Covid, de Magistris contro De Luca: “Le chiusure dei locali nascondono i fallimenti sanitari della Regione”

”È una misura per nascondere i fallimenti di questi mesi nel rafforzare la rete sanitaria pubblica in Campania”. Lo ha detto il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, a L’Aria che tira su La7, parlando dell’ultima ordinanza del presidente della Regione De Luca che prevede orari anticipati di chiusura per alcune tipologie di locali, tra cui i bar. ”Se chiudi tutto alle 23 provochi assembramenti, perché le persone si riverseranno nei locali tra le 21 e le 23. Noi dobbiamo rispettare e tutelare la salute al massimo ma ricordarci anche che siamo nella fase di convivenza con il virus in cui vanno tutelati anche altri diritti come il lavoro e le libertà”. “Con De Luca non siamo allo stato di polizia, siamo alla tirannide fuori controllo”, ha proseguito il primo cittadino di Napoli. “Bisogna fare il contrario – ha affermato de Magistris – bisogna estendere gli orari, utilizzare gli spazi all’aperto. Come si fa a non capire che questi provvedimenti non servono? Lo hanno detto anche gli esercenti e non bisogna dimenticare che, oltre alla pandemia sanitaria, siamo già in una pandemia sociale, economica e del lavoro. Fate le misure che servono”. (foto ANSA Campania)

Sant’Antimo, sicurezza ambientale: controlli dei Carabinieri, denunciate 3 persone

I carabinieri della tenenza di Sant’Antimo – nell’ambito di mirati servizi straordinari disposti dal comando provinciale di napoli volti alla repressione degli illeciti ambientali nella c.d. “terra sei fuochi” – hanno denunciato 2 persone, di 28 e 30 anni, entrambi incensurati e del posto. Gli uomini sono responsabili di esercizio di attività illecita di gestione di rifiuti. I 2 avevano adibito a deposito di rifiuti un terreno agricolo di circa 800 metri quadrati. Lì i Carabinieri hanno rinvenuto 400 contatori del gas usati: 300 di questi erano ancora all’interno di un autocarro in attesa di essere scaricati. Durante i controlli a largo raggio dei carabinieri, un’altra persona, un 42enne titolare di officina meccanica, è stato denunciato per smaltimento illecito di rifiuti. Smaltiva gli oli esausti della sua attività sversandoli direttamente nella fogna e smontava parti meccaniche di veicoli lasciandole abbandonate su un piazzale nei pressi dell’opificio. I militari dell’Arma hanno sequestrato l’intera attività.

Covid: focolaio in una casa di riposo a Portici. Asl raccomanda massima attenzione

C’è la massima attenzione da parte dei medici e del personale dell’Asl Napoli 3 Sud nella casa di riposo privata per anziani ‘Pio XII’ a Portici (Napoli) dove, nelle scorse ore, si sono registrati 57 contagi tra ospiti e dipendenti. Al momento tutti i presenti sono sotto stretta osservazione, non si registrano casi gravi. A parlare è il direttore generale dell’Asl Napoli 3 Sud Gennaro Sosto: ” I 41 ospiti positivi sono stati posizionati parte al secondo e parte terzo piano della struttura, mentre gli altri 12 risultati negativi, sono al primo livello. I 16 dipendenti positivi sono in isolamento domiciliare a casa” fa sapere. ”Al momento la situazione è sotto controllo. Alcuni pazienti che presentavano già patologie pregresse sono continuamente monitorati con strumentazione in grado di rilevarne i parametri vitali e di consentirci di intervenire in casi di urgenza e intercettare il ricovero. Inoltre, grazie al supporto della Regione Campania e della Protezione Civile sono già presenti nella struttura tre operatori sanitari che vanno a sopperire alle defaillance dovute ai casi positivi registrati tra il personale. Altri ne sono attesi nei prossimi giorni”. Il responsabile prevenzione Covid nelle Rsa della asl, Antonio Coppola aggiunge: ”Siamo sempre in una situazione di emergenza gestita bene, abbiamo sanificato gli ambienti e creato percorsi separati in modo che il personale possa evitare il contatto fisico. In pomeriggio attiveremo il sistema di telemedicina per monitorare attentamente i casi più a rischio. Un solo ospite risulta ricoverato in ospedale a Boscotrecase ma non è in pericolo di vita”. Sulla vicenda il sindaco di Portici, Vincenzo Cuomo dice: ”La situazione è gestita esclusivamente dalla Asl che ha immediatamente attivato tutte le procedure di profilassi e sorveglianza affiancando la direzione sanitaria della struttura separando ed isolando i pazienti positivi e sono state attivate tutte le procedure di sanificazione e utilizzo dispositivi dpi per fronteggiare forti cariche virali. Dalle notizie che abbiamo nessuno dei pazienti mostra sintomi preoccupanti e sono costantemente monitorati”. (foto ANSA Campania)

