Un’iniziativa per dire no al bullismo, scoraggiare questo tipo di comportamento e tutelare le vittime. Anche la sede di Pollena Trocchia aderisce all’attività di sensibilizzazione e informazione promossa dalla Croce Rossa Italiana in occasione della Giornata contro il Bullismo. L’appuntamento è per domenica mattina in Piazza Amodio, a partire dalle ore 10 e fino alle 13. Scopo dell’evento è sensibilizzare tutta la popolazione, e in special modo la fascia giovanile, a non assumere atteggiamenti offensivi verso i più deboli. Per l’occasione i volontari della Croce Rossa locale al centro della piazza allestiranno un gazebo che tratterà il tema del bullismo attraverso un percorso di informazione lungo tre direttrici fondamentali: modi di manifestazione del bullismo; il bullo e la vittima; l’aiuto della famiglia e delle istituzioni. Sarà anche esposto e illustrato un decalogo da seguire nel caso si sia vittima di bullismo. Infine, sarà dato spazio a un brainstorming: al gazebo sarà infatti presente un cartellone con al centro la parola “bullismo” e ogni persona contattata dovrà scrivere la prima cosa che le verrà in mente su questo tema. “Quella della lotta al bullismo è una tematica, purtroppo, di grande attualità ed è importante che oltre che nelle scuole se ne parli nelle piazze, in modo tale da raggiungere quante più persone possibile: bambini, giovani e loro genitori. Per questo accogliamo con favore l’iniziativa della Croce Rossa locale e invitiamo i nostri concittadini a partecipare” ha detto il Sindaco di Pollena Trocchia, Carlo Esposito. “Come Croce Rossa siamo sempre pronti ad aiutare gli altri, soprattutto i più deboli. Per questo abbiamo sposato con entusiasmo questa attività di sensibilizzazione che speriamo di poter portare poi anche all’interno delle scuole del territorio. Ringraziamo il presidente del comitato CRI di Napoli, Paolo Monorchio, e il consigliere giovani Gennaro Tarantino, sempre vicini e pronti a supportare i nostri eventi, così come anche l’Amministrazione Comunale di Pollena Trocchia” hanno detto Domenico Filosa ed Enrico Rizzo, referenti rispettivamente dell’area 6 e dell’area 5 della Croce Rossa locale.
“Rischio incendi sul Vesuvio: quali misure per il periodo estivo?”, questo il titolo della conferenza che si terrà nella antisala del consiglio metropolitano in S.Maria la Novavenerdì 22 giugno 2018 dalle ore 10,30.
Alle ore 10.00 ci sarà una performance “creativa e di polemica” nei pressi nella sede della Città Metropolitana in piazza Matteotti.
In calce anche analisi del coordinatore della Rete Giovanni Marino.
“Nell’estate del 2017 nel Parco nazionale del Vesuvio una superficie di oltre 3000 ha, pari a più di un terzo della intera superficie dell’ente Parco, è stata percorsa dal fuoco. Come volontari ed attivisti ambientalisti dovemmo purtroppo constatare, oltre alla cronica mancanza di manutenzione dei boschi e alla mancanza di controllo preventivo del territorio, la inefficacia e inefficienza delle azioni di spegnimento. E’ evidente altresì che anche il generoso contributo delle centinaia di volontari accorsi per spegnere le fiamme, avrebbe potuto offrire un apporto maggiormente efficace se convogliato e coordinato da una organizzazione pubblica più efficiente. La nostra preoccupazione è oggi ancora più grande in quanto, rispetto all’anno scorso, la condizione dei boschi nell’area Parco è, se possibile, potenzialmente ancora più pericolosa, in quanto i boschi sono in molti punti diventati un groviglio inestricabile di tronchi abbattuti dagli incendi, alberi secchi riversi su piante ancora in vita, mentre il sottobosco è ricresciuto. Una massa enorme di materiale combustibile pronto a prendere fuoco con in più la difficoltà per gli operatori di intervenire in luoghi già impervi per la morfologia dei suoli ma resi ancora più inaccessibili dalle conseguenze degli incendi.
Come associazioni ribadiamo la nostra disponibilità a collaborare in un quadro chiaro di competenze e di responsabilità, ma chiediamo anche di conoscere con quali mezzi, con quali uomini e con quali strategie, le istituzioni competenti (ente Parco, Regione Campania, Protezione civile, Città metropolitana, enti locali) intendono fronteggiare il rischio incendi.
