Napoli, commemorazione dei defunti: cimitero vuoto per paura del contagio da Covid19
Pochi visitatori al cimitero di Poggioreale che, normalmente affollatissimo nel giorno in cui si celebrano i defunti, appare oggi quasi deserto per la paura – così se lo spiegano anche i fiorai rimasti senza clienti – di contrarre il virus. Anche questo rito quindi, cosi caro ai napoletani e celebrato anche nella ‘Livella’, famosa poesia di Toto, subisce il clima di timore dovuto alla pandemia. ”Non c’è nessuno, proprio nessuno – si lamenta una fioraia che ha la sua merce esposta d avanti all’ingresso del monumentale camposanto – contavamo in questi due-tre giorni di fare un buon incasso anche in previsione di un probabile nuovo lockdown ma peggio di così”. Anche i pochi visitatori appaiono un po’ spaesati tra i viali vuoti e si capisce che la maggior parte di loro, vestiti ancora di nero per il lutto, vengono a fare visita ad un loro caro scomparso da poco.
Operatori e addetti alla manutenzione sono comunque stati attivati ed a chi entra viene misurata la temperatura e spiegate le regole di comportamento per contrastare il contagio. Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ha deposto fiori alle tombe degli ex Presidenti della Repubblica, De Nicola e Leone, e su quella di Annalisa Durante, vittima innocente della camorra mentre il cardinale Crescenzio Sepe ha celebrato la Messa per i Defunti alla presenza di pochissimi fedeli.
Il primo cittadino partenopeo ha dichiarato: ”Sono contento che abbiamo tenuto aperto i cimiteri nel rispetto di tutte le regole e precauzioni, con un grande senso di responsabilità dei napoletani perché questo è un anno difficile. Ci sono nostri concittadini, e non solo, che non hanno nemmeno potuto piangere i loro cari con un funerale, una messa, una carezza”.
De Magistris ha rivolto un particolare ringraziamento ai dipendenti del Comune, delle società partecipate quali Napoli Servizi, Asia, Anm, alla Protezione civile, agli Lsu e ai lavoratori della Cooperativa 25 Giugno perché ”hanno consentito tutto questo sistemando i cimiteri e aprendoli in sicurezza e lo hanno fatto in un momento in cui anche i lavoratori e le loro famiglie sono colpiti da isolamenti fiduciari, quarantene e contagi ma nonostante ciò hanno svolto un lavoro enorme e di questo sono loro molto grato perchè hanno consentito di svolgere questi giorni di spiritualità e di sentimenti in sicurezza”.
De Magistris ha sottolineato ”il senso di comunità composto, responsabile e disciplinato segno che anche in tempi così difficili si può provare a far coniugare il diritto alla salute con il dovere di preservare le regole ma anche di poter proseguire per quanto possibile una vita difficile ma con rinnovata voglia di esserci ai tempi della pandemia”.
(foto ANSA Campania)
Afragola, Carabinieri arrestano 3 persone per tentata rapina, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato di un’auto dell’Arma
Nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, | Carabinieri della Stazione di Afragola e della Sezione Operativa di Casoria hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Napoli Nord, nei confronti di tre persone – rispettivamente di anni 36, 34 e 26 domiciliati in Arpino di Casoria e Napoli – per tentata rapina in concorso, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato di una vettura militare.
Lo scorso 4 ottobre, attraverso il sistema di videosorveglianza installato presso il centro commerciale Ikea di Afragola, venivano notate delle persone che stavano tentando di rubare un’auto in sosta nell’attiguo parcheggio. Tale sistema era stato attivato anche al fine di contrastare i furti di autovetture – che, in particolare nei fine settimana di frequente si verificano negli orari di maggiore afflusso della clientela.