Somma Vesuviana, interventi mirati alla sicurezza stradale in città

Riceviamo dall’ufficio stampa del Comune di Somma Vesuviana e pubblichiamo. D’Avino: “Operazione sicurezza stradale. Abbiamo installato dissuasori e sistemi protettivi lungo incroci e strade, soprattutto in prossimità di edifici scolastici. A breve le rotonde per eliminare del tutto alcuni incroci pericolosi”. “Dissuasori, segnaletica stradale, percorsi pedonali protetti, abbiamo operato per la messa in sicurezza soprattutto di quelle strade nei pressi degli edifici scolastici sia centrali che periferici e lo abbiamo fatto lavorando con costanza per garantire serenità a studenti ed insegnanti. Dopo gli interventi sull’incrocio di Via Roma – Via Aldo Moro e dopo i dissuasori installati dinanzi all’ingresso secondario della Scuola Media “San Giovanni Bosco/Summa Villa” e dopo gli interventi di sicurezza stradale in Via Milano, stiamo installando anche le protezioni per la creazione di percorsi pedonali protetti in prossimità di incroci potenzialmente pericolosi. L’Amministrazione Di Sarno sta dando vita ad un’operazione sicurezza che non ha precedenti nel nostro paese”. Lo ha affermato Sergio D’Avino, Assessore alla Viabilità del Comune di Somma Vesuviana.

