Il Ministro Sergio Costa ha ricevuto le Associazioni ambientaliste. Quello dell’Economia frena sulla spesa pubblica.Dubbi sugli impegni presi con i cittadini.
Chissà se va. Il governo ( uno per tutti ) per alcune ore (?)sembra dispensarci dalle assillanti dichiarazioni su migranti, rom , scafisiti, infida Europa e farci sapere che in Parlamento è passata la relazione sul documento di programmazione economica e finanziaria 2018. Un buon risultato, di un governo che lavora, da riconoscere , laddove il Ministro dell’Economia Giovanni Tria ha detto chiaramente che non c’è spazio per nuove spese. Occhio ai saldi di bilancio ed alle promesse elettorali dei potenti di oggi. Tria , onesto, ha espresso addirittura poche riserve sul vecchio documento preparato da Gentiloni e Padoan. Un dato , però, per nulla trascurabile – oltre ai cento altri impegni del famoso contratto di governo – emerso nel discorso di Tria riguarda, l’ambiente e gli interventi di bonifica dei territori devastati. Vai a vedere se, quando, e come saranno fatti.
Al Ministero dell’Ambiente siede il generale dei Carabinieri, Sergio Costa. Un uomo di sicuro valore, che forte delle dichiarazioni del capo del governo Giuseppe Conte sull’ambiente ( “non siamo disponibili a sacrificare l’ambiente e il progetto di una blueeconomy per scopi altri”) , la settima scorsa ha chiamato al Ministero 23 Associazioni ambientaliste. Condivido con voi obiettivi e finalità, ha detto Costa, riferendosi a 50 proposte di un Agenda verde portata dalle Associazioni. Mettendo insieme questi eventi – il Documento economico approvato in Parlamento e l’annuncio di Costa – si capisce che siamo davanti a due strade destinate a non incontrarsi. Perché ? L’ambiente è sempre stata una priorità dei governi degli ultimi quindici anni. Nessun premier o ministro avrebbe sfidato l’impopolarità negando ritardi , lentezze , malversazioni, urgenza di fare bene. Meno di tutti poteva farlo un militare che ha battagliato a lungo nella terra dei fuochi campana. Ma il Ministro dell’Economia sulla sostenibilità ambientale è ricorso al vago “ma anche” (“ l’esecutivo si impegna a realizzare un cambio radicale di paradigma economico…. ma anche la sostenibilità ambientale e sociale “). E’ vero che nell’incontro con Costa, gli ambientalisti hanno chiesto la cancellazione dei sussidi alle fonti di energia fossili che valgono 16 miliardi di euro . Ma tutto ciò che si aspettano WWF, Greenpace e compagni, si dovrebbe fare con quei soldi ? E quando ? Se Costa, e quindi il governo, condividono la proposta di taglio dei fondi alle energie tradizionali, dovranno mettersi al lavoro subito. Non è un’ operazione facile perché tocca tanti altri provvedimenti adottati dai governi precedenti. Le fonti fossili accompagnano la transizione alle nuove, il passaggio pluriennale e strategico verso un nuovo modo di vivere e consumare. Quei soldi servono a questo, a meno che nelle stanze che contano non si voglia ridiscutere tutto da cima a fondo. Ma poi , come sopra, chi è contro un ambiente sano e non inquinato alzi la mano .
E’ quindi saggio non alimentare aspettative , soprattutto in coloro che volontariamente presidiano territori devastati e mortiferi . Il quadro generale designato dal Ministro dell’Economia ci ha riportato sulla terra, sulla concreta capacità leghista e grillina di rispettare gli impegni presi con gli elettori. Sono chiamati a conciliare bisogni diversi, inquietudini popolari e interessi nazionali o sovranazionali. Ancora più in profondità hanno urgente necessità di studiare i provvedimenti che intendono modificare , ogni effetto collaterale delle singole azioni concepite da un governo del cambiamento. Quale migliore sfida della salute e della qualità ambientale delle nostre città ? Ora lo Stato siamo noi, ci ricordava il vicepremier Luigi Di Maio.
