Emergenza coronavirus, De Luca: “Servono congedi parentali, bonus e maggiori controlli”

L’estensione dei congedi parentali, concessione di un bonus famiglia e più controlli preventivi e di contenimento per il contagio da coronavirus. Sono alcune delle richieste inoltrate dal presidente dal governatore della Campania, Vincenzo De Luca, nel corso della Conferenza Stato-Regioni di oggi. “È stata chiesta l’estensione dei congedi parentali, con modifica che porti al cento per cento dello stipendio, a vantaggio dei genitori con figli di età compresa tra zero e 16 anni” spiega in una nota l’unità di crisi regionale. Inoltre, nel caso dei lavoratori autonomi De Luca ha chiesto “la concessione di un corrispettivo bonus famiglie”. Al Governo è stata chiesta l’adozione di misure di prevenzione e contenimento del contagio che siano semplici e di carattere nazionale” con l’obiettivo “di frenare la mobilità e gli assembramenti, cosa che continua a verificarsi nelle città, nelle piazze e sui lungomare”. “Occorre un piano straordinario di controllo da parte delle forze dell’ordine per il rispetto delle ordinanze, che rischiano di diventare perfettamente inutili senza tale piano e assoluta contemporaneità delle misure del Governo di contenimento dell’epidemia, con quelle previste e annunciate a sostegno alle categorie colpite già dalla crisi, che subiranno ulteriori ricadute sul piano economico” conclude la nota.

M5S, Iovino: “Basta propaganda, qualcuno dica a De Luca che le elezioni sono finite”

Riceviamo dall’ufficio stampa del MoVimento 5 Stelle Campania e pubblichiamo.

“Il tempo della propaganda, dei meme, delle scenette che alimentavano i testi di Crozza, dei lanciafiamme e delle sceriffate è finito il 21 settembre scorso. È ora che qualcuno dica al governatore della Campania che le elezioni sono in archivio, che ha ottenuto il suo scopo tra paura e patetiche gag, ma che ora è il momento di vestirsi da uomo di Stato. Le spiritosaggini da quattro spiccioli nelle dirette Fb hanno sempre più il sapore di un’offesa ai danni di chi soffre in un letto di ospedale, di chi attende per settimane assistenza recluso in casa, di chi ha perso un parente caro e dei padri che temono di non poter mettere un piatto a tavola e di tutti quei lavoratori, commercianti e imprenditori a un passo dal baratro. C’è una regione intera che chiede a Vincenzo De Luca di essere ascoltata: rappresentanti di ogni categoria produttiva e di ogni settore della nostra regione che, professionisti e operai, schieramenti politici di ogni colore e bandiera puntualmente snobbati dalla prima istituzione della Campania. Non possiamo più fare i conti con un uomo solo al comando che volta le spalle a tutti, salvo prendere per i fondelli una mamma”. Lo dichiara il deputato del Movimento 5 Stelle e responsabile campano per i rapporti interni Luigi Iovino.

“È chiaro a tutti, oggi, che il miracolo di cui il governatore parla non è riuscito. Ma non è tempo di recriminazioni, quanto di unire le forze. De Luca cominci ad ascoltare le nostre proposte, quelle delle altre opposizioni, la smetta di attaccare il Governo e collabori, si sieda, una buona volta, al tavolo con le categorie. La Campania ha bisogno di tutti noi e questo De Luca non può più impedirlo”.

Boscoreale, violano norme anti-contagio durante il banchetto per un battesimo: sanzionati dai Carabinieri

I carabinieri della Stazione di Boscoreale, durante i controlli in orario serale finalizzati a verificare, tra l’altro, il rispetto della vigente normativa anti-contagio, hanno sorpreso 25 persone, di cui una parte proveniente da altra provincia, mentre consumavano un banchetto conseguente alla celebrazione di un battesimo, all’interno di un esercizio di ristorazione del centro cittadino. I militari riscontravano il mancato rispetto delle distanze interpersonali, la composizione dei tavoli con più di sei commensali non conviventi, la mancata registrazione dei presenti per consentirne la tracciabilità, il mancato rispetto dei limiti di orario nonché la violazione al divieto di spostamento tra province per motivi non essenziali. Per i commensali sono scattate le previste sanzioni amministrative. A carico del titolare dell’esercizio disposta anche la sospensione dell’attività per 5 giorni. I controlli sul rispetto delle normative anti-contagio sono andati avanti per tutto il weekend appena trascorso. Complessivamente i militari della Compagnia di Torre Annunziata hanno elevato ulteriori 29 sanzioni. Con maggior frequenza è stato riscontrato il mancato o non corretto uso dei dispositivi di protezione individuale ed il mancato rispetto della distanza interpersonale, specie tra fumatori, non conviventi, che privi di mascherina condividono spazi ristretti. Sanzionati anche diversi contravventori che hanno eluso il divieto di spostamento tra province.

