry, Professore di Storia Contemporanea della Federico II, e di Maurice Aymard, Directeur d’études École des Hautes Études en Sciences Sociales. Terrà le conclusioni la Professoressa Rao. Giuseppe Galasso ha dato lustro all’Università Federico II non solo come docente e come storico di livello internazionale, con tanti riconoscimenti in Italia e all’estero, ma anche come maestro di giovani studiosi, che alla sua scuola si sono formati e ne hanno continuato l’insegnamento in varie università italiane. Ha dato l’immagine più alta della storiografia italiana, basata su un colloquio assai fitto non solo con le fonti e con gli storici contemporanei, ma anche con quelli che già a partire dal Cinquecento hanno prefigurato il principio crociano della contemporaneità della storia. Ciò che comunque ne ha fatto uno studioso unico nel panorama della cultura italiana, e non solo di quella storica, è stato l’impegno assiduo, reso possibile anche da una prodigiosa capacità di lavoro, nel cercare di capire le origini dei problemi del Mezzogiorno e di contribuire ad individuarne le soluzioni, assumendo la responsabilità di prestigiose istituzioni culturali e incarichi di governo a livello locale e nazionale, da cui è scaturita l’unica legge organica per la tutela del paesaggio italiano che porta giustamente il suo nome. È stato inoltre un intellettuale che ha saputo trovare ascolto anche al di fuori del mondo della cultura, anticipando quella che ora si chiama Terza missione dell’Università, di cui può essere considerato a pieno titolo un antesignano.

Glaucoma: rischi in vista

Domenica 18 marzo 2018, tutti i cittadini potranno sottoporsi a check up oculistici gratuiti grazie ad una unità mobile oftalmica della sezione territoriale di Napoli dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti, che sarà presente a Napoli in Largo Berlinguer (Nei pressi della stazione della metropolitana di Toledo dalle ore 9 alle ore 13. Grazie alla collaborazione di oculisti esperti, verranno effettuati screening oculistici gratuiti finalizzati a prevenire il glaucoma, una malattia oculare che è considerata “il ladro silenzioso della vista”. Esso può colpire senza dare alcun sintomo e, se non trattato, provoca il restringimento del campo visivo sino all’ipovisione o alla cecità; infatti, come afferma Mario Mirabile attuale presidente della sezione UICI partenopea, “è la prima causa di disabilità visiva irreversibile al mondo con 55 milioni di persone, che ne sono affette”. Il più delle volte è associato a una pressione oculare troppo alta che causa danni irreparabili al nervo ottico. L’iniziativa è organizzata in collaborazione con la IAPB Italia ONLUS e con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Napoli.

Somma Vesuviana, i consiglieri di opposizione: «L’imparzialità del Mediano non è in discussione».

In merito alle accuse di parzialità, fatte recapitare tramite richiesta di rettifica e richiesta di «eliminazione» dell’articolo a firma di Daniela Spadaro pubblicato questa mattina, sabato 17 marzo 2018, riceviamo e pubblichiamo una nota dell’opposizione consiliare. I partiti di opposizione presenti in Consiglio Comunale (Forza Italia, Allocca per Somma, Forza Somma, L’Aurora, Ripartire si può – Rianna Sindaco) esprimono incondizionata solidarietà alla testata giornalistica Il Mediano, al suo direttore Carmela D’Avino e alla redazione tutta, riconoscendole imparzialità, in tutti i casi, in ogni circostanza, sempre e comunque. I consiglieri ricorrenti al Tar si riservano di visionare il video della seduta consiliare e di formulare ulteriori precisazioni in merito, nel frattempo si dolgono che si provi ad esercitare la censura, facendo pressioni sui giornalisti brandendo annunci di querela per diffamazione che, stante la cronaca puntuale, riteniamo del tutto infondati.  

