Video hard in Comune, dipendente sospesa: “Vogliamo licenziarla e processarla”
ERCOLANO – ”All’indignazione facciamo seguire i fatti. Abbiamo già sospeso la dipendente ed avviato il procedimento disciplinare finalizzato finanche al licenziamento”. Lo rende noto il sindaco di Ercolano Ciro Buonajuto, all’indomani del servizio di ‘Striscia la Notizia’ che ha smascherato una dipendente comunale che, in orario di lavoro, si mostrava in spogliarelli con la webcam del pc d’ufficio.
”Ci costituiremo inoltre – prosegue Buonajuto – parte civile nel processo penale, perché il comportamento di un singolo non può gettare fango su una intera comunità. Ercolano è altro, è la bellezza delle ville vanvitelliane, è il fascino senza tempo del parco archeologico e la straordinaria immensità del Vesuvio. Non accettiamo lezioni di moralità da nessuno perché la nostra città ha sconfitto la camorra grazie al coraggio dei cittadini e adesso vuole continuare a investire in turismo e cultura”.
Le immagini trasmesse da Striscia, tuttavia, non lasciano dubbi: le dirette in streaming, con tanto di spogliarelli, avvenivano dall’ufficio durante l’orario di lavoro e, sempre da lì, la donna diffondeva i filmati su una piattaforma on line a pagamento, a discapito del lavoro. Ne sono la prova le risposte spazientite che la signora riserva ai cittadini che hanno l’imprudenza di disturbarla al telefono mentre è impegnata nelle sue esibizioni. A chi le chiede informazioni l’improvvisata spogliarellista risponde senza nascondere un certo fastidio: ”Signora, il pomeriggio è chiuso. Chiami domani mattina. Il pomeriggio siamo chiusi! Ho delle cose da fare. Siamo chiusi al pubblico”.
Stessa sorte per una cittadina che bussa alla porta e chiede lumi sulla pratica di un parente defunto negli anni Cinquanta: ”Non glielo so dire, registri così vecchi no…Non la so aiutare”. Inevitabile lo sdegno degli utenti. In tanti si sfogano sui social. Sulle pagine Facebook c’è chi ne chiede il licenziamento e chi invoca assunzioni di giovani motivati da anni in attesa di un lavoro, e chi parla di condotta “indecorosa”.
All’attacco anche l’opposizione: ”Ho visto il servizio sconcertante di Striscia la Notizia che mi è stato segnalato da alcuni cittadini – dice Piero Sabbarese, consigliere d’opposizione in Consiglio comunale – quello che accade negli uffici è responsabilità di chi governa che non può far finta di niente. Questi fatti dimostrano precisamente quello che stiamo dicendo da un anno: un vuoto politico enorme, un vuoto gestionale, ed un burrone amministrativo senza precedenti”.
Pistole contro cassiere e clienti, rapina choc alla Coop: la verità nei video
Torre del Greco – Continuano le indagini per la rapina avvenuta due giorni fa nel supermercato Coop a Torre del Greco.
Le forze dell’ordine hanno già ascoltato le testimonianze di dipendenti, clienti e passanti che intorno alle 13 circa si trovavano nelle vicinanze di via Monsignor Felice Romano.
Stando ad una prima ricostruzione dell’accaduto, i criminali avrebbero fatto irruzione nel supermercato puntando da subito le pistole sui dipendenti e dirigendosi verso le casse rubando circa 1000 euro.
L’assalto è durato pochi minuti, come spiegato dai dipendenti del supermercato, ascoltati dagli investigatori, che si dicono ancora traumatizzati per l’accaduto.
Gli autori del raid sarebbero due uomini il cui volto era ovviamente coperto, pertanto non è facile riuscire a capire di chi si tratti. Al momento le forze dell’ordine stanno ricostruendo la vicenda grazie alle dichiarazioni ottenute e alle immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti sia all’interno che all’esterno dell’edificio.
A Somma arriva l’assessore regionale Fortini
Somma Vesuviana – Arriva l’Assessore alla Scuola, Politiche Sociali e Politiche Giovanili della Regione Campania, Lucia Fortini.