Napoli, covid, corteo funebre sul lungomare. I commercianti: “Ristori? Solo un contentino”

Un carro funebre sul lungomare di Napoli, con una bara vuota ma coperta dalla bandiera italiana. Così alcune categorie imprenditoriali hanno manifestato  ieri sera a Napoli il pianto del 2 novembre per l’impresa nell’era del covid. Il corteo ha visto circa duecento persone tra commercianti, artigiani, proprietari di ristoranti e bar della movida, che hanno protestato per la nuova ondata di chiusure e restrizioni dovuta alla seconda ondata della pandemia cpovid19. “O ci ascoltate o rischiate le quattro giornate”, recita uno striscione portato alle spalle del carro funebre da parte di chi non si sente ascoltato dalle istituzioni. “Le continue chiusure – spiega Giuseppe Piras, dell’associazione “Stamm cca’” che raccoglie commercianti, artigiani e partite Iva – ci fanno vivere nella precarietà senza progetti d’impresa e anche quando siamo stati aperti le entrate si sono dimezzate. Io faccio il parrucchiere e ho un calo del 50% dei clienti. Lo stato deve venirci incontro, contabilizzando le nostre perdite che non ci vengono riconosciute e che pesano anche sulle tasse.  I ristori sono simbolici, un contentino”. Il corteo di protesta è partito dopo una requiem suonato con la tromba ed è arrivato davanti alla sede della Regione Campania per chiedere una maggiore interlocuzione con le autorità. (FONTE FOTO: ANSA)

I Borbone mandarono al confino a Ottajano Enrico Pessina, il  Maestro del Diritto Penale