Prima delle elezioni Lega e Cinque stelle hanno firmato un Patto per l’Ambiente. Anche qui l’associazionismo ha voluto segnare una distanza – più elettorale che sostanziale con la vecchia classe di governo di Renzi, Gentiloni, Calenda, Galletti – verso una nuova legittimazione politica delle loro battaglie. Vedendo oggi al potere i loro contraenti – segnatamente i Cinque stelle – gli ambientalisti hanno, quindi, grandi desideri di voltare pagina, di passare dall’antagonismo al protagonismo decisionale. L’invito al Ministero del Ministro Costa è stato un segnale di disponibilità in questa direzione. Ma attenzione, quel mondo nel quale idealmente tutti ci riconosciamo, dall’altro ieri teme qualche delusione. Peggio, la negazione di impegni sottoscritti, perché i soldi mancano e quelli da spostare non sono a portata di mano. Tutto ciò quando i patti firmati vanno così di moda e il Ministro dell’Economia ammonisce a stare con i piedi piantati per terra****
La corsa contro il tempo dei volontari, che chiedono un maggiore impegno da parte delle istituzioni. L’appello: unitevi al “Salvarospi”
È ormai giugno inoltrato, il caldo si fa sentire. E nel cuore del parco Massimo Troisi di San Giovanni a Teduccio – quello che dovrebbe essere un fiore all’occhiello del quartiere – si svolge invece l’ennesima storia di degrado ai danni della natura.
Nel laghetto del parco – una vasca enorme profonda più di due metri – sono centinaia di migliaia i rospi smeraldini (Bufotes balearicus) che giacciono ormai senza vitasul fondo. Mentre in una affannosa corsa contro il tempo, alcuni volontari cercano di salvare gli esemplari ancora vivi.
«Si tratta di una specie protetta da leggi internazionali, come la Convenzione di Berna» spiega a Il Mediano il naturalista dell’Associazione ARDEA Salvatore Ferraro, impegnato nei soccorsi. «La vasca è sempre stata vuota, ma stavolta con le piogge primaverili si è accumulato uno strato d’acqua sufficiente ad attirare i rospi smeraldini, che hanno deposto qui migliaia di uova. Poi però la vasca è tornata a prosciugarsi, lasciando in trappola sia i rospi adulti, incapaci di scalare pareti alte due metri, sia uova e girini, che senz’acqua non possono sopravvivere» continua Ferraro. «Ogni giorno raccogliamo centinaia di piccolissimi rospetti, metamorfosati da poco, e li liberiamo a fine giornata» (qui il video). La missione è stata chiamata “Salvarospi”, condivisa sui social in cerca di aiuto e sostegno con tano di hashtag.«Ma purtroppo sono centinaia di migliaia i girini, i piccoli rospi e gli adulti ormai morti. Anche le condizioni di recupero sono difficili».
La vasca infatti è in uno stato di completo abbandono. Così, oltre al tappeto di anfibi morti il cui tanfo rende l’aria irrespirabile, i volontari lavorano spostando cadaveri di alcuni uccelli, tra cui merli e gabbiani, ma anche rifiuti di ogni genere. Per lo più lattine e bottiglie di plastica, abbandonate da chi per anni ha usato la vasca come un enorme cassonetto.
A portare avanti le operazioni di recupero, coordinando i volontari, è l’associazione METAA Liberi, attiva sul territorio e in prima linea in questa vicenda, che va avanti ormai da due mesi.
È stato infatti a fine aprile, che gli attivisti del circolo Peppino Impastato e i Giovani Democratici di San Giovanni a Teduccio si sono accorti della presenza dei rospi nel laghetto e della necessità di doverli spostare quanto prima per evitare un’ecatombe. Così si sono rivolti al WWF Campania e da lì è iniziata una lunga catena di solidarietà, purtroppo passata in secondo piano nell’agenda politica di chi governa il territorio.