“L’aquilotto insanguinato”, Lino Zaccaria racconta Corradino di Svevia

Saggio su tragedia ultimo degli Hohenstaufen edito da Graus Ricostruire la tragica vicenda di Corradino di Svevia non era un’impresa facile, perché tutto avvenne, nel giro di soli sedici anni, verso la fine del 1200 e le fonti, dirette, sono poche, anche per colpa di un incendio che ha devastato l’Archivio angioino negli anni della seconda guerra mondiale (era stato per precauzione trasferito a Nola) e che ha distrutto tutto il carteggio dal quale si sarebbero potute ricavare informazioni decisive. Ma a dispetto delle asperità della ricostruzione, Lino Zaccaria non si è avvilito e per anni ha scavato alla ricerca di tutto quello che poteva contribuire a far luce sulla vita, sull’avventura e sulla morte dell’ultimo rampollo degli Svevi, sceso in Italia dalla natia Baviera per tentare di riprendersi quel trono che era stato del padre e del celebre nonno, Federico II. Il generoso tentativo del giovanissimo principe svevo si tradusse in una tragedia immane, che giunse all’epilogo proprio a Napoli, in quella che è oggi piazza Mercato, sotto gli occhi commossi e atterriti di migliaia di cittadini, radunati apposta perché quella decapitazione fungesse da monito. La descrizione dell’uccisione di Corradino di Svevia è il “piatto forte” della ricostruzione che l’autore ha proposto ai lettori con “L’aquilottto insanguinato”, edito da Graus, in questi giorni in libreria. Il saggio si apre con un’introduzione di carattere storico sullo scenario nel quale era maturata tutta la vicenda. Corradino aveva appena poco più di sedici anni. All’inizio la sua sembrava un’avventura destinata al successo contro l’usurpatore Carlo d’Angiò, che il Papa aveva insediato sul trono di Napoli. Ma l’impresa era fallita a Tagliacozzo, in Abruzzo. Proprio quando sembrava che il giovane principe potesse avere la meglio al termine di una sanguinosa battaglia campale, il rivale, grazie ad un’abile mossa tattica di un suo vecchio condottiero, era riuscito a prevalere. Corradino, in fuga, era stato catturato sul litorale laziale, tradito dall’anello imperiale che ancora portava al dito. E chi lo aveva catturato, Giovanni Frangipane, lo aveva poi consegnato a Carlo d’Angiò. Un passaggio ancor oggi discusso di questa vicenda: fu Frangipane un traditore nel consegnarlo al re angioino, visto che in passato erano stato fedelissimo degli Svevi? A questo interrogativo l’autore cerca di rispondere citando sia quelli che condannano il Fragipane, sia quelli che lo giustificano. La citazione letterale delle fonti consultate è una consuetudine che Lino Zaccaria ha mutuato dalla sua lunghissima esperienza giornalistica e che, come asserisce nella premessa, deliberatamente ha inteso seguire. Lo sottolinea nella prefazione anche Pietro Gargano: “La scrittura è sorvegliata, semplice, volutamente scarna, perché la ricerca della verità non ha bisogno di abbellimenti di maniera. Eppure queste pagine si leggono in un solo respiro, perché lo stile di un cronista vero è fatto di ritmo, di pause sapienti, di idee incalzanti. Il racconto dell’esecuzione è emozionante, nonostante sia privo di toni truci, di dettagli sanguinolenti, di particolari di fantasia come il guanto di sfida lanciato dal morituro, come l’aquila svolazzante. E’ perfetta l’atmosfera di macabro stadio, con la folla accorsa allo spettacolo della morte, con il tappeto rosso fino al palco del boia, orrenda forma di rispetto fasullo per il condannato”. Chiusa la ricostruzione storica, dedicato un lungo e significativo passaggio al testo e all’analisi della celebre poesia di Aleardo Aleardi (“era biondo, era bello, era beato…”), l’opera si chiude con due “chicche”: l’intervento di Ciro Discepolo che descrive il quadro astrale del protagonista e conclude che era scritto nel destino che dovesse morire tragicamente. E infine con un’intervista ad una medievalista di fama, Gabriella Piccinni. La quale, facendo violenza al suo impulso di “terzietà”, alla fine conclude che fra i due, Corradino e Carlo d’Angiò, la figura del primo è quella verso la quale si indirizza la più naturale simpatia.

Masket, la mascherina bracciale che nasce dall’idea di due giovani imprenditori di Torre del Greco

Riceviamo e pubblichiamo.

Sbarca ufficialmente sul mercato Masket: il primo bracciale/mascherina brevettato in Italia

L’azienda Thebandmask ha lanciato sul mercato un rivoluzionario prodotto al passo con la crisi sanitaria che il mondo sta vivendo. Un bracciale che all’esigenza diventa una pratica mascherina. Dietro questo progetto ci sono due giovani imprenditori di Torre del Greco: Emilio Segnale, graphic designer, e Salvatore Borriello, ingegnere gestionale.

I due imprenditori hanno spiegato che l’idea, “Nasce da un senso di praticità contestualizzato alla situazione sanitaria attuale. Come milioni di italiani ci siamo trovati ad affrontare, nel 2020, un periodo difficile dal punto di vista lavorativo – proseguono gli ideatori di Masket – “È stato proprio da questa fase di cambiamento, che è derivata la necessità di reinventarsi: da qui nasce l’originale idea del bracciale che diventa mascherina“.

Un prodotto nuovo e completamente made in Italy: “Siamo fieri di effettuare l’intero processo di produzione in Italia, grazie al supporto di fornitori locali da decenni impiegati nel settore tessile e della lavorazione pelli. Masket, il nostro prodotto, è realizzato in vera pelle e con cotone di alta qualità. Basta un semplice tocco per capire che il bracciale è il risultato di una manifattura di alto livello”.