Alla conferenza stampa saranno invitati responsabili delle istituzioni, esperti e rappresentanti delle principali forze politiche presenti in consiglio regionale e metropolitano”.
<< La sinistra è morta a Pomigliano >>. Lo ha detto Luigi Di Maio tre anni fa, durante l’ultima campagna elettorale per le amministrative nella “sua” città delle fabbriche. Parole in qualche modo azzeccate visto che qui, nell’ormai più che ex roccaforte rossa dei grandi stabilimenti metalmeccanici, non solo c’è un sindaco di Forza Italia da otto anni di fila ma c’è anche il grosso rischio per tanti militanti che ci avevano creduto di perdere proprio la sede fisica della sinistra locale, la Casa del Popolo.
L’altro giorno infatti è stata messa all’asta dal tribunale di Nola. Il giudice della sezione fallimentare, Lorella Triglione, ha fissato al 16 ottobre prossimo la vendita dell’immobile di via Cavallotti, due locali al piano terra nel centro storico, per un totale di circa duecento metri quadrati. Il prezzo a base d’asta è di 165mila euro. L’offerta minima partirà da 125mila euro. La Casa del Popolo di Pomigliano si trova nel bel mezzo della movida di Pomigliano, in un labirinto di pub, bar e ristoranti divenuti negli ultimi anni una gigantesca calamita per migliaia e migliaia di giovani provenienti da tutto l’hinterland a est di Napoli. Per cui c’è chi vorrebbe trasformare la sede storica del Partito Comunista Italiano proprio in un pub. Si tratta di un imprenditore edile della zona. Che per ovvi motivi vuole conservare l’anonimato. Dunque, un pub al posto della culla della politica cittadina, un posto nato alla fine deli anni Settanta grazie ai sacrifici di tanti operai dell’AlfaSud, dell’Alfa Romeo Avio, dell’Aeritalia. Tute blu che ogni mese di autotassavano per pagare il mutuo d’acquisto sottoscritto dal Pci per pagare il venditore, un costruttore della vicina Sant’Anastasia scomparso da tempo. Una volta passata al partito comunista la Casa del Popolo di Pomigliano è divenuta l’attrattore principale degli eventi politici del polo industriale. Qui sono stati di casa alcuni dei più noti leader della sinistra nazionale, da Giorgio Napolitano ad Antonio Bassolino, da Alessandro Natta a Massimo D’Alema. I guai sono iniziati con la fine del Pci e il progressivo indebitamento prima del Pds, poi dei Ds e infine del Pd. A un certo punto la proprietà è passata nella mani della fondazione Gerardo Chiaromonte, che però in molti casi non ce l’ha fatta a fronteggiare l’aggressione dei creditori, banche in prima fila. La vicina Casa del Popolo di Acerra è già stata messa all’asta. Ora è la volta di quella di Pomigliano. Unicredit, San Paolo, RRH e Medior Banca gli istituti che hanno pignorato l’immobile fino a centrare l’obiettivo dell’asta fallimentare. << Non è detta l’ultima parola >>, rintuzza nel frattempo l’ex sindaco di Pomigliano PDS-DS, dal 1995 al 2005, ed ex consigliere regionale dal 2005 al 2010, Michele Caiazzo, che insieme ad altri compagni gestisce la struttura attraverso l’associazione politico culturale “La Casa del Popolo”. << Faremo di tutto per non perdere la Casa del Popolo – la tigna dell’ex sindaco, ancora bassoliniano di ferro – intanto c’è un contratto di affitto >>. Il contratto di affitto è stato stipulato dall’associazione il primo luglio del 2016 con la fondazione Chiaromonte. Non si sa però se la vendita a un privato da parte del tribunale possa comportare o meno improvvisi cambi di rotta. Certo è che per il momento non c’è un soldo per salvare la Casa del Popolo. Tre anni fa il capogruppo del Pd in consiglio comunale aveva promesso di raccogliere dei fondi attraverso la conservazione dei gettoni di presenza destinati ai quattro consiglieri comunali democrat di opposizione. << Ma poi – risponde lo stesso Michele Tufano – la Casa del Popolo è passata dal partito alla fondazione per cui non abbiamo potuto fare più niente >>. A pesare su tutta questa situazione ci sono gli attriti che stanno lacerando il Pd anche a Pomigliano. Democratici che qui sono divisi tra la sinistra rappresentata