In un primo momento, la risposta delle istituzioni sembrava buona. L’Assessore al Verde e Qualità della Vita, per esempio, aveva disposto l’intervento del settore Autoparchi per ripristinare il livello minimo d’acqua nella vasca. Poi, la Direttrice del Parco Troisi, aveva dato il permesso di accedere alla vasca per iniziare le operazioni di recupero all’Associazione METAA Liberi e al WWF Campania. Ma dopo questo primo interessamento, le istituzioni si sono assentate. Così è stata stesso l’associazione METAA Liberi a chiedere altra acqua ai Vigili del Fuoco, che hanno risposto prontamente e che, come in altre occasioni, si sono dimostrati sempre disponibili. Invece, l’ultima richiesta ufficiale di aiuto inviata agli uffici dell’Assessorato e alla direzione del Parco una ventina di giorni fa è ancora senza risposta.
Nel silenzio da parte delle istituzioni, l’operato dei volontari ha invece attirato l’interesse di etologi di fama mondiale, come Frans de Waal. Il primatologo inglese sui social ha infatti manifestato la sua vicinanza a chi svolge l’operazione “salvarospi”. Senza sapere che il parco Troisi potrebbe rappresentare davvero «un punto di svolta per il quartiere» spiega a Il MedianoMassimiliano Tretola, vicepresidente di METAA Liberi.
«È un parco pieno di vita e di animali selvatici. Tra cui appunto il rospo smeraldino, che in questo periodo è un grande alleato contro le zanzare. Il Parco potrebbe essere un punto di partenza per questo quartiere della periferia di Napoli. Un centro per insegnare il rispetto della natura e dell’ambiente, per riqualificare il territorio… Si potrebbe anche fare un orto di quartiere nelle serre abbandonate, che possa impegnare giovani e anziani».
Spiace dunque vedere lo stato di abbandono del parco, di cui i rospi smeraldini sono solo le ultime vittime.
«Questa tragica situazione poteva essere evitata» continua Tretola, «la vasca va assolutamente gestita per evitare che tale situazione si ripeta. Andrebbe tenuta completamente a secco e si dovrebbero creare siti riproduttivi alternativi. Ma la gestione della vasca articificiale è di competenza delle amministrazioni». I volontari fino ad oggi, infatti, hanno fatto tantissimo per salvare il salvabile. Non solo METAA Liberi, WWF Campania e ARDEA, ma si sono uniti anche volontari dell’ENPA, della Legambiente e di ABETA onlus. Tretola e il suo staff hanno posizionato delle rampe per far risalire da soli i rospi adulti e hanno trascorso ore a raccogliere i rospi. Infaticabili, insieme alle altre associazioni citate, hanno persino organizzato un banchetto informativo per sensibilizzare gli abitanti del quartiere.
«Ci sono ancora tanti rospi da salvare, perciò chiunque si voglia unire per dare una mano è il benvenuto» conclude Tretola. Ma il suo appello si rivolge anche alle istituzioni. «Bisogna unire le forze per far vivere quel parco, per la gente del luogo e per salvaguardare una specie protetta come il rospo smeraldino. La vasca va gestita, non si deve ripetere un’ecatombe del genere».
Rospo semraldino adulto appena recuperato
Rospi smeraldini adulti e giovani, recuperati
Operazioni di recupero
Rospi nati da poco recuperati a fine giornata
Alcuni dei rospetti recuperati
Uno degli scivoli posizionati per far risalire da soli i rospi
Uno dei gabbiani rinvenuti morti sul fondo della vasca
Un adulto di Rospo smeraldino morto
Il primatologo Frans de Waal condivide sui social un video del Salvarospi di San Giovanni a Teduccio
Un critico ostile al pittore notò, disgustato, che è un nero colui che rappresenta il vertice del gruppo di naufraghi e che ha ancora la forza di agitarsi per richiamare l’attenzione dei soccorritori. L’opera, presentata al Salon del 1819, ma portata a termine l’anno prima, si ispira alla terribile vicenda dei naufraghi della nave “Medusa”. Géricault chiude il capitolo della pittura neoclassica e apre quello del realismo, che non è ancora concluso.
