Cane legato, torturato e ucciso a Poggiomarino: “Criminali senz’anima”
POGGIOMARINO – “Zorro, era questo il nome del cane che è stato brutalmente ucciso a Poggiomarino. Le persone del posto lo ricordano come un animale docile, amico di tutto il quartiere. Ci hanno raccontato che diversi anni lo avevano salvato dalla strada ed era stato adottato un po’ da tutti. I cittadini se ne prendevano cura, gli davano da mangiare e lo coccolavano, una sorta di mascotte per Poggiomarino. Ebbene quel cane è stato orribilmente ucciso da qualcuno, una persona senz’anima.”
“Questo criminale, come hanno detto, ha prima legato Zorro, poi l’ha torturato per lungo tempo fino ad ucciderlo, infine lo ha abbandonato lungo la strada. Una storia atroce che ha colpito il cuore di tutta la comunità di Poggiomarino e dinanzi alla quale non possiamo rimanere indifferenti. Chiunque abbiamo visto qualcosa denunci, vada alla polizia e consenta agli agenti di identificare il mostro e assicurarlo alla giustizia. Quando ascolto queste storie resto senza parole, rimango sconvolto davanti alla ferocia delle persone che se la prendono con esseri indifesi, per chi si macchia di crimini così vigliacchi non deve esserci nessuna pietà”.
Queste le parole di Francesco Emilio Borrelli, Consigliere Regionale di Europa Verde.
Carabinieri chiudono due bar: titolari non avevano Green-Pass
NAPOLI, DECUMANI: Movida. Carabinieri presidiano le aree del by night. Sanzioni ai locali
Largo San Giovanni Maggiore, Largo Banchi Nuovi e i dintorni di Santa Chiara. Queste le aree presidiate dai Carabinieri della Compagnia Centro e del Nas di Napoli, nell’ambito di un servizio di controllo del territorio disposto dal Comando Provinciale di Napoli.
Movida nel mirino: numerosi i locali controllati, altrettante le sanzioni notificate anche grazie alla collaborazione di personale tecnico dell’ASL partenopea.
Il titolare di un bar in Via dei Carrozzieri a Monteoliveto è stato sanzionato perché “in servizio” senza il green pass. Stessa cosa per la moglie, anche lei priva della certificazione verde ma comunque impiegata nel servire i clienti. Il locale è stato temporaneamente chiuso.
Anche per il titolare di un secondo bar, lungo la stessa strada, una sanzione per mancanza di green pass: l’attività è stata provvisoriamente sospesa.
3 i locali in Largo Banchi Nuovi ai quali sono state notificate prescrizioni concernenti il trattamento degli alimenti, effettuato in violazione della normativa di settore.
Numerose le persone controllate in Largo San Giovanni Maggiore dove si è badato ad evitare che la movida si trasformasse in un pericolo per le centinaia di persone presenti e in un disagio per i residenti. Verifiche anche sull’età dei clienti dei bar, diversi sotto la soglia dei 18 anni ma spesso serviti con alcolici.
I militari, alcuni in borghese e confusi nella folla, hanno sanzionato decine di giovani perché trovati in possesso di piccole quantità di stupefacenti
Domani nuova allerta meteo in Campania: previsioni preoccupanti
La Protezione Civile Regione Campania ha emanato un avviso di allerta meteo di colore Giallo. E’ valido a partire dalle 6 di domani mattina, lunedì 8 novembre, fino alle 6 di martedì 9 novembre su tutta la Campania. Si prevedono precipitazioni sparse, anche a carattere di rovescio e temporale, puntualmente anche intense Possibili raffiche di vento nei temporali.
La perturbazione interesserà dapprima i quadranti settentrionali del territorio campano per poi estendersi al centro-sud della regione.
A questo quadro meteo è associato un rischio idrogeologico localizzato con possibili frane e caduta massi anche in assenza di precipitazioni per effetto della saturazione dei suoli.
Sono possibili fenomeni di impatto al suolo come:
– Ruscellamenti superficiali e possibili fenomeni di trasporto di materiale;
– Possibili allagamenti di locali interrati e di quelli a pian terreno;
– Scorrimento superficiale delle acque nelle sedi stradali, possibili fenomeni di rigurgito dei sistemi di smaltimento delle acque meteoriche con tracimazione e coinvolgimento delle aree depresse;
– Innalzamento dei livelli idrometrici dei corsi d’acqua, con inondazioni delle aree limitrofe, anche per effetto di criticità locali (tombature, restringimenti, ecc);
– Possibili cadute massi in più punti del territorio;
– Occasionali fenomeni franosi.