Domani – Giovedì 21 Ottobre – ore 10 e 30 – Sala Auditorium – Convento Padri Trinitari – Via Ferrante D’Aragona 3 – Somma Vesuviana.
Interverranno: Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana, Comune Capofila Ambito 22; Carmine Mocerino, Consigliere Regione Campania; Gabriella Busiello, Psicologa dell’Ambito Territoriale 22; Raffaella Ruocco, Welfare Manager Proodos Consorzio Cooperative Sociali, Iolanda Marrazzo, Responsabile Ufficio di Piano Ambito 22.
Conclude: Lucia Fortini – Assessore alla Scuola e Politiche Sociali della Regione Campania.
Domani partenza della campagna #MIAFFIDOATE, presentazione a Somma Vesuviana, alle ore 10 e 30 con Lucia Fortini, Assessore alla Scuola, Politiche Sociali e Politiche Giovanili della Regione Campania. L’evento aperto alla stampa si svolgerà domani, Giovedì 21 Ottobre, ore 10 e 30, presso l’Auditorium del Convento dei Padri Trinitari in Via Ferrante D’Aragona a Somma Vesuviana (Napoli).
Oltre all’Assessore Regionale, illustreranno la campagna : Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana, Comune Capofila dell’Ambito 22, Carmine Mocerino, Consigliere della Regione Campania, Gabriella Busiello, Psicologa Ambito Territoriale 22 che si soffermerà su uno degli aspetti fondamentali della campagna quale “I minori e il diritto alla famiglia di origine” , Raffaella Ruocco, Welfare Manager di Proodos, Consorzio Cooperative Sociali che sottolineerà “L’importanza della rete a sostegno delle famiglie”, Sergio D’Avino, Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Somma Vesuviana.
#MIAFFIDOATE conferenza stampa – Domani – Giovedì 21 Ottobre – ore 10 e 30 – con Lucia Fortini – Assessore Regione Campania.
Per interviste:
Somma, centrosinistra lancia sfida con l’asse PD-M5S: temi della coalizione a 7 punte
Prove di alleanza giallorossa in vista del voto
Riceviamo e pubblichiamo il comunicato di Nuove Idee per Somma
SOMMA VESUVIANA – Il Laboratorio politico composto dal Partito Democratico, Movimento Cinque Stelle, CIVICA per SOMMA, Insieme per Somma, Noi Campani, Primavera Sommese e La città che vorrei, dopo un lungo ed approfondito confronto sui temi e visione della città, hanno deciso di unire le proprie forze ed idee condividendo temi e punti programmatici strategici ritenuti fondamentali per lo sviluppo della nostra Città.
I temi affrontati in queste settimane di lavoro, le modalità operative approntate, hanno portato all’arricchimento del Documento programmatico elaborato in precedenza.
Il Laboratorio politico vuole superare le divisioni del passato, aprendosi al dialogo con forze politiche e civiche che vedono nel campo largo progressista l’interlocutore giusto per rilanciare la nostra città.
Somma Vesuviana ha bisogno di restituire centralità alla politica. Il Laboratorio si vuole fare interprete di tale obiettivo attuando una modalità partecipativa per mettere a punto un progetto di interesse comune: un programma politico partecipato e condiviso per le prossime elezioni amministrative.
Intendiamo rilanciare la politica nella nostra Città, favorire una Democrazia Partecipativa, una Cittadinanza attiva, dare a Somma Vesuviana un’amministrazione capace di rispondere in modo serio e competente alle esigenze economiche, sociali e culturali.
Riteniamo che sia urgente affrontare temi fondamentali per la nostra città come l’edilizia scolastica, il PUC, le pratiche di condono, la rivisitazione e l’ottimizzazione di tutti i contratti in essere, le attrezzature sportive, le politiche sociali, la valorizzazione e la tutela del nostro territorio, digitalizzazione dei servizi, riqualificazione delle periferie, trasporti pubblici.
