Castello di Cisterna, i bambini in piazza per la pace in Ucraina
Gli alunni della scuola “primaria del plesso Sciascia” e della scuola “secondaria di primo grado A. De Gasperi”, insieme alla cittadinanza di Castello di Cisterna hanno portato un messaggio di pace gridando “no alla guerra”.
CASTELLO DI CISTERNA – Prima la paura e lo stato d’incertezza legate alla pandemia poi, la guerra. È arrivata con prepotenza in un momento di fragilità psichica della popolazione mondiale. Bombardamenti, case distrutte, persone che scappano dove possono, bambini vittime o profughi di guerra, separati dai genitori.
In questi giorni, anche la Campania è scesa in piazza per manifestare contro la guerra in Ucraina. Anche Castello di Cisterna ha dato il suo contributo!
Gli alunni della scuola “primaria del plesso Sciascia” e della scuola “secondaria di primo grado A. De Gasperi”, insieme alla cittadinanza, hanno portato un messaggio di pace gridando “no alla guerra” e la lettura di alcune poesie. All’evento erano presenti le istituzioni, tra cui il sindaco Aniello Rega e la preside Valeria Vaccaro, i quali, hanno espresso la loro solidarietà al popolo ucraino, “sia ai concittadini ucraini residenti in Campania, sia ai risiedenti in Ucraina“, che stanno soffrendo pene atroci per difendere la “libertà” ha specificato il primo cittadino.
Alla cerimonia sono intervenute alcune insegnanti, le quali, hanno portato contributi di esperienze di “amiche ucraine” che in questo momento sono in cerca di salvezza dalla pazzia della guerra.
Inoltre, la testimonianza più forte è stata data dalla moglie di Anatolij Korol (eroe ucraino morto per sventare una rapina). La donna ha testimoniato la sua sofferenza e apprensione per la guerra, esprimendo il suo grazie “per la solidarietà che i campani dimostrano giorno dopo giorno verso il popolo ferito”.
Le azioni concrete di solidarietà nei confronti delle popolazioni Ucraine colpite dagli attacchi militari russi sono già cominciate. Diversi i progetti e le iniziative messi in campo finora tra cui: il sindaco della piccola cittadina di Castello di Cisterna si mobilita, avviando, non solo la raccolta di medicinali e indumenti, ma ha dato la possibilità per chi volesse di ospitare bambini e famiglie ucraine nel territorio di Castello di Cisterna attraverso l’ambasciata.
Un momento questo di domenica che ha raccontato a chiare lettere un fatto innegabile: la pace è una scelta quotidiana.
Blitz nel centro di Acerra, auto rubate nascoste in cortile: fermato torrese
Acerra. Sorpreso con auto di provenienza illecita. Fermato.
Giovedì mattina gli agenti del Commissariato di Acerra, durante il servizio di controllo del territorio, nel transitare in via Goglia hanno notato, all’interno del cortile di uno stabile dotato di sistema di videosorveglianza, diverse auto parcheggiate di cui una priva di targa ed un’altra parcheggiata nelle immediate vicinanze del cancello d’uscita.
I poliziotti, poco dopo, hanno visto uscire dall’edificio due persone a bordo dell’auto che era nei pressi del cancello e le hanno fermate identificando il conducente per M.D.L, 40enne napoletano con precedenti di polizia, ed hanno accertato che le targhe del veicolo erano state rubate mercoledì scorso a Torre del Greco ed il numero di telaio della vettura era alterato.
Inoltre, l’uomo ha confermato che i veicoli parcheggiati all’interno del cortile erano nella sua disponibilità; gli operatori, dopo averli controllati, hanno accertato che due di essi presentavano il numero di telaio alterato e per altri tre era stata sporta denuncia per appropriazione indebita rispettivamente nel luglio, nell’agosto e nel dicembre 2021.