Enrico Pessina (1828- 1916)  a venti anni iniziò la sua carriera di avvocato difendendo i liberali napoletani che avevano guidato la rivolta contro i Borbone nel maggio del 1848. Nel 1853 Pessina venne mandato al confino a Ottajano, grazie forse all’intervento di Michele de’ Medici, figlio del principe Giuseppe IV, amico dei liberali. Qualche nota sull’ attività di Enrico Pessina dopo l’unità d’Italia. Nel 1955 a Ottaviano Enrico De Nicola e Giovanni Leone parteciparono alla manifestazione per il centenario del confino.   Enrico Pessina fu un fanciullo prodigio: nel 1844, a 16 anni, pubblicò ilo “Quadro dei sistemi filosofici”  in cui Pasquale Galluppi vide “la  forza sublime del talento”. Il 18 marzo 1849, il giorno in cui Silvio Spaventa e i capi del movimento liberale venivano incarcerati, Pessina pubblicò il “Manuale di Diritto Costituzionale”,  un trattato contro l’assolutismo, dedicato a Francesco Trinchera, suo Maestro di diritto e avversario inflessibile del dispotismo di Ferdinando II.  Perché fosse chiara e  definitiva la sua scelta di campo, Enrico Pessina iniziò la sua carriera di avvocato difendendo alcuni liberali che avevano combattuto in prima fila nei moti del maggio del 1848: lo  stesso Trinchera,  Stefano Mollica che era stato il primo a sparare sui soldati svizzeri del Borbone dalle barricate in via Santa Brigida (l’immagine che apre l’articolo), Saverio Barbarisi e Luigi Zuppetta.  Nei dieci mesi di udienze  il giovane avvocato mostrò tutto lo splendore della sua arte e la profondità del suo sapere giuridico – ne parlarono anche i giornali inglesi -, ma la sentenza era già scritta: condanna a morte per Barbarisi e anni di carcere per gli altri. Pochi giorni dopo la conclusione del processo anche Pessina venne arrestato e portato nel carcere di S. Maria Apparente, dove erano rinchiusi gli altri patrioti.  Egli fece notare che, arrestandolo senza formulare accuse, solo perché aveva difeso in tribunale i patrioti, i tribunali borbonici avevano violato un principio fondamentale della cultura giuridica, che da sempre vede l’avvocato “ come voce prepotente del Diritto contro le prepotenze dei forti, come lo scudo dell’uomo prima che sia irrevocabilmente giudicato colpevole”. Nel 1853 Enrico Pessina uscì dal carcere, ma venne inviato a Ottajano, al confino.  Giuseppe IV Medici, principe di Ottajano, era un borbonico convinto, e godeva della fiducia di Peccheneda, il terribile capo della polizia: e dunque egli garantiva, grazie ai suoi settanta “guardiaboschi” armati di tutto punto, un severo controllo dei confinati. Ma il figlio di Giuseppe, Michele, aveva amici tra i liberali napoletani, e c’era il fondato sospetto che egli durante i moti del maggio ‘48 avesse nascosto nel Palazzo Miranda a Chiaia, sottraendoli alla caccia degli “svizzeri” di Ferdinando II, Antonio Winspeare, che poi fu sindaco di Napoli, e i  liberali ottajanesi Achille Procida, Raffaele Mazza e Francesco Catapano, che avevano combattuto sulle barricate. E’ assai probabile che i due anni di confino trascorsi da Pessina a Ottajano, a via S. Michele, poco lontano dal Palazzo  Medici, siano stati rasserenati dall’amicizia del figlio del Principe: il confinato  passeggiava tra i boschi, faceva lunghe escursioni a cavallo, si incontrava liberamente con gli amici, studiava, scriveva, e, tra l’altro, sistemò le note sull’opera di Diritto Penale di Pellegrino Rossi. Dopo il confino  Pessina tornò all’esercizio della professione forense e ai suoi studi, sposò Giulia, figlia di Luigi Settembrini, e su invito degli amici liberali incontrò, nel 1856, il generale francese Tablot che si era recato a Napoli per tentare di riportare in vita il partito “murattiano”. Racconta Giuseppe Bosco nel libro “Napoli e i suoi avvocati” che al francese  il giurista rispose, sarcastico, che i patrioti napoletani preferivano “sopportare i Borbone piuttosto che permettere che Napoli diventasse una prefettura francese”. Nel ’59  i Borbone lo mandarono in esilio,   insieme ad altri liberali: un esilio “indefinito”, che finì con la fine della dinastia e con l’arrivo di Garibaldi. Il 5 dicembre 1861 Pessina, vincitore di concorso, occupò la cattedra di Diritto e Procedura Penale all’Università di Napoli, la cattedra che era stata di Mario Pagano, e da quella cattedra esercitò il suo magistero per cinquanta anni fin quasi alla morte.  Sarebbe cosa troppo lunga descrivere, anche solo per cenni, l’attività del giurista, dell’avvocato, del Maestro, del politico,e raccontare la sua dura polemica contro l’influenza che il Positivismo esercitò sulla cultura del Diritto, Diciamo solo che per sei mesi, tra il novembre del 1884 e il giugno del 1885, Pessina  fu anche ministro di Grazia e Giustizia nel governo di Agostino Depretis:  in questi sei mesi egli riformò le procedure per la promozione dei magistrati, con l’obiettivo di rendere la magistratura indipendente dal potere politico e progettò un modello di codice penale a cui Zanardelli, autore della riforma del 1877, dedicò grande attenzione.  Il 2 giugno 1955 Ottaviano celebrò il centenario del confino di Pessina: vennero scoperte due lapidi accanto alla casa che lo aveva ospitato, e tra gli ospiti della imponente manifestazione ci furono Enrico De Nicola, che era stato allievo di Pessina, Giovanni Leone e l’avv. Giuseppe Pessina, nipote di Enrico.