Riteniamo sia necessario un lavoro comune che promuova una logica di solidarietà che possa finalmente regalarci nuovi modelli di vita comunitaria e una Somma Vesuviana sicuramente migliore
Rapinato da babygang davanti al bar Mosè, fermati 4 banditi in erba
CERCOLA – Carabinieri arrestano 4 baby rapinatori
Alle prime luci dell’alba di questa mattina, i militari della Compagnia di Torre del Greco hanno dato esecuzione alla misura del collocamento in comunità emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale per i Minorenni di Napoli, su richiesta della Procura per i Minorenni, nei confronti di 4 adolescenti, responsabili di aver perpetrato due rapine nella scorsa estate.
Dall’attività d’indagine condotta dalla Tenenza di Cercola è emerso che il 18 luglio 2021 di fronte al “Bar Mosè” di Cercola, un 15enne insieme ad altri tre sconosciuti, aveva perpetrato una rapina nei confronti di un 16enne. Minacciato con una pistola, il giovane ha dovuto consegnare il cellulare e lo scooter. Il successivo 10 agosto 2021, lo stesso 15enne, insieme a 3 complici di 16 anni, aveva rapinato un 19enne in via dei Platani a Cercola. Utilizzando una pistola poi risultata giocattolo, si erano fatti consegnare il suo scooter.
I 4 sono stati trovati nelle loro abitazioni dei quartieri di Ponticelli e Casoria e sono stati poi accompagnati dai militari in 4 diverse comunità della Campania. Dovranno rispondere di concorso in rapina.
Follia in chiesa: vuole pugnalare fedele col cacciavite perchè si oppone a rapina
Sorrento – Tenta di rapinare fedeli in una Chiesa. Bloccato e arrestato dai Carabinieri
Nel pomeriggio di ieri i carabinieri della Stazione di Sorrento hanno arrestato per tentata rapina ai danni di due fedeli presenti in una Chiesa nel centro di Sorrento un 36enne di Pagani (Sa), già noto alle forze dell’ordine.
L’uomo, entrato in Chiesa con il pretesto di chiedere l’elemosina, notata la presenza di soli due fedeli, una donna e un uomo, li ha avvicinati e ha iniziato a infastidirli con insistenti richieste di denaro. Al rifiuto dei due, il 36enne paganese ha estratto un cacciavite e ha dapprima minacciato e poi aggredito l’uomo con fendenti al corpo. Fortunatamente l’aggredito, un pensionato sorrentino ex appartenente alle forze dell’ordine, ha resistito senza riportare lesioni. Dopo l’attacco, il rapinatore, accortosi che la donna aveva chiesto aiuto usando il telefonino, ha tentato di scappare a piedi venendo bloccato vicino alla Chiesa da una pattuglia di carabinieri sopraggiunta immediatamente.
Perquisito, l’uomo aveva addosso il cacciavite usato come arma bianca e altri arnesi atti allo scasso. Il materiale rinvenuto è stato sequestrato, mentre nei confronti del 36enne, sul conto del quale sono emersi molti precedenti per furti nelle Chiese, è scattato l’arresto per tentata rapina e il trasferimento presso il Carcere di Poggioreale su disposizione del Pubblico Ministero presso la Procura della Repubblica di Torre Annunziata.
Accoltellata dopo lite per posto auto: fermati per tentato omicidio padre, madre e figlio
MARANO DI NAPOLI: Lite per un posto auto, 34enne ferita. Carabinieri arrestano 3 persone per tentato omicidio. A sferrare le coltellate un 17enne
Quasi un’intera famiglia in manette per il tentato omicidio commesso ieri pomeriggio a Marano, in Via Campania. Vittima una 34enne del posto, colpita da 4 fendenti che le sono costate il ricovero immediato in prognosi riservata presso l’ospedale di Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli. A finire nei guai, padre madre e figlio minorenne, tutti incensurati.
Hanno rispettivamente 40, 38 e 17 anni e sono vicini di casa della vittima. Durante una lite già iniziata in mattinata, contendevano alla 34enne un posto auto. Erano già volati insulti e minacce ma la violenza si è scatenata solo qualche ora dopo.
La 34enne ha ripreso la discussione con la vicina 38enne. I familiari di quest’ultima sono intervenuti per sostenerla fino a quando il più piccolo, appena 17enne, ha estratto un coltello e piazzato quattro pugnalate. Una di queste diretta all’osso sacro.