Gli autori del tentativo di furto venivano rintracciati all’interno del parcheggio da una pattuglia dei Carabinieri di Afragola immediatamente intervenuta che costringeva il veicolo a fermarsi. Gli occupanti, creandosi un varco per la fuga, con l’autovettura sulla quale si trovavano, investivano l’auto dell’Arma provocando il ferimento di un militare. L’attività investigativa – svolta con l’ausilio delle immagini estrapolate dai sistemi di videosorveglianza – ha reso possibile risalire al numero di targa dell’autovettura. Il successivo riconoscimento eseguito dai militari operanti e l’esito delle perquisizioni effettuate presso i domicili degli interessati, resisi per più giorni irreperibili a seguito dell’aggressione, hanno consentito di ricostruire un grave quadro indiziario a carico degli indagati.
Tra “adulti bambini” e “bambini adulti”. L’educazione secondo Armando Matteo
In libreria il nuovo libro di Armando Matteo “Il nuovo bambino immaginario. Perché si è rotto il patto educativo tra genitori e figli”
“Il nuovo bambino immaginario”, il nuovo libro di Armando Matteo, dedicato all’attualissimo problema dell’educazione dei più piccoli, chiude idealmente la serie di pamphlet del teologo autore del best-seller “La prima generazione incredula”, con cui, lo studioso, ha analizzato alcune delle questioni fondamentali che sono alla base dell’allontanamento dalla Chiesa di fette sempre più ampie di fedeli a cominciare da quelli più giovani.
Il libro promette sin dal sottotitolo di rendere conto del perché il patto educativo tra genitori e figli si sia irrimediabilmente rotto. Al centro ci sono di nuovo loro, gli adulti Peter-Pan, quegli adulti che non hanno fatto pace con la loro età anagrafica e avvertono l’insopprimibile bisogno di vivere un’eterna e cristallizzata giovinezza.
Già perché “il nuovo bambino immaginario”, il “bambino adulto” che i genitori vedono così perfetto da ritenere inadeguate tutte le agenzie educative, un adulto in miniatura, già compiuto e dunque non suscettibile di ulteriore crescita se non in altezza, è alla fine dei conti – come spiega efficacemente Matteo – Il perfetto contraltare di quell’adulto bambino generato dalla nostra società ipergiovanilistica.
L’effetto di tale macroscopica distorsione della realtà è la totale eclissi dell’educazione familiare. “Il punto – scrive l’autore – non è che i genitori educhino poco o male. Il punto è che non educano più. Il genitore contemporaneo pensa e agisce come se il figlio non necessitasse del tempo dell’infanzia e dell’apporto decisivo dell’educazione familiare”.
Questa situazione crea una miscela esplosiva in cui le classiche agenzie educative (la scuola, la parrocchia…) finiscono per essere derubricate a inutile e inadeguate. Da qui la crisi che queste registrano nel mondo contemporaneo.
Come sempre Matteo riesce a dipingere in maniera brillante e allo stesso tempo accurato un quadro che è sotto gli occhi di tutti ma di cui difficilmente riusciamo a individuarne davvero i tratti.
Armando Matteo Insegna Teologia fondamentale presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma. È direttore della rivista “Urbaniana University Journal” e ha pubblicato numerosi saggi, alcuni tradotti all’estero. Tra i più recenti ricordiamo la nuova edizione de “La prima generazione incredula” (Rubbettino), “Evviva la teologia” (San Paolo), “Pastorale 4.0” (Ancora).