“Nola zona rossa”: clamorosa fake news smentita dal sindaco

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Fake news esplosiva questo pomeriggio a Nola: stando ad una non meglio precisata ordinanza la città di Nola sarebbe stata dichiarata zona rossa a causa dell’elevato numero di contagi da covid. La notizia ha cominciato a girare in modo vorticoso su tutte le chat e sui vari canali social, scatenando molta apprensione tra la popolazione. E’ stato lo stesso sindaco di Nola, Gaetano Minieri a smentire direttamente la cosa in serata. L’annuncio del primo cittadino è arrivato a sua volta via social, con un video messaggio, a sua volta divenuto virale in breve tempo. “La notizia – ha detto il sindaco – è stata messa in giro da qualche buontempone che probabilmente non si rende conto della drammaticità del momento, e creare questi allarmismi può essere pericoloso per la tranquillità di tutti quanti noi”. Minieri ha anche annunciato che domani parteciperà ad una riunione con vertici dell’Asl Napoli 3 Sud, per verificare insieme i numeri ed eventuali decisioni da prendere

Somma Vesuviana, covid 19, aumentano ancora i contagi: oggi altri 140 nuovi casi

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Riceviamo e  pubblichiamo dall’ufficio stampa del Comune di Somma Vesuviana   Di Sarno (Somma Vesuviana): “Oggi altri 140 nuovi casi. Prossime ore decisive per ulteriori restrizioni. Intanto restano chiusi: Cimitero, tutte le scuole, circoli, giardini, parchi con divieto assoluto di aggregazione anche all’aria aperta”. “Ben 140 nuovi casi di Coronavirus ci sono stati comunicati oggi dall’Asl. Siamo arrivati a ben 537 positivi attivi, ma abbiamo anche 35 guariti. Le persone in isolamento sanitario sono 277. Nelle prossime ore avremo ulteriori provvedimenti oltre a quelli già adottati”. Lo ha annunciato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana nel napoletano. Oggi tutti i parroci di Somma Vesuviana, in diretta social sulla pagina del primo cittadino di Somma Vesuviana, hanno benedetto i defunti dall’interno del Cimitero che resterà chiuso fino al 13 Novembre. La diretta voluta dal sindaco è stata seguita da migliaia di cittadini in diretta social “Ringrazio tutti i parroci – ha proseguito Di Sarno – ma credo che in questo modo abbiamo messo in campo una duplice azione: da una parte commemorato i nostri cari, nel pieno rispetto dei nostri valori ed in secondo luogo abbiamo dato anche un messaggio forte di buon uso dei social che spesso sono contenitori solo di false notizie, offese, diffamazioni anche inutili e disinformazione”. Alla funzione hanno partecipato anche i consiglieri regionali, Paola Raia e Carmine Mocerino. A Somma Vesuviana chiuso quasi tutto: cimitero, scuole di ogni ordine e grado, circoli, divieto anche di aggregazione all’aria aperta. “Siamo stati i primi in assoluto a chiudere le scuole, quasi un mese fa. Avevamo compiuto con i dirigenti scolastici che non finirò mai di ringraziare – ha concluso Di Sarno –  uno sforzo immane attrezzando seconde uscite, strade sicure adiacenti i plessi, ma purtroppo i primi casi generati da contagi familiari che hanno rappresentato il vero problema di questa fase, mi hanno convinto che la decisione migliore fosse chiudere tutto subito. Abbiamo fatto bene perché abbiamo evitato che tantissimi ragazzi potessero contagiarsi a catena. E fino al 13 Novembre terrò chiuse tutte le scuole di ogni ordine e grado, non solo quelle comunali, ma anche il cimitero, i circoli, i giardini ed i parchi con divieto di aggregazione all’aria aperta, fuori ai bari, divieto di riunioni. Dobbiamo spezzare la catena di contagio.  

San Gennaro Vesuviano, al varo la giunta tecnica. Il sindaco: “Professionalità di altissimo profilo”

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Varata questa mattina la giunta comunale di San Gennaro Vesuviano: per la prima volta nella storia del piccolo centro alle porte di Nola si tratta di una giunta completamente esterna, priva cioè di elementi che siano anche membri del Consiglio comunale. Ecco gli assessori appena nominati: alla politiche sociali andrà Sonia Napolitano avvocato civilista, segretario dell’Ordine forense di Nola; ad occuparsi di lavori pubblici sarà invece Antonio Gesualdo, ingegnere ed ex dirigente del Comune di Nola. Al bilancio infine è stato designato Giuseppe Tarantino, commercialista e dirigente dell’Asl di Caserta. “Si tratta di professionalità di altissimo profilo – commenta il sindaco Antonio Russo – che abbiamo selezionato con il chiaro intento di dare un segnale di discontinuità con il passato”. E’ la prima volta nel piccolo centro che la giunta è composta interamente da assessori esterni. Per il momento è stato possibile nominarne solo tre, poiché vi è una limitazione imposta dallo Statuto comunale. Già nei prossimi giorni però sarà portata in Consiglio Comunale una modifica dello statuto che avrà lo scopo esplicito di consentire la nomina di altri due assessori, anch’essi esterni, che andranno così a completare il quadro: l’esecutivo infatti, nella sua composizione definitiva, sarà composto da cinque membri.