I militari hanno facilmente ricostruito la vicenda e arrestato i 3 aggressori.
Padre e madre sono finiti nei carceri di Poggioreale e Pozzuoli mentre il minore è stato tradotto al centro di prima accoglienza dei Colli Aminei. Tutti attendono giudizio.
Stabili le condizioni della vittima, sebbene i medici non abbiano ancora sciolto la prognosi.
Manca piano di zona, niente fondi per politiche sociali: Pd sommese all’attacco
Riceviamo e pubblichiamo la nota del Pd di Somma Vesuviana
SOMMA VESUVIANA – L’ultima delibera di Giunta Regionale n. 400 del 22.09.2021 ha evidenziato che non risultano essere stati presentati i Piani di zona per l’annualità 2018, relativo al triennio 2016/18 e annualità 2019, relativo al triennio 20199/21.
Non è stato possibile quindi liquidare le risorse del Fondo Nazionale politiche sociali con la conseguente mancata erogazione di servizi essenziali sui territori dell’ambito 22 con Comune Capofila Somma Vesuviana e con legale rappresentante il Sindaco Pro tempore della nostra città.
Il Partito Democratico di Somma Vesuviana denuncia questa gravissima inadempienza che di fatto paralizza l’intero indotto delle Politiche Sociali che riteniamo essere il motore del benessere di qualsiasi comunità e che avrà come conseguenza il commissariamento dell’ambito 22.
Ci chiediamo come in questi anni siano stati analizzati e gestiti i bisogni delle nostre Comunità in assenza di una necessaria programmazione.
Saranno colmate tali inadempienze nei tempi stretti stabiliti per legge? Giungere a questa grave situazione è sicuramente l’evidente fallimento di un’ improvvisata gestione Amministrativa che non ha a cuore il benessere comune delle nostre città.
Affari del clan Moccia, 21 condannati in Appello
AFRAGOLA. In data odierna la Corte di Appello di Napoli, quarta sezione penale, in riforma della sentenza emessa in data 27 giugno 2019 dal G.u.p presso il Tribunale di Napoli, pur ridimensionandolo nelle pene inflitte, ha confermato l’intero impianto accusatorio elevato nei confronti di dirigenti ed affiliati al clan Moccia.
Nello specifico la Corte di appello ha condannato :
Angelina Giuseppe esclusa la qualità di capo e promotore e riconosciuta la continuazione con precedente condanna alla pena totale di anni 22 di reclusione
Barile Alfredo , esclusa la qualità di capo e promotore, anni 8 di reclusione
Barra Vincenzo, esclusa la contestata recidiva, anni 7 di reclusione
Belardo Luigi , riconosciute le generiche equivalenti alla contestata aggravante in anni 5 e mesi 4 di reclusione
Bello Carmine , riconosciute le generiche equivalenti alla contestata aggravante, riconosciuta la continuazione con precedente sentenza di condanna, totale anni 10 e mesi 2 di reclusione
Bengivenga Mauro, esclusa qualità di dirigente, anni 10 e mesi 8 di reclusione
Capone Anna, riconosciute le attenuanti generiche prevalenti alle aggravanti ad eccezione di quella ex. art. 416 bis comma 1, anni 3 di reclusione
Catiello Giovanni ,esclusa la recidiva e riconosciute le attenuanti generiche equivalenti alla contestata aggravante, totale di anni 11 e mesi 4 di reclusione, ivi compreso il riconoscimento della continuazione con precedente condanna ad anni sei di reclusione già ritenuto in primo grado,
Cennamo , riconosciute le generiche equivalenti alla aggravante contestata, anni 5 e mesi 4 di reclusione