Dalle “Pizze a otto” al paniere del lockdown, è la Napoli di Giacomo Furia
Nel corso del lockdown della scorsa primavera, causa pandemia da Covid-19, a Napoli sono comparsi dei panieri appesi ai balconi, oppure dinanzi a negozi di alimentari riportanti una scritta alquanto singolare: “Chi può metta, chi non può prenda”. Si trattava di un invito a lasciare nel cesto degli alimenti per coloro che, braccati dalla crisi economica che si era scatenata, non riuscivano a comprare il necessario per fare la spesa. Dunque, dal capoluogo napoletano, dove sono ancora tante le “nottare che devono passare”, era partita una gara di solidarietà silenziosa e senza protagonismi un po’ come ci chiede Gesù nel Vangelo, quando ci esorta a non farci notare dagli altri quando facciamo beneficenza e a non far sapere alla mano destra quello che fa la sinistra. Dai vicoli di Napoli, grazie all’intuizione del “solito ignoto” si era avviata un’economia solidale concreta, immediata lontana dalle stanze della politica impantanata tra incapacità e burocrazia Un’economia solidale che ha fatto commuovere l’intero Paese, successivamente ripresa anche in altre zone d’Italia. La città di Eduardo, Troisi, e Totò non è la prima volta che dà vita a questo tipo di economia solidale. Riavvolgendo il nastro di qualche decennio, non possiamo non ricordare “L’Oro di Napoli”, una raccolta di racconti di Giuseppe Marotta da cui viene sceneggiato dallo stesso Marotta, Cesare Zavattini e Vittorio De Sica un film che tratteggia, in sei episodi, personaggi e caratteri della Napoli popolana, affidati all’interpretazione di attori indimenticabili oramai entrati nell’immaginario collettivo. Proprio in uno di questi episodi ricordiamo come protagonisti la brava e avvenente Sophia Loren, nelle vesti della pizzaiola Sofia, e Giacomo Furia, nelle vesti del marito geloso Rosario. Loro vendono pizze fritte, “pizze a credito”, “pizze a otto” cioè pizze mangiate subito ma pagate dopo 8 giorni. Siamo negli anni ’50 del secolo scorso e come dicevamo prima Napoli sapeva fare di necessità virtù creando un’economia circolare pur di non farla cadere tra inflazione o spred dell’epoca.
Adesso le gesta e l’intera carriera di Rosario, al secolo Giacomo Furia sono raccolte in “Giacomo Furia – vita e carriera di un attore caratterista” della studiosa Francesca Crisci, la prima monografia dedicata a un attore caratterista data alle stampe in Italia dalla casa editrice napoletana Graus edizioni. Dagli esordi con Eduardo De Filippo, all’esperienze con Peppino alle magnifiche interpretazioni con Totò dove Furia diventa uno dei tre della famosa Banda degli Onesti. Un lavoro necessario, essenziale, che può vantare una scrittura semplice e coinvolgente che ci offre un racconto a volte inedito di Furia al quale è stato anche dedicato un museo nella natia Arienzo in provincia di Caserta. Il testo vanta la postfazione di Filippo Furia, figlio di Giacomo, mentre scrive il critico cinematografico Alberto Castellano nella prefazione: “Giacomo Furia fa parte di quella nutrita schiera di caratteristi napoletani che hanno lasciato una traccia profonda nel cinema italiano, dando vita con caratterizzazioni efficaci, corpose, gustose, divertenti, mai volgari a un’indimenticabile galleria di personaggi, recitando in film popolari “bassi” e in film “alti”, da soli e in coppia, tenendo testa a ruoli comici da spalle e alla pari, ricoprendo con disinvoltura ruoli comici e drammatici, esprimendosi in dialetto o in italiano con accenti partenopei”.
“L’Aquilotto insanguinato”, il primo romanzo di Lino Zaccaria
All’epoca – siamo in pieno 1200 – fu una tragedia immane, che giunse all’epilogo a Napoli, in quella che è oggi Piazza Mercato, sotto gli occhi commossi e atterriti di migliaia di cittadini, radunati apposta perché quella decapitazione fungesse da monito, anche per il futuro.
La descrizione dell’uccisione di Corradino di Svevia è il “piatto forte” della ricostruzione biografica che Lino Zaccaria propone ai lettori del suo “L’aquilotto insanguinato” edito da Graus Edizioni e in libreria in questi giorni.
