La Germania è fuori dai mondiali: l’Italia non è l’unica grande nazionale in crisi?

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Con l’eliminazione della Germania ai Mondiali 2026 arrivata al termine di un equilibratissima partita terminata ai calci di rigore, contro un vittorioso Paraguay, parte dell’opinione pubblica è arrivata alla realizzazione che il mondiale 2026 sarà uno dei primissimi senza 2 delle squadre più forti di sempre nella competizione. Mai prima d’ora la nazionale tedesca aveva perso una serie di rigori in un Mondiale e le prestazioni sul campo sono state tali da non permettere di liquidare tutto come una serata sfortunata: i dati raccolti nel corso degli anni infatti hanno sottolineato come per la Germania non stia passando un bel periodo, visto che nel corso degli anni è passata da vincere il 75% dei match a invece riportarsene a casa soltanto il 40%, con una traiettoria discendente che purtroppo ricorda l’altra pecora nera delle scommesse sportive online: la nostra Italia. Due grandi ex potenze del calcio europeo alle prese, da anni, con crisi cicliche e difficoltà a produrre risultati che siano definibili come soddisfacenti: come mai? Proviamo a scoprirlo insieme.

Nagelsmann nel mirino: le scelte tattiche che hanno pesato

Le critiche più dirette, nei giorni successivi all’eliminazione, si sono concentrate sul commissario tecnico Julen Nagelsmann: la stampa infatti ha accusato l’allenatore di scelte come lo schierare Joshua Kimmich come difensore centrale, utilizzare in maniera prolungata un giocatore fuori forma come Leroy Sané o far giocare come portiere Manuel Neuer, giocatore fortissimo si ma ormai quarantenne. Queste scelte prese singolarmente potrebbero sembrare episodi sfortunati ma in realtà riescono a raccontare una gestione tecnica poco lineare in un torneo dove i margini di errore si riducono a ogni turno. A complicare ulteriormente il quadro sono arrivate le dichiarazioni dell’ex campione Lothar Matthäus, che ha parlato apertamente di una squadra distratta da questioni logistiche fuori dal campo, tra discussioni su trasferimenti e prenotazioni alberghiere avvenute proprio nei giorni caldi della competizione. Questi dettagli, se confermati, potrebbero anche dirla lunga sulla tenuta mentale del gruppo; questioni quasi superficiali rispetto alle problematiche strutturali che affliggono tanto il calcio tedesco che quello di parte dell’Europa, dove il gioco posizionale ispirato alla scuola spagnola non sembra più in grado di produrre i risultati che hanno portato alla singola scelta.

Non solo Germania: il calcio europeo che fatica a rinnovarsi

Purtroppo quello che abbiamo visto accadere alla Germania è tutto fuorché un caso isolato nel panorama europeo. L’Italia, mancata a due edizioni mondiali consecutive prima di questo torneo, rappresenta l’esempio più eclatante di una crisi simile: settori giovanili che faticano a produrre fenomeni assoluti, campionati nazionali sempre più dipendenti da talenti stranieri, e una classe dirigente spesso più attenta alla gestione economica che alla programmazione sportiva di lungo periodo. Il parallelo tra Germania e Italia aiuta a inquadrare un fenomeno più ampio: le grandi potenze storiche del calcio europeo, abituate per decenni a dominare grazie a strutture solide e vivai efficienti, si trovano ora a competere con nazionali che hanno saputo innovare più rapidamente, sia dal punto di vista tattico sia in termini di scouting internazionale. Parte di questi risultati si vede proprio nei risultati parziali dei mondiali 2026, con alcune squadre storicamente molto forti già eliminate durante il corso dei gironi; l’effetto positivo di questa situazione imprevista, in ogni caso, è evidente: l’interesse nei confronti della competizione, non più unicamente dipendente dai grandi nomi, è aumentato e ciò lo si può vedere anche dalla popolarità dei siti dove fare betting. Che futuro attende il calcio europeo? Al momento è difficile dirlo con certezza perché i suoi problemi strutturali hanno radici profonde e che dipendono dall’avarizia degli uomini al comando delle rispettive leghe. Quello che è certo è che la Germania può prendere spunto dall’Italia ed evitare un tracollo quasi tragicomico come quello della nazionale azzurra: ha ancora tempo per correggere la traiettoria.