D’Ambrosio Giuseppe, esclusa la qualità di organizzatore e concesse le circostanze attenuanti generiche equivalenti alla aggravante contestata, anni 8 di reclusione
Del Prete non doversi procedere per morte dell’imputato
Esposito Antonio , riconosciute le attenuanti generiche equivalenti alla recidiva reiterata specifica, anni 6 e mesi 8 di reclusione
Favella Maria , assolta dal reato di partecipazione al clan con la formula per non aver commesso il fatto con revoca della pena accessoria inflitta
Felli Sabato, riconosciute le attenuanti generiche equivalenti alla contestata aggravante, anni 5 di reclusione
Ferraiuolo Luigi Lenza , riconosciuta la continuazione con precedente sentenza, anni 18 di reclusione
Laurenza Antonio riconosciuta la continuazione con precedente sentenza, anni 10 di reclusione
Nobile Raffaele ,riconosciute le generiche equivalenti alla aggravante contestata e la continuazione, anni 6 di reclusione
Pezzullo Angelo, riconosciute le circostanze attenuanti generiche equivalenti alla aggravante contestata e alla recidiva reiterata specifica e la continuazione con precedente condanna, anni 12 di reclusione
Polizzi Corrado, assolto dai capi 14 e 28 ed esclusa la qualità di dirigente, anni 9 e mesi 4 di reclusione
Rocco Luigi riconosciute le attenuanti generiche equivalenti alle recidiva anni 5 e mesi 4 di reclusione
Tranchino Giorgio, esclusa la qualità di organizzatore e riconosciute le attenuanti generiche equivalenti alla contestata aggravante, anni 8 e mesi 4 di reclusione
Tuccillo Teresa, riduce la pena inflitta in anni due e mesi 4 di reclusione
Cosicchè anche il giudizio di appello ha visto confermare la penale responsabilità per ben 21 imputati, con una sola sorprendente eccezione. Infatti, suscita indubbio clamore l’assoluzione di Favella Maria, figlia dello storico senatore del clan Favella Francesco, condannata in primo grado ad anni nove di reclusione per partecipazione al clan, decisione ribaltata in toto nel giudizio di appello.
Eppure, la posizione della donna sembrava compromessa atteso che durante i colloqui carcerari con il padre furono sequestrati dei pizzini destinati a veicolare all’esterno i messaggi di Favella Francesco in direzione degli affiliati liberi.
Nonostante ciò, hanno fatto evidentemente breccia nei giudici della Corte di Appello partenopea le argomentazioni giuridiche formulate dai difensori di Maria Favella, rappresentata dagli avvocati Dario Vannetiello e Teresa Sorrentino.
Infine, va segnalato che la Corte di appello ha rigettato l’impugnazione proposta dalla Procura della Repubblica che chiedeva l’inasprimento delle pene inflitte ai numerosi imputati.
La reggia di Portici: una delle “idee nobili e vaste” di Carlo di Borbone
Fu Nicola Del Pezzo a definire Carlo un re dalle “idee nobili e vaste”.L’architetto Canevari, che godeva della stima del re, riuscì a inserire nel progetto della Reggia sia la “presenza” del Vesuvio che quella del mare, distribuendo in un sistema coerente gli spazi aperti e le strutture dell’edificio e aprendo un capitolo nuovo nella storia dell’architettura monumentale. Correda l’articolo l’immagine di un quadro di G.B. Lusieri (1755- 1821), pittore notevole e personaggio equivoco: nel quadro è sottolineata la “vesuvianità” della Reggia.