Somma Vesuviana, “bilancio illegittimo”, sindaco e consiglieri chiedono rettifica al Mediano tramite i loro legali

Riceviamo e pubblichiamo, dallo studio legale Guida, la richiesta di rettifica ex art. 8 L.47/1948 riferita all’articolo “Somma Vesuviana, l’opposizione fa ricorso al Tar: “Bilancio illegittimo” E la maggioranza lo approva per la seconda volta”, pubblicato su questa testata oggi 17 marzo 2018 a firma della giornalista Daniela Spadaro. Adempiamo alla richiesta di pubblicazione ma, visti i termini della stessa richiesta (censura rispetto al resoconto giornalistico con pretesa di eliminazione), esplicitiamo i nostri convincimenti con, in coda al documento indirizzato al direttore Carmela D’Avino, la replica della cronista Spadaro, condivisa punto per punto dal Mediano.it Al Direttore Responsabile Sig.ra Carmela D’Avino  Richiesta di rettifica ex art. 8 L.47/1948 Richiesta di rettifica ex art. 8 L.47/1948 Le scrivo nell’interesse del Sindaco del Comune di Somma Vesuviana e dei Consiglieri di maggioranza, per richiedere la immediata rettifica del Titolo e del Contenuto dell’articolo apparso stamane 17.03.2018 a firma Daniela Spadaro  sulla testata on line “ilmediano.com”  da lei diretta e recante il titolo “Somma Vesuviana, l’opposizione fa ricorso al Tar: «Bilancio illegittimo». E la maggioranza lo approva per la seconda volta”, in quanto recante notizie inveritiere e diffamatorie. Di fatti, fermo l’uso scorretto del termine “illegittimo” nel titolo ed il correlato e  pervicace riferimento ad una approvazione contra legem del bilancio (che potranno essere oggetto di valutazione nelle sedi giudiziarie), l’articolista descrive una notizia non corrispondente alla verità, in quanto: –             Il ricorso al TAR Campania non è in alcun modo avverso il Bilancio di Previsione o la delibera, bensì alle presunte lesioni del diritto d’ufficio dei consiglieri di minoranza; –             Il TAR, rispetto a tale procedura, non ha alcun potere di annullamento ma semplicemente può disporre la rimozione eventuali vizi procedurali attraverso la ripetuta approvazione del Bilancio. –             L’Ente, sul punto,  ha anticipato tale procedimento attraverso la Convocazione del Consiglio comunale seguendo una consolidata giurisprudenza ( CdS – Sez.V 2.4.4.2013 n. 2394, 16.10.1997 n. 2278). Di conseguenza l’articolo pubblicato lede pesantemente l’immagine del Comune di Somma Vesuviana  in quanto descrive in modo del tutto parziale e con evidenti errori sul piano logico, giuridico e processuale, la dinamica e le ragioni (dichiarate nel ricorso) che hanno portato alcuni consiglieri di opposizione a ricorrere al TAR. Inoltre, l’articolo, mancando completamente d’imparzialità, determina una lesione nell’immaginario comune non solo dell’Ente ma anche del suo comparto politico, in primis Giunta Municipale e Sindaco determinando come effetto secondario una perdita di credibilità dell’Azienda comunale verso tutti gli stakeholders tra cui, fornitori, potenziali fornitori, cittadini, altri enti sovraordinati e potrebbe influenzare l’opinione pubblica nel giudicare negativamente l’operato dell’Ente. Per queste, ragioni lo scrivente invita il direttore responsabile e la redazione a rimuovere l’articolo ed il titolo palesemente diffamatorio, o  rettificarne e ad horas il contenuto, in mancanza si provvederà ad adire l’autorità giudiziaria competente con richiesta di sanzione e risarcimento. Avv. Giuseppe Guida Risponde, in totale accordo con il direttore responsabile