La nave francese “Medusa”, diretta in Senegal, il 2 luglio 1816 si arenò su un banco di sabbia della Mauretania. Dopo inutili tentativi di disincagliarla. 150 uomini e una donna si misero in mare su una zattera di venti metri per sette, che, dopo poche ore, spezzatosi per misteriose ragioni il cavo che la legava a una scialuppa-pilota, si trovò in balia delle onde e del vento. Due giorni dopo si scatenò una rissa furibonda tra i naufraghi e 75 uomini vennero gettati in mare. Nei giorni successivi la fame, la sete, il delirio provocato dal caldo fecero altre vittime: ci furono anche episodi di cannibalismo. L’undicesimo giorno i naufraghi scorgono in lontananza il brigantino Argus, che li sta cercando, tentano disperatamente di richiamare l’attenzione dei marinai, ma non ci riescono. Solo due giorni dopo quelli dell’Argus avvistano la zattera e salvano i 25 superstiti. La vicenda diviene un clamoroso caso politico, poiché i repubblicani e i bonapartisti presentano il dramma dei naufraghi come la testimonianza della inettitudine dei Borbone, da poco tornati al potere.
Nel gennaio del 1818 Géricault decide di dedicare un quadro alla vicenda e, dopo qualche esitazione, sceglie di dipingere il momento, intensamente patetico, del mancato avvistamento dell’ Argus. Il lavoro di preparazione è complicato, come richiedono le dimensioni dell’opera, quasi cinque metri di altezza per sette di base. Géricault disegna sulla tela, a grandi linee, la scena, e poi dipinge i corpi disponendo i modelli, uno alla volta, nella posizione già abbozzata. Usa pennelli piccoli, adatti a una pittura fatta di grumi e di strati densi, e si serve di tutti i colori di terra e di tutti i bruni che le botteghe di pigmenti gli possono procurare: giallo di Napoli, ocra gialla, terra d’Italia, terra di Siena naturale, bruno rosso, terra di Siena bruciata, terra di Cassel, nero di vigna, nero d’avorio. Géricault va fino a Le Havre, in marzo, per studiare il movimento e i colori del mare agitato dal vento, e quelli delle nuvole che coprono il cielo. Si raccontava che si fosse recato più volte nelle corsie dell’ ospedale Beaujon per osservare da vicino i moribondi e per procurarsi pezzi di cadavere “ritratti” nei disegni di preparazione. Eugène Delàcroix, che vide il quadro nello studio di Géricault, scrisse molti anni dopo: “ L’impressione che ne ebbi fu così viva che, come uscii dallo studio, tornai a casa, in Rue de la Planche, correndo come un pazzo.”.
