Domenica sera, celebrata la Santa Messa, don Salvatore Mungiello ha benedetto il nuovo manto che un sacerdote, don Luigi Cutolo, e la comunità dei fedeli hanno donato per la statua della Madonna del Carmine, compatrona di Ottaviano. Don Pietro Capolongo spiegò cosa significa il dono del manto.
E’ stata una cerimonia significativa, prima di tutto perché per gli Ottavianesi è importante ogni aspetto del culto della Madonna del Carmine, e poi perché mai come oggi il nostro mondo ha bisogno di quella pace e di quella serenità di cui la Madonna Nera è da sempre Divina Dispensatrice. Il significato profondo di questa cerimonia don Salvatore Mungiello l’ha illustrato con quella intensità e con quella concretezza che sono i tratti distintivi della sua “testimonianza” sacerdotale, e che gli consentono di cogliere e di illustrare con profondità i valori religiosi, sociali e culturali dei riti in cui si esprime la devozione della comunità. I documenti d’archivio ci dicono che un manto per la statua venne donato nel 1832 dal sindaco Michele Ranieri e nel 1891 dall’ultimo principe di Ottaiano. Don Pietro Capolongo, che subito dopo la II guerra mondiale fece sistemare il “corredo” della statua della Madonna e mise ordine nel disegno e nella tessitura degli “abitini”, ricordò, nelle sue “memorie”, che il manto offerto dagli Ottavianesi aveva – ed ha – un profondo valore simbolico: il panno ricamato avvolge la statua come in un abbraccio, e la Madonna del Carmelo “sente” la devozione del popolo che fin dall’eruzione del 1660 La scelse, di fatto, come Compatrona della città, come “cittadina ottavianese”. Gli Ottajanesi hanno chiesto la protezione della Madonna del Carmelo contro il Vesuvio, contro la siccità, contro le alluvioni, e contro i veleni delle streghe e delle “fattucchiare”. E chiesero a don Pietro Capolongo che la processione “uscisse” anche il 18 luglio 1943 e percorresse le strade della città, tra le rovine delle case distrutte dagli aerei inglesi e americani nella notte tra il 16 e il 17. Scrisse don Pietro: “un gruppo di devoti insistette per avere la processione”: “avere la processione”: una storia riassunta in un verbo, la processione come dono, come grazia. E ho ricordato, in un libro che presenteremo tra non molto, che almeno fino al 1870 il giorno della processione della Madonna del Carmine da tutto il territorio arrivavano a Ottajano, trasportati sui carri, i malati gravi: alcuni venivano stesi a terra, sui giacigli, lungo la strada che dalla Chiesa del Carmine porta a piazza San Giovanni, altri trovavano posto sui balconi: tutti volevano che la Madonna li “vedesse” e li salvasse. Domenica sera ho visto nella Chiesa del Carmine molti “compagni” delle non poche processioni a cui ho partecipato, “armato” di candela: Lorenzo Pisanti, i Miranda e Vincenzo Caldarelli, che rappresentava l’ Amministrazione, ma prima ancora testimoniava la devozione che fa parte della storia della sua famiglia e, insieme, il “pathos” di coloro che portano a spalla la statua durante la processione. Ci sono “segni” che niente riesce a cancellare; nemmeno una terribile pandemia, nemmeno le ombre nere di una guerra devastante.