Pollena Trocchia, l’opposizione unita contro la gestione ampliamento cimiteriale

Riceviamo e pubblichiamo

POLLENA TROCCHIA (NA), 8 LUGLIO 2026 – Muro contro muro in Consiglio Comunale sulla gestione dell’ampliamento cimiteriale. La maggioranza guidata dal Sindaco Carlo Esposito ha rigettato in blocco la mozione presentata dall’opposizione unita.

L’atto mirava a istituire un meccanismo sanzionatorio a tutela dei cittadini assegnatari dei loculi nel “Blocco N” – area attualmente sotto sequestro giudiziario da parte della Procura di Nola – e a fare piena luce sugli atti amministrativi dell’opera.

La proposta di tutela patrimoniale, morale e amministrativa era stata sottoscritta in modo compatto dai consiglieri Pasquale Fiorillo, Antonella Attimo e Pasquale Montella del gruppo “Siamo il domani per Pollena Trocchia”, con il supporto integrale della consigliera Maria Rosaria Di Tuoro del gruppo “Pollena Trocchia Solidale”.

“Il Sindaco Esposito e i suoi consiglieri si sono assunti una gravissima responsabilità politica davanti al paese – dichiarano congiuntamente i consiglieri di opposizione – Il Primo Cittadino si è limitato a una mera relazione tecnica, scaricando ogni colpa sulle figure professionali e dichiarando apertamente che la vicenda non è un problema della maggioranza. Subito dopo, la sua stessa maggioranza ha bocciato il nostro piano di aiuti e la nostra richiesta di chiarezza, dimostrando totale indifferenza per i disagi delle famiglie e una preoccupante opacità sulla gestione delle carte”.

La mozione respinta dall’amministrazione prevedeva azioni concrete a costo zero per i contribuenti e precise garanzie di legalità, articolate in quattro punti principali: Istituzione della Commissione Trasparenza: Richiesta tassativa di costituire formalmente l’organo consiliare per depositare la documentazione sulla nomina del nuovo collaudatore, i verbali di sanatoria strutturale delle opere parzialmente consegnate il 21 maggio scorso e gli atti relativi alla revisione del sorteggio per l’assegnazione dello scorso luglio.

Retroattività del danno: Decorrenza del danno fissata al 21 maggio 2026, data della consegna parziale dell’80% dell’opera che ha escluso e isolato il Blocco N, in violazione del bando originario del 2021.

Indennizzo immediato: Riconoscimento di un indennizzo economico per ogni nucleo familiare entro i primi tre mesi di ritardo accumulati. Penale mensile: Attivazione di una penale mensile a oltranza a partire dal 10 agosto e fino alla materiale consegna dei manufatti.

I consiglieri di minoranza incalzano l’amministrazione con duri interrogativi politici: “Se i tecnici sono i soli responsabili di questo scempio, perché il Sindaco e l’Assessore competente non denunciano e non chiedono il risarcimento dei danni? Perché non si rispettano i criteri di assegnazione del bando del 2021?Perchè il Primo Cittadino ha dichiarato di voler modificare i risultati del pubblico sorteggio, ma non spiega con quali disposizioni si stia procedendo alla firma delle concessioni? perché gli atti pubblici di quel sorteggio non sono mai stati pubblicati? La maggioranza sta fuggendo dalla Commissione Trasparenza solo per evitare che si verifichi, domanda dopo domanda, il rispetto delle regole”.

“Le opposizioni, insieme alle famiglie del lotto N e a chiunque abbia subito un’ingiustizia, andranno avanti fino in fondo per fare piena luce e verità su questa dolorosa vicenda”, conclude la nota.

I Consiglieri Comunali

Per il gruppo “Siamo il Domani per Pollena Trocchia”:

Pasquale Fiorillo,Antonella Attimo,Pasquale Montella

Per il gruppo “Pollena Trocchia Solidale”: Maria Rosaria Di Tuoro

Al Maschio Angioino la presentazione del libro “Partenope incontra Marsiglia”