Per tale motivo, il 40enne è stato sottoposto a fermo di P.G. poiché gravemente indiziato di ricettazione che ieri è stato convalidato dall’Autorità Giudiziaria che ha disposto per l’indagato la misura cautelare degli arresti domiciliari; infine, tutte le autovetture sono state sequestrate, mentre le targhe del veicolo su cui era stato sorpreso l’uomo sono state restituite al legittimo proprietario.
“Malese” arrestato a Ottaviano dopo una diretta su Tik Tok da Sant’Anastasia: bloccato sulla Statale 268
OTTAVIANO – Ieri pomeriggio, personale della Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un provvedimento di esecuzione di pene concorrenti emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Genova nei confronti di Sabino Edificante, noto su Tik Tok come “O’ Malese”, 38enne di Afragola, dovendo espiare la pena di 5 anni e 4 mesi di reclusione per i reati di truffa, spendita di monete falsificate e fuga a seguito di sinistro stradale con danni a persone.
Il provvedimento in parola compendia:
– una sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Milano e confermata dalla Corte di Appello di Milano che ha riconosciuto il suddetto responsabile di truffa e spendita di monete, fatto risalente al 2011;
– due sentenze di condanna emesse dal Tribunale di Genova con le quali l’uomo è stato dichiarato colpevole, in due distinti episodi occorsi nel 2011 e nel 2018, di essersi dato alla fuga dopo aver cagionato incidenti stradali nei quali gli altri soggetti coinvolti erano rimasti feriti;
– una sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Genova e confermata dalla Corte di Appello di Genova che l’ha riconosciuto autore di una truffa commessa nel 2012.
L’uomo aveva da tempo acquisito ampia notorietà sui social network dopo aver pubblicato on line numerosissimi video con il nick-name “o’ Malese”. Proprio il costante monitoraggio dei suoi profili social Tik Tok e Facebook ha consentito, ieri pomeriggio, di visualizzare una sua “diretta” da cui si comprendeva che lo stesso fosse a bordo di una vettura nei pressi di una concessionaria di automobili di Sant’Anastasia . Pertanto, numerose pattuglie sono state fatte convergere nella zona. L’uomo è stato rintracciato a poche centinaia di metri di distanza sempre a bordo della stessa auto e, dopo un breve inseguimento, è stato bloccato sulla rampa di immissione della Strada Statale 268 in direzione di Ottaviano.
Violenza di genere, allerta nell’hinterland: l’incontro a San Paolo Belsito
Si è tenuto ieri l’evento sulla violenza di genere a San Paolo Belsito nella Chiesa parrocchiale che ha ospitato, grazie al parroco Fernando Russo, la Commissione Pari Opportunità del paese, organizzatrice e promotrice dell’evento.
Il focus era centrato in particolare sui livelli di allerta della violenza di genere nell’hinterland, come ha spiegato la professoressa Elena Silvestrini che ha moderato l’intera discussione, la quale ha spiegato quanto i numeri della violenza sulle donne sia alto in tutta l’area nolana non venendo, però, supportato dal numero delle denunce effettive delle vittime che spesso non hanno il coraggio di ribellarsi, di dire basta ai soprusi che subiscono a causa del pregiudizio sociale che colpisce buona parte della popolazione e, in parte, le vittime stesse.