Letteralmente un prodotto che non c’era, qualcosa che mancava. Proprio per questo motivo Masket ha già sbalordito per il numero di vendite online nel pochissimo tempo trascorso dal suo lancio sul mercato. Dati che fanno ben sperare i due giovani imprenditori per il futuro: “Abbiamo lanciato il prodotto sul mercato italiano pochi giorni fa e da subito abbiamo avuto molti follower e supporter. Ovviamente siamo focalizzati sulla diffusione di Masket in Italia tramite vendita online sul nostro sito. Nel frattempo Stiamo già lavorando ad una seconda versione con l’obbiettivo di rendere la parte di stoffa più protettiva e sicura per chi la indossa. Attualmente infatti l’efficacia, del  prodotto non è testata, come la maggior parte delle mascherine di stoffa in commercio. Ci farebbe piacere offrire agli utenti anche diverse colorazioni e la possibilità di personalizzazione del prodotto”.

A Somma Vesuviana arriva Alfonsino, il Delivery sostenibile che permette di ordinare anche da Facebook

Riceviamo e pubblichiamo. Già attivo in 200 comuni della Campania, per l’avvio del servizio di consegne di cibo a domicilio nella città vesuviana sono in programma nuove assunzioni per decine di rider che copriranno consegne in un raggio di 4 kmq dal centro. Chi vive in un piccolo centro sa che ordinare online il pranzo o la cena ricevendoli direttamente a casa è un’utopia. I grandi colossi del food delivery molto spesso non coprono le piccole città costringendo gli abitanti di queste realtà ad uscire per recarsi al solito take away sotto casa. A fornire un servizio di consegne a domicilio ai piccoli centri, è Alfonsino Delivery, https://alfonsino.delivery/, che permette di ordinare dai migliori ristoranti, trattorie, sushi bar della città in maniera semplice, via chat su Facebook Messenger oppure attraverso la classica App e ricevere il proprio pasto in 30 minuti e che, dopo aver raggiunto già diversi comuni della provincia di Napoli, come ad esempio Torre del Greco, Portici, Pozzuoli, Pomigliano d’Arco, Nola, Frattamaggiore, sbarca anche a Somma Vesuviana. L’attuale situazione che stiamo vivendo ha fatto scoprire a molti italiani il food delivery, così che anche nei piccoli centri, la voglia di ricevere comodamente a casa il proprio pasto è dilagata. Se per le multinazionali del “delivery” la capillarità sul territorio non è sostenibile, lo è per una realtà come Alfonsino che nasce proprio per offrire questo servizio ai piccoli centri, con un approccio più “umano” e più vicino alle esigenze delle comunità locali. Un Delivery sostenibile sia nelle modalità di coinvolgimento dei rider, che sono regolarmente assunti dall’azienda, sia nel coinvolgimento dei ristoratori all’interno della piattaforma, che hanno a disposizione un coach che li supporta per far in modo che il servizio sia realmente utile per la loro attività.” – spiega Domenico Pascarella, co-founder di Alfonsino. Il food delivery per le piccole città a portata di clic Nato a Caserta nel novembre del 2016, dall’ingegno ed intuizione di Carmine Iodice, Domenico Pascarella e Armando Cipriani, Alfonsino è già attivo in più di 300 comuni italiani, 6 regioni e può contare su oltre 700 ristoratori partner tra cui Burger king, Grom e Old Wild West. Il nome rammenta un amico di famiglia o di quartiere che ti porta a casa il pranzo o la cena, ed infatti grazie ad Alfonsino pizza, kebab, hamburger, sushi e tanto altro giunge direttamente a domicilio in pochi minuti, prenotando in modo rapido ed immediato in due modi: tramite la chat di Facebook, https://www.facebook.com/alfonsino.delivery/ senza credenziali grazie al chatbot nativo sviluppato in-house dalla startup; oppure scaricando l’app di Alfonsino disponibile gratuitamente su App Store e Google Play Store dove si ha tra anche, la possibilità di tracciare in tempo reale il rider che consegnerà il pasto, dalla presa in carico all’assistenza dedicata post consegna. Al via l’assunzione di rider per la home delivery di Alfonsino La particolarità di Alfonsino risiede anche nelle modalità di ingaggio dei rider che vengono assunti direttamente dall’azienda. Per Somma Vesuviana la startup vuole assumere entro i prossimi mesi una cinquantina di nuovi collaboratori, che consegneranno il cibo a domicilio in scooter o auto, proprio per raggiungere anche le abitazioni più distanti, mantenendo però il raggio di copertura del servizio che è di 4 km dal centro. In un’ottica di sviluppo del servizio, la ricerca di rider sul territorio è sempre attiva. Con Alfonsino il fattorino può scegliere data ed orario di lavoro selezionando il turno direttamente in app. I rider ricevono pagamenti settimanali, driver kit gratuito e guadagnano un fisso per ogni turno preso. Per candidarsi basta compilare il form sul sito.