Nola, Covid, Paolo Russo (FI): “De Luca dica la verità sull’ospedale di Nola”

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Riceviamo e pubblichiamo dal deputato Paolo Russo(FI) “Nè ospedale Covid, nè presidio di emergenza: per il  Santa Maria della Pietà di Nola sono state adottate quelle “misure mezze e mezze” contro le quali proprio De Luca si è sempre scagliato> così il deputato Paolo Russo, responsabile nazionale del dipartimento Sud di Forza Italia. <Il vero problema è che non si vuole dire la verità su una decisione rispetto alla quale  di fatto non c’è  stato mai un ripensamento: Nola, con i reparti ed il pronto soccorso intasati di pazienti positivi, è praticamente Covid center>.

<Inutile continuare a prendere in giro 600 mila cittadini che, come dimostrano le quotidiane disavventure sanitarie, sono stati privati della possibilità di correre al pronto soccorso in caso di problemi gravi ed urgenti. Oramai, grazie a De Luca, è vietato anche ammalarsi>, conclude Russo.

Napoli, commemorazione dei defunti: cimitero vuoto per paura del contagio da Covid19

Pochi visitatori al cimitero di Poggioreale che, normalmente affollatissimo nel giorno in cui si celebrano i defunti, appare oggi quasi deserto per la paura – così se lo spiegano anche i fiorai rimasti senza clienti – di contrarre il virus. Anche questo rito quindi, cosi caro ai napoletani e celebrato anche nella ‘Livella’, famosa poesia di Toto, subisce il clima di timore dovuto alla pandemia. ”Non c’è nessuno, proprio nessuno – si lamenta una fioraia che ha la sua merce esposta d avanti all’ingresso del monumentale camposanto – contavamo in questi due-tre giorni di fare un buon incasso anche in previsione di un probabile nuovo lockdown ma peggio di così”. Anche i pochi visitatori appaiono un po’ spaesati tra i viali vuoti e si capisce che la maggior parte di loro, vestiti ancora di nero per il lutto, vengono a fare visita ad un loro caro scomparso da poco. Operatori e addetti alla manutenzione sono comunque stati attivati ed a chi entra viene misurata la temperatura e spiegate le regole di comportamento per contrastare il contagio. Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ha deposto fiori alle tombe degli ex Presidenti della Repubblica, De Nicola e Leone, e su quella di Annalisa Durante, vittima innocente della camorra mentre il cardinale Crescenzio Sepe ha celebrato la Messa per i Defunti alla presenza di pochissimi fedeli. Il primo cittadino partenopeo ha dichiarato: ”Sono contento che abbiamo tenuto aperto i cimiteri nel rispetto di tutte le regole e precauzioni, con un grande senso di responsabilità dei napoletani perché questo è un anno difficile. Ci sono nostri concittadini, e non solo, che non hanno nemmeno potuto piangere i loro cari con un funerale, una messa, una carezza”. De Magistris ha rivolto un particolare ringraziamento ai dipendenti del Comune, delle società partecipate quali Napoli Servizi, Asia, Anm, alla Protezione civile, agli Lsu e ai lavoratori della Cooperativa 25 Giugno perché ”hanno consentito tutto questo sistemando i cimiteri e aprendoli in sicurezza e lo hanno fatto in un momento in cui anche i lavoratori e le loro famiglie sono colpiti da isolamenti fiduciari, quarantene e contagi ma nonostante ciò hanno svolto un lavoro enorme e di questo sono loro molto grato perchè hanno consentito di svolgere questi giorni di spiritualità e di sentimenti in sicurezza”. De Magistris ha sottolineato ”il senso di comunità composto, responsabile e disciplinato segno che anche in tempi così difficili si può provare a far coniugare il diritto alla salute con il dovere di preservare le regole ma anche di poter proseguire per quanto possibile una vita difficile ma con rinnovata voglia di esserci ai tempi della pandemia”. (foto ANSA Campania)