dai consiglieri comunali e dalla destra renziana (che a volte ha ammiccato allo stesso sindaco di Forza Italia, Raffaele Russo) guidata dall’avvocato Vincenzo Romano, attuale segretario cittadino del partito. << Mi dispiace che la Casa del Popolo sia stata messa all’asta, ma bisogna guardare avanti. Dal primo gennaio di quest’anno la sede del Pd si trova in via Torino >>, chiarisce, tono sicuro, il segretario. Via Torino è un vicolo di Pomigliano distante solo duecento metri dalla Casa del Popolo. Ma quei duecento metri da queste parti sembrano duecento chilometri. << Il partito è finito nelle mani di un renziano che tutto è fuorché di sinistra – la bile di Ciro Lanzillo, militante storico della sinistra cittadina – mentre sono andati in fumo i soldi che mio padre e tutti i compagni come lui mettevano ogni mese per pagare il mutuo della Casa del Popolo, che è andata all’asta >>. C’è tanta rabbia. << Stanno facendo morire – aggiunge Lanzillo – per la seconda volta i tanti compagni scomparsi che hanno sacrificato la loro vita per l’acquisto di quest’immobile. Tante collette operaie e alla fine tutto finisce in mano ad un giudice. È’ proprio vero: non esistono più valori e sentimenti. Di chi è la colpa? Tutto viene da lontano ma, fosse vivo lo stesso Gerardo Chiaromonte, ciò non sarebbe accaduto. La vendita all’asta della Casa del Popolo è come certificare ufficialmente la morte della sinistra a Pomigliano. Provo un’immensa vergogna nei confronti dei compagni anziani e dei tanti che, ai tempi in cui “i comunisti mangiavano i bambini”, ci hanno creduto nei valori della sinistra. Sta per scomparire il simbolo delle conquiste operaie e sociali. Bisogna chiedere scusa e perdono >>. E torna in qualche modo d’attualità il “taboo” del finanziamento pubblico ai partiti. << La demagogia che ha portato alla progressiva riduzione del finanziamento pubblico – sostiene Tommaso Sodano, ex senatore ed ex vicesindaco di Napoli nonché pomiglianese doc – ha creato un deficit di democrazia. Grazie a quel danaro si creavano tante strutture utili a tutti i cittadini, come le case del popolo >>.
Prosegue il lavoro di consolidamento della Lega – Salvini sul territorio della provincia di Napoli. Il coordinatore provinciale Biagio Sequino ha designato delegati per i Comuni di Bacoli, Mugnano di Napoli, Villaricca, Somma Vesuviana, Volla. Avranno il compito di organizzare e promuovere l’attività del partito, e in particolare di gestire la fase del tesseramento e dell’apertura delle sezioni cittadine. Nella città di Bacoli il delegato sarà l’ex assessore Giuseppe Scotto di Vetta, stimato professionista, a capo di un folto gruppo di tesserati pronti a lanciare un progetto ambizioso e innovativo di rilancio della città in vista delle prossime elezioni comunali. A Mugnano ha confermato la propria adesione il consigliere comunale Vincenzo Cardone, un giovane di provato valore, che coadiuverà Raffaele Guarino, già coordinatore cittadino di Noi con Salvini e primo non eletto nella lista di Forza Italia con oltre 200 preferenze alle scorse elezioni comunali. A Villaricca si adopererà per l’apertura di una sezione cittadina l’ex consigliere comunale Luigi Sarracino, molto noto in città e con un
L’ex assessore Coppola, oggi delegato per la Lega di Salvini
nutrito seguito di tesserati e simpatizzanti di Salvini, che farà da chioccia ad un gruppo di giovani professionisti capeggiati da Davide Salvatore. A Somma Vesuviana la Lega schiera pedine di assoluta qualità come il trentatreenne Luigi Coppola, che già ha rivestito la carica di assessore e capace di esprimere oltre 350 preferenze alle scorse elezioni comunali e Antonio Polise, già coordinatore del forum dei giovani e esponente di un movimento civico molto noto in città. Luigi Coppola avrà anche il compito di rapportarsi con i delegati dei comuni limitrofi al fine di ottimizzare l’azione del partito di Salvini. Infine, a Volla il delegato sarà Roberto Barbato un imprenditore attivo nel terzo settore e nel ramo sportivo, dotato di grande capacità di aggregazione.