Il prossimo 13 luglio, dalle ore 16:00 alle 17:00, la sala della Loggia del Maschio Angioino ospiterà la presentazione di “Partenope incontra Marsiglia – Il patto di amicizia tra Napoli e Marsiglia”, volume che celebra oltre 2500 anni di storia partenopea attraverso il confronto con la città francese che ne condivide, per tradizione mitologica, l’origine.   Edito da La Fenice, casa editrice di Palma Campania fondata nel 2020 e attiva in collaborazioni con enti italiani ed esteri su pubblicazioni scientifiche e letterarie — tra cui il progetto legato all’archivio storico di Lione — il libro si presenta come un viaggio che intreccia i piani culturale, sociale, linguistico e storico delle due città.   Al centro dell’indagine dell’autrice Maria Katia Cerullo emergono le assonanze che il mare ha custodito nel tempo: la contaminazione del napoletano nel “parler marseillais”, le migrazioni che hanno portato generazioni di napoletani sulle coste francesi, i processi di integrazione che ne sono seguiti e lo scambio culturale che, in entrambe le direzioni, ha saputo arricchire il tessuto sociale delle due comunità. L’evento, promosso dal Comune di Napoli, dalla Fondazione AdAstra, dall’Associazione culturale La Fenice e da ACLI Beni Culturali, prevede un programma articolato di interventi istituzionali e accademici. Porteranno i saluti istituzionali la dottoressa Enza Amato, presidente del Consiglio comunale di Napoli; il dottor Francesco Iovino, presidente dell’organismo di trasparenza e controllo delle attività della Regione Campania; l’avvocato Luciano Lepre, presidente della Fondazione AdAstra. Interverranno il dottor Alessandro Luciani, presidente del Comites di Basilea (Svizzera); il professor Thibault Basset, docente di Letteratura politica francese; il professor Pasquale Gallifuoco, dell’Università di Napoli L’Orientale e presidente di ACLI Beni Culturali; la professoressa Raffaella Salvemini, dell’ISEM-CNR di Napoli; il regista Egidio Carbone, che curerà anche un momento introduttivo al volume con la lettura di un monologo. Introdurranno i lavori la dottoressa Maria Katia Cerullo, autrice del libro, e la professoressa Anna Maria D’Avella, del dipartimento Istruzione della Fondazione AdAstra. Modererà l’incontro il giornalista Francesco Gravetti. L’accompagnamento musicale sarà affidato al maestro Luigi Esposito, che eseguirà brani del repertorio classico napoletano, da poco riconosciuto dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, per restituire attraverso la musica tutto lo splendore culturale di Napoli. Appuntamento: lunedì 13 luglio 2026, ore 16:00–17:00 Luogo: Sala della Loggia, Maschio Angioino, Napoli

Agenti di scorta sui treni della Circumvesuviana

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Hanno avuto inizio nella mattina di oggi, 9 luglio, i servizi di scorta della Polizia di Stato a bordo dei treni della Circumvesuviana sulla tratta Napoli –Pompei- Sorrento, nell’ambito della convenzione stipulata tra il Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza- Direzione Centrale per la Polizia Stradale, Ferroviaria e per i Reparti Speciali della Polizia di Stato e l’Ente Autonomo Volturno (E.A.V.). L’iniziativa, che prevede l’impiego di operatori in uniforme ed in abiti civili del Compartimento Polizia Ferroviaria per la Campania, nasce per assicurare standard sempre più elevati di sicurezza nel trasporto pubblico locale e offrire ai cittadini un servizio più sicuro ed efficiente. L’obiettivo è, infatti, assicurare una maggiore tutela dei passeggeri e del personale viaggiante a bordo dei convogli in transito nella tratta Napoli- Pompei- Sorrento, valutata come una delle tratte ferroviarie regionali a maggiore affluenza, particolarmente frequentata da pendolari, turisti ed altre categorie di utenti, soprattutto durante la stagione estiva. La presenza degli operatori, prevista con cadenza settimanale per il periodo estivo, è finalizzata a prevenire e contrastare episodi di illegalità e comportamenti che possano compromettere la regolarità e la serenità del viaggio, nonché effettuare controlli dei viaggiatori e dei frequentatori di alcuni dei principali nodi della mobilità regionale. Tale servizio si affianca a quelli svolti sui treni a lunga percorrenza notturni, treni regionali, metropolitani e NTV.

Marigliano, nasce lo spazio “Simone Caliendo”

Nella tarda serata del 27 novembre 2024, Simone Caliendo perse la vita in un tragico incidente in scooter.