della testata Il Mediano.it, la giornalista Daniela Spadaro La pubblicazione di una rettifica è un atto dovuto. In questo caso specifico non si comprende però cosa si voglia rettificare. Il titolo? La parola «illegittimo» riferita a «Bilancio», che compare nel titolo dell’articolo in oggetto, è doverosa per raccontare un fatto di cronaca politica: i consiglieri di opposizione hanno presentato ricorso ritenendo – citiamo da testo del ricorso presentato al Tar – «la deliberazione illegittima». Non è un’opinione del giornalista, è un mero riportare l’opinione dei ricorrenti e dei loro legali. Quanto alla parzialità che ci viene attribuita, ci riserviamo le tutele del caso. Peraltro, tolto il riferimento al ricorso (che è LA NOTIZIA oggetto dell’articolo), nel testo compaiono solo e soltanto – fatti così salvi gli equilibri di cronaca –  le dichiarazioni rese in consiglio comunale da esponenti della maggioranza, letterali finanche nelle punteggiature «verbali». Troviamo poi, e parlo a nome del direttore e della redazione della testata, assolutamente fuori luogo e al di là di ogni logica la richiesta di rimuovere l’articolo. Una pretesa censoria che lede pesantemente non solo il diritto di cronaca ma pure il diritto di critica che è nelle prerogative di un giornalista. Vorremmo qui ricordare non solo l’articolo 21 della Costituzione Italiana, ma anche la giurisprudenza che ha dettagliatamente elaborato i limiti di operatività del diritto di cronaca, vale a dire le condizioni affinché un eventuale reato di diffamazione sia ben lontano dalla realtà dei fatti: a) interesse pubblico della notizia; b) fatti narrati rispondenti a verità; c) esposizione dei fatti serena e corretta. Non possiamo altresì esimerci dal rammentare la ratio del diritto di critica, che si traduce nella libertà di esprimere giudizi, valutazioni, opinioni basate sul requisito della verità, con l’unico limite di non spingersi ad arrivare all’offesa. In più, rispetto alla critica politica e sindacale nell’ambito della cronaca, il limite della continenza si intende in maniera parecchio più ampia ed ha il solo limite di non risolversi in gratuiti attacchi personali.  Indi, laddove si ritenga che le valutazioni, mere esposizioni di fatti oggettivi e mere riproposizioni di dichiarazioni rese in seduta pubblica, siano offensive o minimamente rasentino l’offesa, siamo qui. Non solo pubblichiamo la “rettifica” (che non a caso mettiamo tra virgolette) ma, nel caso di eventuali azioni giudiziarie che intendano censurare la libertà e il diritto di cronaca e di critica, saranno le sedi competenti a valutare ed eventualmente giudicare. Peraltro, negli appunti di natura tecnica mossi dal legale, non ritroviamo corrispondenza nell’articolo: di annullamento del bilancio è stata fatta richiesta dai consiglieri, nessuno ha mai scritto, tanto meno noi, che spetterebbe al Tar. Difatti ogni ipotesi riportata è riferita esclusivamente al testo del ricorso firmato dai sei consiglieri.  Per avvalorare tale convinzione, invitiamo i cittadini a farsi liberamente un’idea riguardando il contributo video della seduta di consiglio comunale, (fonte Laprovinciaonline) la cui parte “incriminata” condividiamo sulla pagina facebook di Ilmediano.it,  potranno così comprendere che il resoconto giornalistico dei fatti è non solo super partes ed estremamente corretto, ma finanche «addolcito» e sfrondato da affermazioni, quelle sì nelle intenzioni diffamatorie, ai danni di terze persone. https://vimeo.com/260560982