Vari sono stati gli interventi riguardo le caratteristiche della violenza di genere, toccando diversi punti di vista, da quello psicologico a quello giuridico. La prima persona ad intervenire è stata l’Avv. Stefania Castellone, Segretaria dell’Associazione Codice Famiglia, la quale si è soffermata su un aspetto quasi mai preso in considerazione a livello sociale, ovvero la dipendenza economica della donna al proprio partner violento. « Non parliamo solo di donne che non hanno un’occupazione, che sono, per intenderci, casalinghe, ma anche di quelle che da un punto di vista economico potrebbero essere indipendenti ed autonome – spiega l’avvocata – è un circolo vizioso che si crea anche in casi in cui non ci sarebbe il bisogno meramente materiale.» Vi è la tendenza a nascondere la violenza, a proteggere il partner, spesso anche a causa del mancato aiuto concreto ed imminente che le vittime richiedono le quali appaiono sole nella propria battaglia. Denunciare un marito, un fidanzato, un partner non è mai semplice: in alcuni casi vi è la “difficoltà economica di affrontare il processo che si crea subito dopo aver denunciato” ed è proprio per questo che è fondamentale “assistere le vittime in tutto il corso della vicenda, fino alle fasi successive del processo a carico del partner con un supporto legale pratico che avviene grazie al patrocinio del Tribunale di Nola.” Le donne che subiscono violenza hanno pertanto bisogno di essere ascoltate ed aiutate fin dal primo contatto tramite assistenza telefonica, per poi decidere di allontanarsi dalla casa in cui subiscono violenza ed essere accolte in strutture specifiche in cui sentirsi salve da un incubo che spesso dura per anni. Dal punto di vista economico poi, spiega l’Avvocato, in caso di codice normativo rosso, vi è l’opportunità di accedere ad un reddito specifico per le donne vittime di violenza, come aiuto economico per riprendere in mano la propria vita e ricominciare passo dopo passo.
Per far sì che ciò accada, però, è importante che la burocrazia agisca in modo veloce ed efficace, come sostenuto dal dott. Giuseppe Bonino, Dirigente dell’Ambito N23, ovvero l’Organismo che racchiude 14 paesi dell’hinterland, il quale eroga i servizi di protezione e tutela della vittima. «La violenza va contrastata nell’immediato, – spiega Bonino – se una donna denuncia e poi è costretta a ritornare a casa dal partner che la maltratta, è difficile che poi riesca a concretizzare ciò che ha iniziato. La burocrazia è troppo lenta e non va di pari passo all’aiuto tempestivo di cui le vittime necessitano; i fondi economici per la lotta alla violenza contro le donne ci sono ma troppo spesso non si sa come utilizzarli. Per questo è importante partire dalla prevenzione nelle scuole con una campagna massiccia di sensibilizzazione fin dalla tenera età.» La sinergia in questo caso è fondamentale, motivo per cui le autorità, gli ospedali, i centri e le associazioni hanno il dovere di procedere il più velocemente possibile affinché la donna si senta supportata e abbia un riferimento costante nelle propria lotta. Sensibilizzare, però, non vuole spettacolarizzare il dolore e il trauma che la donna è costretta ad elaborare, bisogna pertanto fare attenzione al linguaggio da utilizzare, ai toni, al modo in cui viene raccontata una violenza senza rischiare di aggravare l’angoscia che la vittima vive, soprattutto perché denunciare un partner non è facile. Emergono, in questo caso, fattori sentimentali che la vittima spesso non è in grado di scindere dalla violenza subita e di realizzare che l’amore non è violenza: « Una caratteristica fondamentale che spesso viene completamente ignorata a livello culturale è la dipendenza affettiva della vittima nei confronti del partner violento – afferma la conduttrice televisiva Maria Cristina Benintendi – che è a tutti gli effetti come le altre dipendenze. La vittima spesso non riesce a denunciare perché crede che a livello emotivo non possa farcela senza il partner ed è qui che scatta il circolo vizioso della denuncia che spesso poi viene ritirata. Proprio per questo è fondamentale non urtare la sensibilità della donna che vive una violenza persistente al contrario, bisogna incentivarla a denunciare in quanto è l’unico modo per riprendere in mano la proprio vita.» In merito, a San Paolo Belsito, verrà aperto uno sportello di ascolto, come sostenuto dall’Avv. Tonia Napolitano, per rafforzare il forte impegno istituzionale nel soccorso alle donne vittime di violenza con la sinergia e la collaborazione di tutti gli operatori che intervengono nel processo di assistenza a breve e lungo termine.