La Protezione Civile della Regione Campania raccomanda agli enti competenti di porre in essere tutte le misure atte a mitigare e contrastare i fenomeni attesi anche in linea con i rispettivi Piani comunali.
Sindacalista e scrittore, Cisterna ricorda Salvatore Livorno
CASTELLO DI CISTERNA – Salvatore Livorno, nasce a Napoli nel 1969, cresciuto nelle amorevoli cure di papà Enrico, originario della onesta e laboriosa comunità di Castello di Cisterna, e mamma Annunziata Fornaro. Laureato in Giurisprudenza con 110 all’Università Federico II di Napoli, come vincitore di pubblico concorso, indetto dal Ministero dell’Interno, nel 2002 diventa dipendente dello Stato prendendo servizio presso la Questura di Padova al Reparto Polizia Stradale. Nel 2003 sposa Barbara Manin, mentre cresce il suo impegno nel mondo sindacale, prima con la Funzione Pubblica della CGIL fino al 2017 e poi con la UIL, per la categoria dei lavoratori dello Stato, degli Enti Locali e della Sanità, da sempre a favore dei deboli.
Nel 2019 ha pubblicato con la Spazio Cultura edizioni un primo libro, “Quanta Bella Monnezza! Cronache dal mitico nord-est di ordinaria dis-amministrazione”, scritto con Gianluca Zanella, sulla gestione dei rifiuti nel Nordest dell’Italia, segnalando il malaffare ed il clientelismo in assenza di una compatta azione per fronteggiare l’emergenza rifiuti come avvenuto nella stessa terra di origine di Salvatore Livorno, la cosiddetta “Terra dei Fuochi”.
Nel secondo suo libro uscito sempre per le edizioni SC nel 2020 dal titolo “Fottitutto! Il sindacato raccontato da un insider” denuncia le storture e le gravi contraddizioni delle organizzazioni sindacali ed il sacrificio dei lavoratori, pur dando un proprio contributo costruttivo, da “sindacalista da marciapiede” come usava definirsi. Il terzo suo libro, è intitolato con preveggenza “Non farti prendere dalla notte” purtroppo è destinato ad una pubblicazione postuma.
Salvatore Livorno, ricoverato presso l’Ospedale Civile di Padova, dopo una breve ma incurabile malattia, è morto lunedì 25 ottobre 2021 all’età di 52 anni, come dolorosamente annunciato dalla moglie Barbara, la mamma Annunziata, il papà Enrico, le sorelle Imma e Tonia, la suocera Maria, i cognati, i nipoti, gli amici e i parenti tutti da San Bartolo di Monselice, il 26 ottobre 2021 e dallo stesso manifesto funebre affisso contemporaneamente a Castello di Cisterna. Con il feretro accompagnato dai familiari e dalle bandiere di tutte le sigle sindacali, sono stati svolti i funerali, giovedì 28 ottobre alle ore 15.30, nella Chiesa Parrocchiale di San Bartolo e dopo le esequie si è dato seguito alla cremazione.
Sabato mattina, 6 novembre 2021, presso l’Abbazia di San Nicola a Castello di Cisterna, alle ore 9.30 verrà celebrata, con il Parroco, Don Filippo Ruggiero, un messa in suffragio dell’anima di Salvatore Livorno la cui urna cineraria verrà traslata nella cappella gentilizia di famiglia del Cimitero Comunale di Castello di Cisterna.
Il sociologo e giornalista Antonio Castaldo di IESUS, Istituto Europeo di Scienze Umane e Sociali, ha raccolto questa testimonianza da alcuni familiari del defunto, residenti a Brusciano, dai coniugi Luigi Livorno e Carmela Castaldo con i figli Alberto e Mariarosaria Livorno, ai quali si associa nell’espressione del cordoglio e della vicinanza alla famiglia Livorno – Manin per la morte del caro Salvatore.
Le ricette di Biagio: pasta e ceci. I ceci, “la carne dei poveri”…..