Somma Vesuviana, l’opposizione fa ricorso al Tar: «Bilancio illegittimo». E la maggioranza lo approva per la seconda volta

Bilancio di previsione due volte in consiglio, ieri per “sanare” l’errore commesso il 29 dicembre quando si rifiutò il rinvio chiesto dalla minoranza pur se la relazione dei revisori dei conti era pervenuta soltanto il mattino stesso. Su questa base, ritenendo il documento illegittimo, sei consiglieri di opposizione (Piccolo, Rianna, Di Pilato, Piscitelli, Parisi, Allocca), hanno proposto ricorso al Tar assistiti dall’avvocato Orazio Abbamonte. Quando il 29 dicembre scorso arrivò in consiglio comunale il bilancio di previsione, assessore competente e maggioranza espressero soddisfazione per i tempi celeri, per le possibilità che approvare il documento entro il 31 dicembre avrebbe aperto, per il buon lavoro fatto da delegato, commissioni e compagnia. Tutti si scagliarono contro l’opposizione che decise di lasciare l’aula, parlando di «spettacolo indecente», e il presidente Giuseppe Sommese bollò come irricevibile la proposta di rinvio avanzata dalla minoranza. Proposta motivata dalla violazione dei termini di legge (e di regolamenti) nel fornire tutti gli atti ai consiglieri: tra l’altro, il parere dei revisori dei conti arrivò lo stesso giorno della seduta di assemblea pubblica e, considerando che si tratta di un documento fondamentale, attraverso cui ciascun consigliere viene messo nelle condizioni di rendersi conto appieno dei contenuti del bilancio e di eventuali criticità, la normativa vigente stabilisce un termine congruo per consentire di presentare eventuali emendamenti. In pratica, dal 29 dicembre 2017, sarebbero dovuti trascorrere otto giorni prima di portare in aula il documento finanziario. Non fu così, la maggioranza ignorò le proteste dell’opposizione, li tacciò di aver «abbandonato la città, non solo l’aula» e si approvò da sola il bilancio. Ma qualcosa non deve aver funzionato nella tesi portata avanti dalla compagine che sostiene il sindaco Di Sarno, perché se avessero avuto ragione il 29 dicembre, il bilancio non sarebbe dovuto tornare – così com’era tolto un nuovo emendamento proposto dall’assessore Irollo – ieri pomeriggio, 16 marzo 2018 – nell’aula consiliare di Palazzo Torino. Il fatto è che, nel frattempo, i consiglieri di opposizione Pasquale Piccolo, Salvatore Rianna, Lucia Di Pilato, Celestino Allocca, Vincenzo Piscitelli e Umberto Parisi hanno presentato ricorso al Tar ritenendo «illegittimo» il documento finanziario e rivolgendosi agli avvocati Orazio Abbamonte e Angelo Carbone. Mancano al ricorso le firme di tre componenti la minoranza: Antonio Granato (fu proprio lui, paradossalmente, a chiedere il rinvio del bilancio il 29 dicembre), Pasquale Di Mauro e Salvatore Granato. Il Tribunale Amministrativo Regionale non si è ancora espresso in merito ma a Palazzo Torino non se ne sono stati con le mani in mano. E non hanno mica ammesso che ci fosse qualcosa che non andava la scorsa volta, no. Per tutta risposta, come se non fosse accaduto nulla e si trattasse di un mero adempimento, il consiglio comunale è stato riconvocato e la sola maggioranza ha «confermato» il bilancio votato a dicembre senza alcuna variazione di entrata e/o uscita. E