Il quadro venne presentato al pubblico nel Salon del 1819, che si aprì il 25 agosto: vi erano esposte non solo 1500 opere, ma anche i prodotti dell’industria nazionale, perché Luigi XVIII aveva deciso di metter su una vera e propria “Mostra del genio francese”. Il re espresse sull’opera di Gèricault un giudizio sostanzialmente positivo, e favorevoli furono le “sentenze” dei giornali repubblicani. L’inviato della “ Gazette”, che era il giornale dei moderati, fu, invece, assai duro: “Qui tutto è orribilmente passivo; niente riposa l’anima e gli occhi su un’idea consolante, non c’è nessun tratto d’eroismo, nessun segno di grandezza.”. Questo giudice velenoso “sentiva “, in realtà, che proprio per l’impressionante realismo della disperazione che torceva i corpi dei naufraghi, svelati dai lampi della livida luce, il quadro chiudeva il capitolo della pittura neoclassica, di Ingres, di David, e apriva quello, che non è ancora concluso, del realismo. Ispirata da ragioni politiche fu la stroncatura del critico Kératry, filoborbonico: egli ammise che il pennello di Gèricault era destinato a “grandi opere”, ma sentenziò che, nel quadro del Salon, questo “pennello” era stato “traviato da consigli irriflessivi”. Il giudizio fece della “ Zattera” il manifesto dei repubblicani e dei bonapartisti: la cosa non piacque a Gèricault, che visse quell’esperienza come un fallimento e scivolò in una profonda depressione. Forse contribuì a deprimerlo la malignità di un altro critico, Charles Blanc, il quale si chiese perché il pittore avesse affidato a un nero il compito di rappresentare, materialmente e simbolicamente, il vertice del gruppo dei naufraghi e di agitarsi per attirare l’attenzione dei marinai dell’Argus: “E’ un negro quello che è dipinto in cima alla tela…Ma come! Questo negro non sta più nel fondo della stiva, ed è lui che salverà l’equipaggio. Non vi stupite per come questa grande disgrazia ha, tutto a un tratto, ristabilito l’uguaglianza tra le razze?”. No, non è una “bufala”: il passo è riportato da uno dei più importanti studiosi di Géricault, Gèrard Georges Lemaire. C’era già stata la Rivoluzione Francese, ma la schiavitù era ancora un fenomeno vigoroso, e non solo negli Stati Uniti.
Denunciati anche due “clienti” .
Riciclaggio d’auto rubate. Con questa accusa i carabinieri
della Stazione di Ottaviano hanno arrestato in flagranza di reato il 36enne Salvatore Reale, napoletano del quartiere Miano e Luigi Liguori, 47enne, di Acerra.
I due sono stati sorpresi all’interno di un garage in via Ammirati mentre erano intenti a smontare la Fiat Punto rubata ad un 33enne di Marcianise. Inoltre, sono stati trovati in possesso di parti meccaniche e di carrozzeria di dubbia provenienza, che sono state sequestrate.
Denunciati per lo stesso reato due 49enni, uno di Acerra e l’altro di Ottaviano, sorpresi alla guida di 2 furgoni contenenti parti meccaniche e di carrozzeria di verosimile provenienza illecita.
Denunciata, infine, anche una 51enne di via Ammirati proprietaria del garage ove Reale e Liguori stavano smontando il veicolo rubato.
Gli arrestati sono stati tradotti agli arresti domiciliari.
“Ambiente e territorio: la necessità di nuovo protagonismo popolare”. Il titolo del convegno che si terrà venerdì 29 giugno alle ore 16 presso il Centro Elim (via Trentola 10) a Somma Vesuviana. Un evento promosso dal Comune di Somma Vesuviana e Osservatorio dell’Appennino Meridionale in forza del protocollo di intesa sottoscritto dai due Enti lo scorso 29 dicembre. Tra i relatori il sindaco Salvatore di Sarno, il consigliere comunale Antonio Auriemma e il professor Luigi Cerciello Renna direttore del corso Legalità agro ambientale presso Osservatorio Appenino Meridionale.
Un incontro istituzionale cui saranno partecipi rappresentanti dell’amministrazione comunale e dell’Osservatorio dell’Appennino Meridionale, al quale sono invitati cittadini e rappresentati delle associazioni territoriali che operano sul versante ambientale.
E’ arrivata l’estate e con essa anche il caldo ed il rischio incendi. Il Sindaco di Mariglianella, Felice Di Maiolo, lo scorso 12 giugno, ha emesso l’Ordinanza n. 30, quale Autorità Comunale di Protezione Civile, nel rispetto della legge n. 225 del 1992, per il rischio incendio in arrivo con la stagione estiva. Le aree di attenzione, terreni incolti, abbandonati, soggetti ad incuria, sia all’interno e sia all’esterno del perimetro urbano del paese, con alto pericolo di incendi potrebbero ledere l’incolumità pubblica e privata e l’integrità dei beni esposti alle eventuali fiamme che potrebbero svilupparsi anche autonomamente per le elevate temperature.