In questo caso, come ha affermato la dott.ssa Maria Nunziata Sociologa dei Servizi Sociali di San Paolo Belsito, i servizi sociale svolgono un lavoro di rete fondamentale: si parte dalla preso in carico della storia della donna vittima di violenza, all’accoglienza dell’utente che si presenta per chiedere aiuto. «La violenza è cambiata nel corso del tempo perché è la società ad essere cambiata, se prima quella verbale veniva completamente ignorata, oggi non è più così e in futuro le cose continueranno ad evolversi e a modificarsi in meglio. Se si guarda ai dati quantitativi, ovvero al numero effettivo delle denunce portante a termine, si comprende quanto siano essenzialmente distanti dalla realtà e proprio per questo si percepisce la poca fiducia della donna vittime di violenza nelle istituzioni.»
Ci sono quei casi, invece, in cui la donna necessita di aiuto non solo per se stessa, ma anche per i propri figli: vi è quindi l’urgenza di aiutare la famiglia della donna maltrattata senza però andare ad intaccare la figura del padre. Un processo indubbiamente complicato dal punto di vista emotivo e psicologico che necessita di supporto alla genitorialità, come sostiene la Psicologa Autilia scala, in cui bisogna necessariamente salvaguardare il ruolo di padre che va a distaccarsi da quello di carnefice. In merito a questa caratteristica della violenza di genere è intervenuta una testimone. Lina è una donna che è riuscita a chiedere aiuto alle istituzioni e alle associazioni e che adesso, con i propri figli, sta ricominciando a prendere in mano la propria vita nonostante gli abusi subiti per anni dal marito.
Una testimonianza forte quella di Lina, che non nasconde l’emozione e racconta tutto il percorso fatto per uscire dalla gabbia di dolore in cui si è ritrovata; una testimonianza che arriva forte come un pugno e che è la prova dell’importanza di chiedere aiuto, sempre, anche ad una persona di fiducia, perché raccontare una violenza subita è il primo passo per la libertà.
Finanza scopre i furbetti del Superbonus110%: sequestro da 83 milioni
NAPOLI – Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli ha dato esecuzione al sequestro di 83 milioni di euro quale profitto del reato disposto con decreto di sequestro preventivo d’urgenza emesso dalla Procura della Repubblica di Napoli e convalidato dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il locale Tribunale. La misura fa seguito all’esecuzione del sequestro dei crediti d’imposta fittizi relativi al c.d. “Superbonus 110%”, originati da un Consorzio operante nel settore edile, pari a circa 110 milioni di euro.
L’attività trae origine da un’analisi di rischio sviluppata dall’Agenzia delle Entrate – Divisione Contribuenti – Settore Contrasto Illeciti sulla spettanza del bonus in materia edilizia previsto dal Decreto “Rilancio” (D.L. 34/2020), un beneficio fiscale riconosciuto nella misura del 110% dell’ammontare delle spese sostenute per la realizzazione di una serie di interventi di ristrutturazione edilizia finalizzati all’efficientamento energetico. Dalle risultanze dell’analisi è stata constatata la percezione del sopra citato beneficio da parte del menzionato Consorzio con sede a Napoli, propostosi quale general contractor per l’esecuzione di lavori, non ancora avviati, a favore di soggetti privati situati sull’intero territorio nazionale.
I crediti fittizi, pari a complessivi 110 milioni di euro circa, erano stati concessi al Consorzio grazie allo sconto in fattura. Gli stessi erano stati poi parzialmente monetizzati mediante la cessione a intermediari finanziari. Ciò è stato realizzato mediante la produzione di documentazione fiscale e tecnica attestante uno stato di avanzamento lavori con una percentuale superiore al 30%, munita di visto di conformità apposto da consulenti fiscali e di asseverazione da parte di geometri. Alcuni di questi ultimi, in particolare, in sede di esecuzione delle perquisizioni domiciliari e locali effettuate lo scorso gennaio, si sono dichiarati completamente estranei ai fatti, ipotizzando la redazione di documentazione falsa riportante le proprie firme.