i consiglieri di opposizione hanno lasciato l’aula prima del voto e non senza prima aver letto le proprie motivazioni: un bilancio illegittimamente approvato, il conseguente ricorso al Tar e l’unica possibilità che, stando al parere dell’amministrativista Orazio Abbamonte («tale Abbamonte» lo ha definito il consigliere Nocerino), di sanare la questione, vale a dire l’annullamento d’ufficio della precedente approvazione e un nuovo iter di approvazione che lasci liberi i consiglieri di proporre i propri eventuali emendamenti senza essere prescritti da dispositivi di spesa già adottati. Il giudizio sulla vicenda è rimesso al Tar, certo. Ma non solo, diremmo. Non è parva res, non è piccola cosa, la questione. Qualunque siano le motivazioni dei consiglieri che hanno proposto ricorso, perché su una cosa ci si deve capire. O avevano ragione, oppure no. O il bilancio era illegittimo dopo l’approvazione del 29 dicembre, o no. E se non lo era, perché riportarlo in consiglio comunale? Di fatto, è stato lo stesso assessore Irollo, nel suo intervento, a confermare il fulcro stesso del ricorso, finendo per scaricare la responsabilità sui revisori dei conti del Comune. L’assessore, difatti, ha ben spiegato le valide motivazioni alla base della volontà insita nel varare un previsionale entro il 31 dicembre. Perché, peraltro, parole sue «I revisori hanno più volte contestato, senza cognizione di causa, variazioni di bilancio – ha detto Irollo – e paradossalmente gli stessi revisori hanno poi rilasciato in ritardo il parere, causando quanto meno in parte il ricorso dell’opposizione». Una cosa, vivaddio, che non si poteva certo non sapere il 29 dicembre scorso. Sulle posizioni politiche però, la faccenda è diversa. Le visioni sono diverse. Il giudizio di cui dicevamo sopra può essere diverso e distante. Perché la maggioranza – ieri sera alquanto sul piede di guerra – non potendo contestare i fatti, cioè i ritardi – ha contestato le motivazioni. L’assessore Irollo ha ricordato che l’aula del consiglio comunale è sovrana, deprecando il ricorso a tribunali sia pur amministrativi (che pure esistono per questo, ndr) e ha definito l’opposizione di tal fatta assai poco costruttiva, ricordando per giunta che nemmeno questa volta sono pervenuti emendamenti (altra cosa assai ovvia, giacché i ricorrenti, considerando il bilancio illegittimo, laddove avessero proposto emendamenti lo avrebbero di fatto legittimato). Ma è stato il consigliere Peppe Nocerino ad andarci più pesante, definendo uno dei ricorrenti, senza farne il nome, il «capobanda che è andato a portare tremila euro ad un avvocato di Napoli» e aggiungendo che «più che strateghi li definirei ignoranti, la verità è che non sono in grado, non hanno le capacità per amministrare o apportare migliorie ad un bilancio». Dopodiché, approvato l’emendamento di Irollo, l’aula ha dato il placet anche al bilancio. Di nuovo. Nell’attesa degli esiti del ricorso al Tar, posto che – stando all’intervento del consigliere Auriemma – il «vulnus» sarebbe a questo punto sanato. Un punto sul quale la minoranza non concorda per nulla. E nemmeno, parrebbe, il «tale avvocato di Napoli». Il Tar, al momento, non si sa.                                                    