Una ricostruzione completa, che si apre con un’introduzione di carattere storico sullo scenario nel quale era poi maturata la vicenda dell’ultimo rampollo della dinastia Hohenstaufen.
Il giovane Corradino di Svevia aveva appena poco più di sedici anni. Nipote diretto del grande Federico II, era giunto in Italia per riprendersi il trono su cui Papa Clemente IV aveva insediato Carlo d’Angiò. Ma l’impresa era fallita a Scurcola, in Abruzzo. Proprio quando sembrava che il giovane principe potesse avere la meglio al termine di una sanguinosa battaglia campale, il rivale, grazie ad una abile mossa tattica di un suo vecchio condottiero, era riuscito a prevalere su quell’esercito un po’ raccogliticcio, fatto di pochi Svevi e di molti ghibellini italiani che speravano di tornare al potere e di rimettere nell’angolo il Pontefice, come aveva fatto Federico II. Corradino, in fuga dopo la sconfitta, era stato catturato sul litorale laziale, tradito dall’anello imperiale che ancora portava al dito. E chi lo aveva catturato, Giovanni Frangipane, lo aveva poi consegnato a Carlo d’Angiò. Un passaggio ancor oggi discusso di questa vicenda: fu Frangipane un traditore nel consegnarlo al re angioino, visto che in passato lui e la sua famiglia erano stati fedelissimi degli Svevi?
Questo punto specifico è ampiamente esplorato nel saggio di Lino Zaccaria, con precise citazioni di quanti si sono schierati per la condanna e di quanti invece hanno assolto il Frangipane.
Così come nel volume si può rinvenire un’accurata disamina di tutte le posizioni che si sono susseguite nei secoli tra quanti sostenevano che Carlo d’Angiò dovesse alla fine far salva la vita al giovanissimo rivale e quanti invece assumevano che la condanna a morte fosse inevitabile, perché Corradino vivo avrebbe rappresentato una spina nel fianco duratura per il sovrano francese trapiantato a Napoli.
Tutta la vicenda si snoda attraverso una sistematica citazione delle fonti, che quasi sempre vengono riprodotte in maniera testuale. Una consuetudine che l’autore ha mutuato dalla sua lunghissima esperienza giornalistica e che, come asserisce nella premessa, deliberatamente ha inteso seguire.
Lo sottolinea nella prefazione anche Pietro Gargano: “La scrittura è sorvegliata, semplice, volutamente scarna, perché la ricerca della verità non ha bisogno di abbellimenti di maniera. Eppure queste pagine si leggono in un solo respiro, perché lo stile di un cronista vero è fatto di ritmo, di pause sapienti, di idee incalzanti. Il racconto dell’esecuzione è emozionante, nonostante sia privo di toni truci, di dettagli sanguinolenti, di particolari di fantasia come il guanto di sfida lanciato dal morituro, come l’aquila svolazzante. E’ perfetta l’atmosfera di macabro stadio, con la folla accorsa allo spettacolo della morte, con il tappeto rosso fino al palco del boia, orrenda forma di rispetto fasullo per il condannato”.
Esaurita la ricostruzione storica, dedicato un lungo e significativo passaggio al testo e all’analisi della celebre poesia di Aleardo Aleardi, l’opera si chiude con due “chicche”: l’intervento di Ciro Discepolo, che descrive il quadro astrale del protagonista e conclude che era scritto nel destino che Corradino dovesse morire tragicamente; e l’intervista ad una medievalista famosa, la professoressa Gabriella Piccinni che, facendo violenza al suo impulso di “terzietà”, alla fine conclude che fra i due, Corradino e Carlo d’Angiò, la figura del primo è quella verso la quale si indirizzano i maggiori consensi e la più naturale simpatia.