Al fine di porre celermente un freno all’attività delittuosa sopra descritta, la Procura della Repubblica di Napoli lo scorso gennaio aveva emesso la misura cautelare d’urgenza del sequestro dei crediti così da interromperne la circolazione, disponendo contestualmente le perquisizioni finalizzate a individuare i responsabili e consentire agli ignari cittadini coinvolti di adottare iniziative idonee a tutelare i loro interessi: molti di loro, infatti, hanno deciso di sporgere querela contro il Consorzio, dichiarando la loro completa estraneità ai fatti.
San Sebastiano, il video della rapina: banditi fanno irruzione al ristorante e prendono Rolex del cliente
SAN SEBASTIANO AL VESUVIO. Ancora un assalto armato all‘interno di un ristorante nel napoletano. È accaduto il pomeriggio di domenica 6 marzo a San Sebastiano al Vesuvio. Arrivano due scooter con a bordo quattro persone dal volto travisato dal casco ed armati. Due restano fuori a fare da “palo”, gli altri due fanno irruzione nel locale puntando le armi verso gli astanti. Questa volta, però anche come denunciano alcuni cittadini che hanno segnalato l’episodio al Consigliere Regionale di Europa Verde Francesco Emilio Borrelli, i rapinatori hanno lasciato perdere gli altri clienti poiché avevano un obiettivo preciso: il Rolex al valore di circa 20 mila euro di un imprenditore della zona che in quel momento si trovava li.
“La gente non può passare neanche una giornata tranquilla con la propria famiglia che deve temere di ritrovarsi una pistola puntata in faccia, magari rivolta anche verso la testa di loro figlio come ad esempio accadde nella pizzeria di Casavatore lo scorso 9 ottobre dove dei malviventi fecero irruzione con fucili a pompa e kalashnikov. Oppure come è accaduto più recentemente al ristornate ‘Punto nave’ di Monterusciello.
Il Prefetto deve attivarsi e studiare un piano anti-crimine che possa fermare questi banditi che agiscono non solo spinti dall’impulso ma anche con programmazione, come dimostra questo ultimo episodio. Qui, anche se non è stata mai dichiarata, c’è una guerra in corso, una guerra non voluta dalla cittadinanza ma portata avanti da criminali e camorristi. Lo Stato dove assolutamente vincerla.” ha dichiarato Borrelli.
Un nuovo manto per la Madonna del Carmine, compatrona di Ottaviano
Domenica sera, celebrata la Santa Messa, don Salvatore Mungiello ha benedetto il nuovo manto che un sacerdote, don Luigi Cutolo, e la comunità dei fedeli hanno donato per la statua della Madonna del Carmine, compatrona di Ottaviano. Don Pietro Capolongo spiegò cosa significa il dono del manto.
E’ stata una cerimonia significativa, prima di tutto perché per gli Ottavianesi è importante ogni aspetto del culto della Madonna del Carmine, e poi perché mai come oggi il nostro mondo ha bisogno di quella pace e di quella serenità di cui la Madonna Nera è da sempre Divina Dispensatrice. Il significato profondo di questa cerimonia don Salvatore Mungiello l’ha illustrato con quella intensità e con quella concretezza che sono i tratti distintivi della sua “testimonianza” sacerdotale, e che gli consentono di cogliere e di illustrare con profondità i valori religiosi, sociali e culturali dei riti in cui si esprime la devozione della comunità. I documenti d’archivio ci dicono che un manto per la statua venne donato nel 1832 dal sindaco Michele Ranieri e nel 1891 dall’ultimo principe di Ottaiano. Don Pietro Capolongo, che subito dopo la II guerra mondiale fece sistemare il “corredo” della statua della Madonna e mise ordine nel disegno e nella tessitura degli “abitini”, ricordò, nelle sue “memorie”, che il manto offerto dagli Ottavianesi aveva – ed ha – un profondo valore simbolico: il panno ricamato avvolge la statua come in un abbraccio, e la Madonna del Carmelo “sente” la devozione del popolo che fin dall’eruzione del 1660 La scelse, di fatto, come Compatrona della città, come “cittadina ottavianese”. Gli Ottajanesi hanno chiesto la protezione della Madonna del Carmelo contro il Vesuvio, contro la siccità, contro le alluvioni, e contro i veleni delle streghe e delle “fattucchiare”. E chiesero a don Pietro Capolongo che la processione “uscisse” anche il 18 luglio 1943 e percorresse le strade della città, tra le rovine delle case distrutte dagli aerei inglesi e americani nella notte tra il 16 e il 17. Scrisse don Pietro: “un gruppo di devoti insistette per avere la processione”: “avere la processione”: una storia riassunta in un verbo, la processione come dono, come grazia. E ho ricordato, in un libro che presenteremo tra non molto, che almeno fino al 1870 il giorno della processione della Madonna del Carmine da tutto il territorio arrivavano a Ottajano, trasportati sui carri, i malati gravi: alcuni venivano stesi a terra, sui giacigli, lungo la strada che dalla Chiesa del Carmine porta a piazza San Giovanni, altri trovavano posto sui balconi: tutti volevano che la Madonna li “vedesse” e li salvasse. Domenica sera ho visto nella Chiesa del Carmine molti “compagni” delle non poche processioni a cui ho partecipato, “armato” di candela: Lorenzo Pisanti, i Miranda e Vincenzo Caldarelli, che rappresentava l’ Amministrazione, ma prima ancora testimoniava la devozione che fa parte della storia della sua famiglia e, insieme, il “pathos” di coloro che portano a spalla la statua durante la processione. Ci sono “segni” che niente riesce a cancellare; nemmeno una terribile pandemia, nemmeno le ombre nere di una guerra devastante.
Ercolano, sequestrati 50 chili di prodotti surgelati
ERCOLANO – Aveva posto in commercio diversi prodotti ittici surgelati senza garantirne la dovuta tracciabilità: per questo motivo il titolare di un esercizio commerciale, che non è stato in grado di fornire alcuna informazione idonea a risalire alla provenienza della merce, si è visto sequestrare gli alimenti ed elevare una multa.
È accaduto ad Ercolano dove i militari della Capitaneria di Porto di Torre del Greco, nell’ambito delle attività di vigilanza e controllo a tutela dell’ecosistema marino e delle filiere ittiche, congiuntamente a personale del servizio veterinario dell’Asl Napoli 3 Sud e della polizia locale di Ercolano, hanno provveduto ad ispezionare diverse attività commerciali nell’area mercatale della città vesuviana.
Dai controlli è emerso che il rivenditore aveva posto in commercio prodotti surgelati, tra cui polpi veraci, calamari, mitili e gamberi, senza garantirne la dovuta tracciabilità. In mancanza di tale requisito, per tutelare la salute dei consumatori, al responsabile della rivendita oltre ad un verbale di contestazione di illecito amministrativo per 1.500 euro, sono anche stati sequestrati i prodotti, pari a circa 40 chili, che sono stati poi successivamente distrutti.
Prof picchiato all’uscita di scuola, 2 indagati: individuato padre dello studente
CASAVATORE – All’esito di un’intensa attività investigativa diretta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord e delegata ai militari della Stazione Carabinieri di Casavatore e del Comando Compagnia Carabinieri di Casoria, sono stati individuati due 35enni, rispettivamente originari di Napoli e Casavatore, che in concorso con altri soggetti non ancora identificati, nel pomeriggio del 17 febbraio u.s. partecipavano all’aggressione compiuta ai danni di Enrico Morabito, docente con incarico di supplenza presso l’Istituto Comprensivo Statale “Antonio De Curtis” di Casavatore.
Le attività di indagine, consistite in plurime escussioni della persona offesa e delle persone informate sui fatti, nella visione delle registrazioni dei sistemi di video-sorveglianza, nonché nelle analisi tecnico-informatiche, culminavano con l’identificazione dei due soggetti aggressori, di cui uno risultava essere il genitore di un alunno di cui la parte offesa è docente.