Discarica Curcio, bonifica bloccata ad Acerra: sparite le carte

Il 18 febbraio scorso, grazie a un’ordinanza del Comune fortemente voluta dagli ambientalisti, i proprietari del grande terreno di contrada Curcio in cui è stato sotterrato di tutto hanno dato il via alla rimozione dei rifiuti sversati nel sottosuolo circa trent’anni fa. Poi però la bonifica si è bloccata sul nascere. Le ruspe hanno fatto solo qualche buco nell’appezzamento. Niente di più. Motivo dell’impasse: manca il piano di caratterizzazione, vale a dire lo strumento con cui sarà possibile agire a norma di legge per rimuovere gli scarti tossici. Gli ecologisti sostengono che il piano sarebbe addirittura sparito. “Alla Regione e al Comune non c’è – afferma Alessandro Cannavacciuolo – a questo punto credo che debbano cercarlo al ministero dell’Ambiente”. Interpellato sull’argomento l’assessore comunale al ramo, Cuono Lombardi, ha detto che si occuperà dell questione lunedi prossimo in quanto nel frattempo è stato bloccato da problemi familiari. Su contrada Curcio le indagini della Sogin e dell’Anpa, l’Agenzia nazionale per l’ambiente, risalgono al 1993. Rilevarono la presenza sotto un campo coltivato molto esteso, trentamila metri quadrati circa, nell’immediata periferia residenziale di Acerra, di fusti metallici con all’interno diluenti cancerogeni e letali come il tricoloroetilene e il tetracloroetilene. La messa in sicurezza e la bonifica dell’area fu poi affidata alla Jacorossi, società pubblica che fallì e che quindi non fece più il risanamento. Da allora sono trascorsi venticinque anni di silenzi e omissioni. Fino al 18 febbraio, quando la società privata incaricata dai proprietari dell’appezzamento ha portato le sue ruspe sul posto per dare il via allo scavo. E’ stata la prima volta per Acerra. Finora qui non si era mai scavato per rimuovere le sostanze rilevate attraverso anni di carotaggi, perlustrazioni con il metal detector, fotografie aeree e satellitari ai raggi infrarossi.