L’autore
Lino Zaccaria, nato in Calabria nel 1946, giornalista professionista da quasi cinquant’anni, ha lavorato per oltre quaranta al “Mattino”, che ha lasciato con il ruolo di redattore capo. E’ stato poi vicedirettore di “La Discussione” e, dal marzo del 2019, è direttore editoriale di “Napoli quotidiano”. Ha conseguito l’idoneità all’esercizio dell’avvocatura. Ha ricoperto importanti incarichi negli organismi di categoria, tra i quali consigliere di amministrazione dell’Inpgi e consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti, ed è stato anche presidente del Corecom Campania e docente al Master in giornalismo dell’università Suor Orsola Benincasa. Ha pubblicato: “Napoli verso il terzo millennio (coautore); “Guide turistiche d’Italia”; “Giornalista, manuale per la preparazione all’esame di idoneità professionale”.
Nola, sindaco Minieri: “Pronto Soccorso è attivo ma cambierà la gestione interna”
Il Sindaco di Nola Gaetano Minieri torna a parlare dell’ospedale Santa Maria della Pietà.
Dopo essersi recato lui stesso presso il pronto soccorso e verificato che è attivo per i codici rossi, il primo cittadino spiega perché alcune persone l’hanno trovato chiuso e non hanno potuto essere soccorsi: “Ho parlato con la dottoressa Schiavone, direttrice sanitaria dell’ospedale, che mi ha spiegato che purtroppo alcuni pazienti quando arrivano hanno già contratto il covid-19, dunque è necessario in questi casi procedere con le dovute sanificazioni per permettere a tutti di essere soccorsi nella totale tranquillità. I pazienti in codice rosso non dovranno più recarsi spontaneamente all’ospedale, ma dovranno allertare il 118 che li controllerà e si accerterà della loro salute per poi trasportarli al pronto soccorso.”
Il sindaco continua poi esortando i cittadini a collaborare: “È un periodo difficile per tutti e combattiamo contro un nemico ancora sconosciuto ma se collaboriamo e restiamo uniti, possiamo farcela”.
Castellammare di Stabia, clan costringeva commercianti ad acquisto gadget: 6 indagati
Questa notte, in Castellammare di Stabia (NA), Pompei (NA), Agerola (NA) e San Fele (PZ), i militari della Compagnia Carabinieri di Castellammare di Stabia (NA) hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare – emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia – nei confronti di 6 indagati, ritenuti gravemente indiziati del reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso.
Il complesso delle attività d’indagine, condotte dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Castellammare di Stabia e dirette dalla Procura Distrettuale Antimafia di Napoli ha consentito di documentare una serie di estorsioni poste in essere dagli indagati che, mediante minaccia concretizzatasi nella valenza intimidatoria derivante dalla riconducibilità al clan “Gentile”, hanno costretto diversi commercianti e imprenditori dell’area dei Monti Lattari ad acquistare gadget pubblicitari (quali giubbotti e magliette) dal valore irrisorio a prezzi fuori mercato.
I soggetti di volta in volta riforniti, ben consapevoli dello spessore criminale degli indagati, non potevano rifiutare l’acquisto dei gadget pubblicitari alle condizioni particolarmente gravose imposte, essendo anche costretti a comprare polo, maglie, smanicati ed altro sia nel periodo natalizio che in quello delle successive festività pasquali.
I comportamenti minacciosi incidevano sia nella fase genetica del rapporto, allorquando veniva imposto l’acquisto, sia nella fase di determinazione dei quantitativi di merce e dei prezzi praticati stabiliti unilateralmente dai fornitori al di fuori di qualsivoglia logica di mercato ed anche nella fase finale di incasso dei prezzi imposti, allorquando venivano usate minacce e violenza nei confronti di chi era in ritardo nei pagamenti.
È significativo, a tal riguardo, l’acquisto da parte di un imprenditore della zona di 30 magliette al prezzo di 34 euro circa cadauna.
Al termine delle formalità di rito due indagati sono stati associati presso la Casa Circondariale di Napoli Secondigliano, uno presso quella di Melfi (la più vicina al luogo ove il destinatario è già ristretto in regime di arresti domiciliari) e i restanti tre sottoposti agli arresti domiciliari presso le proprie abitazioni.