Marigliano, ancora fermo l’Albo Pretorio online: stop agli aggiornamenti da oltre un mese

Come si apprende dai documenti della Gazzetta Ufficiale, l’Albo Pretorio On Line è il servizio che permette agli Enti di adempiere agli obblighi previsti dall’art.32 della legge 18 giugno 2009, n.69, recante “Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile”. In particolare, a interessare è l’Art. 32 (Eliminazione degli sprechi relativi al mantenimento di documenti in forma cartacea): 1. A far data dal 1º gennaio 2010, gli obblighi di pubblicazione di atti e provvedimenti amministrativi aventi effetto di pubblicità legale si intendono assolti con la pubblicazione nei propri siti informatici da parte delle amministrazioni e degli enti pubblici obbligati. Insomma, sono ormai dieci anni che le pubbliche amministrazioni sono obbligate a pubblicare i documenti ufficiali sul web, nella sezione del sito istituzionale denominata appunto “Albo Pretorio On Line”: delibere, determine e ordinanze devono essere caricate sul portale e messe a disposizione della cittadinanza, in virtù della trasparenza, aggiornando in tempo reale e comunque nel più breve tempo possibile. Purtroppo, però, l’Albo Pretorio On Line del Comune di Marigliano, dove si è appena insediato il sindaco Peppe Jossa, è fermo al palo dal 2 settembre scorso, nei giorni in cui il sito istituzionale rimase vittima di un attacco hacker, da quel che risulta. Da allora è trascorso oltre un mese, si sono svolte le elezioni e il lavoro della nuova amministrazione è già in corso: tuttavia nessun documento viene caricato e questo a discapito della trasparenza e di sicuro non a vantaggio del cittadino. Non viene aggiornato il vecchio sito e nel frattempo non si trova nulla nemmeno sul nuovo. Non si riesce a capire quale sia il problema, anche se prima di decadere lo stesso commissario prefettizio aveva assicurato che erano iniziate le prime operazioni di aggiornamento del portale. Ad oggi, però, ancora nulla risulta dalle pagine web. L’art. 32 della legge 28 giugno 2009, di cui sopra, introduce e impone chiari obblighi di pubblicazione sui siti informatici. Infatti, con specifico riferimento agli obblighi di pubblicazione degli atti degli enti locali, l’introduzione dello strumento informatico ha comportato l’implicita abrogazione della disciplina della “pubblicazione delle deliberazioni” contenuta nell’art. 124 del d. legs. n. 267/2000, nella sola parte in cui dispone che la pubblicazione avvenga “mediante affissione all’albo pretorio nella sede dell’ente …”, sostituita dalla pubblicazione sul sito istituzionale dell’ente, fermo restando il termine di 15 giorni consecutivi o di altre specifiche disposizioni di legge. Ai fini dell’osservanza degli obblighi posti dal citato art. 32 gli enti locali possono adottare appositi regolamenti per la gestione delle procedure di pubblicazione degli atti sull’albo pretorio on line, in cui disciplinare i diversi profili di attuazione della norma, tra i quali le modalità di accesso e pubblicazione, gli atti soggetti a pubblicazione, le garanzie della riservatezza. L’art. 32, comma 1, della legge citata dispone che “gli obblighi di pubblicazione di atti e provvedimenti amministrativi aventi effetto di pubblicità legale si intendono assolti con la pubblicazione nei propri siti informatici da parte delle amministrazioni e degli enti pubblici obbligati”. Il Comune di Marigliano non sta assolvendo a un proprio dovere e la cosa va avanti da oltre trenta giorni. Quando i cittadini potranno nuovamente usufruire di un prezioso strumento di democrazia? Su Facebook, in risposta ai numerosi post di aggiornamento Covid del neo sindaco Jossa, si fanno notare alcuni messaggi che mettono in risalto proprio questo, oltre a sottolineare il mancato funzionamento dei feedback alle PEC: “La cortesia di indicare dove è stato trasferito l’albo pretorio on line del Comune. Il vecchio sito non è aggiornato dal primo settembre. Il nuovo sito non è alimentato. Le comunicazioni in albo pretorio on line dove sono consultabili?”, chiede un utente al primo cittadino, senza però ottenere risposta. Il settore Informatica dell’ente comunale dovrebbe offrire un servizio che al momento non c’è, al netto degli ostacoli posti dall’hackeraggio (ormai superati): quando arriveranno risposte e fatti concreti per superare gli annosi disservizi con cui quotidianamente i mariglianesi devono fare i conti?