La lunga storia della “carne dei poveri”: così gli scrittori dell’Ottocento chiamavano i ceci, che a poco a poco raggiunsero anche la tavola dei borghesi, quando i medici incominciarono a illustrare le loro virtù salutari. Quello che capitò ai Francesi durante i Vespri siciliani. Il “purè” di ceci rituale del Venerdì Santo nelle trattorie tra Ponticelli e Sant’Anastasia. La “farinata” di ceci, cara ai Genovesi, nel racconto di un medico-giornalista di fine Ottocento.
Ingredienti: gr. 250 di pasta mista; gr.350 di ceci precotti; 2 spicchi di aglio; sale, peperoncino, prezzemolo tritato, pepe, olio d’oliva. Soffriggere in una pentola, nell’olio, uno spicchio d’aglio e del peperoncino; aggiungere i ceci cotti, farli saltare nel soffritto, e, versata un po’ di acqua di cottura dei ceci, far cuocere per 5 minuti. Prendere dalla pentola una porzione dei ceci, frullarli e versare sugli altri ceci la crema ottenuta. “Calare” la pasta mista, e far cuocere versando più volte piccole quantità di acqua calda. Quando la cottura è completa, portare in tavola il “piatto” dopo averlo cosparso di una “spruzzata di pepe” e di molto prezzemolo.
Qualche studioso è convinto che il nome “Cicerone” nacque da un’escrescenza carnosa, a forma di cece, che “sedeva” sulla punta del naso di un antenato del grande oratore. I Romani, raccontano Orazio e Marziale, già mangiavano quei ceci fritti che entrarono nello “spassiatempo” napoletano e che si trovano ancora sulle “bancarelle” delle feste patronali rispettose della tradizione. I medici di Roma sostenevano, inoltre, che la “medicina” dei ceci era preziosa per l’apparato digerente e per la tutela del cuore: lo avevano appreso dai medici etruschi e i ceci occuparono un posto importante nella “dieta” dei legionari a partire dalla metà del II sec. a. C., quando i cittadini dell’Etruria incominciarono ad essere arruolati nelle legioni. I ceci, la cui presenza sulle nostre tavole è oggi sempre più ridotta, furono nell’Ottocento, con gli altri legumi, “la carne dei poveri”. Ma anche la borghesia incominciò a portare in tavola frequentemente i ceci, le fave e i piselli perché, dopo il colera del 1836, anche importanti medici napoletani divennero convinti sostenitori delle virtù salutari di queste “erbe” e condivisero la tesi di Galeno che i ceci rendono puro e abbondante il latte delle nutrici e delle “fresche” mamme: i prezzi si impennarono, e a Ottajano tre famiglie, i Criscuolo, gli Abete e i Di Prisco divennero i protagonisti assoluti delle relazioni commerciali con Nocera e con Capua, i principali mercati dei legumi. Il Venerdì Santo le trattorie che “ tenevano frasca” lungo la strada che da Napoli porta a Madonna dell’Arco offrivano ai clienti un “piatto” rituale, la “zuppa di ceci”: si trattava, in sostanza, di un purè di ceci “accomodato” – scrive il Cavalcanti – “su croste di pane, o bruscate o fritte”. Nel sec XV i ceci e le fave erano stati classificati dalla Chiesa come “cibi quaresimali” e dunque erano stati liberati definitivamente dal sospetto che “magare e fattucchiare” se ne servissero per preparare “impiastri” di magia nera. Funesti furono i ceci per i Francesi che sotto gli Angioini erano numerosi in Sicilia: narrano le cronache che nel 1282 ,durante la rivolta dei Vespri. i Siciliani, per riconoscerli, li costringevano a pronunciare la parola “cece” e non appena quelle “c” diventavano sibilanti “s”, gli sfortunati venivano ammazzati. E i Napoletani quando devono “condannare” chi non sa essere riservato e non è in grado di tener la bocca chiusa, dicono che “nun sape tenè’ nu cicero ‘mmocca”. Alberto Cougnet, medico, giornalista e direttore della “Rivista italiana d’arte culinaria”, parlò, nel 1887, della “fainà”, la farinata di ceci, vanto della cucina genovese, che veniva cotta in una “larga placca rotonda di rame, detta “testò” dai Liguri, “padella” dai Toscani e “ruoto” dai Napoletani. “Come a Napoli per le pizze, così a Genova, non solo il popolino ed il borghesuccio desiderano questa torta tradizionale, ma persino la gente facoltosa fa fermare i suoi cocchi blasonati – particolarmente alla fine degli ultimi spettacoli nei teatri – vicino ai forni più rinomati per attendere che la farinata esca “sciocca e cada”, soffice e calda”. Come si vede, Napoli fu ed è un eterno termine di confronto….
