Il Piano Regolatore dei Servizi e delle Infrastrutture di un Comune

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Riceviamo dall’ing. Vincenzo Spadaro e pubblichiamo.

Allorché si parla di piani regolatori dei Comuni, s’intende riferirsi implicitamente ai piani urbanistici, ai piani, cioè, che normano le attività edilizie sul territorio: edifici pubblici e privati, strade, insediamenti industriali, artigianali, commerciali, sportive, ecc. Non sono, invece, considerati gli impianti tecnologici, quali cabine elettriche di trasformazione media/bassa tensione con relative linee, reti del gas, condotte idriche, linee telefoniche e telecomunicazioni, ripetitori di segnali.

Deficienza assolutamente grave oggi e ancor più nel futuro per un paese moderno che sarà sempre più tecnologicamente connesso e, quindi, dipendente dalle infrastrutture materiali e immateriali. Le difficoltà che stiamo attraversando con la recente pandemia, che ha imposto lo svolgimento a distanza di numerose attività lavorative e di studio, lo dimostrano ampiamente. Quanti lavoratori, insegnanti, studenti hanno patito e continuano a patire difficoltà a svolgere queste attività per la scarsa qualità dei collegamenti tecnologici?

Il Comune di Sant’Anastasia ha in elaborazione il nuovo Piano Urbanistico (PUC) da ben dieci anni e sarebbe il caso che facesse da capofila per altri Comuni, dotandosi di piani regolatori di queste infrastrutture, ad integrazione di quello urbanistico. A tal uopo occorrerebbe invitare, con la necessaria autorevolezza, gli Enti gestori a dotarsi di questi strumenti di pianificazione e a consegnarne copia al Comune. Con tali strumenti gli uffici comunali avrebbero la possibilità di fotografare l’attuale situazione e i programmi futuri di potenziamento e sviluppo ed intervenire, là dove si riscontrassero carenze e deficienze, con le opportune azioni di stimolo e sollecitazione.

Lo scopo ovvio è eliminare le disparità tra centro e periferie in termini di qualità dei servizi che sono e, ancor più lo saranno in futuro, essenziali per il vivere quotidiano. Occorre evitare, per esempio, che zone del territorio comunale patiscano cali della tensione elettrica che rendano difficoltoso l’azionamento degli apparecchi nelle ore di punta, altrettanto vale per la pressione dell’acqua nell’acquedotto, eliminare l’uso delle bombole di gas con l’estensione della rete del metano e così via per i servizi telefonici e telematici.

A questi servizi sono da aggiungere le condotto fognarie, che stranamente non vengono prese in considerazione nei piani urbanistici, pur essendo di competenza comunale. Nei decenni passati certamente molte condotte sono state costruite e messe in esercizio. Pur tuttavia, restano ancora in esercizio i cosiddetti pozzi neri di raccolta dei liquami per gli edifici non allacciati alla rete fognaria e i cui proprietari subiscono la beffa di pagare, con le bollette dell’acqua, gli oneri di smaltimento che non hanno la possibilità di usufruirne, e nel contempo, quelli per lo svuotamento periodico dei loro pozzi. E’ abbastanza ovvio, quindi, che gli elaborati del Piano Urbanistico (PUC) debbano comprendere la rete fognaria con situazione attuale e programmi d’integrazione e sviluppo.

Così operando si avrà un quadro completo dell’esistente e di quanto ancora necessario a un territorio proiettato a un futuro di digitalizzazione delle attività.