Dal 15 giugno al 30 settembre 2018, le pratiche a rischio di roghi sottoposte a divieto, sono quelle messe in atto in prossimità di terreni agrari e/o cespugliati, giardini e/o parchi, lungo le Strade Comunali e Provinciali, ricadenti sul territorio di Mariglianella.
Nell’Ordinanza n. 30/2018 del Sindaco Di Maiolo tali partiche sono così precisate: accendere fuochi; fare brillare mine; usare apparecchi a fiamma libera o elettrici per tagliare metalli o altro; usare fornelli inceneritori che producono faville in boschi e terreni cespugliati; compiere ogni altra operazione che possa creare pericolo immediato di incendio nelle aree verdi e nelle aree interessate alla presenza di cespugli, erba secca, stoppie, ecc.; bruciare stoppie, materiale erbaceo e sterpaglie; compiere ogni altra operazione che possa creare pericolo immediato di incendio; usare fuochi d’artificio, in occasione di feste e solennità, in aree diverse da quelle appositamente individuate e comunque senza le preventive autorizzazioni da parte degli organi competenti.
I contravventori saranno soggetti ad un sistema di sanzioni così articolato:
1. Sanzione pecuniaria ai sensi dell’art. 29 del vigente Codice della Strada, nel caso di mancato taglio delle erbe sulle aree incolte interessanti fronti stradali di pubblico transito e aree soggette a pubblico passaggio.
2. Sanzione pecuniaria da 25,00 a 500,00 Euro, nel caso di mancato diserbo di aree incolte in genere e/o di incurato accumulo delle sterpaglie diserbate.
3. Sanzione amministrativa non inferiore a Euro 1.032,00 e non superiore ad Euro 10.329,00, ai sensi dell’articolo 10 della Legge n. 353 del 21 novembre 2000. Se le violazioni riguardano sanzioni penali, scatta la denuncia all’Autorità Giudiziaria.
Le Forze dell’Ordine e la Polizia Municipale di Mariglianella coordinata dal Comandante, Ten. Andrea Mandanici, sono incaricate dell’esecuzione della citata Ordinanza Sindacale.
Il Sindaco Felice Di Maiolo ha affermato che “va evitata ogni pratica a rischio incendi, rimosso ogni elemento ed azzerata ogni condizione, che possa riprodurre occasione di pericolo per l’incolumità e l’igiene pubblica. I trasgressori saranno adeguatamente sanzionati. Agli autori di azioni che causano o possono innescare incendi verranno applicate le previste sanzioni amministrative che possono arrivare fino a 10.000 Euro. Tanto per garantire una serena estate a tutta la Comunità di Mariglianella. Ringrazio i cittadini per la sensibilità e l’accortezza che sapranno assicurare”.
In vigore da ieri il servizio di parcheggio a pagamento di un ticket per l’orario di sosta nelle strisce blu, con l’aggiunta di strisce rosa delimitanti l’area di sosta di auto delle mamme in attesa e di quelle con bambini al seguito.
Interrotto mesi fa per scadenza della gara, la ditta risultata aggiudicataria dell’appalto ha ritardato l’avvio del servizio per provvedere ad installare nuovi e moderni parcometri, riassumendo gli ausiliari del traffico, che possono multare per violazioni delle normative delle strisce blu ed in zone limitrofe, ma non accertare altre violazioni.
Precise normative regolano l’istituzione delle strisce blu, principalmente il Codice della Strada, che prevede nelle vicinanze delle strisce blu anche parcheggi a strisce bianche, quindi liberi, così come esistono sanzioni per gli automobilisti che trasgrediscono il regolare del pagamento del tiket e/o non espongono il relativo tagliando del parcometro in bella vista nell’automobile, di modo che l’agente di Polizia Locale o l’ausiliare possano verificare l’avvenuto pagamento e la legittimità a sostare in quel luogo nella fascia oraria prestabilita.