Sant’Anastasia, mai più Concorsopoli, il commissario Rodà lascia nuove regole

 Prima della proclamazione del nuovo sindaco Carmine Esposito e prima di lasciare definitivamente Palazzo Siano, il commissario prefettizio Stefania Rodà ha pensato bene di «sistemare» precauzionalmente la vicenda che ha portato a nuove elezioni a Sant’Anastasia: i concorsi. E così, con una delibera adottata grazie ai poteri di giunta che la normativa le concede, ha provveduto a modificare il regolamento comunale dei concorsi pubblici e le altre procedure di assunzione. Dicendo «no» ad un’altra futura eventuale Concorsopoli, l’inchiesta che ha decapitato l’amministrazione Abete portando allo scioglimento, al commissariamento e a nuove elezioni. «Gli ultimi concorsi pubblici banditi dal comune di Sant’Anastasia nel 2018 sono stati oggetto di indagini penali le quali hanno evidenziato un elevato rischio di corruzione nel settore del reclutamento del personale ed indotto l’amministrazione – in questo caso il commissario – ad annullare in via di autotutela le procedure espletate» – si legge nella deliberazione. Dunque, come contrastare il rischio di corruzione? Con opportune correzioni. Vale a dire che il commissario ha stabilito come d’ora in avanti si delegheranno in via preferenziale le procedure concorsuali al Ripam/Formez (associazione in house alla presidenza del consiglio dei ministri, dipartimento della funzione pubblica e amministrazioni associate, regione Campania compresa) in virtù della maggiore specializzazione tecnica delle struttura nel campo della selezione e della formazione del personale. Inoltre, accorgimenti per garantire una maggiore trasparenza nelle procedure e l’indipendenza della commissione di valutazione per i concorsi eventualmente banditi dall’ente. Nel frattempo, le modifiche al regolamento disciplinano anche l’utilizzo delle graduatorie degli altri enti quale strumento di natura straordinaria, residuale, da utilizzarsi soltanto in caso di assunzioni urgenti al fine di garantire la funzionalità dei servizi comunali.