L’epoca si addice alle vicende romanzesche, ma la storia narrata è pura realtà: siamo nel periodo del brigantaggio (1860 – 1865). Il boscoso Monte Somma, con i suoi covi nascosti ed imprendibili e dalle tante scappatoie intervallate da tuori e valloni, era il nascondiglio ideale per briganti vesuviani.
La storia narrata è quella di un giovane sommese che, quasi senza rendersene conto, si trovò arruolato nelle file del brigantaggio. Il suo nome era Arcangelo Parisi del quartiere Margherita, nato non con l’istinto di brigante, ma con quello di un giovane comune dai normali e buoni sentimenti.
Il giovane ventenne era al servizio dei nobili De Felice e una delle tante sere, rientrando a casa sua, fu insultato gravemente da tre figure balorde e armate che percorrevano la strada lungo il sentiero della montagna. Il buon giovane cercò, in un primo momento e in tutti i modi, di evitare la provocazione, ma ricevette da quelli diverse aggressioni. Arcangelo, rientrando a casa, meditò subito alla vendetta e, dopo essersi furtivamente dotato di una pistola a due canne e di un ronciglio, si portò il giorno dopo, accecato dall’ira, sul posto dove aveva ricevuto la grave offesa. Poco dopo i tre malviventi, scendendo dal monte, lo videro lì fermo e continuarono ad insultarlo, scagliandosi nuovamente addosso. Arcangelo, stavolta deciso, con la pistola ne uccise uno e ne ferì mortalmente un altro, mentre il terzo, persa l’iniziale baldanza, si diede velocemente a una precipitosa fuga tra gli stretti e bui vicoli del vecchio abitato di Somma. Le guardie, accorse al grido degli abitanti del posto, riuscirono a conoscere dal moribondo il nome dell’assaltatore, che, dopo il vendicativo misfatto, si era rifugiato nella sua propria abitazione nella strada Traversa. All’arrivo dei militi, Arcangelo, con un abile stratagemma, saltò il muro posteriore dell’orto, e si eclissò tra le campagne circostanti. Il giovane, allora, mutò nome e andò a servire uno dei tanti signorotti locali con la nuova mansione di guardiano a cavallo. A tal riguardo ebbe il compito di girare per il feudo provvisto di uno zappetto da utilizzare per colpire le talpe, che scavavano il fondo e facevano essiccare le coltivazioni. Fu un giorno che, durante un giro di perlustrazione, beccò un uomo che abitualmente rubava nei campi del suo padrone. Invitato ad allontanarsi con le buone, l’uomo reagì con un bastone aggredendolo. Parisi, nell’atto di difendersi, inconsapevolmente, gli assestò un colpo alla testa con la sua zappetta, freddando il malcapitato, quasi si fosse trattato di una talpa. Il tragico episodio fece accorrere nuovamente la forza pubblica ed il giovane si diede ancora una volta alla fuga. Giorni dopo, circondato dalla Guardia Nazionale e dai Reali Carabinieri ai confini tra Marigliano e Somma, scampò miracolosamente all’arresto e alle pallottole. Arcangelo, allora, pensò bene di arruolarsi in una banda di briganti: era sicuro che in quel posto sarebbe stato al sicuro. A quell’epoca nei paesi vesuviani due bande si erano rese famose, quella di Antonio Cozzolino, alias Pilone, che operava tra Boscotrecase, Terzigno, Torre Annunziata e Ottaviano e quella del telaiuolo e proprietario Vincenzo Barone, che esercitava la sua azione criminale e violenta nei paesi di Sant’Anastasia, Somma, Pollena, Ponticelli, San Giorgio a Cremano e Portici. A Somma sotto la bandiera di Vincenzo Barone vi era già Alfonso Aliperta, alias Malacciso. Arcangelo aderì alla banda Barone e con questi stette per lungo tempo. Il giovane, però, fu colpito all’improvviso dalla bellezza fascinatrice di Luisa Manna, detta la Sciasci, amante del suo capobrigante. Questo imprevisto e incauto amore sarebbe stato fatale per Parisi, che stavolta non potette sfuggire alla morte: il crudele capobanda Barone, venuto a conoscenza dell’amore portato dal giovane alla sua donna, lo fece immediatamente ammazzare. Si concluse così, tragicamente, la storia del brigante Arcangelo Parisi.