Il giovane, originario di Marigliano, aveva soltanto 17 anni. La sua scomparsa ha profondamente scosso non solo la comunità cittadina, ma anche quelle dei paesi limitrofi, lasciando un vuoto incolmabile nel cuore di familiari, amici e di quanti lo conoscevano.

Ma il ricordo di Simone non si è spento quella sera. Continua a vivere nell’affetto di chi gli ha voluto bene e, dal 12 luglio, anche attraverso la sede dell’ASD Simone Caliendo, un’associazione sportiva dilettantistica nata per custodire la sua memoria e promuovere i valori dello sport, dell’amicizia e della condivisione che hanno caratterizzato la sua giovane vita.

la sede è stata inaugurata  in via del Carmine n 3 a Faibano, luogo in cui i genitori di Simone, Michela e Ferdinando, aspettano  con affetto  chiunque desideri partecipare a questo momento di ricordo e di speranza.

Quando a Napoli era difficile distinguere un guappo da un camorrista….

Nel maggio del 1868 gli uffici dell’Esercito chiesero alle autorità civili di Ottajano informazioni dettagliate sull’ottajanese Francesco Criscuolo, artigliere, “chiuso nel carcere correzionale “di Torino perché aveva ferito a colpi di coltello due commilitoni. I Carabinieri di Nola comunicarono al sindaco di Ottajano che il Criscuolo era certamente un violento: e “aduso alla violenza”, come il padre Luigi, che però non poteva definirsi un “gamorrista”, ma, piuttosto, una “persona di rispetto”: così dicevano gli informatori che lo vedevano all’opera nel mercato di Nola come sensale. Anche il personaggio della “gouache” di Filippo Palizzi, la cui immagine correda l’articolo, potrebbe essere sia un guappo che un camorrista.   Non è facile trovare negli scrittori dell’Ottocento e negli atti di polizia una chiara definizione che distingua il guappo dal camorrista:  Ferdinando Russo definì “guappo”- “’o princepo d’’e guappe ammartenate”- Francesco Cappuccio, detto ‘’o signurino”, che in realtà era capo di una “comitiva “di camorra: anzi, ‘”o signurino” è stato, nell’Ottocento, con Salvatore De Crescenzo, il solo che abbia meritato il titolo di  capo di tutta la camorra napoletana: e dicono le carte che lo riconoscevano come capo anche molti camorristi casertani, nolani e vesuviani. Alla fine si adottò il criterio elaborato nel 1873 dai consiglieri del prefetto di Napoli Antonio Mordini: il “guappo”, quasi sempre di estrazione borghese, e non incolto, era un solitario che opponeva alla violenza dei camorristi la saggezza, ben sostenuta dall’abilità nell’uso del coltello e nell’arte del duello, e l’autorevolezza confortata dall’ammirazione del popolino e dal rispetto della polizia: era proprio questo “conforto” che proteggeva il guappo dalla violenza dei gruppi di camorra.   E non bisogna dimenticare che tutti i guappi di Napoli e il loro amici nolani e vesuviani costituivano una vera e propria “consorteria”, pronta a difendere i membri da ogni minaccia e a vendicarne la morte violenta. I guappi erano i giudici di pace dei loro quartieri: questo è un aspetto che è stato splendidamente illustrato da Eduardo. E parlavano per sentenze, “paraustielli, pastenachelle e zi’ tereselle”, cioè per allusioni, con giri di parole carichi di avvertimenti e connotati spesso da quell’ironia di cui furono Maestri Teofilo Sperino e Ciccio Cappuccio. “La guapparia”, scrisse Alberto Consiglio, divenne un “valore”, e perciò anche alcuni capi della camorra adottarono modi e comportamenti da guappo, in particolare l’abbigliamento e il modo di camminare. Ernesto Serao paragonò Gioacchino “’a Vecchiarella”, guappo di via Toledo, a un Don Chisciotte che girava per la città, “adrizando tuertos”, “ addirizzanno ‘e cose storte”.   Ma il Serao fu il primo a capire che guappi di seconda serie avrebbero esagerato un certo modo di muoversi, di camminare, di vestirsi e di parlare trasformando il loro personaggio nello smargiasso della commedia, nel guappo di cartone, nel Carluccio “uomo di ferro” che viene preso a schiaffi e a calci da Totò turco napoletano. Il disegno del guappo che Filippo Palizzi preparò per De Bourcard accentua alcuni aspetti, ma non cade nella parodia: la  posa è quella “di parata”: il guappo ostenta tranquillità e sicurezza, ma il suo sguardo è vigile e attento, e quella posa, bilanciata su una gamba,  gli permette di passare all’attacco in un attimo. La mano destra, infilata nella tasca, stringe, dalla tasca, l’impugnatura del bastone “animato”, in cui è nascosta una lama lunga e affilata: era l’arma tipica dei guappi. Nei bastoni “doppi” – i migliori venivano costruiti da un armaiolo di Sant’ Anastasia – una seconda lama scattava fuori dalla punta, e così il bastone poteva essere usato come una spada. “Di una mazza esagerata “ – scrive Alberto Consiglio- era armato Achille Del Giudice: e un’altra mazza la portava tra i denti il “gigantesco mastino” che lo accompagnava.   Il dito infilato nel taschino della fascia indica o che il guappo non vuole essere disturbato, è immerso nei suoi pensieri, o che ha appena pronunciato un “dichiaramento” e aspetta, dall’interlocutore, non altre chiacchiere, ma una risposta netta, un sì o un no: è il gesto della “conseguenza”. L’abbigliamento è quello di un borghese – la “fascia” la portavano i notai e i giudici – e il rosso del foulard e del “maccaturo” è, nella simbologia dell’“onorata società”, il colore dei capi. Gli anelli e la catena indicano l’agiatezza dell’uomo, e il cappello è forse un omaggio di Palizzi a Teofilo Sperino, che, figlio di un artigiano che fabbricava guanti e cappelli, usava spesso, come “coppola”, il berretto dei marinai. Palizzi è riuscito a fissare per sempre i tratti e il carattere del personaggio. Nel 1892 Luigi Forgione e Giuseppe Bellomunno, impresari di pompe funebri, chiesero la protezione di Teofilo Sperino contro la camorra degli ospedali e dei cimiteri. Il guappo pretese una quota della società, che gli fu concessa. Ma subito si comportò come se fosse l’unico padrone della ditta, la cui sede si trovava in via Concezione a Montecalvario. Andrea, il figlio di Luigi Forgione, non tollerava questa situazione.   La sera del 7 marzo 1893 Teofilo Sperino, dopo aver assistito a uno spettacolo nel teatro Partenope in via Foria, si diresse a piedi verso via Nuova Capodimonte, dove abitava. In via Stella gli si avvicinò una carrozza: ne uscì Andrea Forgione, che sparò al guappo. Sperino morì due giorni dopo, all’ospedale dei Pellegrini. Aveva 55 anni. Un giornalista scrisse che con lui era finita la “guapparia“.L’ultimo dei guappi dell’Ottocento fu colpito a morte per strada, mentre tornava a casa, a piedi, da solo e disarmato: e a colpirlo fu un giovane che non era né guappo, né camorrista.  