Alcuni potenti della politica italiana, e non solo, si chiamano Matteo. Se è un segno del destino, che segno è?

Nomen omen: nel nome c’è il destino.  Il significato di Matteo, che è il nome di Renzi, di Salvini, di Richetti, di Orfini, e di un siciliano che politico non è, ma è potente assai.San Matteo “vocato” da Cristo nel quadro di Caravaggio.  Il significato del nome “Silvio”  e del nome “Paolo”.  Fausti per l’Italia sono i significati dei nomi di Di Maio, di Di Battista, di Casaleggio. Ma nessun nome ci spinge ad aver fiducia quanto “Sergio”, il nome del Presidente della Repubblica.   Matteo Renzi, che potente lo è ancora, nonostante le dimissioni, Matteo Salvini, che ha nelle sue mani il destino del centrodestra, Matteo Richetti, portavoce del PD e amico fidatissimo di Renzi, Matteo Orfini, che del PD è presidente: è certamente un caso, che questi potenti si chiamino Matteo, ma i Latini dicevano che “nomen est omen”, nel nome che portiamo c’è già un segno del destino. C’è chi ha tentato di fare lo spiritoso su una cosa così seria, e ha osato collegare il nome a “matto”: il che non è, ovviamente. “Matteo” è un nome ebraico, e significa, in ebraico, “dono di Dio”: e dunque faremo una cosa buona e giusta, se incominceremo a persuaderci che i protagonisti della politica che portano questo nome siano stati scelti, oltre che dagli elettori, anche dai segreti disegni della Provvidenza. Sono stati chiamati: hanno la “vocazione” per il bene comune. San Matteo fu un apostolo, e scrisse uno dei quattro vangeli. Prima di diventare apostolo, era un pubblicano, un esattore delle imposte: apparteneva, insomma, alla categoria più odiata non solo dagli Ebrei, ma da tutti i popoli sudditi dell’Impero Romano. Un giorno Cristo lo chiamò: “seguimi” gli disse, e lui lo seguì, lasciando il banco dell’esattore usuraio. Nel dipingere la scena Caravaggio immaginò che Matteo si meravigliasse di essere “chiamato” da Cristo: e perciò il barbuto esattore volge verso sé stesso l’indice della mano sinistra, “ma ce l’hai con me, stai chiamando proprio me?”. E Cristo, che non ha tempo da perdere, inarca la mano destra, e gli ripete: “Sì, proprio te”. Quella mano inarcata da un impulso psicologico è un magistrale dettaglio: ricorda, nel disegno, certe mani michelangiolesche della Sistina. Mentre l’esattore ebreo, consapevole della sua storia personale, si meraviglia di essere “chiamato”, i Matteo della politica italiana si meraviglierebbero del contrario, se non fossero “vocati”: così grande è il loro desiderio di mettersi al servizio della Nazione.  Più lievi e meno impegnativi, ma solo nell’apparenza, sono il nome e il cognome di Paolo Gentiloni: la “gentilezza” del cognome, pur in parte storpiata dall’accrescitivo, trova una corrispondenza in “ Paolo”, “Paulus”, che suggerisce l’idea di un’entità piccola e giovane, ma ispirata, tenace, e capace di conquistare la prima fila partendo dalle retrovie. Anche Di Maio, capo dei pentastellati, ha un nome benaugurante: Luigi, Ludovicus, Ludwig, viene dall’epica sassone, e significa “guerriero glorioso”. Ritenevano i pensatori medioevali che chi portava questo nome fosse capace di guidare il suo sguardo e il suo ingegno oltre le apparenze, e dunque di cogliere la sostanza vera delle cose: un capo del governo che abbia questa filosofica sapienza sarebbe per l’Italia un vero e proprio Salvatore.I nomi dei pentastellati che contano sono tutti fausti: Di Battista si chiama Alessandro, bellissimo nome greco, che significa “colui che difende i suoi cittadini”, e mi pare che alle parole corrispondano i fatti: questa coerenza vale anche per il sig. Casaleggio, che si chiama Davide, “l’amato”: e non possiamo non pensare al vincitore di Golia, che divenne re:  i “pentastellati” fin dal primo momento hanno garantito che i loro nemici sono i rozzi e fragili giganti accampati da anni sulla scena della politica italiana. Pare che non sia facile trovare un significato politico nel nome “Silvio”: i maligni e i cafoni potrebbero, tutt’al più, ricordare che “silvio”, “colui che abita nei boschi”, era uno degli epiteti affibbiati al dio Pan, che si nascondeva nei boschi, dietro le siepi, per tendere agguati alle ninfe belle, giovani e appetitose. Io non apprezzo questi ricami allusivi e mi limito a ricordare che Silvio si chiamò il figlio di Enea, e cioè colui che fu il “padre” e l’ ”inizio” di una storia che avrebbe creato Roma: e Silvia, Rea Silvia, si chiamò la madre di Romolo e Remo. Pensavo a tutto questo, mentre l’altra sera, nel salotto della Gruber, qualcuno non escludeva che il dott. Berlusconi si candidasse alla Presidenza della Repubblica. Se fossi cafone e maligno, direi che il dott. Berlusconi dà tanto spazio all’on. Brunetta, perché gli piace il suo nome, Renato, “colui che rinasce”.  Il Presidente della Repubblica in carica si chiama Sergio, nome che viene da una radice latina,”ser”, e significa “colui che difende, che custodisce”: e ditemi voi se c’è un nome più adatto per un Capo dello Stato. Non posso chiudere l’articolo senza ricordare che Matteo è anche il nome di Messina Denaro, l’inafferrabile siciliano che molti considerano il capo assoluto della mafia. A rigor di termini, non è un politico, ma è certamente un potente, un potente vero:  non è un azzardo pensare che, se si candidasse in una qualsiasi tornata elettorale, sarebbe certamente eletto.  Matteo Messina Denaro è un europeista convinto: per rendersene conto è sufficiente considerare la massa dei contributi della Comunità europea che la mafia gestisce, direttamente  o indirettamente, nell’agricoltura, negli appalti dei lavori pubblici, nell’accoglienza dei migranti. Quanto “pesa” il convinto europeismo del crimine organizzato?