(fonte foto: rete internet)
Il Manifesto di Loredana: nuovo disco d’inediti per l’imperatrice del rock
L’altro ieri, prodotto da Luca Chiaravalli, è uscito il nuovo album d’inediti di Loredana Berté dall’emblematico titolo “Manifesto”, proprio come il quotidiano comunista che qualche anno fa la Berté finanziò con ventimila euro poiché, come ebbe a dire, è una delle poche voci contro da salvaguardare.
Manifesto, come a dire: nel bene e nel male questa sono io! E la voglia di ascoltarla ancora e di salvaguardarla ritorna e, come sempre, ti assale.
Tra i brani, preceduti da Figlia di… e (da qualche giorno) dal singolo di lancio Bollywood, cofirmato con la stessa Berté da Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari, spiccano le firme di Ligabue e di Gaetano Curreri che hanno già dato ampia prova di saper abilmente cucire addosso all’inossidabile rocker brani simbolo come É andata così e Cosa ti aspetti da me.
Al primo ascolto risultano molto interessanti i brani firmati dalla stessa Loredana, come anche i feat. Con Fedez in Lacrime in limousine, con Nitro in Florida e con J-Ax in Donne di ferro.
La nostra preferita in assoluto è Persa nel supermercato, scritta dal giovane cantautore aretino Lorenzo Cilembrini che racconta: “Loredana Berté è un’artista che è un pezzo enorme della mia vita umana e musicale. Ci sono giorni in cui metto in discussione il mio lavoro e mi sembra di avere sbagliato quasi tutto, poi succede che una grande come lei decida di interpretare un mio inedito e capisco che una cosa del genere è talmente bella da offuscare i tanti momenti di difficoltà che io possa avere vissuto, specialmente in questi ultimi due anni di caos planetario. Ascoltatevi questo disco che belli così se ne fanno sempre di meno”.
Entusiastiche anche le critiche dei maggiori quotidiani di carattere nazionale:
“Passano gli anni, passano i dischi, ma Loredana Berté non smette di scegliere le canzoni proprio come si scelgono eleganti abiti, per poi indossarle come solo lei sa fare. Basti ascoltare il nuovo album Manifesto, mai titolo fu più azzeccato”. IL MESSAGGERO
“A dimostrare ancora oggi che è fuori da ogni schema esce Manifesto prodotto da Luca Chiaravalli. A dimostrare che vuole giocare ancora. Un disco Manifesto”. LEGGO
“Non sono una signora e canto la donna-soggetto”. IL MATTINO
“Manifesto: La voce roca, la musica martellante, un ritmo che ti rimane in testa”. IL TEMPO
“Loredana Berté ha realizzato un disco Manifesto dedicato alle donne. Con un omaggio alla pop art”. LA REPUBBLICA
“Sotto il segno dondolante del reggae e dell’elettronica, la Berté si apre duttile e con bella resa complessiva a collaborazioni con colleghi di diversa scuola: primo fra tutti Ligabue tornato all’accorata ispirazione dei bei tempi in Ho smesso di tacere”. LA STAMPA
“Manifesto, un titolo che vale un programma, dieci brani, dieci manifesti con il meglio che c’è in circolazione, la Berté continua a portare avanti la sua dichiarazione di libertà anche nel nuovo album”. IL GIORNALE
Foto di Alan Gelati
Misure anti-Covid, agenti nei ristoranti e nei locali acerrani
ACERRA – In corso ad Acerra, nella serata di oggi 6 novembre 2021, servizi straordinari di controllo del territorio, predisposti dal Comando della Polizia municipale di Acerra e delle altre Forze dell’Ordine, nelle attività economiche della città, per vigilare sull’osservanza delle disposizioni in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.
In particolare, gli agenti della municipale e le altre forze dell’ordine stanno verificando, a tutela della salute pubblica, il rispetto delle norme anti contagio per contrastare la diffusione del virus, quali norme igieniche e comportamentali, utilizzo dei dispositivi di protezione, distanziamento e contact tracing.