Nei confronti dei soggetti identificati, è stato emesso avviso di conclusione delle indagini preliminari per il reato di lesioni personali aggravate dall’aver commesso il fatto mediante più persone riunite, per motivi futili e profittando di circostanze atte ad ostacolare la privata difesa.
Rifiuti dalla Tunisia, lo stop di Bonavitacola: “Acerra non è il bancomat dei problemi”
Importante presa di posizione del vicepresidente della giunta regionale con delega all’ambiente che ha cestinato la proposta dei sindaci salernitani di inviare nella città dell’inceneritore l’immondizia finita in uno scandalo
E’ cosa nota che Fulvio Bonavitacola porti sempre nel cuore Salerno e tutto il Salernitano. Ma il vicepresidente della giunta regionale con delega all’ambiente è anche conosciuto per la sua capacità di mettere da parte i sentimenti personali facendo prevalere uno spiccato senso di responsabilità istituzionale finalizzata a governare oltre gli interessi di campanile. E così ieri, nonostante le pressioni di alcuni sindaci della sua terra, l’esponente di punta della giunta De Luca ha annunciato che i rifiuti tornati dalla Tunisia e parcheggiati nel porto di Salerno non saranno stoccati ad Acerra per poi essere inghiottiti dal forno dell’inceneritore. “Acerra non può essere il bancomat di tutti i problemi ambientali che si agitano di volta in volta nella nostra regione – le parole testuali di Bonavitacola – per quei rifiuti abbiamo individuato la soluzione tecnica più corretta per le loro caratteristiche e la loro provenienza, soluzione che si trova nella zona a Sud della provincia di Salerno”. Parole che di fatto cestinano la proposta di Franco Mennella, il sindaco di Serre, paesino vicino Eboli, di stoccare e smaltire ad Acerra le 7mila tonnellate di immondizia di ogni sorta prodotta nel Vallo di Diano e poi fatta approdare da una società privata in Tunisia. Il trasferimento in nord Africa ha però fatto scoppiare uno scandalo internazionale per cui gli scarti sono stati fatti “rimpatriare”. Si trovano parcheggiati all’interno di centinaia di container nel porto di Salerno: 7mila tonnellate di “monnezza”. Situazione tesa. L’altro ieri, venerdi, sono stati ascoltati in audizione presso la commissione regionale trasparenza, presieduta dal consigliere Nunzio Carpentieri (Fratelli d’Italia), i sindaci di Serre, Battipaglia, Eboli, Campagna e Altavilla Silentina, cioè dell’area dal primo momento individuata per stoccare e smaltire l’immondizia. “La proposta di portare i rifiuti ad Acerra – puntualizza Bonavitacola – non è stata di Carpentieri. E’ stata di Mennella”. Una proposta giudicata subito indecente dalla consigliera regionale Marì Muscarà e dagli ambientalisti acerrani. Alessandro Cannavacciuolo, leader degli ecologisti locali, ha immediatamente preannunciato “barricate”. Anche il sindaco della città dell’inceneritore, Raffaele Lettieri, ha comunicato, alcune ore dopo l’audizione, il suo secco no all’arrivo dei rifiuti salernitani. E ieri il vicepresidente della giunta campana con delega all’ambiente ha fugato ogni dubbio: gli scarti tornati dalla Tunisia saranno trattati e smaltiti in provincia di Salerno. Del resto proprio in questi mesi e proprio ad Acerra, area martoriata della Terra dei Fuochi, la Regione è protagonista di uno sforzo notevole sul fronte della bonifica del territorio. A dicembre infatti l’ente ha ultimato in via definitiva la gara da 10 milioni di euro per eliminare le ecoballe dal sito del Pagliarone, davanti all’inceneritore: 49mila tonnellate di schifezze ammassate dal 2004 in aperta campagna. I lavori di rimozione dovrebbero iniziare a maggio. In effetti si tratta di un appalto da 20 milioni di euro complessivi. Gli altri 10 milioni saranno infatti destinati alla rimozione delle ecoballe che stazionano, come ad Acerra da quasi 18 anni, nel comune beneventano di Fragneto Monforte.