Il Comune di San Giuseppe Vesuviano promuove “La settimana della legalità 2018”

    Gli eventi dal 19 al 23 marzo, in occasione del gemellaggio con il Parlamento della Legalità Internazionale Il Comune di San Giuseppe Vesuviano, in continuità con il Protocollo di intesa sottoscritto nel 2016 con il Parlamento della Legalità Internazionale, promuove, dal 19 al 23 marzo 2018, la “Settimana della Legalità”: un ciclo di eventi in cui saranno coinvolti prevalentemente gli studenti delle scuole cittadine. In questi anni, studenti ed uomini del mondo ecclesiale e della società civile hanno contribuito positivamente alla crescita ed alla conoscenza del centro studi del Parlamento della Legalità Internazionale, dando vita a iniziative culturali in diverse regioni d’Italia. Iniziative cui hanno preso parte anche numerosi Enti, tra cui, dal 2016, anche il Comune di San Giuseppe Vesuviano. Lunedì 19 marzo, in occasione della festa religiosa del Santo Patrono, gli aderenti al Parlamento della Legalità Internazionale prenderanno parte, insieme all’amministrazione comunale ed ai componenti del Forum dei Giovani di San Giuseppe Vesuviano, alla processione in onore di San Giuseppe. Martedì 20 marzo, una delegazione di studenti parteciperà all’incontro sul tema della legalità presso l’Istituto Comprensivo “Mercogliano – Guadagni” di Cimitile e di pomeriggio, alle ore 18:30, la FI.DA.PA. – BPW ITALY, sezione locale di San Giuseppe, ospiterà un incontro culturale con il prof. Nicolò Mannino, presidente del Parlamento della Legalità Internazionale. Momento centrale del ciclo di incontri, sarà l’evento che si svolgerà il giorno mercoledì 21 marzo 2018, alle ore 9:30, presso la Sala Consiliare del Comune di San Giuseppe Vesuviano. Nel corso del predetto incontro, a cui parteciperà, tra gli altri, il prof. Nicolò Mannino, presidente dell’associazione, insieme ad una delegazione di studenti aderenti, verrà istituita presso il Comune di San Giuseppe Vesuviano la “Ambasciata della Legalità” del Parlamento della Legalità Internazionale. Nella serata di mercoledì 21 marzo, poi, il Castello Mediceo di Ottaviano, divenuto luogo simbolo della lotta alla criminalità organizzata, ospiterà, alla presenza delle autorità locali, il “Gran Galà della Legalità”. Giovedì 22 marzo, invece, i giovani aderenti all Parlamento della Legalità Internazionale incontreranno gli studenti dell’Istituto Comprensivo “Giordano Bruno” di Nola. Venerdì 23 marzo, infine, la Sala Consiliare del Comune di San Giuseppe Vesuviano, alle ore 10:00 ospiterà un incontro pubblico in cui saranno rappresentate, alla presenza di Vincenzo Catapano, sindaco di San Giuseppe Vesuviano, le conclusioni di quanto vissuto nel corso dell’intera settimana. Alle 11:30, poi, la delegazione andrà in visita all’I.S.I.S. “L. De’ Medici” di Ottaviano. “Siamo orgogliosi del fatto che il Parlamento della Legalità Internazionale, con cui il Comune di San Giuseppe Vesuviano ha sottoscritto un protocollo di intesa nel 2016, abbia deciso, con la nostra collaborazione, di concentrare una serie di eventi sul nostro territorio, attirando l’attenzione sulla necessità di continuare a combattere, con ogni strumento, la criminalità organizzata – sottolinea Almerinda Giordano, assessore alla legalità – gli eventi di cui ci siamo fatti promotori interesseranno le scuole non solo di San Giuseppe Vesuviano, ma di vari Comuni, per fare rete e costruire intorno a noi, in maniera incisiva, una diffusa cultura della legalità”.  

Riforma del terzo settore, se ne parla a Cimitile

“Riforma del terzo settore: orientarsi al cambiamento”, è il titolo della tavola rotonda che si terrà martedì 20 marzo alle 19 a Cimitile, nella sede dell’associazione “Genitori del Sud” al corso Umberto I. L’evento è promosso dal Forum del Terzo Settore dell’agro nolano, dal Csv Napoli (Centro di servizio per il volontariato), dal Movi (Movimento di Volontariato Italiano) e dal progetto Strade nuove in rete. Introdurrà Francesco Spera, portavoce del Forum del Terzo Settore dell’agro nolano. Interverranno Lucianna Napolitano Bruscino (assessore alle politiche sociali del Comune di Nola), Giovanna Mirra (assessore alle politiche sociali del Comune di Castello di Cisterna), Nicola Caprio (presidente del Csv Napoli), Alfonso Gentile (presidente Mo.vi. Napoli), Rodolfo Matto (Mo.vi. Napoli), Diego Simonelli (Csv Napoli). L’appuntamento, rivolto a tutte le associazioni dell’agro nolano, costituisce un momento di incontro per approfondire le implicazioni e l’impatto della nuova riforma del terzo settore sul futuro delle tutele sociali e sulle possibilità di partecipazione dei cittadini.

Boscoreale, arti cimiteriali redatti in forma privata

La Giunta comunale ha approvato nuove procedure per gli adempimenti amministrativi connessi con le concessioni cimiteriali di loculi e cellette ossari. Tali atti d’ora in poi saranno redatti in forma di scrittura privata non autenticata. “Tale procedura – spiega Antonio Di Somma, assessore al cimitero – permette di raggiungere due obiettivi: la semplificazione e lo snellimento delle procedure amministrative e un consistente risparmio economico, di circa duecento euro, per ognuno degli ottocento cittadini assegnatari di loculi e cellette ossari”. “La nostra – commenta il sindaco Giuseppe Balzano – è stata una decisione organizzativa di sostegno agli utenti per non gravarli di ulteriori costi in un momento di crisi economica che attanaglia tutti.