Il Sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri, raccomanda ai cittadini “di affidarsi agli esercenti che fanno rispettare tutte le prescrizioni per il contenimento del contagio covid-19, frequentando solo queste attività. Serve ancora responsabilità da parte di tutti. La situazione fa temere un possibile innalzamento della curva epidemiologica, il mancato rispetto delle norme per limitare i numeri di casi positivi sul territorio mette in pericolo la salute di tutti e anche la riapertura delle stesse attività economiche”.
Colpo al fortino della droga, prosciugate le piazze di spaccio
CAIVANO – Contrasto al traffico di stupefacenti. Parco Verde e Rione IACP assediati dai Carabinieri. Sequestrata cocaina, marijuana ed eroina. 1 arresto e 1 denuncia
Parco verde al setaccio dei Carabinieri del Gruppo di Castello di Cisterna e della Tenenza di Caivano. Dal cielo, puntato sulla città, l’occhio elettronico di un elicottero del Nucleo Elicotteristi di Pontecagnano e in strada supporto dei militari del Reggimento Campania. Decine di perquisizioni nei vari lotti che compongono quella che viene definita come una delle piazze di spaccio più grandi d’Europa. Il complesso di edilizia popolare è stato letteralmente cinto d’assedio dalle gazzelle dell’Arma, disseminate agli angoli di ogni strada.
154 le persone identificate, 45 i veicoli controllati.
Il servizio ha avuto come principale obiettivo quello di colpire il traffico di stupefacenti. Nel rione IACP sono state individuate e sequestrate molte telecamere, puntate sia all’interno che all’esterno degli spazi condominiali per anticipare le sortite delle forze dell’ordine. Una di queste muoveva i suoi fili da un abitazione di un pregiudicato 27enne, trovato anche con una piccola quantità di “erba”. Per lui è scattata una denuncia penale.
Lenti sofisticate che non hanno evitato l’arresto di un incensurato 21enne del lotto B3/1. Siamo nel Parco Verde e il giovane è stato sorpreso in casa con 540 grammi di marijuana e 57 di hashish. E ancora, appunti, note e promemoria per gestire la contabilità dello spaccio senza lasciare nulla al caso. Elenchi di nomi, soprannomi e somme da reclamare.
Bilancini di precisione per pesare le dosi, coltelli intrisi di droga e soldi: 250 euro, sequestrati perché ritenuti provento illecito.
E ancora, in una palazzina del lotto b3/1 rinvenuti 2 chili e mezzo di marijuana e in un’aiuola del rione IACP 58 “palline” di cocaina, confezionate e pronte per essere smerciate e 325 grammi di eroina.
Sorpresi a rubare in zona ferrovia, due arresti
ACERRA – Gli agenti del Commissariato di Acerra, durante il servizio di controllo dl territorio, su disposizione della Centrale Operativa sono intervenuti in via Giovanni XXIII, nei pressi della stazione ferroviaria di Acerra, per la segnalazione di due persone che stavano asportando materiale ferroso e alcuni componenti metallici dell’impianto.
I poliziotti, giunti sul posto, hanno sorpreso due giovani che stavano riponendo qualcosa nell’auto e li hanno bloccati rinvenendo, all’interno della vettura, 14 bulloni, 5 giunture in ferro, 34 anelli in ferro, 32 metri di rame ricoperto da guaina e diversi arnesi atti allo scasso.
Ciro Giannone e Salvatore D’Arco, acerrani di 37 e 36 anni con precedenti di polizia, sono stati arrestati per furto aggravato.
Prende Reddito di Cittadinanza, ma in casa ha 6 chili di sigarette di contrabbando
Camposano – Carabinieri denunciano una 59enne per contrabbando, percepiva il Reddito di Cittadinanza
I carabinieri della stazione di Camposano hanno denunciato a piede libero per contrabbando di sigarette una 59enne del posto già nota alle forze dell’ordine.
I carabinieri hanno perquisito l’abitazione della donna e lì hanno rinvenuto e sequestrato 6 chili di “bionde” di contrabbando. I militari hanno anche constatato che la 59enne fosse indebitamente percettrice del reddito di cittadinanza e per questo motivo è stata segnalata all’Inps per la revoca o la sospensione del beneficio