L’evento organizzato dalla Proloco Civitatis e dall’associazione Ambiente Azzurro ONLUS, in collaborazione con l’associazione Animum Debes Mutare, nasce con l’intento di promuovere e divulgare il patrimonio storico artistico del territorio mariglianese.
Il Castello Ducale che svetta con le sue torri sull’area circostante, aprirà le sue porte per accogliere una mattinata all’insegna di laboratori archeologici con focus sull’area dell’Ager Nolanus, tavole di confronto sulla promozione dei territori campani, con la partecipazione della Proloco di Boscotrecase, info point turistici e di consultazione, corner esperienziali sulla storia, l’arte, le piante e la loro simbologia, i gioielli antichi e i profumi millenari.
Nell’ampio parco verde del Castello, si potranno degustare i prodotti delle eccellenze campane e curiosare tra le produzioni enogastronomiche locali.
L’evento ha il patrocinio del Comune di Marigliano, Associazione Ambiente Azzurro ONLUS dell’Agro Nolano, Comune di Castelvenere, Città di Teano, Sesta Municipalità di Napoli.
Alcune eccellenze che saranno presenti:
Sodano L’arte della Nocciola, Avella;
Cuoremalto Birra Artigianale, Benevento;
Cantina Grillo, Castelvenere;
Armando Sanzari, Telese;
Angelo Iannucci, Castelvenere;
Macelleria Antonio Salomone, Telese;
Boutique des Fleurs, Brusciano;
Il Laurentino ceramiche, Cerreto Sannita;
I tre Colori di Nocera, Telese;
Masseria Manone, Marigliano;
Hannibal, Solopaca;
Angela Greco, tessitrice, Marigliano;
Ottica Palermo – Be different di Paolo Palermo, Marigliano;
E molti altri dell’area Vesuviana e Mariglianese!
FCA e sindacati firmatari del contratto specifico aziendale lunedi sera hanno chiuso un accordo per due sabati lavorativi, il 23 e il 30 giugno prossimi. L’accordo prevede un incentivo di 50 euro lordi per chi sarà comandato a lavorare a causa della necessità di produrre subito 2mila Panda da destinare alle agenzie di noleggio. Ma la Fiom, raccogliendo un certo malcontento dei lavoratori, ha deciso di scioperare a stretto giro di posta, ieri mattina, sulla catena di montaggio. << Tra poco daranno il via alla cassa integrazione nel più totale buio sulle prospettive reali dell’impianto ma l’azienda a sua volta risponde dando il via al lavoro straordinario al sabato senza coinvolgere i lavoratori >>, la posizione dei metalmeccanici Cgil che ha fatto scaturire o sciopero. I due sabati lavorativi saranno compensati a luglio da due giornate di riposo con fermo collettivo della fabbrica. Ma i sindacati firmatari giudicano “demagogica e strumentale” l’astensione indetta dalla Fiom, << innanzitutto perché il lavoro al sabato sarà incentivato con un supplemento di 50 euro lordi >>. A ogni modo secondo il sindacato diretto da Francesca Re David la catena di montaggio di Pomigliano per alcune ore si è bloccata a singhiozzo. Allo sciopero avrebbero aderito circa 150 operai. Un numero nettamente superiore rispetto a quello del primo sciopero indetto internamente dai metalmeccanici della Cgil nel giorno di San Valentino del 2015. In quell’occasione si astennero soltanto i cinque delegati di fabbrica della Fiom. Ora però la sinistra sindacale sembra che stia recuperando consenso. Ciò a causa del fatto che la situazione complessiva di Pomigliano e del reparto logistico di Nola appare a tinte fosche. Domani riunione in regione per decidere i primi due mesi di cassa integrazione a partire da luglio.
Lo “spazio”, che il giornale ha messo a mia disposizione e che si intitola “VesuvioVero”, si apre formalmente con questo articolo sulle ragioni che indussero alcuni pittori, Lusieri, Saverio Della Gatta, Luigi Salvatore Gentile, a usare “il guazzo” per rappresentare il Vesuvio in eruzione e per descrivere la vittoria del Cosmo sul Caos. Le poco nobili imprese di un grande pittore, G.B. Lusieri.