“Il progetto che ha consentito una costante regolamentazione del parcheggio, ripartirà con l’adozione di un sistema innovativo e con l’introduzione di nuovi parchimetri in linea con gli standard qualitativi presenti nelle maggiori città e metropoli italiane andando a soddisfare un bisogno rimario di cittadini ed esercenti commerciali. Non vi saranno – dice il sindaco Lello Abete – aumenti di tariffa. Con l’installazione dei nuovi attraversamenti pedonali rialzati ed il rifacimento della segnaletica orizzontale, abbiamo provveduto ad introdurre anche le strisce rosa: sono i posti riservati alle donne in dolce attesa e alle mamme con bambini al seguito. Lo scopo è quello di rendere meno faticosa la ricerca di un parcheggio e facilitare la vita delle mamme alle prese con la difficile impresa di parcheggiare l’auto nelle zone più trafficate del paese. Ringrazio il consigliere comunale Marco Bove per il suo proficuo impegno e per il suo contributo all’iniziativa!”.
Un arancino dedicato a Pulcinella dal maestro pizzaiolo Vincenzo Di Fiore per celebrare l’ottenimento in tempi record della tabella esterna n° 736 dell’Associazione Verace Pizza Napoletana, consegnatagli dal presidente Antonio Pace, ad appena pochi giorni dall’inaugurazione della propria seconda pizzeria ad Acerra nel centralissimo Corso Italia.
A rendere speciale questo nuovo arancino dedicato alla celebre maschera partenopea, i cui natali si fanno risalire proprio ad Acerra, sono i rinomati fagioli cannellini locali denominati “dente di morto” per il loro colore bianco opaco che vanno a sposarsi con provola e pomodorini gialli.
Vincenzo Di Fiore può contare ora su spazi maggiori grazie a 150 coperti interni ed altrettanti esterni. Il locale di Corso Italia, ristrutturato dall’architetto Mario Dello Stritto, va ad aggiungersi alla pizzeria “Bella Napoli” con cui Di Fiore ha conquistato i 2 spicchi del Gambero Rosso.
Vincenzo Di Fiore
L’attività di Di Fiore come pizzaiolo-patron inizia nel 2009 con la prima sede della pizzeria Bella Napoli in via Muro di Piombo che nel 2014 viene spostata nei locali più spaziosi di via Ludovico Ariosto. Qui la leggerezza dell’impasto e l’importante opera di valorizzazione delle eccellenze acerrane e campane vengono notate dal Gambero Rosso che proprio nel 2014 lo inserisce nella Guida alle pizzerie d’Italia e dal 2016 gli riconosce i 2 spicchi. Nel dicembre 2016, vincendo il sondaggio organizzato da Mysocialrecipe, Vincenzo Di Fiore diventa il primo “pizzaiolo-pastore” a conquistare un posto sul prestigioso presepe di Ferrigno a San Gregorio Armeno.
Pizzeria Vincenzo Di Fiore
Corso Italia, 28
Acerra (Na)
Tel. 081 3198112
Aperto tutti i giorni a pranzo e a cena (chiuso solo la domenica a pranzo)
Gigli e tradizione: il binomio perfetto anche a tavola. Da sempre la secolare Festa dei Gigli in onore di San Paolino viene associata al gusto con l’irresistibile “ragù del cullatore”, da abbinare ai ziti spezzati. Questo piatto, infatti, da sempre rappresenta il rito gastronomico di una kermesse che non conosce tempo né spazio e che, proprio nella specificità, trova la sua massima connotazione. E a proposito di tavola e gusto, ecco la novità 2018. Ad idearla è il giovane, ma già noto chef, Valentino Buonincontri che ha pensato bene di creare, in occasione di questo giugno, un piatto innovativo, ma veloce, che rispecchi i canoni della Festa. A gioire saranno soprattutto i tanti appassionati della pizza. Da pochi giorni, infatti, al Bertie’s Bistrot di via Dei Mille a Nola è nata la pizza…iola, un impasto fragrante di pizza condito con un saporito sugo di pomodoro e origano, ricoperto da un delicato carpaccio di manzo. L’idea richiama, come spiega Valentino, il rito dell’attaccatura delle “varre” che, da tradizione, si consuma alle prime luci dell’alba del sabato antecedente la ballata. Un rito sacro per i cullatori che richiede un’alta concentrazione e che termina al mattino gustando carne alla pizzaiola. Un buon auspicio ma anche una irrinunciabile voglia di conservare e preservare le radici della Festa.