Quando i consiglieri di Corte gli ricordarono che era pericoloso costruire una residenza reale a Portici, da sempre devastata dalle eruzioni del Vesuvio, Carlo di Borbone rispose che Dio, Maria Immacolata e San Gennaro avrebbero protetto la reggia dalla furia del vulcano. La reggia di Portici “ non venne su dalle fondazioni sopra un nudo suolo – scrisse Nicola Del Pezzo – . In quel posto erano case, boschetti, ville di privati cittadini, case rurali, che, stabilito il disegno della villa, furono acquistati, e poi più o meno rifatti e accordati insieme, e in parte distrutti: così sul vecchio a furia di riduzioni, demolizioni, ampliamenti e nuove costruzioni surse il novello Palazzo Reale. Presso a poco dove ora è il cortile ottagono stavano due ville patrizie, quella del conte di Palena verso il mare, e l’altra del principe di Santobono. In maggio 1738 furono fatti, dunque, i primi acquisti e comprate le due ville suddette con i terreni annessi, e parecchie piccole case e terreni posti dalla parte del Vesuvio che formarono il bosco superiore. Le due ville furono il nucleo del Palazzo Reale, e quella di Palena avea un boschetto, i cui alberi ancora esistono, e sono gli elci a sinistra dello spiazzato centrale. ”.Già dal 1738 – i lavori erano appena iniziati – il re incominciò a soggiornare a Portici, dove restava a lungo, per molte settimane. E quando era costretto a trattenersi a Napoli, l’intendente Voschi aveva il compito di inviargli relazioni settimanali sullo stato dell’opera., Nel 1740 alla struttura di villa Palena furono aggiunti il palazzo Mascabruno, che avrebbe ospitato le scuderie, e villa Caramanica: gli splendidi giardini del palazzo e della villa andarono ad ampliare il bosco di Palena. Nel 1742 la Corte, dopo una complessa trattativa, comprò dalle figlie di Giacinto Falletti duca di Cannalonga la villa che era stata di Emanuele di Lorena, principe di Elboeuf, e il prezioso tesoro di reperti ercolanesi che nella villa era conservato: statue, 177 busti di marmo, ampie parti di preziosi pavimenti e colonne. Con l’acquisto del bosco di Mascabruno il Real sito si estese da Pugliano al Granatello in un succedersi di giardini, di agrumeti, di “cacce” e di peschiere. Diresse l’opera il romano Antonio Canevari, che godeva della stima di Carlo, ed era oggetto di pesanti, e talvolta fondate, contestazioni da parte degli architetti napoletani. Accanto al Canevari, retribuito con 1000 annui ducati, era nella direzione dei lavori Antonio Medrano, ma il disegno della Reggia fu preparato integralmente dal Canevari, il quale riuscì a risolvere il problema posto dalla doppia veduta: quella del Vesuvio e quella del mare. E che non fosse un problema di semplice soluzione è dimostrato dal fatto che nel quadro di G.B. Lusieri la Reggia è un edificio “vesuviano”. Il problema delle acque fu risolto dagli ingegneri Cuomo e Spaltri sfruttando i pozzi di Santa Maria di Pugliano: l’altro progetto dello Spaltri, di convogliare ai siti reali di Portici e di Capodimonte l’acqua delle sorgenti di Serino, che allora appartenevano ai Caracciolo d’Avellino, fu giudicato troppo complesso e costoso, anche perché prevedeva il restauro dell’antico acquedotto romano. Carlo curò personalmente l’arredo e la scelta dei materiali d’ornamento. Lo scultore Canart, che sovrintendeva al restauro dei marmi ercolanesi – il Winckelmann lo cita come “scultore del re” – ebbe l’incarico di curare anche le ” pietre ” del palazzo, e in particolare, il marmo delle scale e delle porte: e la cura dei particolari si trasformò in una ossessione. Carlo non era stato il primo a scoprire la bellezza dei luoghi. La Reggia inghiottì, espandendosi, ville e casini preesistenti. La villa dei Valle, risparmiata dal primo Borbone, fu comprata dal figlio Ferdinando, che ne fece il quartiere delle sue guardie del corpo. Sopravvisse la villa di Domenico Caravita, supremo magistrato di commercio. Egli pregò Carlo di lasciargliela finché vivesse e il re acconsentì, non potendo prevedere che il vecchio avrebbe superato i cento anni di età. Domenico Caravita morì nel 1770, sotto il regno di Ferdinando; il quale, non amando troppo il soggiorno a Portici, lasciò che il bell’edificio restasse nelle mani dei Caravita di Toritto, eredi di Domenico. La costruzione della Reggia trasformò l’economia e il paesaggio, avviando un processo di espansione urbanistica che rese naturale, per così dire, la decisione di fare di Portici la stazione d’arrivo della prima ferrovia costruita in Italia. La città si adeguò immediatamente alla nuova situazione. Prima di tutto, fu ingrandita e abbellita la Chiesa parrocchiale, intitolata alla Natività di Maria Vergine. L’incarico fu affidato a Domenico Antonio Vaccaro, che per ordine di Carlo stava “ apprezzando ”, nei primi mesi del 1739, i beni del conte di Palena e del Principe di Santobuono acquistati per l’opera della Reggia.