Il guazzo è una tecnica antica, affine alla tempera, perché come la tempera vuole l’acqua come solvente di base. Ma , mentre nella tempera i pigmenti colorati sono agglutinati con colle animali, nel guazzo si ricorre alle gomme. Inoltre , l’intensità dei colori a tempera si riduce con l’aggiunta dell’acqua, quella dei colori a “gouache” con l’aggiunta di bianco. La conseguente opacità cromatica risulta la causa prima dei pregi della tecnica: corposità, vaporosa morbidezza e vellutata eleganza : quanto serve per riprodurre rapidamente e fedelmente il cielo e la luce di Napoli, e i contrasti di colore e di luci nelle eruzioni. La mostra “ C’era una volta Napoli “, allestita a Villa Pignatelli, mostrò a quali livelli avevano portato la tecnica della “guache” Lusieri, Fabris, Saverio della Gatta, Luigi Salvatore Gentile. Recentemente ho rivisto alcune opere “ a guazzo” di Lusieri e di Della Gatta: e mentre le contemplavo, ripensavo a una mia antica idea, e cioè che al di là di ogni motivazione pratica, alcuni Maestri avvertirono, più o meno profondamente, che questa tecnica era la più adatta a rappresentare il mistero formale dell’eruzione, quell’ impulso violento di fuochi e di nubi gigantesche che va, infine, a inserirsi, placandosi, nell’ordine circolare del golfo, delle barche immote in un angolo sereno del mare, nel composto luccichio della luce lunare. Il Golfo di Napoli è il teatro in cui si rappresenta da sempre la vittoria del Cosmo, della Natura ordinata, sul Caos.
L’artista affida alla rapida stesura dei colori non l’ impressione dell’informe disordine, ma la vittoria dell’ordine naturale, che assorbe in sé e giustifica anche la lacerazione violenta inflitta dal vulcano. E così in una” gouache” del 1792, in collezione privata – l’immagine apre l’articolo – Lusieri immerge i rossi bagliori di fuoco nell’argentea luce della luna, che chiude il golfo come in una sfera di delicato cristallo, mentre in primo piano si snoda l’euritmia dell’albero, dei pennoni e dei grovigli di rocce. Il vulcano è presente, ma remoto, come in un sogno. Una “guache” così raffinata ci induce a dimenticare, per un momento, l’ambiguità di questo pittore, che sicuramente aiutò sir William Hamilton, plenipotenziario inglese a Napoli, a portare in Inghilterra un gran numero di reperti archeologici pompeiani; che certamente diresse, per conto di Lord Elgin, ambasciatore inglese a Istanbul, la rimozione e il trasporto a Londra dei marmi di Fidia che ornavano il Partenone. In Grecia Lusieri incontrò Byron, che lo giudicò un “grande artista”. Byron strinse un’ambigua e costosa relazione con Niccolò Giraud, un giovanetto che Lusieri presentava come suo cognato, ma che forse era suo figlio, frutto di una passione breve e poco intensa con una signora di cui non si conosce il nome.
Pare che il caos vinca nel foglio che Saverio della Gatta dedicò, nel 1795, a Torre del Greco devastata dalla lava( vedi immagine in appendice): i vortici di fumo giallo arancione e le fontane di fuoco, i riflessi, disseminano le sorgenti di luce in modo anomalo e la carta sarebbe un gioco di macchie e di strisce variamente colorate per forti contrasti, se il tutto non si riorganizzasse intorno alla salda strutture delle case in controluce del primo piano, perno della “ visione “ e baluardo simbolico della civiltà contro la violenza della natura. Straordinaria è l’inedita carta (vedi immagine in appendice) che Luigi Salvatore Gentile dedicò all’eruzione del 1806: una sorta di pagina doppia. di qua il Vesuvio rovente che incombe sulla riva del mare, e in primo piano un gruppo di uomini immerso in controluce nel cupo bagliore di rosso aranciato, di ocra intrisa di luce, come se bruciasse; di là ci porta la prua della barca , nella “pagina” della luna, dove una luce grigio – azzurra piove dal cielo e si diffonde sui profili rarefatti di monti lontani, di immobili sciabecchi, di onde che sono soltanto un pallido sussulto.
La stagione altissima della “gouache” dovrebbe essere studiata come momento significativo di due storie: la storia delle tecniche pittoriche e la storia della percezione della napoletanità.
Con la Delibera Giuntale n. 95 del 2017 l’Amministrazione Comunale, guidata dal Sindaco Felice Di Maiolo, aveva approvato il progetto esecutivo dei lavori di “Manutenzione straordinaria dell’area di pertinenza della Scuola Primaria di Via Materdomini”.