“Ho appreso di questa tradizione e ho voluto attualizzarla adeguanadola ai tempi moderni, proponendo un piatto alternativo, gustoso e veloce, che mi auguro possa piacere ed essere un giorno annoverato nel “menù” della Festa – spiega Valentino Buonincontri – Lo abbiamo sperimentato ed è già richiesto soprattutto dai giovani a cui piace osare non rinunciando comunque ai sapori”.
E chissà che magari già quest’anno, in occasione del rito delle varre, qualche paranzaro non decida di adottarlo in segno di buon auspicio.
<< 84 lavoratori, pari al 5 % dei presenti in fabbrica, hanno aderito allo sciopero messo in atto martedi mattina dalla Fiom Cgil all’interno della Fiat di Pomigliano >>. E’ quanto precisa da Torino il gruppo automobilistico FCA circa le tensioni sindacali di questi giorni con i metalmeccanici della Cgil, che stanno protestando contro i sabati lavorativi, programmati per il 23 e il 30 giugno a Pomigliano, e contro la scarsa chiarezza sul futuro produttivo e occupazionale del grande stabilimento automobilistico partenopeo. A ogni modo la Fiom è decisa a contrastare anche i numeri dello sciopero forniti dall’azienda. << Noi – racconta Mario Di Costanzo, operaio e delegato per la sicurezza – abbiamo contato almeno 120-130 aderenti allo sciopero. Comunque noto un certo nervosismo da parte di FCA. Evidentemente per l’azienda l’immagine viene prima di tutto ma il sindacato ha il dovere di dire la verità ai lavoratori, di spiegare che la fabbrica in questa fase sta rischiando sia sul fronte produttivo che soprattutto occupazionale >>. C’è tensione attorno alla faccenda della cassa integrazione, che il gruppo guidato da Marchionne vuole applicare a Pomigliano dal prossimo luglio e fino al 31 agosto del 2019. Stamattina, alle 10, i sindacati firmatari dell’accordo Panda, Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Acqf, da una parte e la Fiom da un’altra si incontreranno a tavoli separati con FCA nella sede dell’ufficio regionale del Lavoro di Napoli, al centro direzionale, per discutere la trasformazione dei due mesi restanti di contratti di solidarietà ( luglio e agosto ) in altrettanti mesi di cassa integrazione straordinaria. Il faccia a faccia tra sindacati e azienda sarà mediato dall’assessore regionale al Lavoro, Sonia Palmeri. In caso di accordo l’obiettivo sarà poi di discutere altri dodici mesi di cassa integrazione straordinaria in sede governativa, al ministero dello Sviuppo Economico guidato dal pomiglianese Luigi Di Maio. Tutti i sindacati però chiedono chiarezza sul numero esatto delle nuove missioni produttive per Pomigliano e sui tempi di lancio dei nuovi modelli. C’è intanto chi sostiene che Pomigliano sia destinata a restare una fabbrica monoprodotto dopo la probabile dipartita della Panda entro il 2020. Cosa che in base agli analisti specializzati porrà grandi problemi occupazionali nel più importante stabilimento del Mezzogiorno.
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