Il Piano Regolatore dei Servizi e delle Infrastrutture di un Comune
Riceviamo dall’ing. Vincenzo Spadaro e pubblichiamo.
Allorché si parla di piani regolatori dei Comuni, s’intende riferirsi implicitamente ai piani urbanistici, ai piani, cioè, che normano le attività edilizie sul territorio: edifici pubblici e privati, strade, insediamenti industriali, artigianali, commerciali, sportive, ecc. Non sono, invece, considerati gli impianti tecnologici, quali cabine elettriche di trasformazione media/bassa tensione con relative linee, reti del gas, condotte idriche, linee telefoniche e telecomunicazioni, ripetitori di segnali.
Deficienza assolutamente grave oggi e ancor più nel futuro per un paese moderno che sarà sempre più tecnologicamente connesso e, quindi, dipendente dalle infrastrutture materiali e immateriali. Le difficoltà che stiamo attraversando con la recente pandemia, che ha imposto lo svolgimento a distanza di numerose attività lavorative e di studio, lo dimostrano ampiamente. Quanti lavoratori, insegnanti, studenti hanno patito e continuano a patire difficoltà a svolgere queste attività per la scarsa qualità dei collegamenti tecnologici?
Il Comune di Sant’Anastasia ha in elaborazione il nuovo Piano Urbanistico (PUC) da ben dieci anni e sarebbe il caso che facesse da capofila per altri Comuni, dotandosi di piani regolatori di queste infrastrutture, ad integrazione di quello urbanistico. A tal uopo occorrerebbe invitare, con la necessaria autorevolezza, gli Enti gestori a dotarsi di questi strumenti di pianificazione e a consegnarne copia al Comune. Con tali strumenti gli uffici comunali avrebbero la possibilità di fotografare l’attuale situazione e i programmi futuri di potenziamento e sviluppo ed intervenire, là dove si riscontrassero carenze e deficienze, con le opportune azioni di stimolo e sollecitazione.
Lo scopo ovvio è eliminare le disparità tra centro e periferie in termini di qualità dei servizi che sono e, ancor più lo saranno in futuro, essenziali per il vivere quotidiano. Occorre evitare, per esempio, che zone del territorio comunale patiscano cali della tensione elettrica che rendano difficoltoso l’azionamento degli apparecchi nelle ore di punta, altrettanto vale per la pressione dell’acqua nell’acquedotto, eliminare l’uso delle bombole di gas con l’estensione della rete del metano e così via per i servizi telefonici e telematici.
A questi servizi sono da aggiungere le condotto fognarie, che stranamente non vengono prese in considerazione nei piani urbanistici, pur essendo di competenza comunale. Nei decenni passati certamente molte condotte sono state costruite e messe in esercizio. Pur tuttavia, restano ancora in esercizio i cosiddetti pozzi neri di raccolta dei liquami per gli edifici non allacciati alla rete fognaria e i cui proprietari subiscono la beffa di pagare, con le bollette dell’acqua, gli oneri di smaltimento che non hanno la possibilità di usufruirne, e nel contempo, quelli per lo svuotamento periodico dei loro pozzi. E’ abbastanza ovvio, quindi, che gli elaborati del Piano Urbanistico (PUC) debbano comprendere la rete fognaria con situazione attuale e programmi d’integrazione e sviluppo.
Così operando si avrà un quadro completo dell’esistente e di quanto ancora necessario a un territorio proiettato a un futuro di digitalizzazione delle attività.
Nola, Carabinieri arrestano 2 persone: avevano tentato di rubare una vettura in sosta
I carabinieri della sezione operativa di Nola hanno arrestato per tentato furto aggravato Aniello Ferraro, 44enne di Roccarainola e Pietro Romano Bruce Lee, 34enne di Nola, entrambi già noti alle ffoo.