La storica Scuola Elementare dell’Istituto Comprensivo “Giosuè Carducci” è dotata di un campetto per le attività motorie e di un palco per la rappresentazione delle manifestazioni scolastiche, che con questo conclusivo intervento manutentivo vede garantire alla popolazione scolastica l’idoneo uso degli spazi e delle strutture adeguatamente attrezzati, su elaborazione progettuale della risorsa interna all’Ente Comune, il Responsabile del Servizio Tecnico, Ing. Arcangelo Addeo, e con l’impiego di fondi originati dal diverso utilizzo di un residuo di mutuo autorizzato dalla Cassa Depositi e Prestiti.
Con l’ultimazione dei lavori comunicati dalla Direzione dei Lavori, in data 29 maggio scorso è stato possibile effettuare serenamente la prima delle manifestazione di chiusura dell’anno scolastico 2017-18 effettuata il 31 maggio scorso.
Il Sindaco, Felice Di Maiolo e l’Assessore ai Lavori Pubblici, Dott. Arcangelo Russo, hanno espresso “la gratificazione personale e dell’intera Amministrazione Comunale, per l’oculata gestione delle minime risorse finanziarie disponibili ma con la massima resa raggiunta nell’interesse generale, con la sapiente efficienza e la competente efficacia del Servizio Tecnico diretto dall’Ing. Arcangelo Addeo e con l’instancabile impegno della Consigliera Comunale, Pina Sodano, delegata alla Scuola. Per noi amministratori comunale, le problematiche scolastiche hanno sempre avuto la prioritaria attenzione, pensando ai bambini che sono il futuro di Mariglianella. Lo spazio attrezzato della Scuola Primaria di Via Materdomini darà accoglienza alle innumerevoli iniziative prodotte dalla ricca creatività di docenti, alunni e personale tecnico e potrà anche essere destinato alle iniziative sociali, culturali e ricreative messe in campo dall’Amministrazione Comunale a favore della Comunità di Mariglianella nel rispetto delle programmate attività istituzionali”.
Azzeramento della giunta e formazione del “nuovo” esecutivo nell’arco di nemmeno 24 ore. Il sindaco aveva detto ieri che ci sarebbero voluti pochi giorni per rendere nota la nuova giunta ma non è stato così. Era già tutto pronto, tutto pianificato. Intanto fa discutere la nomina ad assessore di Mariarosaria Chiarolanza, che viene da un’esperienza travagliata nella giunta retta dall’ex sindaco Antonio Manna, quella sciolta dal governo per infiltrazioni camorristiche nel 2007, dopo lo scandalo dei 74 palazzi abusivi di Casalnuovo. A ogni modo in quest’ultima amministrazione tre assessori risultano confermati mentre sono quattro in nuovi ingressi. Tra i nuovi ingressi ci sono due consiglieri comunali dimissionari, Gaetano De Maria, nominato per il controllo del territorio e la polizia urbana, e Luigi Massimo Pirozzi, che si occuperà di Politiche Sociali, Lavoro e Protezione Civile. In giunta entrano anche Salvatore Esposito, avvocato, che si occuperà di Grandi progetti, Puc, Urbanistica e Attività Produttive, e appunto Mariarosaria Chiarolanza, con delega alle Politiche Ambientali e al Decoro urbano. Chiarolanza è nella quota controllata dal consigliere comunale Giuseppe Piscopo. Confermati poi il vice sindaco, Stefano Coscia, che conserva le deleghe al Bilancio, Personale ed ai Tributi, e gli assessori Imma Delle Cave e Simona Visone, che continueranno ad occuparsi rispettivamente di commercio e politiche scolastiche. Al posto dei consiglieri che entrano a far parte dell’esecutivo cittadino, faranno il loro ingresso in consiglio comunale Pasquale Equestre per la lista Uniti per Casalnuovo, e Biagio Avallone, per la lista Oblò, assessore estromesso. “Ci aspettiamo da tutti il massimo impegno – dichiara il sindaco Pelliccia – perché abbiamo ancora molto lavoro da fare e molti progetti in itinere e da realizzare. Come sempre daremo priorità al miglioramento della qualità della vita dei casalnuovesi”. Il primo cittadino oggi ha aggiunto che il cambio d’esecutivo è stato dettato dalla necessità di “avere una giunta più politica”. Cosa possa significare questo, però, non ci è dato.
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