Muore investito da uno scooter, indagato 24enne per omicidio stradale

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Un 24enne di Scafati è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Torre Annunziata con l’accusa di omicidio stradale, in seguito alla morte di un anziano investito da uno scooter. L’incidente risale allo scorso fine settimana e si è verificato nei pressi dell’uscita autostradale, lungo viale Unità d’Italia, al confine tra Scafati e Pompei.

Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli investigatori, il giovane era alla guida dello scooter quando avrebbe urtato un uomo anziano che stava attraversando la carreggiata. Dopo l’impatto il pedone è caduto sull’asfalto, riportando diverse lesioni.

È stato lo stesso conducente del mezzo a fermarsi immediatamente e ad allertare i soccorsi. L’anziano è stato trasportato in ospedale in codice giallo, dove inizialmente le sue condizioni non sembravano particolarmente gravi. Tuttavia, nelle ore successive il quadro clinico si è aggravato fino al decesso, avvenuto il giorno seguente.

La Procura di Torre Annunziata ha aperto un fascicolo per fare piena luce sull’accaduto. Il pubblico ministero ha disposto l’autopsia sul corpo della vittima, esame che dovrà chiarire le cause del decesso e l’eventuale collegamento diretto con le ferite riportate nell’investimento.

Contestualmente, lo scooter coinvolto nell’incidente è stato posto sotto sequestro per consentire gli accertamenti tecnici. Le forze dell’ordine stanno ricostruendo con precisione la dinamica del sinistro per verificare eventuali responsabilità e accertare ogni elemento utile alle indagini.