I militari di passaggio nell’area parcheggio di un noto centro commerciale di Nola, hanno notato Romano mentre tentava di forzare lo sportello di un suv in sosta.
Quando si è reso conto di essere stato scoperto si è lanciato a bordo di un’auto guidata da Ferraro ed è fuggito a gran velocità. L’inseguimento si è protratto per oltre 4 chilometri fino a quando, con la collaborazione di una seconda pattuglia della compagnia nolana, l’auto dei due è stata bloccata. Sulla targa del veicolo – hanno scoperto i carabinieri – ne era stata sovrapposta un’altra per evitare di essere individuati.
In manette, Romano e Ferraro sono stati ristretti in camera di sicurezza in attesa di giudizio. Sequestrati gli attrezzi per lo scasso trovati nelle loro disponibilità.
Somma Vesuviana, cimitero chiuso fino al 13 novembre, oggi il rito di benedizione dei defunti in diretta social
Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa del Comune di Somma Vesuviana
Oggi tutti i parroci di Somma Vesuviana benediranno comunque i defunti in diretta social alle ore 16 dal Cimitero completamente chiuso al pubblico fino al 13 Novembre
Di Sarno (Somma Vesuviana): “Ringrazio i parroci per avere aderito compatti all’iniziativa. Cimitero chiuso fino al 13 Novembre. Siamo uno dei pochi comuni ad aver adottato questa linea ma tutti i cittadini potranno partecipare, assistere alla benedizione attraverso PC, smartphone collegandosi alle ore 16 alla mia pagina social https://www.facebook.com/ SalvatoreDiSarnoSindaco/”
Il sindaco con apposita ordinanza ha anche raccomandato a tutti i laboratori di analisi presenti sul territorio, non tenuti al caricamento nella piattaforma dedicata, di trasmettere sollecitamente i dati dei tamponi antigenici all’Asl.
“Cimitero chiuso a Somma Vesuviana fino al 13 Novembre. Contrariamente a molti altri comuni la nostra linea è quella di non rischiare. Dobbiamo spezzare la catena di contagio. Abbiamo registrato 340 casi in una settimana. Domani però tutti i parroci di Somma Vesuviana saranno nel cimitero dal quale trasmetteranno in diretta la funzione di benedizione dei defunti. La diretta sarà visibile a partire dalle ore 16 sulla mia pagina Facebook https://www.facebook.com/ SalvatoreDiSarnoSindaco/”. Lo ha annunciato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana nel napoletano, uno dei pochi Comuni della Campania ad aver adottato la linea dura di chiusura del Cimitero.
“Non solo la chiusura del Cimitero ma con una specifica ordinanza ho raccomandato fortemente a tutti i laboratori di analisi presenti sul territorio e che effettuano tamponi antigenici (cosiddetto rapido) e che non sono tenuti al caricamento nella piattaforma dedicata, di attivarsi per comunicare sollecitamente all’Autorità Sanitaria Locale gli esiti positivi, allo scopo di attivare tempestivamente i protocolli sanitari – ha proseguito Di Sarno – per contenere quanto più possibile la diffusione del contagio; A tutti i cittadini: la massima tempestività e puntualità nell’invio dell’esito positivo al proprio medico di base, allo scopo di attivare sollecitamente i protocolli sanitari per contenere quanto più possibile la diffusione del contagio; di segnalare la positività sull’Applicativo IMMUNI; di restare presso la propria abitazione o dimora fino alla comunicazione dell’esito negativo del tampone;
Non abbiamo chiuso solo il Cimitero ma abbiamo ordinato il divieto di aggregazione all’aria aperta, la chiusura dei parchi e giardini pubblici, la chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado fino al 13 Novembre con didattica a distanza garantita subito a migliaia di studenti, grazie al grande lavoro di dirigenti scolastici ed insegnanti, la chiusura di tutti i circoli”.