Campania, il rapporto annuale sulla raccolta differenziata di carta e cartone: in crescita i dati del 2019

Riceviamo da Comieco Campania e pubblichiamo. In un anno ogni abitante ha differenziato in media oltre 34 kg.  A guidare la crescita è la provincia di Napoli, con 114.693 tonnellate raccolte e 36,8 kg pro-capite. Comieco ha riconosciuto ai Comuni in convenzione 9,29 milioni di euro per la gestione di oltre 156 mila tonnellate. Nell’ambito di un’indagine commissionata da Comieco ad Astra emerge l’attenzione per la raccolta differenziata: il 76% degli intervistati dichiara di farla “sempre/spesso”. Secondo la 25a edizione del Rapporto annuale Raccolta, riciclo e recupero di carta e cartone in Italia diffuso da COMIECO, Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica, nel 2019 la raccolta differenziata di carta e cartone in Campania è cresciuta del 5,8% rispetto all’anno precedente: la regione, infatti ha raccolto e avviato a riciclo 200.588 tonnellate di carta e cartone, pari a 34,1 kg per abitante. “Sono state ben 11.071 le tonnellate in più di carta e cartone raccolte in Campania rispetto al 2018: un ottimo risultato espressione del maggiore impegno dei campani nel corretto conferimento dei rifiuti, pratica che si sta consolidando in generale in tutte le regioni, soprattutto del Sud Italia.” – dichiara Carlo Montalbetti, Direttore Generale Comieco. “Il Consorzio Comieco ha gestito 156.361 tonnellate, ossia il 78% del totale, riconoscendo ai Comuni in convenzione corrispettivi pari a 9.299.043 euro.” I dati per provincia La fotografia dell’andamento della raccolta differenziata di carta e cartone a livello provinciale offre uno spaccato frammentato: nel 2019 la provincia più virtuosa è quella di Napoli con 114.693 tonnellate raccolte, pari a una media pro-capite di 36,8 kg. A seguire Salerno, con 35.956 tonnellate e una raccolta pro-capite di 32,4 kg, la provincia di Caserta con 27.767 tonnellate e 30 kg per abitante, quella di Avellino con 11.989 tonnellate e 26,8 kg pro-capite e infine Benevento con 10.183 tonnellate raccolte e una quota pro-capite di 36,1 kg. Una pratica sostenibile positiva per l’ambiente La raccolta differenziata cresce conseguentemente ad una maggiore “coscienza ambientale” come confermano i risultati di una ricerca demoscopica commissionata da Comieco all’istituto Astra Ricerche per indagare l’attenzione degli italiani rispetto all’ambiente e alla sostenibilità. Innanzitutto, il 93% degli intervistati campani dichiara di essere preoccupato riguardo ai temi ambientali a livello mondiale ed il 74% del campione si impegna in prima persona per migliorare l’ambiente adottando comportamenti sostenibili tra i quali spicca la raccolta differenziata. Quest’ultima viene svolta regolarmente dal 76% dei campani intervistati che dichiarano anche di farla bene dandosi un voto più che sufficiente, 7,37, in una scala da 1 a 10. Quando devono reperire informazioni sul corretto svolgimento della raccolta differenziata, i campani utilizzano soprattutto i motori di ricerca (44%), i depliant cartacei distribuiti dal Comuni (36%), i siti del Comune (30%), oppure si richiedono informazioni ad amici/familiari/conoscenti (24%). La raccolta differenziata di carta e cartone in Italia: un anno di crescita quantitativa e qualitativa Nel 2019, in Italia sono stati raccolte complessivamente 3,5 milioni di tonnellate in carta e cartone, con un incremento del 3% rispetto all’anno precedente. A livello nazionale, si registra un importante miglioramento anche sotto il profilo qualitativo dei materiali a base cellulosica avviati a riciclo: la media di frazioni estranee riscontrate nella raccolta differenziata di carta e cartone effettuata dalle famiglie è scesa sotto la soglia del 3%, mentre è rimasta costante quella derivante dai circuiti commerciali. Risultati complessivamente positivi che descrivono un settore in salute come confermato anche dal tasso di riciclo degli imballaggi, attestatosi nel 2019 all’81% con un ritmo di crescita che rende fattibile centrare con largo anticipo l’85% che l’Unione Europea ha fissato come obiettivo 2030.