Somma Vesuviana, aspettando il Palio 2026: al via una serata tra arte, musica e storia

Riceviamo e pubblichiamo   Palio di Somma Vesuviana, XXXIV edizione 11-12-13 settembre 2026 “Apriti cielo, Riti, Giochi e Meraviglia”. Per il sostegno alla nuova edizione del Palio cittadino, il progetto “Cultura e Culturae” presenta “Purgatorio ai piedi del Vesuvio”: il capolavoro di Federico De Roberto rivive in prosa e musica al Chiostro di Santa Maria del Pozzo.   Nella suggestiva cornice del Chiostro di Santa Maria del Pozzo, sabato 11 luglio prossimo, a partire dalle ore 20:00, andrà in scena lo spettacolo teatrale “Purgatorio ai piedi del Vesuvio”. Il dramma in prosa e musica, firmato da Giovanni D’Angelo, vanta la direzione artistica della prof.ssa Josi Auriemma per la sezione teatro. L’opera è liberamente tratta e ispirata alla celebre novella verista “Il Rosario” di Federico De Roberto. L’originale autore catanese, figlio di un ufficiale borbonico e di una nobildonna di origini napoletane, riversò nel testo la complessa ombra possessiva della figura materna — una vera e propria madre padrona —, che rivive fedelmente nel personaggio della Baronessa. La vicenda si svolge nei primi anni del XX secolo e ricalca essenzialmente la trama originale: una madre-patriarcale e vedova, legata a una nobiltà in decadenza, respinge tutto ciò che può minacciare la compattezza del suo potere aristocratico. Vestita rigorosamente di nero e con le chiavi appese alla cintura, incarna una vera “madre ferale”, trasformando l’habitat del dramma in una prigione di morte. Il riflesso della sua autorità è devastante per la famiglia: tre figlie segregate in attesa di un matrimonio di nobile lignaggio, un’altra adottata esclusivamente per convenienza e non per amore ed infine una figlia rinnegata e considerata rea di tradimento verso la casata per aver sposato un ragioniere di umili origini. Vivendo ai piedi del Vesuvio, la famiglia subisce un retaggio culturale che la Baronessa piega rigidamente alle esigenze della propria casata, strumentalizzando persino la recita del Santo Rosario. Il Cast e i Musicisti: Cast artistico: Peppe Parisi, Paola Matafora, Simonetta D’Angelo, Chiara Cozzolino, Valeria Cozzolino. Musiche dal vivo: Franco Paolo Perreca al clarinetto e Giovanni D’Angelo alla chitarra.   Un evento nell’evento: la visita alla Chiesa Ipogea Al termine della rappresentazione, la serata proseguirà all’insegna della scoperta del patrimonio storico locale. Alle ore 21:30 si terrà infatti un’esclusiva visita guidata alla suggestiva Chiesa Ipogea del complesso, condotta dal prof. Emanuele Coppola, che accompagnerà i presenti in un viaggio a ritroso nel tempo tra i segreti e la memoria del territorio. La serata sarà presieduta dalla Sindaca di Somma Vesuviana Silva Svanera con i saluti iniziali e un messaggio e per la XXXIV edizione del Palio. Il titolo scelto per guidare la XXXIV edizione della kermesse, “Apriti cielo: riti, giochi e meraviglie”, costituisce – come affermato da Giuseppe Auriemma Presidente e fondatore del Palio nel 1991, un manifesto concettuale che orienta la produzione artistica, la ricerca storica e la programmazione delle attività laboratoriali. Il brand culturale Culture&Culturae rappresenta la sintesi teorica e operativa della missione evolutiva del Palio. La struttura semantica del brand si articola su una precisa polarità concettuale: la Cultura (al singolare): esprime l’ancoraggio irriducibile alle specificità storiche, monumentali e performative di Somma Vesuviana, quali l’architettura aragonese del Casamale, la tradizione enogastronomica del vino Catalanesca e i repertori dei canti sul tamburo. Le Culturae (al plurale): incarnano l’apertura all’alterità, la cooperazione interculturale e l’aspirazione a un mondo unito e pacificato, traducendo la particolarità locale in un codice universale di fratellanza.   Comitato Palio di Somma Vesuviana Presidente Dott. Giuseppe Auriemma 08/07/2026 Contatti per la stampa:
  • Dove: Chiostro di Santa Maria del Pozzo, Somma Vesuviana (NA)
  • Quando: Sabato 11 luglio 2026
Programma: Ore 20:00 Spettacolo teatrale / Ore 21:30 Visita guidata
  • Direzione Artistica Sezione Teatro: Prof.ssa Josi Auriemma (Nota per le redazioni: inserire qui eventuali contatti telefonici/email o modalità di prenotazione per i biglietti)
  • Cell: 3394510994

Duomo di Napoli, ruba la mitra del busto di San Gennaro: arrestato

A Napoli un uomo è entrato nel Duomo e ha rubato la mitra del busto di San Gennaro ed è scappato. Poco dopo è stato arrestato

Mattina di fuoco a Napoli, dove al Duomo un uomo extracomunitario di 43 anni ha rubato senza pudore la mitra del busto di San Gennaro per poi fuggire.

Sembra quasi uno scherzo, ad imitazione del film “Operazione San Gennaro”, ma è tutta realtà. L’uomo è semplicemente entrato nella cattedrale e con un gesto furtivo ha tolto il copricapo vescovile dalla statua per poi avvicinarsi all’uscita.

Sfortuna per lui, non è riuscito ad arrivare lontano. Infatti è subito intervenuto il custode che, avendo notato l’accaduto, ha provveduto a chiamare il 112. In poco tempo la segnalazione è arrivata al comando provinciale dei Carabinieri di Napoli e i militari hanno prontamente incrociato le immagini delle telecamere poste nei pressi del Duomo, nella omonima via.

Grazie alla visione delle immagini si è riusciti a risalire in tempo reale alla posizione del ladro, che camminava indisturbato con la mitra tra le mani. La pattuglia dell’Esercito Italiano che si trovava in zona, guidata via radio da un’operatore, hanno intercettato e bloccato il 43enne. Fortunatamente non è riuscito ad addentrarsi nei vicoli del centro storico; è stato trovato a pochi metri di distanza dalla cattedrale.

Dopo pochi minuti sono arrivati sul posto i Carabinieri del comando radiomobile di Napoli che hanno provveduto a formalizzare l’arresto dell’uomo, con l’accusa di tentato furto aggravato. Attualmente è in attesa di giudizio ed è stata avviata un’indagine per chiarire la dinamica e come sia riuscito ad avvicinarsi indisturbato all’altare.

Però tutto è bene quel che finisce bene perché il copricapo del busto di San Gennaro è stato recuperato senza alcun danno ed è stato riconsegnato al Duomo.

(fonte foto: rete internet)

Somma Vesuviana, Via Cupa di Nola: “Non possiamo sentirci una terra di nessuno”

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Riceviamo da alcuni residenti di via Cupa di Nola  e pubblichiamo
“Negli ultimi giorni abbiamo assistito a diversi episodi di microcriminalità ( tentativi di furto, tossici che si aggirano nei pressi delle nostre abitazioni..) che hanno riacceso la preoccupazione per la sicurezza nella zona di Via Cupa di Nola. Purtroppo, nelle aree periferiche del nostro territorio, la microcriminalità continua a cercare spazi per agire con tranquillità.
Tuttavia, grazie alla collaborazione tra le attività commerciali della zona, ai sistemi di videosorveglianza installati e alle testimonianze raccolte, è stato possibile fornire un importante contributo alle indagini.
Fondamentale è stato il tempestivo intervento del Nucleo Operativo dei Carabinieri, con il supporto dei militari di Somma Vesuviana, Castello di Cisterna e delle tenenze delle zone limitrofe, tra cui Sant’Anastasia e San Vitaliano. Le attività investigative hanno consentito di risalire ad alcuni soggetti già noti alle forze dell’ordine, denunciati anche da alcuni commercianti della zona e successivamente affidati all’Autorità competente per i provvedimenti del caso.
Desideriamo esprimere un sincero ringraziamento alle forze dell’ordine per il lavoro svolto e a tutti coloro che hanno collaborato. Ci auguriamo che la presenza sul territorio continui a essere costante, affinché commercianti e cittadini possano vivere e lavorare con maggiore serenità.”
Alcuni residenti di via Cupa di Nola